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Letteratura italiana dal 200 al 900

Le origini e il Duecento

I primi testi italiani:

  • Indovinello veronese (inizio IX sec): distico scritto in un volgare quasi identico al latino, sul margine di un codice di preghiere, descrive l'atto della scrittura.
  • Graffito della catacomba di Commodilla: ricorda al celebrante di non pronunciare ad alta voce le parti della liturgia che non dovevano essere udite dai fedeli.
  • Placiti campani (960-963): atti giudiziari che raccolgono le testimonianze di illetterati che confermavano i diritti del monastero benedettino di Montecassino sui terreni.
  • Raimbaut de Vaqueiras, Testi plurilingui (fine XII sec): uno dei primi testi letterari in lingua volgare, anche se mista ad altre lingue romanze. Questo mostra che i confini linguistici non erano netti.
  • Testi che celebrano le glorie municipali
  • Testi di origine giullaresca
  • Testi di origine monastica

Francesco d'Assisi, Laudes Ceaturarum: evento inaugurale della tradizione poetica italiana; accompagnato da una melodia, è una prosa ritmata ispirata alle sequenze liturgiche e bibliche dei versetti assonanzati, in particolare ai Salmi. È un salmo in lingua volgare che esalta Dio e tutte le sue creature, riflette sulla necessità di morte e sul destino ultraterreno. È scritta in un linguaggio sovraregionale, che va oltre al vernacolo locale.

Lauda

Testo poetico latino o volgare di argomento sacro in cui si cantano, con l'accompagnamento musicale, le lodi del creatore secondo i moduli delle litanie liturgiche e strutturali. Nascono anche numerose confraternite di laici (laudesi) dediti alla composizione di laude.

I poeti della corte imperiale

La poesia italiana di ispirazione laica e amorosa prese forma nell'ambito della Magna Curia di Federico II di Svevia, dove si svolgevano attività culturali tra cui traduzioni, dibattiti filosofici e ricerca scientifica. I poeti Siciliani erano dignitari e alti funzionari dell'amministrazione imperiale (Jacopo da Lentini ad esempio, era notaio): era una poesia che faceva direttamente capo ai reggitori dello stato.

L'opera di questi autori tratta l'esperienza amorosa come subordinazione gerarchica del soggetto amante all'oggetto del desiderio, e come percorso di affinamento interiore, che non ha un risvolto concreto, ma rimane vincolato ad una dimensione astratta. I poeti sfruttarono le scienze filosofiche e naturali del proprio tempo (fisica, metafisica, ottica, medicina, bestiari e lapidari) come repertori di immagini e di strumenti concettuali a cui far ricorso nel loro 'ragionar d'amore'.

  • Endecasillabo
  • Settenario
  • Canzone (diversa dai provenzali)
  • Sonetto creato da Jacopo da Lentini

I testi ci sono pervenuti grazie a copisti toscani che però ne hanno alterato la veste linguistica originale. Una conseguenza si vede nella rima siciliana, imperfetta a causa dell'adeguamento del vocalismo siciliano all'uso toscano. Era un siciliano letterariamente nobilitato e regolarizzato a ideale imitazione della lingua universale e grammaticale per eccellenza, il latino.

Il Dolce Stil Novo

Movimento "d'avanguardia" sviluppatosi tra il 1280 e il 1310. Influenzò la poesia fino a Petrarca e diventerà la guida di una profonda ricerca verso un'espressione raffinata e nobile dei propri pensieri. Vediamo, così, una poesia che al centro non ha solo la sofferenza dell'amante, ma anche le celebrazioni delle doti spirituali. Il movimento nasce a Bologna per poi svilupparsi a Firenze. Il manifesto è canzone di Guinizzelli: "al cor gentil rampa sempre amore" egli esplica le caratteristiche della donna (dei stilnovisti) = la figura femminile evolve verso la figura di "Donna Angelo" (intermediario tra uomo e Dio). La donna possiede un cuore gentile e puro nobile d'animo. Questa teoria è alla base della poetica dantesca e di tutti coloro che facevano parte dello Stil Novo.

