Che materia stai cercando?

Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, docente: Lecciso, Libro consigliato: Le prime relazioni del bambino di Murray

Riassunto basato sullo studio autonomo del testo consigliato dal docente: Le prime relazioni del bambino di Murray

Comprensione sociale e collaborazione
L'attaccamento
Autocontrollo ed autoregolazione
sviluppo cognitivo
Scarica il file in PDF!

Esame di Psicologia dello sviluppo docente Prof. F. Lecciso

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

probabilmente più interessato ad esplorare l'ambiente, a giocare, e a mettere in pratica le proprie abilità

per cavarsela in modo autonomo.

Segni di attaccamento I genitori cominciano istintivamente a fornire al figlio, fin dalla nascita, il tipo di cure

che favoriscono lo sviluppo dell'attaccamento del bambino nei loro confronti; tuttavia, è solo nella seconda

metà del primo anno di vita che il bambino inizia a mostrare chiaramente intense reazioni emotive che

riflettono l'attaccamento verso determinate persone. A partire da questa età, sembra aumentare nel

bambino la consapevolezza della sua dipendenza dal genitore. Il bambino che in precedenza non sembrava

turbato dall'allontanamento della madre dalla stanza, ora inizia ad agitarsi , come se comprendesse più

chiaramente che questo evento segna la scomparsa di una persona importante per lui. Il disagio dimostrato

è significativo, poiché riflette non una regressione a un comportamento più immaturo, bensì il

raggiungimento di una nuova forma di consapevolezza, che indica come il bambino abbia formato un

legame di attaccamento con una persona specifica. Analogamente, il bambino che in precedenza stava

senza problemi in compagnia di persone sconosciute, ora comincia ad essere più selettivo (Angoscia da

separazione e paura dell'estraneo). Altri chiari segni di attaccamento sono il desiderio del bambino di stare

fisicamente vicino a una persona in particolare e di essere consolato da lei quando prova paura o

turbamento.

Differenze nelle relazioni di attaccamento: i bambini quasi sempre formano legami di attaccamento,

soltanto in condizioni di estrema deprivazione non avviene la formazione di questo legame. La natura delle

relazioni di attaccamento varia a seconda delle diverse figure di attaccamento, soprattutto in base alla

qualità delle cure fornite da esse. È presente una gerarchia di preferenze nel bambino, tra le persone con

cui ha formato un legame di attaccamento, in presenza di parecchie di queste persone generalmente il

bambino ne sceglie una o eventualmente due, per essere confortato quando ha paura o è agitato.

Sicurezza dell'attaccamento L'aspetto dell'attaccamento del bambino che ha più importanza è la cosiddetta

“sicurezza” . Le relazioni di attaccamento sicuro sono caratterizzate da due elementi fondamentali: -il

bambino sviluppa un senso di fiducia nel fatto che il caregiver, è emotivamente disponibile nei suoi

confronti ed è pronto ad intervenire in caso di bisogno. -il bambino con attaccamento sicuro inoltre, ha

fiducia anche nel fatto che il caregiver, lo conforterà e sosterrà in caso di necessità, riuscendo ad alleviare la

sua sofferenza. Il senso di dipendenza del bambino dal genitore non causa di per sé ansia nel piccolo, esso

non sente di dover inibire le manifestazioni di disagio o il suo bisogno di vicinanza. Anzi, quando ha bisogno

di conforto e sostegno, il bambino può fare affidamento sul genitore come “porto sicuro”, esprimendo

liberamente i propri sentimenti di vulnerabilità e ricercando il contatto ravvicinato con lui. I bambini con

attaccamento sicuro, generalmente, si riprendono in poco tempo da forme di disagio e, impiegando il

caregiver come “base sicura” dalla quale partire per esplorare l'ambiente. Il genitore che consola il

bambino quando piange, non rischia di farlo diventare eccessivamente dipendente : anzi, fornisce al figlio la

rassicurazione e il senso di fiducia che gli consentiranno di essere autonomo. Infatti, in presenza di un sano

equilibrio fra attaccamento ed esplorazione nel corso della prima infanzia, i bambini con AS, da un lato

mostrano un aumento dei bisogni di attaccamento quando si sentono vulnerabili, dall'altro, una volta

soddisfatti i bisogni di attaccamento, questi bambini proveranno un forte desiderio di esplorazione ed

autonomia.

Insicurezza dell'attaccamento L'attività di ricerca ha individuato 3 tipi di attaccamento insicuro:

Attaccamento insicuro evitante. I bambino con questo tipo di attaccamento mostrano pochi o nessun

segno di disagio nelle situazioni che dovrebbero invece portare un'intensa attivazione dei bisogni di

attaccamento. I bambini con AIE generalmente ignorano il genitore al suo ritorno ed evitano un contatto

ravvicinato, eventualmente tenendosi occupati con dei giochi, preferendo giocare da soli. Potrebbe

sembrare che questi bambini restino impassibili di fronte all'assenza del genitore, in realtà è stato

dimostrato in studi appositi come la frequenza cardiaca e altre reazioni fisiologiche (produzione del

cortisolo), aumentino in queste situazioni, a indicare che esse costituiscono di fatto uno stress per il

bambino. Il bambino percepisce la difficoltà della situazione, ma sente che cercare sostegno ed il conforto

del genitore non rappresenta una soluzione. Esso non è sicuro di ricevere una risposta di conforto dal

genitore quando sta male e per questo motivo è restio a manifestare i propri bisogni di attaccamento

Attaccamento insicuro ambivalente-resistente I bambini con questo pattern appaiono molto ansiosi

riguardo alla disponibilità del genitore e alla possibilità di vedere soddisfatti i propri bisogni di

attaccamento. Questi bambini controllano attentamente se il genitore è presente, e spesso hanno difficoltà

a giocare ed esplorare l'ambiente. Come i bambini con AS, anche il bambino il bambino con AIA mostra

disagio in situazioni che portano all'attivazione dei bisogni di attaccamento, ma in questi casi il disagio è

estremo. I bambini con questo pattern restano agitati, arrabbiati, nonostante i tentativi del genitore di

consolarli, e non riescono a mettersi a giocare e a esplorare l'ambiente. Questo tipo di reazione viene

considerato insicuro, perché sembra che il bambino sia costantemente sopraffatto dall'ansia riguardo alla

disponibilità del genitore nei suoi confronti.

Attaccamento disorganizzato Nell'attaccamento disorganizzato i bambini o non mostrano una schema di

reazione ben definito o, qualora sia presente uno degli schemi di risposta che contraddistingue gli altri tipi

di attaccamento, tale schema è dominato da un comportamento prevalentemente disorganizzato.

I bambini con questo pattern, generalmente mostrano comportamenti insoliti, spesso contraddittori, che

non appaiono come finalizzati a vedere soddisfatti i propri bisogni di attaccamento. Oppure, possono

compiere dei movimenti stereotipati, senza scopo (dondolarsi avanti e indietro, sbattere la testa o agitare

le mani ripetutamente), oppure è possibile che all'improvviso resti immobile, come paralizzato , o persino

che appaia spaventato , soprattutto in presenza del genitore. Questo tipo di reazione viene considerato

insicuri per l'angoscia e il disorientamento mostrati dal bambino nel manifestare i propri bisogni di

attaccamento.

L'attaccamento sicuro e il ruolo dei genitori

L'importanza di un accudimento sensibile La sensibilità del genitore nei confronti del bambino è uno dei

fattori che maggiormente consente di prevedere la sicurezza dell'attaccamento. Sensibilità significa che il

genitore dimostra disponibilità, accettazione e un coinvolgimento affettuoso e collaborativo nei confronti

del bambino, nonché la capacità di rispondere prontamente ed in modo adeguato ai suoi segnali e bisogni,

la cosiddetta “responsività”. Decifrare i segnali peculiari di ogni bambino e capire come rispondervi,

individuando la strategia migliore per poter fornire un accudimento sensibile, può richiedere una buona

dose di pratica. Tuttavia, nel corso del tempo, man mano che il genitore ed il figlio imparano a conoscersi.

