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STRANGE SITUATION

È la procedura più utilizzata per valutare la qualità delle relazioni di attaccamento bambino-caregiver. Si

basa sul presupposto che i B 12-18 mesi, userebbero le loro figure di attaccamento come base sicura per

l’esplorazione di un nuovo ambiente e per cercare conforto in una situazione di stress. Le circostanze

stressanti della SS comprendono la non familiarità della stanza di laboratorio, l’introduzione di una persona

estranea e due separazioni dal caregiver di 3 minuti ciascuna. La stanza viene ammobiliata con delle sedie e

attrezzata con dei giocattoli. Gli 8 episodi sperimentali sono stati organizzati ordinandoli a partire dalla

situazione meno angosciante a quella più stressante.

Chi partecipa – Durata - Descrizione

Madre

1 Bambino 30 sec L’osservatore introduce la madre ed il bambino nella stanza e poi esce

Osservatore

Madre Il bambino esplora ma la madre non partecipa: se necessario il gioco viene

2 3 min.

Bambino stimolato dopo 2 min.

Madre Nella stanza entra l’estranea. Nel primo minuto l’estranea rimane in silenzio.

3 Bambino 3 min. Nel secondo minuto conversa con la madre. Nel terzo minuto l’estranea

Estranea avvicina il bambino mentre la madre esce dalla stanza in modo non intrusivo.

Bambino 3 min. o Prima separazione. Il comportamento dell’estranea deve adattarsi a quello del

4 Estranea meno bambino.

Prima Riunione. La madre saluta e/o conforta il bambino, poi tenta di

Madre 3 min. o coinvolgerlo nuovamente nel gioco. A quel punto si allontana nuovamente dalla

5 più

Bambino stanza salutando il bambino.

Bambino da 3 min. o

6 Seconda separazione.

meno

solo

Bambino 3 min. o Continuazione della seconda separazione. L’estranea entra ed adegua il proprio

7 Estranea meno comportamento a quello del bambino.

Seconda Riunione. La madre saluta, prende in braccio il bambino e lo conforta,

Madre 3 min. o

8 più poi tenta di coinvolgerlo nuovamente nel gioco.

Bambino

Si sono evidenziati così 3 profili di attaccamento:

A. INSICURI-EVITANTI. Alcuni Bambini non mostrano alcun disagio nel corso della separazione e

ignorano ed evitano il genitore indirizzando l’attenzione sull’ambiente circostante.

B. SICURI. I B ricercano attivamente la vicinanza del genitore e comunicano apertamente i loro

sentimenti di disagio durante la separazione per poi tornare a esplorare l’ambiente al ristabilito

contatto con il caregiver.

C. INSICURO-AMBIVALENTE. I B protestano nel corso della separazione ma mostrano una

combinazione di ricerca della vicinanza e resistenza al contatto durante la riunione, risultando

inconsolabili ed incapaci di giocare ed esplorare l’ambiente.

D. DISORGANIZZATO-DISORIENTATO. Main e Solomon hanno identificato un quarto modello

di relazione bambino-caregiver, caratterizzato da un gruppo eterogeneo di comportamenti cioè con

comportamenti contradditori e inesplicabili da parte dei B che possono mostrare anche indici di

apprensione riguardanti il genitore e una mancanza di orientamento rispetto all’ambiente circostante.

La ricerca ha evidenziato che i bambini con attaccamento D hanno una maggiore probabilità di

sviluppare una problematica clinica in quanto non hanno potuto sviluppare una strategia appropriata

per affrontare lo stress. 13

Si è evidenziato, inoltre, che lo stile di attaccamento del B osservato nella SS è correlato allo stile di

attaccamento del genitore valutato tramite l’Adult Attachment Interview. Sono state riscontrate quindi le

seguenti correlazioni: INFANT AND TODDLER MENTAL STATUS EXAM

L’ITMSE è un sistema di osservazione clinica del B dalla nascita a 5 anni di età ed è stato progettato per

facilitare la comunicazione fra i clinici e per indirizzare la diagnosi attraverso la valutazione delle capacità

del B, delle aree di debolezza, dei fattori protettivi e di rischio inerenti sia al B sia al suo ambiente. L’itmse

focalizza l’attenzione sui comportamenti individuali e interattivi; questa metodologia comprende situazioni

osservative del B a casa e/o scuola quando interagisce con le figure significative. Il modello teorico sotteso è

il modello transazionale dello sviluppo

svi luppo che tiene conto del ruolo facilitante/ostacolante dell’ambiente

presupponendo che vi sia una costante interazione

interazi ne tra le caratteristiche individuali del B e quelle del

caregiver i cui effetti reciproci influenzano lo sviluppo. Poiché non è un test standardizzato,

st

andardizzato, non prevede né

scale di punteggi né un sistema di codifica dei comportamenti. L’ osservazione del B converge su 4 aspetti

del suo funzionamento (sviluppo, emozioni, comportamento, relazioni) all’interno dei quali vengono valutate

le capacità che ci si aspetta possieda il B in una determinata fascia d’età considerando 10 aree che riguardano

le impressioni che l’osservatore ha di un B, le reazioni del B alle situazioni, l’autoregolazione, la motricità, la

parola e il linguaggio, il pensiero, gli affetti e l’umore, il gioco, il livello cognitivo e la relazione.

