Psicologia generale
Nascita della psicologia scientifica
Psicologia = discorso sull’anima intesa più come mente. Nella cultura occidentale, le problematiche psicologiche si intrecciano strettamente tanto con la riflessione filosofica quanto con quella scientifica. Pertanto bisogna aspettare il XIX secolo per parlare di psicologia come disciplina autonoma (1879).
Ad ogni modo, le questioni a carattere psicologico hanno interessato sia filosofi (Platone, Aristotele, Cartesio...) che scienziati; non c’è filosofo che non abbia trattato, anche solo in parte, problemi legati alla mente umana.
Si distinguono tradizionalmente due approcci: innatismo ed empirismo. Il primo (seguito, ad esempio, da Platone o da Cartesio) ritiene che ci sono aspetti della mente umana che trascendono l’esperienza, sono innate nell’uomo (le idee); il secondo approccio (Aristotele, Locke) sostiene che la mente umana può essere compresa solo a partire dalle relazioni che essa instaura con ciò che la circonda e, dunque, non può fare a meno dell’esperienza. Entrambi gli approcci definiscono ancora il dibattito relativo al rapporto mente-corpo.
Anche la riflessione scientifica ha dato il suo contributo alla psicologia. Infatti, la psicologia come scienza non si sarebbe affermata senza il metodo scientifico, formulato in epoca moderna da Galileo, né senza la teoria dell’evoluzione di Darwin che è divenuto il presupposto per la moderna neurofisiologia. Si assiste man mano all’affermazione dello studio dell’uomo e della sua mente separato da tutti quei preconcetti di origine cristiana e metafisica: adesso si gettano le basi per una psicologia scientifica che si occupa dell’uomo quale oggetto di studio delle scienze naturali.
È possibile indicare una data e un luogo relativi alla nascita della psicologia come disciplina autonoma: il 1879 a Lipsia viene creato, infatti, il primo laboratorio di psicologia sperimentale ad opera dello studioso Wundt. Egli è convinto che la psicologia debba fondarsi su un metodo sperimentale di laboratorio che possa portare a risultati analoghi a quelli ottenuti dalle altre discipline scientifiche.
Orientamento comportamentista classico (1913-1930)
Vs introspezionismo di Wundt: Prima metà del 900: In Germania si sviluppa la Teoria della Gestalt e nello stesso periodo, in America, si afferma il comportamentismo. I comportamentisti sono convinti che la psicologia affinché diventi ancora più scientifica deve essere quanto più oggettiva possibile e per fare ciò pensano che si debba studiare solo ciò che è osservabile direttamente.
Ad esempio, se volessi studiare lo stato d’animo delle persone posso farlo o tramite studi di rilevamento (interviste) oppure studio dei comportamenti osservabili (sorriso, risata come sintomi di felicità = qualcosa che è interiore). Oggettivamente osserviamo le manifestazioni, i comportamenti. Soprattutto i neo-comportamentisti è più scientifico indagare la risata (misurarne la durata ad esempio) piuttosto che il sentimento di felicità o benessere.
La mente è una black box = scatola nera, di cui non sappiamo nulla, è inesplorabile. Molto più scientifico è studiare, allora, il comportamento osservabile. I comportamentisti descrivono il comportamento e non approfondiscono, non cercano il perché. Essi sono convinti che l’essere umano è una tabula rasa, senza alcun contenuto e tutti i suoi comportamenti non sono altro che il risultato di una stimolazione ambientale. Per cui sono queste stimolazioni che producono quei comportamenti. Ciò che impariamo è il risultato dell’esperienza.
Il metodo di studio del comportamentismo si basa sul principio di condizionamento per cui precisi stimoli producono risposte specifiche. Lo studio del condizionamento si sviluppa con le ricerche di Pavlov sul condizionamento classico: esperimento con il cane, associazione suono al cibo, salivazione, ricordo.
Il neocomportamentismo (Skinner e Tolman), come si vedrà, considera variabili come il rinforzo e la motivazione sono variabili intervenienti. Lo studioso Bandura, ad esempio, ha dimostrato che certi comportamenti sociali non sono altro che il risultato di schemi imitativi e di rinforzi che possono inibire o rafforzare certi comportamenti. È possibile anche prevedere l’avverarsi di certi comportamenti (ad ogni stimolo, uguale risposta sempre S/R e la soggettività?).
