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Riassunto esame Programmazione e controllo, Prof. Fissi, libro consigliato Programmazione e controllo, Arcari

Riassunto per l'esame di programmazione e controllo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Silvia Fissi: Programmazione e controllo, Anna Maria Arcari, dell'università degli Studi di Firenze - Unifi, facoltà di economia. Scarica il file in PDF!

Esame di Programmazione e controllo docente Prof. S. Fissi

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ESTRATTO DOCUMENTO

conto sia delle caratteristiche strutturali e delle prospettive future dei mercati di

approvvigionamento sia del rapporto di forza contrattuale nei confronti del fornitore.

Il prezzo standard della manodopera diretta rappresenta il costo orario medio che si

prevede di sostenere in futuro.

La quantità standard dei materiali diretti viene determinata con criteri che si basano

su leggi fisiche, chimiche e delle scienze applicate, tenuto contro delle specifiche

caratteristiche tecnico – produttive dell’impresa.

La quantità standard non deve essere confusa con la specifica di output, che

rappresenta la quantità di fattore produttivo presente in un’unità di prodotto finito.

La relazione tra quantità standard e specifica di output può essere espressa come:

Qs = specifiche di output

1 - % di materiale improduttivo

La quantità standard della manodopera diretta viene definita analizzando tempi e

metodi di impiego e cicli di lavorazione.

Nella definizione della quantità standard devono essere considerati i tempi di lavoro

improduttivo, da ricondursi al concetto di specifiche di output con riferimento al fattore

produttivo materiali diretti. La quantità standard della manodopera si determina sulla

base della seguente relazione:

Qs = Specifiche di output

1 - % di tempi di lavoro improduttivo

DETERMINAZIONE DEI COSTI STANDARD DEI FATTORI PRODUTTIVI INDIRETTI

I costi indiretti di fabbricazione si riferiscono alle risorse che qualificano le strutture

produttive. Sono:

- Manodopera indiretta

- Energia elettrica

- Combustibili

- Manutenzioni

- Ammortamenti relativi all’area produttiva

La determinazione degli standard relativi ai fattori produttivi indiretti variabili è di

norma distinta da quella dei fattori produttivi indiretti fissi. I primi sono fattori di

produzione il cui consumo è legato al livello di attività che si ipotizza di realizzare

(energia elettrica). I secondi sono fattori il cui consumo complessivo non varia al

variare delle quantità prodotte, ma rimane costante (costi di amm.to di un impianto).

Il costo variabile standard unitario è il costo che si prevede di sostenere per produrre

un’unità aggiuntiva di prodotto finito, invece, il costo fisso standard unitario è un

valore derivato dal rapporto tra i costi fissi totali che si prevede di sostenere e i livelli

di attività che si prevede realizzare.

La determinazione dei costi standard indiretti può avvenire con due approcci:

- Analitico: prevede la disamina di dettaglio dei processi produttivi aziendali al

fine di stabilire le quantità di risorse necessarie per realizzare la produzione. Per

ciascuna tipologia di costo è necessaria l’esplicitazione del doppio standard

fisico: quantità standard di fattore produttivo per unità del fattore che funge da

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collegamento con il prodotto; la quantità standard del fattore di collegamento

per unità di prodotto.

Il costo standard si ottiene applicando al doppio standard fisico il prezzo

standard unitario del fattore produttivo indiretto.

Solitamente il prezzo standard dei fattori indiretti non è espresso in termini di

unità di fattore produttivo, bensì in termini di unità di fattore di collegamento.

Tale valore si ottiene moltiplicando il prezzo standard del fattore produttivo per

la quantità standard di fattore produttivo.

Il fattore di collegamento è una variabile intermedia che riflette un principio di

casualità basato su precise leggi tecniche.

- Statistico: basa la previsione dei costi indiretti sull’analisi delle serie storiche

relative ai volumi di produzione e ai costi indiretti sostenuti nel passato.

L’applicazione della metodologia statistica si basa sulla seguente funzione dei

costi: CIT = CIF + civ * Q

CIT: costi indiretti totali

CIF: costi indiretti fissi totali

civ: costo standard unitario dei fattori indiretti variabili

Q: quantità totale prodotta

I principali metodi statistici per la previsione dei costi indiretti sono:

Metodo della perequazione grafica: l’equazione dei costi totali

o corrisponde a quella della retta che descrive meglio l’andamento del

grafico di dispersione. In questo grafico l’asse delle ascisse rappresenta

la serie storica dei volumi di produzione, l’asse delle ordinate la serie

storica dei costi indiretti di fabbricazione. Ogni punto sul grafico di

dispersione indica la combinazione volume di produzione – costo indiretto

relativa a un determinato periodo. Riferimento grafico 1 pag. 147

Metodo del massimo e del minimo: l’equazione dei costi totali è quella

o relativa alla retta passante per i punti di massimo costo e minimo costo

delle serie storiche considerate. Il costo standard unitario dei fattori

indiretti variabili è il coefficiente angolare di tale retta. È determinato nel

seguente modo:

civ = costo massimo – costo minimo

volume di produzione del costo max – volume di produzione del costo min

Metodo dei minimi quadrati: è il metodo più preciso per la determinazione

o dell’equazione dei costi indiretti totali. In questo caso l’equazione

corrisponde a quella della retta di regressione che minimizza la somma

dei quadrati delle differenze tra costi indiretti teorici e costi indiretti

effettivi in corrispondenza dei differenti volumi di produzione.