CHILD BEHAVIOR CHECK LIST

È una procedura d’indagine clinica standardizzata, sviluppata su base empirica e adotta una prospettiva

multipla cioè può fornire un ampio campione dei comportamenti

comportame nti del B altrimenti non rilevabile nei diversi

contesti di vita, e multiassiale

assiale che permette di spaziare su diversi settori dello sviluppo, del funzionamento e

dell’ambiente in cui vive il B. Essa

E è indicata per la fascia di età 2-3

3 anni (CBCL/2-3)

(CBCL/2 e valuta

comportamenti ed emozioni dei B in varie aree del loro funzionamento. I dati di valutazione sono forniti dai

genitori dei B e da altre persone significative; le descrizioni che provengono da valutatori diversi offrono un

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quadro del B nelle varie situazioni e forniscono dati su cui si può registrare un grado di accordo o

disaccordo. Il CBCL/2-3 esplora ampie aree dell’adattamento e del funzionamento quotidiano e sono tradotte

in 99 item. Una seconda parte della Check List è destinata a raccogliere notizie su specifiche condizioni

fisiche del B come malattie, handicap, disabilità. Per la compilazione della check list sono richiesti circa 10

minuti per gli item e altrettanti 10 minuti per le descrizioni richieste. I comportamenti contrassegnati da chi

compila la CBCL/2-3 devono riferirsi a osservazioni avvenute non oltre i due mesi precedenti poiché i B

piccoli sono soggetti a rapidi mutamenti.

Si raccomanda molta prudenza nella formulazione di una diagnosi poiché sebbene alti punteggi sulle singole

scale possano orientare verso una diagnosi di: normalità, al limite o clinica, essi non sono sufficienti per

determinarla. Infatti una valutazione complessiva deve comprendere sia il B che la sua famiglia e derivare

dalla integrazione dei dati multipli a disposizione sui diversi assi esplorati. Il modello psicopatologico sotteso

alla Check List definisce le sindromi come un insieme di manifestazioni che si presentano costantemente

associate e che rivelano gradi di intensità misurabili da un punteggio. Essa può essere usata sia per fini

diagnostici che per fini di ricerca ma anche per stimare l’efficacia di un programma terapeutico e in tal caso

si somministra prima e dopo l’intervento per valutare i cambiamenti nel comportamento del bambino.

Cap. IV “GENITORIALITA’: SITUAZIONI A RISCHIO E PSICOPATOLOGICHE”

Diventare genitori

L’assunzione del ruolo genitoriale non coincide con l’evento della nascita di un B ma è connesso a un lungo

processo di elaborazione delle proprie relazioni affettive primarie. Per entrambi i genitori la nascita di un

figlio rappresenta un evento nuovo e intenso che evoca fantasie consce e inconsce riguardanti la propria

relazione infantile sperimentata con le figure d’attaccamento significative. La nascita di un figlio determina

numerosi cambiamenti psicologici nei due genitori e determina un’alterazione dell’equilibrio di coppia.

Alcune ricerche hanno esplorato il mondo rappresentazionale materno in gravidanza attraverso interviste

semistrutturate nelle quali venivano affrontati temi quali il desiderio di maternità, le emozioni riguardanti sé,

il partner e il bambino interno, le aspettative future, il rapporto con la famiglia d’origine. Si sono potute

cogliere così interessanti differenze tra gruppi diversi di madri: ad es. per alcune prevalevano

rappresentazioni connesse ad un bambino fantasmatico; per altre si collocava accanto a questo una

rappresentazione di un B più reale.

Fattori di rischio connessi alla genitorialità

Le situazioni di rischio nell’ambito della genitorialità fanno riferimento a tutte quelle condizioni in cui la

funzione genitoriale è fortemente disturbata e influisce sulla qualità della relazione genitore-bambino

comportando un alto rischio di psicopatologia nel B rispetto alla popolazione generale. In questa prospettiva,

la famiglia rappresenta il contesto all’interno del quale i fattori protettivi e di rischio interagiscono tra loro e

influenzano lo sviluppo del B. Tra i fattori di rischio più rilevanti troviamo: gravidanza in adolescenza,

conflittualità, separazione, divorzio, tossicodipendenza, psicopatologia, maltrattamento e abuso.

