PSICOPATOLOGIA DELLO SVILUPPO
CAPITOLO MODELLI TEORICI E PERCORSI A RISCHIO
Modelli e definizioni della psicopatologia dello sviluppo
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1 Modelli e definizioni della psicopatologia dello sviluppo
La Developmental Psychopathology o Psicopatologia dello Sviluppo (PS) enfatizza in primo luogo
la dimensione evolutiva nell’emergere e nello stabilizzarsi dei comportamenti disadattivi o patologici,
mettendone in luce i processi e le dinamiche che sono alla base del disadattamento.
I tre modelli evolutivi principali utilizzati per comprendere la genesi dei comportamenti disadattivi
sono: il modello del tratto, il modello ambientale o contestuale e il modello interazionale.
1.1 Modello del tratto o dello stato di personalità
Secondo questo modello un tratto di personalità che si evidenzia durante l’infanzia e si caratterizza
per uno specifico modo di percepire, organizzare i propri pensieri e rapportarsi agli altri, permette di
prevedere lo sviluppo successivo a un tempo dato. Il tratto può essere legato a fattori innati, come le
caratteristiche temperamentali oppure a una specifica eredità genetica, tuttavia può essere anche
acquisito attraverso l’apprendimento oppure attraverso le interazioni con gli altri. Il tratto nella sua
accezione più consolidata non ha un carattere interattivo e non è influenzato in modo sostanziale
dall’ambiente.
È impossibile riconoscere, nell’ambito della ricerca, un legame causale fra tratto infantile e
successivo esito psicopatologico, in quanto i fattori che entrano in gioco sono molteplici e spesso
interagiscono fra loro favorendo un esito disadattivo oppure moderandone l’effetto negativo. A
questo proposito si può parlare di fattore di rischio o di condizione di vulnerabilità che possono
aumentare la probabilità di un esito disadattivo. Se consideriamo il rapporto fra stato psicopatologico
nell’infanzia ed esiti psicopatologici nelle fasi successive della vita, possiamo distinguere fra
continuità omotipica, quando le manifestazioni hanno le stesse caratteristiche cliniche, e continuità
eterotipica, quando al contrario il quadro clinico si modifica nel tempo.
Il tratto può essere acquisito anche attraverso l’apprendimento e gli scambi interattivi, ad esempio,
con le figure genitoriali. Per illustrare il carattere acquisito del tratto possiamo, infatti, fare riferimento
al modello dell’attaccamento che si costruisce fondamentalmente nei primi due anni di vita e poi
tende a rimanere relativamente stabile negli anni successivi (Figura 1) se non si verificano
cambiamenti sostanziali nelle relazioni con le figure di attaccamento e nel proprio ambiente.
Figura 1 La madre che interagisce col figlio al tempo t stimola la costruzione nel figlio di un legame di attaccamento che tende a
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permanere nel tempo t .
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Si può affermare che la modalità dell’attaccamento rappresenta un tratto sufficientemente stabile
perché si basta su un’organizzazione rappresentazionale interna che viene ulteriormente stabilizzata
dalle interazioni con la madre, a sua volta sostenute dai modelli di attaccamento materno.
Nel caso in cui le interazioni con le figure di attaccamento siano state positive e abbiano garantito
un’adeguata protezione del bambino si costruisce un modello di attaccamento positivo, ossia un
modello sicuro che potrebbe costituire una condizione di invulnerabilità evolutiva di fronte a
situazioni traumatiche o avverse (Figura 2).
Figura 2 Al tempo t , si instaura un modello di attaccamento sicuro influenzato da un ambiente positivo che tende a permanere anche
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di fronte a situazioni ambientali negative.
In atri termini l’attaccamento sicuro potrebbe rappresentare un fattore protettivo innalzando la soglia
allo stress. Tuttavia questa supposta condizione di invulnerabilità è relativa all’intensità e al carattere
cumulativo dei traumi che quando superano una determinata soglia possono influenzare
negativamente il tratto acquisito.