Le situazioni che in precedenza erano apparse difficili da gestire e che richiedevano la massima

concentrazione, possono essere affrontate con una libertà sempre maggiore di esplorare e giocare sui

problemi che si possono incontrare nelle prime settimane di vita del bambino durante l'allattamento.

L'importanza di riflettere sull'esperienza del bambino Studi recenti hanno dimostrato che a essere collegato

al senso di sicurezza del bambino non è soltanto ciò che il genitore fa in termini di comportamenti concreti,

ma anche il suo modo di pensare al bambino ed ai suoi bisogni di attaccamento. In particolare, la capacità

del genitore di riflettere sull'esperienza del figlio e di percepire con precisione le sue emozioni e intenzioni

sembra portare ulteriori benefici al bambino. È anche possibile che i segnali comunicati dal genitore

riguardanti il significato del vissuto del figlio costituiscano un ulteriore aiuto per favorirne un senso di

sicurezza. I vari studi indicano come il bambino possa essere aiutato a gestire le situazioni difficili, non

soltanto attraverso le risposte empatiche che dimostrano la conoscenza delle sue emozioni da parte del

genitore, ma anche grazie alla capacità di quest'ultimo di comprendere e dare un senso all'esperienza del

figlio. Nelle prime settimane e nei primi mesi di vita del bambino, è fondamentale manifestare questo tipo

di comprensione attraverso le espressioni del viso, il tono della voce e il contatto fisico: poi, con lo sviluppo

delle capacità linguistiche, acquisisce maggiore importanza la conversazione sulle esperienze difficili.

Stili di accudimento collegati ai diversi tipi di attaccamento insicuro Anche particolari tipi di accudimento

non sensibile sono apparsi collegati in modo sistematico a diversi tipi di attaccamento insicuro. Un bambino

con attaccamento evitante, ha probabilmente un genitore che non è a suo agio nel contatto fisico

ravvicinato e che ha uno stile di accudimento invadente, sovraccarico di stimoli e caratterizzato da un

controllo eccessivo. Un bambino con attaccamento ambivalente ha invece più probabilmente un genitore

che non fornisce in modo costante un accudimento sensibile o che appare poco coinvolto. I bambini con

attaccamento disorganizzato hanno più probabilità di altri bambini di aver fatto esperienza di un

comportamento genitoriale che li ha spaventati.

Le diverse tipologie di reazioni dei bambini appaiono essere tutte strategie adattive, ossia capaci di favorire

l'adattamento del bambino alla caratteristiche dell'accudimento ricevuto e di aiutarlo a gestire i propri

bisogni di attaccamento in base al comportamento che con il tempo ha imparato ad aspettarsi dal genitore.

Quindi, la strategia di un bambino con attaccamento sicuro è di cercare sostegno, perché il bambino sa che

può aspettarsi di riceverlo, mentre la strategia di un bambino con attaccamento evitante è di cercare di

ridurre al minimo la propria dipendenza dal genitore, la strategia del bambino con attaccamento insicuro

ambivalente è di rendere più evidente la propria dipendenza per massimizzare la probabilità di ricevere

risposte. Il collegamento fra sensibilità genitoriale e sicurezza dell'attaccamento nel figlio è stato rilevato in

3 risultati: -Uno stesso bambino non ha necessariamente lo stesso tipo di attaccamento con tutte le

persone che si prendono cura di lui, e il tipo di relazioni di attaccamento dipende in larga misura dalla

qualità dell'accudimento fornito dall'adulto; -E' possibile prevedere il probabile tipo di attaccamento che il

bambino formerà con il genitore ancor prima che il bambino sia venuto alla luce, sulla base del modo in cui

il genitore considera i bisogni di attaccamento; -Gli interventi volti a migliorare la sensibilità dei genitori

producono un aumento della percentuale di relazioni di attaccamento sicuro dei bambini.

IL RUOLO DELLE CARATTERISTICHE DEL BAMBINO Le prove che indicano un effetto diretto delle

caratteristiche genetiche sull'attaccamento sono scarse. Neppure il temperamento individuale sembra

influenzare in modo diretto il tipo di attaccamento che il bambino svilupperà, questo però potrebbe influire

in maniera più indiretta sulle sue relazioni di attaccamento. In primo luogo, alcuni bambini (con reazioni

forti e agitazione facile) potrebbero subire maggiormente l'influsso dell'ambiente in cui crescono rispetto ai

bambini con un temperamento meno reattivo e più tranquillo. I bambini iper-reattivi, quindi, potrebbero

essere particolarmente a rischio di sviluppare un tipo di attaccamento insicuro in presenza di un

accudimento insensibile. L'aspetto positivo è che questi bambini più reattivi possono trarre maggiore

beneficio, rispetto ad altri bambini, dal miglioramento della sensibilità dell'accudimento che si verifica

quando ai genitore viene fornito un sostegno adeguato. In secondo luogo, il temperamento del bambino

può influire sulla sicurezza dell'attaccamento attraverso l'effetto che ha sui genitori. Per esempio, un

bambino iper-reattivo, che si agita facilmente, assorbe molte energie, e per i genitori potrebbe essere più

difficile fornire con continuità un accudimento sensibile.

Quali fattori condizionano la capacità dei genitori di fornire un accudimento sensibile???

CONDIZIONI DI FONDO La somma di difficoltà di fondo (problemi economici, insufficiente sostegno sociale

ecc), aumenta il rischio che il bambino formi un attaccamento insicuro verso i genitori. È molto più difficile

per un genitore fornire un accudimento sensibile quando è assillato da problemi del genere. Tuttavia,

questa difficoltà di fondo possono esse stesse avere un effetto diretto sull'attaccamento del bambino. Per

esempio, una relazione conflittuale fra i coniugi mina la capacità del genitore di adattare con sensibilità le

proprie cure al figlio, ma può condizionare la sicurezza dell'attaccamento, quando i bambini piccoli

assistono a contrasti fra i genitori.

CARATTERISTICHE DEI GENITORI Tipi di attaccamento dei genitori. Anche le risorse proprie del genitore

influenzano la sua capacità di soddisfare i bisogni di attaccamento del bambino. Particolare importanza

hanno a questo riguardo le relazioni di attaccamento che i genitori stessi hanno avuto nella propria

infanzia, e il significato che queste relazioni continuano ad avere per loro. I genitori con attaccamento

sicuro, hanno più facilità a comprendere le emozioni e i bisogni del bambino, e a immedesimarsi con essi, e

a sua volta il figlio ha più probabilità di stabilire un legame

di attaccamento sicuro nei suoi confronti. I ricercatori definiscono autonomo questo stile di attaccamento

del genitore, per indicare che l'adulto è in grado di pensare alle sue prime relazioni in modo libero e senza

pregiudizi. I genitori con attaccamento insicuro, potrebbero avere molte difficoltà con i compiti di

accudimento. Alcuni di loro hanno imparato a gestire emozioni potenzialmente dolorose escludendo i

ricordi e negando l'importanza della vicinanza emotiva. In presenza di questo stile di attaccamento, definito

distanziante perché si prendono le distanze dall'idea che le relazioni passate possano essere state

importanti per lo sviluppo personale, per il genitore diventa difficile percepire i bisogni del figlio e

accettarli; a sua volta, il bambino avrà maggiori probabilità di formare verso il genitore il tipo di

attaccamento insicuro evitante. Altri genitori con attaccamento insicuro potrebbero essere invece

costantemente preoccupati o arrabbiati per le difficoltà derivanti dalle esperienze di attaccamento avute

nella propria infanzia, questo può indurli a fornire risposte incostanti ai bisogni di attaccamento del

bambino, il figlio, quindi, ha maggiori probabilità di formare con loro relazioni di attaccamento insicuro

ambivalente. Infine, se i genitori hanno dovuto affrontare nella propria infanzia un'esperienza traumatica o

di perdita che non sono riusciti ad elaborare e superare, oppure se sono sopraffatti dalle difficoltà presenti

nella loro vita attuale, è possibile che tutte le loro energie siano assorbite da questi problemi. Questo può

portarli a volte, ad ignorare completamente il bambino e persino perdere il controllo delle proprie azioni,

reazioni che possono spaventare il bambino, portando allo sviluppo di un attaccamento insicuro

disorganizzato.

