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CAP III

L’OSSERVAZIONE DEL BAMBINO NEL CONTESTO DI SVILUPPO

PREMESSA

Tramite questo tipo di osservazione si possono ottenere due tipi di dati: quelli oggettivi, i comportamenti,

che sono indicatori dello sviluppo e dello stato mentale del bambino; e quelli soggettivi, le motivazioni, i

significati, le attribuzioni sul bambino, emergenti dalle testimonianze dei genitori. Negli ultimi 15 anni,

l'Infant research ha messo in luce come l'esperienza soggettiva del caregiver e i suoi schemi internalizzati

delle relazioni di accudimento, studiati in modo sistematico nei pattern narrativi, hanno un valore predittivo

sulle relazioni future, sullo sviluppo e sull'adattamento del bambino.

L’OSSERVAZIONE DEL BAMBINO NELLA PRIMA INFANZIA

• Freud utilizza l'osservazione, durante il gioco del rocchetto del nipotino Ernst, per indagare i

processi inconsci finalizzati a controllare l'angoscia di separazione dalla madre.

• Mahler e collaboratori conducono una serie di rigorose ricerche longitudinali basate

sull'osservazione della relazione madre-bambino, che portano l'autrice a concettualizzare lo svolgersi

del processo di separazione-individuazione.

• Klein considera l'osservazione come mezzo per accedere alla comprensione delle primitive fantasie

inconsce e del loro impatto sulla vita emotiva.

• Winnicott sottolinea invece una maggiore aderenza al contesto reale, affettivo e sociale, entro cui si

svolgono le cure di accudimento, sviluppando il concetto di madre sufficientemente buona, cioè

capace di rifornire emotivamente e supportare concretamente lo sviluppo del bambino. Winnicott

rileva inoltre che il bambino piccolo non può essere considerato separatamente dalla madre.

• Bowlby propone una visione del bambino come individuo attivo e biologicamente preadattato che

ricerca precocemente scambi sociali, che organizza le sue esperienze in rappresentazioni di Sé e

degli altri (modelli operativi interni), e che necessita, per il suo positivo sviluppo, non già di

gratificazioni orali, come postulato dal modello della psicoanalisi classica, ma di cure adeguate e di

risposte al bisogno primario di attaccamento.

In tempi relativamente recenti si è registrata una proficua convergenza fra l'approccio psicoanalitico e le

teorie psicologiche evolutive. Entro questo schema di riferimento teorico, la ricerca ha fornito numerose

evidenze che il Sé di un individuo dispone di un'organizzazione interna che lo rende fin dall'inizio attivo,

competente, capace di autoregolarsi, di avere intenzioni e formare aspettative entro un contesto organizzato,

continuo e prevedibile, di cure e di scambi con i genitori. I modelli relazionali che prendono forma nel corso

di interazioni ed esperienze di reciprocità hanno un valore predittivo rispetto all'adattamento e al

funzionamento del bambino in epoche successive, tanto che su può dire che come va la relazione, così va

l'individuo.

Il processo di valutazione dello sviluppo in ambito clinico parte da queste premesse, focalizzando

l'attenzione sulla relazione genitore-bambino: si considera ogni comportamento come parte di un sistema

comportamentale transazionale. La valutazione del bambino è pertanto necessariamente accompagnata da

una valutazione della qualità degli scambi e delle caratteristiche del contesto di accudimento. Entro questo

schema concettuale, una corretta valutazione deve includere anche l'esperienza soggettiva di ciascun partner,

comprendendo anche le rappresentazioni ed i ricordi della storia delle interazioni della diade; è quindi

importante che il clinico possa integrare le informazioni rilevabili da fonti multiple includendo le interviste ai

genitori, l'osservazione e la valutazione diretta dello sviluppo del bambino e della sua relazione con i

caregiver. 7

LE NARRAZIONI COME STRUMENTO DI RILEVAZIONE DELLE RAPPRESENTAZIONI MENTALI

DEI GENITORI

Bowlby propone l'espressione “modello operativo interno” (MOI) per descrivere la rappresentazione interna

nei suoi aspetti strutturali e dinamici. La struttura dei MOI del Sé, e delle figure di attaccamento, è una

struttura relazionale che emerge da ripetute e precoci esperienze interpersonali; un individuo che ha

sviluppato un MOI delle sue figure di attaccamento come amorevoli e pronte a sostenerlo, può costruire un

modello complementare del Sé come segno di sostegno e amore.

Stern definisce “rappresentazioni di interazioni generalizzate” (RIG) le esperienze infantili di interazioni

ripetute che costituiscono unità mnestiche di base su cui si organizzano dinamicamente “isole di coerenza”,

ossia elementi costanti dell'esperienza del Sé e dell'altro che formano aspettative e previsioni di interscambi

futuri.