Il concetto di fattore protettivo si lega alla resilience, ossia alla resilienza o alla flessibilità psicologica
individuale, che costituisce un processo dinamico-evolutivo che promuove un adattamento positivo
nonostante avversità significative. A questo proposito lo stress soggettivo del bambino può essere
modulato dalla capacità materna di mantenere verso il figlio una disponibilità emozionale e una
vicinanza nel contesto delle separazioni quotidiane.
Per molti anni si è affermata la convinzione, indubbiamente favorita dalla psicoanalisi e dalla teoria
dell’attaccamento, che la personalità fosse ampiamente modellata e determinata dalle esperienze dei
primi anni di vita. Tuttavia, le esperienze negative o le difficoltà precoci possono essere compensate
da esperienze successive realmente positive. L’impressione di effetto durevole delle esperienze
precoci emerge dall’altra probabilità che l’esperienza negativa continui a persistere anche
successivamente.
1.2 Modello ambientale
Secondo questo modello l’ambiente influenza lo sviluppo infantile e provoca l’insorgere della
psicopatologia.
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Un problema che si pone immediatamente è quello di riconoscere attraverso quali meccanismi e quali
dinamiche l’ambiente influisce sull’individuo, probabilmente si possono distinguere:
• rischi prossimali: sono quelli che si riferiscono specificamente ai meccanismi direttamente
implicati, come per esempio le dinamiche familiari e le relazioni genitori-figli;
• rischi distali: che aumentano la probabilità della presenza di rischi prossimali ed hanno a che
fare con i fattori sociali che si ripercuotono indirettamente sulle capacità genitoriali.
Le influenze ambientali intervengono sullo sviluppo del cervello, la cui formazione avviene in misura
considerevole nel periodo prenatale e nei primi anni di vita. L’ambiente, quindi, interviene sulla
maturazione cerebrale e a questo proposito è utile distinguere:
• expectant experiences: iscritte nel nostro patrimonio genetico e corrispondenti a potenziali
circuiti cerebrali che vengono stabilizzati dalle esperienze ambientali (per esempio, il neonato
ha una predisposizione all’attaccamento che si stabilizza nel corso di relazioni specifiche e
che ha la sua base a livello della corteccia orbito-frontale);
• dependent experiences: corrispondono a esperienze nuove ed impreviste.
Per quanto riguarda le influenze ambientali sul comportamento individuale sono stati i genetisti del
comportamento a distinguere fra:
• influenze condivise (shared): riguardano per esempio le influenze familiari sui figli, come il
clima affettivo, la condizione economica, le regole familiari e così via;
• influenze non condivise (not shared): riguardano specificamente le influenze per ogni
singolo figlio.
La maggior parte delle ricerche ha privilegiato lo studio delle influenze sociali condivise all’interno
della stessa famiglia, mentre solo più recentemente la ricerca genetica ha evidenziato che le influenze
ambientali non condivise sono più importanti per lo sviluppo delle caratteristiche psicologiche
individuali. Se le influenze condivise avessero un impatto più consistente ci troveremmo di fronte al
fatto che i fratelli allevati nella stessa famiglia dovrebbero avere delle caratteristiche simili, mentre si
può osservare come i fratelli abbiano personalità e capacità diverse. Altra conferma viene
dall’osservazione di bambini adottati dalla stessa famiglia che mostrano in età adulta caratteristiche
molto diverse.
1.3 Modello interazionale o transazionale
Secondo il modello interazionale o transazionale sia le caratteristiche del bambino sia l’ambiente
concorrono nel determinare il corso dello sviluppo del bambino, il suo adattamento e anche il
disadattamento. In questo modello il bambino ha un comportamento attivo nei confronti
dell’ambiente e quest’ultimo a sua volta agisce influenzando il funzionamento infantile.
