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Follia a due: il contagio psichico e la psicosi collettiva

La nascita della psichiatria

La nascita della psichiatria come branca della medicina vede un percorso arduo e separato da quello delle altre scienze. In un primo momento furono i filosofi e i teologi a occuparsi della malattia mentale. Nel Medioevo, soprattutto, la malattia mentale divenne campo della religione. Il malato di mente era un indemoniato e per questo considerato impuro. Si ricordi, in questo periodo, l’opera Malleus Maleficarum di due frati domenicani che divenne il simbolo dell’Inquisizione.

Il libro è suddiviso in tre parti: nella prima si tenta di provare l’esistenza della stregoneria; nella seconda parte sono descritti i differenti casi clinici e i metodi diagnostici; nella ultima parte sono descritti i modi legali con cui trattare i casi di stregoneria. Ciò che emerge è che magia, follia ed eresia sono fusi insieme e di conseguenza si esclude che il problema sia di carattere esclusivamente medico.

Nel Rinascimento si assiste a un cambiamento, nasce il concetto di uomo come unità racchiusa in se stessa e come atomo collettivo, cioè parte integrante e responsabile della società. Nomi importanti di questo periodo furono: Vives che si occupò dell’uomo e dell’importanza da dedicare al benessere della mente; Paracelso introdusse il concetto che l’individuo è una somma di funzioni biologiche; Agrippa che lottò contro la demonologia; Weyer, discepolo di Agrippa, che fu il primo medico a interessarsi della malattia mentale, anticipando la nascita della psichiatria come specializzazione della medicina e completò il processo di distacco della psicologia medica dalla teologia.

La nascita della psichiatria, quale disciplina autonoma, risale alla fine del '700, grazie all’evoluzione culturale e scientifica. Si svilupparono supporti preventivi e terapeutici idonei a curare biologicamente la malattia e difendere la società dai comportamenti pericolosi e imprevedibili degli alienati, attraverso la loro chiusura nei manicomi.

A partire dall’800 si svilupparono importanti correnti di pensiero psicologiche e sociologiche, ed evento rivoluzionario fu la nascita della psicoanalisi con Freud. Infatti, alcuni eventi psicopatologici non erano più considerati come aspetti di lesione o disfunzione biologica del sistema nervoso ma come espressione visibile di un mondo interiore ignorato e conflittuale presente già a partire dall’infanzia.

La schizofrenia

Intorno agli anni '60 si iniziò a parlare di psicosi schizofrenica. Con il termine schizofrenia o demenza precoce ci si riferisce a un gruppo di psicosi a decorso cronico talvolta caratterizzato da attacchi intermittenti, che può arrestarsi o regredire in qualsiasi stadio. Questa malattia è caratterizzata da un’alterazione del pensiero. La definizione più esaustiva è quella del New Gould Medical Dictionary di Blakiston: la schizofrenia fa parte delle reazioni psicotiche e spesso ha inizio subito dopo l’adolescenza o durante la giovinezza, è caratterizzata da disturbi nel rapporto con la realtà e nella formazione dei concetti, da disturbi dell’affettività, del comportamento e dell’intelligenza. Questi sintomi sono caratterizzati dalla tendenza a ritirarsi dalla realtà, da umore bizzarro, da disturbi imprevedibili nel corso del pensiero, da tendenze regressive fino al deterioramento. Presenza di allucinazioni e deliri.