Può essere utile effettuare un confronto, riguardante l’area dei fattori di rischio connessi alla relazione

genitore-bambino, prendono in esame i diversi criteri diagnostici suggeriti dai tre sistemi di classificazione

che attualmente raccolgono il maggior consenso nell’ambito dello studio dei disturbi psichici nell’infanzia:

l’ICD-10, il DSM-IV, la Classificazione diagnostica: 0-3. 15

Nel sistema multi assiale della Classificazione diagnostica: 0-3 vengono collocati sull’Asse II i

disturbi della relazione bambino-genitore. Per ogni categoria vengono prese in considerazione

l’intensità, la frequenza e la durata del disturbo, nonché i seguenti aspetti:

a. Caratteristiche dell’interazione analizzando il comportamento della diade

genitore-bambino;

b. Tono affettivo cioè il tono emozionale che caratterizza la diade;

c. Coinvolgimento psicologico che prende in considerazione il significato che il

genitore attribuisce al comportamento del B.

Qui il focus è la relazione in sé e non vengono considerati altri fattori a carattere psicosociale.

Inoltre, l’Asse II deve essere utilizzato per diagnosticare solo le difficoltà relazionali di una certa

entità e viene anche fornita una scala di valutazione globale della relazione genitore-bambino che

permette di classificare la relazione secondo punteggi che vanno da una relazione “ben adattata” a

una gravemente “disturbata”.

Il DSM-IV colloca nell’asse IV i problemi con il gruppo di supporto primario che comprendono:

morte di un membro della famiglia, problemi di salute in famiglia, rottura della famiglia a causa di

separazione, divorzio, trasferimento da casa, secondo matrimonio di un genitore, abuso sessuale,

iperprotezione genitoriale, trascuratezza verso il B, nascita di un fratellino, disaccordo tra fratelli.

Più completa è l’articolazione delle categorie viste nell’ICD-10, nell’asse V, nel quale le più

significative sono le situazioni psicosociali anomale (I CAT.) nelle quali sono compresi aspetti quali

mancanza di calore nelle relazioni bambino-genitore, disaccordo intrafamliare tra adulti, ostilità nei

confronti del B o assegnazione del ruolo di capro espiatorio, abuso fisico del B o entro il nucleo

familiare, e la quarta categoria “qualità anomale dell’allevamento” che comprende aspetti quali

l’iperprotezione dei genitori, inadeguata supervisione-sorvegliana dei genitori, privazioni della

possibilità di fare esperienze, inappropriata pressione genitoriale.

Sameroff e Chandler hanno proposto il modello transazionale di sviluppo secondo il quale gli esiti

evolutivi sono il risultato dell’azione reciproca tra il B e il contesto nel tempo in cui lo stato dell’uno

influenza lo stato dell’altro in un processo dinamico continuo. Qui l’enfasi è posta su un B attivo che può

determinare effetti specifici sull’ambiente d’appartenenza.

Il genitore prende parte all’interazione con tutto le sue esperienze, paure, ricordi e queste possono

influenzare il suo comportamento con il B. A proposito di ciò, la Fraiberg nel suo lavoro “fantasmi nella

stanza dei bambini”, parla dei fantasmi del passato dei genitori che irrompono nella relazione con il B

innescando un processo patogeno che può avere gravi ripercussioni sullo sviluppo infantile. Ci troviamo

quindi in presenza di proiezioni riguardanti il B che è visto solo in funzione di ciò che rappresenta per il

genitore in quel momento. Questo tuttavia non avviene se il genitore, pur avendo vissuto esperienze dolore,

sarà stato in grado di affrontarle e di elaborarle adeguatamente.

Gravidanza e maternità in età adolescenziale

Le gravidanze in adolescenza rappresentano un fenomeno sociale rilevante negli USA, dove ogni anno

nascono circa 500.000 mila bambini da madri sotto i 20 anni che appartengono ad una classe economica a

basso reddito, frequentemente non sposate, con famiglie problematiche. Questa situazione è un po’ diversa

in Italia dove il fenomeno è più limitato e riguarda anche ragazze di classe sociale a medio reddito che

sposano il loro partner appena si accorgono della gravidanza e che sono quasi sempre accolte dalla famiglia

d’origine che fornisce loro sostegno.