In linea con tali concettualizzazioni, la ricerca e la clinica si sono sempre più orientate a considerare gli

aspetti rappresentazionali delle esperienze reali che svolgono un ruolo decisivo nell'organizzazione del

mondo intrapsichico ed interpersonale di ciascun individuo.

In particolare, molti studi sono stati rivolti a studiare le rappresentazioni di sé e degli altri significativi

relative all'attaccamento: i comportamenti di attaccamento, che inizialmente sono predeterminati

biologicamente allo scopo di ottenere vicinanza e sicurezza, vengono in seguito organizzati ad un livello

cognitivo rappresentazionale attraverso i MOI.

Mary Main e coll. hanno esaminato le connessioni tra le rappresentazioni mentali dell'adulto delle proprie

esperienze infantili e la sicurezza dell'attaccamento del proprio bambino, utilizzando un'intervista

semistrutturata, l'Adult Attachment Interview (AAI): è stato messo in luce, grazie anche al contributo di

ulteriori studi, che i modelli di attaccamento rilevati dalle interviste dei genitori, sono efficaci predittori dello

stile di attaccamento dei propri figli nei primi anni di vita, e possono trasmettersi tra le generazioni.

IL PROCESSO DI VALUTAZIONE DIAGNOSTICA DELLO SVILUPPO NELLA PRIMA INFANZIA

Il processo di valutazione diagnostica nella prima infanzia ha l'obiettivo di monitorare lo sviluppo del

bambino negli aspetti maturativi e nel livello di funzionamento adattivo, e di esaminare la specificità dei

problemi relazionali ed individuali all'interno del contesto di vita. Tale valutazione deve tenere conto del

bambino, del caregiver, della relazione fra loro, e deve cogliere l'interdipendenza fra disturbo individuale e

fattori interattivi.

Per valutare se la relazione promuove lo sviluppo o, al contrario, lo intralcia è necessario valutare quanto il

caregiver sia in grado di decodificare i segnali del bambino e di regolare cicli e ritmi di comportamento,

modalità ed intensità degli stimoli per accordarsi ai livelli di attività ed agli stati di aurosal del bambino. La

valutazione della qualità della relazione prende in esame anche la funzione riflessiva del caregiver, ossia la

capacità di riconoscere gli stati mentali del bambino con i suoi bisogni, intenzioni, aspettative e desideri.

Esistono fattori che possono impedire lo sviluppo della responsività, sia da parte del caregiver che da parte

del bambino, e vanno considerati: parliamo di fattori genetici, difficoltà nella vita fetale e perinatale,

condizioni di prematurità e malattie fisiche. I comportamenti responsivi dei genitori possono controbilanciare

una vulnerabilità di questo tipo. È opportuno inoltre indagare su eventuali condizioni sfavorevoli, come

separazioni precoci, psicopatologia del genitore, svantaggio socioeconomico, che possono determinare

condizioni di rischio ambientale e incidere in modo negativo sullo sviluppo del bambino e sul legame

bambino-caregiver. 8

Durante l'osservazione della relazione bambino-caregiver, devono essere valutati sia gli aspetti qualitativi

che quelli quantitativi: il tono affettivo della risposta del bambino al compito di sviluppo richiesto è

importante quanto l'appropriatezza della sua risposta all'età di sviluppo. È importane osservare quanto il

bambino è capace di segnalare alla madre l'efficacia dell'interazione in atto, o la necessità di una correzione.

All'interno della “matrice clinica relazionale” (clinico-bambino-caregiver) emergono narrazioni ricche di

molteplici significati. Il clinico deve riuscire ad accogliere ed elaborare contemporaneamente due livelli di

informazione: i dati “oggettivi”, ovvero tutto ciò che è osservabile, disturbi evolutivi, precocità,

temperamento, stili interpersonali di comportamento del bambino e del caregiver, disturbi psikiatrici del

caregiver; e i dati “soggettivi”, che comprendono gli stati emotivi ed affettivi dei genitori, le rappresentazioni

mentali del Sé, del partner e del figlio.

La capacità del clinico di coinvolgere i genitori per ottenere la loro collaborazione è fondamentale. Per

ottenere una buona alleanza occorre far perno sulle competenze e sui punti di forza sia del bambino sia dei

genitori. Il processo valutativo si rivela particolarmente utile se viene impostato come opportunità di

riflettere sul bambino e come stimolo a confrontare le proprie ansie e aspettative e a rielaborarle.

