Riassunto esame psicologia del lavoro e delle organizzazioni
Prof. Di Stefano, libro consigliato: “Le Forme del Mobbing” di Favretto G.
Alle origini del mobbing: stress, eustress e distress
Esistono molte controversie nella definizione di stress che vanno dalla storia alle ideologie:
- Nelle fabbriche inglesi indicava la resistenza che le strutture metalliche oppongono alle altre forze.
- Successivamente acquisisce connotazioni negative per la salute psicofisica, come malessere, tensione e ansia.
- Dovrebbe essere una condizione capace di migliorare le capacità prestazionali dell’individuo.
- Entro certi limiti svolge un effetto training, cioè la capacità dell’individuo di imparare a fare qualcosa.
- A livelli sopportabili e affrontabili di stress equivalgono le migliori prestazioni.
- Comune confusione nell’uso del termine per stressor (stimolo inducente) e risposta di adattamento agli stimoli.
Lo stress va inteso come un processo: "risposta integrata dell’organismo a modificazioni operate su di esso per mantenere o ristabilire l’omeostasi". Al fine di raggiungere lo scopo si possono usare:
- Strategie di coping (per affrontare adeguatamente gli stimoli stressogeni).
- Strategie di mastering (atteggiamento di controllo e dominio nei confronti di situazioni distressanti).
Altri termini sono utili ad ulteriori distinzioni:
- Eustress (stress buono): risposta fisiologica e adattiva.
- Distress (stress cattivo): applicabile a situazioni di discrepanza tra lo stimolo e la risposta.
Richieste ambientali oltre le capacità dell’individuo determinano una maggiore vulnerabilità. Per mezzo dei lavori di Selye, il termine stress entra nella medicina e psicobiologia assumendo la valenza di stato di tensione o resistenza di una persona che si oppone a forze esterne che agiscono su di essa. Lo stress o Sindrome Generale di Adattamento SGA (allarme, resistenza, esaurimento) è definito da Selye come: "una risposta generale, aspecifica a qualsiasi richiesta proveniente dall’esterno".
Lo stress è inteso come risposta adattiva a stimoli, necessaria all’adattamento e alla sopravvivenza. L’aspecificità si riferisce alla possibilità che gli stimoli producano una risposta stereotipata SGA che non tiene conto della natura dello stimolo ma della sua intensità.
La risposta è aspecifica perché così può favorire un generale adattamento dell’organismo. Il "qualsiasi" indica che stimoli diversi attivano una medesima risposta, non per forza eventi straordinari. "Lo stress è uno stato fisiologico normale, che non può e non deve essere evitato per trarne vantaggio".
Odiernamente si attenziona la specificità della risposta per collegare alterazioni fisiologiche con le caratteristiche dello stimolo e quelle individuali della persona. A stressor fisici unimodali (estremi come calore e rumore) corrispondono risposte puntuali e specifiche. Se la risposta richiama substrati biologici, la reazione sarà più probabilistica che deterministica. Nella trasformazione interviene il valore personale attribuito dall’individuo all’evento, differenze individuali.
Sensation seekers sono alla continua ricerca di stimoli che gli permettano di provare sensazioni forti per sentirsi vivi. Persone amanti di situazioni estreme (high sensation) e quelle con livello più basso (low sensation). Infatti, persone dopo grande stress intellettuale si dedicano a stressanti attività fisiche:
- Indurre nell’organismo un certo livello di stress fa sì che ci si senta meno stressati.
- Sono situazioni su cui l’individuo ha un controllo maggiore e la richiesta di energia non supera la capacità.
- Sono situazioni stressanti, ma trattandosi di eustress non vengono considerate tale.
A fronte di stimoli fisici si reagisce prima localmente ma poi tali reazioni si trasformano in una generale. Esistono interazioni quotidiane tra individuo e ambiente con bassi stimoli, che attivano risposte prepatologiche. Esistono specificità di risposta a stimoli complessi di natura psicosociale o lavorativa, in cui situazioni ambientali o relazionali che interagiscono col tipo di compito svolto corrispondono a configurazioni umorali specifiche.
La reazione di stress può configurarsi come eustress o distress, a seconda del controllo che l’individuo sente di poter esercitare sullo stimolo, del social support ricevuto, della tollerabilità specifica individuale.
Il mobbing come distress relazionale
In qualsiasi ambito relazionale le motivazioni sufficienti all’azione sono: ricevere rinforzi ed evitare punizioni. Tajfel e Turner con appartenenza a gruppo con sostegno ingroup e svalutazione outgroup. Teoria darwiniana per necessità di eliminare specie concorrenti per soddisfazione della sopravvivenza. Festinger con confronto sociale come incentivo al miglioramento, per invidia, gelosia o ammirazione.
Alla base di tutto vi è l’autostima cioè la valutazione cognitivo-affettiva che ognuno ha di sé con un certo livello, influenzata dal giudizio altrui e da chi dice cosa. Ha bisogno di mantenere alta l’immagine del sé, come fa l’individuo in un gruppo sostenendolo. In ambito lavorativo la figura fonte di stima e riconoscimento è il superiore dato il suo potere.
Il conflitto fisiologico che si mantiene entro certi limiti è annoverabile nel concetto di eustress. Può diventare patologico quando supera certi limiti minando relazioni e produttività (origine mobbing).
Mobbing per intendere azioni compiute ripetutamente a lavoro ai danni di uno o più lavoratori. Comportamenti aggressivi o violenze psicologiche al fine di emarginare o escludere dal mondo del lavoro.
Il termine con radice inglese "to mob" usato da Lorenz e riscontrato nelle specie animali coalizzate contro il singolo. Se un membro di un gruppo diventa indegno o minaccioso viene attaccato fino a quando non se ne andrà.