Comprensione psicodinamica

L’esperienza della gravidanza comporta per ogni donna una revisione dei sistemi rappresentativi riguardanti

le relazioni instaurate con le figure genitoriali. Se tale esperienza si colloca in adolescenza, periodo di

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trasformazioni sia a livello fisico sia mentale, risulta più difficile prepararsi ad affrontare nuovi compiti della

maternità congiuntamente con l’elaborazione delle proprie problematiche adolescenziali. La gravidanza può

rispondere al desiderio tipicamente adolescenziale di dimostrare che il proprio corpo è in grado di funzionare

come quello materno. Se la gravidanza corrisponde al desiderio inconscio di potersi liberare dalla dipendenza

della propria madre, comporta in realtà proprio un riavvicinamento a questa che tornerà nuovamente a

svolgere un ruolo rilevante nella vita della figlia. La gravidanza in adolescenza interferisce con il processo di

costituzione della propria identità femminile in quanto la ragazza è costretta ad assumere compiti genitoriali

quando ancora non ha completato il suo processo di identificazione con la figura materna. Solo al termina

dell’adolescenza la ragazza dì sarà in grado di acquisire un’identità femminile più matura.

I fattori in gioco e la relazione madre-bambino

Occorre tener conto anche di una molteplicità di fattori che rivestono un ruolo importante per l’espletamento

delle funzioni materne in età adolescenziale:

- Età. Le ricerche finora effettuate non hanno ottenuto dati omogenei, infatti mentre alcuni dati

associano la più giovane età con una minore competenza genitoriale, altri non la confermano;

- Povertà. Rappresenta un fattore di possibile rischio esponendo la giovane madre a notevoli difficoltà

ambientali come il vivere in aree ad alto tasso di crimine e violenza. Da qui l’interesse per lo studio

dell’ambiente di vita.

- Famiglia d’origine. Studiare l’ambiente di vita vuol dire conoscere approfonditamente le

caratteristiche della famiglia d’origine dell’adolescente, le relazioni che si determinano al suo

interno, i problemi, le novità. I nuclei familiari delle ragazze adolescenti non sono sempre in grado di

fornire quel sostegno necessario alle adolescenti. Quando questo avviene, il sostegno è fornito dalla

propria madre in una situazione di convivenza che provoca spesso un clima di tensione e conflitto. Il

sostegno della propria madre favorisce una genitorialità più adeguata solo se l’adolescente e la

propria madre vivono in contesti abitativi diversi. Nella situazione italiana, i partner vengono per lo

più accolti nella famiglia materna in seguito alla notizia della gravidanza e dopo un conseguente

matrimonio riparatore.

- Risorse personali delle madri adolescenti. Una variabile determinante per lo sviluppo di

un’adeguata competenza genitoriale è la self individuation intesa come capacità di potersi

differenziare dalla propria madre sviluppando ambiti di funzionamento autonomo sia dal punto di

vista psicologico sia pratico (ad. Es. vivendo per proprio conto). Tra i fattori di possibile rischio che

riguardano le risorse personali si collocano anche l’assenza di adeguate capacità intellettive materne

e bassi livelli di autostima.

- Salute mentale. Molti studi hanno evidenziato le conseguenze della depressione materna

comportando ritiro e non rispondenza ai segnali e alle richieste infantili tali da determinare nei B

problemi nell’ambito della regolazione degli affetti e esponendoli anche a consistenti manifestazioni

d’aggressività e maltrattamento da parte delle loro giovani madri comportando un tipo di

attaccamento evitante e disorganizzato.

Es. ragazza madre:

Elena ha 17 anni ed è al settimo mese di gravidanza. Afferma di essersi accorta tardi della gravidanza che

definisce come un incidente e rimpiange la vita precedente a quell’evento. Ora si è sposata e suo marito si è

trasferito da lei, dai genitori. Dice che è contenta di questo B che sta per nascere e lo immagina già grande,

bello e biondo; vuole solo che non pianga altrimenti dice, ridendo, “sono capace di buttarlo giù dalla

finestra”. I sui genitori hanno già comprato tutto per il B.

L’evento della maternità sembra costituire un arresto dei processi adolescenziali rafforzando i legami con il

nucleo familiare quasi ricollocando Elena in un ruolo di bambina accanto al piccolo che sta per nascere.

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Spesso proprio l’impatto con i dolori del parto e con un B diverso da quello idealizzato, può contribuire al

determinarsi di problematiche psicologiche materne e di disturbi della comunicazione madre-bambino.

Conflittualità, separazione e divorzio

La qualità della relazione coniugale può influenzare lo sviluppo infantile contribuendo all’instaurarsi di un

determinato clima affettivo all’interno della famiglia. I B provenienti da famiglie più conflittuali mostrano

una maggiore angoscia e un’aumentata reattività in risposta all’espressione della rabbia degli adulti se

confrontati con B provenienti da famiglie meno conflittuali. Inoltre, il disadattamento sembra essere

maggiore quando i B sono esposti al conflitto fisico tra i genitori rispetto all’espressione verbale della rabbia.