Adattamento generale dei genitori: anche la personalità, la salute mentale e il benessere generale dei

genitori possono influire sulle loro capacità di prendersi cura del bambino. Per esempio, quando genitori

con un buon livello di adattamento e/o con bassi livelli di stress. I figli hanno maggiori probabilità di avere

un attaccamento sicuro. Se invece, i genitori sono molto ansiosi o eventualmente depressi, può essere più

difficile per loro fornire un accudimento sensibile, e la percentuale di attaccamento sicuro dei figli nei loro

confronti è di conseguenza più bassa.

Attaccamento nella prima infanzia e successive relazioni sociali I tipi di interazioni riguardanti

l'attaccamento divengono per il bambino a mano a mano un modello per il modo di considerare se stesso e

le proprie relazioni in generale a livello emotivo e razionale. Per esempio, bambini abituati a ricevere un

accudimento amorevole svilupperanno un modello di se stessi come persone degne di amore. Un modello

di questo tipo a sua volta influisce sul modo in cui il bambino interpreta il comportamento degli altri

nonché le sue aspettative riguardo alle reazioni altrui nei suoi confronti. Il rapporto fra la natura

dell'attaccamento col genitore e la successiva percezione che il bambino ha di se stesso e degli altri viene

spesso evidenziato attraverso situazioni di gioco con bambole, disegni o narrazioni di storie (SAT). I bambini

che nella prima infanzia hanno sviluppato un attaccamento sicuro tendono a mostrare i genitori come

sensibili e a suggerire soluzioni positive ai problemi, inoltre questi bambini dimostrano una migliore

comprensione delle emozioni degli altri. È importante notare come i rapporti di attaccamento sicuro nella

prima infanzia e la buona comprensione sociale del bambino negli anni successivi vengano favoriti dal fatto

che generalmente il genitore continua a fornire un accudimento sensibile e, soprattutto con l'acquisizione

delle abilità linguistiche del bambino, parla apertamente al figlio delle emozioni e delle ragioni alla base

delle azioni altrui. Vi sono collegamenti fra l'attaccamento nella prima infanzia e la qualità dei rapporti che

vengono a formarsi negli anni successivi, come nell'infanzia e nell'adolescenza, i bambini con attaccamento

sicuro tendono ad intrecciare relazioni positive e armoniose con gli amici e sentono di ricevere maggiore

sostegno nelle relazioni strette rispetto ai bambini con attaccamento insicuro.

Attaccamento nella prima infanzia e successivi problemi comportamentali Un ulteriore aspetto da

considerare è il rapporto fra tipo di attaccamento e comparsa di problemi comportamentali nella tarda

infanzia. Da vari studi è emerso chiaramente come la probabilità di avere problemi comportamentali sia

effettivamente minore in coloro che nella prima infanzia hanno avuto un tipo di attaccamento sicuro,

rispetto a bambini con attaccamento insicuro. Per i tipi di problemi definiti di “esteriorizzazione”, come

comportamenti aggressivi, il collegamento con l'insicurezza nella prima infanzia è risultato particolarmente

pronunciato per i bambini che da piccoli avevano un attaccamento disorganizzato e, inoltre, è risultato più

forte nei maschi rispetto alle femmine. Sebbene questo collegamento sia stato rilevato in tutte le classi

sociali, è apparso particolarmente forte per i bambini che vivono in condizioni di grande privazione. Per i

problemi cosiddetti di “interiorizzazione” , come l'ansia o il ritiro sociale, pur essendo comunque evidente

un effetto statisticamente significativo dell'attaccamento insicuro, l'influsso non è apparso altrettanto

marcato come per i problemi di esteriorizzazione, in questo caso comunque, a presentare un rischio più

alto è stato lo stile di attaccamento evitante.

L'influsso delle condizioni e dell'accudimento attuali E' importante tenere a mente che la qualità

dell'accudimento è generalmente costante, ma, se le condizioni cambiano, e di conseguenza anche la

sensibilità dei genitori si modifica, il collegamento fra l'attaccamento nella prima infanzia e i problemi

comportamentali negli anni successivi si indebolisce. Da uno studio è emerso, per esempio, che i bambini

con attaccamento insicuro avevano minori problemi comportamentali se successivamente ricevevano un

accudimento sensibile. Analogamente, se i genitori dei bambini con attaccamento sicuro si trovavano

successivamente ad affrontare delle difficoltà nella propria vita e non riuscivano a mantenere un

accudimento sensibile, il rischio dei figli di avere problemi comportamentali aumentava. Pur essendoci un

certo grado di flessibilità nel percorso di sviluppo del bambino nei primi anni di vita, con il passare del

tempo si riducono le possibilità di cambiamento.

UN AIUTO PER I GENITORI In considerazione del fatto che le relazioni di attaccamento hanno un ruolo tanto

fondamentale nello sviluppo del bambino, è diventata una priorità aiutare i genitori a fornire un tipo di

accudimento capace di favorire un tipo di attaccamento sicuro. Negli ultimi tempi gli interventi sono stati

finalizzati maggiormente per aiutare i genitori a riflettere sull'esperienza del proprio figlio. Ciò comporta

favorire nei genitori una riflessione sui sentimenti e le opinioni che hanno oggi in riferimento

all'accudimento che essi stessi hanno ricevuto. Un altro approccio terapeutico chiamato video feedback,

prevede l'impiego di videoregistrazioni delle interazioni del genitore con il proprio figlio e la loro visione

insieme al genitore. I genitori hanno il tempo di osservare le reazioni del figlio e di vedere le cose in modo

nuovo dal punto di vista del bambino. Il video feedback è utile non soltanto per riflettere su esperienze e

comportamenti difficili da affrontare, ma anche per aiutare i genitori a diventare maggiormente

consapevoli degli affettuosi segnali di attaccamento che i bambini mostrano nei loro confronti. A seconda

dei casi, funzionano approcci diversi, si considera la diversità di circostanze che un genitore può trovarsi ad

affrontare e la varietà di situazioni sociali e storie personali. Anche le caratteristiche del bambino, per

esempio il temperamento, sembrano influenzare l'efficacia degli interventi; a questo riguardo,

particolarmente utile è risultato essere il sostegno fornito ai genitori dei bambini iper-attivi ossia che

reagiscono agli stimoli con emozioni intense. In generale, le famiglie che vivono in condizioni ad alto rischio

potrebbero aver bisogno di un sostegno ad ampio spettro e a lungo termine, mentre quelle con problemi di

fondo di più lieve entità potrebbero trarre beneficio già con programmi meno intensivi e più brevi.

CURE NON GENITORIALI IN TENERA ETA': la frequenza di una struttura per la prima infanzia ed i suoi effetti

Sono stati realizzati studi sull'accudimento non genitoriale nei primi mesi e anni di vita del bambino. Da uno

degli studi più ampi condotti a questo riguardo, è emerso che l'effetto complessivo delle cure non

genitoriali è trascurabile. Ciononostante, è apparso chiaramente quanto sia importante la natura delle cure.

