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Errore. Il segnalibro non è definito.
1. Il corpo parla come «Io» Errore. Il segnalibro non è definito.
«Aspettami, io non vengo»: il disappunto Errore. Il segnalibro non è definito.
Errore. Il segnalibro non è definito.
1. I momenti del moto pulsionale Errore. Il segnalibro non è definito.
Sotto Paragrafo I Errore. Il segnalibro non è definito.
Sottosotto Paragrafo I - 3 -
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Stress: caricato di connotazioni prevalentemente negativa, meno frequentemente
considerato come condizione di miglioramento delle capacità prestazionali dell’individuo. È
dimostrato che un individuo sottoposto a un certo livello di stress migliora le prestazioni. Lo
stress esprime le condizioni in cui l’organismo si trova esposto a fattori interni/esterni che
tendono ad alterare l’equilibrio psicofisico.
l’insieme delle strategie che permettono di affrontare adeguatamente gli stimoli
Coping:
stressogeni. è l’atteggiamento di padronanza, di controllo, in situazioni potenzialmente
Mastering:
distressanti.
Eustress: è la risposta fisiologica (esclusivamente adattiva).
Distress: è la condizione di eccessiva discrepanza tra lo stimolo e la risposta.
Eysenck sostiene, attraverso la sua teoria dell’attivazione differenziale, che gli estroversi
(bassa attività corticale) andrebbero in cerca delle stimolazioni che gli introversi
eviterebbero, per non innalzare il loro già alto livello di attvazione.
Seyle sostiene che, se imparassimo a gestire lo stress secondo i suoi dettami, potremmo
trarne enormi vantaggi in termini di self efficacy.
La conclusione è che la reazione di stress può configurarsi come eustress in un caso, e
distress in un altro, a seconda del tipo di controllo dell’individuo.
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Mobbing: tutte quelle azioni compiute ripetutamente sul posto di lavoro da una o più
persone ai danni di uno o più lavoratori, finalizzate a ridurre quest’ultimi in una situazione di
emarginazione e isolamento, fino all’esclusione. Le azioni possono assumere la forma di
comportamenti aggressivi e di violenze psicologiche protratte nel tempo. Avviene quando
all’interno del gruppo è stato individuato un membro che non viene considerato degno di
appartenere al gruppo stesso; viene attaccato quando non decide deliberatamente di
andarsene. La durata e la ferocia dipendono da molti fattori, tra i quali: la resistenza della
vittima. Nel mobbing è possibile individuare tre attori protagonisti:
1) Il mobber: colui che attua il mobbing;
2) Il mobbizzato: colui che subisce il mobbing, la vittima;
lo spettatore dell’azione, a volte anche grazie alla sua
3) Il side mobber (o co mobber):
complicità. può essere interpretato da più persone coalizzate o da un’intera
Il ruolo del mobber
organizzazione, in quest’ultimo caso viene definito bossing.
Ci sono tre direzioni di mobbing:
Dall’alto, effettuata dai propri superiori;
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2) Alla pari, effettuata dai colleghi;
3) Dal basso, effettuata dai dipendenti verso un superiore.
Oltre a queste distinzioni, si usa anche distinguere tra mobbing attivo o mobbing passivo.
− Mobbing attivo: si riferisce alle azioni di aggressione e vessazione che incutono
ansia, timore, paura e insicurezza nella vittima e che prendono la forma di un
comportamento visibilmente e intenzionalmente destabilizzante;
− Mobbing passivo: si riferisce ad azioni più subdole e meno visibili delle prime, che
assumo la forma dell’isolamento e dell’evitamento della vittima.
Vi sono due forme di mobbing:
1) Mobbing diretto: esercitato attraverso comportamenti verbali aperti e manifesti o
addirittura aggressioni fisiche;
2) Mobbing indiretto: basato su comportamenti più sofisticati, sottili e subdoli e quindi
meno evidenti.
Un’altra distinzione è tra un mobbing legato a un:
− Un conflitto interpersonale: si instaura a partire da una situazione di conflitto
interpersonale e risulta perciò emotivamente molto coinvolgente per entrambi le parti;
− Di tipo predatorio: si instaura per fattori di tipo situazionale e organizzativo (es: la vitima
possiede qualcosa che il mobber vuole).
Le azioni del mobber si dividono in 5 categorie:
1) Attacchi ai contatti umani; - 6 -
2) Isolamento sistematico;
3) Cambiamenti delle mansioni;
4) Attacchi contro la reputazione;
5) Violenza e minacce di violenza.
Per poter chiamare in causa il mobbing è necessario che la presunta vittima subisca almeno
due delle suddette categorie.
Il quick mobbing ha una durata tra i 3 e i 6 mesi, con frequenza quotidiana di attacchi,
rientranti in almeno tre delle suddette categorie.
Le motivazioni del mobber sono varie e molteplici: fare carriera a tutti i costi, paura di perdere
il proprio lavoro o la posizione raggiunta. Può arrivare a dedicare dal 5 al 10 % del suo
tempo lavorativo alla progettazione ed esecuzione di azioni mobbizzanti.
Spesso la vittima viene costretta a svolgere lavori che la umiliano perché eccessivamente
elementari o, viceversa, eccessivamente complicati per la sua preparazione. Il mobbizzato
può anche sviluppare una dipendenza nei confronti di alcol e droga, o cominciare a soffrire
di disturbi alimentari.
