Esame "Psicologia dello sviluppo"
Libro adottato: L. Camaioni – P. Di Blasio
Premessa
Questo manuale di psicologia dello sviluppo si rivolge agli studenti universitari che affrontano un corso introduttivo all'interno di diverse facoltà: psicologia, scienze della formazione, scienze motorie, lettere e filosofia, scienze della comunicazione. La sua elaborazione risente di una serie di scelte importanti che desideriamo qui sottolineare.
In primo luogo, non abbiamo dato per scontate conoscenze e informazioni che uno studente che inizia a studiare la psicologia non è tenuto a possedere. In secondo luogo, abbiamo riportato le teorie, i metodi di studio e le conoscenze accumulate dalla psicologia dello sviluppo in modo sintetico, ma al tempo stesso completo, evitando di caricare la memoria dello studente con troppe nozioni e limitando al massimo le ripetizioni e la prolissità.
In terzo luogo, abbiamo adottato uno stile di esposizione scorrevole, e speriamo anche "amichevole", senza rinunciare ad utilizzare la terminologia scientifica propria della psicologia dello sviluppo, che abbiamo introdotto fornendo definizioni operative sia nel testo sia nel glossario. In quarto luogo, abbiamo messo a punto una serie di "aiuti" per favorire l'apprendimento, evitare fluttuazioni dell'attenzione e facilitare la formazione dello studente.
In particolare, ogni capitolo inizia con una presentazione degli obiettivi e dei temi che intende affrontare e si conclude con una lista di domande che consentono allo studente di valutare autonomamente la propria preparazione ("percorso di autoverifica"). Inoltre, ogni capitolo prevede una serie di letture consigliate per approfondire specifici temi e argomenti ("per saperne di più"). Il glossario fornisce infine definizioni operative, semplici e chiare, della terminologia tecnica e scientifica utilizzata nel testo.
Per gli studenti all'inizio della loro carriera è importante, a nostro parere, capire che le idee e le conoscenze sullo sviluppo hanno un aggancio con la realtà di tutti i giorni. Pertanto abbiamo cercato, dove possibile, di fornire esempi di applicazione pratica dei risultati delle ricerche, sia nel testo sia nei quadri.
In generale, cari studenti, pensiamo che le conoscenze e informazioni che vi trasmettiamo potranno in futuro esservi di aiuto da un punto di vista professionale, soprattutto se intendete lavorare con i bambini. Inoltre, queste conoscenze potranno eventualmente facilitare il vostro futuro ruolo di genitori.
Per quanto riguarda i contenuti, questo manuale introduce il lettore alla psicologia dello sviluppo, fornendogli un quadro completo e aggiornato delle principali teorie, dalle teorie classiche a quelle più recenti, illustrando i metodi di indagine più comunemente utilizzati per studiare lo sviluppo e trattando infine i diversi domini in cui l’individuo si sviluppa: lo sviluppo fisico, motorio, percettivo e cognitivo, lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione, lo sviluppo sociale, affettivo, emotivo e morale. Il capitolo finale è dedicato all’adolescenza come periodo di transizione tra l’infanzia e la vita adulta.
Ideare e scrivere questo volume è stata per noi un’esperienza impegnativa ma ricca e stimolante. Ci auguriamo che esso piaccia al lettore e gli susciti interesse, curiosità e voglia di andare avanti.
Premessa alla seconda edizione
A distanza di cinque anni dalla prima edizione del manuale di psicologia dello sviluppo viene pubblicata questa nuova versione aggiornata, nella quale sono state introdotte modifiche o revisioni sostanziali di alcuni capitoli in base a due principali criteri. Il primo criterio, quello dell'aggiornamento di concetti o di nozioni, è stato adottato in relazione a temi nei quali la ricerca e le evidenze empiriche di questi anni hanno consolidato e rafforzato conoscenze (ad esempio aggressività tra pari, bullismo, violenza assistita, teoria della mente e autismo, relazioni sentimentali in adolescenza) a cui non ci era parso opportuno fare riferimento nella prima edizione poiché ancora in fieri, e per questo non idonee al corpus di informazioni di base richieste da un volume con impostazione manualistica.