In particolare fra tutte le diverse tipologie di accudimento non genitoriale esaminate- nonni, parenti o

baby-sitter che si recano a casa dei bambini o che operano al proprio domicilio, e strutture per la prima

infanzia- soltanto per quest'ultima categoria sono emersi rapporti con lo sviluppo del bambino. A tal

proposito, è emersa l'importanza della qualità nelle strutture per la prima infanzia. Un basso numero di

bambini per insegnante, una adeguata formazione professionale e stipendi più elevati sono fattori che

contribuiscono ad alazare il morale del personale ed accrescere il senso di professionalità. Queste

caratteristiche sono, a loro volta, sono associate a un accudimento sensibile ai bisogni sociali, emotivi e

cognitivi del bambino.

L'adattamento al nido Quando i genitori decidono di iscrivere il proprio figlio a una struttura per la prima

infanzia, provano una complessa gamma di sentimenti e preoccupazioni, ad esempio, potrebbero temere le

separazioni quotidiane, preoccuparsi che il figlio abbia difficoltà ad adattarsi al nido. Ma i genitori

potrebbero anche temere che il rapporto con il figlio possa soffrirne. Nonostante questi timori, si può fare

molto per sostenere il bambino in questa esperienza e per mantenere un buon rapporto bambino-genitori.

Sebbene siano stati rilevati degli effetti della frequenza di una struttura per la prima infanzia sullo sviluppo

del bambino, questi effetti, legati soprattutto alla qualità del servizio offerto, siano apparsi in generale

relativamente limitati: molto più importanti sono gli effetti delle condizioni familiari di fondo e delle

relazioni dei genitori con il figlio.

Sostenere il bambino al nido: l'inserimento Il nido è senza dubbio un'esperienza stressante per il bambino,

è normale che questi piangano nel vedere il genitore andare via e che mostrino un certo grado di

irrequietezza per alcune settimane dopo l'ingresso al nido. Ciò avviene in particolare per i bambini che

iniziano ad andare al nido intorno ai 12-18 mesi, in cui sono più esplicitamente consapevoli della

separazione. I sentimenti di disagio possono ricomparire nei momenti in cui è più probabile che il bambino

si senta vulnerabile. All'inizio della frequenza del nido, si verifica nei bambini un innalzamento dell'ormone

dello stress, cortisolo. È interessante notare come questo avvenga con la stessa frequenza nei bambini con

attaccamento sicuro e in quelli con attaccamento insicuro. E importante che i genitori siano in grado di

sostenere il bambino nel passaggio al nido; infatti, se riusciranno a trovare del tempo da dedicare

all'inserimento del figlio, a rimanere con lui affinché si familiarizzi con l'ambiente in maniera graduale ne in

base al livello di adattamento, probabilmente il disagio potrà essere ridotto. In presenza di un

attaccamento sicuro fra madre e figlio e della capacità dei genitori di inserire gradualmente e con sensibilità

il bambino al nido,è stato notato che non si verifica l'innalzamento del cortisolo, solitamente associato

all'ingresso al nido. Quando i genitori hanno la possibilità di sostenere il figlio e possono stare certi che si è

ambientato, è meno probabile che provino sentimenti conflittuali e di ansia per il fatto di lasciarli al nido.

Ciò, a sua volta contribuisce a mantenere una relazione di attaccamento sicuro. Attaccamento al nido:il

sostegno della famiglia. - I genitori che portano il figlio al nido mostrano un particolare impegno per stare

più vicini al bambino quando è a casa. Da alcuni studi è emerso che in generale le madri che lavorano fuori

casa mostrano nei confronti del figlio un coinvolgimento più intenso e sensibile, rispetto alle madri che

stanno a casa. Se durante il giorno, non è presente un adeguato sostegno, il bambino avrà particolare

bisogno dell'aiuto dei genitori per gestire queste emozioni difficili. Quando però, si è costretti a lasciare il

figlio per troppe ore al nido diventa difficile riuscire a rispondere con sensibilità ai suoi bisogni. E'

fondamentale che le istituzioni politiche promuovano un buon livello qualitativo dei servizi per la prima

infanzia e allo stesso tempo agevolino i genitori alla cura del figlio, prevedendo orari ridotti e più flessibili.

Le relazioni dei bambini con gli educatori al nido Al nido il bambino formerà relazioni significative con altre

persone adulte che si prendono cura di lui. I genitori spesso temono che questi nuovi legami possano

diventare più importanti di quelli che hanno con loro, in realtà in un attaccamento sicuro con i genitori

questo non accade. Parecchi bambini dimostrano come i genitori generalmente rimangano le principali

figure di attaccamento, tanto che in presenza sia del genitore che dell'educatore, la maggior parte dei

bambini preferirà stare vicino al genitore e interagire con lui. I bambini formano legami di attaccamento

con gli educatori, anche nel caso del nido è più probabile che il bambino formi una relazione di

attaccamento sicuro se l'insegnante è disponibile con continuità, capace di mostrare un elevato

coinvolgimento nei confronti del bambino e di rispondere con sensibilità ai suoi bisogni. In presenza di

queste condizioni, il bambino mostrerà tutti i segni di sicurezza dell'attaccamento che abitualmente si

rilevano nelle relazioni di attaccamento fra genitore e figlio. La funzione di conforto dell'insegnante sarà

maggiore al momento dell'inserimento al nido, successivamente questi insegnanti passano a concentrarsi

sul gioco: offrono maggiore sostegno all'esplorazione e allo sviluppo delle relazioni con gli altri bambini.

Le relazione fra i bambini Una delle ragioni principali che inducono i genitori a iscrivere il proprio figlio al

nido è quella di favorire la conoscenza di altri bambini e promuovere le relazioni con loro. I gruppi di

bambini possono costituire un ambiente sicuro in cui scoprire la collaborazione sociale e avere stimolanti

occasioni di gioco. Gruppi di questo tipo consentono ai bambini piccoli di conoscere e gestire con sicurezza

una gamma di emozioni, e di sperimentare diverse strategie di scambio sociale. È possibile vedere

all'interno del nido comportamenti empatici che denotano una consapevolezza sociale (atti di gentilezza,

aiuto). Persino le normali situazioni conflittuali fra bambini piccoli possono essere occasioni utili per far

capire al bambino in una certa misura la differenza fra il proprio punto di vista e quello degli altri bambini.

L'ambiente familiare può esercitare un influsso notevole sul comportamento sociale del bambino al nido.

Se le interazioni con la madre sono contraddistinte da sensibilità, il bambino, dimostrerà un buon livello di

competenza sociale nell'interagire con altri bambini. Al contrario, bambini provenienti da ambienti familiari

difficili sono più inclini a reagire con rabbia. Anche il modo di reagire tipico di ciascun bambino influisce con

le relazioni con gli altri bambini nel nido. Per esempio, i bambini timidi potrebbero incontrare difficoltà a

interagire con gli altri. Il personale del nido avrà maggiori possibilità di comprendere i bisogni di un

bambino se conoscerà il suo temperamento, le sue particolari vulnerabilità e le caratteristiche del suo

ambiente familiare.

Effetti della frequenza al nido sullo sviluppo del bambino E' essenziale tenere a mente che il livello

qualitativo del servizio per l'infanzia e l'entità del ricorso a questo tipo di servizio da parte dei genitori

dipendono probabilmente in misura rilevante da fattori come il grado di istruzione e il reddito dei familiari.

