Le prime relazioni del bambino
Comprensione sociale e collaborazione
Periodo neonatale e primo mese di vita
I neonati sono completamente dipendenti dalle cure degli altri. Importante è quindi che i neonati e le persone che si prendono cura di loro (caregiver) formino rapidamente uno stretto rapporto e un legame di attaccamento.
Preoccupazione materna primaria = stato mentale che generalmente si sviluppa nell'ultima fase della gravidanza e che si protrae fino ai primissimi mesi dopo il parto. È una condizione di preoccupazione e devozione assoluta, che consente un preciso adattamento ai bisogni del bambino, a dimostrazione di come gran parte del processo istintivo di accudimento si realizzi in modo naturale.
Come gli adulti sono istintivamente portati a prendersi cura di un neonato, così anche il neonato è pronto fin dall'inizio a entrare in rapporto con gli altri. I ricercatori parlano della presenza nel neonato di un "cervello sociale": a pochissimi giorni dalla nascita, i bambini mostrano una preferenza per forme che assomigliano al volto umano e sono sensibili anche alla voce umana, preferendola a un altro suono. Ciò dimostra la disponibilità a entrare in rapporto con l'altro.
Inoltre, i neonati mostrano una straordinaria sensibilità nei confronti del particolare linguaggio che gli adulti istintivamente impiegano per comunicare con loro, il baby talk (o maternese).
Accanto a questa tendenza generale presente fin dalla nascita di prediligere le caratteristiche tipiche degli esseri umani, i bambini ben presto cominciano a preferire i tratti delle persone che si prendono cura di loro. È come se i bambini fossero pronti non solo a "socializzare" in generale, ma anche a stringere relazioni intime specifiche.
Nelle primissime settimane di vita, gran parte della comunicazione fra genitore e bambino avviene attraverso il contatto fisico. Sebbene non siano esplicitamente sociali, nel senso che in genere non comportano una prolungata interazione faccia a faccia, anche nei contatti fisici è presente nondimeno una sorta di scambio comunicativo, man mano che i genitori adattano la stimolazione tattile allo stato e ai segnali del bambino, e allo stesso modo i bambini rispondono adattando il proprio comportamento.
Secondo - quarto mese: la relazione nucleare/intersoggettività primaria
In questa fase hanno luogo interazioni sociali e di particolare intimità emotiva, e il bambino inizia ad avere una straordinaria motivazione alla comunicazione sociale, unita alla capacità di realizzarla.
Si intensifica il ruolo attivo del bambino nei rapporti sociali e aumenta il tempo in cui è tranquillo e vigile: il piccolo cerca il contatto visivo con il genitore, risponde alle sue espressioni e le ricambia con gesti della mano, vocalizzazioni e sorrisi, che iniziano a diventare di tipo sociale.
I genitori si impegnano più attivamente per sostenere il coinvolgimento sociale del figlio, osservano i segnali del bambino e di frequente imitano o "rispecchiano" il suo comportamento, impiegando chiari segnali emotivi che spesso ampliano e sviluppano le azioni del bambino.
Tuttavia i genitori non si limitano al rispecchiamento, ma, attraverso le espressioni facciali, compiono una sorta di marcatura dei segnali del bambino. Questi comportamenti di marcatura non sono imitativi, ma chiari segnali espressivi che mettono in risalto particolari azioni del bambino, esprimendo approvazione.
A quattro mesi, il bambino è ormai un abile partner sociale: è molto motivato a relazionarsi con gli altri, è sensibile alla qualità del coinvolgimento del partner (still face) e sfoggia un ricco repertorio di gesti ed espressioni vocali e facciali, che impiega attivamente e in modo appropriato nella comunicazione faccia a faccia.
Quarto - quinto mese: relazioni a tema
In questi mesi, il bambino conosce dei miglioramenti in:
- Acuità visiva
- Capacità di allungare il braccio e afferrare gli oggetti
Quindi, anche gli interessi e le motivazioni del bambino nelle interazioni sociali cambiano e, stimolati da questi sviluppi, i genitori impiegano nuove tecniche per comunicare con i figli. La comunicazione passa dalla "relazione nucleare" o "intersoggettività primaria", ossia dall'esperienza di essere insieme (bambino e genitore) e condividere emozioni ed espressività, all'inclusione di un tema o oggetto di attenzione separato.