SCHEDA DI COSTO STANDARD DI PRODOTTO E DI REPARTO 13

- La scheda di costo standard di prodotto è il documento dove sono sintetizzate

tutte le informazioni relative ai costi standard di ciascuna categoria di fattore

produttivo. Evidenzia i costi variabili e i costi fissi. Questi sono irrilevanti

nell’ambito del processo decisionale. È opportuno predisporre quindi tante

schede di costi standard quanti sono i livelli di produzione ipotizzati. Anche i

costo complessivi si modificano al variare dei volumi di produzione, in questo

caso è la presenza dei fattori variabili a determinare un differente livello di costo

complessivo.

Il budget flessibile è uno strumento che permette di far riferimento non a un

unico livello di attività ma a differenti ipotesi gestionali. Esso si concreta in una

pluralità di budget, ciascuno costruito in corrispondenza di un determinato

volume di produzione.

- La scheda di costo standard di reparto, è riferibile sia al prodotto che al reparto.

Le informazioni di costo standard riferite al reparto hanno una doppia utilità:

Sono utilizzabili per perfezionare il calcolo dei costi indiretti da inserire

o nella scheda di costo standard di prodotto

Sono molto importanti per sensibilizzare il management sulle condizioni

o di efficienza operative con cui operano i diversi reparti produttivi

Le relazioni input – output alla base della definizione degli standard

possono essere meglio analizzate se riferite allo specifico reparto in cui i

fattori produttivi sono utilizzati. La determinazione degli standard

presuppone l’identificazione delle modalità di impiego dei fattori

produttivi predefinite rispetto alle attività specifiche che si svolgono nei

reparti. Per ogni reparto viene preventivato l’ammontare dei costi

indiretti, distinti nella componente fissa e in quella variabile. Per la loro

preventivazione è possibile ricorrere alle metodologie precedenti

(analitico e statistico).

ANALISI DEGLI SCOSTAMENTI

È un processo di misurazione e interpretazione delle differenze tra valori preventivi e

valori consuntivi.

Deve essere supportata da strumenti tecnici di determinazione quantitativa e non

deve essere identificata nella produzione di dati.

Le fasi del processo in cui si articola l’analisi degli scostamenti sono:

- Rilevazione degli scostamenti globali per ciascuna categoria di fattore

produttivo

- Rilevazione per ciascuna categoria di fattori produttivi degli scostamenti

elementari

- Interpretazione degli scostamenti calcolati al fine di definire le azioni correttive

e di valutare le responsabilità

DETERMINAZIONE E INTERPRETAZIONE DEGLI SCOSTAMENTI DEI COSTI VARIABILI

La prima fase del processo di analisi degli scostamenti prevede la determinazione

degli scostamenti globali che si ottengono dalla differenza tra costo di budget e costo

effettivo. 14

Scostamento globale: costi di budget totali – costi effettivi totali

È possibile scindere lo scostamento globale dei costi variabili in tre scostamenti

elementari:

- Scostamento di volume: scostamento di costo causato dalla differenza tra il

volume di produzione programmato e il volume di produzione effettivo. Isolare

tale scostamento consente di comparare costi che fanno riferimento al

medesimo volume di produzione

- Scostamento di efficienza: determinato dalla differenza che si registra tra la

quantità di fattore produttivo che si sarebbe dovuta impiegare per realizzare i

volumi di produzione effettivi e la quantità effettivamente impiegata di fattore

produttivo

- Scostamento di prezzo/costo: è determinato dalla differenza che si registra tra il

prezzo standard unitario e il prezzo effettivo unitario del fattore produttivo,

entrambi riferiti alle quantità di fattore produttivo effettivamente impiegate.

La determinazione degli scostamenti elementari si ottiene dalla differenza tra valori di

costo che variano gli uni dagli altri solo in conseguenza del mutare di un singolo

elemento: prezzo, quantità o volume di produzione. Per ciascun fattore produttivo i

valori di costo cui far riferimento per il calcolo degli scostamenti elementari sono:

1. Costi di budget totali a livello di produzione programmata: Ps * Qa * Vp

2. Costi di budget totali a livello di produzione effettiva: Ps * Qs * Ve

3. Costi totali riferiti alle quantità effettive impiegate valorizzate a prezzi standard:

Ps * Qe * Ve

4. Costi effettivi totali: Pe * Qe * Ve

Ps: prezzo standard

Qs: quantità standard

Vp: volumi di produzione programmati

Pe: prezzo effettivo

Qe: quantità effettiva

Ve: volumi di produzione effettivi

Scostamento di volume: 1 – 2

 Scostamento di efficienza: 2 – 3

 Scostamento di prezzo/costo: 3 – 4

Quantità standard autorizzata: indica quale sarebbe stata la quantità complessiva di

fattore produttivo necessaria alla realizzazione dei volumi effettivi.

QsA = Qs * Ve

Quantità di fattore effettivamente impiegata (Qei): Qe * Ve

Per tutte le tipologie di scostamento un valore positivo esprime una situazione

favorevole (risparmio di costo) e un valore negativo esprime una situazione

sfavorevole (aggravio di costo). 15

MATERIALI DIRETTI E MANODOPERA DIRETTA

Lo scostamento di prezzo/costo misura la differenza tra il costo che avrebbe dovuto

essere sostenuto, acquistando a prezzi standard la quantità di fattore produttivo

effettivamente consumata per realizzare la produzione effettiva e il costo realmente

sostenuto.

Nel caso di materiali diretti, lo scostamento fa riferimento alle quantità acquistate e

non alle quantità effettivamente impiegate.

