Modulo 1 – Le origini della psicologia dinamica
1.1 Introduzione e aspetti epistemologici della psicologia dinamica
La psicologia dinamica è una branca della psicologia che si occupa dello studio delle dinamiche della mente, ovvero della comprensione delle motivazioni che stanno alla base del comportamento degli individui. Studiare le motivazioni ha permesso dunque di analizzare e comprendere il funzionamento psichico dei soggetti e di sviluppare, da queste conoscenze, forme di intervento clinico per i quadri psicopatologici.
Volendo delineare un quadro evolutivo della psicologia dinamica potremmo sinteticamente delineare tre diverse fasi storiche: la prima corrisponde alla nascita della disciplina avvenuta nei primi anni del ‘900 grazie al contributo di Freud, che ha affermato l’idea del determinismo psichico inconscio, secondo cui il comportamento degli individui è soggetto a forze interne che lo guidano e lo modificano anche al di fuori della consapevolezza. La seconda fase ha inizio negli anni ’30, sulla scia dell’influenza degli studi condotti nel campo delle scienze sociali, che hanno sottolineato l’importanza della dimensione interpersonale e sociale, cioè delle relazioni tra individui inseriti all’interno di un contesto sociale. Molta attenzione è stata dunque posta alla dimensione orizzontale del qui-e-ora, cioè alle relazioni che un soggetto vive nel suo presente, ma anche alla dimensione verticale, cioè diacronica, partendo dal presupposto che le relazioni che si instaurano all’interno di un gruppo o di una società in un determinato momento sono il frutto di interazioni e dinamiche passate, quindi legate alla storia di quell’individuo o di quel gruppo.
La terza ed ultima importante fase storica della psicologia dinamica riguarda i recenti contributi della psicologia cognitiva, della psicobiologia e delle neuroscienze. Tali studi hanno focalizzato la loro attenzione sugli aspetti cerebrali coinvolti nel funzionamento psichico di un individuo.
1.2 S. Freud: Il modello psicoanalitico
Freud nasce in Moravia nel 1856 in una famiglia della piccola borghesia ebraica. Dopo la laurea in medicina intraprende la carriera di ricercatore presso l’Istituto di Fisiologia diretto da Brucke. Dopo alcuni anni, si avvia alla carriera medica come interno presso l’Ospedale Generale di Vienna, spostando i suoi interessi di ricerca dalla neuroanatomia alla neurologia anotomo-clinica. Di questo periodo è soprattutto importante l’esperienza presso la clinica psichiatrica diretta da Meynert e l’influenza di questi, grande anatomico del cervello e massimo esponente di quella mitologia del cervello secondo cui a ogni funzione mentale doveva corrispondere una struttura del cervello.
Negli anni successivi i suoi interessi si spostano verso la neurologia clinica e quindi verso la psicopatologia, seguendo una direzione sempre più distante dalle impostazioni rigorosamente positivistiche di Brucke e Meynert. Fortemente interessato alla comprensione delle nevrosi isteriche ed ossessive, per un periodo si trasferì a Parigi per seguire le lezioni di Charcot sull’isteria e sulle ipnosi. Nelle sue lezioni, Charcot affermava in primo luogo che l’isteria doveva essere considerata come una malattia funzionale del sistema nervoso dovuta all’azione di eventi o situazioni traumatiche.
Tornato a Vienna, fondamentale sarà per lui l’incontro con Breuer che lo introdurrà all’utilizzo del metodo catartico per il trattamento dell’isteria. Il presupposto di base di tale metodo è che il disturbo isterico sia prodotto da un trauma che produce un blocco emotivo che deve essere liberato attraverso una scarica emozionale (abreazione) legata al ricordo dell’evento traumatico. Il metodo catartico ideato da Breuer si basa sull’induzione di un lieve stato ipnoide che permette una condizione di passività e di abbandono necessari al processo. In Studi sull’Isteria (1895), pubblicato in collaborazione con Breuer quando la loro collaborazione era ormai al termine, Freud avanza l’ipotesi della natura traumatica delle nevrosi e dell’importanza della sessualità quale fonte di traumi psichici (Teoria del trauma). Il sintomo isterico è lì inteso come l’espressione di un conflitto di natura sessuale che per mezzo del meccanismo di difesa della conversione viene scaricato sul corpo.