Nono mese: la relazione integrata/intersoggettività secondaria
Il bambino comincia a seguire i suggerimenti degli altri e a collaborare con loro; guarda il volto del genitore quando non comprende cosa stia accadendo, come se cercasse informazioni che possano servirgli da guida.
Per arrivare a una vera comunicazione integrata, è necessario che, oltre alle abilità comunicative di base e a una maggiore competenza in rapporto all'ambiente fisico, si sviluppino altre due importanti abilità:
- Maggiore comprensione dell'esperienza del mondo compiuta dalle altre persone
- Capacità di collegare l'esperienza del mondo altrui con la propria
Un ruolo fondamentale nello sviluppo di queste abilità viene svolto da particolari tipi di attività di gioco:
- Favorire un interesse condiviso: le strategie che ora iniziano ad usare i genitori per coinvolgere il bambino contribuiscono a creare un centro di attenzione e possono rendere il bambino più consapevole dell'esistenza di un collegamento fra il suo interesse per qualcosa e le azioni di un'altra persona in riferimento a ciò che lo interessa.
- La consapevolezza di questi collegamenti può essere favorita anche da particolari modalità espressive del genitore durante il gioco, una di queste è conosciuta come "movimento" = le diverse fasi del gioco vengono evidenziate attraverso la sincronizzazione e intensità della comunicazione, nonché da una maggiore semplicità e ripetizione delle azioni.
- Un'altra caratteristica importante della comunicazione dei genitori con il figlio nel corso delle interazioni a tema è la cosiddetta qualità "ostensiva" = i genitori impiegano segnali vocali ed espressioni facciali ben definite per mettere in evidenza o far conoscere al bambino aspetti della realtà.
- Coordinare le azioni: in molti giochi corporei, le azioni del bambino e del genitore devono essere accuratamente sincronizzate, affinché il gioco riesca bene. Oltre al gioco, anche le attività quotidiane e ripetitive come vestirsi offrono al bambino delle opportunità per sviluppare una comprensione implicita del fatto che, affinché l'attività proceda senza intoppi, è necessario che le sue azioni si coordinino con quelle del genitore verso la realizzazione di un obiettivo comune.
I genitori non sono i soli a favorire lo sviluppo della comprensione sociale nel bambino. Infatti, anche i bambini creano essi stessi delle esperienze in cui collegano e integrano la loro attenzione e i loro interessi con quelli degli altri, e sanno "giocare" creativamente con le proprie azioni per farle diventare un tema di interesse comune.
Fra i 6 e i 7 mesi i bambini cominciano a sviluppare un repertorio di effetti "trovati" e a impiegarli in modi sempre più complessi per partecipare attivamente alle interazioni sociali.
Intorno agli 8 mesi, il bambino è in grado non solo di attirare l'attenzione degli altri, mettendosi in mostra ma inizia anche a manipolarla.
Entro i 9-10 mesi, il bambino ha raggiunto un notevole controllo dell'ambiente dal punto di vista fisico: è diventato capace di comprendere gli aspetti fondamentali del rapporto degli altri con l'ambiente e di coordinarli con la propria esperienza.
Il secondo anno: relazioni collaborative
Nel secondo anno di vita i bambini sviluppano altre capacità:
- Capacità di coordinare diversi punti di vista sul mondo, che consente al bambino di avere una visione d'insieme e di considerare la realtà in modo più appropriato
- Capacità di concepire la propria esistenza come un tema a se stante passibile di riflessione, e di riflettere in modo analogo anche sui desideri, le conoscenze e le credenze sul mondo delle altre persone e su come possano essere diverse dalle proprie.
Questo insieme di capacità viene definito teoria della mente.
Per valutare la capacità di bambini di 3 o 4 anni di comprendere le esperienze e le "false credenze" degli altri, si impiegano nell'attività di ricerca i cosiddetti compiti di credenda falsa. In questi compiti, si chiede al bambino di prevedere quello che una persona farà, basandosi sulla falsa credenza che lei possiede.
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