Gli scostamenti prezzo/costo possono dipendere da fattori non controllabili da chi

opera nell’impresa. Le variazioni di prezzo dei materiali diretti sono legate

all’andamento dei mercati di approvvigionamento. Le variazioni di prezzo della

manodopera diretta dipendono dal verificarsi di mutamenti nelle condizioni previste

dai contratti collettivi di lavoro.

Lo scostamento di efficienza misura la differenza tra il costo del fattore produttivo,

determinato sulla base delle condizioni standard di prezzo e di efficienza che avrebbe

dovuto essere sostenuto per realizzare i volumi produttivi effettivi, e il costo riferito ai

consumi effettivi valorizzati a prezzi standard.

Per es. una diminuzione dell’efficienza potrebbe essere causata non da un

peggioramento delle modalità di impiego dei fattori ma dall’acquisto di materie prime

scadenti o dall’assunzione di manodopera poco qualificata.

FATTORI INDIRETTI VARIABILI

Per la determinazione degli scostamenti dei costi dei fattori indiretti variabili si ricorre

alle medesime formule utilizzate per la determinazione degli scostamenti dei costi

diretti variabili. Il significato da attribuire a questi scostamenti è diverso.

Ps = costi indiretti variabili preventivi

Unità totali previste della base di allocazione

Pe = costi indiretti variabili effettivi

Unità totali effettive della base di allocazione

Nel caso di determinazione degli standard con il metodo analitico è possibile scindere

lo scostamento definito impropriamente di prezzo/costo, in scostamenti propri di

prezzo e di efficienza del fattore produttivo indiretto.

- Scostamento proprio di prezzo: scostamento dei costi indiretti variabili connesso

alle differenze di prezzo di acquisto del fattore produttivo indiretto. In questo

caso le componenti si riferiscono al fattore produttivo e non alla base di

allocazione. Qei * (Ps – Pe)

- Scostamento proprio di efficienza: scostamento dei costi indiretti variabili

connesso alle differenze di efficienza nell’utilizzo del fattore produttivo indiretto.

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Anche in questo caso le componenti si riferiscono al fattore produttivo e non alla

base di allocazione. Ps * (QsA – Qei)

Per la determinazione delle QsA è necessario quantificare lo standard fisico del

fattore produttivo da applicare alle quantità effettive del fattore di

collegamento: Qe [Fattore di collegamento] * Ve

DETERMINAZIONE E INTERPRETAZIONE DEGLI SCOSTAMENTI DEI COSTI INDIRETTI FISSI

I costi indiretti fissi sono costanti entro determinati intervalli di attività. Il costo

indiretto unitario fisso varia al variare dei volumi di produzione presi a riferimento.

Lo scostamento globale dei costi indiretti fissi è dato dalla differenza tra costi fissi

assorbiti e costi fissi effettivi. È da interpretarsi alla luce di due cause primarie: le

variazioni nei volumi di attività e le variazioni nei livelli complessivi di costo.

Scostamento globale: costi fissi assorbiti – costi fissi effettivi

Costi fissi assorbiti: Cs * Ve

Costi fissi effettivi: Ce * Ve

Le quantità standard ed effettive si riferiscono alla base di allocazione utilizzata. I

pressi corrispondono al coefficiente di allocazione predeterminato e al coefficiente di

allocazione effettivo dei costi indiretti fissi. Di solito non si ha a disposizione il CDA

effettivo, ma i costi fissi totali effettivamente sostenuti. In questo caso il CDA diventa

un valore da calcolare Ps = costi indiretti fissi preventivi

Unità totali previste della base di allocazione

Pe = costi indiretti fissi effettivi

Unità totali effettive della base di allocazione

I costi fissi assorbiti indicano l’ammontare dei costi fissi addebitati alla produzione

realizzata in un determinato periodo di riferimento, sulla base dei valori preventivati.

Di conseguenza a ogni unità prodotta viene addebitata una quota corrispondente al

costo fisso unitario standard.

Lo scostamento globale positivo indica che i costi fissi attribuiti alla produzione

effettiva sono superiori ai costi fissi effettivamente sostenuti per la sua realizzazione.

Ciò comporta che il costo del prodotto ottenuto è sopravvalutato. Lo scostamento

globale negativo indica che i costi fissi attribuiti alla produzione effettiva sono inferiori

ai costi fissi effettivamente sostenuti. Ciò significa che il costo del prodotto è stato di

fatto sottovalutato.

Lo scostamento globale può essere ricondotto a due cause elementari: variazioni nel

livello della spesa e variazioni di volume. 17

I valori di costo a cui far riferimento per la determinazione degli scostamenti

elementari sono:

1. Costi fissi assorbiti: Ps * Qs * Ve

2. Costi fissi di budget: Ps * Qs * Vp

3. Costi fissi effettivi: Pe * Qe * Ve

Scostamento di volume: 1 – 2. Misura la differenza di assorbimento dei costi fissi

 derivante da variazioni, rispetto a quanto preventivato, nelle condizioni

operative di utilizzo della struttura. Questo scostamento dipende da variazioni

del grado di sfruttamento della capacità produttiva, volumi di produzione

inferiori rispetto a quelli programmati determinano un sotto – assorbimento dei

costi fissi sostenuti; volumi di produzione superiori rispetto a quelli programmati

determinano un sovra – assorbimento.

