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Programmazione e controllo

Introduzione

Pianificazione: Per parlare del processo di programmazione e controllo bisogna partire spiegando che cos’è la pianificazione.

Pianificazione

Pianificazione: Processo razionale che si ripropone anche in presenza di dati cambiamenti. Viene fatta a intervalli di tempo regolari e quando cambiano gli elementi esterni va rifatta. Processo tramite cui si fissano gli obiettivi e le future azioni per raggiungerli. Tale processo viene formalizzato in un apposito documento in cui si indicano gli obiettivi, le ricerche, le risorse e gli eventuali cambiamenti. È necessario pianificare soprattutto in caso di un atteggiamento attivo nei confronti dell’ambiente e di un progressivo aumento della complessità aziendale, quando ad esempio produco un ulteriore bene, diverso da quello prodotto fino a quel momento.

Il processo di pianificazione si articola in più fasi:

  • Analisi dell’ambiente. L’ambiente si suddivide in specifico e generale; nel primo si trovano i mercati di sbocco e i mercati delle acquisizioni. Nel secondo si ha l’ambiente socio-culturale, politico, economico. Si devono analizzare le minacce e le opportunità di ciascun ambiente esterno.
  • Analisi dell’azienda. Guarda ai punti di forza e di debolezza dell’azienda, ad esempio se si ha un eccessivo indebitamento oppure una buona situazione finanziaria.
  • Definizione degli obiettivi. Si suddividono in:
    • Globali (o primari o finali). Riguardano un traguardo che il complesso aziendale deve raggiungere (es. aumento del fatturato del 30%).
    • Intermedi (o strumentali). Servono per raggiungere gli obiettivi globali. Interessano le divisioni o le funzioni.
  • Formulazione e selezione delle strategie. Si dividono in:
    • Globali (o aziendali). Sono le principali e coinvolgono tutta l’azienda.
    • Di ASA (area strategica di attività). Sono una combinazione del prodotto, del mercato e della tecnologia. Per ogni ASA vanno stabilite strategie funzionali specifiche. Ci sono aziende, però, che operano in una sola ASA.
    • Funzionali. Riferite a singole ASA.
  • Redazione del piano. Globale, di ASA, di funzione.
  • Approvazione, esecuzione e controllo del piano.

Dalla pianificazione alla programmazione e controllo

La pianificazione è proiettata nel lungo periodo. Abbiamo bisogno anche di definire obiettivi analitici e azioni di più breve termine per rendere concreto il disegno pianificato con il precedente processo. Per questo si utilizza il processo di programmazione e controllo (o Controllo di Gestione, CdG), basato sul feedback e, quindi, utile per distanze temporali più brevi (si intende entro l’anno). I momenti fondamentali della programmazione e controllo sono:

  • Definizione obiettivi e azioni di breve periodo.
  • Consuntivazione dei risultati raggiunti.
  • Confronto dei risultati con gli obiettivi. Si rilevano eventuali scostamenti.
  • Analisi degli scostamenti per individuarne le cause.
  • Adozione di provvedimenti correttivi onde rimuovere le cause degli scostamenti. Si può decidere anche di ridefinire gli obiettivi se, ad esempio, questi risultassero irraggiungibili. Difatti più l’obiettivo è raggiungibile e più è motivante sia per la dirigenza che per il personale.

Meccanismo di feedback. È questo che caratterizza la programmazione e controllo. Tale meccanismo infatti consiste nel correggere le cause degli scostamenti e nel ripartire da capo con il processo, portando però con sé la coscienza del passato. Saranno presenti costi consuntivi.

Viene contrapposto al meccanismo di feedback il meccanismo di feed-forward. Questo ha un orientamento al futuro e non al passato, genera costi preventivi. Il preventivo aggiornato viene redatto prima che inizino i lavori, con tutti i costi che si stima di sostenere prima del completamento dei valori. Questi costi vengono tempificati, ovvero assegnati a un determinato periodo futuro.

Il programma ha alcune caratteristiche peculiari: è espresso in termini quantitativi e non; è riferito a un periodo di tempo stabilito; è ripartito per settori di attività o per progetto; è esposto anche in forma di bilancio preventivo.

