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Teoria della mente: prospettive teoriche

Possedere una teoria della mente significa essere in grado di attribuire stati mentali (credenze, emozioni, false credenze) a sé e agli altri e di prevedere, sulla base di tali inferenze, il proprio e l'altrui comportamento. (Inferenze: ciò che si sa, si crede, si sente, si desidera). È una capacità che ognuno di noi usa ogni giorno nelle interazioni con gli altri, spiegando, per esempio, i motivi delle azioni passate o predicendo cosa le altre persone faranno. In altre parole ciò che si definisce “senso comune” o “folk psychology”. Può anche essere definita: lettura della mente, abilità di mentalizzazione o funzione riflessiva, abilità metarappresentazionale o capire la mente. Essa è indispensabile per essere e vivere nel mondo in quanto esseri umani.

Funzione sociale

Riconoscere che le nostre azioni nel mondo sono mediate da quello che sentiamo, pensiamo e crediamo. Ci permette di dare un senso al comportamento proprio e altrui e farne previsioni. Ciò ci permette di essere dei partner comunicativi e sociali competenti nelle conversazioni e nelle interazioni sociali. I filosofi del linguaggio come la comprensione delle comunicazioni vada al di là di ciò che letteralmente viene detto. Nello scambio comunicativo è indispensabile che i diversi interlocutori, tramite una serie di segnali feedback, si interroghino sulla riuscita del proprio messaggio, cioè se è stato compreso o se al contrario bisogna riformularlo per eliminare le ambiguità. Alcune ambiguità possiamo considerarle volontarie. Come sarcasmo, ironia e senso metaforico.

Possiamo inoltre dividere la ToM in teoria della mente fredda (quando questa viene usata con fini manipolatori o antisociali, inganno) e teoria della mente calda (con finalità prosociali, empatia).

Funzione adattiva

Per il piccolo, infatti, a partire dall'attribuzione di stati mentali ad altri, il bambino non solo rende significativo il comportamento altrui, ma anche prevedibile.

Funzione di riflessione sul sé

Permette di sviluppare la consapevolezza e la riflessione sul sé, il bambino diventa in grado di riflettere sui propri stati mentali, di comprendere le origini del suo comportamento e la fallibilità delle proprie credenze. Ciò permette al bambino di pensare prima di agire, cioè di esaminare mentalmente le diverse alternative e in base agli esiti previsti, mettere in atto la soluzione più adeguata. La funzione metacognitiva della ToM svolge un ruolo fondamentale per l'organizzazione del sé, crea una continuità nell'esperienza di sé che è alla base di una struttura del Sé coerente.

Funzione protettiva

Per soggetti con percorsi evolutivi critici o difficili (per es. bambini abusati), portando a distinguere il proprio sé dall'altro. Il bambino attraverso la funzione riflessiva, diventa in grado di moderare l'effetto di esperienze negative, non essendo costretto ad accettare una visione o un'immagine negativa del sé (rifiutandosi di concepire gli stati mentali altrui). Si disattiva difensivamente tale funzione. La ToM ci permette di far fronte a situazioni stressanti ed inoltre è fondamentale per l'acquisizione della moralità.

Soggetto privo di ToM

Per i soggetti autistici si parla di uno specifico deficit della ToM, una delle carenze centrali di tale sindrome a cui può essere fatto risalire il loro tipico comportamento sociale e comunicativo-linguistico. Essi presentano non solo gravi difficoltà di comprensione degli stati mentali propri ed altrui, ma anche sensibili ritardi e carenze a livello dei precursori della teoria della mente (condivisione di attenzione, gioco di finzione, comprensione degli scopi).

Parlando di ToM, dobbiamo sottolineare il ruolo dello sguardo nelle interazioni sociali e che si tratta di una capacità intuitiva delle persone, quindi una capacità generale.

Origini e sviluppo della ToM

Tale abilità non è posseduta sin dalla nascita, ma si sviluppa nel tempo: abilità evolutiva. I diversi studi concordano nell'affermare che vi sia un continuum nello sviluppo di questa abilità, è un processo con sequenza evolutiva complessa nella quale possono essere rintracciati passaggi salienti e necessari. A partire dai 4 anni possiamo attribuire al bambino il possesso di ToM. Ma prima di questa età vi è una sequenza evolutiva.