Scostamento di spesa: 2 – 3. Misura la differenza tra costi di budget e costi

 effettivi. È la differenza di costo che deriva dall’aver sostenuto costi fissi in

misura diversa rispetto a quanto preventivato. Valori positivi indicano uno

scostamento favorevole; valori negativi indicano uno scostamento sfavorevole.

Riferimento figura pag. 164

Nella figura il costo fisso assorbito è rappresentato da una retta che parte dall’origine

e che ha come coefficiente angolare il costo fisso unitario standard. Il valore di budget

è rappresentato da una retta parallela all’asse delle ascisse. È costante rispetto ai

volumi di produzione. In corrispondenza dei volumi programmati il costo fisso

assorbito corrisponde a quello di budget. In questo caso non si registra nessun

scostamento di volume, in quanto il raggiungimento dei volumi programmati ha

consentito l’assorbimento di tutti i costi fissi preventivati a budget. Volumi superiori

rispetto a quelli programmati determinano un sovra – assorbimento; volumi inferiori

viceversa.

RICERCA DELLE CAUSE DI SCOSTAMENTO E LE AZIONI CORRETTIVE

- Lo scostamento straordinario deriva da mutamenti di carattere eccezionale e

temporaneo delle condizioni aziendali e ambientali che hanno prodotto

variazioni nella gestione rispetto alle ipotesi contenute nei programmi aziendali.

Devono essere intraprese quindi azioni dirette ad attenuare gli effetti negativi

prodotti da mutamenti imprevisti.

- Lo scostamento di previsione è conseguenza dei mutamenti intervenuti nelle

variabili ambientali, che hanno delineato un nuovo scenario stabilizzato i cui

effetti non sono stati preventivati. Nel breve periodo ci vuole una revisione del

livello degli obiettivi e nel lungo termine interventi strutturali necessari per il

raggiungimento degli obiettivi.

- Lo scostamento di realizzazione deriva da difficoltà nel raggiungimento degli

obiettivi a causa di inefficienze. Nel breve periodo è necessaria l’eliminazione di

attività e comportamenti ritenuti alla base dello scostamento e la

reingegnerizzazione dei processi aziendali con il possibile ridimensionamento

degli obiettivi di breve termine nell’ottica di ricerca di maggiori efficienze a

lungo termine. 18

Capitolo 7

Ci sono due importanti metodologie alternative al full costing che si avvalgono di due

configurazioni di costo (costo diretto e costo variabile):

- Direct costing: il costo unitario di prodotto è costituito da soli costi diretti la cui

attribuzione non necessita di alcuna base di ripartizione. I costi diretti sono

riferiti all’unità di prodotto mediante la valorizzazione della quantità del fattore

produttivo impiegato. Le materie prime, i componenti, la manodopera diretta

sono esempi di fattori produttivi i cui costi sono imputabili all’unità di prodotto.

Nel caso in cui il calcolo del costo non sia l’unità di prodotto bensì un

determinato volume di produzione, è possibile individuare altre categorie di

costi attribuibili all’oggetto di calcolo senza ricorrere a imputazioni: si tratta dei

costi fissi specifici, che assumiamo assimilabili alla categoria dei costi diretti. Si

tratta di costi di organico, quote di amm.to, spese di manutenzione e

funzionamento impianti, costi di strutture e spazi, riferibili con metodo diretto

alla produzione stessa. Questi non vanno mai riferiti all’unità di prodotto.

Direct costing semplice: include nel calcolo i soli costi diretti

o Direct costing evoluto: include nel calcolo del costo di produzione riferito

o a un determinato volume di attività anche i costi fissi specifici

- Variable costing: il costo unitario di prodotto è costituito dal costo variabile di

prodotto che comprende i costi diretti e i costi indiretti variabili. Implica la

valorizzazione di tutti i fattori produttivi il cui consumo complessivo varia al

variare dei volumi prodotti e/o venduti.

È possibile configurare differenti livelli di costo unitario variabile:

Costo unitario variabile di fabbricazione: che include il costo diretto di

o fabbricazione e i costi indiretti variabili di fabbricazione

Costo unitario variabile aziendale: che comprende in aggiunta ai costi

o sopra, altri eventuali costi variabili aziendali connessi con le attività di

commercializzazione o di altra natura.

MARGINE DI CONTRIBUZIONE

Il margine di contribuzione unitario è una configurazione parziale di risultato

economico è il valore che residua dopo aver sottratto dai ricavi unitari di vendita i soli

costi diretti e/o variabili unitari.

È possibile identificare analoghe configurazioni di margini di contribuzione unitari:

- Margine di fabbricazione

- Margine commerciale

- Margine aziendale

Il margine di contribuzione può essere calcolato a livello:

- Unitario: è dato dal prezzo unitario del prodotto al netto dei costi diretti e/o

variabili unitari. Quando è espresso in valore assoluto, misura la capacità del

singolo prodotto di contribuire alla copertura dei costi fissi aziendali. Il calcolo di

questo valore consente di definire un ordine di priorità tra i prodotti e di valutare

la convenienza economica degli stessi. Il prodotto più conveniente è quello che

genera il margine di contribuzione unitario più elevato in termini assoluti.

- Complessivo: è riferito a un volume di produzione complessivamente realizzato

in un definito ambito spaziale e temporale. Per calcolare il margine di

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contribuzione complessivo occorre moltiplicare i valori unitari di prezzo e costo

diretto e/o variabile per i volumi di produzione presi a riferimento.

Quando il margine di contribuzione è calcolato avvalendosi della metodologia

del direct costing semplice esso assume la denominazione di margine di

contribuzione di primo livello e si calcola sottraendo dai ricavi totali di vendita i

costi diretti/variabili totali.