La valutazione clinica comprende anche l'indagine sulle caratteristiche personali e sulle risposte di cui

dispongono i genitori, sul sostegno che ricevono dalla famiglia allargata e dal contesto socioeconomico in

cui vivono. È necessario anche avere informazioni sul funzionamento del sistema familiare, sui suoi valori

culturali e sul sistema di credenze.

ADULT ATTACHMENT INTERVIEW

All'interno della prospettiva teorica dell'attaccamento, Mary Main e coll. hanno costruito un'intervista

semistrutturata, la AAI, per valutare e classificare le rappresentazioni mentali degli adulti relative alle

relazioni di attaccamento. Essa ha la durata di circa un'ora, ed è composta da 18 domande che indagano sui

ricordi e sulle esperienze dell'infanzia. Ciò che assume importanza rilevante ai fini della classificazione è il

grado di organizzazione della propria storia sul piano cognitivo e affettivo, piuttosto che i contenuti o la

veridicità dei ricordi.

La valutazione finale prevede l'inclusione del soggetto in una delle tre principali categorie che permettono di

distinguere differenti modelli di attaccamento:

1) modello sicuro/libero-autonomo (F), caratterizzato dalla capacità dell'individuo di presentare un

quadro coerente e ben integrato delle relazioni d'attaccamento, nonchè dal riconoscimento

dell'influenza delle prime relazioni sullo sviluppo della personalità;

2) 2) modello distanziante (Ds), caratterizzato dal distanziamento e svalutazione delle relazioni

d'attaccamento oppure da idealizzazione dei genitori e mancanza di ricordi specifici relativi alle

esperienze infantili con i caregiver;

3) 3) modello preoccupato/invischiato (E), indica un attuale coinvolgimento nelle passate relazioni

d'attaccamento di tipo passivo o conflittuale. Ai tre modelli di attaccamento principali, sono state

aggiunte successivamente altre 2 categorie di classificazione:

4) 4) mancata elaborazione del lutto/trauma (U), evidenzia la presenza di processi mentali non risolti

relativamente ad un evento traumatico o ad un lutto;

5) 5) denominata non classificabile (CC), quando emergono stati mentali contraddittori ed

incompatibili, o una combinazione di stati mentali scissi e non integrati rispetto all'attaccamento. 9

INTERVISTA SULLE RAPPRESENTAZIONI MATERNE IN GRAVIDANZA E DOPO LA NASCITA

IRMAG, nasce dal presupposto teorico che le rappresentazioni mentali materne possono essere fortemente

predittive delle future strategie interattive col nascituro, influenzando, fin dalla gravidanza, le successive

modalità di attaccamento fra caregiver e bambino.

L'obiettivo dell'IRMAG è, pertanto, l'esplorazione delle rappresentazioni mentali della donna concernenti se

stessa come donna, se stessa come madre, il partner, e la propria famiglia d'origine. Essa è un'intervista

semistrutturata, composta da 41 domande principali ed ha la durata media di 1 ora. Viene somministrata al

7imo mese di gravidanza, in quanto si ritiene che il figlio abbia ormai avuto la possibilità di definirsi

all'interno dello spazio psichico materno, non ancora invaso dalle ansie connesse all'imminenza del parto.

Nella valutazione viene analizzata l'organizzazione narrativa delle risposte in modo relativamente

indipendente dai contenuti. In base ai punteggi ottenuti, si attribuisce una delle seguenti 3 categorie

rappresentazionali generali:

1) rappresentazioni materne integrate/equilibrate: l'esperienza della gravidanza appare dal punto di vista

affettivo, percettivo e cognitivo relativamente ricca; il modello narrativo fornito di sé, così come del

bambino, è coerente, flessibile e autonomo;

2) rappresentazioni ristrette/disinvestite: la donna tende a razionalizzare l'esperienza della gravidanza,

trasmettendo scarso coinvolgimento emotivo, attraverso la piattezza del racconto. Le fantasie sono

poco presenti e, quando emergono, sono dominate da timori di perdita e di morte del bambino;

3) rappresentazioni non integrate/ambivalenti: la donna mostra tendenze opposte nei confronti della

gravidanza come pure del nascituro, fornendo un modello narrativo oscillante, confuso e incoerente,

denso di contenuti fantasmatici di inadeguatezza, malattia, perdita, morte e colpa, relativi a sé ed al

bambino.

Una variante dell'IRMAG è l'intervista somministrata alla madre dopo la nascita del bambino (IRMAN) che

ricalca in gran parte la struttura, la codifica e le finalità dell'IRMAG, ma viene somministrata alla donna al 4°

mese di vita del bambino. Suo obiettivo è esplorare i cambiamenti nelle rappresentazioni materne che la

nascita del figlio e le interazioni con il bambino reale possono suscitare, relativamente alla percezione di sé

come caregiver, ed alla rappresentazione mentale del proprio bambino.