La durata e la ferocia degli attacchi dipendono dalla capacità di resistenza della vittima. Usato in Svezia per comportamento ostile tra scolari poi diventa bullying (in GB bullying at work e gobbe bullies). Leyman in ambito lavorativo definito come vessazione psicologica che porta a disturbi postraumatici da stress.
Il conflitto patologico, come sede del mobbing, prova l’equilibrio interno all’ambito da lavoro. Certe aziende propongono concorrenza e competizione al fine di aumentare il profitto, fino a quando si mantiene l’equilibrio tra richieste e capacità di farvi fronte.
"Comunicazione ostile e non etica perpetrata in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che è spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e difesa e lì costretto per continue attività mobbizzanti. Queste azioni si verificano con una frequenza alta e per un lungo periodo di tempo. A causa dell’alta frequenza e della lunga durata, il mobbing crea seri disagi psicologici, psicosomatici."
Gli attori della situazione psicosociale del mobbing sono 3: mobber, mobbizzato e side-mobber o co-mobber. Il mobber può essere interpretato da una sola persona o più o un’intera organizzazione (bossing). Nel caso di una singola persona, solitamente un superiore, si tratta di mobbing dall’alto. Nel caso di due o più persone, solitamente i colleghi, si tratta di mobbing tra pari. Nel caso in cui il mobbizzato sia un superiore boicottato e scavalcato si tratta di mobbing dal basso.
Ulteriore distinzione è tra mobbing attivo (azioni di aggressione e svalutazione diretta visibile e intenzionale) e mobbing passivo (azioni come isolamento, ignorare sistematicamente e volutamente). Mobbing diretto (comportamenti verbali aperti e manifesti o fisici) indiretto (più sottili e meno evidenti). Il mobber agisce per mezzo di diverse azioni mobbizzanti, tutte volte all’allontanamento della vittima:
- Attacchi ai contatti umani: limitazioni nell’espressione e discussione con critiche e rimproveri, sguardi minacciosi.
- Isolamento sistematico: trasferimento in luogo isolato, evitamento, divieto ai colleghi di parlare con vittima.
- Cambiamenti delle mansioni: revoca mansioni, assegnazioni di lavori senza senso, inutili e svalutanti.
- Attacchi contro la reputazione: calunnie, pettegolezzi e turpiloqui.
- Violenze e minacce.
Le motivazioni per cui una persona assume il ruolo di mobber sono: fare carriera a tutti i costi, paura di perdere il lavoro o la posizione, invidia e autodifesa. Spesso il mobber è convinto di agire in nome della difesa dei propri diritti, perché minacciato dalla vittima. Qualora non cessassero le vessazioni è perché intimamente il mobber vede di trarre guadagno. Se l’azione è intenzionale, il mobber si crea un lavoro parallelo trascurando quello principale. Esiste però anche la possibilità che il mobber agisca inconsapevolmente.
Non esiste correlazione tra la personalità della vittima e il suo coinvolgimento in una situazione di mobbing. Esso dipende infatti dalle circostanze e dall’ambiente sociale e organizzativo. La vittima è consapevole di subire mobbing e questo le provoca un forte distress. A volte attribuisce a sé la colpa, altre no ma non riesce ad affrontare, reagendo con scarsa fiducia in sé e paura.
Data l’impossibilità di miglioramento della situazione il tutto destabilizzerà la situazione familiare e sociale. Esaurite le risorse, il progredire della situazione dipenderà dalle caratteristiche personali e dal sostegno. Ricordo angoscioso e rivissuto dell’evento, con ridotto senso di responsabilità, mancanza di interesse, disturbi neurovegetativi e cognitivi (psicologici e fisici). La vittima inizia a rispondere con reazioni inadeguate psichiche emotive e comportamentali.
Naturalmente esistono reazioni adeguate al mobbing come:
- Adeguata autodifesa verbale: dimostrare infondatezza accuse, portando l’attenzione sulla situazione.
- Ricorso ad associazioni: si occupano di prevenire e fronteggiare situazioni di mobbing.
- Ricorso alla legislazione ed a tutto ciò che può rivelarsi utile (trovare altro lavoro).
Per non crollare a causa del distress il mobbizzato usa delle strategie di coping per adattarsi all’ambiente o mutarlo. Egli non si identifica nel cambiamento ma nello sforzo per raggiungerlo. Può anche ricorrere a strategie cognitive per prevenire e ridurre il distress e le sue conseguenze.
Se non riesce a trovare delle soluzioni l’organismo risponde con una maggiore attivazione (arousal) per energie. Si può così giungere ad una soluzione creativa, ma se non la si raggiunge subito si riversa nell’evitamento o rinvio. L’incapacità e l’impotenza conducono la vittima alla prime due fasi della sindrome generale di adattamento.
Si possono distinguere varie tipologie di mobbing:
- Mobbing dall’alto: attuato da un superiore che abusa del proprio potere con soggezione della vittima.
- Un tipo è il bossing, cioè terrorismo psicologico per ridurre il personale o eliminare una persona.
- Lo scopo è quello di indurre il dipendente ad andarsene con sabotaggi, minacce e critiche.
- Mobbing tra pari: il lavoratore è vittima dei suoi stessi colleghi per antipatia, competizione o invidia.
- Mobbing dal basso: mancata accettazione della figura imposta con alleanza tra mobber e side-mobber.
- Strategia di mancato svolgimento di mansioni, rivolgimento ai diretti superiori o rifiuto degli ordini.
- Lo scopo è isolare la vittima demoralizzandola facendola sentire inutile.
Il mobbing può rivelarsi un grande costo poiché la vittima chiederà continui permessi e supporto per affrontare la situazione.
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