Le rappresentazioni mentali della relazione genitore-figlio
Il bambino: dal comportamento alle rappresentazioni mentali dell’attaccamento
Bowlby definisce il comportamento di attaccamento come un insieme di azioni che un individuo mette in atto per mantenere la vicinanza con una specifica figura di riferimento. Tali comportamenti sono messi in atto soprattutto nei momenti in cui i bambini vivono situazioni di tensione esterna a sé o interna a sé. Un aspetto chiave della teoria dell’attaccamento è relativo al fatto che il bambino ricerca spontaneamente e istintivamente la vicinanza e la protezione di una figura di riferimento, allo stesso modo il genitore è incline a proteggere e a prestare cure al proprio figlio. La richiesta di cure e protezione e il fornire protezione e cure rappresentano le due facce della stessa medaglia, dello stesso processo interattivo. Entrambi gli attori sono attivamente impegnati nella relazione, sebbene con differenti competenze e responsabilità. I comportamenti di attaccamento si strutturano e dipendono in buona parte dalle risposte che l’ambiente sociale circostante è in grado di fornire. Tutti i bambini sviluppano un legame di attaccamento con il proprio caregiver, solo in casi di estrema istituzionalizzazione e di severa deprivazione di figure di riferimento è possibile che il bambino non sviluppi un legame di attaccamento discriminato con la figura affettiva.
Grazie alle ricerche di Ainsworth e collaboratori è possibile individuare 3 stili di attaccamento: sicuro, insicuro-evitante e insicuro-ambivalente. Successivamente altri autori hanno individuato modelli di attaccamento definiti atipici, tra cui il modello disorganizzato, il modello evitante-ambivalente e quello instabile-evitante.
Modelli di attaccamento
Attaccamento sicuro
Da un punto di vista comportamentale (ossia applicando la procedura della Strange Situation):
- Il bambino con attaccamento sicuro vive la separazione dal caregiver mostrando disagio e angoscia ma, durante gli episodi di ricongiungimento è capace di farsi consolare dall’adulto;
- L’adulto è sensibile e responsivo, capace di individuare le richieste d’aiuto del figlio e di rispondervi in maniera adeguata all’età.
Un bambino che sperimenta ripetutamente nel tempo una relazione con un adulto che agisce come base sicura costruirà una relazione sicura con esso. La base sicura rappresenta una qualità specifica dell’adulto che si manifesta nel riconoscimento dello stato emotivo negativo del bambino e nella capacità di fornirgli un equilibrato “rifornimento affettivo” per consentirgli di superare le situazioni di necessità o bisogno.
Attaccamento insicuro-evitante
- Il bambino con attaccamento insicuro-evitante tende a manifestare disagio o ansia per la separazione dal caregiver, mentre durante gli episodi di ricongiungimento non ricerca la vicinanza fisica né visiva con l’adulto;
- Il caregiver tendenzialmente non disponibile, soprattutto nei momenti di bisogno o difficoltà, è incapace di cogliere o rispondere alle emozioni negative del bambino. Quest’ultimo ha imparato come strategia di difesa a nascondere o a non esprimere i suoi sentimenti di bisogno.
Attaccamento insicuro-ambivalente
- Il bambino con attaccamento insicuro-ambivalente enfatizza i suoi segnali di disagio durante la separazione, mentre durante la riunificazione mette in atto contemporaneamente tentativi di ricerca della vicinanza fisica con la madre e, una volta ottenuta, comportamenti di rifiuto (insistere per farsi prendere in braccio e poi iniziare a scalciare per farsi rimettere a terra);
- Il caregiver è poco capace di cogliere le sue reali richieste e di individuare i suoi reali bisogni. Esso tendenzialmente è poco capace di connettere temporalmente segnali espressi dal figlio e le proprie risposte che giungono quasi sempre nel momento sbagliato (ossia quando il bambino non ha più bisogno).
Modelli di attaccamento atipici
I modelli di attaccamento atipici includono:
- Modello disorganizzato: caratterizza quei bambini che mettono in atto una serie di modelli comportamentali contraddittori. Ad esempio, possono manifestare comportamenti di evitamento, di ricerca della prossimità e di contatto e, subito dopo, la resistenza al contatto. Altri comportamenti tipici sono le stereotipie e l’assunzione di posture anomale, il congelamento e l’immobilità completa o, ancora, l’utilizzo di comportamenti che rivelano paura nei confronti del genitore.
