Estratto del documento

Introduzione

Si presenta la necessità di costruire una coerenza educativa tra i servizi 0-6 definendo una prospettiva pedagogica che si fondi su valori e finalità comuni, da declinare in pratiche educative vicine per radici culturali ma differenziate in relazione alle diverse età dei bambini e alle peculiarità dei servizi. I servizi educativi per l'infanzia italiani sono caratterizzati come split system. A conferma della separatezza tra servizi educativi 0-3 e 3-6 si pongono le esperienze di continuità tra nido e scuola dell'infanzia che sono state e vengono ancora sviluppate per accompagnare il passaggio del bambino da una realtà all'altra.

Idea di bambino come soggetto peculiare, con il quale l’adulto deve sintonizzarsi e dialogare, come soggetto attivo desideroso di interagire e conoscere, come attore sociale e soggetto di diritti a cui prestare attenzione e dare voce.

Valori che dovrebbero orientare i percorsi educativi (0-6)

  • Cittadinanza democratica: atteggiamenti di socialità, apertura e confronto collaborativo
  • Sostegno per lo sviluppo di capacità di utilizzo della mente per risolvere problemi
  • Aiuto per la costruzione dell’identità percepita come salda e di valore

Modi che ne conseguono di concepire l’educazione 0-6

  • Adulti e bambini come co-attori di percorsi nei quali le esperienze significative per sé diventino arricchenti anche dal punto di vista sociale, cognitivo e affettivo
  • Educazione “non trasmissiva”: a partire dagli interessi e disposizioni del bambino è capace di far fiorire potenzialità e virtù intellettuali e sociali
  • Educazione che tiene conto della specificità dell’età infantile e delle particolarità di ciascuno

I temi chiave per percorsi educativi da 0 a 6 anni sono: curricolo, relazioni, ambiente, gioco.

Capitolo 1: Un curricolo 0-6

Se per curricolo di un corso di studi si intende l'insieme delle discipline che verranno insegnate, o un percorso finalizzato al conseguimento di conoscenze e competenze puntuali, è chiaro che non è corretto parlare di curricolo pensando all'educazione dei bambini nei contesti extradomestici prima del loro ingresso nella scuola primaria. Scurati definisce il curricolo come:

  • Complesso integrato dell’esperienza scolastica fatta dallo studente in quanto rivolta alla sua formazione
  • Organizzazione delle possibilità offerte dalla scuola in quanto ordinata allo sviluppo evolutivo del bambino

Mette in luce entrambe le prospettive (insegnante e alunno) e il loro intreccio nel processo di apprendimento con scopo propriamente formativo. Pontecorvo e Fusè vedono invece il curricolo come un percorso intenzionale che si fonda su scelte valoriali, procede da conoscenze, tiene conto del contesto socio-culturale in cui ha luogo, si realizza attraverso modalità didattiche specifiche, si avvale di procedure che verificano il progredire degli allievi verso traguardi auspicati ed è attento ai feedback che riceve nel corso della sua realizzazione i quali possono indurre a portarvi modifiche e innovazioni.

La crescita, soprattutto in campo sociale, affettivo e cognitivo, non è il solo frutto della maturazione, ma ha luogo tramite ambienti favorevoli che la sostengono e promuovono. Stabilire quali siano le competenze che, all'interno di un certo sistema culturale, vengono ritenute significative per il raggiungimento dell'età adulta è dunque una questione valoriale e politica. Gli studi condotti da Erikson sulla costruzione della personalità in diverse culture mostrano chiaramente come metodi differenti di allevamento tendano a formare individui con caratteristiche apprezzate da tali società. È un errore adottare le fasi di sviluppo di un modello psicologico come linee guida per la progettazione educativa e la valutazione degli esiti dell'apprendimento. Al contrario, Brunner evidenzia come i modi di utilizzo dell’intelligenza e la formazione della mente siano influenzati dall'ambiente, soprattutto negli orientamenti di valore.

Definendo il curricolo come l'insieme di saperi propri della nostra cultura, che si presentano suddivisi in discipline specifiche e si caratterizzano per astrattezza e lontananza alla realtà quotidiana, Dewey ritiene che non solo non sia possibile ma sia anche controproducente suddividere ogni argomento in discipline, ogni disciplina in lezione, ciascuna lezione infatti specifici. Questo perché il bambino, secondo Dewey, fa esperienza del mondo sollecitato da interessi e curiosità in una modalità attiva di rapporto col mondo. Solo un’esperienza personale e vitale può costruire l'avvio verso qualsiasi forma di apprendimento autentico.

Dewey inoltre non accetta la contrapposizione dicotomica tra il primato dei saperi disciplinari da un lato, nel quale le materie rappresentano il fine e determinano il modo, il bambino è considerato un essere immaturo che va aiutato a diventare maturo, dall'altro il bambino come punto d'inizio, centro in mezzo finale in cui tutte le discipline sono sottomesse alla sua crescita e diventano strumenti di valore in relazione ai suoi bisogni. Secondo Dewey il bambino e le conoscenze non sono altro che due limiti che definiscono l'intero processo. Il punto di partenza deve essere l'esperienza del bambino ma questa va interpretata alla luce dell'esperienza sistematizzata dalla mente adulta e sorretta in modo che conduca ad un arricchimento. Gli obiettivi vengono prefissati dall’adulto che sostiene la crescita e riconosce le potenzialità del bambino. Il concetto di continuum sperimentale è la guida dell'intero processo. Si può quindi parlare di curriculi per l'infanzia solo se questi si definiscono come percorsi che sostengono gli spontanei processi di apprendimento verso mete significative e propedeutiche ad ulteriori e più articolate esperienze.