Se non si tiene conto di questi fattori, qualsiasi rapporto individuato fra le caratteristiche del servizio per

l'infanzia e lo sviluppo del bambino potrebbe essere fuorviante, poiché gli effetti osservati potrebbero in

realtà essere riconducibili alle condizioni familiari e non direttamente causati dalla struttura. Gli ambiti di

sviluppo che si dimostrano essere influenzati direttamente dalla famiglia, dal tipo di cure ed educazione

sono i problemi comportamentali, competenza sociale e lo sviluppo cognitivo e linguistico, seppur vi è un

influsso minore da parte delle strutture per l'infanzia. Possiamo dire che gli effetti generali della frequenza

di un servizio per la prima infanzia sullo sviluppo del bambino sono limitati, variano in base alle condizioni

familiari, soprattutto quando la famiglia è sotto pressione. Infatti, quando i genitori sono in condizioni di

stress, la frequenza di un buon servizio può portare benefici per lo sviluppo, riducendo il rischio di problemi

comportamentali. Appare quindi, davvero importante che le legislazioni governative assicurino un servizio

di alta qualità, accessibile ai genitori, i quali dovrebbero essere messi in condizione di poter lavorare e di

fare ricorso a una struttura che risponda alle esigenze del figlio.

L'ATTACCAMENTO VERSO GLI OGGETTI I bambini possono manifestare chiari segni di attaccamento anche

verso gli oggetti. Questo tipo di attaccamento generalmente ha inizio verso la fine del primo anno. Gli

oggetti più comuni sono peluche, una copertina ecc.. il bambino e il genitore spesso danno un nome

particolare a questi oggetti, e questi nomi continuano ad essere usati anche molto tempo dopo che il

bambino ha imparato a parlare. Questi oggetti vengono definiti “oggetti transizionali” o “oggetto del

cuore”, e sia l'oggetto in se stesso e sia le sue particolari caratteristiche possono diventare estremamente

importanti per il bambino . Se l'oggetto va perso, è facile che il bambino si disperi. È possibile che provi

disagio anche quando l'oggetto presenta cambiamenti. L'oggetto può essere usato come strumento di

conforto nei momenti di disagio, l'avere con sé questo oggetto in un luogo non familiare accresce la

disponibilità del bambino ad esplorare il nuovo ambiente e giocare. Da alcuni studi è emerso come, in

condizioni di lieve stress, la presenza del genitore e dell'oggetto speciale abbiamo le stesse probabilità di

calmare il bambino. Secondo alcuni, questi oggetti sarebbero surrogati di cure insufficienti, mentre altri

ritengono che vengano impiegati dai bambini che hanno ricevuto un buon accudimento e che si sentono

sufficientemente sicuri per iniziare a separarsi dal genitore. Sembra effettivamente che alcune modalità di

cura e educazione dei figli influenzino la probabilità che si sviluppi un attaccamento verso un particolare

oggetto. La diffusione degli oggetti del cuore può variare in base alle diverse culture o a seconda degli stili

educativi. Lo sviluppo di un legame di attaccamento nei confronti di un particolare oggetto può essere un

modo utile per il bambino di adattarsi a uno stile educativo che incoraggia la sua autonomia, in particolare

durante il sonno. AUTOREGOLAZIONE E AUTOCONTROLLO

Lo sviluppo di un adeguato livello di autoregolazione è fondamentale per creare le basi di un'ampia varietà

di funzioni. La capacità di autoregolazione aiuta il bambino a impegnarsi adeguatamente in qualsiasi attività

debba svolgere, sociale o cognitiva che sia, e a adattarsi positivamente a nuove situazioni. Utili

particolarmente per contenere e ridurre il comportamento aggressivo e aumentare la collaborazione

sociale.

Elementi fondamentali della capacità di regolazione dei bambini piccoli Fin dalla nascita, i bambini vivono e

gestiscono gli eventi in modo diverso l'uno dall'altro. Un aspetto fondamentale è il grado di reattività.

Alcuni bambini hanno una soglia molto bassa di reazione, tale per cui reagiscono rapidamente e

intensamente anche a stimoli di lieve entità, mentre molti bambini sono molto meno reattivi. Un secondo

elemento è la capacità di gestire le proprie esperienze, anche in questo caso, alcuni bambini riescono a

farlo con molta facilità rispetto ad altri. Le ragioni di queste differenze di reattività e nelle capacità di

regolazione, comprendono fattoria sia genetici sia prenatali (una eccessiva assunzione di alcool o livelli

elevati di stress della madre durante la gravidanza). Questi aspetti esercitano un notevole influsso

sull'esperienza dei genitori, e il loro modo di reagire al particolare tipo di comportamento del figlio ha, a

sua volta, un ruolo fondamentale nell'indirizzare il futuro sviluppo delle capacità di autoregolazione del

bambino.

Il sostegno dei genitori: L'accudimento nelle prime fasi di vita Tutti i bambini alla nascita sono

completamente dipendenti dalle persone che si prendono cura di loro. Nelle prime settimane, il bisogno si

manifesta in relazione alla fame oppure in presenza di cambiamenti significativi nel maneggiare il bambino,

o ancora nell'affrontare esperienze spiacevoli come la vaccinazione. In genere i genitori riescono ad aiutare

il figlio a ritrovare la calma e lo fanno occupandosi dei suoi bisogni fisici, modificando o riducendo la

stimolazione che causa il problema o fornendo un contatto ravvicinato capace di confortare il piccolo.

Anche le interazioni faccia a faccia possono offrire ai genitori numerose opportunità per sostenere lo

sviluppo delle capacità di autoregolazione del figlio.

Interazioni faccia a faccia L'esperimento del volto immobile: un esperimento classico, denominato STILL

FACE ossia volto immobile o inespressivo, mostra con grande immediatezza il grande influsso che il

comportamento del genitore può avare sul bambino durante le interazioni faccia a faccia. Ma questo

esperimento dimostra anche come i bambini dispongano, sin dalle prime settimane di vita, di una gamma di

strategie per riuscire ad affrontare problemi sociali di lieve entità. Nell'esperimento, dopo una fase di

normale interazione faccia a faccia, il genitore smette bruscamente di reagire e per circa 2 minuti resta con

il volto immobile inespressivo, pur continuando a guardare il figlio; al termine riprende il normale contatto

visivo. Sebbene vi siano delle differenze fra i bambini, in generale quando il genitore si comporta in questo

modo, il bambino se ne accorge subito e cerca ben presto di affrontare il problema. Spesso il bambino

sembra all'inizio di influenzare il genitore, poi manifesta segni di protesta. Se questi tentativi di riprendere

l'interazione con il genitore non hanno successo, alcuni bambini potrebbero mettersi a piangere oppure

chiudersi in se stessi. Altri bambini, invece, sembrano riuscire ad affrontare bene questa strana situazione e

le difficili emozioni che provoca, potrebbero mettere in atto qualche strategia per calmarsi, per esempio

succhiandosi la mano o toccandosi il viso. Durante questo esperimento sono state rilevate reazioni

fisiologiche che indicano uno stato di maggiore attivazione generale dell'organismo(cosiddetto “arousal”),

per esempio variazioni nella frequenza cardiaca e respiratoria, aumento del cortisolo. Infine, quando il

genitore riprende il contatto normale, i bambini in genere impiegano un po' di tempo prima di tornare

all'abituale comportamento sociale e potrebbero continuare a mostrare gli adattamenti finalizzati

all'autoregolazione prima di tranquillizzarsi completamente.

