Psicologia Per L’educazione Per L’handicap
PROCESSI DI APPRENDIMENTO
Individuare come favorire l’apprendimento dei vostri allievi.
L’apprendimento è un atto globale ma al suo interno agiscono diversi componenti/processi.
Questi sono fondamentali a conoscere nel momento in cui vado ad analizzare le disabilità, in quanto egli può avere delle
difficoltà in questi tipi di processi.
Nel rettangolo giallo (vedi diapositiva) vi sono i processi guidati: ciò che accade tra la presentazione dello stimolo e
l’effettuazione del compito: Situazione stimolo – prestazione, dare degli stimoli ai bambini o a chiunque e bisogna
ripetere.
Vi sono dei processi che intervengono proprio sui dati: es. memoria a lungo termine.
Nel rettangolo azzurro vi sono una serie di processi psicologici: non intervengono direttamente sui dati ma permettono
di funzionare meglio e di avere una possibilità superiore di mettere in campo i processi che sono inseriti nel rettangolo
giallo. Un’attenzione ad esempio, più sostenuta permetterà di avere un’energia in più di mettere in campo i diversi
processi.
All’esterno vi sono situazioni contestuali: CONTESTO, RELAZIONI, CULTURA.
L’apprendimento avviene in un tessuto di relazione in un contesto culturale particolare, se io ho una classe dove cerco
di ottenere una sorta di “gara”, stimolare situazioni competitive ho meno stimolazione da parte degli alunni in quanto
penalizza emotivamente chi è un livello più basso della classe. Il clima che si respira all’interno della classe è
FONDAMENTALE.
L’ATTENZIONE: la porta d’ingresso dei nostri processi perché io riesco ad elaborare e ad apprendere quelle cose sulle
quali concentro la mia attenzione.
Non abbiamo però un sistema cognitivo che può elaborare tutto e quindi si necessitano delle scelte che per l’appunto,
vengono fatte attraverso l’attenzione. E’ una porta d’ingresso perché tu esami ciò su cui hai focalizzato l’attenzione.
L’attenzione è molto legata al PROCESSO DI MOTIVAZIONE. Io sono più propenso a dare la mi attenzione alle cose che
maggiormente mi interessano. Memoria di lavoro e attenzione non sono staccate.
• Attenzione selettiva: seleziono alcuni elementi che colpiscono la mia attenzione (per i bambini disabili questo
processo non è scontato).
• Attenzione è paragonabile ad un collo di bottiglia = entrano tante cose ma facciamo una selezione.
Vi sono tre elementi fondamentali:
STABILITA’ DELL’ATTENZIONE
FOCALIZZAZIONE DELL’ATTENZIONE : focalizzarsi solo su determinate cose.
CAPACITA’ DELL’ATTENZIONE : a quante cose posso stare attento.
Se prendiamo un bambino autistico: egli è portato a focalizzarsi su alcuni elementi e non su tutto.
Se prendiamo un bambino ADHD: il problema di questi allievi è la stabilità dell’attenzione, non è stabile nemmeno con
il pensiero. Essi non danno il giusto tempo per analizzare le cose: passano da una cosa all’altra.
Con bambini con questo tipo di difficoltà è necessario porgli dei limiti, in quanto questi hanno proprio un DEFICIT DA
ATTENZIONE. A questi bambini bisogna mettere dei limiti (di tempo), altrimenti si perdono. Attenzione si sviluppa in
maniera diversa, ognuno sviluppa degli stili particolari.
• Iper - focalizzazione: focalizzarsi su elementi piccoli, particolari. Entrare dentro ai processi di apprendimento.
Imparare a fare i conti con le differenze.
• Attenzione legata al processo di MOTIVAZIONE: Sono più propenso a dare la mia attenzione alle cose che mi
interessano, che mi motivano.
MEMORIA DI LAVORO: quella che fino poco tempo fa veniva definita memoria a breve termine.
Effetto priorità e recensa: se mi vengono elencate 20 sillabe, ricorderò dopo qualche secondo le prime e le ultime.
Ci sono due processi che intervengono:
- RIPETERE A MEMORIA - > ripeto per aumentare il tempo di permanenza della traccia altrimenti scemerebbe.
Tendenza a reiterare.
- Mettere insieme gli elementi acquisiti: CODIFICARE - > La memoria di lavoro è limitata e quindi io cerco di aumentare
la quantità del materiale mettendo insieme.
Vi sono due limiti molto forti: uno legato alla quantità memorizzabile e in secondo luogo, il tempo di mantenimento,
per questo codifico e ripeto. La capacità aumenta se codifico.
Questa è la modalità fino agli anni ‘90 con cui noi intendevamo la memoria a breve termine.