Neo-comportamentismo (Nord America): 1930/1950
Skinner/Tolman. L’oggetto di studio è sempre il comportamento osservabile, ma adesso c’è la consapevolezza che esiste un soggetto che produce certe risposte. Il comportamento è influenzato sia dall’ambiente che dal soggetto pensante/organismo S-O-R.
Orientamento fenomenologico
In Germania, fine 800, nasce la Scuola di Berlino, i cui principali esponenti sono Wertheimer-Kohler-Koffka. I principali assunti teorici di questo orientamento si rifanno agli studi di filosofi come Brentano e James. Il problema principale è capire come l’uomo registra il mondo. Registra la coscienza immediata, ciò che sta nella nostra testa.
L’uomo non sente e interpreta il mondo come fisicamente esso sia. La percezione del mondo fenomenico è diversa da soggetto a soggetto. La realtà della coscienza che io percepisco (che può venire dall’interno o dall’esterno) si chiama realtà fenomenica: il fenomeno è diverso dal fatto.
Fenomeno: ciò di cui l’uomo è cosciente.
Fatto: è la realtà.
A partire da queste riflessioni viene maturando un corpus di teorie conosciute con il nome di psicologia della Gestalt (forma). In generale, gli esponenti di questa scuola ritengono che la realtà percettiva non può essere equivalente alla realtà fisica. Questo comporta, allora, che la realtà fenomenica (la realtà come esperienza immediata) non è che una configurazione globale (Gestalt).
In pratica, la psicologia dovrà avere l’obiettivo di studiare i principi che regolano l’organizzazione secondo la quale gli elementi della percezione formano un “tutto”, cioè si organizzano in una forma.
Inoltre, l’organizzazione del campo percettivo è regolata sulla base di precisi principi:
- Vicinanza
- Somiglianza
- Chiusura
- Buona continuazione
- Buona forma
- Preganza
- Destino comune ed esperienza passata
Questi principi indicano che le configurazioni, così come vengono percepite, non sono aggregazioni arbitrarie ma sono il risultato di una certa organizzazione definita da vincoli precisi.
Infine, bisogna aggiungere che, secondo la psicologia della Gestalt, vi è un’identità strutturale tra processi percettivi e processi neurofisiologici (legati al funzionamento cerebrale): Ecco perché si parla di isomorfismo tra l’esperienza fenomenica (processo percettivo) e i processi fisiologici cerebrali. In altri termini, la comprensione dei processi percettivi aiuta nella comprensione dei processi cerebrali, dal punto di vista dinamico-funzionale.
Cognitivismo
È una scuola di pensiero più recente rispetto a Gestalt e comportamentismo. Non esiste una data storica che segna l’inizio di questo nuovo orientamento ma, in generale, si prende in considerazione un congresso che si tiene al MIT nel 1956. A partire da questo congresso vengono gettate le basi per una nuova definizione del sapere psicologico, che vede confluire al suo interno conoscenze di tipo linguistico, neuroscientifico, della filosofia della mente...
Occuparsi del funzionamento mentale non è più rischioso perché poco scientifico. Il cognitivismo attribuisce importanza alla comprensione di come certi segnali esterni vengano selezionati, elaborati e restituiti in forma di comportamento tramite specifici processi cognitivi. Il cognitivismo afferma che si può essere scientifici anche se si indagano i processi cognitivi (non osservabili esternamente).
I processi cognitivi sono processi mentali che regolano attenzione, predizione, decisione, memoria, pianificazione del linguaggio...
Negli anni 50 i pc iniziano ad avere un grande sviluppo. I calcolatori diventano più abili a risolvere problemi più sofisticati. La tecnologia influenza il pensiero. Nasce l’idea che la mente funzioni come un computer (es. gioco di scacchi- giochi di previsione). Paradigma HIP (Human Information Processing).
Quando ci troviamo davanti ad un problema da risolvere, gli studiosi affermano che passiamo queste quattro fasi (T.O.T.E = Test-Operate-Test-Exit): prima verifichiamo gli elementi disponibili per la risoluzione del problema, poi si passa al compimento dell’azione, se ancora non va rifacciamo un test di verifica e poi concludiamo l’azione.
I primi cognitivisti frazionavano più possibile quello che la mente può fare. Essi pensano che come i pc funzionano per algoritmi, passi schematici, anche la mente funziona in maniera analoga, per steps. (Primo cognitivismo).
