Capitolo 1
Approcci classici allo studio dell’apprendimento scolastico
1. APPRENDIMENTO E PSICOLOGIA DELL’ISTRUZIONE
L’apprendimento, in generale, viene definito come un cambiamento che si manifesta in un
individuo per effetto dell’esperienza. I mutamenti legati alla crescita o alla maturazione o quelli
presenti dalla nascita non sono quindi inclusi tra i casi di apprendimento. Gli esseri umani
apprendono così tanto dalla nascita che apprendimento e sviluppo sono legati inseparabilmente. Il
cambiamento può riguardare il comportamento o la conoscenza. Nelle teorie classiche
dell’apprendimento è stato enfatizzato o l’uno o l’altro dei due aspetti, cambiamento di
comportamento o cambiamento di conoscenza, volendo esaminare nel primo caso, le relazioni tra
stimoli ambientali e risposte dell’individuo direttamente osservabili e nel secondo caso le attività
mentali non direttamente osservabili come il pensare, ragionare, ricordare. Il tema centrale della
psicologia dell’educazione è costituito dalle dinamiche e dai processi di apprendimento-
insegnamento. Alcuni studiosi parlano di psicologia dell’istruzione per riferirsi a quell’area di
studio sull’acquisizione di conoscenze, abilità e atteggiamenti in contesti di istruzione. Le due
denominazioni, psicologia dell’educazione e psicologia dell’istruzione(usate quasi sempre come
sinonimi), coprono lo stesso settore d’indagine poiché la maggior parte della ricerca finora svolta si
è focalizzata sui contesti d’istruzione. La nascita della psicologia dell’educazione risale ai primi
anni del XX secolo quando sono stati pubblicati negli Stati Uniti sia la prima opera, Educational
Psychology per mano di Edward L. Thorndike, sia il primo numero della rivista Journal of
Educational Psychology in cui Thorndike esprimeva una visione ottimistica sulle possibilità di
applicazione dei risultati della ricerca psicologica in campo educativo. In Europa un notevole
impulso alla ricerca in psicologia dell’istruzione è stato dato dall’ European Association for
Research on Learning and Instruction(EARLI), che da metà degli anni ottanta organizza ogni due
anni un convegno a cui partecipano studiosi provenienti da tutti i continenti. Secondo Snow e
Swanson la ricerca in psicologia dell’istruzione deve portare a una teoria dell’apprendimento
riferita a 5 componenti essenziali:
1. descrivere gli obiettivi dell’istruzione in un determinato ambito, corrispondenti agli stati
finali cui si desidera pervenire
2. descrivere gli stati iniziali che caratterizzano gli studenti in quell’ambito
3. esplicitare i percorsi di transizione dagli stati iniziali a quelli finali
4. specificare le condizioni che l’istruzione deve creare per realizzare la transizione
5. accertare gli effetti prodotti dagli interventi di istruzione
Negli ultimi decenni si è realizzato un riavvicinamento tra psicologia dello sviluppo e psicologia
dell’istruzione, questo perché la ricerca ha evidenziato che la conoscenza è una componente
importante dello sviluppo cognitivo e quindi la scolarizzazione influisce notevolmente sulla crescita
delle abilità cognitive e perché l’idea vygotskijana che l’apprendimento e la cultura sono in veicoli
maggiori dello sviluppo sembra essere ampiamente accettata.
2. APPROCCIO COMPORTAMENTISTA
La nascita del comportamentismo viene fatta risalire al 1913, quando comparve negli Stati Uniti un
articolo di John Watson in cui affermava la necessità di rifondare la psicologia su basi scientifiche,
bandendo concetti come <mente> o <coscienza> in quanto non riferibili a comportamenti
direttamente osservabili. Il metodo introspezionista, basato sull’autosservazione e sulla descrizione
particolareggiata del vissuto di un soggetto e introdotto da Wundt a Lipsia(Germania), venne messo
al bando perché privo di fondamento scientifico: solo i comportamenti direttamente osservabili
dovevano essere oggetto di studio della psicologia. Il movimento di pensiero si chiama infatti
comportamentismo proprio per la scelta del contenuto da studiare,il comportamento manifesto e
del metodo di ricerca che deve rispondere alle esigenze di oggettività. Quindi mentre il ruolo
dell’ambiente veniva enfatizzato, una posizione fortemente critica veniva assunta nei confronti
dell’innatismo. Per il comportamentismo, predisponendo un ambiente in maniera adeguata, si
possono forgiare tutti i comportamenti desiderati in un individuo, perciò l’apprendimento non è
altro che la continua creazione di nuove associazioni tra stimoli dell’ambiente e risposte
dell’individuo. Definendo le modalità attraverso cui si realizza il condizionamento operante,
distinto dal condizionamento classico, è stato precisato il concetto di rinforzo.
