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Manuale di psicologia dinamica

Introduzione alla psicologia dinamica

La psicologia dinamica è una branca della psicologia che fa riferimento a uno specifico approccio alla teoria della personalità. Infatti, il termine dinamica deriva dal considerare la personalità come un risultato di forze che possono interagire o entrare in conflitto tra loro. Il suo fondamento è la psicoanalisi freudiana, con cui si intende sia una teorizzazione sul funzionamento della psiche sia un metodo terapeutico. Tutta la psicoanalisi parte da Freud per poi continuarne il pensiero o allontanarsene. Tuttavia, anche la teorizzazione di Freud non è lineare; il suo pensiero è complesso e si modifica e ristruttura per tutto il corso della sua vita. Nelle pagine seguenti verranno affrontate le altre correnti psicoanalitiche usando come filo conduttore tre aspetti: teoria della motivazione, il modello dello sviluppo e teoria della psicopatologia.

Parte prima: Il sistema freudiano

L’obiettivo di Freud è stato capire il funzionamento della mente attraverso lo studio della sua mente ma soprattutto attraverso lo studio dei disturbi mentali di cui erano portatori le persone che lui curava nel suo studio. Freud introdusse tre concetti fondamentali: il modello energetico (l’esistenza di un’energia che pervade prima singole sfere dell’individuo e poi l’intera persona), il modello evolutivo (lo sviluppo psicosessuale dell’individuo che si articola in fasi interconnesse), l’approccio dinamico alla psicopatologia (la patologia mentale si origina da un conflitto intrapsichico). Vediamo come si articolano questi tre concetti nel corso del suo pensiero. Il suo pensiero può essere suddiviso in quattro tappe fondamentali.

Studi sull’Isteria

La prima tappa ha inizio nel 1895 quando Freud pubblica gli studi frutto della collaborazione con lo psichiatra Breuer. In quest’opera si comincia a intravedere la figura dello psicologo di Freud e Breuer, pur avendo una formazione medica (essa permane nel modo di relazionarsi al paziente: quasi a voler estorcere il ricordo traumatico che causa il sintomo). Infatti Freud sostiene che ci sia un motivo per ammalarsi e questo motivo va ricercato in un evento o più eventi traumatici che hanno colpito il passato del paziente isterico. Per guarire, è necessario riattualizzare questo passato, attraverso il metodo ipnotico messo a punto da Charcot, perché con l’ipnosi cadono le resistenze del soggetto e si verifica la cosiddetta abreazione (cioè la scarica dell’emozione intensa legata alla memoria di un trauma). Tutto questo fa supporre che ci sia continuità nella vita mentale del soggetto, il passato influenza il paziente. Questa prima constatazione rappresenta il primo passo per comprendere il funzionamento della psiche.

Caso di Anna O.

In quest’opera costituita da cinque casi clinici, il più importante è il caso trattato da Breuer. Vediamone alcuni aspetti in sintesi: Anna O. è una ragazza di 21 anni che viene curata da Breuer dal dicembre 1880 al giugno 1882 perché affetta da isteria e che aprirà la strada alla psicoanalisi come tecnica terapeutica basata sulla relazione, cioè sul dare ascolto alle sofferenze del paziente. Anna, pseudonimo di Bertha Pappenheim, è descritta come una giovane vivace intellettualmente, dedita ad attività filantropiche ma con una sessualità poco sviluppata. Era molto legata al padre tanto che lo assiste durante la sua malattia fino a quando anche lei si ammala. Comincia a soffrire di emicranie, tosse nervosa, astenia, gravi problemi alla vista, insomma una serie di disturbi che la costringono a letto. Manifestava due personalità: un Io buono e un Io cattivo. Durante il giorno era in preda ad allucinazione e durante la notte cadeva in uno stato di trance. Per questi suoi sintomi, che rientravano tutti nella sindrome isterica per la nosografia del tempo, fu chiamato il dottor Breuer per curarla. Egli la visitava ogni sera e la trovava in questo stato di ipnosi autoindotta, durante il quale ella raccontava di tutti i fantasmi che avevano popolato le sue visioni diurne e sembrava trovare subito sollievo.