Con lo stilnovismo si afferma un nuovo concetto di amore impossibile, collegato al concetto della "donna angelica" oggetto di un amore del tutto platonico ed inattivo. Un aspetto fondamentale del stilnovismo è la riaffermazione esclusiva della tematica amorosa e l'abbandono di ogni riferimento a questioni di carattere politico o civile. La corrente del Dolce Stil Novo segue la precedente corrente letteraria dell' "amor cortese" (corrente filosofica e letteraria basata sul concetto dell'amore). Gli autori stilnovisti più famosi sono: Guido Cavalcanti, Dante Alighieri e Cino da Pistoia. Per esempio, Guido Cavalcanti esprime spesso una concezione cupa e dolorosa dell'amore, Dante Alighieri, invece, presenta l'amore come un sentimento gratuito e disinteressato, che non crea alcun ricambio. Gli stilnovisti ambivano alla chiarezza, alla trasparenza e alla dolce stilistica. L'amata donna in carne ed ossa si tramuta nella fonte di ogni sensazione.

Jacopone da Todi (1236-1306)

I critici lo considerano uno dei più importanti poeti italiani del Medioevo, certamente fra i più celebri autori di laude religiose della letteratura italiana. Di Jacopone ci sono giunti, oltre alle Laude, un'epistola latina a Giovanni della Verna, il celebre Pianto della Madonna e lo Stabat Mater. Apre la tradizione poetica in volgare; l'uso del dialetto umbro, che il poeta "assoggetta a penetranti deformazioni", favorisce un "crudo realismo", fatto di un "lessico vivo e corposo". È legato a uno dei più grandi riformatori religiosi dell'Europa medievale: Francesco d'Assisi. Non a caso, Jacopone è la personalità maggiormente rappresentativa per la poetica religiosa duecentesca.

Negli anni '60 del '200, esplodono i movimenti spontanei dei Flagellanti e dei Disciplinati, e quasi contemporaneamente si diffondono le confraternite laiche dei "laudesi". "La poesia di Jacopone afferma fino in fondo la negatività del mondo" e la sua lingua è improntata ad una descrizione minuziosa dei segni del male e della morte, sparsi anche nelle piccolezze della vita quotidiana. I suoi bersagli polemici sono la vanità del mondo e delle ambizioni terrene, la miseria morale di ogni superbia del potere o dell'intelletto, a cui si contrappone la "sacra follia" dell'abbandono alla corrente dell'amor divino. Questa esaltazione del desiderio amoroso come forza smisurata e trascendente, è forse l'unico vero punto di convergenza fra le laude di Jacopone e la lirica amorosa del suo tempo. Ma si tratta, evidentemente, di una forma di amore mistico che travolge e disprezza ogni oggetto terreno per istituire un diretto contatto fra la creatura e il suo creatore.

Guido Cavalcanti

Su Cavalcanti sappiamo molto poco. Sappiamo che apparteneva ad una delle famiglie aristocratiche più influenti e potenti di Firenze. Era un rappresentante dei Guelfi Bianchi assieme all'amico Dante. All'intensa attività politica è dovuto anche il suo esilio, deciso dal Comune il 24 giugno del 1300: i priori della città tra i quali figurava Dante, avevano deliberato, al fine di portare la pace in una Firenze lacerata dai conflitti interni, di allontanare dalla città gli esponenti più faziosi e turbolenti, tra i quali anche Guido Cavalcanti. Cavalcanti, in linea con le posizioni stilnoviste, incarna l'ideale di una "nobiltà" basata sull'affinamento spirituale e sul possesso innato di un cor gentile. È una delle figure di spicco dello Stil Novo; l'evento amoroso costituisce ancora il nucleo della poesia. La novità riguarda tra l'altro la volontà di spiegare scientificamente l'esperienza d'amore, senza rinunciare al genere della poesia.

