Giocare con niente
In questo volume si concentra l'attenzione verso le piccole cose, ciò consente di valorizzare ciò che è piccolo per le sue specifiche qualità di semplicità, naturalezza, autenticità, caratteristiche peculiari anche del bambino. Il gioco è spesso letto come attività poco importante o non essenziale, minore comunque rispetto ad altre attività didattiche ed educative. È spesso considerato come un'attività a cui dedicare l'energia i rimanenti che si spendono nell'intervallo o nelle pause tra un’attività educative e l'altra.
Ad un certo punto i bambini cominciano a chiamare gioco ciò che fino ad allora avrebbero chiamato vita. Quando i bambini giocano: sperimentano il possibile; conoscono se stessi, le persone, le relazioni, le emozioni, i diversi modi di pensare; scoprono i dettagli di ogni oggetto che utilizzano; quando giocano insieme provano diverse modalità per incontrare l'altro, a volte litigano ma i litigi sono necessari e inevitabili; cercano la strada più difficile; fanno cose strane; fanno seriamente per finta; sono attratti dall'imprevedibile e cercano il limite; esprimono i propri punti di vista sul mondo.
Importanza dei materiali non strutturati
Si focalizza l'importanza sui materiali non strutturati come un invito a valorizzare un modo di giocare che è sempre esistito e si è andato via via assottigliandosi: il gioco autonomo con cose da niente. Bodei distingue tra oggetti, che sono indeterminati, e cose, che implicano invece il coinvolgimento della persona. Una cosa è intrisa di significati, un oggetto diventa cosa quando acquisisce valori. Interessarsi al giocare con niente accoglie e lancia la sfida di valorizzare il processo anziché il prodotto.
Il significato del gioco
Il termine gioco ha un significato polisemico, nel senso che non si lascia definire facilmente. Ogni sua definizione o tentativo di classificazione ci ha permesso di considerarlo da un'angolatura diversa. Un gioco per essere definito tale deve avere margini accettabili di imprevedibilità. Per gioco libero si intende il gioco autonomo e spontaneo dei bambini che non può essere obbligato. Pertanto, oltre al diritto al gioco va tutelato anche il diritto a non giocare. Ritscher descrive le indicazioni per una Slow School: fare meno per fare meglio, parlare meno e ascoltare di più, saper giocare con niente.
Il gioco come espressione dei bambini
Il gioco è la voce stessa dei bambini, a modalità espressive distanti da quelle dell'adulto e rischia perciò di essere inascoltata, fraintesa, lasciata ai margini dei processi comunicativi e decisionali che determinano la proposta educativa. I bambini non sono cittadini del futuro, ma cittadini qui e ora. Pensarli come esseri che si realizzeranno nel futuro è retorica, ci distrae dall’impegno civile che ciascuno di noi dovrebbe avere. Considerare l'infanzia come uno stato intermedio rispetto al diventare grandi, mette a rischio estinzione il gioco autonomo, sia perché potrebbe essere invaso da una eccessiva presenza dell'adulto sia perché potrebbe non essere considerato importante quanto tutte le altre esperienze di vita.
Il gioco come metodo di apprendimento
Grey invita a considerare il gioco autonomo come metodo di apprendimento poiché permette di prendersi un tempo per imparare a prendere decisioni, a risolvere problemi, a dialogare sulle regole, a coltivare la responsabilità, ma, a praticare l'arte della convivenza. Questi invita gli adulti sia a valorizzare il gioco libero sia ad osservarlo, per permettere ai bambini di coltivare uno stato mentale giocoso da mettere in pratica anche quando non si gioca. Possiamo considerare il gioco libero come un indicatore di qualità. Il gioco spontaneo è un bisogno, non un bene accessorio.
Significato e utilizzo dei giocattoli
Quanto più un oggetto viene utilizzato in modo strutturato, tanto più il suo significato viene assorbito dal gioco stesso. È possibile affermare che un giocattolo si definisce come tale nella misura in cui le sue utilizzazioni sono aperte alla categoria del possibile. Il giocattolo ha due significati: il primo è relativo a un oggetto costruito per poterci giocare, il secondo è relativo al giocare con qualsivoglia cosa. Quanto più un giocattolo è pluridimensionale, tanto più riesce a interagire con l'immaginario e tanto più sarà utilizzato. Nel momento in cui è monodirezionale, risulta meno interessante e presto verrà abbandonato. Fra i giocattoli più aperti ci sono quelli che di solito non vengono definiti come tali. In ambito educativo vengono chiamati i materiali non strutturati, ovvero cose naturali o artificiali che vengono utilizzati al di là della loro funzione originaria.
