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Comprensione sociale e collaborazione

Il periodo neonatale e il primo mese di vita

I neonati sono completamente dipendenti dalle cure degli altri e la natura dell'accudimento che ricevono può avere effetti profondi e a lungo termine sul loro sviluppo. Nelle madri dei bambini, gli stessi ormoni e circuiti cerebrali specializzati che si attivano quando si prendono cura dei propri piccoli favoriscono l'emergere di un tipo di profonda dedizione al bambini definito preoccupazione materna primaria. Questo termine indica uno specifico stato mentale che generalmente si sviluppa nell'ultima fase della gravidanza (quando la madre è assorbita sempre di più da pensieri ed emozioni riguardanti il bambino) e si protrae fino ai primissimi mesi dopo il parto. Potrebbe quasi sembrare una condizione patologica, ma nella madre è proprio ciò che è necessario in questa fase, poiché consente un preciso adattamento ai bisogni del bambino.

La tendenza naturalmente presente negli esseri umani a provare attrazione per i neonati si manifesta nelle nostre reazioni di base. In effetti, quando vediamo il volto di un bambino piccolo, in pochi secondi si verifica una forma del tutto particolare di attività cerebrale, associata all'esperienza del piacere, che induce a voler interagire col bambino. Possiamo ritenerle più intense quando si tratta dei propri figli, ad esempio, la vista del volto di nostro figlio, attiva una serie di reazioni a livello cerebrale in parte coincidenti con quelle che si verificano quando siamo innamorati, ed inoltre si verifica una diminuzione dell'attività cerebrale associata alla formulazione di giudizi e valutazioni sociali, una sospensione del pensiero critico (l'amore è cieco). Le regioni cerebrali in cui avvengono queste reazioni automatiche sono collegate al rilascio ormonale dell'ossitocina. Essa è coinvolta negli aspetti di base dell'accudimento in tutti i mammiferi, e negli esseri umani è collegata anche ai sentimenti di attaccamento, empatia e fiducia.

Il contributo del neonato: il cervello sociale

Anche il neonato è pronto fin dall'inizio a entrare in rapporto con gli altri, proprio come negli adulti, i volti hanno un ruolo fondamentale. A pochissimi giorni dalla nascita, i bambini mostrano una netta preferenza per forme che assomigliano al volto umano, rispetto a forme in cui i tratti del volto sono disposti in modo disordinato. Il contatto visivo è una delle modalità più efficaci di comunicazione. Fin da piccolissimi, i bambini, sono sensibili anche alla voce umana e girano la testa per sentire parlare una persona, preferendola al suono non prodotto dalla voce umana. I bambini mostrano una sensibilità straordinaria nei confronti del particolare linguaggio che gli adulti istintivamente impiegano per comunicare con loro (il cosiddetto baby talk, conosciuto anche come "maternese"). E nel giro di alcune settimane mostrano un'altra capacità notevole, ossia, quando vengono chiamati, reagiscono al suono del proprio nome.

L'imitazione nei neonati e i neuroni specchio

Poiché il neonato non ha mai visto prima il proprio volto, l'imitazione dell'azione di qualcun altro dipende dalla capacità di abbinare ciò che vede fare dall'altra persona alla percezione dei propri movimenti facciali. L'imitazione non avviene sempre, è più frequente quando si creano condizioni ottimali per il bambino, per esempio quando è calmo e vigile e si trova in un ambiente tranquillo, ma anche in questi casi non è detto che tutti i neonati siano propensi ad imitare le azioni altrui; per questo motivo, non si dovrebbe forzare il bambino a farlo e neppure preoccuparsi se non pare interessato a questo tipo di attività. Alla base di questa capacità imitativa vi è uno speciale sistema di neuroni specchio, grazie al quale la sola vista di qualcuno che esegue un'azione induce nel nostro cervello gli stessi tipi di attivazioni presenti quando siamo noi a compiere un'azione. Il sistema di neuroni specchio costruisce una base fondamentale per collegare le esperienze altrui alla propria e per i sentimenti di empatia.

L'interazione sociale nel primo mese di vita

Nelle primissime settimane di vita, gran parte della comunicazione fra genitore e bambino avviene attraverso il contatto fisico. Man mano, i genitori adattano le stimolazioni tattili allo stato e ai segnali del bambino, e allo stesso modo il bambino risponde adattando il proprio comportamento. I genitori istintivamente tendono a posizionarsi al centro del campo visivo del bambino, proprio alla distanza da cui il bambino può chiaramente vederli, e cominciano a parlargli. Nel momento in cui gli sguardi si incontrano, i genitori generalmente fanno un tipico segnale di saluto, accentuando l'espressione del volto e allargando il sorriso per sostenere e incoraggiare il coinvolgimento del bambino. La reazione di saluti allo sguardo del neonato è così universale e stereotipata da essere considerata parte della genitorialità intuitiva.