ATTENZIONE - MEMORIA DÌ LAVORO - PRESTAZIONE Modello multistadiale di Atkinson e Shiffrin, 1968.
1 2 3 4 5 6 7 8 9
Guardo, memorizzo a breve termine, recupero lo schema che devo scrivere. Quindi la memoria a breve termine è una
tappa obbligatoria.
Baddeley, fu colui che ribaltò completamente il modello precedente, trasformando la memoria a breve termine a
memoria di lavoro. Egli aumentava il tempo di risposta però sostanzialmente non si andava su criteri di risposta casuali
quindi, quel modello sopra non tiene.
La memoria a breve termine (Poi Memoria di Lavoro), per Baddeley è un sistema MULTICOMPONENZIALE. La memoria
di lavoro è un sistema di più componenti che agiscono in maniera varia, egli in un primo momento ne identifica tre:
- CICLO FONOLOGICO: compare il magazzino fonologico e un sistema di reiterazione, sistema che serve a elaborare le
informazioni legate al linguaggio.
- ESECUTIVO CENTRALE: serve per guidare l’azione dei sistemi. Il deficit sulle funzioni esecutive che colpisce quella parte
del cervello filologicamente più recente, ciò che ci distingue dagli animali. (Dare attenzione a determinate cose invece
che ad altre, organizzazione). Le funzioni esecutive non c’entrano molto con l’intelligenza.
- QUADERNO VISUO-SPAZIALE: che ci permette di gestire le immagini. L’elaborazione visiva e spaziale sono due cose
diverse: “che cosa hai visto?” È diverso da “Dov’era collocato?”
Esso elabora le informazioni. Questo funziona bene per i bambini affetti da autismo, cosa che non si può dire per il
primo caso.
Un modello di lavoro molto articolato centrato su questi due elementi accessori: Ciclo Fonologico e Quaderno Visuo -
Spaziale.
Es. Bambini sordo muti. Per loro come funziona la memoria di lavoro? Eppure ce l’hanno.
PRESTAZIONE: ci sono alcune prestazioni automatizzate. Un compito che all’inizio richiedeva attenzione
successivamente non le richiederà più e cosi può fare più cose contemporaneamente.
Es. il bambino che impara a leggere: all’inizio ha bisogno di decodificare le lettere e ciò richiede attenzione e non può
capire quello che sta leggendo, poi diventa automatica con il tempo. Dialettica tra processi controllati e automatici.
Es. Se portate un vostro allievo al minibasket, questo palleggia, tornate dopo un mese, è successo che quel compito che
inizialmente era controllato è diventato automatico e quindi l’attenzione si focalizzerà su cose più significative, come ad
esempio un passaggio.
Noi siamo abili, perché riusciamo a rendere automatiche le cose.
Chi è che regola questa funzione? L’ESECUTIVO CENTRALE. Ciò ci permette di essere più abili nelle azioni.
MEMORIA A LUNGO TERMINE: è differenziata da quella a breve termine.
La memoria a lungo termine non ha limiti rispetto alla memoria a breve termine (quantità di memoria memorizzabile e il
tempo). Io qui non ho un limite, continuo ad apprendere per tutta la vita e non ho nemmeno un limite temporale.
Il funzionamento è diverso in confronto a prima, la memoria funziona sulla base dell’organizzazione delle informazioni,
che sono tantissime e bisogna sempre recuperarle. L’importante, in questo caso, è saper recuperare.
Memoria a lungo termine ha meno informazioni nelle persone con disabilità.
Va differenziata la memoria esplicita e quella implicita.
Quella esplicita viene acquisita dal momento in cui io ho fatto uno sforzo per acquisirla che può essere EPISODICA: se io
mi ricordo quando, con chi, come, perché è avvenuto qualcosa e SEMANTICA: quand’è che è avvenuta la presa della
Bastiglia? Però non si può dire che lo appresa quel giorno, quel momento etc., non ricordo come quando l’ho acquisita.
Quella implicita è quella che acquisisco senza fare nessuno sforzo, perché io mi trovo ad esempio, in quel tipo di
contesto e finisco per apprendere delle conoscenze senza fare uno sforzo.
Questo accade anche con le persone di disabilità.
I ragazzi con disabilità avranno problemi strutturali e di strategia. Il nostro compito è migliorare questo fattore. La
nostra azione didattica deve tener conto di questo.