I precursori del concetto di demenza precoce

  • Morel: il primo a usare questo termine accostando le due parole demenza e precoce per descrivere il caso di stupidità di un giovane che degenerò in demenza (1860).
  • Kahlbaum: descrisse una particolare forma psicopatologica che si manifesta nella pubertà, detta parafrenia ebetica (1863).
  • Kraepelin: propone il concetto di demenza precoce riunendo in un’unica sindrome tre forme: catatonia, ebefrenia e vesania tipica (allucinazioni uditive e deliri di persecuzione). Questa sindrome porta alla demenza. In base al prevalere di certi sintomi sugli altri individua tre tipi di demenza precoce: ebefrenica, paranoide e catatonica, e poi aggiunse quella semplice. Per K., la causa dell’alterato funzionamento psichico è causato dalla degenerazione del sistema nervoso centrale, in seguito a uno scompenso metabolico, e di conseguenza non vi è possibilità di guarigione (1868).
  • Bleuler: amplia la concezione di K., affermando che la demenza precoce è un disturbo caratterizzato da un’alterazione della capacità di associazione di idee e da una frammentazione delle funzioni fondamentali della personalità. Per questo, sostituisce il termine demenza precoce con quello di schizofrenia, che significa frattura della mente. Cerca di superare i limiti del sistema di K. in due modi: accettando le concezioni dinamiche di Freud e cercando di spiegare i processi formali. Il meccanismo formale che sta alla base di tutti i sintomi schizofrenici è costituito dall’allentarsi delle associazioni e individuò la presenza di un pensiero autistico e respinse il dogma dell’inguaribilità (1911).
  • Meyer: propose di studiare la malattia in modo longitudinale, cioè studiare tutto l’arco di vita del paziente, valutando tutti i fattori che potrebbero contribuire allo sviluppo della malattia. La schizofrenia diventa una reazione schizofrenica a eventi della vita. Tuttavia, Meyer mette da parte un approccio psicodinamico, mettendo l’accento sui fattori sociali e culturali come cause della malattia.
  • Freud: pur occupandosi delle psiconevrosi prevalentemente, il suo interesse secondario per le psicosi si è rivelato importante in campo psichiatrico. Scoprendo il ruolo che l’angoscia ricopre nella vita umana e in particolare nella nevrosi narcisistica, apre il campo della schizofrenia all’orientamento psicodinamico. La psicosi si origina da idee intollerabili che, rifiutate dall’Io, tendono al soddisfacimento allucinatorio del desiderio. Nel 1896 introdusse il meccanismo di proiezione, che agisce nella psicosi e attraverso cui il soggetto localizza all’esterno di sé tutto ciò che rifiuta o non riconosce come proprio. Definisce la schizofrenia come una regressione in risposta a un’intensa frustrazione e al conflitto con l’Altro. Tale regressione avviene parallelamente a un ritiro di investimento affettivo dalle rappresentazioni oggettuali e dalle figure esterne, spiegando così la comparsa del ritiro autistico nei pazienti schizofrenici. Freud postula che la carica energetica disinvestita sia reinvestita sull’Io, in quanto oggetto. Dopo l’elaborazione del modello strutturale (1923/1924), modifica la concezione della psicosi. La nevrosi è un conflitto tra Es ed Io, la psicosi è un conflitto tra Io e mondo esterno e ciò comporta un disconoscimento e un rimodellamento della realtà. Il transfert non è possibile e di conseguenza neanche il trattamento psicoanalitico. Il delirio è il modo per difendersi e realizzare i propri desideri infantili intollerabili.
  • Arieti: afferma che la schizofrenia è una progressiva regressione teleologica. Regressiva perché il paziente cerca di trovare un equilibrio psichico usando meccanismi di difesa sempre più semplici e arcaici, per arrivare infine alla scissione, proiezione e diniego della realtà. Teleologica perché ha come fine quello di tenere lontana l’angoscia eccessiva e ristabilire l’equilibrio psichico. Ciò porta alla disorganizzazione completa e il soggetto usa una logica paleologica (identità dei soggetti attraverso l’identità dei predicati, es).
  • Jung: il tratto fondamentale della schizofrenia è il meccanismo della scissione che mira a ricercare relazioni gratificanti per il soggetto, ha una funzione adattiva operando una separazione dell’oggetto e dell’Io, senza compromettere l’esame di realtà. Individua due tipi psicologici: estroverso, che possiede un’esagerata emotività e un’energia psichica diretta verso l’ambiente; l’introverso, che ha un’energia psichica inibita e focalizzata su di sé, quest’ultimo tende a diventare schizofrenico.
  • Sullivan: la schizofrenia è il risultato indiretto di relazioni interpersonali anormali tra il bambino e i genitori, detti adulti importanti. Questi sistemi negano lo sviluppo normale del sistema del sé.

Nel corso degli anni si sono sviluppati due filoni di ricerca. Uno sostiene che la malattia si abbatta improvvisamente su un’esistenza normale (schizofrenia come sviluppo); un altro sostiene che la schizofrenia è una psicosi dissociativa con carattere di processualità, che condurrà nel tempo a una destrutturazione della personalità (schizofrenia come processo).

  • Jaspers e Schneider: la schizofrenia deriva da una perturbazione organica.
  • Binswanger: esiste una personalità premorbosa che è quella schizoide.
  • Minkowski: il punto cruciale della schizofrenia è la perdita di contatto con la realtà, tuttavia tale contatto può essere ristabilito attraverso la terapia. Accostandosi al malato come un soggetto che può guarire diventa già una forma di cura.

Distribuzione e fattori genetici

La schizofrenia non è un disturbo molto comune ma nemmeno raro, è presente in tutte le culture con una percentuale di un soggetto su 100. È ugualmente distribuita tra maschi e femmine, ma l’esordio è più precoce negli uomini, circa 4 anni prima; la prognosi è più favorevole per le donne.

Sicuramente gli studi sui gemelli monozigoti e dizigoti confermano una forte influenza da parte della genetica sullo sviluppo della malattia. Infatti, la possibilità aumenta di 10 volte nel caso di un parente di primo grado affetto da schizofrenia e c’è il 50% di probabilità di un figlio schizofrenico con entrambi i genitori schizofrenici.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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