2.1. Condizionamento e rinforzo
Il condizionamento classico(studiato da Pavlov) consiste nell’emissione di una risposta naturale in
presenza di uno stimolo non naturale: la salivazione emessa da un cane quando sente un suono o
vede una luce immediatamente prima di mettere in bocca della carne è un riflesso condizionato che
si crea dopo che il cane per alcune volte ha percepito uno stimolo prima di ricevere la carne.
Quando si interrompe la procedura di associazione e si presenta solo lo stimolo condizionato
(suono,luce), la risposta condizionata(salivazione) si manifesta sempre meno fino ad estinguersi,
ma si può ripresentare se si ripristina la procedura associativa.
Tuttavia il condizionamento classico poteva rendere conto solo di comportamenti non complessi. Il
condizionamento operante studiato da Skinner si riferiva invece alla modificazione di
comportamento che un meccanismo produce spontaneamente prima che venga rafforzato dal
condizionamento e non come risposta ad uno stimolo. Se un comportamento che fa parte del
repertorio di risposte emesse da un organismo, prodotto in assenza di uno stimolo particolare che lo
precede, viene rinforzato, se ne aumenta la frequenza. Il rinforzo è quell’evento che aumenta la
frequenza del comportamento che lo precede ed è positivo quando si verifica una situazione
piacevole, negativo nel caso contrario. Una punizione consiste invece in un evento che diminuisce
la probabilità che si manifesti un comportamento cui è associata. La frequenza di un
comportamento diminuisce anche quando non vengono più dati rinforzi alla sua emissione.
2.2. Comporamentismo e psicologia dell’educazione
Si può sintetizzare metaforicamente la concezione di apprendimento che caratterizza l’orientamento
comportamentista classico attraverso la metafora della trasmissione della conoscenza. Essa viene
trasmessa da un emittente ad un ricevente in modo meccanico, così come viene trasmessa
dell’acqua in un sistema idraulico, senza subire alcuna trasformazione nel passaggio, quindi la
conoscenza trasmessa non è elaborata da chi la riceve, poiché per essere valutato positivamente
deve riprodurla nella maniera più fedele possibile. Concepita come pacchetto statico la conoscenza
rispecchia, descrive il mondo esistente. Il ricevente deve assorbire il pacchetto e saperlo utilizzare
via via quando richiesto. Due sono stati i settori della ricerca psicologica che si sono meglio
sviluppati sotto il dominio dell’orientamento comportamentista: quello dell’istruzione programmata
e quello dell’addestramento militare. Nel campo dell’istruzione programmata, la programmazione
lineare o unisequenziale di Skinner suddivide i contenuti del corso in piccole unità di informazione
da presentare gradualmente e alternare con domande di verifica, avendo però definito in partenza
gli obiettivi di istruzione da raggiungere. Ogni risposta corretta diventa stimolo e rinforzo
dell’apprendimento successivo. Per garantire l’operatività dell’allievo, non gli veniva chiesto di
scegliere una risposta fra le altre, bensì di costruire la propria. L’istruzione programmata di Skinner
risiedeva nei principi ricavati studiando il condizionamento operante negli animali.
Alla programmazione lineare ha fatto seguito quella ramificata o plurisequenziale proposta da
Crowder che si differenziava per l’enfasi sulla flessibilità del programma più che sul rinforzo e
basata sull’assunzione che gli studenti apprendono in tanti modi diversi. Carroll introdusse il
concetto di mastery learning, ossia apprendimento per la padronanza, basato sull’assunzione che è
possibile porre tutti o quasi gli allievi nelle condizioni di raggiungere gli obiettivi stabiliti
consentendo di avanzare secondo i propri ritmi. La ricerca sull’istruzione militare ha dato un
contributo importante alla psicologia dell’educazione per l’analisi della prestazione richiesta
all’essere umano quando si trova a controllare sistemi uomo-macchina complessi. Il concetto di
task-analysis(analisi del compito), cioè l’individuazione dei requisiti comportamentali necessari
allo svolgimento di un compito, è diventato particolarmente importante per lo studio delle abilità
cognitive complesse. Importante nella ricerca sull’addestramento è anche il concetto di
feedback,cioè un’informazione di ritorno, vale a dire la conoscenza dei risultati.