Le normali interazioni faccia a faccia: persino le normali interazioni faccia a faccia mettono all prova le

capacità di regolazione dei bambini. Quando le difficoltà sono di lieve entità e sono gestite bene, possono

costruire un'occasione utile per acquisire esperienza nel riprendersi da momenti complicati. Le situazioni

problematiche possono essere di varia natura: molto spesso le “incomprensioni” o la “mancata

sintonizzazione”(dissintonia) scaturiscono un comportamento del genitore, quando per esempio, il suo

entusiasmo è troppo intenso per poter essere gestito in quel momento dal bambino. Episodi come questi

possono costruire anche occasioni importanti per i genitori per comunicare la particolare valenza sociale

che attribuiscono al comportamento del bambino. Altre situazioni che possono mettere a rischio lo stato di

regolazione del bambino possono verificarsi con interruzioni come starnuti o il singhiozzo, eventi inattesi

come un forte rumore. Nel complesso, con un bambino molto piccolo, è il genitore ad assumersi il compito

di gestire la maggior parte di queste difficoltà (attraverso espressioni facciali, tono di voce, manifestando

comprensione). In altri casi, potrebbe essere adeguato un tipo diverso di sostegno attivo, per esempio

quando il genitore aiuta il bambino ad affrontare un'esperienza nuova, come l'arrivo di un estraneo. In

questo caso, il genitore potrebbe offrire il proprio sostegno manifestando sentimenti positivi al bambino e

incoraggiandolo con entusiasmo a interagire con l'estraneo. Se però il bambino sembra riuscire in modo

autonomo un momento difficile, la cosa migliore per sostenere lo sviluppo delle sue capacità di

regolazione, è limitare le proprie azioni. Una sensibilità genitoriale di questo tipo nelle prime interazioni

sociali sembra essere importante per aiutare il bambino a sviluppare buone abilità di autoregolazione. Il

sostegno dei genitori durante le normali interazioni faccia a faccia fanno sì che il bambino reagisca meglio a

situazioni come quella dell'esperimento del volto immobile. Altri benefici di un sostegno sensibile

emergono nel lungo periodo, tanto che un buon livello di regolazione del comportamento nelle interazioni

sociali nei primi mesi di vita consente di prevedere una migliore capacità di regolazione emotiva e

comportamentale nelle fasi successive della prima infanzia e una minore frequenza di comportmenti

problematici nei primi anni di scuola.

Il gioco fisico : Dopo i primissimi mesi, il gioco fra genitore e figlio prende una nuova direzione. Oltre ai

cambiamenti che favoriscono lo sviluppo cognitivo e la comprensione sociale del bambino e che

riguardano, per esempio la manipolazione dei giocattoli o la creazione di routine di gioco, il gioco diventa

più movimentato dal punto di vista fisico. In questi momenti è probabile, che il livello di eccitazione dei

bambini sia intenso, ed è per questo che divertirsi senza lasciarsi sopraffare dalle emozioni può servire ad

allenare le capacità di regolazione del bambino, potrebbe accadere che il piccolo abbia bisogno di

distogliere lo sguardo e di prendersi una pausa dal gioco per ridurre l'intensità delle emozioni e dello stato

di eccitazione. Per quanto riguarda il genitore, il momento e l'intensità della sua interazione dovranno

adattarsi allo stato del bambino per impedire che il piccolo si senta sopraffatto, a tal fine, il genitore dovrà

osservare con attenzione l'espressione del bambino. Pur essendo essenzialmente giochi fisici, genitore e

bambino si scambiano sguardi ed espressioni per gestire insieme le diverse fasi del gioco.

Giochi movimentati e turbolenti Più tardi, fra i 18 mesi e i due anni, si verifica un normale aumento di

comportamenti aggressivi, i giochi fisici diventano più complessi e turbolenti. L'attività ludica è

caratterizzata di frequente da episodi in cui si gioca alla lotta o si finge di spaventare l'altro giocatore,

accompagnati da inseguimenti e spinte, in cui il bambino esercitare e gestire emozioni estreme,

potenzialmente difficili. Due caratteristiche di questo gioco sono essenziali: il fatto che il gioco avvenfa nel

contesto di una relazione stretta fa sì che il bambino non voglia lasciarsi andare ad azioni che facciano

davvero male e che potrebbero essere controproducenti, il bambino impara i limiti di un comportamento

accettabile. In secondo luogo, sebbene i padri sollecitino a prendere i rischi e imparare a conoscere i propri

limiti a livello emotivo, concedono loro brevi momenti di predominio, per impedire che le emozioni vadano

fuori controllo sarebbe opportuno che il padre non consenta al figlio di essere eccessivamente

predominante.

Lo sviluppo dell'autocontrollo intenzionale La capacità del bambino di inibire le emozioni intense e i

comportamenti aggressivi si sviluppa a partire dalla seconda metà del primo anno di vita: si tratta della

capacità di autocontrollo intenzionale, ossia richiede uno sforzo attivo. L'autocontrollo che richiede uno

sforzo attivo è la capacità di neutralizzare intenzionalmente reazioni istintive e impulsive per adottare

comportamenti che nell'immediato sono meno gratificanti. Per esempio, il bambino deve compiere uno

sforzo attivo sia nelle situazioni in cui vi è un divieto, sia nelle situazioni in cui gli viene chiesto di fare

qualcosa. La comparsa della capacità di regolare deliberatamente il comportamento e le emozioni coincide

con lo sviluppo della corteccia prefrontale, la regione del cervello responsabile dell'attività decisionale e di

pianificazione, ossia di funzioni esecutive , in cui è fondamentale essere in grado di prestare attenzione in

maniera selettiva a un compito. Si tratta di un tipo di controllo più consapevole o “cognitivo”. Tuttavia,

molto prima è possibile osservare le basi delle più sofisticate funzioni esecutive nella capacità del bambino

di regolare l'attenzione. Oltre alla valutazione della capacità di regolare il comportamento o di obbedire a

divieti e richieste, un altro aspetto è la natura della risposta del bambino, in particolare la distinzione fra

l'obbedienza collaborativa, basata sull'impegno, in cui il bambino accetta di soddisfare le richieste con

disponibilità ed entusiasmo e l'obbedienza situazionale, in cui il bambino obbedisce ma in maniera

meccanica, senza una reale convinzione o motivazione positiva. Soltanto l'obbedienza basata sull'impegno

è associata al fondamentale passo successivo di interiorizzazione delle regole di comportamento, inoltre è

l'obbedienza basata sull'impegno ad essere collegata a un buon livello di adattamento comportamentale

nelle fasi successive dell'infanzia. hanno particolare importanza, oltre alle differenze innate del

temperamento, anche la qualità del sostegno ricevuto dal bambino e lo sviluppo delle sue capacità di

comprensione sociale.

COME I GENITORI POSSONO FAVORIRE LO SVILUPPO DELL'AUTOCONTROLLO INTENZIONALE DEL BAMBINO

Sostenere l'attenzione focalizzata e la capacità di prevedere gli eventi nei primi mesi di vita Le interazioni

sociali positive e caratterizzate dalla sintonia verso il comportamento del bambino, contribuiscono ad

attirare la sua attenzione e mantenerla. A sua volta, la capacità di mantenere l'attenzione su un solo

oggetto o compito è importante per lo sviluppo dell'autocontrollo. È particolarmente utile seguire i segnali

del bambino e modulare il nostro tono di voce quando gli parliamo, impiegando un'intonazione che mostri

interesse ed entusiasmo, oppure usando una schema di “variazione sul tema”, in cui si ripetono delle

espressioni con lievi variazioni in base al coinvolgimento del bambino. Quando il bambino diventa capace

di maneggiare gli oggetti, possiamo aiutare il bambino a mantenere l'attenzione non solo con espressioni

facciali e vocali di interesse, ma anche fornendo un sostegno pratico nell'attività. Un altro elemento che

consente di prevedere la successiva capacità di controllo intenzionale e attivo è la capacità di notare

sequenze di eventi e di prevedere quello che accadrà; anche questo aspetto è favorito dalle interazioni. Se

l'ambiente del bambino è caratterizzato da regolarità e prevedibilità, la familiarità con ciascun passo di

queste routine può aiutarlo ad acquisire un senso di controllo.