Il margine di contribuzione totale è un elemento informativo che caratterizza la

metodologia del direct costing evoluto. In presenza di una produzione che si

avvale di una struttura specifica oltre a utilizzare strutture comuni, ci troviamo

di fronte all’esistenza di costi issi specifici. In questo modo si giunge a calcolare

il margine di contribuzione totale di secondo livello che misura il valore

economico che residua dopo la copertura di tutti i costi di fabbricazione diretti,

variabili e fissi specifici, destinato alla copertura dei costi fissi comuni a più

produzioni.

- Espresso in termini percentuali: è dato dal rapporto tra il margine totale e il

valore del fatturato totale. Rappresenta una misura di redditività parziale di

prodotto utile per interpretare l’economia di un’impresa e individuare le

principali determinanti della sua redditività.

IL CONTO ECONOMICO AZIENDALE A MARGINE DI CONTRIBUZIONE

Rischio operativo: rischio che un’impresa corre di subire delle perdite per effetto di una

diminuzione nei livelli di attività.

Al fine di affrontare il tema della valutazione del rischio operativo è utile soffermarsi a

descrivere il modo in cui è possibile riorganizzare gli elementi positivi e negativi di un

conto economico applicando i concetti di margine di contribuzione su esposti.

Il punto di partenza è la separazione degli elementi variabili da quelli fissi.

La riclassificazione a margine di contribuzione di un conto economico elaborato

secondo uno schema tradizionale necessita di studiare il comportamento dei costi in

relazione all’andamento dei volumi. Le informazioni in esso contenute possono essere

utili per supportare la programmazione aziendale e i processi decisionali in cui la

stessa si sostanzia.

L’enfasi sul comportamento dei costi rende questo approccio funzionale alla

valutazione delle condizioni di rischio operativo cui un’impresa si espone di fronte a

variazioni nei livelli di attività.

ALGORITMI PER L’APPREZZAMENTO DELLE CONDIZIONI DI RISCHIO OPERATIVO

Per apprezzare le condizioni di rischio operativo cui un’azienda si espone in presenza

di variazioni nei livelli di attività è importante conoscere le relazioni che si instaurano

tra i costi, i ricavi, i volumi e i risultati economici.

Può essere utile conoscere il funzionamento e il significato di tre algoritmi:

- Punto di pareggio: rappresenta il livello di attività in corrispondenza del quale i

costi totali aziendali coincidono con i ricavi totali di vendita. Il livello di attività

può essere espresso in quantità o in valore. Per determinare il punto di pareggio

occorre mettere in relazione tra loro i costi, i ricavi e i volumi di attività. Occorre

partire dall’equazione del profitto totale: 20

Risultato economico: ricavi totali – costi totali

Nel punto di pareggio, il risultato economico è nullo.

Espresso in quantità, il punto di pareggio sarà:

CFT

pu – cvu

Espresso in valore, il punto di pareggio sarà:

CFT

pu – cvu

pu

Nel caso in cui siano disponibili solo i valori complessivi dei ricavi e dei costi

variabili, la relazione sarebbe: CFT

Ricavi totali – costi variabili totali

Ricavi totali

Riferimento figura 7.1 pag. 229

Nella figura si evidenzia alla destra del punto di pareggio l’area degli utili

delimitata dalla retta dei ricavi totali posizionata a un livello superiore rispetto

alla retta dei costi totali e alla sinistra del punto, l’area delle perdite delimitate a

sua volta dalla retta dei costi totali posizionata a un livello superiore rispetto a

quella dei ricavi totali.

- Margine di sicurezza: la distanza che separa un determinato livello di attività e il

punto di pareggio. Questa distanza misura la variazione percentuale che i livelli

di attività di un’impresa possono subire prima che la stessa maturi delle perdite.

La relazione che consente di calcolare il margine di sicurezza espresso in

quantità è: Quantità effettive o previste – quantità di BEP

Quantità effettive o previste

- Leva operativa: misura la variazione percentuale che subisce il reddito operativo

per effetto di una variazione percentuale nei volumi o nei valori di vendita. La

leva è un moltiplicatore che determina la sensibilità del reddito operativa alle

variazioni delle vendite. L’effetto di leva operativa è rappresentato da:

∆ Ro / Ro

∆ R / R

In considerazione del fatto che i costi fissi non si modificano per effetto delle

variazioni dei volumi di attività, essi possono non essere considerati nel calcolo

del ∆ Ro del numeratore del rapporto. 21

Grado di leva operativa: misura l’entità della leva operativa in un punto:

Margine di contribuzione totale

Reddito operativo

Capitolo 8

Decisioni di gestione operativa: le decisioni che i manager devono affrontare. Tali

decisioni si distinguono per delle caratteristiche:

- Non richiedono un impegno permanente di risorse

- Possono essere modificate facilmente, sono reversibili

- Possono essere cambiate in tempi veloci

- Prendono a riferimento un orizzonte temporale di breve periodo

Sono decisioni che pongono enfasi sull’efficiente impiego dell’assetto delle risorse

disponibili e che sono sottoposte a valutazione nel corso del processo di budget

aziendale. Sono decisione mediante le quali i manager si assicurano che le risorse

siano acquisite e utilizzate in maniera efficace ed efficiente, per conseguire le finalità

aziendali.