Una reazione adeguata al mobbing si ha utilizzando una o più delle seguenti strategie:
− Adeguata autodifesa verbale;
− Ricorso ad associazioni che si occupano di prevenire e fronteggiare certe situazioni;
− Ricorso a sportelli di acolto/aiuto;
− Ricorso alla legislazione in vigore in materia di persecuzione sul lavoro;
− Ricorso a tutto ciò che può rivelarsi utile per porre fine al mobbing stesso.
Una soluzione adeguata del problema potrebbe essere una delle seguenti:
− Forme particolarmente raffinate di problem solving;
− Tecniche cognitive di processamento dell’informazione;
− per l’incanalamento costruttivo della carica emozionale e
Strategie psicologiche
dell’ansia;
− Comportamenti di fuga, evitamento e differimento razionale e irrazionale dell’azione.
Un’altra particolare tipologia di mobbing è il bossing il quale può essere definito come
mobbing strategico o pianificato. Lo scopo è quello di indurre il dipendente ad andarsene
agendo sulla personalità dell’individuo facendolo sentire inutile. I settori più a rischio di
mobbing sono:
− La sanità, in particolare gli ospedali;
− L’educazione, in particolare le università;
− Il privato e l’industria, in particolare le organizzazioni manifatturiere a dominanza
maschile;
− Le poste e le telecomunicazioni;
− La pubblica amministrazione. per l’azienda
Il mobbing ha costi elevati, più la resistenza al mobbing è lunga più i costi
aumentano e la situazione della vittima peggiora.
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La ripetitività degli attacchi e l’accanimento con cui il mobber cerca di eliminare la vittima
sono rimasti i parametri principali attraverso i quali definire o meno una certa azione come
mobbing. È necessario che le azioni definite mobbizzanti si verifichino almeno una volta alla
settimana e per almeno sei mesi.
Il mobbing riguarda esclusivamente l’ambito lavorativo, mentre il bullying è legato al mondo
scolastico-giovanile. Il fenomeno tipicamente italiano del doppio mobbing riguarda il
coinvolgimento della famiglia della vittima. La famiglia è certamente la prima istituzione
sociale alla quale l’individuo appartiene e verso la quale si sviluppa l’attaccamento, ma il
tipo di legame esistente nelle varie famiglie può essere anche radicalmente diverso. Il
diverso ruolo assunto dalla famiglia nei confronti dei propri membri può ripercuotersi anche
su una situazione di mobbing. Un coinvolgimento emotivo così forte può portare tutta la
famiglia a vivere in maniera personale e intensa, anche se di riflesso, le situazioni che
riguardano un singolo membro. In questo caso: una situazione distressante di mobbing.
Le capacità di resistenza della famiglia sono in genere molto superiori a quelle del singolo,
ma, non sono infinite. Quando la famiglia ha raggiunto la saturazione, entra in crisi e, per
difendere se stessa da un mobbing che vive indirettamente attraverso la situazione penosa
di un proprio membro, cessa, più o meno consciamente e repentinamente, di fornire il
proprio supporto al membro stesso, visto ormai come minaccia all’equilibrio e all’armonia
familiare.
Ecco perché doppio mobbing: il mobbizzato, oltre a subire il mobbing sul lavoro, non è più
capito, sostenuto e incoraggiato nemmeno presso la propria famiglia. Egli anzi viene
implicitamente invitato a non lamentarsi più.
Il bossing è un tipo di mobbing che assume i contorni di una vera e propria strategia
aziendale di riduzione, ringiovanimento e razionalizzazione del personale, oppure di
semplice eliminazione di una persona indesiderata. Il bossing viene compiuto dai dirigenti
con lo scopo preciso di indurre un dipendente divenuto per qualche ragione
di un’azienda
scomodo a dare le dimissioni. In questi casi l’azienda gioca sporco ad ogni livello possibile:
il mobber è l’azienda stessa.
In alcuni paesi europei è stata di recente approvata una legislazione in materia di tutela dei
lavoratori a rischio di mobbing. È stata approvata una strategia aziendale che ha previsto
una riduzione dell’orario di lavoro, finalizzata a evitare dolorose operazioni di tagli del
personale. Questo tipo di strategia è nota col nome di job-sharing.
Il bullying è visto come un comportamento offensivo, intimidatorio, malizioso, insultante o
umiliante, derivante da un abuso di potere o di autorità che giunge a minacciare
psicologicamente un individuo o un gruppo di persone. Esso viene attuato per mezzo di una
strategia di aggressione a lungo termine diretta verso un soggetto psicologicamente più
debole, che presenta difficoltà ad arginare le forme di attacco e che, per queste difficoltà e
il perpetrarsi dell’attacco stesso, si trova sempre più coinvolto nel ruolo di vittima. Il bullying
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è sempre caratterizzato dalla comparsa di violenza fisica vera e propria, perpetrata allo
scopo di instaurare una diseguaglianza di potere tra persecutore e vittima. Tutto questo è
sintomo di un forte senso di inadeguatezza di tipo relazionale, sociale, personale e
comportamentale da parte dell’aggressore. I ruoli rivestiti dalla famiglia, dalla scuola e dalla
società in generale appaiono fondamentali. Spesso, i piccoli bulli, attraverso le vessazioni,
sfogano sui coetanei rabbia e disagio che possono derivare dalla loro situazione familiare e
scolastic
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