L’UNIVERSO DEI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES):
DISABILITA’ DISTURBO SVANTAGGIO
✓ ✓ ✓
Disabilità intellettiva DSA Svantaggio Socio-Culturale
✓ ✓
Autismo ADHD (disturbo della legato soprattutto a
✓ Disabilità motorie condotta) fenomeni di migrazione
✓ ✓
Disabilità Sensoriali (non le Funzionamento limite
trattiamo)
I BES sono nati perché la normativa salvaguardava solo la disabilità: c’è la legge 104, da questa deriva un impianto
scolastico che prevede ad esempio l’insegnante di sostegno quando gli allievi hanno una disabilità, però forte dal mondo
della scuola è venuto nel corso degli anni la richiesta di dire “è vero che il mondo della disabilità ha determinate
connotazioni e ha bisogno di determinati aiuti però non c’è solo quello, vi sono anche bambini ad esempio, con disturbi
specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia etc.) e sono questi che richiedono attenzione massima; poi vi sono tutto
il campo dei disturbi della condotta più o meno consistenti (ADHD); vi è anche il funzionamento intellettivo limite (non
in situazioni di disabilità intellettiva però ci pongono dei problemi dal punto di vista dell’apprendimento); vi è tutto il
settore dello svantaggio socio-culturale legato soprattutto a fenomeni di migrazione.”
Allora per la scuola è venuta forte questa richiesta d’aiuto, cosa si può fare per questi allievi?
Adesso si sta verificando un sistema di etichettatura ad esempio se si parla con un insegnante egli vi dirà: “in classe ci
→
sono due disabili, 5 BES” invece di diventare un elemento che favorisca l’inclusione viene ad essere messo in
evidenza un approccio più individuale, come se dovessi trattarli singolarmente.
Questa idea di andare oltre i BES è nata proprio dal voler recuperare quella che è la dimensione INCLUSIVA.
AUTISMO
Sviluppo deficitario dell’interazione sociale, della comunicazione e una notevole ristrettezza del repertorio di attività e
interessi.
DSM - V (Oggi): Manuale diagnostico dei disturbi mentali (A.P.A. Associazione Americana dei Psichiatri, 2014).
ICD - 10 : Classificazione internazionale delle sindromi e disturbi psichici e comportamentali (OMS, 2007).
Disturbo pervasivo dello sviluppo caratterizzato dalla compromissione qualitativa ad origine precoce:
• dell’interazione sociale PRIMA TRIADE DELL’AUTISMO, poi DIADE dell’autismo, in quanto
• della comunicazione l’interazione sociale e la comunicazione vengono uniti assieme.
• del repertorio comportamentale
“Disturbo pervasivo (o generalizzato) dello sviluppo”: (su 87 bambini nati 1 è autistico, l’incidenza maggiore è nei
maschi) significa che va ad intaccare tutte le aree di sviluppo, si parla di “autismi” o “spettro autistico”, non autismo.
“Compromissione qualitativa”: è un dato che può essere misurato.
“Ad origine precoce”: al momento è scientificamente provato che i vaccini, diete senza glutine non incidono
sull’autismo.
Ha origine precoce perché ci si nasce, non ci si diventa. Vi sono delle aree che vengono compromesse nonostante non vi
sia un gene preciso come per la sindrome di down. Qui non viene identificato un gene, è un disturbo neurobiologico.
1) COMPROMISSIONE DELL’INTERAZIONE SOCIALE: può esservi compromissione nell’uso di diversi COMPORTAMENTI
NON VERBALI (es. sguardo diretto, espressione del viso, posture corporee) che regolano l’interazione sociale e la
comunicazione.
Può esservi incapacità di sviluppare RELAZIONI coi coetanei adeguate al livello di sviluppo, che si può assumere
diverse forme a seconda dell’età. Può esservi una mancanza di tentativi spontanei di condividere gioie, interessi o
obbiettivi con altre persone (per es. non mostrare, portare o richiamare l’attenzione su soggetti che trovano
interessanti).
Può essere presente una MANCANZA DÌ RECIPROCITA’ SOCIALE O EMOTIVA (per es. non partecipare attivamente a
semplici giochi sociali, preferire attività solitarie o coinvolgere altri in attività sol come strumenti o aiutanti
“meccanici”). Spesso la consapevolezza che il soggetto ha degli altri è notevolmente compromessa.
Possono essere incuranti degli altri bambini, possono non avere idea dei bisogni degli atri, o non accorgersi del
malessere di un’altra persona.
2) COMPROMISSIONE DELL’INTERAZIONE DELLA COMUNICAZIONE: può esservi ritardo, o totale mancanza, dello
sviluppo del linguaggio parlato. Nei soggetti che parlano, può esservi notevole compromissione della capacità di
iniziare o di sostenere una conversazione con altri, o uno stereotipato o ripetitivo del linguaggio o linguaggio
eccentrico. Può esservi anche mancanza di giochi di simulazione vai e spontanei, o di giochi di imitazione sociale
adeguati al livello di sviluppo.