WORKING MODEL OF THE CHILD INTERVIEW

La WMCI è un'intervista semistrutturata videoregistrata, utilizzabile in ambito clinico e di ricerca per

esplorare le rappresentazioni genitoriali del bambino, valutando il modo in cui il caregiver vive l'esperienza

soggettiva con il figlio e le percezioni che ha della relazione con lui. Richiede circa un'ora per la sua

somministrazione: l'intervistatore lascia fluire la descrizione del caregiver mentre racconta la storia del

bambino ed esprime pensieri e sentimenti su di lui. L'intervista videoregistrata viene poi rivista con il

genitore ed in questa occasione si possono riprendere alcuni aspetti della sua narrazione per chiedere

delucidazioni. L'intervista inizia chiedendo notizie sulla storia del bambino e sulla relazione con lui: a

differenza di un'anamnesi tradizionale, in cui si focalizza l'attenzione sullo sviluppo del bambino, qui l'enfasi

è posta sull'esperienza soggettiva del caregiver nella sua relazione col figlio; l'esplorazione verte anche sui

pensieri del caregiver nel periodo immediatamente precedente la gravidanza. Si chiede inoltre ai genitori se,

a loro avviso, il bambino possiede caratteristiche che essi si attribuiscono e se abbia somiglianze con loro. I

genitori sono invitati a descrivere gli aspetti più positivi e quelli meno piacevoli della relazione con il figlio,

e ciò che desidererebbero cambiare se lo potessero. La valutazione genitore-bambino viene formulata

considerando soprattutto l'organizzazione narrativa e la tonalità affettiva delle rappresentazioni genitoriali

rispetto a ciò che viene comunicato sul bambino. 10

Le organizzazioni narrative identificate consentono di classificare 3 tipi di rappresentazioni:

1) rappresentazioni equilibrate: narrazioni che si presentano chiare, ricche di dettagli, in cui si è

coinvolti positivamente nella relazione con il bambino, che è rispettato come individuo. Il tono

emotivo prevalente è di gioia o di orgoglio;

2) rappresentazioni disinvestite: descrizioni distaccate e fredde in cui il bambino è descritto in termini

vaghi e i genitori non sembrano molto coinvolti da lui. Il tono emotivo prevalente è di indifferenza. I

genitori mostrano una certa rigidità nel rispondere ai cambiamenti;

3) rappresentazioni distorte: descrizioni confuse, incoerenti, irrealistiche. Il coinvolgimento

eccessivamente preoccupato con il bambino impedisce una serena focalizzazione su di lui come

individuo. PARENT DEVELOPMENT INTERVIEW

PDI è un'intervista finalizzata a valutare la relazione del caregiver con il proprio bambino. È composta da 45

domande, dura circa un'ora e mezza. La prima parte indaga la descrizione che i genitori danno del loro

bambino: ad essi viene chiesto di fornire 5 aggettivi che descrivano la loro relazione con il figlio; quindi,

viene chiesto loro ciò che piace e non piace del loro bambino; inoltre si chiede una descrizione della

relazione con il figlio in termini di momenti piacevoli e di difficoltà, di armonia e contrasto. In seguito, i

genitori descrivono se stessi come caregiver, includendo ciò che considerano i propri punti di forza e di

debolezza. Infine, riferiscono le reazioni del bambino alle normali separazioni, ai momenti di crisi e di non

disponibilità del genitore.

I trascritti vengono analizzati lungo 3 dimensioni:

1) la rappresentazione genitoriale della propria esperienza affettiva;

2) la rappresentazione genitoriale dell'esperienza affettiva del bambino;

3) lo stato della mente genitoriale rispetto al bambino.

BRAZELTON NEONATAL BEHAVIORAL ASSESSMENT SCALE

La scala Brazelton di valutazione del comportamento neonatale (NBAS) è stata costruita per essere applicata

a bambini nati dopo una gravidanza di 36-44 settimane fino al compimento di un mese di età e richiede circa

20-30 minuti per la sua somministrazione. Brazelton raccomanda di somministrare la scala più di una volta al

fine di ottenere un profilo del cambiamento dei pattern comportamentali del neonato durante le prime

settimane di vita.