Regolazione delle reazioni attraverso la consapevolezza sociale e la ricerca di un “riferimento sociale” A

partire all'incirca da 10 mesi, i bambini acquisiscono una consapevolezza più esplicita delle relazioni degli

altri e iniziano a servirsi di questa consapevolezza più evoluta in modo intenzionale come guida per il

proprio comportamento. In bambini in questa età fanno riferimento al genitore, controllando la sua

reazione prima di agire. Questo tipo di comportamento viene definito “social referencing”, ossia ricerca di

un riferimento o riscontro sociale (esperimento del precipizio visivo). I bambini impiegano attivamente le

reazioni emotive degli altri come guida per il loro modo comportarsi con le altre persone, è stato

evidenziato che la reazione del bambino di fronte ad un adulto sconosciuto ma cordiale sia fortemente

influenzata dal comportamento della madre.

Tuttavia, in situazioni più estreme, gli sguardi che il bambino rivolge al genitore spesso hanno la funzione di

tentativi non solo di acquisire informazioni, ma di suscitare un intervento più diretto. Questi sguardi intensi

indicano come il bambino sia consapevole dei propri limiti, e possono essere strategie efficaci per sfruttare

il sostegno del genitore al fine di regolare situazioni ed emozioni difficili.

Incoraggiare il gioco con gli altri e la collaborazione all'insegna del divertimento La capacità di

autoregolazione e quella di collaborare con gli altri, sono in stretta correlazione con la qualità generale

delle interazioni del bambino con i genitori. Fra i 9 e 10 mesi, il bambino non solo si serve delle reazioni

degli altri come guida per il proprio comportamento, ma inizia anche a mostrare una consapevolezza più

esplicita delle azioni e intenzioni delle altre persone, e generalmente è entusiasta di partecipare a

qualunque attività condividendo esperienze. Quando il genitore riesce a coinvolgere affettuosamente il

figlio in un'attività comune, è molto probabile che il bambino diventi collaborativo e mostri in generale

l'obbedienza basata sull'impegno. A tal fine si possono affidare al bambino piccoli lavoretti alla sua portata

e ringraziandolo per il suo aiuto. Quando il bambino si ritrova a fare qualcosa che preferirebbe non fare, il

calore e la flessibilità del genitore, uniti all'umorismo. Possono essere d'aiuto per ribaltare una situazione

difficile e fare leva sulla naturale inclinazione del bambino a collaborare.

Ragionare e conversare man mano che il bambino impara a comprendere il linguaggio, il genitore riesce

sempre di più ad aiutarlo e regolare il proprio comportamento e le proprie emozioni attraverso il dialogo. In

particolare spiegando perché certi comportamenti siano desiderabili o inaccettabili e parlando delle

emozioni che si provano in situazioni difficili. Questo tipo di conversazione può avvenire con molta facilità

quando il bambino e il genitore riflettono insieme sulle emozioni e le motivazioni dei personaggi delle

favole, anche conversazioni in cui si parla in generale delle emozioni e delle ragioni alla base dei

comportamenti favoriscono nei bambini lo sviluppo di una comprensione più profonda dell'esperienza

altrui e la propensione a tener conto dei sentimenti degli altri durante il gioco. Inoltre queste conversazioni

sono importanti per la trasmissione di valori della famiglia e della comunità. Con i bambini ai primi anni di

vita in grado di comprendere il linguaggio può essere utile impiegare il ragionamento a scopo preventivo,

ossia prima di chiedere al bambino qualcosa che potrebbe essere restio a fare: in tal modo, si riduce la

possibilità che la richiesta susciti una sorta di sfida o conflitto.

L'AUTOREGOLAZIONE DEL BAMBINO NELL'ADDORMENTAMENTO

Il bambino piccolo ha spesso difficoltà nel gestire il proprio stato e le proprie emozioni durante il sonno. In

genere il bambino fa fatica ad addormentarsi. Le difficoltà di addormentamento nei primissimi mesi di vita

sono assolutamente comuni e non sembrano essere indicatori di problemi successivi. Diverso è il caso di

gravi problemi di sonno che persistono per tutta la prima infanzia: questi problemi sono potenzialmente

importanti perché possono essere associati ad una serie di difficoltà negli anni successivi dell'infanzia, come

problemi comportamentali e intellettivi. Il modo in cui i genitori gestiscono l'addormentamento del figlio

esercita un influsso importante sui suoi ritmi di sonno. Nelle primissime settimane, di solito i bambini si

sono già addormentati prima di essere messi a letto dopo la poppata. Per favorire lo sviluppo di un buon

livello di capacità di autoregolazione riguardanti il sonno esiste una serie di strategie collegate, ciascuna

delle quali è finalizzata ad aiutare il bambino a creare delle associazioni fra esperienza di addormentamento

e condizioni in cui si sente tranquillo. Per creare delle abitudini di addormentamento, è utile mettere a letto

il bambino solo quando inizia a dare segni di stanchezza. Secondo, è utile sviluppare una routine

prestabilita e tranquilla, un rituale che piaccia al bambino. In ultimo, si dovrebbe evitare un coinvolgimento

attivo dei genitori, per esempio allattare il bambino o tenerlo in braccio e cullarlo finché non si

addormenta. Questo perché, se si abitua a essere tenuto in braccio dal

genitore, il bambino avrà bisogno che questa condizione continui a verificarsi per riuscire ad addormentarsi

in futuro. Pertanto, il genitore può essere maggiormente d'aiuto adottando un ruolo di osservazione e poi

di sostegno, quando il bambino dimostra di riuscire ad autoregolarsi da solo. Sebbene i particolari delle

interazioni quotidiane al momento di addormentarsi probabilmente verranno in base allo stato fisico del

bambino, se i genitori riescono a creare dei rituali per gestire il sonno del bambino nei suoi primi 6 mesi di

vita, è improbabile che si manifestino disturbi del sonno. Adottando questi principi prima dell'insorgere di

difficoltà di addormentamento, il bambino probabilmente andrà incontro soltanto a sporadici momenti di

agitazione di breve durata. Se invece i problemi si sono già manifestati, e il bambino deve abbandonare

l'abitudine consolidata di addormentarsi grazie ad un coinvolgimento attivo del genitore, il disagio sarà

maggiore. Pur essendoci metodi efficaci, come per esempio, l'estinzione(la pratica di non rispondere ai

pianti del bambino per far sì che questo comportamento si estingua) o l'estinzione graduale (in cui si

allunga gradualmente il tempo in cui si lascia piangere il bambino senza intervenire), queste possono essere

emotivamente gravose sia per i genitori, sia per i figli e sono in genere difficili da attuare senza un sostegno.

Inoltre, ci si chiede se questo tipo di esperienza possa portare alla formazione di un legame di

attaccamento di tipo insicuro.

FATTORI CHE POTREBBERO RENDERE DIFFICILE L'AUTOREGOLAZIONE DEL BAMBINO

Difficoltà dei genitori nel prendersi cura del bambino Nelle situazioni in cui il genitore non è in grado di

fornire un adeguato sostegno al figlio, può essere più difficile per il bambino sviluppare buone capacità di

autoregolazione. Sono stati identificati due particolari “stili” di interazione difficile: -Lo stile definito

“ritirato”, perché caratterizzato dal ritiro ossia dalla mancanza di contatto e coinvolgimento del genitore

nell'interazione con il figlio; -Lo stile definito “intrusivo invadente”. Spesso questi stili di interazione si

riscontrano in genitori completamente assorbiti dai loro problemi, oppure in casi di depressione del

genitore. Una terza tipologia di interazione difficile, è lo stile iperprotettivo, in cui si tende a non

incoraggiare il bambino nelle sue attività, si verifica quando un genitore è estremamente ansioso e le sue

paure e preoccupazioni possono interferire con le normali modalità di risposta ai bisogni del bambino. Lo

stile ritirato: il genitore si comporta abitualmente nello stesso modo in cui al genitore che partecipa

all'esperimento del volto immobile viene chiesto di comportarsi soltanto per un breve periodo, ossia è

possibile che non risponda ai segnali del bambino o che addirittura non li noti, restando ritirato in se stesso.