Da uno studio di Dickstein e Parke è emerso che i padri insoddisfatti della propria relazione coniugale

presentavano prevalentemente un modello di distanziamento e di ritiro con il B mentre le madri che si

trovavano a vivere un’insoddisfacente relazione di coppia mostravano una tendenza all’ipercoinvolgimento

con i figli. I genitori segnati a loro volta da problematiche riguardanti le cure parentali ricevute hanno

rapporti più difficili sia tra di loro che con il proprio bambino.

Conflittualità genitoriale e sviluppo del bambino

Quando la crisi della coppia diventa insostenibile per entrambi i partner, la conseguenza è la separazione e il

divorzio. La disgregazione familiare è un evento stressante sia per i genitori sia per il B in quanto comporta

uno sconvolgimento dell’ambiente di vita e una ridefinizione di ruoli e di compiti all’interno della famiglia.

Soprattutto per un B molto piccolo, l’allontanamento di un genitore può essere visto come irreversibile e dare

origine a sentimenti di abbandono. L’età in cui si verifica la disgregazione familaire influenza il modo in cui

un B la affronta e come vi si adatta. Gli studi di Wallerstein e Kelly hanno riscontrato nei B piccoli risposte

comportamentali differenziate per età:

Mentre i B tra i 2-3 anni manifestavano comportamenti di tipo regressivo, con pianto, irritabilità e

ritorno all’uso di oggetti transazionali

I B tra 3-4 anni apparivano confusi e temevano di perdere ance l’altro genitore e interpretavano la

separazione come un atto ostile nei propri confronti dando vita a sensi di colpa.

Solo in rari casi il B è mantenuto al di fuori della discordia: frequentemente i figli possono assumere il ruolo

dei testimoni o degli ostaggi.

La conflittualità e la disgregazione familiare possono provocare sentimenti di ansia e angoscia che risultano

difficili da elaborare per un B piccolo: spesso egli può reagire a un conflitto lamentandosi per dolori

inesistenti manifestando enuresi o producendo un vero e proprio disturbo psicosomatico nel tentativo di

richiamare l’attenzione su di sé. Bisogna inoltre tener presente che quanto più il conflitto tra i genitori è

acuto, tanto meno saranno disposti ad aiutare il B ad affrontare il dolore della separazione. Si è inoltre potuta

correlare l’esposizione ad alti livelli di conflitto genitoriale con disturbi della condotta nei B come marcata

tendenza all’intrusività o con emozioni negative.

La discordia parentale e il divorzio rappresentano dei fattori di rischio e di vulnerabilità generali, ciò spiega

la variabilità clinica dei disturbi nei B nei quali si possono osservare lievi disturbi comportamentali oppure

angoscia, episodi anoressici o di insonnia e stati depressivi. In alcuni per i B il divorzio può rappresentare il

male minore in situazioni in cui il divorzio è preceduto da lunghi periodi di contrasti e conflitti tra i genitori.

In queste situazioni, la separazione fisica dei genitori può contribuire a creare dei miglioramenti nel clima

emotivo che ciascuno di loro crea con il B. Un ruolo centrale è da attribuire alla capacità del genitore di

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continuare a funzionare nonostante le problematiche della vita di coppia riconoscendo i bisogni e i problemi

del B.

Es. Bambina contesa

Una B di 3 anni, Daniela, viene incontrata dal CTU per decidere a quale genitore affidarla e secondo

quali modalità incontrare l’altro genitore. Al primo incontro, le vengono mostrati dei giocattoli e la B

rivolge la sua attenzione al cestino con gli animaletti. Prende la famiglia degli orsi bruni: il papà orso dà un

calcio alla mamma orsa che va a finire sotto il tavolo, lui la insegue e le si getta addosso dicendo: “TI

stacco il naso, ti ammazzo, ti butto nel lago!”. I due orsetti figli, sul bordo del tavolo, assistono immobili

alla scena. Il papà orso continua a inveire verbalmente e fisicamente contro la mamma che sembra quasi

non reagire. A un certo punto la B interrompe il gioco, prende un foglio e comincia a disegnare una B con

un fiocco rosso in testa e nella mano destra stringe la mano della mamma, nella sinistra quella del papà. La

madre è rappresentata in maniera filiforme come una creatura evanescente, mentre il padre appare come

una figura più corposa con una specie di mantello marrone che lo avvolge.

Daniela ci trasmette il clima emotivo che sperimenta quando si determinano momenti di conflittualità

genitoriale con la violenta prevaricazione di un genitore sull’altro. È il padre che riveste il ruolo di figura

attaccante e persecutoria mentre la madre appare come una persona più debole e passiva. Daniela sembra

comunicare inoltre, di non potersi schierare da una parte o dall’altra anzi mostra nel disegno il desiderio di

rivedere unita la sua famiglia.