Il secondo criterio, quello dell'integrazione di informazioni, è stato seguito laddove risultavano non compiutamente esplorate alcune aree (ad esempio le coordinazioni intermodali, il disimpegno morale, i sottostadi dello sviluppo della permanenza dell'oggetto, il processo di acquisizione della lettura) o taluni temi classici (ad esempio il riferimento alla famiglia come sistema) da cui sono gemmate più di recente concezioni e modelli di riferimento (modello process oriented, fattori di rischio e di protezione) di un certo interesse per la psicologia dello sviluppo. Inoltre, per favorire un migliore apprendimento, alcuni aggiornamenti (ad esempio la memoria infantile, la comprensione delle false credenze di secondo ordine, la sensibilità del caregiver, il sorriso) sono stati presentati in quadri sintetici che contengono le informazioni essenziali pertinenti al tema del capitolo cui si riferiscono.
L'impostazione di fondo del manuale, il tentativo di aderire ai principi di semplicità, chiarezza e comprensibilità e anche la selezione dei temi e degli argomenti condivisi con Luigia Camaioni, sono rimasti gli stessi e danno continuità alle scelte e alla filosofia che sostiene il manuale.
Questa seconda edizione è dedicata a Luigia Camaioni, amica e collega apprezzata, scomparsa prematuramente. A lei va il riconoscimento della comunità scientifica per il contributo rilevante di studi e di ricerche nel campo della psicologia dello sviluppo. Da parte mia, mi è caro testimoniare l'affetto e la stima che la collaborazione e la condivisione del lavoro comune hanno contribuito a consolidare nel corso del tempo e che permangono immutati.
Capitolo 1. Lo studio dello sviluppo
Quando parliamo di "sviluppo psicologico" ci riferiamo ai cambiamenti che si verificano nel comportamento e nelle capacità dell’individuo col procedere dell’età. Seppure lo sviluppo riguardi l’intero "ciclo di vita", dalla nascita alla senescenza, i cambiamenti più drammatici si verificano nell’infanzia, nella fanciullezza e nell’adolescenza. Questi periodi di età sono pertanto i più studiati dagli psicologi dello sviluppo, mentre le ricerche dedicate all’adulto e all’anziano sono di meno pur ricevendo un’attenzione crescente nel corso degli ultimi anni.
In questo capitolo affronteremo le domande-chiave cui cerca di rispondere la psicologia dello sviluppo, illustreremo i principali approcci teorici allo studio dello sviluppo, e infine i metodi e le tecniche con cui gli psicologi studiano lo sviluppo.
1. Natura e cause dello sviluppo
Ogni teoria dello sviluppo cerca di rispondere a queste tre domande-chiave, che figurano le questioni di fondo della psicologia dello sviluppo: 1) Qual è la natura del cambiamento che caratterizza lo sviluppo? 2) Quali processi causano questo cambiamento? 3) È un cambiamento continuo e graduale o discontinuo e imprevisto?
Per quanto concerne la prima domanda, alcuni considerano il cambiamento di natura quantitativa e considerano lo sviluppo come accrescimento o graduale accumulo di cambiamenti nel tempo. Altri invece considerano il cambiamento di natura qualitativa, per cui lo sviluppo implica la comparsa di nuove capacità o la trasformazione di capacità preesistenti. Fra le teorie che scelgono l’opzione quantitativa troviamo il comportamentismo che considera il bambino come un organismo interamente plasmato dalle esperienze e dall’apprendimento. Scelgono invece l’opzione qualitativa le teorie cosiddette organismiche (tra cui quelle di Piaget e Vygotskij; cfr. cap. 4), secondo cui il bambino è un attivo costruttore delle proprie capacità e lo sviluppo è dovuto a influenze interne piuttosto che a fattori ambientali esterni.
Riguardo ai processi che causano il cambiamento evolutivo (domanda b), le teorie si differenziano per il ruolo attribuito ai fattori genetici e ambientali rispettivamente nello spiegare il cambiamento. Secondo i comportamentisti, il bambino subisce influenze ambientali che modellano il suo comportamento determinando la natura delle abilità che si sviluppano e il ritmo con cui si sviluppano. Altre teorie (come quella di Chomsky sull’acquisizione del linguaggio, cfr. cap. 5), ritengono invece che il bambino si sviluppi in un determinato modo a causa della programmazione genetica. Le teorie organismiche hanno una posizione intermedia su questo punto, ritengono cioè che lo sviluppo risulti dall’interazione tra un organismo dotato di determinate competenze (geneticamente programmate) e particolari condizioni ambientali. Le influenze interne ed esterne non si sommano semplicemente ma si combinano tra loro in modi complessi, per cui le effettive esperienze che il bambino vive possono influire sul tipo di capacità che acquisisce.