Collegamento e coordinamento tra pianificazione e programmazione e controllo

Prima di tutto i programmi devono essere in linea con gli obiettivi pianificati. Poi, la programmazione è strumento utile per offrire spunti anche per una eventuale revisione della pianificazione. Hanno anche vari elementi comuni:

  • Obiettivi e azioni riferite al futuro.
  • Coinvolgimento di soggetti con competenze diverse.
  • Entrambe sono un documento descrittivo-qualitativo, quantitativo non monetario e quantitativo monetario. Es. budget.
  • Gli obiettivi che presentano devono essere realistici e stimolanti.
  • Necessitano di un adeguato sistema informativo.

Controllo di gestione (CdG)

È uno dei tanti meccanismi operativi presenti nell’azienda, come ad esempio il sistema informativo. Sono necessari per operare in modo efficiente. Il controllo di gestione si basa sul sistema di assegnazione obiettivi e verifica del loro raggiungimento. Durante l’assegnazione degli obiettivi può essere utile ascoltare anche la voce di chi andrà ad eseguire le operazioni necessarie al raggiungimento dell’obiettivo, di chi dovrà eseguire insomma; questo per stimolare il personale o chi di dovere ad operare più efficientemente.

Il controllo di gestione è un processo che partendo dagli obiettivi di lungo periodo si scompone nelle seguenti fasi:

  1. Formulazione di obiettivi che, rispetto a quelli strategici, sono coerenti, strumentali e di breve periodo.
  2. Assegnazione di detti obiettivi con implicita responsabilizzazione. Non esiste autorità senza responsabilità.
  3. Misurazione dei risultati raggiunti.
  4. Confronto tra risultati e obiettivi. Rilevazione scostamenti. Analisi degli scostamenti e delle loro cause. Feedback correttivo e valutativo, con il primo elimino le cause degli scostamenti o ridimensiono l’obiettivo, con il secondo valuto le prestazioni degli operatori aziendali. Un esempio di causa di scostamento può essere lo scarso impegno.

Per poter concretamente operare, il Controllo di Gestione richiede:

  • Una chiara identificazione dei centri di responsabilità. Questi sono unità organizzative guidate ciascuna da un capo che ha l’autorità di governare le risorse affidategli e che è responsabile del raggiungimento dei prefissati obiettivi. I centri di responsabilità si possono ciascuno distinguere in centri di:
    • Costo;
    • Ricavo;
    • Profitto;
    • Investimento.
    Nei centri di costo il capocentro non può influenzare tutti i costi, ed è responsabile soltanto per i costi che influenza. Nei centri di ricavo il capocentro influenza i ricavi. Il responsabile dei centri di profitto può influenzare tutte le variabili più significative del reddito (es. direttore della divisione del prodotto A). Il responsabile dei centri di investimento invece può influenzare i costi, i ricavi, e la qualità e quantità degli investimenti.
  • Un idoneo sistema informativo, ovvero una contabilità direzionale, i cui strumenti sono:
    • Budget;
    • Contabilità analitica e generale;
    • Report. Rapporto di gestione dove vengono indicati i valori preventivi, consuntivi, eventuali scostamenti.
    Le caratteristiche del sistema informativo sono:
    • Globalità;
    • Pertinenza;
    • Affidabilità; Prerogative antitetiche. Di solito si privilegia la seconda, o almeno così converrebbe fare.
    • Tempestività.

Contabilità sezionali o analitiche

Nascono a causa della incapacità della contabilità generale (co.ge.) di esplicare la moltitudine di fatti che riguardano l’azienda. La co.ge. infatti si limita agli aspetti quantitativo monetari ed è molto sintetica, per questo non è in grado di supportare l’attività direzionale, che necessita anche di conoscenze analitiche. Le contabilità sezionali investono infatti singoli aspetti o settori della gestione e si avvalgono di impostazioni contabili ed extracontabili. Sono quindi più specifiche. La contabilità analitica presenta, oltre al carattere finanziario che troviamo anche in co.ge., il carattere economico, individuando dati completamente assenti in co.ge. e complementari: ad esempio la contabilità dei costi, detta anche contabilità industriale (co.in.).

Capitolo 1: La contabilità industriale. Oggetto e scopi.

L’oggetto è stato dapprima interpretato in modo restrittivo, ovvero il costo effettivo del prodotto ottenuto ma non ancora collocato sul mercato. Nel tempo si sta affermando un’accezione estensiva, che invece guarda all’intero sistema di rilevazione dei costi (altri costi come quelli amministrativi e distributivi; ricavi e risultati economici particolari come il risultato economico di ogni prodotto; dati preventivi; etc…).