Tale scala è stata ideata per valutare la disponibilità delle risposte del bambino al suo ambiente, e quindi,

indirettamente, l'influenza del bambino sull'ambiente. La scala è infatti concepita come un assessment

interattivo, in cui l'adulto, stimolando i comportamenti e le abilità auto-organizzative del bambino, permette

la valutazione dell'emergente capacità di socializzazione in via di sviluppo. In particolare, la NBAS registra

il modello dinamico dei cambiamenti dello stato di coscienza del neonato durante tutto lo svolgimento

dell'esame e valuta pertanto la capacità del bambino piccolo di modulare gli stati di attivazione, cioè di

restare vigile nelle situazioni di interazione o di tranquillizzarsi in stati di intensa attivazione. La NBAS si

propone quindi di fornire un profilo adattivo del bambino molto piccolo agli stimoli interni ed esterni,

valutando anche le caratteristiche interattive individuali in risposta all'adulto, essenziali per iniziare e

facilitare una relazione significativa con il caregiver.

BAYLEY SCALES OF INFANT DEVELOPMENT

Le BSID e le BSID II sono uno strumento di valutazione dello sviluppo cognitivo e psicomotorio nella prima

infanzia ampiamente usato in ambito clinico e di ricerca. Sono applicabili a bambini da 1 a 42 mesi di età, la

11

somministrazione richiede da 25 a 35 minuti per i bambini di età inferiore a 15 mesi e circa 60 minuti per i

bambini più grandi.

Le BSID includono 3 componenti principali: l'indice di sviluppo mentale, l'indice di sviluppo psicomotorio e

la registrazione del comportamento. Il manuale suggerisce che i genitori siano presenti durante la

somministrazione del test, e gli item possono essere proposti dal genitore stesso, quando l'esaminatore lo

ritenga opportuno. FEEDING SCALE

E' una scala di valutazione delle dinamiche interattive madre-bambino nel contesto dell'alimentazione. La

scala ha l'obiettivo di identificare, nella fascia d'età tra 1 mese e 3 anni, i comportamenti adattivi o

disfunzionali esibiti dal bambino e dalla madre durante l'interazione reciproca nel corso del pasto ed è

formata da 46 item comportamentali, di cui 26 osservati nella madre e 20 osservati nel bambino. La scala

originale è in grado di discriminare 3 tipi fondamentali di patologie alimentari precoci con esordio nella

prima infanzia: disturbo alimentare dell'omeostasi, disturbo alimentare dell'attaccamento, disturbo alimentare

di separazione (anoressia infantile). La Feeding Scale viene applicata a osservazioni videoregistrate, della

durata di 20 minuti, dell'interazione madre-bambino durante l'alimentazione.

Dal momento che, nei primi anni di vita, la relazione tra il caregiver e il bambino si sviluppa soprattutto nel

corso delle cure di accudimento, l'osservazione delle dinamiche interattive alimentari mediante l'uso di un

sistema di codifica dei comportamenti può rivelarsi estremamente utile nel processo di valutazione

diagnostica per ampliare i dati ottenuti dall'anamnesi e dai resoconti dei genitori sulla relazione con i loro

bambini, e contribuire ad identificare precocemente specifici pattern disfunzionali nei modelli diadici della

relazione. STILL FACE PARADIGM

Il paradigma STILL FACE è una procedura strutturata di osservazione dell’interazione bambino-caregiver

durante i primi sei mesi di vita del B, ideate per lo studio della depressione materna. La procedura prevede la

videoregistrazione per alcuni minuti della madre con il B, posizionato in un infant-seat, mentre la madre

resta con il volto immobile e inespressivo cioè simula una condizione depressiva. Inoltre, vengono valutate

contemporaneamente le espressioni facciali e i movimenti corporei della madre e del B. I ricercatori hanno

osservato le strategie difensive attuate dal B in risposta a questa situazione di stress creata

dall’incomunicabilità espressiva del caregiver. I dati osservativi hanno, inoltre, messo in evidenza le

competenze comunicative sviluppate nel B fin dai primi mesi di vita: egli tenta immediatamente di

recuperare l’interazione interrotta con la madre attraverso una comunicazione emotiva. Il B di fronte alla non

comunicazione materna, adotta dei comportamenti difensivi centrati sull’evitamento emotivo del caregiver

(evitamento dello sguardo, condotte auto consolatorie, tentativi di esplorazione su di sé e sull’ambiente). La

depressione materna era stata valutata con il Beck Depression Inventory. Emerse quindi che:

i B di madri non depresse adottavano in misura maggiore strategie comportamentali difensive

dirette a stabilire un’interazione con il caregiver, inoltre i B esprimevano segni di disagio e di

protesta;

i B di madri realmente depresse, manifestavano una bassa reattività allo stress e minor frequenza a

ristabilire un contatto interpersonale.