Precursori della ToM: 0-2 anni

  • L’intenzione comunicativa dichiarativa: indicare per chiedere e indicare per condividere: prima uso l’adulto come mezzo, poi per condividere qualcosa.
  • Il gioco di finzione: “disconnessione” della rappresentazione dal suo referente reale. La comparsa del pensiero metarappresentativo può essere fatta risalire all’inizio del gioco simbolico o di finzione intorno ai due anni di età.
  • La comprensione della percezione visiva: intorno ai 2 anni e mezzo i bambini capiscono che un oggetto può essere percepito da lui, ma non da qualcun altro.

Desiderio e la vera credenza: 2-3 anni

  • A 2 anni il bambino inizia ad adoperare termini per descrivere desideri ed emozioni di sé e dell'altro, il bambino utilizza i desideri per valutare i comportamenti propri e altrui.
  • A 3 anni il bambino è in grado di comprendere le vere credenze, ossia quelle corrispondenti al dato di realtà, nei discorsi si rilevano termini riferiti alle credenze, adoperati per gestire le relazioni con gli altri. Un elemento essenziale è la triade desiderio-credenza-azione, il bambino giunge a comprendere che le persone mettono in atto delle azioni, credendo di poter realizzare i propri desideri. Prova di credenda: il gatto può essere qua o là. Il bambino cercherà dove crede che sia.

La falsa credenza di primo ordine (io penso che Luca pensi): 4 anni

Il bambino a questa età comprende che l'azione di una persona può essere guidata da una credenza falsa (non corrispondente al dato di realtà) da questi posseduta. A questa età padroneggia un pensiero in cui la rappresentazione è inclusa in un'altra. Cioè una metarappresentazione: io penso che tu pensi. Il compito di falsa credenza di primo ordine: prevede uno spostamento inatteso del quale il protagonista della storia non è a conoscenza. Il bambino deve dimostrarsi in grado di attribuire al protagonista una credenza falsa rispetto al dato di realtà e di rappresentarsi il contenuto della mente dell'altro come diverso dal proprio. (Inoltre abbiamo la prova della scatola ingannevole). Normalmente i 4 anni è l'età indicata come tappa cronologica dell'acquisizione della ToM, poiché il 50% dei bambini supera questo compito. Prima di questa età la maggior parte dei bambini risponde sulla base del dato di realtà, cade cioè in quello che Piaget chiama errore realista, cioè l'incapacità di decentrare il proprio punto di vista da quello dell'altro.

La falsa credenza di secondo ordine: 6-7 anni

Si tratta di un pensiero ricorsivo più complesso, in cui una metarappresentazione è inclusa in un'altra (io penso, che tu pensi, che x pensi z). Per valutare lo sviluppo di tale abilità è stato costruito un paradigma sperimentale: il compito di falsa credenza di secondo ordine. John dove pensa che Mary sia andata a comprare il gelato?

Competenza mentalistica avanzata: dai 8-9 anni in poi

È necessario distinguere tra il “possesso” di una certa abilità da parte del soggetto (competence) e la prestazione a un compito (performance). Due questioni:

  • La distinzione implicito – esplicito
  • La formulazione linguistica: la scarsa performance dei bambini di 3 anni è attribuibile allo scontro tra mondo conversazionale infantile e adulto (quindi non a una mancata competence). Superare il compito di falsa credenza non significa essere in grado di adoperare tale comprensione mentalistica nei rapporti sociali: vedi i soggetti autistici ad alto funzionamento che, pur superando i compiti di falsa credenza, non sono dei partner sociali competenti.

Le nuove frontiere metodologiche

I percorsi di indagine sulla valutazione dell’abilità mentalistica sono rivolti almeno verso due direzioni: strumenti su età diverse da quelle standard e prove mentalistiche con un contenuto maggiormente contestualizzato. Prova di riconoscimento dei passi falsi: viene raccontata la storia in cui un personaggio commette una gaffe a sfavore di un altro personaggio presente.

Prospettive teoriche

L'approccio theory-theory

Individua la teoria della mente come se fosse una teoria scientifica. Il bambino è un piccolo scienziato che elabora la propria teoria. Il momento di tale elaborazione scientifica si presenta intorno ai 4 anni, giungendo ad una sorta di “rivoluzione scientifica” dal momento che acquisisce una modalità di pensiero astratto. Gli stati mentali sono considerati principi teorici astratti e non osservabili impiegati per spiegare il comportamento umano osservabile. Secondo la theory-theory la Teoria della mente è costruita man mano in maniera scientifica, si modifica grazie all'esperienza, esperienza considerata solo in modo indiretto, ossia come vissuta, plasmata e influenzata dalla teoria raggiunta in quel momento dello sviluppo dal bambino.