Nelle teorie interattive un aspetto fondamentale è quello della trasformazione, che può essere
considerata secondo due modalità diverse:
a) Tratti e ambiente interagiscono e producono nuovi comportamenti, per esempio se
l’attaccamento insicuro (-ATT) interagisce con un ambiente positivo (A+) dà luogo a un esito
positivo (+0) che si somma al precedente:
− × + ⟹ +0 3
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In questo caso l’attaccamento insicuro permane ma l’ambiente svolge una funzione
compensativa. Tuttavia nel caso in cui l’ambiente non svolge questa funzione positiva
l’attaccamento insicuro può prendere il sopravvento creando una regressione.
b) Tratti (-ATT) e ambiente (A) interagiscono e producono un insieme di comportamenti che si
trasformano in un attaccamento sicuro (+ATT) che conduce a un risultato positivo (+0). In
questo esempio un bambino con un attaccamento insicuro interagisce con un ambiente
positivo e sviluppa un attaccamento sicuro. In questo caso l’organizzazione dell’attaccamento
ne viene modificata stabilmente:
− × + ⟹ + ⟹ +0
In questo ambito si può parlare di modello trasformazionale nel caso di un pattern
interazionale circolare in cui il bambino influisce sull’ambiente e a sua volta l’ambiente
influisce sul bambino.
Il processo di co-regolazione diadica crea dei pattern di azione condivisa che tendono a ricorrere e a
divenire relativamente stabili, acquisendo un significato condiviso dai due partner. Queste cornici di
significato dell’esperienza intersoggettiva costituiscono i “frame” che sono definiti dalla direzione
dell’attenzione di ciascuno dei partner, dal luogo in cui avviene l’interazione e dalla distanza o
vicinanza fisica dei due partner, dall’orientamento posturale reciproco e dal tema dell’attività
congiunta. La qualità della esperienza soggettiva è in funzione della flessibilità dei frame. Infatti se i
frame sono flessibili i due partner possono adattarsi a situazioni diverse e affrontare i cambiamenti
che caratterizzano le varie fasi dello sviluppo. Al contrario nel caso di frame rigidi vi è una difficoltà
di crescita e di adattamento alle nuove situazioni. Naturalmente nel corso dello sviluppo i frame
tendono a variare e via via diventano più complessi per affrontare le nuove sfide evolutive. La qualità
dell’esperienza intersoggettiva non solo è fondamentale per lo sviluppo della relazione
madre-bambino ma anche per lo sviluppo del senso di sé del bambino.
Se il principio ora illustrato focalizza la mutua regolazione fra madre e bambino enfatizzando ciò che
è prevedibile all’interno della relazione diadica, tuttavia in questa relazione avvengono
inevitabilmente momenti di mancanza di corrispondenza, di conflitto, di reciproca incomprensione
fino al distacco reciproco. Il principio della rottura e riparazione all’interno della relazione
(disruption and repair), al contrario, sottolinea le violazioni delle aspettative che si verificano fra i
due partner e i fallimenti interattivi che ne possono derivare e che possono stimolare i due partner a
risolvere queste rotture attraverso una riparazione interattiva.
In questo contesto la violazione delle aspettative o il mismatch è quanto mai frequente nella relazione
diadica e facilmente superabile, mentre le rotture relazionali possono essere riparate con più
difficoltà.
Nel campo della ricerca infantile l’intersoggettività è stata studiata più specificamente nel campo non
verbale, ossia della conoscenza implicita o procedurale. Quest’ultima modalità è fondamentalmente
procedurale, basata su azioni dirette a uno scopo che sono archiviate in modo non simbolico e
diventano automatiche con l’abitudine. Si noti che la comunicazione non verbale viene espressa
attraverso l’espressione verbale, i gesti, il tono vocale, ossia comportamenti che avvengono in modo
implicito, al di fuori della consapevolezza, non consciamente intenzionali.
L’approccio evolutivo amplia i modelli tradizionali della patologia psichica incorporando il
funzionamento biologico e comportamentale in un modello sistemico generale dell’organizzazione
evolutiva. In questo approccio le entità sottostanti non esistono in modo indipendente
dall’organizzazione evolutiva. L’espressione delle vulnerabilità biologiche può verificarsi solo in
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relazione all’equilibrio fra la capacità di coping (ossia di fronteggiare le situazioni) e gli stress nella
storia personale di ogni individuo.
Il comportamento del bambino è allo stesso tempo il prodotto delle transazioni fra il fenotipo (il
bambino), l’environtype (fonte dell’esperienza esterna) e il genotipo (origine dell’organizzazione
biologica).