Con l’estendersi della pratica clinica, la teoria del trauma è presto destinata a declinare. Il conflitto è quindi inteso prevalentemente come intrapsichico tra pulsione e censura, per cui la comprensione intrapsichica diviene il referente causale di ogni disturbo nervoso, e in generale di ogni comportamento. Freud fonda un metodo di cura, il metodo psicoanalitico che diviene quindi il “procedimento per l’indagine di processi psichici altrimenti inaccessibili, tecnica terapeutica per il trattamento dei disturbi nevrotici, e insieme delle conoscenze psicologiche acquisite con questo procedimento che convergono in una nuova disciplina scientifica”.
Oggetto di studio della psicoanalisi è dunque lo studio del comportamento umano nella sua interezza, e dunque lo studio dell’organizzazione della mente. I presupposti di base del modello psicoanalitico sono sostanzialmente due: il primo è l’idea di un determinismo psichico assoluto, ovvero l’idea che qualsiasi comportamento umano abbia un’origine, cioè una causa, e una possibile spiegazione psichica; il secondo è che esiste un determinismo inconscio, ovvero l’idea che un’ampia zona del comportamento umano è fuori dalla consapevolezza che l’individuo ha di sé, e dunque del controllo su sé stessi.
La metapsicologia
La metapsicologia rappresenta l’insieme delle elaborazioni sulla teoria della psicoanalisi sviluppate da Freud in modo specifico all’interno di una parte consistente dei suoi scritti. Le opere di Freud che trattano e sviluppano concetti metapsicologici sono: Introduzione al Narcisismo (1914), Metapsicologia (1925), Al di là del principio di piacere (1920), Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921) e L’Io e l’Es (1923).
All’interno di questi saggi, Freud articola il suo pensiero sul comportamento umano attraverso tre diversi punti di vista: topico, dinamico ed economico.
Il punto di vista topico
Freud propone una descrizione topografica della mente come costituita da tre regioni, ciascuna dotata di caratteri e funzioni proprie e in vario modo in comunicazione reciproca. In una prima descrizione (topica I), che esprime il pensiero freudiano prima del 1922, la mente è descritta come suddivisa in tre sistemi sovrapposti: il sistema inconscio (Inc), il sistema preconscio (Prec) e il sistema conscio (C), detto anche Percezione-Coscienza.
L’inconscio è costituito da rappresentazioni pulsionali, ed è costituito da un nucleo ereditato filogeneticamente e dal rimosso, cioè da tutto ciò che un individuo ha “dovuto” rimuovere nel corso della sua esistenza; i suoi contenuti sono regolati dal processo primario, cioè da un pensiero irrazionale, e dal principio di piacere che spinge verso il soddisfacimento immediato del desiderio; essi sono di per sé inconoscibili ma solo ricostruibili attraverso i loro derivati (sogni e sintomi).
Il preconscio è localizzato tra il sistema del conscio e dell’inconscio. I suoi contenuti non sono presenti allo stato cosciente ma si distinguono dai contenuti dell’inconscio in quanto possono divenire accessibili alla coscienza e poiché sono regolati dal processo secondario. Nella I topica, il concetto di inconscio è strettamente legato a quello di rimozione. La rimozione è un’operazione psichica, un meccanismo di difesa, mediante la quale un contenuto psichico che non può essere espresso, un desiderio inaccettabile, viene tenuto fuori dalla coscienza, quasi “cancellato” dalla mente di un individuo.
Il sistema conscio è situato al limite dell’apparato psichico e riceve le informazioni sia dal mondo interno che dal mondo esterno. I suoi contenuti sono immediatamente accessibili alla coscienza e si basano sul principio di realtà e seguono le logiche del processo secondario.
La pubblicazione de L’Io e l’Es nel 1923 segna il passaggio alla seconda Topica (modello strutturale) che distingue l’apparato psichico in Es, Io e Super-Io, intendendo l’inconscio non più come sistema della mente ma come un attributo di queste tre istanze.
L’Es costituisce la struttura psichica originaria presente fin dalla nascita e caratterizzata dalla totale estraneità della consapevolezza cosciente. È inteso come il polo pulsionale della personalità i cui contenuti sono le pulsioni sessuali e aggressive. La sua organizzazione è regolata dalle leggi del principio del piacere, che spingono alla ricerca di una gratificazione pulsionale immediata, ma l’Es non coincide con l’inconscio.