Dewey immagina l’educazione come processo di soluzione di problemi e l’insegnante come ricercatore che progetta e realizza contesti educativi verificandone l’efficacia con modalità ricorsiva che consente soluzioni pensate e ragionate. Questa modalità configura un processo di “ricerca autentica”, un percorso aperto che consente:

  • Innovazioni ragionate
  • Acquisizione di conoscenze
  • Adattamento alle caratteristiche, potenzialità e esigenze di ognuno
  • Chiarimento degli intenti e obbiettivi da perseguire

Verso i 6-7 anni avviene una svolta evolutiva, con il passaggio nella fase che Freud chiama “periodo di latenza”: fase nella quale i conflitti e angosce che il bambino ha affrontato precedentemente si attenuano in uno stato di tranquillità emotiva, che gli consente di impegnarsi in compiti intellettuali e nell’apprendimento formale, comincia l’età della scuola in termini di controllo, capacità di perseveranza, impegno nei compiti intellettuali.

L'infanzia è un periodo dotato di proprie peculiarità, in particolare nel periodo dagli 0 ai 6 anni si attuano importanti processi evolutivi che richiedono attenzioni educative specifiche e riferimenti pedagogici diversi da quelli propri dei periodi scolastici successivi. Il modo con cui i bambini affrontano i problemi e le esigenze della propria infanzia ha forti ricadute sul periodo successivo, anche riguardo il successo scolastico. Durante l'infanzia avvengono dei processi fondamentali per la costruzione della personalità: l'acquisizione dell'identità di genere, il consolidamento dell'unità psicofisica, la manifestazione delle tendenze individuali. Il tempo della crescita non è lineare e uguale per tutti i bambini, l'età non è sempre un indicatore attendibile delle capacità e delle competenze maturate dal bambino.

In Italia prevale l'assenza di linee guida e orientamenti per la fascia 0-6. Le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia sono connesse a quelli della primaria. Esistono due documenti importanti: i due documenti della rete per l'infanzia della commissione europea, che definiscono standard e obiettivi di qualità per i servizi per la fascia 0-6, e il più recente cosiddetto Quality Framework.

Molteplici sono gli aspetti evidenziati dai documenti: ogni bambino è un unicum e come tale va sostenuto nel suo percorso di crescita, percorsi educativi omologanti e standardizzati vanno banditi, i bambini sono soggetti competenti, attivi, dotati di risorse e hanno solo bisogno di essere incoraggiati e sostenuti nella loro ricerca di dare senso alle esperienze e nello sviluppo delle loro potenzialità, fondamentale in questo l'integrazione con i coetanei e con adulti capaci di co-costruire con i bambini apprendimenti significativi, l'infanzia è un tempo da vivere con pienezza, i bambini hanno dei diritti all'educazione, alla cura, all'auto espressione, a far sentire la loro voce. I servizi per l'infanzia dovrebbero essere luoghi in cui cura ed educazione costituiscono un tutto unico in cui vengono promossi gli apprendimenti.

La cornice curriculare si configura come fondamentale supporto per una progettazione che tenga conto delle diversità e delle risorse dell'ambiente, dei diversi contesti socio-culturali di provenienza di bambini e famiglie. Il documento privilegia inoltre un approccio nel quale cura, educazione e socializzazione sono aspetti inseparabili nella crescita. La cura viene qui intesa non come custodia, ma come capacità di ascolto e di relazione sensibile e supportante, è una condizione indispensabile affinché il bambino possa dedicarsi con agio e sicurezza all'esplorazione dell'ambiente. La cura costituisce inoltre un presupposto fondamentale per favorire la motivazione e il coinvolgimento nei processi di apprendimento. L'educazione nei servizi per l'infanzia deve assumere una connotazione più ampia rispetto a quella prevalentemente istruttiva adottata nella scuola dell'obbligo, inoltre la sua finalità non deve essere la preparazione al grado scolastico successivo.

Vengono sottolineati come cruciali per un curricolo per l'infanzia 0-6 le interazioni tra pari, la relazione educativa tra adulto e bambino, il gioco. Il curricolo per l'infanzia 0-6 è un curricolo aperto, che non predefinisce i contenuti delle esperienze che i bambini faranno, ma non per questo risulta dispersivo inefficace, poiché guidato dalle finalità di ampio respiro nonché continuamente ricalibrato alla luce dei progressi dei bambini e delle loro sempre nuove iniziative. Un curricolo di questo tipo per la sua realizzazione esige la pratica di alcune attività che richiedono competenze professionali specifiche.

Progettare, anticipare mentalmente gli effetti che si vorrebbero produrre, tenendo conto delle caratteristiche dei bambini, immaginare come una certa organizzazione dell’ambiente li possa produrre;

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaVivi99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione educativa per la prima infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Silva Clara Maria.
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