L’approccio della simulazione

La conoscenza della mente come sistema di concetti mentalistici non deriva da una teorizzazione astratta, ma dipende dall’esperienza. La comprensione degli altri attraverso la simulazione… “mi immagino al posto dell’altro”… il bambino non deve postulare l’esistenza di principi teorici, ma il bambino immagina di provare un determinato desiderio o di possedere una determinata credenza come se fosse al posto dell'altra persona e prevede sulla base di tale simulazione i comportamenti che ne seguono.

L'approccio modulare

Sostiene una visione innatista dello sviluppo della ToM, affermando l'esistenza di specifici moduli di elaborazione dell'informazione che si attivano e funzionano in maniera automatica. Tali moduli o strutture concettuali innate, vengono concepiti come sottosistemi, organizzati in maniera gerarchica, che si attivano in sequenza, per poi organizzarsi in parallelo, determinando lo sviluppo della comprensione della mente. Secondo questa teoria lo sviluppo della ToM è determinato geneticamente, l'ambiente e l'esperienza sono considerate in maniera marginale, è uno stimolo necessario ma non sufficiente per l'attivazione di determinati circuiti neuronali, ma non sono agenti che modificano i moduli.

Approccio solipsistico

Ciò che accomuna queste teorie è la concezione di stampo piagettiano, ossia, la scarsa o nulla influenza del fattore sociale sullo sviluppo cognitivo e descrive lo sviluppo della ToM come un processo autonomo ed individuale.

Approccio relazionale

La seconda ondata di studi, avvenuta intorno agli anni '90, ha un orientamento di stampo Vygotskiano, elaborando una posizione nella quale lo sviluppo della ToM è reso possibile dall'interazione del soggetto con il suo ambiente fisico e culturale, una co-costruzione che si struttura e sviluppa con partner significativi all'interno di contesti emozionalmente ed affettivamente carichi. Parliamo di una prospettiva socioculturale o sociocostruttiva (Bruner, Feldman, Hobson).

Dove cresce la mente I luoghi sociali propri della crescita del bambino, sono parte integrante del suo funzionamento mentale. L'ambiente familiare è stato il focus di interesse peculiare, ma anche altri luoghi diventano cruciali e significativi per l'abilità mentalistica, come per esempio il contesto scolastico o il contesto organizzativo dell'azienda. Il primo filone di studio che mette a tema il contesto familiare è definito socio-costruttivista, indaga dimensioni dell'interazione bambino-famiglia a largo raggio, coinvolgendo diversi aspetti contestuali in cui il bambino è inserito. Il secondo filone di indagine è definito relazionale e indaga una dimensione maggiormente interna dell'ambito familiare, cioè il significato affettivo che caratterizza le interazioni che si sviluppano al suo interno.

Il contesto familiare: aspetti di ordine strutturale

Inteso come dimensione della famiglia e ordine di genitura, va ad indagare sull'ampiezza della famiglia e sull'ordine di genitura. Intorno la metà degli anni '90 indagando l'influenza della cosiddetta family size declinata come numero di fratelli, è stato possibile verificare che tale fattore influenza positivamente le prestazioni del bambino nei compiti di falsa credenza, si evidenzia un effetto significativo nelle dimensioni della famiglia, ma non dell'età dei fratelli. Emergerebbe quindi che attraverso attività tipiche tra fratelli, come discussioni e giochi cooperativi di finzione, si fornirebbero effetti benefici. In questa prospettiva l'effetto sfavorevole sia la condizione di figlio unico, mentre il fatto di essere fratello maggiore o minore non influisce sulla prestazione.

Intorno alla fine degli anni '90 Ruffman e Perner, hanno rivisto le precedenti posizioni e sono arrivati alla conclusione che la “contagiosità” della teoria della mente non si trasmette semplicemente da un fratello all'altro, ma unicamente dal fratello maggiore al fratello minore. Ciò appare in linea con la visione di Vygotskij che considera le persone più grandi come vantaggiose per quelle più piccole dal momento che possono agire sulla ZSV.