2.3. Comportamentismo e teoria dell’apprendimento sociale
La teoria comportamentista dell’apprendimento ha dominato incontrastata la psicologia
dell’educazione fino agli cinquanta, quando si cominciava a mettere in dubbio che il
condizionamento classico e operante potessero essere esplicativi della complessità del
comportamento umano.L’interesse per gli aspetti sociali delle situazioni di apprendimento portò al
fiorire della ricerca sull’apprendimento sociale. Bandura sosteneva che nella vita quotidiana gli
individui regolano i propri comportamenti in base alle osservazioni delle conseguenze delle proprie
azioni. Una differenza fondamentale tra i teorici dell’apprendimento meccanico e quelli
dell’apprendimento sociale sta nell’attribuzione da parte di questi ultimi, di un ruolo essenziale al
pensiero cosciente(cognizioni, credenze,aspettative)nella guida del comportamento. Con il concetto
di apprendimento osservativo,Bandura sottolineava che gli individui manifestano anche
comportamenti mai rinforzati precedentemente, frutto dell’osservazione di altre persone rinforzate
precedentemente. In questi casi il rinforzo è solo vicariante,poiché l’osservatore può acquisire un
comportamento nuovo senza essere stato rinforzato. I teorici dell’apprendimento sociale parlano
ancora di rinforzi e punizioni ma con la consapevolezza che gli individui si attendono delle
conseguenze sulla base degli eventi passati e si comportano di conseguenza. Ciò implica
l’abbandono dello studio centrato solo sui comportamenti osservabili e di fatto la teoria si inserisce
nell’approccio cognitivista. Bandura definisce l’apprendimento nei termini di acquisizione di
conoscenza attraverso l’elaborazione cognitiva di informazioni.
2.4. Rapporto sviluppo-apprendimento
L’approccio comportamentista ha sempre attribuito importanza fondamentale all’ambiente che
regola e determina l’apprendimento. Esso non concepisce lo sviluppo in termini studiali, ossia di
cambiamenti qualitativi radicali come previsto dalla teoria piagetiana, ma in termini di
accumulazione progressiva. Non vengono chiamate in causa strutture cognitive ma le acquisizioni
precedenti e le condizioni ambientali in cui deve manifestarsi il nuovo apprendimento. Mentre per
Gagnè lo sviluppo era dato dal costituirsi una sull’altra di capacità ordinate gerarchicamente, il
comportamentismo classico vedeva lo sviluppo nell’apprendimento di nuove associazioni stimolo-
risposta. Affinché si acquisiscano nuove capacità è importante la presenza di determinate condizioni
interne ed esterne. Le prime riguardano i prerequisiti che l’individuo deve avere per poter affrontare
con successo un nuovo apprendimento, le seconde riguardano le modalità tramite cui un compito
viene presentato e organizzato.
2.5. Metodo di ricerca
Un’ampia quantità di dati di ricerca proveniva principalmente da due tipi di studi, sperimentali e
correlazionali. Gli studi sperimentali, soprattutto in laboratorio,mettevano in evidenza rapporti
causali tra eventi. Se l’interesse per un compito è legato alla possibilità di avere una
ricompensa,qualora questa venga a mancare, diminuisce anche l’interesse per il compito. Gli studi
correlazionali documentavano le relazioni signficative,positive o negative, tra variabili, ad esempio
la correlazione positiva tra l’abilità di comprensione della lettura e rendimento scolastico, senza
sostenere l’esistenza di rapporti causali tra i due fatti.