L’Io rappresenta la seconda istanza della seconda topica, ed occupa un ruolo centrale nell’organizzazione psichica dell’individuo, esso infatti si trova al centro di un conflitto tra opposte spinte pulsionali (Es) e necessità di adattamento alla realtà esterna e alle leggi della civiltà (Super-Io). A differenza dell’Es, l’Io si costituisce, invece, progressivamente nel corso dello sviluppo e svolge la funzione di tramite tra l’Es e il mondo esterno. Dominato dal principio di realtà e dal processo secondario, l’Io ha caratteristiche sia consce, relative alle sue funzioni percettive, di attenzione, memoria, problem solving e di coscienza, che inconsce costituite dai meccanismi di difesa che sviluppa per contrastare le pulsioni istintive dell’Es, quelle del Super-Io e della realtà esterna.
Il Super-Io è l’ultima istanza a formarsi in seguito al processo di identificazione con il quale si conclude il complesso edipico. Esso è costituito da tutte le proibizioni e le regole che sono state poste all’individuo a partire dalla sua nascita. Il Super-Io ingloba in sé tre diverse funzioni ovvero quella di autosservazione, della coscienza morale e della funzione di ideale. Per Freud il Super-Io rappresenta l’elemento di trasmissione intergenerazionale delle leggi e dei divieti che danno forma alla civiltà cui l’individuo appartiene. Il Super-Io è una istanza in parte conscia e in parte inconscia. Da un punto di vista psicopatologico, il Super-Io ha un ruolo decisivo nello sviluppo della nevrosi, poiché essa si verifica quando il Super-Io assume un carattere tirannico, ipertrofico, schiacciando l’Io e impedendo, attraverso il ricorso massiccio alla rimozione, la rappresentazione del desiderio.
Nel pensiero freudiano, lo sviluppo del Super-Io è strettamente legato alle fasi dello sviluppo psicosessuale del complesso di Edipo bambino, ed in particolar modo della fase fallica in cui si assiste al di cui il Super-Io può essere considerato l’erede.
Il punto di vista dinamico
Freud ritiene che la vita psichica di ogni individuo sia il risultato di una combinazione di forze, da lui chiamate pulsioni, che spingono verso determinate direzioni. Il comportamento di un individuo è dunque l’esito del continuo equilibrio tra il soddisfacimento di tali spinte da una parte, e la esigenza opposta, che deriva direttamente dall’appartenenza dell’uomo alla società, di reprimere o inibire di tale soddisfacimento. Ne Il disagio della civiltà (1929), Freud analizzerà approfonditamente quali conseguenze derivino per l’uomo dalla sua scelta di abbandonare la forma primitiva di esistenza a vantaggio della costituzione della civiltà. La civiltà ha il vantaggio di assicurare protezione all’uomo, di farlo sentire al sicuro, non più solo di fronte alla Natura, tuttavia essa comporta delle regole di convivenza, che si traducono in divieti e norme che regolano il comportamento degli individui, ma al tempo stesso ne limitano la libertà, impedendogli di esprimere e soddisfare liberamente i propri desideri, primo tra i quali quello sessuale.
- Spinta: È intesa come l’essenza stessa della pulsione ed agisce sul movimento della persona (ad esempio la pulsione a mangiare nella fase orale).
- Meta: È l’azione attraverso la quale si giunge al soddisfacimento della pulsione (ad es. la suzione per la fase orale).
- Fonte: È la zona del corpo da cui parte la pulsione (es. la bocca per la fase orale).
- Oggetto: Indica ciò per cui la pulsione raggiunge il suo soddisfacimento (ad es. il seno della madre nella fase orale), ciò verso cui tende la pulsione.
Freud ritiene che esista una sessualità originaria presente sin dalla nascita, che nelle primissime fasi di vita è intesa come sostegno alle funzioni vitali (alimentazione), ma che successivamente diviene autonoma (ricerca del piacere). Definisce inoltre tale sessualità come perversa polimorfa, sottolineando con ciò il suo carattere anarchico, cioè una sessualità non sottoposta ad alcuna restrizione, ma orientata unicamente all’appagamento immediato.