Decisioni strategiche: decisioni con orizzonte temporale di medio lungo termine che

definiscono gli obiettivi e i cambiamenti negli obiettivi dell’impresa, le risorse da

impiegare e le modalità di acquisizione, impiego e allocazione delle risorse ai

programmi strategici. Non possono essere modificate. Esempi di decisioni strategiche

sono la scelta di entrare piuttosto che abbandonare un segmento di business; di

operare o uscire da un certo mercato; di indirizzarsi verso una nuova tipologia di

clientela ecc. Le decisioni strategiche si distinguono per il carattere dell’irreversibilità

in quanto richiedono un impegno permanente di risorse, definito a seguito di decisioni

di investimento, volte a definire l’assetto delle risorse aziendali nel tempo.

ANALISI DIFFERENZIALE

Rappresenta il metodo di analisi e valutazione ideale per le decisioni operative. Si

fonda sull’identificazione degli elementi del profitto rilevanti per valutare la

convenienza della particolare decisione oggetto di analisi e valutazione.

Richiede di impiegare solamente le informazioni relative a componenti di reddito

positive e negative rilevanti, cioè informazioni:

- Relative ad accadimenti che si manifesteranno nel futuro

- Specifiche delle alternative in esame, cioè che si riferiscono solamente a una

precisa alternativa decisionale

- Differenziali, cioè che variano nelle diverse alternative decisionali

- Incrementali o eliminabili.

DECISIONI OPERATIVE IN CONDIZIONI DI CERTEZZA

Un processo decisionale avviene in condizioni di certezza in presenza di un ambiente

deterministico, caratterizzato da una situazione di informazione perfetta in quanto:

- Le informazioni sono disponibili e hanno un costo sostenibile 22

- È possibile individuare un paniere completo di alternative d’azione

- È possibile ipotizzare tutti gli stati di natura e la loro probabilità di manifestarsi

- Sono disponibili algoritmi di calcolo dei risultati attesi di ogni alternativa

APPLICAZIONE ANALISI DIFFERENZIALE

Convenienza economica a eliminare o aggiungere un segmento: per orientare la

 scelta in merito alla convenienza economica a eliminare o aggiungere un

segmento è necessario individuare i costi e i ricavi eliminabili o incrementali

relativi al segmento oggetto di analisi.

Per valutare correttamente il risultato economico generato da un segmento è

necessario elaborare un conto economico a ricavi e margine di contribuzione, in

modo da evidenziare la reale capacità del segmento di coprire coi propri ricavi i

propri costi specifici, sia variabili sia fissi.

Con riferimento all’introduzione di un nuovo segmento, questa decisione risulta

conveniente dal punto di vista economico se tale segmento genera un risultato

economico positivo in termini di margine a copertura dei costi variabili e fissi

specifici incrementali e contribuisce di conseguenza all’incremento del risultato

operativo aziendale. Per valutare invece la convenienza a eliminare un

segmento, bisogna confrontare il margine di contribuzione che verrà perso con

la sua eliminazione con i costi che potranno essere risparmiati (eliminabili).

Segmento: combinazione produttiva parziale di attività, indipendente e

autonoma in modo che la sua economicità non sia influenzata in modo

significativo dalle modalità di governo di altri segmenti.

Convenienza ad accettare un ordine speciale: la decisione relativa alla

 convenienza a evadere un ordine speciale si riferisce solitamente alla vendita di

un prodotto a un cliente a condizioni particolari in termini di tempi di evasione,

qualità, personalizzazione richiesta e prezzo da applicare.

In primo luogo bisogna valutare la fattibilità tecnica dell’accettazione

dell’ordine, cioè verificare se esiste capacità produttiva inutilizzata impiegabile

per evadere l’ordine, oppure se la capacità produttiva è gia utilizzata per la

produzione normale e si rende necessario valutare la convenienza

all’allocazione della capacità scarsa all’ordine speciale, invece che alla

produzione normale.

In secondo luogo bisogna valutare la convenienza economica ad accettare

l’ordine, considerando i ricavi e costi incrementali.

Nel caso di capacità abbondante, la valutazione di convenienza richiede di

confrontare i ricavi e i costi incrementali dell’ordine speciale. Se il prezzo è in

grado di coprire i costi specifici dell’ordine, questo risulta conveniente.

L’evasione di un ordine può richiedere però il sostenimento di costi specifici per

risorse da utilizzare in via esclusiva per lo stesso, come attrezzature particolari,

attività di progettazione ad hoc, spedizioni o trasporti dedicati. In questo caso la

convenienza economica va valutata considerando la elazione tra margine di

contribuzione totale e costi fissi incrementali dell’ordine speciale.

Convenienza tra produzione interna e acquisto da un fornitore esterno: si tratta

 di decisioni relative alla produzione interna di un componente o semilavorato,

23

piuttosto che al suo acquisto all’esterno, che non comportano investimenti e

quindi cambiamenti nella struttura del capitale investito.

Le decisioni di tipo make or buy vengono prese all’interno delle scelte di

integrazione verticale, con le quali un’azienda decide in quali fasi della catena

del valore operare. Queste decisioni di make or buy richiedono di considerare

sia aspetti qualitativi, che quantitativi.

Costo opportunità: misura del sacrificio che si sopporta per il fatto di non aver

scelto l’alternativa migliore.

Convenienza a effettuare lavorazioni successive: tali decisioni si riferiscono alla

 convenienza tra la vendita immediata di un semilavorato, che ha raggiunto una

fase intermedia di lavorazione, dove esiste un mercato esterno di riferimento,

oppure la continuazione della sua lavorazione all’interno per trasformarlo in un

altro prodotto. La convenienza relativa dei due tipi di decisioni va valutata

considerando i ricavi e i costi incrementali della fase di lavorazione successiva.