Questi risultati sono una conferma dell’ipotesi che i pattern disfunzionali e gli affetti depressivi materni

possono essere trasmessi nelle relazioni infantili precoci. 12

STRANGE SITUATION

È la procedura più utilizzata per valutare la qualità delle relazioni di attaccamento bambino-caregiver. Si

basa sul presupposto che i B 12-18 mesi, userebbero le loro figure di attaccamento come base sicura per

l’esplorazione di un nuovo ambiente e per cercare conforto in una situazione di stress. Le circostanze

stressanti della SS comprendono la non familiarità della stanza di laboratorio, l’introduzione di una persona

estranea e due separazioni dal caregiver di 3 minuti ciascuna. La stanza viene ammobiliata con delle sedie e

attrezzata con dei giocattoli. Gli 8 episodi sperimentali sono stati organizzati ordinandoli a partire dalla

situazione meno angosciante a quella più stressante.

Chi partecipa – Durata - Descrizione

Madre

1 Bambino 30 sec L’osservatore introduce la madre ed il bambino nella stanza e poi esce

Osservatore

Madre Il bambino esplora ma la madre non partecipa: se necessario il gioco viene

2 3 min.

Bambino stimolato dopo 2 min.

Madre Nella stanza entra l’estranea. Nel primo minuto l’estranea rimane in silenzio.

3 Bambino 3 min. Nel secondo minuto conversa con la madre. Nel terzo minuto l’estranea

Estranea avvicina il bambino mentre la madre esce dalla stanza in modo non intrusivo.

Bambino 3 min. o Prima separazione. Il comportamento dell’estranea deve adattarsi a quello del

4 Estranea meno bambino.

Prima Riunione. La madre saluta e/o conforta il bambino, poi tenta di

Madre 3 min. o coinvolgerlo nuovamente nel gioco. A quel punto si allontana nuovamente dalla

5 più

Bambino stanza salutando il bambino.

Bambino da 3 min. o

6 Seconda separazione.

meno

solo

Bambino 3 min. o Continuazione della seconda separazione. L’estranea entra ed adegua il proprio

7 Estranea meno comportamento a quello del bambino.

Seconda Riunione. La madre saluta, prende in braccio il bambino e lo conforta,

Madre 3 min. o

8 più poi tenta di coinvolgerlo nuovamente nel gioco.

Bambino

Si sono evidenziati così 3 profili di attaccamento:

A. INSICURI-EVITANTI. Alcuni Bambini non mostrano alcun disagio nel corso della separazione e

ignorano ed evitano il genitore indirizzando l’attenzione sull’ambiente circostante.

B. SICURI. I B ricercano attivamente la vicinanza del genitore e comunicano apertamente i loro

sentimenti di disagio durante la separazione per poi tornare a esplorare l’ambiente al ristabilito

contatto con il caregiver.

C. INSICURO-AMBIVALENTE. I B protestano nel corso della separazione ma mostrano una

combinazione di ricerca della vicinanza e resistenza al contatto durante la riunione, risultando

inconsolabili ed incapaci di giocare ed esplorare l’ambiente.

D. DISORGANIZZATO-DISORIENTATO. Main e Solomon hanno identificato un quarto modello

di relazione bambino-caregiver, caratterizzato da un gruppo eterogeneo di comportamenti cioè con

comportamenti contradditori e inesplicabili da parte dei B che possono mostrare anche indici di

apprensione riguardanti il genitore e una mancanza di orientamento rispetto all’ambiente circostante.

La ricerca ha evidenziato che i bambini con attaccamento D hanno una maggiore probabilità di

sviluppare una problematica clinica in quanto non hanno potuto sviluppare una strategia appropriata

per affrontare lo stress. 13

Si è evidenziato, inoltre, che lo stile di attaccamento del B osservato nella SS è correlato allo stile di

attaccamento del genitore valutato tramite l’Adult Attachment Interview. Sono state riscontrate quindi le

seguenti correlazioni: INFANT AND TODDLER MENTAL STATUS EXAM

L’ITMSE è un sistema di osservazione clinica del B dalla nascita a 5 anni di età ed è stato progettato per

facilitare la comunicazione fra i clinici e per indirizzare la diagnosi attraverso la valutazione delle capacità

del B, delle aree di debolezza, dei fattori protettivi e di rischio inerenti sia al B sia al suo ambiente. L’itmse

focalizza l’attenzione sui comportamenti individuali e interattivi; questa metodologia comprende situazioni

osservative del B a casa e/o scuola quando interagisce con le figure significative. Il modello teorico sotteso è

il modello transazionale dello sviluppo

svi luppo che tiene conto del ruolo facilitante/ostacolante dell’ambiente

presupponendo che vi sia una costante interazione

interazi ne tra le caratteristiche individuali del B e quelle del

caregiver i cui effetti reciproci influenzano lo sviluppo. Poiché non è un test standardizzato,

st

andardizzato, non prevede né

scale di punteggi né un sistema di codifica dei comportamenti. L’ osservazione del B converge su 4 aspetti

del suo funzionamento (sviluppo, emozioni, comportamento, relazioni) all’interno dei quali vengono valutate

le capacità che ci si aspetta possieda il B in una determinata fascia d’età considerando 10 aree che riguardano

le impressioni che l’osservatore ha di un B, le reazioni del B alle situazioni, l’autoregolazione, la motricità, la

parola e il linguaggio, il pensiero, gli affetti e l’umore, il gioco, il livello cognitivo e la relazione.