Un episodio fu particolarmente significativo. Da molte settimane Anna era affetta da idrofobia e placava la sua sete mangiando frutta. La sera, durante la visita, raccontò un episodio che l’aveva turbata: vide il cagnolino della sua governante bere da un bicchiere, ciò le provocò un forte disgusto, ma per l’epoca non sarebbe stato conveniente esprimere ciò e quest’emozione repressa le aveva fatto sviluppare il sintomo idrofobico. Dopo il racconto, Anna chiese un bicchiere d’acqua. Breuer intuì che questa forma di ipnosi autoindotta faceva crollare le resistenze e permetteva non solo la rievocazione del ricordo spiacevole ma soprattutto la liberazione della sua emozione. In questo modo si ebbe la remissione di tutti i sintomi e la guarigione completa della donna. Freud qualche anno più tardi riferirà un aneddoto che Breuer aveva omesso; una sera il medico trovò la donna in preda a forti dolori addominali, si trattava di un parto isterico e il “padre” era un certo dottor B. A quel punto Breuer spaventato per la sua famiglia decise di lasciare il caso. Questo caso clinico segnò anche la fine dell’amicizia tra Breuer e Freud in quanto quest’ultimo aveva intuito che dietro i sintomi isterici vi era la repressione delle pulsioni sessuali.

Anche gli altri casi sono significativi perché Freud, per esempio, capirà che l’ipnosi non può essere applicata a tutti indiscriminatamente e per questo ricorre alla tecnica delle libere associazioni, che consiste nel far fluire liberamente la mente del paziente senza interruzioni e intromissioni; il terapeuta deve essere come uno specchio (regola fondamentale della psicoanalisi). O ancora il sintomo isterico è visto come il risultato di una conversione dell’energia libidica connessa a rappresentazione inaccettabile e per questo rimosse, in sintomi somatici. Viene anche teorizzato il concetto di resistenza vista come un non voler ricordare.

Etiologia dell’isteria

Nel 1896 Freud pubblica le sue teorie, in cui afferma che l’isteria è su base traumatica e sessuale però si rende conto che il trauma ricordato sembra sconnesso con il sintomo per intensità e natura, quindi l’evento traumatico riportato dai pazienti si lega ad altri eventi traumatici risalenti alla pubertà come esperienze sessuali precoci. Questi traumi depositano un’idea patogena nel bambino, i cui effetti si sviluppano solo in un momento successivo, nell’occasione di eventi di minore importanza che richiamano associativamente quell’idea e in coincidenza con lo sviluppo sessuale della pubertà. La patologia mentale va spiegata attraverso il conflitto intrapsichico.

La seconda tappa del pensiero di Freud ha inizio nel 1897, quando in una lettera all’amico Fliess, Freud si rende conto che gli eventi raccontati dai suoi pazienti come reali non lo sono ma sono frutto di fantasie. Quindi, per comprendere la causa dei disturbi bisogna spostare l’attenzione sui fattori interni accentuando il concetto di desiderio inconscio. In quest’ottica il sogno, cui Freud dedicherà un’opera, è visto come l’appagamento mascherato di questo desiderio, prodotto dal sistema inconscio il cui obiettivo è realizzarlo. Questi desideri per via della loro natura sono inaccettabili e vanno rimossi dalla consapevolezza e un fallimento del meccanismo di rimozione provoca l’insorgenza del sintomo isterico. Questi desideri inconsci sono di natura sessuale e si manifestano fin dall’infanzia e con ciò Freud sottolinea quello che già aveva detto negli Studi sull’isteria e cioè la continuità della vita mentale. Ciò è affermato nei Tre saggi sulla teoria sessuale.

Caso clinico di Dora

Questa seconda fase del pensiero freudiano è stata definita dai critici come la fase di esplosione del genio, infatti vengono collocati in questo periodo gli scritti di Freud più famosi su cui si poggia il pensiero psicoanalitico. Il primo scritto più importante a cui riferirsi è il Caso clinico di Dora, meglio conosciuto come Frammento di un’analisi di isteria (1905). È un frammento perché l’analisi di questa giovane durò solo tre mesi e fu interrotta bruscamente dalla paziente, tuttavia Freud decide di pubblicarla per la sua grande importanza.

Anche qui si parla di un caso di isteria, ma l’atteggiamento di Freud rispetto ai casi precedenti è differente; comincia a costruire una relazione con la paziente. Anche qui la protagonista è una giovane donna, Dora all’epoca dell’analisi ha 18 anni ma era già stata condotta da Freud all’età di 16 quando aveva mostrato una forte tosse nervosa che si era risolta spontaneamente. Viene ricondotta da Freud perché da un po' di tempo mostra una serie di sintomi come depressione e ideazioni suicidarie che rientrano tutti nella diagnosi di petit isterie. Dora dapprima si mostra riluttante a curarsi perché intuisce la cura potrebbe essere una copertura alle vicende familiari e rifiuta le interpretazioni di Freud. Poi si abbandona alla cura.