L'imitazione neonatale ha un ruolo molto limitato nel contatto faccia a faccia, piuttosto, la sua rilevanza risiede maggiormente nel fatto che porta alla luce la fondamentale capacità del bambino di collegare la propria esperienza a quella altrui. Le reazioni dei genitori nel corso del primo mese di vita del bambino non sono in genere finalizzate al gioco, bensì si concentrano solitamente sulle esperienze fisiche del figlio (singhiozzo, sbadiglio) e sui segni di cambiamento nell'oggetto di attenzione o di stato emotivo del bambino. Questi primi contatti vis-à-vis contribuiscono comunque a creare un senso di profondo coinvolgimento emotivo e un contesto "conversazionale".

La svolta dei due mesi: fiorisce la "reazione nucleare"

Il periodo che va all'incirca dal secondo mese fino alla fine del quarto è stato chiamato fase della reazione nucleare o della intersoggettività primaria (interazioni sociali e di particolare intimità emotiva, nonché la straordinaria motivazione del bambino alla comunicazione sociale, unita alla sua capacità di realizzarla). Nel corso di questi mesi, si intensifica il ruolo attivo del bambino nei rapporti sociali ed aumenta il tempo in cui è tranquillo e vigile. Il piccolo cerca attivamente il contatto visivo e passa più tempo ad osservare il volto del genitore ed il sorriso comincia a diventare chiaramente sociale, esso ricambia con gesti della mano, sorrisi, vocalizzazioni e movimenti attivi ben focalizzati della bocca e della lingua, movimenti che vengono definiti prelinguistici.

Il ruolo del genitore

Lo sguardo del genitore costituisce una sorta di riferimento per l'attenzione del bambino, il genitore distoglie lo sguardo dal volto del figlio solo dopo che questi ha interrotto il contatto visivo. I genitori non si limitano al rispecchiamento: infatti, attraverso le espressioni facciali compiono una sorta di marcatura (marking) dei segnali del bambino. A differenza del rispecchiamento (imitano o "rispecchiano" il comportamento del bambino), questi comportamenti di marcatura non sono imitativi, ma sono comunque chiari segnali espressivi che mettono in risalto particolari azioni del bambino, esprimendo approvazione. Sia il rispecchiamento sia il marking contribuiscono a mantenere il coinvolgimento e il divertimento del bambino.

Le risposte di marcatura di tipo conversazionale (oh capisco, vero a mamma?) vanno di pari passo con lo sviluppo delle vocalizzazioni del bambino; quando il bambino passa dal produrre suoni semplici simili a vocali, a forme più complesse composte da consonante e vocale, i genitori fanno una distinzione fra le due tipologie, attribuendo soltanto alle seconde una valenza comunicativa. Queste risposte dei genitori nelle interazioni faccia a faccia, ed in particolare la tendenza ad imitare ed ampliare le espressioni del bambino, in genere si verificano in modo del tutto inconsapevole; le risposte di questo tipo sostengono lo sviluppo del bambino in aspetti fondamentali che potenzialmente coinvolgono il sistema di neuroni specchio presenti nel cervello.

Quando è il bambino ad eseguire per primo l'azione, potrebbe esserci una sorta di predisposizione mentale, attraverso il sistema di neuroni specchio, a rilevare un comportamento equivalente in un'altra persona. La successiva imitazione dell'azione del bambino da parte del genitore offre un collegamento diretto e immediato fra la propria esperienza e quella altrui. Probabilmente, questo aspetto favorisce la formazione di legami stretti e intimi fra bambino e genitore.

Si ritiene che le risposte di rispecchiamento da parte dei genitori possano aiutare il bambino a sviluppare un solido e coerente "senso del Sé" o "Sé nucleare", man mano che le sue iniziative trovano sostegno nelle azioni del genitore. Poiché le risposte di rispecchiamento dei genitori spesso sviluppano ed ampliano il comportamento iniziale del bambino, l'esperienza che esso compie dei legami fra la sua azione e quella del partner si arricchisce in maniera corrispondente. Nelle risposte più elaborate dei genitori, le modalità di espressione, in particolare l'intensità e la tonalità emotiva, veicolano segnali importanti sul significato che attribuiscono al comportamento del bambino.