Tossicodipendenza

La tossicodipendenza espone le future madri a condizioni di vita difficili derivanti dall’assunzione di

sostanze che possono causare dipendenza da problemi fisici che mettono in pericolo la vita e da una quantità

di problemi psicologici e comportamentali. Il loro stile di vita è frequentemente associato ad una

malnutrizione che può incidere sulla crescita fetale. L’indebolimento delle difese immunitarie e l’assenza di

igiene aumentano la frequenza di infezioni quali la setticemia, l’epatite e l’AIDS. La presenza del virus HIV

nel neonato è spesso la conseguenza dell’utilizzo di eroina da parte della madre e la possibilità di essere

contagiato dalla sieropositività materna è per il B molto alta così come quella di contrarre l’AIDS. I fattori

associati all’assunzione di droga che possono influenzare lo sviluppo del B sono la povertà in quanto la

tossicodipendenza è più frequente nelle donne che vivono in condizioni sociali svantaggiate, inoltre, le donne

che assumono droghe sembrano aver subito abusi oltre a presentare depressione, disturbi di personalità e

disturbi affettivi. L’ambiente di accudimento dei B di donne tossicodipendenti appare frequentemente

caratterizzato dalla confusione e dalla presenza di caregiver multipli. Sono stati riscontrati attaccamenti

insicuri e disorganizzati nei B colpiti dall’esposizione a droghe.

Effetti delle droghe sullo sviluppo del bambino

L’assunzione di droga nel corso della gravidanza può avere effetti diretti sullo sviluppo del feto. L’abuso di

sostanze sembra essere correlato con uno scarso accrescimento fetale nonché con un travaglio e un parto

pretermine. I B con un ritardo di crescita intrauterino mostrano nel periodo neonatale una scarsa

organizzazione di stato e ipotonia oltre a una diminuita maturità motoria. In questi B è stato riscontrato un

inadeguato comportamento sociale nell’infanzia e una difettosa regolazione delle interazioni con i caregiver.

Se una madre ha problemi di tossicodipendenza, il comportamento di ricerca della droga, gli effetti delle

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droghe e l’astinenza la condurranno a essere meno sensibile ai segnali del B riguardanti il suo bisogno di

essere stimolato e nutrito.

Il funzionamento neurocomportamentale dei B esposti alla droga è stato esaminato usando la scala di

valutazione del comportamento neonatale di Brazelton, NBAS, che permette una valutazione molto sensibile

del comportamento del nenonato. I risultati di questi studi hanno messo in luce che questi neonati

manifestano tremori e sobbalzi, una diminuzione dei comportamenti interattivi e un’aumentata labilità di

stato, inoltre, un’aumentata irritabilità e una difficile consolabilità. I lavori di Black e Schuler hanno messo

in luce che i punteggi ottenuti nella scala di Brazelton risultavano fortemente correlati con i fattori ambientali

e la qualità dell’accudimento.

Es. giovane donna tossicomane:

Katia è una ragazza di 25 anni e vive da qualche anno con un compagno, entrambi tossicomani. Katia si

accorge di essere in attesa di un figlio e manifesta il suo stupore perché credeva di non essere fertile e di

non meritarsi un figlio. Adesso non sa che pensare, forse questo B è arrivato per cambiare la sua vita, un

regalo di Natale inaspettato. Quando le viene chiesto che tipo di genitore si immagina di essere, risponde

subito: “il contrario di mia madre, lei era sempre triste, distaccata e allo stesso tempo controllava tutto

quello che facevo”. Chiede poi qualche notizia sulle possibili conseguenze dell’eroina sul B: “è vero che

può nascere in crisi di astinenza?”.

L’inizio del colloquio di Katia con lo psicologo segnala la presenza di tre temi importanti:

1. Il significato della nascita di un B per una persona contrassegnata da una lunga esperienza di

tossicomania;

2. La relazione con la propria madre;

3. Informazioni sul B:”come starà lui?”

Dipenderà molto dall’articolarsi di queste 3 tematiche il futuro sviluppo di una buona relazione tra questa

madre e il suo B.

Psicopatologia

Si è riscontrato che i B che vivono accanto a genitori che presentano quadri psicopatologici lievi o severi,

presentano numerosi problemi. Ad esempio, i B di genitori con marcati disturbi affettivi presentano

disregolazione emotiva, disturbi somatici, difficoltà di apprendimento e sintomi depressivi. Inoltre la

psicopatologia genitoriale deve essere considerata nella sua relazione con altri fattori di vulnerabilità quali la

povertà e la presenza di livelli di conflittualità familiare elevata.