In questo caso, diventa difficile per il bambino continuare a sforzarsi di coinvolgere il genitore e regolare il

proprio stato e il proprio comportamento: è così che anche il piccolo può a sua volta iniziare a provare

disagio e a isolarsi dagli altri. La conseguenza è che genitore e figlio avranno poche/nessuna opportunità di

condividere il tipo di attività piacevoli in grado di favorire la collaborazione e l'autoregolazione del

bambino.

Lo stile intrusivo: si ha quando i genitori si trovano in condizioni difficili o vi è una depressione, è frequente

che provino un senso di irritabilità, un sentimento che in aggiunta alla sensazione di non essere pienamente

in controllo può contribuire all'emergere di un modo di interagire intrusivo(per esempio cerca di ristabilire

un contatto prima che il bambino ne sia pronto). In queste forme di coinvolgimento forzato, il bambino può

scivolare in uno stato di mancanza di regolazione, per l'effetto soverchiante e disgregante del

comportamento dell'adulto. Se questo tipo di interazione è frequente, la capacità del bambino di gestire le

proprie emozioni ed esperienze difficili potrebbe ridursi, le sue reazioni non regolate potrebbero diventare

sempre più difficili da controllare per il genitore e i conflitti potrebbero diventare la norma.

Lo stile ansioso e iperprotettivo: se un genitore prova un livello elevato di ansia, potrebbe non solo non

accorgersi dei segnali del figlio a causa delle preoccupazioni che lo assillano, ma anche riversare la propria

ansia nel bambino stesso. Il genitore potrebbe avere difficoltà a dare al bambino l'opportunità di regolare

da solo le proprie emozioni: sente di doverlo proteggere o incoraggiare ad evitare le esperienze difficili.

Questi genitori potrebbero, di fatto, impedire al figlio di imparare a gestire in modo autonomo situazioni

potenzialmente difficili. Inoltre, le manifestazioni di ansia da parte del genitore possono influenzare la

reazione del bambino all'ambiente, a tal punto da diventare esso stesso pauroso. La crescente tendenza del

bambino a provare timore e paura e a evitare le sfide può rinforzare ulteriormente la percezione di

vulnerabilità del figlio da parte del genitore ansioso, che così si sforzerà ancora di più di proteggerlo.

Differenze individuali e bambino potenzialmente vulnerabili La grande maggioranza dei bambini riesce a

superare normali ostacoli con relativa facilità; alcuno invece, manifestano precocemente tipologie di

reazione che li rendono vulnerabili allos viluppo di problemi di autoregolazione a lungo termine. Da un lato

troviamo una minoranza di bambini che vengono descritti come “irritabili”, dal temperamento difficile.

Sono bambini che appaiono estremamente sensibili a variazioni nella stimolazione e reagiscono

repentinamente e intensamente ai cambiamenti dell'ambiente(scoppiare a piangere ogni volta che

vengono svestiti), oppure hanno difficoltà a compiere il passaggio fra diversi stati (piange quando si sveglia

o fa fatica ad addormentarsi). È possibile che nelle prime settimane di vita piangano di più rispetto agli altri

bambini e potrebbero incontrare difficoltà sia a consolarsi in modo autonomo, sia a essere consolati da chi

si prende cura di lui. Inoltre questi bambini sembrano essere ipersensibili. Un secondo gruppo di bambini,

manifesta un comportamento definito come “inibizione comportamentale”, anche questi bambini sono

ipersensibili e, in presenza di un livello elevato di stimolazione, hanno reazioni particolarmente intense,

agitano braccia e gambe, mostrando segni di disagio. Intorno ai 12-14 mesi , i bambino con inibizione

comportamentale sembrano essere sempre all'erta e timorosi nei confronti delle novità, soprattutto quelle

sociali, tendendo ad evitarle del tutto ed isolarsi. Ciascuno di questi tipi di comportamento precoce può in

parte essere riconducibile all'influsso di fattori genetici o prenatali. Tuttavia, non è assolutamente

inevitabile che questo comportamento persista e porti problemi a lungo termine. Per il comportamento

irritabile, molto spesso le difficoltà si risolvono da sole col tempo in modo naturale, anche se alcuni bambini

continuano ad essere iperattivi per tutto il primo anno di vita, il fatto che ciò causi lo sviluppo di successivi

problemi comportamentali(comp. Aggressivo/oppositivo), appare essere fortemente collegato al tipo di

ambiente in cui vive il bambino. Infatti, in presenza di un accudimento genitoriale non sensibile, i bambini

che nel corso della prima infanzia mostrano una predominanza di emozioni negative, corrono un rischio

maggiore di sviluppare disturbi comportamentali. In presenza di accudimento sensibile, invece, è possibile

che questo gruppo di bambini sviluppi un buon livello di adattamento. Inoltre, l'attività di ricerca ah

evidenziato come un sostegno adeguato ai genitori in difficoltà possa rendere chiari benefici e favorire uno

sviluppo positivo proprio nei bambini caratterizzati da una predominanza di emozioni negative. Un quadro

simile emerge anche nell'attività di ricerca riguardante il secondo gruppo, ossia bambini che manifestano

inibizione comportamentale e che generalmente vengono ritenuti a rischio di sviluppare ansia, in

particolare ansia sociale. In primo luogo, l'inibizione comportamentale non è sempre stabile nel corso del

primo anno di vita, a 12-14 mesi, maggiori probabilità vi sono, rispetto ai coetanei, di isolarsi ed evitare le

novità, non è sempre detto che questa continuità sia presente in tutti i bambini. Infatti, il comportamento

ansioso e di chiusura in se stessi si consolida in un quadro stabile soltanto dopo la fine del primo anno. In

secondo luogo, l'esito nel tempo dipende anche in larga misura dal tipo di accudimento: se i genitori

saranno in grado di adattarsi con sensibilità allo stile di reattività del bambino, questi potrà svilupparsi in

modo positivo.

AFFRONTARE IL COMPORTAMENTO DIFFICILE DEL BAMBINO

Se, entro la fine del secondo anno di vita questi problemi si sono accentuati, diventando persistenti e

pervasivi, è importante affrontarli, perché potrebbero aggravarsi e cronicizzarsi. Un primo principio è che,

nei casi in cui gli schemi di comportamento difficile siano già consolidati, vale comunque la pena di attuare

il tipo di sostegno sensibile, che potrebbe essere mancato nelle fasi iniziali. Con i bambini che sono

diventati senza controllo o paurosi, non è sempre facile; ciononostante, dedicare del tempo ad osservare

ciò che il bambino fa e ciò che cattura la sua attenzione, assecondando i suoi segnali e sostenendo e

lodando i suoi rinforzi, con risposte affettuose anche ai suoi approcci sociali più lievi, può contribuire a

sviluppare gradualmente contatti gratificanti e rafforzare le capacità del bambino. È utile suddividere le


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

30

PESO

265.98 KB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lelesprint1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Lecciso Flavia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia dello sviluppo

Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, docente: Lecciso, Libro consigliato: La teoria della mente di Lecciso, Sempio e Marchetti
Appunto
Approccio sistemico alla complessità  autorganizzata
Dispensa
Riassunto esame Epistemologia e storia della scienza- Docente: Castellana, Libri consigliati L'epistemologia di Widmar e L'epistemologia genetica di Piaget
Appunto
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, docente: Lecciso, Libro consigliato: La teoria della mente di Lecciso, Sempio e Marchetti
Appunto