Gli scopi sono molteplici e particolareggiati al punto da non poterli elencare tutti in dettaglio. Ci sono però alcuni problemi comuni a tutte le aziende indistintamente che le rilevazioni di contabilità industriale si promettono di risolvere:

  • Orientare talune decisioni aziendali fornendo i dati per scegliere tra 2 o più alternative. Tali decisioni vengono prese in base alla convenienza economica di ciascuna alternativa.
  • Supportare il controllo di gestione attraverso un apporto informativo continuo e metodico.
  • Consentire date valutazioni di bilancio. Ad esempio, a volte dovrò scegliere il minore tra valore di presunto realizzo e valore di costo, come nelle rimanenze finali; la rilevazione dei costi della co.in. mi aiuta a capire tali valori in termini quantitativi.

Per essere efficiente la co.in. deve rispettare due requisiti:

  1. Il principio di analisi, ovvero scomporre quanto possibile i costi nei loro componenti elementari. Questo aiuta a imputare i costi alle unità economiche interessate.
  2. Deve essere impostata in funzione delle esigenze conoscitive da soddisfare.

Contabilità industriale e contabilità generale

Contabilità generale Contabilità industriale
Si rivolge a fenomeni già accaduti creando soltanto dati consuntivi. Indaga anche sulla gestione futura, producendo anche dati preventivi.
Fenomeni con manifestazione numeraria, quindi considera operazioni di gestione esterna. Rileva fenomeni interni, quindi misura quando e quanto vengono utilizzati i fattori produttivi.
All’atto della manifestazione finanziaria (ad esempio quando arriva la fattura). Quando si impiegano i fattori produttivi, quando li consumo.
Per natura (di materie prime, di mano d’opera, etc…). Per natura e per destinazione (per prodotto, per reparto…).
Spesso alcune sono trascurate. Le stesse trascurate dalla co.ge. sono spesso importanti ai fini della co.in. (costi fissi e variabili ad esempio).
Oggettivi e poco tempestivi, in quanto sono dati consuntivi. Soggettivi (discrezionali) e tempestivi. Probabilmente sono meno precisi, ma un controllo non tempestivo è un controllo inutile.
Saltuario. La direzione non utilizza molto spesso i dati forniti dalla co.ge. Frequente e continuativo.
Contabile. Lo strumento è il conto con il metodo della partita doppia. Contabile ed extracontabile.
Obbligo esplicito dell’art. 2214 c.c. della tenuta delle scritture. Obbligo implicito dello stesso articolo: “l’azienda deve tenere anche le scritture contabili richieste dalla natura e dalle dimensione dell’azienda”.

Sono rilevanti anche gli elementi di coesione, poiché entrambe indagano la dinamica aziendale dal punto di vista economico, e si scambiano dati in modo reciproco. Può essere definita anche contabilità dei costi o contabilità analitica, ma sono 3 locuzioni parzialmente sbagliate.

Capitolo 2: I costi

Concetto e caratteri: Nella scienza economica si sono individuati 3 diversi concetti di costo:

  • Concetto fisio-psicologico. Pena, sacrificio.
  • Concetto tecnico. Quantità di risorse consumate.
  • Concetto monetario. Spese sostenute per produrre.

La definizione unitaria di base del costo però è quella economico-aziendale, ed è: “espressione sintetica (il costo è esprimibile in un unico valore) di tutte le spese (sono i costi di esercizio) che debbono essere reintegrate affinché il capitale dell’impresa (ovvero il capitale netto), trascurata ogni altra variazione, sia ricostituito nella misura preesistente al sostenimento di quelle spese”. Viene inteso come valore unico riferite a tutte le spese di un anno che devono essere reintegrate dai ricavi, quindi costo = ricavi. È comunque necessario analizzare il costo alla luce delle esigenze conoscitive da soddisfare; perciò si distingue tra costo-uscita e costo-imputazione. Il primo è misurato dalla somma corrisposta, o che l’azienda si impegna a corrispondere, per procurarsi sul mercato i fattori produttivi (l’aspetto economico coincide con l’aspetto finanziario), e deriva dalla co.ge..