Dante Alighieri (1265-1321)

Fu un importante teorico politico e filosofico e linguista per questo definito Sommo Poeta. Per quanto riguarda l'ambito della filosofia, frequenterà le scuole di Santa Maria Novella e di Santa Croce, a Firenze. Dell'infanzia di Dante non sappiamo nulla di sicuro; si salvano i pochi tratti che emergono dalla sua autobiografia mista di versi e di prosa: la Vita Nova: ritratto dell'autore da giovane, ma non a tutto tondo, in quanto quasi esclusivamente polarizzato sulla vicenda del suo amore per la giovane Beatrice, morta ad appena 25 anni. A 18 anni consulta i poeti più rinomati del tempo, su una strana visione legata all'amore per Beatrice; inviando una sorta di sonetto-circolare. Questa corrispondenza coincide con l'inizio di quella straordinaria amicizia con Guido Cavalcanti. Nel 1294 pubblicazione della Vita Nova.

È molto probabile che solo dopo la morte prematura della sua amata, Dante, cominciò via via a scrivere in prosa della rime per Beatrice. Nell'anno 1300, Dante fu eletto uno dei sette priori per il bimestre 15 giugno-15 agosto. Nonostante l'appartenenza al partito guelfo, egli cercò sempre di osteggiare le ingerenze del suo acerrimo nemico papa Bonifacio VIII, dal poeta intravisto come supremo emblema della decadenza morale della Chiesa. Con l'arrivo del Cardinale Matteo d'Acquasparta, inviato dal pontefice in qualità di paciere (ma in realtà spedito per ridimensionare la potenza dei guelfi bianchi, che in quel periodo era in piena ascesa sui neri), Dante riuscì ad ostacolare il suo operato. Sempre durante il suo priorato, Dante approvò il grave provvedimento con cui furono esiliati, nel tentativo di riportare la pace all'interno dello Stato, otto esponenti dei guelfi neri e sette di quelli bianchi, compreso Guido Cavalcanti. Questo provvedimento attirò sui suoi fautori (incluso Dante stesso) sia l'odio della parte nera che la diffidenza degli "amici" bianchi: i primi, ovviamente, per la ferita inferta; i secondi, per il colpo dato al loro partito da parte di un suo stesso membro.

Nel 1301 Carlo di Valois, viene inviato a Firenze da Bonifacio VIII, (al posto del cardinale D'Acquasparta) ufficialmente in veste di paciere, in realtà per appoggiare la causa dei neri. In ottobre, i Bianchi inviano, presso il papa, a Roma, 3 ambasciatori (tra cui Dante) per cercare di moderare la posizione. Approfittando della mancanza degli ambasciatori Bianchi, Carlo di Valois, entra con facilità a Firenze permettendo il rientro degli esiliati neri, che formano un nuovo governo. Inizia così la persecuzione dei Bianchi (tra cui Dante colpito da una condanna a morte in contumacia 10 marzo 1302) il poeta non tornerà più nella sua città e si definirà "esule senza colpa, fiorentina di nascita, non costumi".

Possiamo solo immaginare quale fosse lo stato d'animo di Dante nel sentirsi accusato ingiustamente e condannato a un'esistenza drammatica, con la perdita di ogni diritto civile. Per risollevarsi dall'ignominia dell'esilio, egli mise in cantiere due ponderosi trattati: il Convivio e il De volgari eloquentia rispettivamente in volgare e in latino, in rapporto a pubblici diversi. Il primo era rivolto ad un pubblico di ignoranti, distratti dalla vita pratica e dunque mirava a educare i lettori ai grandi temi della filosofia morale. Puntava ad un pubblico di scrittori o di persone colte il secondo trattato sempre avendo di mira il volgare il cosiddetto volgare "illustrato" = "aulico".

Vita Nova

"Libro della memoria", romanzo autobiografico in cui vengono raccontate due storie tre loro intrecciate dell'amore di Dante per Beatrice e quella della sua poesia giovanile. A rendere straordinaria la qualità prosa dantesca non sono la richiesta di riferimenti culturali e lo spessore concettuale che si celano dietro a tanta leggerezza, naturalezza e disinvoltura. I due percorsi non sono in alcun momento separabili anche perché mirano entrambi allo stesso obiettivo: costruire il mito di Beatrice. Per tutto il libro serpeggia un'analogia fra Beatrice e Cristo. Come Cristo ha portato la salvezza a tutti gli uomini, così Beatrice ha portato a tutti l'amore. Dante contrappone all'amore doloroso di Cavalcanti, un amore gaudioso, soggetto a razionalità. Un amore disinteressato (caritas) che si esprime con la lode. (non è la donna angelo, cioè simile agli angeli, è un angelo, o meglio, una santa ascesa alla gloria di Dio). Da questo libro è nata la tradizione del prosimetro italiano. (il secondo capitolo è dominato dalla prima apparizione di Beatrice).