CHILD BEHAVIOR CHECK LIST

È una procedura d’indagine clinica standardizzata, sviluppata su base empirica e adotta una prospettiva

multipla cioè può fornire un ampio campione dei comportamenti

comportame nti del B altrimenti non rilevabile nei diversi

contesti di vita, e multiassiale

assiale che permette di spaziare su diversi settori dello sviluppo, del funzionamento e

dell’ambiente in cui vive il B. Essa

E è indicata per la fascia di età 2-3

3 anni (CBCL/2-3)

(CBCL/2 e valuta

comportamenti ed emozioni dei B in varie aree del loro funzionamento. I dati di valutazione sono forniti dai

genitori dei B e da altre persone significative; le descrizioni che provengono da valutatori diversi offrono un

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quadro del B nelle varie situazioni e forniscono dati su cui si può registrare un grado di accordo o

disaccordo. Il CBCL/2-3 esplora ampie aree dell’adattamento e del funzionamento quotidiano e sono tradotte

in 99 item. Una seconda parte della Check List è destinata a raccogliere notizie su specifiche condizioni

fisiche del B come malattie, handicap, disabilità. Per la compilazione della check list sono richiesti circa 10

minuti per gli item e altrettanti 10 minuti per le descrizioni richieste. I comportamenti contrassegnati da chi

compila la CBCL/2-3 devono riferirsi a osservazioni avvenute non oltre i due mesi precedenti poiché i B

piccoli sono soggetti a rapidi mutamenti.

Si raccomanda molta prudenza nella formulazione di una diagnosi poiché sebbene alti punteggi sulle singole

scale possano orientare verso una diagnosi di: normalità, al limite o clinica, essi non sono sufficienti per

determinarla. Infatti una valutazione complessiva deve comprendere sia il B che la sua famiglia e derivare

dalla integrazione dei dati multipli a disposizione sui diversi assi esplorati. Il modello psicopatologico sotteso

alla Check List definisce le sindromi come un insieme di manifestazioni che si presentano costantemente

associate e che rivelano gradi di intensità misurabili da un punteggio. Essa può essere usata sia per fini

diagnostici che per fini di ricerca ma anche per stimare l’efficacia di un programma terapeutico e in tal caso

si somministra prima e dopo l’intervento per valutare i cambiamenti nel comportamento del bambino.

Cap. IV “GENITORIALITA’: SITUAZIONI A RISCHIO E PSICOPATOLOGICHE”

Diventare genitori

L’assunzione del ruolo genitoriale non coincide con l’evento della nascita di un B ma è connesso a un lungo

processo di elaborazione delle proprie relazioni affettive primarie. Per entrambi i genitori la nascita di un

figlio rappresenta un evento nuovo e intenso che evoca fantasie consce e inconsce riguardanti la propria

relazione infantile sperimentata con le figure d’attaccamento significative. La nascita di un figlio determina

numerosi cambiamenti psicologici nei due genitori e determina un’alterazione dell’equilibrio di coppia.

Alcune ricerche hanno esplorato il mondo rappresentazionale materno in gravidanza attraverso interviste

semistrutturate nelle quali venivano affrontati temi quali il desiderio di maternità, le emozioni riguardanti sé,

il partner e il bambino interno, le aspettative future, il rapporto con la famiglia d’origine. Si sono potute

cogliere così interessanti differenze tra gruppi diversi di madri: ad es. per alcune prevalevano

rappresentazioni connesse ad un bambino fantasmatico; per altre si collocava accanto a questo una

rappresentazione di un B più reale.

Fattori di rischio connessi alla genitorialità

Le situazioni di rischio nell’ambito della genitorialità fanno riferimento a tutte quelle condizioni in cui la

funzione genitoriale è fortemente disturbata e influisce sulla qualità della relazione genitore-bambino

comportando un alto rischio di psicopatologia nel B rispetto alla popolazione generale. In questa prospettiva,

la famiglia rappresenta il contesto all’interno del quale i fattori protettivi e di rischio interagiscono tra loro e

influenzano lo sviluppo del B. Tra i fattori di rischio più rilevanti troviamo: gravidanza in adolescenza,

conflittualità, separazione, divorzio, tossicodipendenza, psicopatologia, maltrattamento e abuso.