Ma non tutto, nella mente, avviene per steps successivi (cosa che avviene nel pc). Ci sono tante variabili che condizionano certi processi cognitivi. Gli stessi cognitivisti si rendono conto che il parallelismo pc-uomo non regge molto. In fondo l’uomo non è proprio un soggetto passivo che riceve stimoli e dà una risposta sempre prevedibile. Gibson. Approccio ecologico = importanza all’ambiente. L’individuo già coglie delle informazioni presenti nell’ambiente, non occorre un grande processo di cognizione.
Scienza cognitiva (1979) studia i comportamenti intelligenti: essa si serve di altre discipline come intelligenza artificiale, filosofia, antropologia, linguistica e neuroscienze. Il progressivo arricchimento di varie conoscenze ha reso, dunque, possibile l’approccio allo studio dei processi mentali in un’ottica più generale. Si è cercato di dare nuove definizioni di mente. Edelman = mente come qualità del cervello che emerge nell’organismo quando quest’ultimo raggiunge dei livelli complessi. Questo si basa su una teoria neodarwiniana del cervello (darwinismo neurale): lo sviluppo del sistema nervoso centrale deve essere inteso come un processo di selezione che interessa certi gruppi di neuroni; necessità del cervello di modificarsi in risposta alle richieste ambientali. Non sussiste più il paragone cervello-pc.
Metodo scientifico
Per studiare i problemi in psicologia occorre sicuramente utilizzare una metodologia scientifica, obiettiva. Lo psicologo non si limita a prendere atto di certi comportamenti, ma cerca di risalire ad una legge generale e di stabilire in quali condizioni questa legge è valida. La ricerca psicologica parte sempre da un’ipotesi, un’asserzione che dovrà essere verificata. L’ipotesi può nascere da studi condotti precedentemente. Non ci sono verità assolute! Alcune verità o conoscenze possono essere messe in discussione nel tempo dalla stessa comunità scientifica che le ha affermate. Il metodo sperimentale offre le linee guida (le regole) che lo scienziato (psicologo) segue per studiare un fenomeno. Oltre al metodo sperimentale in psicologia esistono altri metodi d’indagine: osservazione, il metodo dell’inchiesta e quello dei test.
Concetto di variabile
Bisogna tenere sempre presente un concetto fondamentale nell’indagine sperimentale: quello di variabile. La variabile si può considerare come una caratteristica, un attributo tradotto in qualcosa di misurabile che varia a seconda di soggetti e situazioni. Le variabili si distinguono in base al tipo di misurabilità:
- Variabili qualitative (1)
- Variabili quantitative (2)
- Variabili continue (3)
- Variabili discontinue o discrete (4)
(1) Mutano di genere (il sesso di un individuo...)
(2) Mutano in grandezza (velocità di risposta)
(3) Assumono valore in un sistema continuo (intensità del suono)
(4) Non prevedono valori intermedi perché ci sono numeri finiti di valori (colore dei capelli)
Si distinguono variabili indipendenti (5) e variabili dipendenti (6). (5) è quella che lo sperimentatore manipola o controlla direttamente, mentre (6) è la misura del comportamento che è oggetto di studio. Nel linguaggio della psicologia, gli stimoli sono le variabili indipendenti mentre le risposte sono variabili dipendenti perché dipendono dalle prime.
Ad esempio, se un ricercatore vuole osservare il comportamento di alcuni soggetti a seguito della somministrazione di un farmaco (variabile indipendente) cosa fa? Decide in quali quantità, in che tempi e a quali soggetti somministrare il farmaco. Quindi manipola questa variabile.
La misurazione
Consiste nell’ottenere una descrizione solitamente numerica di una qualità/caratteristica. Misuriamo la lunghezza di una persona, di un tavolo ecc... La lunghezza (proprietà astratta) compressa in un’unità numerica. Naturalmente vi sono dei precisi procedimenti e precise regole per assegnare un valore di misura. Voglio misurare lo stato d’ansia di soggetti prima dell’esame: o divido in due categorie (ansiosi e non ansiosi) oppure creo una scala più dettagliata di valori d’ansia tramite un test.
Si distinguono 4 scale di misurazione:
- Nominali (1)
- Ordinali (2)
- Ad intervalli (3)
- A rapporti (4)
(1) Permette di classificare eventi e oggetti in categorie alle quali è possibile assegnare un valore numerico che viene usato come un nome (dividere meridionali (1) e settentrionali (2) ovviamente 1 e 2 servono solo per identificare le classi di appartenenza, non una gerarchia!)