Stili di interazione diversi e altre forme di precoce "costruzione di significato"

Sebbene la tendenza a rispondere ai segnali del bambino fin dai suoi primi mesi di vita sia comune nelle diverse culture, non tutti i genitori rispondono agli stessi tipi di comportamenti, e neppure vi rispondono allo stesso modo. Alcune culture, danno particolare importanza all'autonomia dei bambini. In questo caso, i genitori tendono a usare gli elevati livelli di espressività facciale e vocale per rispondere ai segnali del bambino ed imitarli nel gioco faccia a faccia; questo porta a livelli precoci di autoconsapevolezza. In altre culture, si dà molta più importanza al senso di appartenenza e all'obbedienza. In questi Paesi, i genitori pur mostrando un'analoga tendenza a rispondere ai segnali dei propri figli, potrebbero selezionare segnali diversi, inoltre sono più inclini a ricorrere nella risposta a un contatto fisico ravvicinato (baciare il bambino), a dargli buffetti cadenzati. Di conseguenza, il comportamento dei bambini di queste culture durante le interazioni si evolverà in modo diverso. Persino all'interno di una stessa cultura, è presente una considerevole variabilità nel modo in cui i genitori rispondono ai segnali sociali del bambino, e anche in questo caso le differenze probabilmente riflettono i sentimenti e i valori individuali di ciascun genitore e il significato che questi attribuisce al comportamento del proprio figlio. (Per esempio, in alcuni genitori potrebbe piacere particolarmente la vivacità del proprio figlio, in questo caso saranno "marcati" più intensamente i sorrisi di entusiasmo).

Aumenta la sensibilità sociale del bambino

Nel periodo che va dal secondo al quarto mese di vita, si intensifica la sua sensibilità verso la natura delle interazioni faccia a faccia. Per esempio, se il genitore smette di interagire normalmente e d'improvviso tace o non mostra più alcuna reazione, pur continuando a guardare in faccia il bambino, quest'ultimo reagisce protestando e mostrando un lieve disagio. Tuttavia, se si verificano cambiamenti più naturali nel contatto, come, per esempio, quando l'adulto semplicemente si gira per parlare con qualcuno, in genere il bambino osserva tranquillo con interesse. Quindi, sia nei normali cambiamenti di contatto sociale sia in quelli anomali, il bambino elabora i segnali riguardanti la direzione dell'attenzione dei partner e i mutamenti nelle loro espressioni sociali ed emotive, rispondendovi in modo emotivamente e socialmente adeguato. Nel corso dei primi 4 mesi, si sviluppa anche una capacità sempre maggiore di adattarsi al particolare stile di interazione del genitore (genitori che danno spesso una risposta ai segnali del bambino o genitori meno inclini a rispondere). I bambini prediligono lo stile di risposta cui sono abituati e interagiscono maggiormente con persone il cui comportamento è simile a quello dei genitori. Man mano che lo schema di interazione con il genitore diventa più prevedibile e costante, questo schema viene applicato alle interazioni con altre persone. È come se il modo in cui il bambino fa esperienza delle interazioni sociali venisse "scolpito" e rifinito a poco a poco in base allo stile di espressività della famiglia, divenendo parte del suo modo di interagire con il mondo in generale. A 4 mesi il bambino è ormai un abile partner sociale: è molto motivato a relazionarsi con gli altri, è sensibile alla qualità del coinvolgimento del partner e sfoggia un ricco repertorio di gesti ed espressioni vocali e facciali, che impiega attivamente in modo appropriato nella comunicazione faccia a faccia.

Dai 4 ai 5 mesi: l'ingresso nel mondo più ampio delle relazioni a tema

All'incirca fra i 3 e i 4 mesi, l'acuità visiva del bambino conosce un notevole miglioramento. Se in precedenza il bambino era in grado di mettere a fuoco gli oggetti solo se posti ad una distanza di 22-30 cm, a questa età la vista del bambino è più o meno la stessa di quella di un adulto. I bambini non dedicano più così tanto tempo al contatto visivo con i genitori; amano guardarsi intorno e a volte restano assorti nell'esplorazione di un oggetto a portata di mano. I genitori si adattano diversamente a questo cambiamento, per esempio, creano giochi con il corpo che spesso hanno una struttura ritmica e musicale oppure i genitori inseriscono nel gioco degli oggetti o persino trasformano in "oggetti del gioco" delle azioni, per esempio usando un rumore stilizzato come una pernacchia per divertire il bambino. La comunicazione è passata ora dalla "relazione nucleare" o "intersoggettività primaria", ossia dall'esperienza di essere insieme e condividere emozioni ed espressività, all'inclusione di un tema o oggetto di attenzione separato.