Le decisioni relative alla convenienza a effettuare lavorazioni successive si

pongono tipicamente in presenza di produzioni congiunte (processi produttivi da

cui si ottengono differenti tipologie di prodotti, impiegando gli stessi fattori

produttivi), quando si deve valutare se vendere al punto di separazione i

prodotti realizzati nella fase di produzione congiunta o procedere a ulteriori

lavorazioni.

La convenienza a effettuare lavorazioni successive deve essere valutata

comparando il ricavo incrementale generato dalla lavorazione successiva, dato

dalla differenza tra il valore di vendita del prodotto dopo la trasformazione

successiva e il suo valore al punto di separazione, coi costi incrementali della

fase di lavorazione successiva. I costi relativi a fattori impiegati in un processo

congiunto sono i costi congiunti.

Decisioni in merito all’impiego di risorse scarse: quando alcune risorse

 impiegate nel processo produttivo sono disponibili in quantità limitata rispetto

alla necessità, esse limitano la possibilità dell’azienda di soddisfare appieno la

domanda e sono definite scarse.

Capitolo 10

STRUTTURA DEL MASTER BUDGET:

Il master budget è l’insieme coordinato e coerente dei budget operativi, finanziari e

degli investimenti, rappresentato al massimo grado da conto economico, stato

patrimoniale e rendiconto finanziario preventivi.

I budget operativi rappresentano gli impatti sui flussi di reddito del periodo oggetto del

budget di programmi d’azione attinenti alla gestione operativa, ritenuti necessari per

perseguire gli obiettivi generali dell’impresa. La sintesi dei valori espressi nei budget

operativi determina il reddito operativo atteso dall’implementazione dei piani d’azione.

I budget operativi possono essere raggruppati in macro – aree per es i budget dell’area

commerciale, budget dell’area produttiva, dell’area amministrativa. All’interno delle

macro – aree si ipotizza che i budget operativi debbano includere:

- Il budget delle vendite 24

- Piano di produzione e il budget dei costi di produzione

- Budget degli acquisti di materie prime

- Budget dei costi operativi variamente articolati

- Conto economico preventivo

I budget degli investimenti valorizzano gli impieghi di risorse finanziarie destinate

all’incremento di attività materiali e immateriali a utilità ripetuta nel tempo, al quale

dar seguito nel corso del periodo coperto dal budget.

Il budget degli investimenti misura l’impatto economico finanziario delle decisioni di

investimento per tipologia di investimento, area di destinazione, momento temporale

di impegno e di effettuazione.

I budget finanziari sono utilizzati per simulare e valutare gli impatti sulla dinamica

finanziaria dei programmi di azione relativi sia alla gestione operativa sia alle politiche

di investimento e di finanziamento. I tipici sono:

- Budget di cassa

- Stato patrimoniale preventivo

- Rendiconto finanziario preventivo

PROCESSO RAZIONALE DI BUDGETING

La dimensione razionale del budgeting analizza il processo di formulazione del budget

riguardo alla sequenza logica delle fasi tecnico – contabili che conducono alla

realizzazione del budget, dai programmi relativi alle diverse unità organizzative fino

alle modalità di consolidamento dei valori in un unico master budget.

Fra le scelte critiche di progettazione del processo razionale, si ricordano quelle

relative al calendario di budget, agli interventi di revisione, fino alla definizione del

ruolo del controller. Il calendario di budget definisce tempi, attori, attività richieste e

output distinti per ciascuna fase di preparazione del budget.

Le imprese impiegano generalmente dai tre ai quattro mesi per preparare il master

budget.

Molte aziende identificano una prima bozza del master budget con il rough – cut

budget.

Il rought – cut budget è una prima e sintetica verifica di fattibilità economica, tecnica e

finanziaria dei programmi operativi. Nel rought – cut l’articolazione temporale e la

segmentazione dei valori per aree di responsabilità risultano minime. Una volta

assicurata la fattibilità di massima del piano di azione, al rought – cut segue la

preparazione del budget analitico e dettagliato.

Gli operatori che contribuiscono a vario titolo con informazioni diverse al processo di

elaborazione del master budget sono in media numerosi. Più alto è il numero delle

persone coinvolte nel processo, maggiore è il tempo richiesto per predisporre il master

budget.

Le revisioni rappresentano un secondo aspetto di progettazione del processo razionale

di budget. Per revisione di budget si intende la possibilità di aggiornare, modificandoli,

i valori inseriti nel master budget dopo che esso è stato approvato e quindi durante il

periodo di budget.

Le forme di revisione del budget hanno manifestazione tipica nel budget flessibile, nel

revised budget e nei budget scorrevoli.

Nel budget flessibile i valori che sono funzione del volume di attività vengono

 espressi in funzione di diverse ipotesi di volume. A preventivo tale meccanismo

25

consente di simulare l’impatto delle variazioni di volume di attività sui risultati

economici. A consuntivo il budget flessibile redatto in funzione del volume di

attività effettiva si confronta con il budget per identificare lo scostamento di

volume di costi e di ricavi.

Il revised budget rappresenta un master budget rivisto e aggiornato al fine di

 tener conto di condizioni operative diverse rispetto alle ipotesi iniziali. Richiede

tempo e attenzione, trattandosi di un rifacimento del master budget.