Freud suddivide lo sviluppo psicosessuale del bambino in cinque stadi successivi:
- Orale: Va dalla nascita sino ai 18 mesi; in questo periodo il piacere sessuale è legato in modo prevalente all'eccitamento della cavità orale e delle labbra che accompagna l'alimentazione. Nel corso di questa prima fase, il piacere si svincola dalla funzione nutriva e diviene autonoma, autoerotico, ricerca del piacere (es: suzione del dito immediatamente successiva all’allattamento).
- Anale: Va da 1 a 3 anni; in questa fase gli interessi del bambino si spostano dalla zona orale a quella anale, parallelamente all’acquisizione del controllo delle funzioni sfinteriche da cui il bambino trae appagamento.
- Fallica: Va dai 3 ai 6 anni; l'energia libidica si sposta alla regione genitale, che diviene la zona erogena deputata all’appagamento delle pulsioni.
- Latenza: Va dai 6 anni alla pubertà; durante questa fase la libido è "dormiente" poiché le pulsioni sessuali vengono sublimate verso altri scopi.
- Genitale: Ha inizio con la pubertà e prosegue lungo tutta la vita dell'individuo, consentendogli di sviluppare relazioni significative con il sesso opposto, grazie all'energia libidica nuovamente concentrata nella zona genitale.
La successione da una fase all’altra è fortemente regolata dal meccanismo della fissazione che agisce in modo che forme di comportamento proprie di stadi precedenti permangano per tutta la vita bloccando l’individuo in un particolare stadio. Nel corso dello sviluppo psicosessuale è possibile, dunque, che l’individuo non riesca a superare adeguatamente i conflitti incontrati e che resti “fissato” in questi stadi. Freud in tal senso parla di personalità orale, anale, fallica a seconda dello stadio non adeguatamente risolto. L’esito o meno di questa successione è fortemente dipendente dalla figura genitoriale, il cui compito primario è quello di affiancare al principio del piacere, principio totale e assoluto, quello della realtà. Sono considerate cure appropriate quelle capaci di oscillare da un livello di gratificazione sufficiente a creare sicurezze emotive ad uno di frustrazione appropriato al livello evolutivo che introduce il principio di realtà. Il carattere è quindi concepito come espressione degli effetti a lungo termine della fissazione. Un ruolo di organizzatore della personalità è giocato inoltre dal complesso di Edipo.
Intorno ai 3-4 anni (fase fallica), periodo di formazione del complesso edipico, il bambino o la bambina indirizzano il loro desiderio sessuale verso il genitore di sesso opposto che diventa l’oggetto d’amore da non condividere con nessuno. In termini intrapsichici il bambino vivrà l’intercessione del padre, il suo divieto ad attuare i suoi desideri incestuosi nei confronti della madre, sviluppando un’angoscia che Freud definisce di castrazione, generata dalla fantasia di punizione operata dal padre nei suoi confronti, che costituisce una potente spinta verso la risoluzione del complesso edipico. Tuttavia, per Freud tale angoscia rimane rimossa, cioè non direttamente accessibile ma “registrata” all’interno della psiche di ogni individuo. Questa dinamica sarà infatti adeguatamente superata attraverso l’identificazione del bambino con il padre, identificazione che è alla base dello sviluppo dell’identità di genere. Con il superamento del periodo edipico il bambino entra in una fase detta di latenza, caratterizzata da un’apparente calma pulsionale, in cui le energie vengono ridistribuite e indirizzate verso scopi sostitutivi come il gioco e lo studio. In questa fase il desiderio di possedere la madre è trasformato in desiderio di assomigliare al padre. Con l’adolescenza si avrà un nuovo esplodere della pulsione la quale verso l’età adulta sarà indirizzata verso una donna. Se questo processo non dovesse svolgersi adeguatamente può succedere che l’angoscia da castrazione del periodo edipico si trasformi in sintomo.
Il punto di vista economico (o energetico)
Secondo il punto di vista economico qualunque rappresentazione mentale o un qualunque pensiero è legato a una certa quantità di energia psichica proveniente dal mondo delle pulsioni dell’Es, che può essere trasferita, accumulata o mantenuta. La spinta pulsionale comporta naturalmente per l’individuo un aumento dello stato di tensione interna cui fa fronte il la funzione di regolazione della psiche, che è orientata a mantenere sempre al livello minimo possibile di tensione l’org...
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