- Modello evitante/ambivalente: caratterizza bambini che mostrano contemporaneamente comportamenti di resistenza e di ricerca della prossimità e del contatto con il caregiver. Tendono costantemente sotto controllo il caregiver dal momento che da esso hanno ricevuto risposte imprevedibili e spesso violente. Tendono a utilizzare una strategia di ipercontrollo, modificando il proprio piano di azione a seconda di ciò che osservano e interpretano del comportamento dell’altro.
- Modello instabile/evitante: caratterizza bambini che nella Strange Situation rispondono con evitamento al primo episodio di riunificazione con la madre, mentre durante il secondo episodio di riunificazione mostrano la propria angoscia e mettono in atto comportamenti di resistenza.
L’importanza del parenting
L’importanza del parenting (che non è solo l’atto di crescere un bambino da parte del genitore, ma anche il processo attraverso cui si diventa genitore o ci si prende cura del bambino) e le caratteristiche dell’adulto sono centrali nel processo di costruzione di una relazione di attaccamento. È stato però evidenziato che la sensibilità materna, intesa in senso comportamentale, è responsabile solo in piccola parte della costruzione di un legame di attaccamento di tipo sicuro. Alcuni autori hanno identificato nella mentalizzazione il meccanismo alla base della formazione di un legame di attaccamento sicuro.
La mentalizzazione è la capacità dell’individuo di ascrivere pensieri, emozioni, sentimenti e credenze a se stesso e agli altri e l’abilità di spiegare e prevedere il comportamento altrui sulla base di tali inferenze. Tale abilità è considerata come il meccanismo responsabile dello strutturarsi di un legame sicuro. L’attaccamento sicuro si strutturerebbe attraverso esperienze ripetute di accurata e appropriata mentalizzazione da parte del caregiver nei confronti del figlio, il quale a sua volta, grazie alla funzione riflessiva materna, sviluppa le proprie abilità mentalistiche.
In tal senso, il bambino con attaccamento sicuro ha sperimentato una relazione con un genitore che mentalizza e, grazie a questo, diviene un abile esploratore della mente altrui poiché, attraverso la relazione, ha imparato a sentirsi sicuro quando tenta di spiegare il comportamento altrui, facendo riferimento agli stati mentali di quella persona. Al contrario, il bambino con attaccamento insicuro-evitante ha sperimentato una relazione in cui l’adulto non ha favorito l’esplorazione della mente propria o altrui, ma al contrario ha contribuito alla formazione di processo di natura difensiva, per cui il bambino eviterà di considerare gli stati mentali quando si trova a dover fornire spiegazioni di un comportamento. Il bambino con attaccamento insicuro-ambivalente tende a focalizzarsi sui propri stati mentali poiché, se da un lato, ha fatto esperienza di una relazione i cui stati mentali non erano negati, d’altra parte, l’esperienza con il suo caregiver non gli ha fornito le strategie equilibrate per rielaborare quelle emozioni e poterle gestire. In questi casi, infatti, il caregiver, pur accettando i contenuti mentali emotivi-negativi del bambino, non riesce a contenerli ed elaborarli in maniera adeguata, per cui queste emozioni ritornano al bambino in forma ancora più intensa. Quindi il bambino con questo attaccamento tende a essere concentrato sui propri stati d’angoscia. Infine, i bambini caratterizzati da un attaccamento atipico hanno sperimentato una relazione in cui dominano trascuratezza o violenza e per questo tendono a diventare abili lettori della mente altrui a scapito della possibilità di leggere la propria mente.
Nel complesso, quindi, un’adeguata capacità di mentalizzazione dell’adulto contribuisce alla costruzione di un legame di attaccamento di tipo sicuro, allo sviluppo della mentalizzazione nel figlio e allo sviluppo di un integrato e organizzato senso di Sé.
Svolta rappresentazionale
Partendo dalle prime riflessioni legate al comportamento di attaccamento, negli anni successivi i ricercatori hanno modificato il proprio focus attentivo, concentrandosi sulla definizione e sullo studio delle rappresentazioni mentali dell’attaccamento. Si è soliti indicare tale cambiamento con il termine “svolta rappresentazionale”.