Dalla concezione alla nascita le interazioni col sistema biologico sono in primo piano, ma anche negli
anni successivi continuano a essere importanti. Il periodo dalla nascita all’età adulta è dominato dalle
interazioni col sistema sociale. Il risultato di questi scambi regolatori è l’ampliamento dell’abilità
individuale di autoregolazione biologica e lo sviluppo dell’autoregolazione comportamentale.
Un’applicazione di questo modello che integra gli aspetti genetici, fenotipici e ambientali è il lavoro
di Feldman (2007) sulla sincronia genitore-figlio e sulla costruzione del tempo condiviso. La
sincronia interattiva nel contesto della relazione genitore-figlio si riferisce alla corrispondenza ossia
al matching del comportamento, degli stati affettivi e dei ritmi biologici. Più che i comportamenti
specifici la sincronia descrive l’esperienza reciproca collegata al tempo, basata sulla regolazione
reciproca nell’ambito della relazione di attaccamento. Indubbiamente la sincronia comportamentale
si basa sulla corrispondenza anche dei ritmi biologici. Non dimentichiamo che l’immaturità del
neonato implica una notevole dipendenza dal contesto di cure ambientali per un periodo abbastanza
lungo. È soprattutto il corpo della madre e la sua presenza fisica a funzionare com un sistema
regolatorio esterno per l’organizzazione neurobiologica, sensoriale, percettiva, emotiva, fisica e
relazionale. Nel caso della deprivazione materna si verifica inevitabilmente una disregolazione
fisiologica, un isolamento sociale, apatia e disimpegno relazionale.
Condon e Sander (1974) misero in luce che il neonato muove i suoi arti in modo coordinato col
linguaggio dell’adulto. Va segnalato che i bambini che non sperimentano interazioni coordinate con
un’altra persona durante le prime settimane di vita vanno incontro durante la loro vita a difficoltà
nello sviluppo sociale, emozionale e regolatorio.
La sincronia precoce nel primo anno si collega anche con lo sviluppo successivo del gioco simbolico
e delle capacità di mentalizzazione.
Un’applicazione di questo modello che ha un valore storico è il “Goodness of Fit Model”
(Adeguatezza del modello delle corrispondenze), secondo il quale il conflitto o il mismatch sorge
quando le caratteristiche del bambino con corrispondono e non si incontrano con le richieste
ambientali. Il disadattamento e la psicopatologia sono la conseguenza del mismatch fra il
temperamento e l’ambiente secondo un modello interattivo.
Un esito psicopatologico riflette sia gli aspetti individuali (temperamento o storia personale) sia
l’ambiente sociale e culturale (presenza di relazioni disfunzionali, esperienze traumatiche oppure
sistemi di valori condivisi).
Col progredire della ricerca l’enfasi si è spostata sull’aspetto critico del goodness of fit, ossia sulla
corrispondenza fra le caratteristiche del bambino e le aspettative dell’ambiente.
Utilizzando il modello relazionale di Sameroff e Ende (1989) le turbe del goodness of fit si possono
instaurare in vari modi: per esempio con la violazione delle aspettative, difficoltà a fronteggiare i
comportamenti, patologia nel genitore che ostacola la capacità di rispondere ai compiti di parenting.
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Nelle famiglie che si adattano in modo flessibile a queste perturbazioni, le difficoltà precoci saranno
di breve durata. Al contrario nelle famiglie in cui i working model (modelli operativi) sono
inflessibili, le perturbazioni possono persistere aggravando i disturbi del comportamento infantile.
Nel caso in cui queste modalità si irrigidiscano anche in modo coattivo possono determinarsi problemi
comportamentali e relazionali persistenti.
1.4 Studi longitudinali e il valore del periodo adolescenziale
Nel campo dell’adolescenza sono ormai classici gli studi di Offer (1980) sui percorsi evolutivi in
adolescenza che possono assumere fisionomie diverse:
Sviluppo Continuo Sviluppo a ondate Sviluppo tumultuoso
(23% degli adolescenti) (35% degli adolescenti) (21% degli adolescenti)
Nel gruppo di adolescenti a Nel gruppo di adolescenti con Nel gruppo a sviluppo tumultuoso
sviluppo continuo si verificano sviluppo a ondate, pur avendo gli adolescenti mostrano difficoltà
progressi gra
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