Aspetti di ordine linguistico

Cioè il tipo di linguaggio adoperato in famiglia. I rapporti tra linguaggio e ToM risultano complessi e articolati; un primo importante corpus di ricerche indaga le conversazioni in ambito familiare in contesti di interazione quotidiana spontanea, sostenendo che la conoscenza precoce della comprensione della mente affondi le sue radici nelle conversazioni che quotidianamente si svolgono in famiglia. Dalle analisi delle conversazioni che si verificano tra madre, fratelli e bambino tra i 14 e 36 mesi emerge una crescente frequenza con cui la madre si riferiscono a stati mentali (pensieri, sentimenti, desideri), a regole sociali, al comportamento accettabile e alle conseguenze delle azioni dei bambini.

Risulta anche che le aspettative materne nei confronti di ciò che il bimbo può capire e su come può comportarsi si modificano nel tempo, mentre parallelamente si assiste ad un'aumentata capacità di comprensione da parte del bambino. In particolare il bambino inizia a capire i sentimenti della madre ed il legame tra il proprio comportamento e i sentimenti materni. I bambini sono osservatori attenti e sensibili dei cambiamenti emotivi che intercorrono tra le persone, essi quindi possono imparare dall'osservazione delle interazioni altrui. Elisabeth Meins sottolinea il ruolo della early maternal mind-mindness, cioè l'uso da parte del caregiver del linguaggio mentale appropriato per commentare gli stati mentali del bambino a partire dai 6 mesi di vita.

Recenti studi si focalizzano sul nesso tra sviluppo della ToM nei bambini e stile conversazionale della madre, in particolare Peterson e Slaughter analizzano tramite un questionario, le differenze individuali tra madri per quanto riguarda la preferenza nell'uso del linguaggio mentalistico (semplice vs articolato) mentre parlano con i loro bambini di 4 anni in situazioni conversazionali quotidiane, come il gioco, la finzione, la preparazione di una sorpresa. I risultati dimostrano che le madri con uno stile elaborato, dettagliato, hanno figli con maggiori abilità di mentalizzazione, che cioè raggiungono alti punteggi nei compiti di falsa credenza. Infine, nella prospettiva di Siegal si evidenzia come le conversazioni tra genitori e bambino sono fondamentali per la comprensione mentalistica del piccolo, infatti, la comunicazione con i partner affettivi consente al piccolo di diventare un esperto conversatore.

Qualità affettiva della relazione bambino care-giver

Il significato emotivo e affettivo della relazione bambino-caregiver viene definito nei termini di sicurezza dell'attaccamento, o, più precisamente, come qualità della relazione di attaccamento instaurata tra madre e bambino. Un primo accostamento tra Teoria dell'attaccamento e Tom lo troviamo già nei concetti formulati da Bowlby, in cui afferma “perché una relazione tra due individui proceda armoniosamente ciascuno deve essere consapevole del punto di vista dell'altro, della sua mente, dei suoi sentimenti e delle sue intenzioni”. Il riferimento è anche, e non solo, alla dimensione rappresentazionale dell'interazione del bambino col il suo care-giver (MOI). Gli studiosi nei loro disegni di ricerca fanno riferimento a dimensioni dell'attaccamento sia di tipo sensomotorio o comportamentali, misurando la dimensione affettiva con procedure coma la strange situation, sia di ordine rappresentazionale ad esempio valutata attraverso il SAT. Sebbene gli autori concordino nel sostenere che l'attaccamento sicuro presenta una connessione con la riuscita nei compiti di comprensione della mente (false credenze), differiscono tra loro nello spiegare tale nesso, formulando diverse ipotesi interpretative.

Elizabeth Meins e Peter Fonagy

Entrambi ritengono che la qualità del legame di attaccamento spieghi lo sviluppo della teoria della mente del bambino. Ma differiscono su altre ipotesi.

Meins: competenze mentali e sicurezza dell'attaccamento nella ZSP

Possiamo considerare quello della Mains un approccio di tipo Vygotskiano, esponendo le sue posizioni teoriche attraverso una serie di ricerche empiriche. Sostiene che i processi mentali avvengono nelle interazioni precoci con il care-giver, in particolare in quelle centrate sugli oggetti, all'interno della ZSP o meglio, grazie alla sensibilità materna di identificare la ZSP del proprio figlio. Ciò porta a una strutturazione delle relazioni che rende, per il bambino, più semplice il processo di interiorizzazione dei processi mentali, dal momento che le interazioni vengono sostenute dalla madre nella maniera sensibile e congrua rispetto allo sviluppo del bambino.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lelesprint1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Lecciso Flavia.
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