Relazione tra giochi e cultura
L'interesse sul gioco e sui giocattoli va di pari passo con il modo di considerare i bambini. Un giocattolo esprime i valori sociali e culturali. I giochi sono un elemento dell'identità culturale di un popolo, di un tempo, di un luogo, di una comunità. I giochi rappresentano uno specchio della società nella quale si sviluppano. I giocattoli ci possono dire molto su quali bambini vogliamo, su quale idea abbiamo in termini di prestigio sociale, su come vogliamo che si impieghi il tempo nell'infanzia, su quale visione vogliamo esprimere, su cosa intendiamo il senso di appartenenza, su quale idea del progresso e di società ci basiamo, sugli stereotipi di genere sui quali ancora contiamo molto. In poche parole i giochi e giocattoli rispecchiano la cultura di riferimento.
Il gioco e l'impertinenza
L'impertinenza è letteralmente qualcosa che non appartiene ai canoni socialmente riconosciuti. L'impertinenza con oggetti e cose a uso ludico sta nel rompere gli schemi, nel ricercare punti di vista, nell'esplorare divertenti divergenze. Il divertimento sta alla base del principio di piacere che caratterizza il gioco, e che i bambini ricercano ogni volta se ne crei l'occasione. Il termine divertimento ha la stessa radice etimologica di divergenza. Il divertimento nel gioco lo possiamo intendere anche come un'occasione per divergere, per fare qualcosa di inusuale, per ricercare possibili soluzioni, per cambiare direzione.
Sensorialità e movimento
La sensorialità e il movimento sono il nutrimento della crescita. Per i bambini è necessario giocare con oggetti che offrono un'ampia gamma sensoriale. Gopnik offre una metafora suggestiva a proposito dell’essere bambini e del loro modo di stare al mondo: ci dice che essi esplorano come se si muovessero con una lanterna, illuminando cioè ciò che è immediatamente intorno alla fiamma. Tenere fermi i bambini significherebbe precludere loro opportunità vitali. Ludico non è sinonimo di gioco ma è un atteggiamento. È possibile divertirsi, partecipare al gioco dei bambini senza giocare, restando in silenzio, garantendo una presenza stabile, interessata e attenta. Mantenere un atteggiamento ludico e osservare l'utilizzo impertinente delle cose da parte dei bambini può costituire un'occasione per educare educandoci e per insegnare imparando.
Difficoltà del gioco libero per gli adulti
Il gioco libero presenta tre difficoltà per l'adulto. La prima è relativa a una delle dimensioni centrali della ludicità cioè l'inatteso. Il fatto che il gioco non sia prevedibile e poco controllabile può mettere in difficoltà l'adulto in termini sia di gestione sia di valorizzazione degli attimi. La seconda difficoltà è che il gioco autonomo ci costringe a fare i conti con la diversità tipica dell'infanzia. La terza riguarda il desiderio degli adulti di sentirsi utili. A volte presi dalla voglia di fare si rischia di non ascoltare i reali bisogni di chi si ha di fronte. Il gioco contiene contemporaneamente l'aspetto idealizzato legato a un'infanzia felice e gioiosa e l'aspetto degradante e indecoroso di attività inutile è oziosa. Predisporre giochi o attività per fare in modo che non avvengano contraddizioni, litigi o conflitti impoverisce l'esperienza dei bambini, non si deve pensare a come nasconderli o a non farli accadere ma si deve pensare piuttosto a come affrontarli.
Materiali non convenzionali
Guerra considera oggetti e cose di uso quotidiano, naturale, di scarto, di recupero come materiali progettuali non convenzionali, poiché non pensati espressamente per un uso è un fine didattico, oltre che caratterizzati da non strutturazione e conseguente notevole flessibilità d'uso. L'adulto può influenzare i bambini più di quanto si possa immaginare. I materiali non convenzionati, insieme a oggetti e cose impertinenti, sono importanti perché i bambini stessi progettano idee che imboccano strade inaspettate che non dicono dove andare, ma invitano a mettersi in cammino.
Modalità progettuali dei bambini
Esistono quattro possibili modalità, da non considerare sequenziali e dove l'una non esclude l'altra, che i bambini possono adottare nel progettare idee in autonomia:
- Progettazione esplorativa, le idee sono sollecitate da esperienze percettive.
- Progettazione aleatoria, le idee avvengono per caso.
- Progettazione intenzionale, le idee si sviluppano da un'ipotesi.
- Progettazione desiderata, le idee nascono al di là del materiale.
A loro volta le idee possono essere di diverso tipo e intrecciarsi, ad esempio: euristiche, simboliche, espressive, corporee.