Quando il linguaggio si sviluppa, l’altezza l’intonazione, la velocità, il ritmo, o la sottolineatura possono essere
anomali (es. il tono di voce può essere monotono). Le strutture grammaticali sono spesso immature e includono un
uso del linguaggio stereotipato e ripetitivo (per es. ripetizione di parole o frasi indipendentemente dal significato) o
linguaggio metaforico (cioè, linguaggio che può essere capito chiaramente solo da coloro che hanno familiarità con
lo stile di comunicazione del soggetto).
Un'anomalia nella comprensione del istruzioni linguaggio è l'incapacità di capire domande semplici, o scherzi.
Il gioco di immaginazione è spesso assente o notevolmente compromesso. Questi soggetti tendono anche a non
dedicansi a giochi semplici di imitazione o alle consuete occupazioni dell'infanzia o della prima fanciullezza, oppure
lo fanno solo al di fuori del contesto appropriato o in modo meccanico.
3) COMPROMISSIONE DEL REPERTORIO COMPORTAMENTALE, ATTIVITA’ RISTRETTE, INTERESSI RIPETITIVI E
STEREOTIPATI: può esservi dedizione assorbente per uno o più tipi di interessi stereotipati e ristretti che sono
anomali o per intensità o per focalizzazione; sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici;
manierismi motori stereotipati e ripetitivi; o un persistente eccessivo interessi per parti di oggetti.
Gamma di interessi notevolmente ristretta e sono spesso assorbiti da un singolo e ristretto interesse. Possono
comportarsi in modo monotonamente eguale e mostrare resistenza o malessere per cambiamenti banali.
Vi è spesso un asservimento ad inutili abitudini o rituali, oppure un’insistenza irragionevole nel seguire certe
routines.
I movimenti corporei stereotipati riguardano le mani, o l’intero corpo. Possono essere presenti anomali della
postura (es. camminare in punta di piedi, movimenti delle mani o atteggiamenti del corpo bizzarri). Persistente
eccessivo interesse per parti di oggetti (bottoni, parti del corpo).
Possono essere anche affascinati dai movimenti (es. ruote dei giocattoli che girano, aprire e chiudere la porta). Vi
può essere inteso attaccamento ad alcuni oggetti inanimati (es. un elastico).
SOGGETTO AUTISTICO: sviluppo fondato su modalità percettive, immaginative, mnestiche, ideative, socio - affettive
QUALITATAMENE diverse. Modalità diverse di interpretazione e di comprensione del mondo.
La persona con autismo ha la qualità di percepire la realtà in maniera completamente diversa rispetto a un bambino non
autistico.
Essi comprendono il mondo in maniera diversa.
Il soggetto autistico ha una capacità di percepire la realtà in modo diverso, a prescindere dal livello intellettivo. Essi, non
filtrano le cose che percepiscono, essi si focalizzano.
Le manifestazioni del disturbo variano a seconda del livello di sviluppo e dell’età cronologica del soggetto.
PRIMI SEGNI SOSPETTTI DÌ AUTISMO:
Le prime anomalie vengono riscontrate nel 90% dei casi nei primi 24 mesi.
Le preoccupazioni più comuni riguardano:
• Ritardo del linguaggio,
• Ritardo dell’udito,
• Bambini troppo buoni o troppo irritabili (passivi, che si abbandonano, che interagiscono poco o che ad esempio
piangono troppo).
Ulteriori deficit difficili da cogliere:
• Carenza dell’attenzione selettiva,
• Mancanza di comunicazione di tipo proto - dichiarativa,
• Mancato sviluppo ‘del gioco simbolico.
SINDROME DÌ ASPERGER:
• Grave e perdurante compromissione dell’interazione sociale .
• Sviluppo di modalità di comportamento, interessi, e attività ristretti e ripetitivi.
• L’anomalia deve causare una compromissione clinicamente significativa nell’area sociale, lavorativa o in altre aree
importanti del funzionamento.
Contrariamente al disturbo autistico:
• Non vi sono ritardi clinicamente significativi del linguaggio (es. singole parole sono usate all’età di 2 anni, frasi
comunicative sono usate all’età di 3 anni).
• Non vi sono ritardi clinicamente significativi nello sviluppo cognitivo o nello sviluppo di capacità di
autoaccudimento adeguate all’età, ne
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Domande Psicologia dell’educazione per l’handicap
-
Riassunto esame Psicologia dell’educazione, prof. Margheriti, libro consigliato Pedagogia dell’educazione e dell’is…
-
Riassunto esame Pedagogia, prof. Cottini, libro consigliato Per una didattica speciale di qualità
-
Riassunto esame psicologia dell’educazione, prof. Margheriti, libro consigliato Psicologia dell’apprendimento e del…