Il budget scorrevole richiama alla revisione continua dei valori di budget al fine

 di mantenere una visibilità costante sui risultati economico – finanziari futuri.

Il comitato di budget è un organo costituito ad hoc. Può o meno approvare il master

budget. Di solito il comitato di budget è costituito dall’amministratore delegato e dai

direttori responsabili di business o di funzioni aziendali e dal controller.

Gioca un ruolo tecnicamente essenziale per garantire che il processo sia gestito in

modo efficace e che il budget non scada in un semplice esercizio di simulazione

economica – finanziaria fine a se stesso. Il comitato svolge un ruolo organizzativo

chiave nel processo di budgeting nel momento in cui riceve anche mandato per

negoziare obiettivi di budget più o meno impegnativi.

Il controller può assumere un ruolo tecnico di coordinamento del processo razionale e

un ruolo di supporto al processo decisionale e negoziale. Nel primo caso il controller

attiva il processo di budgeting, fornisce dati storici alle unità organizzative preposte

alla redazione del budget, identifica le metodologie di stima e previsione dei valori di

budget, consolida i dati nel master budget evidenziando i vincoli alla realizzazione

economica e finanziaria del programma di azione.

Nel secondo caso al controller viene richiesto di valutare la correttezza gestionale delle

stime di budget, prendendo parte attiva ai processi decisionali di allocazione delle

risorse.

ELABORAZIONE DEL MASTER

L’elaborazione del master budget implica la raccolta e il consolidamento dei valori

relativi ai programmi d’azione futuri in un formato che prevede documenti di massima

sintesi e di dettaglio.

Fondamentali nella preparazione del master budget sono le linee guida espresse dal

comitato di budget a beneficio delle diverse unità organizzative coinvolte. Sono norme

di attuazione dei piani strategici e indicazioni utili sulla base delle quali viene stilato il

piano di azione e conseguentemente vengono preventivai i valori per il futuro.

PIANO DELLE VENDITE E IL BUDGET DELLE VENDITE

Il budget delle vendite è un documento di dettaglio che valorizza le previsioni di

vendita espresse nel piano delle vendite. Queste sono solitamente preparate

utilizzando modelli statistici, che hanno l’obiettivo di dimensionare la domanda di

prodotti e servizi nel periodo di budget in particolari mercati sulla base di alcune

variabili. Il budget delle vendite si basa sulle previsioni di vendita e sul recepimento

delle budget guidelines commerciali.

PIANO DI PRODUZIONE E BUDGET DEI COSTI DI PRODUZIONE 26

Il piano di produzione viene preparato dopo il budget delle vendite. Il piano indica il

numero di unità di prodotto che si devono produrre nel periodo di budget per

soddisfare il piano di vendita, tenuto conto delle politiche di gestione delle scorte di

prodotti finiti. Il piano di produzione deve essere verificato per la sua fattibilità tecnica

prima ancora che in relazione a esso vengano stimati i costi di produzione. Una volta

disponibile un piano di produzione che sia tecnicamente fattibile, si possono

elaborare :

- il budget dei costi della manodopera diretta: valorizza le ore di manodopera

diretta necessarie per soddisfare il piano di produzione. Il fabbisogno di

manodopera diretta si ottiene moltiplicando i volumi di produzione per l’impego

standard di manodopera diretta.

- budget dei consumi delle materie prime: è articolato per tipologia di materia

prima. Si determina valorizzando al costo i consumi di materie prime necessarie

per soddisfare il piano di produzione. I consumi di materie prime si ottengono

moltiplicando l’impiego standard di materie prime per il volume di produzione di

budget.

- budget dei costi indiretti di fabbricazione: rappresenta i costi di prodotto che

non siano manodopera diretta o consumi di materie prime. La componente

variabile è stimata in funzione del volume di attività a budget, mentre la

componente fissa accoglie per natura i rimanenti costi indiretti di fabbricazione.

Si determina così il coefficiente di imputazione dei costi indiretti di

fabbricazione, necessario per il calcolo del costo standard unitario di prodotto.

Da questi budget di traggono informazioni essenziali per l’elaborazione del budget di

cassa e dello stato patrimoniale preventivo.

La verifica di fattibilità tecnica del piano di produzione si riferisce solo ai casi detti colli

di bottiglia, cioè alle fasi del processo produttivo rispetto alle quali la capacità

produttiva risulta scarsa. Per questo motivo il piano di produzione viene articolato per

fase del processo produttivo.

BUDGET DEGLI ACQUISTI DI MATERIE PRIME

Indica gli acquisti programmati nel corso dell’anno di budget per soddisfare i

fabbisogni derivati dal piano di produzione e dalla politica delle scorte di materie

prime. Le quantità da acquistare sono pari ai consumi ai quali si sommano le quantità

di materie prime obiettivo alla fine del periodo di budget e dai quali si sottraggono le

quantità di materie prime in giacenza all’inizio dell’anno di budget. Per ottenere il

valore totale degli acquisti si moltiplica la quantità di materie prime da acquistare per

il prezzo di acquisto previsto per l’anno di budget.

Dal budget degli acquisti di materie prime si derivano le uscite monetarie da

prevedere nel budget di cassa per i pagamenti ai fornitori e/o il debito v/fornitori nello

stato patrimoniale preventivo

BUDGET DEI COSTI OPERATIVI

Riporta la stima dei costi che non siano di prodotto, riferibili all’implementazione del

programma d’azione. 27


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Lucy95-

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucy95- di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Programmazione e controllo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Fissi Silvia.

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