Fasi per sostenere la progettualità dei bambini
Esistono 10 fasi intercambiabili, da non intendere in ordine evolutivo, per sostenere la progettualità dei bambini:
- Osservare i bambini, annotare i loro interessi e cercare materiali che possono soddisfare il loro desiderio di ricerca.
- Predisporre e proporre i materiali in modo da soddisfare i diversi tipi di interessi osservati.
- Dialogare con i bambini su cosa hanno fatto per poi ricercare con loro materiali che possono essere utilizzati per nuovi progetti.
- Predisporre e proporre materiali e deliziare le ipotesi del nuovo progetto.
- Dialogare con i bambini sulla loro realizzazione o meno del progetto e sulla raccolta di nuove ipotesi.
- Invitare i bambini a disegnare le loro idee.
- Documentare le storie di apprendimento evidenziando le potenzialità anziché le carenze.
- Guardare insieme ai bambini il materiale della documentazione.
- Riorganizzare gli ambienti con nuovi materiali attivati dallo spirito di ricerca dell'adulto a partire dall'ascolto dei bambini.
- Sperimentare in prima persona le potenzialità di materie intelligenti.
Importanza e sicurezza dei materiali non strutturati
Occorre dare importanza alle forme ludiche del gioco libero e di quello condotto, senza escludere il fatto che possano sostenersi a vicenda. I materiali non strutturati, proprio perché nella quasi totalità dei casi non hanno una marcatura di sicurezza, richiedono particolari attenzioni sin dal momento della loro scelta e garantire una conformità ludica. La sicurezza è qualcosa di culturale. C'è una relazione fra il valore che diamo al giocare con niente e il senso di sicurezza. Quanto più consideriamo significativo il gioco con materie intelligenti, tanto maggiore è l'attenzione ai criteri di conformità ludica e tanto minore sarà l'apprensione. Quando non si riconosce la ricchezza di questo tipo di esperienze, è più probabile che un incidente rilevante con materiali senza marcatura CE, diventi l'occasione buona per togliere tutto. Quanto più ci sfuggono gli aspetti pedagogici, tanto più è probabile che si tende a considerare la sicurezza come un modo per non affrontare alcune tematiche relative ai bisogni dei bambini e per non mettere in crisi un certo modo di fare educazione.
Garantire un rapporto costante fra contenuto e contenitore, allestire uno spazio dove è possibile trovare e disporre le cose, ricercare una giusta quantità e varietà, sono alcune delle attenzioni necessarie per sostenere il gioco autonomo dei bambini. Altrettanto fondamentale è assicurare costantemente un minimo d'ordine mentre i bambini giocano, cercando di non intervenire, senza aspettare il momento critico o che venga abbandonata la situazione. L'ordine ha effetti benefici, stempera eventuali tensioni e aumenta il livello d'attenzione. Questo perché l'ordine esterno, collegato a quello interno, risponde a un bisogno di stabilità. Il riordino è una cosa diversa che può essere considerata una vera e propria fase del gioco. Quanto più i bambini sono piccoli, tanto più è necessario che sia l'adulto a dare l'esempio. Invece di ragionare in termini di strategia per convincere o a girare i bambini, trasmettendo poca fiducia nelle loro capacità, è necessario assumere una postura di reciprocità collaborativa.
C'è una spinta biologica, innata e inarrestabile che fa giocare i bambini. Questi giocando acquisiscono competenze in diversi campi di esperienza, conoscono sé stessi e l'altro, attivano processi di socializzazione, approfondiscono la propria consapevolezza corporea, viene stimolata l'espressività corporea e una creativa comunicazione non verbale. La qualità dei materiali può condizionare l'immaginario tanto quanto il linguaggio.
Criteri per la selezione di materiali
Vengono considerati alcuni criteri per selezionare i materiali non strutturati da predisporre per il gioco autonomo dei bambini: materia, sensorialità, volume, peso, forma, proprietà, temperatura. Queste variabili acquisiscono significati diversi a seconda di come gli oggetti sono disposti in termini: posizione, quantità, tipologia, contenitore, ambiente.
Tutte queste cose non servono a niente se manca un adulto che non è disponibile ad attendere, osservare e valorizzare anche ciò che non si aspetta. Può sembrare paradossale, ma predisporre oggetti e cose per il gioco autonomo è un modo per progettare la spontaneità e programmare l'inatteso.