Riguardo la domanda c), caratterizzare lo sviluppo come un processo continuo e graduale va d'accordo con l'idea dei cambiamenti quantitativi, mentre si tende a vedere lo sviluppo come discontinuo quando lo si fa consistere in cambiamenti di natura qualitativa, per esempio le profonde e spesso improvvise modificazioni che portano alla comparsa di una nuova capacità (pensiamo alla conquista della deambulazione e del linguaggio o all'inizio della pubertà). Anche su questo punto troviamo sia concezioni teoriche che privilegiano una spiegazione dello sviluppo in termini di continuità o di discontinuità, sia posizioni intermedie che prevedono processi al tempo stesso continui e discontinui.
Secondo alcuni studiosi, ad esempio, il cambiamento è continuo all'interno di uno stadio ma diventa discontinuo nel passaggio da uno stadio all'altro. Secondo altri, tra cui Piaget, ci sono funzioni che rimangono invarianti nel corso dello sviluppo (continuità) mentre le strutture cognitive cambiano tra uno stadio e l'altro (discontinuità; cfr. cap. 4, par. 1.3).
2. I principali approcci teorici allo studio dello sviluppo
Possiamo individuare tre grandi approcci, che affondano le loro radici nella tradizione filosofica classica, precedente alla nascita della psicologia come disciplina scientifica. Ciascuno di questi approcci fornisce un quadro concettuale di riferimento all'interno del quale si collocano diverse teorie e una serie di studiosi. L'approccio si caratterizza per alcuni assunti di base, la delimitazione del proprio oggetto di indagine e la scelta dei metodi più adeguati per studiarlo. Questi tre approcci si sono succeduti storicamente ma spesso sono comparsi e ricomparsi a più riprese e in versioni differenti, come vedremo meglio nel seguito.
I tre approcci, illustrati sinteticamente nella tabella 1.1, sono l'approccio comportamentistico, che si richiama alla tradizione filosofica dell'empirismo, l'approccio organismico, che si richiama alla tradizione filosofica dell'interazionismo, e l'approccio psicoanalitico [cfr. Battacchi 1999, 2].
Secondo l'approccio comportamentistico, l'individuo è un organismo docile e plasmabile, ha una capacità illimitata di apprendere. Il cambiamento evolutivo non proviene dall'interno dell'individuo ma è l'ambiente a imporlo dall'esterno. L'organismo viene modellato o plasmato dall'ambiente perché tende a ripetere i comportamenti che hanno avuto conseguenze soddisfacenti (rinforzo positivo) e ad eliminare quelli che non le hanno avute (rinforzo negativo). Lo sviluppo consiste nel progressivo modellamento delle risposte del bambino da parte dell'ambiente in cui vive. Come metodo di indagine questo approccio predilige la sperimentazione e l'osservazione con il massimo di controllo. L'esperimento di laboratorio rappresenta il metodo ottimale, in quanto fornisce un ambiente artificiale nel quale introdurre la variabile che si ritiene controlli un dato comportamento. Si può sostenere che nell'approccio comportamentistico esiste una psicologia dell'apprendimento ma non una psicologia dello sviluppo [Kuhn 1992].
Gli studiosi che si ispirano a questo approccio ne condividono gli assunti di base ma si collocano in due correnti diverse. Secondo la corrente più estrema, il comportamentismo radicale, fortemente influenzata dalle idee di B.F. Skinner, lo sviluppo è una lunga sequenza di esperienze di apprendimento. I bambini si sviluppano allo stesso modo solo perché si trovano a vivere esperienze di apprendimento simili. L'apprendimento è regolato da due fondamentali processi: il condizionamento classico e il condizionamento operante.
La corrente più recente e meno radicale si ispira alla teoria dell'apprendimento sociale di Albert Bandura [1977]. Bandura sostiene che l'apprendimento può derivare anche dall'osservazione, senza che ci sia rinforzo. L'apprendimento per osservazione spiega numerosi comportamenti che i bambini imparano osservando le altre persone, sia dal vivo che in televisione. L'apprendimento tuttavia non è automatico; ciò che il bambino impara è influenzato dagli aspetti del comportamento osservato cui presta attenzione e dalla sua capacità di interpretarli e ricordarli. Bandura crede inoltre che esistano dei rinforzi intrinseci, i quali derivano dall'interno dell'individuo piuttosto che dall'ambiente esterno. Pensiamo al piacere che prova il bambino dopo aver portato a termine un compito particolarmente faticoso o all'orgoglio e alla soddisfazione derivanti dal risolvere un problema. In sintesi, la teoria dell'apprendimento sociale attenua le posizioni estreme del comportamentismo e sottolinea il ruolo del bambino nell'organizzare e interpretare le informazioni provenienti dall'ambiente.
