Apprendere dall'esperienza: una teoria del pensiero
Per la descrizione e la spiegazione della formazione della mente e lo sviluppo della capacità di apprendere, si fa riferimento alla teoria del pensiero elaborata da W. Bion nella seconda metà del '900. Egli si è soprattutto occupato di indagare i processi primitivi della mente per cogliere l'originarsi dei pensieri, riuscendo alla fine a sostenere che l'apprendimento, lo sviluppo del pensiero e coscienza dipendano fortemente da fattori emotivi e affettivi di natura razionale.
La costruzione della mente e lo sviluppo del pensiero richiedono l'"ascolto" di un'altra mente già evoluta, in grado di accogliere ed elaborare gli stimoli sensoriali ed emotivi che caratterizzano i processi primitivi del pensiero. Quindi la mente del bambino si auto-costruisce attraverso la relazione che egli instaura con le prime figure di riferimento, in primis la madre, che hanno la funzione e il compito di "pensare" in sua vece i vissuti che il piccolo non è ancora in grado di pensare.
La qualità delle cure ricevute nei primi anni di vita si rivela cruciale per l'intera costruzione della mente umana. I progressivi livelli di sviluppo del bambino consistono nel passaggio da una sensorialità ancora priva di percezione alla formazione di elementi mentali, che viene svolta da una mente esterna, in seguito interiorizzata. Le esperienze sensoriali e le emozioni sono gli elementi sui quali si origina il pensiero.
La funzione alfa è condizionata dalla relazione madre/bambino. La mente della madre ha un ruolo fondamentale perché accogliendo le angosce primitive del bambino, permette la loro trasformazione in oggetti mentalizzabili. La fondamentale scoperta di Bion è che non esiste pensiero cosciente senza un antecedente "pensiero" inconscio di natura emotiva. L'esperienza dalla quale si dovrebbe apprendere è un lavoro interiore inconscio di qualità variabile, quindi l'acquisizione che contrassegna lo sviluppo infantile è proprio l'apprendere dall'esperienza.
Relazione educativa e apprendimento
Le dimensioni emotive e relazionali si ripresentano nelle diverse età della vita, ma se è vero che si apprende solo attraverso una relazione, è soprattutto nell'infanzia che la dimensione relazionale ha implicazioni più profonde.
La metodologia dell'Infant Observation è un percorso formativo centrato sull'apprendimento dall'esperienza; si tratta di un tirocinio con l'obiettivo di sviluppare negli operatori la capacità di essere ricettivi e attenti all'individualizzazione e al contenimento emotivo. In tale percorso ciò che è importante è la presenza mentale, la relazione e l'auto riflessività e i fenomeni emotivi sono utilizzati in senso conoscitivo.
L'osservazione è finalizzata a percepire le sfumature interne alla vita di relazione e a sensibilizzare il tirocinante sulle responsabilità connesse al lavoro con i bambini. Il presupposto di fondo è che ciò che si osserva è sempre il frutto di una relazione.
Nuovi sguardi sull'infanzia
Per osservazione diretta si intende un’indagine in cui il ricercatore esclude l’utilizzo di strumenti che si interpongono tra osservatore e osservato, dedicandosi invece a studiare il flusso del comportamento spontaneo del bambino nelle diverse situazioni della quotidianità. Il paradigma positivistico, fondato su un approccio sperimentale e su metodi quantitativi, mostra da un lato la sua incapacità di cogliere la complessità dei problemi del mondo umano e dall’altro la pretesa illusoria di giungere ad una conoscenza oggettiva della realtà.
Tutto ciò sfocia nella psicoanalisi e nell’epistemologia genetica di Piaget, le quali costruiscono una visione globale dell’individuo attraverso l’osservazione diretta sul bambino. Si possono così evidenziare tre linee di tendenza rilevanti:
- Una focalizzazione sui primi anni dello sviluppo infantile
- Un cambiamento di prospettiva nella considerazione del neonato come soggetto competente e attivo fin dalla nascita
- Una maggiore attenzione alla dimensione relazionale dello sviluppo come l’interazione reciproca madre-bimbo
Gli studi etologici sul comportamento infantile si sono basati sull'osservazione naturalistica per renderla il metodo scientifico migliore. È fondamentale precisare che non esiste un metodo di osservazione valido in assoluto, ma spesso si ricorre alla teoria secondo la quale il metodo dovrebbe essere dato da un’osservazione etologica, psicoanalitica, etnografica, clinico-piagetiana, ecologica, ecc.
Gli studi di infant research, ovvero la nuova area di ricerca di confine, hanno permesso di stabilire il ruolo fondamentale delle emozioni nel funzionamento mentale e di sostenere che la vera crescita mentale avviene soltanto attraverso esperienze relazionali capaci di soddisfare i bisogni emotivi della persona.
Il processo che conduce alla condivisione di esperienze interiori come le emozioni, è bi-fasico: la fase della sintonizzazione dev’essere preceduta dalla fase degli affetti vitali, quindi le emozioni e le intenzioni vengono colte nel loro manifestarsi, cioè nella fase del riconoscimento, inteso come un accoglimento grazie alla disponibilità emotiva dell’adulto.
Il ruolo dell’adulto è riconosciuto fondamentale per lo sviluppo della mente infantile; la qualità della sua presenza mentale e della sua partecipazione risulta determinante nel promuovere la crescita mentale del piccolo. La qualità delle cure e delle pratiche educative si rivela decisiva nel favorire il pieno fiorire della mente umana.
I fattori esterni ed interni della ricerca scientifica intrecciata all’interesse per l’infanzia, si basano sul cambiamento della percezione sociale dell’infanzia e la trasformazione degli assetti familiari con l’emancipazione femminile; la nascita degli asili nido ha contribuito all’affermarsi di una nuova cultura per l’infanzia e a rendere i bambini soggetti sociali visibili portatori di diritti. I servizi per l’infanzia diventano quindi per i ricercatori osservatori privilegiati in cui studiare lo sviluppo infantile; questi servizi possono essere considerati ambienti naturali di vita, ma è anche indispensabile indagare sulle loro dimensioni educative e devolutive di sviluppo.
Dopo gli anni Settanta, numerose pubblicazioni hanno diffuso la consapevolezza che la capacità di osservare debba essere appresa ed esercitata attraverso specifici itinerari formativi. L’applicazione dell’infant observation richiede che di volta in volta venga ridefinito il setting osservativo, in funzione del contesto e degli obiettivi che il progetto di formazione e di ricerca si propone di raggiungere.
Educare lo sguardo e le capacità relazionali
Con l’espressione “infant observation” viene designato il metodo di osservazione diretta e partecipe del bambino durante i due primi anni di vita nella sua relazione con la madre, col gruppo familiare e all’interno della propria casa. Su questo ha approfondito gli studi la Tavistock Clinic di Londra.
Essa ha da sempre seguito la finalità di promuovere la salute mentale e il benessere emotivo delle persone, indipendentemente dalle possibilità economiche; sono due gli aspetti che da sempre caratterizzano la ricerca scientifica della Tavistock Clinic: da un lato il suo essere radicata nella pratica clinica e dall’altro il suo muoversi in un’ottica multidisciplinare, un’ottica aperta al punto che non è possibile individuare un orientamento specifico dell’attività di ricerca.
L’osservazione delle ricerche umane è dunque il fondamento sul quale si basano le attività della clinica: formazione, pratica clinica e ricerca. Secondo la metodologia di Esther Bick, il ricorso all’osservazione dei bambini si presenta come l’esplorazione diretta di un continente - l’infanzia - che la psicoanalisi pr
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