(2) Questo tipo di scala serve per disporre gli eventi e gli oggetti in base alla loro grandezza. Essi determinano una graduatoria da rispettare, una gerarchia. La scala ordinale assegna un posto in classifica.
(3) In questa scala ogni intervallo acquisisce un preciso significato. In un termometro, i gradi 30°-40°-50° sono diversi tra loro per un intervallo uguale di 10° e per convenzione in questa scala c’è sempre un punto di partenza, il punto zero.
(4) Le scale a rapporti, infine, sono caratterizzate da un punto zero reale, non convenzionale.
Osservazione e metodi osservativi
Per quanto l’esperimento di laboratorio offra il grado più elevato di controllo di variabili e fenomeni, nella pratica di ricerca psicologica non sempre è possibile farvi ricorso. (Es. indagare la relazione madre-bambino è necessario che i soggetti siano studiati nel proprio contesto naturale) Pertanto l’osservazione diventa un metodo di ricerca utile a ricercare certi aspetti. Naturalmente, essa sarà tanto più obiettiva quanto più il ricercatore segue procedimenti e regole sistematiche.
L’osservazione può avvenire sul campo (es. studiare i bambini a scuola) ma anche in laboratorio (ambiente artificiale). Ciò che differenzia i due metodi è che nel primo caso si rinuncia alla manipolazione delle variabili indipendenti.
- Osservazione naturalistica: quando il ricercatore non è inserito nel contesto di studio (rimane esterno). È importante che egli non sia visibile per non creare influenze. (es. studio di Collet e Marsh: studiarono il comportamento delle persone in strada, monitorandole con una telecamera nascosta, capire come si evitano o si cercano tra loro uomini e donne)
- Osservazione partecipante: quando il ricercatore è inserito nel contesto di studio restando “invisibile”, si mimetizza tra i soggetti studiati. Festinger, Riecken e Schachter (1956) si occupano di dissonanza cognitiva: fare una cosa anche se si crede in altro (fumo anche se so che il fumo fa male). (leggi esperimento pag. 41-42)
- Osservazione sistematica: il ricercatore impiega tecniche sistematiche di raccolta dati che aumentano il grado di accuratezza e oggettività dei risultati. Dovrà servirsi, inoltre, di stessi parametri (stesso luogo, stessa attività osservata, stessa durata, stessi soggetti...)
È chiaro che l’osservazione ha comunque dei limiti e fonti di errore. Se i soggetti studiati sanno di essere osservati non si comporteranno in maniera naturale falsando certi risultati; anche lo stile personale e cognitivo, nonché le aspettative dell’osservatore possono falsare i risultati che perderanno così di obiettività.
L'esperimento di laboratorio
L’osservazione può fornire dati interessanti e utili nella ricerca ma delle volte il livello più accurato è l’osservazione controllata e l’esperimento di laboratorio soddisfa al meglio questo livello. Il ricercatore avrà il compito di dimostrare che un fenomeno è la sola causa di un altro (che A è solo causa di B). Tutto questo è permesso poi dalla diretta manipolazione delle variabili indipendenti (condizione sperimentale) da parte dello sperimentatore. Schachter (1959): studio della relazione tra ansia e affiliazione, cioè voglia di ricercare il contatto con gli altri. L’ansia è la variabile indipendente che il ricercatore manipolava nella scala di intensità mentre l’affiliazione è la variabile dipendente. (leggi pag. 44-45).
Sovente, il ricercatore preferisce ricorrere nei suoi esperimenti alla suddivisione di due gruppi di studio, gruppo di controllo (quello non sottoposto al trattamento, cioè alla variabile indipendente) e gruppo sperimentale (quello che ha simili caratteristiche del primo gruppo ma a cui viene somministrata la variabile indipendente).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Processi Cognitivi Disfunzionali, prof. Cicogna, libro consigliato Psicologia Cognitiva dello Svilu…
-
Riassunto esame Psicologia generale I, Prof. Occhionero Miranda, libro consigliato Introduzione alla psicologia gen…
-
Riassunto esame Psicologia generale I, prof.ssa Di Matteo, libro consigliato Psicologia generale, capire la mente o…
-
Riassunto esame psicologia generale, prof.ssa Tagliabue, Libro consigliato Incontro con la psicologia, Tagliabue, C…