Dora apparteneva a una famiglia ricca, aveva un forte legame con il padre e un po' con tutta la famiglia paterna tanto da identificarsi con una zia; era poco legata alla madre, descritta da Freud come affetta dalla psicosi della casalinga. A causa della salute cagionevole del padre si erano trasferiti in un piccolo paese lontano dalla città e qui avevano stretto amicizia con la famiglia K. Dora si occupa dei figli dei signori K. e la signora si occupava del padre tanto che tra i due era nata una relazione segreta. Anche il signor K. mostrava una certa simpatia per Dora, riempiendola di regali ma un giorno cercò di baciarla, questo gesto provocò disgusto in Dora e l’insorgenza della malattia.

Dora aveva riferito l’episodio al padre, che chiese spiegazioni al signor K. il quale ovviamente smentì tutto, asserendo che questa immaginazione della ragazza era da addebitare a certe letture sconvenienti. Dora infatti leggeva insieme alla moglie di K. il libro del Mantegazza. Ovviamente queste letture erano un segreto tra lei e la donna, per cui Dora si sentì doppiamente tradita dal padre e dalla sua amica. Dora riteneva che tutti avevano barattato lei pur di tenere segreta la relazione del padre. La malattia era così diventata l’unico modo per potersi affermare. Freud concluse che Dora aveva sviluppato un vero e proprio amore per il padre e che lei cercava di rimuovere trasformando questi suoi sentimenti in ostilità che le iriversava sul signor K., e una conferma di ciò venne da lei stessa ammessa, cioè non provava solo ostilità per K. ma anche sentimenti affettuosi. L’Io di Dora cercò di negare l’interpretazione di Freud fino a quando alla fine dell’analisi la ammise. Per questa analisi furono fondamentali due sogni raccontati da Dora.

La scoperta del transfert

Il caso di Dora coincide con la scoperta del transfert o traslazione: lo spostamento di schemi di sentimenti, pensieri, comportamenti, sperimentati con figure significative dell’infanzia, solitamente i genitori, su una persona con cui si ha una relazione attualmente. Freud in un primo momento ritiene che si tratta di una formazione inconscia inevitabile connessa alla nevrosi, perché nella relazione analitica riemergono gli impulsi. Essa può apparire un ostacolo per l’analisi solo se il terapeuta non se ne rende conto, come è accaduto nel caso di Dora. La psicoanalisi successiva affermerà che il transfert si realizza in tutti gli altri quadri psicopatologici. La molla della traslazione è rappresentata da due meccanismi: proiezione e identificazione, che secondo la Klein stanno alla base dello sviluppo.

Lo sviluppo e Tre saggi sulla teoria sessuale

Freud studia anche gli eventi che contraddistinguono le fasi dello sviluppo e riporta il suo modello nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905). In questi tre saggi Freud afferma che il comportamento dei bambini mostra una forma di sessualità che quindi non è solo un fenomeno adulto, e inoltre ciò sottolinea la continuità della vita psichica. I bambini mostrano una pulsione sessuale che si presenta come una spinta, una carica energetica, la cui fonte deriva da un eccitamento del corpo, la cui meta è la scarica attraverso un oggetto. Questa pulsione si sviluppa per tutta la vita ma non seguendo uno sviluppo lineare, vi sono momenti di arresto o fissazione e momenti di regressione. Questo concetto di pulsione sta al limite tra il corporeo e lo psichico.

In un primo momento la pulsione è autoerotica, cioè si rivolge al proprio corpo con il fine di ottenere piacere e di autoconservarsi. Poi, quando il neonato comincia a prendere atto degli altri oggetti e persone che lo circondano, la pulsione si dirige verso l’esterno. Queste due direzioni della pulsione portano Freud a distinguere uno stadio di organizzazione pregenitale e uno genitale. Gli stadi di organizzazione pregenitale sono parziali, perché le pulsioni partano da fonti diverse e hanno mete diverse. Gli stadi di organizzazione pregenitale sono tre: orale (dove l’attività sessuale è legata a quella nutritiva, per cui l’oggetto è uguale, cioè il seno materno, così come la mete cioè l’incorporazione dell’oggetto), sadico-anale e fallica. Il bambino comincia a sentire il piacere legato all’organo genitale e questo rafforza la curiosità infantile sulla nascita, le pratiche di masturbazione per conoscersi e il bimbo si interroga sulla differenza sessuale, intesa non come vera differenza ma come presenza o assenza dell’organo maschile.