Depressione

Gli effetti dei sintomi della depressione sul ruolo di madre portano a ipotizzare l’esistenza di problemi nel

suo rapporto con il B. La sintomatologia depressiva è caratterizzata da sentimenti di autosvalutazione e

impotenza, scarsa energia e basso coinvolgimento, rapporti interpersonali disturbati, mancanza di

regolazione emotiva. Pertanto, è probabile che disturbi di questo tipo contribuiscano a creare un ambiente di

accudimento incerto e pericoloso per il B.

La depressione è un disturbo la cui prevalenza nella popolazione adulta varia dal 5% al 9% per le donne e

dal 2% al 3% per gli uomini. Il rischio nel corso della vita per il disturbo depressivo maggiore varia dal 10%

al 25% per le donne e dal 5% al 12% per gli uomini. Questi dati si riferiscono a forme di depressione

caratterizzate da forme insorte prima della nascita del B ma nel caso della depressione materna occorre

tenere conto anche degli episodi di depressione post partum cioè del periodo immediatamente successivo al

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parto. Questo tipo di depressione mostra irritabilità, ansia, scarsa concentrazione e umore depresso. Circa il

50-80% delle nuove mamme sperimenta disforia in seguito alla nascita del B e di queste quasi il 15%

presenterà una depressione post partum. Pertanto, tale periodo può essere considerato particolarmente a

rischio per quanto riguarda i disturbi nella formazione della relazione madre-bambino. Il più chiaro fattore di

rischio per lo sviluppo di una depressione post partum sembra essere una storia precedente di episodi di

depressione maggiore.

L’interazione madre-bambino

La depressione post partum può essere considerato come particolarmente a rischio per la formazione della

relazione madre-bambino. Tale periodo coincide con quella condizione che Winnicott ha definito

“preoccupazione materna primaria”, riferendosi a quello stato psicologico caratterizzato dalla profonda

partecipazione della madre alle fantasie ed alle esperienze del figlio negli ultimi 3 mesi di gravidanza e nei

primi 3 mesi di vita del bambino.

Nelle madri depresse sono state riscontrate elevate frequenze di emozioni e di stati d’animo negativi che

vengono espressi nel corso delle interazioni con i loro B. Diverse ricerche sulle madri affette da depressione

hanno utilizzato il paradigma dell’interazione faccia a faccia (vedi Still face paradigm). Il tipo di

attaccamento valutato tramite la Strange Situation dei B con madri depresse è insicuro.

Va inoltre preso in considerazione che questa nuova condizione implica una riorganizzazione di ruoli e di

compiti all'interno della coppia; inoltre ciascun genitore deve confrontarsi con la necessità di comprendere lo

stile unico di quel particolare bambino, con i suoi bisogni, le sue vulnerabilità e risorse: la depressione si

inserisce pertanto in un periodo di per sé difficile, e può rendere la transizione alla genitorialità un'esperienza

sopraffacente.

Es. due giovani genitori si rivolgono ad uno psicoterapeuta per chiedere un aiuto nella gestione dei

problemi che presenta il loro primogenito, Roberto di 9 mesi che manifesta difficoltà alimentari. Il padre lo

descrive come un B sostanzialmente sano, un po’ troppo apatico; la madre dice che è stata una gravidanza

inaspettata, si era sposata due anni prima, era scontenta di sé, aveva perso molte occasioni di lavoro, dice

“ero contenta di aspettare un B ma la gravidanza mi ha massacrato”. Racconta che le si erano gonfiate le

gambe, era perseguitata dall’emicrania e sperava che tutto questo avrebbe avuto fine con il parto ma il B

una volta nato, non le lasciava il tempo di riprendere le forze, era una richiesta continua. Il marito dice che

stava lontano da casa tutto il giorno per lavoro ma quando tornava si rendeva conto che la situazione stava

precipitando, sua moglie trascurava il suo aspetto fisico, il loro rapporto, i lavori di casa, qualche volta

piangeva senza ragione. Dopo qualche mese la situazione era leggermente migliorata, ora la signora è più

serena ma Roberto sembra che non abbia interesse a comunicare quello che sente e che vuole e mangia

piccole quantità di cibo e cresce poco.

La nascita del figlio sembra far precipitare la situazione della signora determinando uno stato depressivo e il

B si è rifugiato nella passività e non prova gusto per l’alimentazione come risposta a una madre depressa e

non disponibile per la quale i segnali del B costituiscono solo un peso e non uno stimolo verso un processo di

scoperta reciproco.

