Domande esame
Triade sintomi dell’autismo
L’autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo caratterizzato dalla compromissione qualitativa ad origine precoce dell’interazione sociale, della comunicazione e del reparto comportamentale. Il DSM-IV descrive l’autismo facendo riferimento alla triade di sintomi riguardanti: compromissione qualitativa dell’interazione sociale, compromissione qualitativa della comunicazione sociale e modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati.
Illustrare deficit comunicativi del bambino con autismo
Fra i sintomi principali che identificano la sindrome autistica si rileva uno sviluppo comunicativo e sociale gravemente deficitario. Il primo importante aspetto in cui i bambini con autismo mostrano difficoltà riguarda l’interazione triadica e l'attenzione condivisa. Rispetto a soggetti a sviluppo tipico, emerge una diversità nell’acquisizione del linguaggio caratterizzata dal ritardo nell’inizio del suo utilizzo e da una riduzione innata del desiderio di comunicare in maniera intenzionale. Sul piano fonetico riescono ad acquisire la padronanza dei suoni ma in maniera rallentata e con un'intonazione meccanica e strana. La struttura sintattica rimane ancorata alla ripetizione continua delle stesse strutture grammaticali. Anche la comprensione del linguaggio è solitamente compromessa. L’area maggiormente compromessa è la funzione pragmatica del linguaggio. Le forme di intenzionalità comunicativa non si ritrovano nel bambino autistico, il quale fin dai primi giorni di vita è impossibilitato a stabilire qualsiasi tipo di relazione prima con la madre e poi con gli altri adulti di riferimento. Un elemento particolarmente evidente nel linguaggio è la permanenza di espressioni ecolaliche sia immediate che differite. Nella verbalità mancano elementi di creatività ed originalità.
Descrivere le caratteristiche dell’autismo ad alto livello di funzionalità
Le caratteristiche principali di Asperger sono una grave e perdurante compromissione dell’interazione sociale e lo sviluppo di modalità di comportamento, interessi e attività ristretti e ripetitivi. Contrariamente al disturbo autistico, non ci sono ritardi significativi nel linguaggio e nello sviluppo cognitivo, nello sviluppo di attività di autoaccudimento adeguate all’età, nel comportamento adattivo e nelle curiosità riguardo l’ambiente.
Punti di forza e debolezza del bambino autistico a livello percettivo/attentivo
La realtà percettiva dei soggetti con autismo ha un funzionamento del tutto differente da quello degli altri individui. Tali soggetti comprendono ed interpretano la realtà con iper o iposensibilità e compromissioni nell’interpretare i sensi. Gli autistici tendono a considerare cose percettivamente importanti cose che normalmente non lo sono. Ha comunque notevoli punti di forza fra i quali l’elaborazione di informazioni visio-spaziali, la localizzazione di figure nascoste, la costruzione di puzzle.
Punti di forza e debolezza del bambino autistico a livello motorio
Gli atteggiamenti del soggetto con autismo sono contraddistinti da molte stereotipie diverse da soggetto a soggetto. Si suddividono in autolesive e non. Vi sono anche dei ritualismo del comportamento che inducono il soggetto a replicare una lunga successione di azioni senza alcun apparente scopo adattivo.
Punti di forza e debolezza del bambino autistico a livello mnestico
Le capacità mnestiche sono pressoché intatte, seppure si rilevano modi di elaborare e organizzare le informazioni del tutto singolari. La memoria ecoica è ben sviluppata. Tali soggetti presentano una migliore abilità nel ricordare in presenza di un materiale significativo. Hanno carenze nelle abilità di associazione, evidenziazione, clustering, parola chiave. Hanno notevole abilità nell’uso della memoria automatica.
Classificazioni internazionali dell’autismo
Al momento le classificazioni internazionali a cui si fa riferimento sono quelle del DSM-IV, nell’ICD-10 e nell’ICDH-2 formulate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sia il DSM-IV che ICD-10 non affrontano la questione eziologica del disturbo autistico ma offrono unicamente griglie di osservazione che esperti e professionisti possono utilizzare per la delineazione della sindrome.