Esplorare e giocare
Esplorazione e gioco sono due facce della stessa medaglia. Elinor Goldschmied ha ideato il cestino dei tesori e il gioco euristico. Il primo è una raccolta di oggetti quotidiani che offre un'ampia varietà di esperienze sensoriali e si rivolge ai bambini nella fase della vita in cui stanno autonomamente seduti restando ancorati sul posto. Il secondo è pensato per i bambini intorno al secondo anno di vita ed è caratterizzato da una pluralità di oggetti che permettono moltissime combinazioni e di conseguenza relative scoperte.
Il ruolo dell'adulto nel gioco
Il ruolo dell'adulto potrebbe apparire freddo e passivo, in realtà è un ruolo attivo nel senso che mira a far sentire i bambini adeguati alle situazioni, ascoltando, accogliendo e prendendosi cura delle loro emozioni. È un adulto che sa stare accanto senza anticipare, intervenendo il meno possibile, e che riesce, allo stesso tempo, a essere un rassicurante punto di riferimento.
Il cestino dei tesori
Nel cestino dei tesori la scelta del contenitore incide sul contenuto e sul significato di ciò che predisponiamo. È importante che esso non si ribalti facilmente e che quindi non ci siano manici, deve essere resistente e stabile, con una base ampia e piatta e con i fianchi dritti. Goldschmied suggerisce di non metterlo davanti ma di fianco ai bambini, in modo che possono prendere agevolmente gli oggetti, senza rischiare di sbilanciarsi in avanti.
Nella scelta degli oggetti che andranno a comporre il contenuto del cestino dei tesori dobbiamo ricercare oggetti quotidiani e materiali seguendo un criterio ben preciso: quello della ricchezza sensoriale. Devono essere tutte cose diverse e non ci deve essere nessun doppione per offrire i bambini l'opportunità di scegliere che cosa esplorare. In questa fase della vita, non sapendo ancora muoversi, possono prendere contatto solamente con ciò che offre l'adulto, per questo è importante offrire un'ampia varietà sensoriale. Fra i criteri di scelta degli oggetti bisogna sempre tenere in considerazione la sicurezza e l'igiene, nel senso che vanno evitate quelle cose che consideriamo pericolose e difficili da pulire.
Un cestino sempre uguale, con le stesse cose, non è sinonimo di qualità, per questo gli oggetti che si mettono a disposizione vanno periodicamente rinnovati. Per sostenere la vivace curiosità dei bambini, può risultare utile avere da parte una raccolta di cose per garantirne una rotazione. Un oggetto che ritorna a distanza di tempo risulta in un certo senso nuovo, perché viene esplorato con rinnovato interesse e con competenze differenti.
C'è un momento in cui i bambini sono interessati agli oggetti quanto alla sperimentazione dei primi spostamenti. In questa fase, muoversi in modo autonomo e raggiungere una cosa che incuriosisce è una scoperta nella scoperta. Qualsiasi sia lo stile di movimento è possibile ricercare offrire dei contenitori da aprire e chiudere, dove i bambini possono mettere e togliere le cose. Questo con il solo intento di offrire una varietà esplorativa. Cambiando periodicamente il contenuto e il contenitore le scatole delle scoperte possono alimentare un gioco nel gioco e risultare interessanti per un lungo periodo di tempo.
Nel momento in cui i bambini giocano con gli oggetti, le possibilità combinatorie fanno la differenza. Dato che ogni azione corrisponde a un pensiero, con un'ampia varietà di oggetti, ci troviamo di fronte a un miliardo di possibili idee che possono essere generate casualmente e/o intenzionalmente. Il processo di queste idee riguarda le caratteristiche fisiche delle cose e rimanda a quello degli scienziati. Si vuole intendere che i bambini agiscono con un approccio che ricorda quello degli scienziati: analizzano, provano e riprovano, capiscono se la propria ipotesi si realizza o meno, fanno scoperte per caso, osservano e ascoltano per avanzare nuove ipotesi, organizzano le proprie conoscenze. Questo approccio si può definire euristico. L'euristica nel linguaggio scientifico è un procedimento empirico e intuitivo che consente di prevedere un risultato e renderlo tangibile.
Per fare un gioco euristico occorre una particolare attenzione nell'allestimento dell'intero spazio di gioco. Occorre inoltre avere materiali piano organizzati che l'adulto via via sceglierà per i bambini.
-
Riassunto esame progettazione educativa, prof. Silva, libro consigliato Educare l'infanzia, Bondioli
-
Riassunto esame Pedagogia Interculturale, prof. Fiorucci, libro consigliato Cura educativa nella scuola dell'infanz…
-
Riassunto esame Progettazione educativa, prof. Pescarmona, libro consigliato Competenza pedagogica e progettualità …
-
Riassunto esame Progettazione nei contesti educativi e formativi, prof. Cecconi, libro consigliato Intento e azione…