3. APPROCCIO COGNITIVISTA
L’approccio cognitivista,affermatosi a partire dagli anni 50, ha riscosso subito ampio consenso in
varie arie della ricerca psicologica. I cognitivisti studiavano la mente attraverso le inferenze tratte
dai comportamenti osservabili. Neisser,autore di Cognitive Psychology,considerata da molti come
punto di riferimento nella nascita dell’approccio, sosteneva che il termine “cognitivo” doveva
riferirsi a tutti i processi di manipolazione dell’informazioni,ossia
trasformazione,elaborazione,riduzione,immagazzinamento,recupero e combinazione degli imput
sensoriali. Neisser vedeva una forte analogia tra comprensione dei processi cognitivi dell’uomo da
parte di uno psicologo e comprensione della programmazione fatta a un computer da un tecnico
informatico. Infatti l’approccio cognitivista è denominato approccio HIP,dall’acronimo
dell’espressione Human Information Processing. Sia gli esseri umani che i computer manipolano
informazioni, trasformando gli input in output, così come presentano delle limitazioni date dalla
quantità di informazioni che possono manipolare contemporaneamente e dalla velocità di
elaborazione delle stesse.
3.1. Il sistema di memoria per l’elaborazione delle informazioni
Il modello di magazzini di memoria nell’uomo e del fluire di informazioni al loro interno di
Atkinson e Shiffrin, a guida di gran parte della ricerca psicologica a partire dagli anni 70, prevede 3
magazzini attraverso cui transitano gli stimoli sensoriali:
Registro sensoriale: è collegato con l’organo di senso corrispondente, in cui l’informazione viene
conservata per poche frazioni di secondo, necessarie a compiere operazioni importanti come il
confronto tra le caratteristiche dello stimolo e alcune informazioni presenti nella memoria a lungo
termine. Il risultato di queste operazioni passa nel magazzino della memoria a breve termine( se in
seguito alla stimolazione visiva è stato percepito un gelato, verrà trasferita in questo magazzino la
parola “gelato” o una sua immagine visiva).
Memoria a breve termine: ha una capienza limitata( la quantità di informazioni che può esservi
contenuta è in media di 7 unità nell’adulto). Ha anche un limite temporale,infatti le informazioni vi
possono permanere solo per pochissimo tempo(una decina di secondi). La memoria a breve termine
svolge un duplice e fondamentale ruolo: serve da transito poiché le informazioni provenienti
dall’ambiente prima di approdare e rimanere nella memoria a lungo termine, vi sostano
brevemente; serve da memoria di servizio in quanto contiene le informazioni provenienti dalla
memoria a lungo termine che devono interagire con quelle provenienti dall’ambiente. Man mano
che fanno ingresso nella memoria a breve termine nuove informazioni, quelle entrate
precedentemente che eccedono le 7 unità, escono e vengono dimenticate, a meno che il tempo in
cui sono rimaste non abbia consentito il formarsi di una loro copia che rimane nella memoria a
lungo termine. A volte si verifica il passaggio dalla memoria a breve termine a quella a lungo
termine automaticamente, cioè senza sforzo deliberato. Le informazioni a cui possiamo prestare
attenzione consapevolmente e contemporaneamente sono quelle contenute nella memoria a breve
termine e sono in numero limitato.
Memoria a lungo termine: è un archivio dalla capacità potenzialmente illimitata dove vengono
depositate per alcuni minuti o per tutta la vita conoscenze che acquisiamo, fatti personali,
esperienze, da recuperare all’occorrenza. Nella memoria a lungo termine hanno importanza le
relazioni tra codifica, immagazzinamento e recupero delle informazioni. Il ricordo del materiale
appreso è legato al livello di elaborazione a cui è stato sottoposto in fase di codifica: più è profondo,
migliore risulta il ricordo. Mettendo a confronto 3 tipi di codifica –visiva,fonologica e semantica- è
emersa la superiorità di quella semantica che richiede maggiore sforzo per rendere significativo il
Nella teorizzazione di Baddeley il costrutto di memoria di lavoro(working memory) è stato
introdotto come alternativa a quello di memoria a breve termine, intesa non più come sistema
unitario ma come una struttura complessa formata da più sottosistemi coordinati che agiscono con
la supervisione di un esecutivo centrale,ossia un sistema attenzionale di controllo, la cui capacità è
limitata. Sono stati esaminati in particolare 2 sottosistemi nella memoria di lavoro, il loop
articolatorio o fonologico e il taccuino visuospaziale. Il loop articolatorio o fonologico è diviso in 2
componenti, un magazzino fonologico che mantiene l’informazione acustica e mentale per tempi
molto brevi, e un meccanismo di ripetizione prepos
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