I modelli operativi interni (MOI) possono essere considerati come degli schemi costituiti da credenze e aspettative che derivano dalle esperienze passate e che guidano il comportamento di attaccamento attuale. I MOI derivano quindi da esperienze reali con il caregiver, tali esperienze vengono astratte e memorizzate in uno schema mentale che contiene informazioni relative sia ai comportamenti di cui si è fatto esperienza sia alle componenti emotivo/affettive associate ai comportamenti.
Contenuto e processo dei MOI
Una componente cruciale nella definizione del MOI riguarda la differenziazione tra contenuto e processo.
Contenuto
- I MOI contengono informazioni relative alle credenze che il bambino ha sviluppato su di sé (dimensione del self) come di un essere degno e meritevole, o al contrario non degno di ricevere amore e cure da parte del caregiver.
- La parte dei MOI relativa all’other contiene invece informazioni sulla figura di attaccamento e sulle sue capacità di fornire amore e cure in caso di bisogno.
- Infine, il terzo aspetto di contenuto è la relazione tra self e other, ossia il modo in cui l’individuo percepisce se stesso all’interno della relazione di attaccamento e il modo in cui percepisce il partner relazionale.
Processo
I MOI non sono solo un contenitore statico di informazioni raccolte durante gli anni, ma rappresentano anche uno strumento attraverso il quale l’individuo legge e interpreta le esperienze relazionali. I MOI sono, inoltre, responsabili della trasmissione intergenerazionale dello stile di attaccamento. Per esempio, un individuo caratterizzato da MOI di tipo sicuro rappresenterà se stesso come degno di amore e l’altro come capace di fornire amore e cure e la relazione come caratterizzata da equilibrio e amore. Poi, l’individuo, diventando adulto, potrà instaurare con maggiori probabilità un legame di tipo sicuro con il proprio figlio poiché il suo MOI lo caratterizza come essere degno di ricevere e offrire amore e cure.
L'adulto e il caregiving system
Se da un lato il comportamento di attaccamento del bambino cambia durante la crescita, gli obiettivi del sistema di attaccamento, ossia la ricerca di vicinanza e prossimità con l’adulto, rimangono invariati. Ciò che cambia sono le specifiche modalità con cui il bambino ricerca la vicinanza con il caregiver e le strategie per essere consolato o aiutato.
Data la natura intrinsecamente reciproca della relazione, tale invarianza evolutiva si applica sia al bambino sia al genitore, cioè, situazioni di particolare stress possono determinare cambiamenti nelle strategie attraverso le quali il bambino ricerca la vicinanza di un adulto e attraverso le quali l’adulto risponde ai bisogni del bambino.
Per lo studio del parenting la ricerca ha seguito un percorso di analisi simile a quello dei bambini: l’attenzione degli studiosi è stata dapprima focalizzata sui comportamenti e successivamente sulle rappresentazioni mentali. Sono stati in primo luogo analizzati i comportamenti materni in grado di influenzare lo stile di attaccamento del figlio: per esempio la sensibilità materna di individuare lo stato di bisogno del figlio e la capacità di rispondervi, a livello di comportamento, in maniera adeguata. Come risultato della qualità delle relazioni che l’adulto ha sperimentato durante l’infanzia, egli sviluppa un differente livello di abilità di essere sensibile e responsivo ai segnali che il bambino invia. Genitori che hanno costruito relazioni di attaccamento di tipo sicuro con i propri caregiver sono in grado di mostrare indicatori globali positivi, quali forme di comportamento cooperativo, di accettazione dell’altro, risposte contingenti e manifestazioni affettive positive. Nel complesso sono più abili nel riconoscere i segnali che il bambino invia loro e sono meno propensi a distorcerne il senso, rispondendo in modo adeguato.
In seguito, gli autori si sono maggiormente concentrati sul sistema rappresentazionale genitoriale, partendo dalla considerazione che i sistemi comportamentali che caratterizzano l’adulto e il bambino, in interazione reciproca, dipendono e sono mediati dalle reciproche rappresentazioni mentali della relazione. È necessario far riferimento ai rispettivi modelli operativi interni sia del bambino sia del genitore allo scopo di comprendere come i due modelli si relazionano tra loro.
Bowlby ha definito l’insieme dei comportamenti e delle rappresentazioni della relazione da parte del genitore con il termine di caregiving system. George e Solomon hanno poi definito due aspetti fondamentali del caregiving system: il contenuto e il processo.