Psicosi

La psicosi di un genitore rappresenta un consistente fattore di rischio per il B; tanto più il B è piccolo tanto

più gli effetti della patologia del genitore possono incidere sul suo sviluppo, in particolare i periodi di

maggiore vulnerabilità sono i primi tre anni di vita. E' evidente che l'impatto del disturbo sul bambino sarà

diverso a seconda del tipo di psicosi da cui è affetto il genitore. I disturbi psicotici possono manifestarsi in

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forme cliniche di diversa durata ed intensità, dalla cronicità della schizofrenia al carattere acuto delle psicosi

più reattive, quali le forme schizoaffettive e schizofreniformi. I disordini sui bambini appaiono maggiori in

quei bambini che risultano inglobati nelle preoccupazioni patologiche del genitore, come avviene nel caso

dei deliri, delle allucinazioni e delle aggressioni. Altra condizione che pone fortemente il problema

dell'influsso della psicosi del genitore sul bambino, è quella in cui la patologia è stata diagnosticata prima

della gravidanza e presenta caratteristiche di cronicità. Il rapporto tra la psicosi del genitore e il rischio di

morbidità nel B si aggira intorno al 10% con 1 genitore con schizofrenia e al 30% se lo sono entrambi. Per

quanto riguarda le manifestazioni cliniche, è stata evidenziata una iper-rappresentazione di patologie di tipo

“esternalizzante” nel bambino, nella forma di disturbi comportamentali, labilità dell'attenzione, instabilità,

rispetto ai disturbi cosiddetti “internalizzanti”, quali inibizioni e fobie. In alcuni casi, i bambini possono

presentare delle condotte simili a quelle del genitore: si osservano così brevi episodi micropsicotici della

durata di alcuni giorni o settimane. Ricerche su bambini più grandi hanno evidenziato che i figli di genitori

schizofrenici mostrano di avere maggiore difficoltà nel mantenere l'attenzione, oltre a manifestare un

funzionamento autonomo iperlabile ed ipersensibile. Altre indagini hanno messo l'accento sulle

caratteristiche dell'interazione e sulle relazioni di attaccamento dei bambini di madri schizofreniche,

utilizzando la procedura della Strange Situation: questi studi hanno evidenziato che tali bambini mantengono

uno stile di attaccamento insicuro; essi non mostrano alcuna paura dell'estraneo, reazione normalmente

presente nei bambini di età compresa fra gli 8 e i 12 mesi. Le osservazioni longitudinali di B in affidamento

mostrano che fin dai primi mesi i B sollecitano i caregivers sostitutivi a riprodurre gli atteggiamenti della

madre anche se questi risultano fonte di disagio e di pericolo perché costituiscono un legame privilegiato.

Lamour sottolinea come l’evoluzione del narcisismo verso l’oggettualità costituisca per la madre il passaggio

necessario che consente la nascita psicologica del B nel processo di separazione-individuazione (in una

relazione normale). Per la madre psicotica, che è immersa in una relazione narcisistica, il riconoscimento

dell'esistenza del bambino come individuo separato può essere vissuto come molto pericoloso e sarà

possibile solo rinunciando all'illusione della fusione. Clinicamente tale difficoltà si evidenzia nelle madri

proprio nei periodi particolarmente critici della relazione madre-bambino, ossia in quei momenti che

rappresentano le grandi tappe del processo di individuazione e di separazione del bambino: si notano, ad es.,

comportamenti di ipostimolazione e di contenimento che ostacolano la motricità del bambino.

L’interazione madre-bambino

Osservando le interazioni fra madri psicotiche e i loro bambini, emerge una tendenza significativa da parte di

queste madri a rispondere lentamente ed in modo inadeguato ai segnali dei loro bambini, stimolandoli meno

sul piano sociale ed interattivo di quanto non facciano le madri prive di patologia psichiatrica; le madri

psicotiche inoltre, appaiono più tese ed incerte nel rapporto con i loro bambini, con i quali interagiscono

poco sia a livello vocale che del sorriso. L'ambiente quotidiano del bambino appare spesso caotico e non

prevedibile, caratterizzato da momenti di avvicinamento intenso da parte della madre, alternati a lunghi

momenti di presa di distanza e di abbandono. È stato evidenziato che questi B mettono in atto comportamenti

difensivi come l’evitamento o il ritiro associati a condizioni in cui il caregiver fallisce nella sua funzione

protettiva esponendo ripetutamente il B a esperienze di impotenza. L’interazione con una madre che presenta

bisogni regressivi può spingere il B verso modalità autonome di regolazione. La relazione madre-bambino

appare come invertita: non è la madre che si adatta al bambino, bensì il bambino che si adatta alla madre,

nell'ambito di interazioni organizzate in funzione dei bisogni materni e non di quelli del bambino. In

condizioni del genere, un ruolo di mediazione importante può essere svolto dal padre che, se privo di

psicopatologia grave, può dare un importante contributo allo sviluppo della relazione.

Es. psicopatologia materna 22


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roxx86

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Chianura Pasquale.

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