L'approccio organismico considera l'individuo come un organismo attivo, spontaneo e teso a realizzare le proprie potenzialità. Il cambiamento è la caratteristica primaria del comportamento. Esso è guidato da leggi che regolano la sequenza e l'organizzazione dei cambiamenti e si ispira a principi organizzativi intrinseci (un esempio tipico è il principio di equilibrazione di Piaget; cfr. cap. 4). Il bambino costruisce gradualmente la propria comprensione, sia di sé e degli altri sia del mondo esterno, attraverso un continuo interscambio con l'ambiente. Ogni nuova scoperta o acquisizione non riflette né una disposizione innata del bambino né l'influenza dell'ambiente esterno, ma risulta piuttosto dal modo in cui individuo e ambiente giungono a coordinarsi l'uno con l'altro. Sul piano metodologico, questo approccio predilige l'osservazione e la sperimentazione con un grado moderato di controllo. La strategia di ricerca adottata è evolutiva e induttiva. Si confrontano bambini di età diverse per individuare i cambiamenti evolutivi e si parte da un'ampia gamma di comportamenti per formulare ipotesi sulla natura delle capacità cognitive sottostanti.
All'interno dell'approccio organismico si collocano alcune importanti teorie dello sviluppo cognitivo come le teorie di Piaget, di Vygotskij e di Werner, che tratteremo in dettaglio nel capitolo 4.
L'approccio psicoanalitico considera l'individuo come un organismo simbolico, capace di attribuire significati a se stesso e al mondo. Il cambiamento è visto come l'esito di conflitti interni, ad esempio tra amore e odio, unione e separazione. Il cambiamento che caratterizza lo sviluppo è essenzialmente qualitativo e procede secondo stadi ben distinti (un esempio tipico è la sequenza degli stadi psicosessuali di Freud). Questo approccio non è interessato a indagare le cause e gli effetti del comportamento, ma piuttosto a ricostruire la storia personale degli individui e a cercarne i nessi significativi. Di conseguenza predilige metodi di indagine caratterizzati dal minimo grado di controllo, come l'osservazione naturalistica, il colloquio clinico e l'osservazione della relazione osservatore-osservato.
2.1. Prospettive teoriche sullo sviluppo cognitivo
Se passiamo ora a considerare come gli psicologi dello sviluppo hanno descritto e spiegato lo sviluppo cognitivo, individuiamo di nuovo tre prospettive fondamentali, che in parte si sovrappongono ai grandi approcci teorici esaminati fin qui. Queste prospettive, che chiameremo maturazionismo, comportamentismo e costruttivismo, sono sinteticamente illustrate nella tabella 1.2.
Secondo la prima prospettiva la maturazione è il meccanismo fondamentale che regola la comparsa delle nuove abilità con il procedere dell'età. Il programma genetico è considerato così potente da influenzare sia gli schemi generali di sviluppo comuni a tutti i bambini, sia le tendenze individuali proprie di ciascun bambino. Arnold Gesell è stato il più importante sostenitore del maturazionismo e il primo a sottolineare il ruolo della base biologica nel determinare gli schemi generali di sviluppo. Egli fu colpito dalla regolarità con cui compaiono le prime abilità motorie del bambino, e ipotizzò che la sequenza e la scansione temporale che caratterizzano queste abilità sono il prodotto di una programma genetico predeterminato. Lo sviluppo dovuto alla maturazione si verifica indipendentemente dalla pratica e dall'esercizio. Per esempio non serve insegnare a camminare, così come nulla deve essere fatto affinché inizi la pubertà. Tuttavia questi schemi di maturazione possono venire alterati da condizioni ambientali estreme, come la denutrizione o il verificarsi di incidenti. È possibile ad esempio che una ragazza gravemente denutrita non abbia il ciclo mestruale.
In un classico esperimento Gesell [1929] utilizzò una coppia di gemelle di 11 mesi che non erano ancora capaci di arrampicarsi sulle scale. Sottopose una delle gemelle a quotidiane sedute di addestramento con una scala appositamente costruita finché diventò molto abile ad arrampicarsi. L'altra gemella che non aveva ricevuto alcun addestramento raggiunse lo stesso livello di abilità dopo un tempo relativamente breve di pratica spontanea, suggerendo che lo sviluppo di tali abilità fosse fondamentalmente legato a fattori maturativi piuttosto che all'esercizio.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, Prof. Lecciso Flavia, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Camai…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof.ssa Lecciso, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Camaioni,…
-
Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo, docente Di Blasio, libro consigliato Psicologia dello Sviluppo, Camaioni…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, Prof. Bombi Anna Silvia, libro consigliato Psicologia dello sviluppo , L…