Contenuto
Il caregiving system è organizzato lungo 3 dimensioni (self, other e la relazione self-other).
- La componente del self caregiver comprende le credenze e le valutazioni che l’adulto fa rispetto a sé come genitore e, nello specifico, include tre dimensioni:
- La capacità di comprendere e decodificare i segnali inviati dal bambino;
- La disponibilità a rispondere ai bisogni del bambino e a fornirgli le cure a lui necessarie in relazione alle sue richieste;
- La possibilità di riconoscere quando si è efficaci e quando le strategie messe in atto hanno funzionato.
- La componente other includerebbe, al contrario, valutazioni sul bambino, sulle sue richieste, sui suoi bisogni, sui suoi comportamenti e sul modo in cui il bambino risponde e interagisce con l’adulto.
- L’aspetto relazionale di contenuto del caregiving system viene individuato ipotizzando che il self (l’adulto) e other (il bambino) siano rappresentati come due individui autonomi, ma in relazione.
Processo
Il processo riguarda il modo in cui il caregiver elabora le informazioni rilevanti per la relazione. La presenza di distorsioni difensive e l’esclusione a livello cosciente di informazioni rilevanti e/o delle emozioni ad esse connesse sono indicatori del fatto che il genitore non ha sviluppato una visione adeguata ed equilibrata (ossia sicura) di Sé e della relazione con il figlio.
Le ricerche hanno dimostrato che i comportamenti del genitore nella relazione con il figlio sono influenzati dalle rappresentazioni mentali che il genitore ha costruito nel corso della sua infanzia nei confronti dei propri caregiver relazionali. Uno dei più importanti strumenti per l’analisi delle rappresentazioni mentali in età adulta è la Adult Attachment Interview, che consente di valutare il contenuto dei MOI attuali rispetto alle esperienze relazionali passate con i genitori. L’obiettivo delle domande è aggirare quelle difese con cui le persone proteggono i propri ricordi e le proprie esperienze, soprattutto se legate a relazioni significative. L’intervista consente di classificare lo stato della mente dell’adulto in 4 principali categorie: autonomo, distanziante, preoccupato e non risolto/disorganizzato.
Utilizzando l’AAI, alcuni studiosi hanno confermato il legame predittivo longitudinale tra lo stato della mente dell’adulto rispetto alle relazioni con i propri genitori e il comportamento di attaccamento del figlio misurato con la Strange Situation.
Il genitore con uno stato della mente autonomo
- Rappresenta una base sicura per i suoi bambini, ossia è sensibile e responsivo quando il figlio ha bisogno di conforto e rassicurazione;
- Sono adulti che mentalizzano, ossia pensano al figlio come a un essere pensante e gli consentono di esplorare la mente (propria e altrui) liberamente;
- Le interazioni genitore-bambino sono caratterizzate da un senso di sincronicità, armonia e cooperazione reciproca.
Rispetto alla gestione e alla regolazione delle emozioni, l’adulto autonomo è in grado di tollerare le espressioni emotivo-negative del figlio senza avvertire la necessità di difendersi; è capace di gestire le emozioni del figlio e di fornire al bambino strategie concrete per regolare i propri stati emotivi. Le emozioni sono contenute, rielaborate e restituite al bambino in una forma per quest’ultimo tollerabile. Quando il bambino è piccolo, il contenimento avviene soprattutto attraverso modalità fisiche (abbracciare, coccolare); in seguito, quando il bambino è più grande è possibile per il genitore utilizzare anche modalità distali di contenimento (la voce, lo sguardo).
Il genitore descrive se stesso e il proprio figlio in modo realistico, considerando gli aspetti sia positivi sia negativi della relazione, sebbene si ritrovi una maggiore tendenza a descrivere il figlio e la relazione in termini positivi. Disciplina il comportamento del bambino, insegna, fornisce dei modelli di comportamento, stimoli equilibrati e adeguati. È un genitore autorevole che non impone la disciplina attraverso la forza, ma dialoga con il figlio rendendo esplicite le regole agendo proattivamente (indirizzando il comportamento del figlio) non solo retroattivamente (quando le regole sono state infrante). Incoraggia i propri figli a essere indipendenti. È capace di individuare le aree di sviluppo del bambino, di agire all’interno di queste.
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