Ecolalia
È una disfunzione del linguaggio che si manifesta nella ripetizione di parole o frasi sentite pronunciare da altre persone. Esiste un’ecolalia immediata o differita.
Ci può essere l’inversione pronominale?
Sì. Per inversione pronominale s’intende l’incapacità del soggetto ad utilizzare i pronomi personali nella conversazione. Non utilizzano il pronome io, sostituendolo con tu/voi. Il mancato utilizzo di questo pronome è per lo più dovuto alla carente comprensione dei ruoli nella conversazione fino a quando non gli viene insegnato.
Isole di abilità
Kanner mise in evidenza le isole di abilità, cioè competenze di buon livello inserite in un contesto connotato da deficit generalizzati. Riguardavano soprattutto l’ambito delle abilità visuospaziali, la capacità di memoria automatica, una buona predisposizione per la musica, il disegno o la matematica.
Deficit della teoria della mente
Negli ultimi anni si è assistito alla nascita e sviluppo di un nuovo approccio nell’ambito degli studi cognitivi: la teoria della mente. Esso si è proposto come finalità primaria di analizzare le capacità della mente umana di attribuire stati mentali quali desideri, credenze, pensieri e intenzioni e di prevedere e spiegare il comportamento sulla base di tali inferenze. Wimmer e Perner (1983) proposero, per verificare la capacità di attribuire stati mentali, una prova denominata Prova di Sally e Anne che consisteva in un compito di falsa credenza. I bambini sotto i 4 anni falliscono in questo compito, ma dai 4 anni viene solitamente risolto brillantemente. Molti bambini autistici invece non riescono a risolvere il compito indipendentemente dall’età. Evidenziare un processo di sviluppo della teoria della mente nel bambino, porta alla necessità di ricercarne le varie tappe evolutive. Vanno analizzati perciò quei particolari comportamenti che possono essere considerati precursori della teoria della mente. A questo proposito Baron e Cohen descrivono 4 meccanismi che potrebbero stare alla base della capacità umana di leggere la mente:
- Rivelatore dell’intenzionalità o ID (dotazione innata che il bambino possiede per leggere nel comportamento gli stati mentali)
- Rivelatore della direzione degli occhi o EDD (funziona con la vista e ha 3 compiti: rilevare la presenza di occhi o stimoli simili, calcolare verso quale bersaglio gli occhi sono diretti, capire che se gli occhi di un organismo sono diretti verso una cosa allora quell’organismo sta guardando quella cosa)
- Meccanismo dell’attenzione condivisa o SAM (costruire rappresentazioni triadiche fra un agente, il sé e un oggetto)
- Teoria della mente vera e propria (quello che permette di inferire dal comportamento gli stati mentali e di prevedere il comportamento sulla base di quanto una persona sa o desidera)
L’ipotesi di base per quanto riguarda i bambini con autismo è che non si sviluppi in modo normale la capacità di concepire che le altre persone conoscono, vogliono, sentono e credono qualcosa e che questo deficit meta-rappresentativo dia luogo a vere e proprie anomalie comunicative e di comportamento sociale. Alcuni ricerche hanno però messo in evidenza dubbi circa il potere esplicativo dell’ipotesi sul deficit di teoria della mente. Happé e Frith ammettono che ci sono vari bambini che superano le prove delle false credenze e comunque presentano il caratteristico quadro dell’autismo. Inoltre, i deficit nello sviluppo sociale sono evidenti nei bambini con autismo a un’età inferiore rispetto a quella in cui emergono i precursori della teoria della mente. Un’altra critica mossa è quella sul compito delle false credenze, perché sarebbero necessarie per svolgerlo anche abilità non sociali come quella di fare attenzione alle istruzioni, comprendere bene il linguaggio e gestire informazioni multiple in memoria. Le persone con autismo hanno sì una difficoltà ad attribuire stati mentali agli altri ma non è chiaro se questa carenza sia la causa di tutte le loro difficoltà.
Deficit primario nella relazione interpersonale
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