9 mesi: il passaggio dalle relazioni a tema alle relazioni integrate

Una caratteristica di rilievo del crescente interesse del bambino per il gioco a tema, in cui il tema è, per esempio un giocattolo, è costituita dal fatto che la ricca comunicazione sociale osservabile nelle prime interazioni faccia a faccia non viene integrata in modo evidente in questo nuovo tipo di attività "tematica". Quello che il bambino non fa in questa fase è guardare direttamente l'altra persona per segnalarle attivamente che vorrebbe il suo aiuto per raggiungere un obiettivo (prendere un orsacchiotto). Quest'ultimo tipo di comportamento in genere inizia a manifestarsi solo a un'età di circa 9-10 mesi, e rappresenta un importante cambiamento nello sviluppo sociale nel cammino verso una fase di comunicazione integrata (definita "attenzione congiunta o condivisa" oppure "intersoggettività secondaria"). Affinché si realizzi questo passo è necessario che si sviluppino altre due importanti abilità: in primo luogo, il bambino deve sviluppare una maggiore comprensione dell'esperienza del mondo compiuta dalle altre persone (ad esempio deve capire che l'adulto potrebbe aiutarlo prendendo l'orsacchiotto), in secondo luogo, deve essere in grado di collegare l'esperienza del mondo altrui con la propria (ossia deve rendersi conto che l'adulto potrebbe aiutarlo passandogli quello che desidera, ed essere in grado di comunicare questo messaggio).

In questa stessa fase il bambino comincia anche a seguire i suggerimenti degli altri e a collaborare più efficacemente con loro. Inoltre, il bambino guarda in volto il genitore quando non comprende bene cosa stia accadendo, come se cercasse informazioni che possano servirgli da guida, e non più tardi dei 12 mesi, spesso indicherà col dito per attirare l'attenzione del partner sociale su qualcosa di interessante che vuole condividere con lui. Si sviluppa anche la consapevolezza degli aspetti delle relazioni più legati alle emozioni, consapevolezza che si manifesta in comportamenti come "l'angoscia da separazione" o la "paura dell'estraneo".

Modalità di sviluppo delle relazioni integrate 1: la comprensione implicita degli altri da parte del bambino

Lo sviluppo di un certo grado di consapevolezza fra la propria esperienza e quella degli altri è fondamentale per una comprensione sociale matura. Nei bambini piccoli la nascente comprensione degli altri non viene espressa in maniera esplicita. Di fatto, alcuni studi mostrano come il bambino inizia a comprendere l'esperienza del mondo compiuta da un'altra persona fin dai primi 2,3 mesi di vita, ancor prima di essere in grado di vedere da lontano o di concentrarsi chiaramente l'attenzione su ciò che qualcun altro sta guardando, i bambini mostrano già una predisposizione di base a reagire all'esperienza dell'ambiente di un'altra persona. Il bambino non solo individua l'interesse di un'altra persona, ma inizia anche a comprenderne i desideri e gli scopi a partire dal modo in cui l'altro guarda e si comporta. Entro i primi 6-10 mesi il bambino lancia lo sguardo avanti, aspettandosi dove finirà l'azione di una persona. Analogamente, i bambini appaiono sorpresi, se vedono qualcuno mostrare interesse per un oggetto e poi cambiare obiettivo, raccogliendo e tenendo in mano un oggetto diverso. Entro questa età, i bambini iniziano anche a saper distinguere fra un evento causato intenzionalmente e un evento molto simile verificatosi accidentalmente. Il bambino sembra persino rendersi conto del fatto che persone diverse possano avere intenzioni e scopi diversi. Pertanto, quando iniziano ad afferrare gli oggetti o a indicare col dito, diventano capaci di comprendere lo scopo delle azioni di afferrare e indicare compiute da un'altra persona; quando imparano a gattonare, sanno prevedere la traiettoria di un altro bambino che sta gattonando; e dopo avere appreso altre abilità sociali, si mostrano sempre più inclini alla collaborazione e interazione con gli altri.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lelesprint1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Lecciso Flavia.
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