Può essere utile effettuare un confronto, riguardante l’area dei fattori di rischio connessi alla relazione

genitore-bambino, prendono in esame i diversi criteri diagnostici suggeriti dai tre sistemi di classificazione

che attualmente raccolgono il maggior consenso nell’ambito dello studio dei disturbi psichici nell’infanzia:

l’ICD-10, il DSM-IV, la Classificazione diagnostica: 0-3. 15

Nel sistema multi assiale della Classificazione diagnostica: 0-3 vengono collocati sull’Asse II i

disturbi della relazione bambino-genitore. Per ogni categoria vengono prese in considerazione

l’intensità, la frequenza e la durata del disturbo, nonché i seguenti aspetti:

a. Caratteristiche dell’interazione analizzando il comportamento della diade

genitore-bambino;

b. Tono affettivo cioè il tono emozionale che caratterizza la diade;

c. Coinvolgimento psicologico che prende in considerazione il significato che il

genitore attribuisce al comportamento del B.

Qui il focus è la relazione in sé e non vengono considerati altri fattori a carattere psicosociale.

Inoltre, l’Asse II deve essere utilizzato per diagnosticare solo le difficoltà relazionali di una certa

entità e viene anche fornita una scala di valutazione globale della relazione genitore-bambino che

permette di classificare la relazione secondo punteggi che vanno da una relazione “ben adattata” a

una gravemente “disturbata”.

Il DSM-IV colloca nell’asse IV i problemi con il gruppo di supporto primario che comprendono:

morte di un membro della famiglia, problemi di salute in famiglia, rottura della famiglia a causa di

separazione, divorzio, trasferimento da casa, secondo matrimonio di un genitore, abuso sessuale,

iperprotezione genitoriale, trascuratezza verso il B, nascita di un fratellino, disaccordo tra fratelli.

Più completa è l’articolazione delle categorie viste nell’ICD-10, nell’asse V, nel quale le più

significative sono le situazioni psicosociali anomale (I CAT.) nelle quali sono compresi aspetti quali

mancanza di calore nelle relazioni bambino-genitore, disaccordo intrafamliare tra adulti, ostilità nei

confronti del B o assegnazione del ruolo di capro espiatorio, abuso fisico del B o entro il nucleo

familiare, e la quarta categoria “qualità anomale dell’allevamento” che comprende aspetti quali

l’iperprotezione dei genitori, inadeguata supervisione-sorvegliana dei genitori, privazioni della

possibilità di fare esperienze, inappropriata pressione genitoriale.

Sameroff e Chandler hanno proposto il modello transazionale di sviluppo secondo il quale gli esiti

evolutivi sono il risultato dell’azione reciproca tra il B e il contesto nel tempo in cui lo stato dell’uno

influenza lo stato dell’altro in un processo dinamico continuo. Qui l’enfasi è posta su un B attivo che può

determinare effetti specifici sull’ambiente d’appartenenza.

Il genitore prende parte all’interazione con tutto le sue esperienze, paure, ricordi e queste possono

influenzare il suo comportamento con il B. A proposito di ciò, la Fraiberg nel suo lavoro “fantasmi nella

stanza dei bambini”, parla dei fantasmi del passato dei genitori che irrompono nella relazione con il B

innescando un processo patogeno che può avere gravi ripercussioni sullo sviluppo infantile. Ci troviamo

quindi in presenza di proiezioni riguardanti il B che è visto solo in funzione di ciò che rappresenta per il

genitore in quel momento. Questo tuttavia non avviene se il genitore, pur avendo vissuto esperienze dolore,

sarà stato in grado di affrontarle e di elaborarle adeguatamente.

Gravidanza e maternità in età adolescenziale

Le gravidanze in adolescenza rappresentano un fenomeno sociale rilevante negli USA, dove ogni anno

nascono circa 500.000 mila bambini da madri sotto i 20 anni che appartengono ad una classe economica a

basso reddito, frequentemente non sposate, con famiglie problematiche. Questa situazione è un po’ diversa

in Italia dove il fenomeno è più limitato e riguarda anche ragazze di classe sociale a medio reddito che

sposano il loro partner appena si accorgono della gravidanza e che sono quasi sempre accolte dalla famiglia

d’origine che fornisce loro sostegno.

Comprensione psicodinamica

L’esperienza della gravidanza comporta per ogni donna una revisione dei sistemi rappresentativi riguardanti

le relazioni instaurate con le figure genitoriali. Se tale esperienza si colloca in adolescenza, periodo di

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roxx86

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Chianura Pasquale.

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