In questo periodo le figure genitoriali sono oggetto di sentimenti ambivalenti. Il tabù dell’incesto (divieto edipico) e l’ingresso nel periodo di latenza (congelamento della pulsione sessuale in seguito allo sviluppo cognitivo) posticipano la conclusione dello sviluppo psicosessuale, che riprende solo nell’adolescenza, in seguito alla maturazione biologica, dove si istaura un’organizzazione genitale e si consolida l’identità di genere. Questa distinzione tra pulsioni parziali e genitali dimostra che Freud parla di una sessualità allargata, che considera diversi aspetti del piacere non legati alla genitalità. Il bambino viene definito un perverso polimorfo. I piaceri del bambino si ritrovano anche nell’adulto e sono considerati normali se sottostanno alla genitalità, altrimenti se si sostituiscono a essa si crea il meccanismo della perversione. La perversione è definita come il negativo della nevrosi. Perché nella nevrosi, l’Io rifiuti le sue pulsioni e gli da sfogo attraverso il sintomo; nelle perversioni l’Io soddisfa le pulsioni più arcaiche legate alla sua vita infantile.

Questa vita mentale del bambino così vivace si ritrova deformata e simbolizzata nei sogni e nei giochi infantili che coinvolgono principalmente i genitori. (Freud anticipa la Klein sull’osservazione del gioco). Un esempio pratico di ciò che Freud teorizza nei tre saggi lo ritroviamo nell’Analisi della fobia di un bambino di 5 anni, caso meglio noto come clinico del piccolo Hans (1908), in cui Freud cerca di dare anche una spiegazione dinamica alla fobia. L’ambivalenza dei sentimenti che Hans prova verso il padre impongono ad Hans di rinunciare al suo piacere e per questo si scatena in lui l’angoscia, che in questa fase del pensiero freudiano indica una forma sintomatica in cui si esprimono i conflitti interiori. Freud vuole dimostrare che il conflitto genera la patologia e che questo conflitto si genera nell’infanzia.

Caso dell’uomo dei topi

L’analisi permette di condurre il paziente a ritrovare e comprendere il significato originale delle proprie fantasie, recuperando pensieri e desideri che seppur rimossi, ne condizionano la vita. Questo Freud lo sottolinea anche nel Caso dell’uomo dei topi (1909) noto come caso di nevrosi ossessiva, dove il significato di alcuni comportamenti o pensieri illogici va compreso nel passato nel paziente e sono il frutto di uno spostamento di fantasie sessuali e aggressive investiti su un oggetto sostitutivo perché inaccettabili, per cui il paziente cerca di dominarli.

Caso clinico del presidente Schreber

Lo studio delle fantasie inconsce è fondamentale anche per la comprensione della psicosi, come dimostra con il Caso clinico del presidente Schreber (1910), dietro la sua paranoia si nasconde una fantasia omosessuale passiva. Il sintomo psicotico è il tentativo di guarigione. Freud inoltre dimostra che anche la psicosi è determinata da un conflitto tra Io e pulsione sessuale. Questa intuizione permette a Freud di andare oltre il modello energetico di mente e vedere che la vita psichica non è solo dominata da un principio di piacere ma anche da un principio di realtà a cui adattarsi. Quindi vi è un’area della mente dove domina il principio di piacere e vi un’altra area dove la ricerca del piacere autoerotico è sostituta da quella più realistica della ricerca dell’amore oggettuale attraverso un’educazione della pulsione.

Introduzione al narcisismo

Nel libro Introduzione al narcisismo (1914) Freud afferma che la motivazione che spiega il funzionamento della psiche non è solo la gratificazione pulsione ma anche il processo di identificazione con l’oggetto. Quindi sia l’Io che l’oggetto sono investiti di libido (libido dell’io e libido oggettuale). Il processo di sviluppo non si potrebbe completare se non si postulasse l’esistenza di un Io ideale, che è quello dell’infanzia dove il bambino può tutto, e il concetto di Ideale dell’Io.

La terza tappa del suo pensiero ha inizio con la teorizzazione del narcisismo, e degli si pone l’obie...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fre15189 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Saraceno Carmela.
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