Il secondo invece riguarda:

  • Gli oneri indiretti relativi all’acquisto di fattori produttivi; tali costi non sono di altrettanta facile rilevazione in quanto globali, e da imputare al prodotto in base a vari parametri (es. costi per il trasporto di fattori produttivi).
  • I casi in cui manca l’uscita. Es. conferimento del fattore produttivo da parte del socio.
  • Il processo di trasformazione. Es. l’ammortamento da imputare secondo la produzione effettuata.

L’acquisizione delle risorse di regola genera costi-uscita. L’impiego di risorse genera sempre costi-imputazione. Anche qui si rileva che i costi hanno carattere di soggettività, fattore che non può essere eliminato ma che va tenuto sotto controllo.

Costi speciali e costi comuni

Ogni classificazione che operiamo in co.in. risente del tipo di informazione che si vuole ottenere. Una prima distinzione si collega alla relazione funzionale esistente tra costi dei fattori produttivi e oggetti di costo (entità di cui vogliamo calcolare il costo dei fattori produttivi che le formano). Questo viene detto criterio funzionale. Si considerano:

  • Speciali, i costi dei fattori produttivi che partecipano esclusivamente alla coordinazione produttiva (fase di lavorazione, singolo prodotto, ecc…) di cui si calcola il costo. Es. materia prima per un singolo prodotto.
  • Comuni, i costi dei fattori produttivi che partecipano a più coordinazioni produttive simultanee o successive, viste come distinti oggetti di calcolo del costo. Es. materia prima e più tipi di prodotto. Possono essere comuni nello spazio, quando produco contemporaneamente i prodotti; possono essere comuni nel tempo quando i fattori produttivi vengono impiegati ripetutamente per compiere determinate operazioni, come i macchinari.

Questa è una distinzione relativa, in quanto più si amplia l’oggetto di costo e più i costi da comuni diventano speciali. In un arco di tempo sufficientemente lungo tutti i costi risulteranno speciali.

La seconda distinzione dei costi speciali e comuni si fonda sulla possibilità o meno di misurare in modo oggettivo il consumo del fattore produttivo impiegato per un certo oggetto di costo. Si definisce criterio tecnico-contabile. Si considerano:

  • Speciali:
    • Quei costi imputabili interamente all’oggetto al quale sono collegati da una relazione di funzionalità esclusiva. Ad esempio il canone di leasing di un macchinario utilizzato per un solo prodotto.
    • Certi costi detti comuni secondo il criterio funzionale. Ad esempio la materia prima acquistata a peso e destinata alla lavorazione di più prodotti, è speciale perché posso misurare il peso utilizzato per ogni singolo prodotto.
  • Comuni, sono quelli assegnabili agli oggetti tramite un riparto sempre soggettivo. Ad esempio con una ponderazione. D’altronde farlo in modo oggettivo è impossibile.

Anche questa misurazione è relativa. Infine, se pensiamo anche alla convenienza della misurazione, si distingue tra:

  • Costi diretti. Si hanno quando si può ed è conveniente misurare in modo oggettivo il consumo del fattore produttivo a cui detto costo si riferisce. Una parte dei costi speciali è composta dai costi diretti.
  • Costi indiretti. Quando si può fare la misurazione del costo speciale ma non è conveniente, questo costo diventa indiretto e viene quindi ripartito in maniera soggettiva. Quando non si può proprio fare la misurazione oggettiva si hanno costi comuni, indiretti per definizione.

Da tutto ciò emergono ulteriori elementi che conferiscono soggettività ai costi rilevati in co.in.

Costi costanti e costi variabili

Ci sono 3 criteri distintivi:

  1. Basato sul prezzo dei fattori produttivi. Quindi è fisso o variabile il costo di quel fattore produttivo il cui prezzo ha carattere di costanza o di variabilità. Quindi se il prezzo delle materie prime oscilla è un costo variabile, altrimenti si tratta come un costo fisso (servono contratti di fornitura con prezzi bloccati).
  2. Basato sul tempo di permanenza in azienda delle risorse. È costante il costo dei fattori destinati a creare la struttura permanente di una combinazione; è variabile quello dei fattori che consentono di attivare tale struttura. Si può distinguere tra ciclo di utilizzazione e ciclo di produzione. Il primo è il periodo di sfruttamento utile della capacità contributi.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesco.m. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Programmazione e controllo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Nati Anna Maria.
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