Trama:

Dante incontra Beatrice per la prima volta a 9 anni (numero importante perché inquadrato dal 3) e caso vuole che si rincontrino 9 anni dopo, questa volta Beatrice lo saluta e da lì nasce il saluto "salutifero" il saluto che porta salute e salvezza. Ma i pettegolezzi sui due, portano la negazione del saluto da parte di Beatrice e la disperazione del poeta.

La Commedia

L'aggettivo "Divina" è stato aggiunto, successivamente da Giovanni Boccaccio. Il titolo del poema indica quindi un genere, uno stile diverso rispetto a quello esclusivamente sublime, per la lingua e situazioni, della tragedia: uno stile dove il registro linguistico alto e aulico si incontra e coesiste con quello basso e comico. La Commedia è anche una grande enciclopedia del sapere medievale, estesa dalla fisica alla cosmologia, dall'etica alla teologia e dalla storia alla politica. Il testo non è sufficiente, necessita, quasi ad ogni verso, di essere accompagnato da nozioni e conoscenze che esso non fornisce. Il lettore ideale dovrebbe avere le stesse conoscenze dell'autore. La Commedia ha rivoluzionato il rapporto con il pubblico. Per la prima volta un'opera letteraria non si è rivolta ad un pubblico già in precedenza selezionato, ma si rivolge a tutti. Dante iniziò la composizione del poema quasi certamente nei primi anni dell'esilio.

  • Inferno 1304-1308
  • Purgatorio 1309-1312
  • Paradiso 1316-1321

Breve trama: La Commedia parla di un viaggio che porta un uomo vivo a visitare i dannati nell'Inferno, i purgatiscagliati sui fianchi del monte del Purgatorio e i beati distribuiti tra le sfere celesti del Paradiso. Sembrerebbe puro frutto di fantasia ed immaginazione; eppure questo libro ha inaugurato la rappresentazione realistica. Il lettore della Commedia percepisce l'universo fittizio del libro non diversamente da come percepisce la realtà circostante. Dante, dunque, si è spinto a costruire un poema che si presenta e vuole essere interpretato come parte della realtà.

Le cantiche Inferno, Purgatorio e Paradiso

I regni oltremondani:

  • Inferno: antinferno – basso Inferno - alto Inferno
  • Purgatorio: antipurgatorio – cornici dei peccati: capitali – paradiso terrestre
  • Paradiso: cieli planetari – cielo delle stelle fisse e Primo mobile - Empireo

Le disposizioni al peccato: Incontinenza, violenza e malizia

Struttura metrica: Terzina

Canti in ogni cantica: 33 (+ canto proemiale dell'Inferno)

De vulgari eloquentia 1303-1305; il progetto complessivo doveva prevedere almeno 4 libri, ma l'autore lo lasciò incompiuto al capitolo XIV del secondo libro. La scelta del latino in un'opera dedicata all'arte della poesia in volgare non deve sorprendere ed è motivata dal tipo di pubblico cui l'autore intende rivolgersi. È un trattato in latino perché il pubblico a cui è destinato è un pubblico colto.

Convivio 1304-1308; sarebbe dovuto essere composto da 15 trattati sotto forma di prosimetro: il primo con funzione introduttiva e gli altri dedicati al commento di 14 canzoni. L'opera rimase però incompiuta.

Il Trecento

Francesco Petrarca (1304-1374)

Era il più celebre letterato italiano conosciuto soprattutto come studioso della classicità e autore di poemi, opere storiche, trattati morali, epistole latine in verso e in prosa, ma scriveva anche poesie in volgare.

Vita:

Nasce ad Arezzo il 1304. Si trasferì, con il fratello Gherardo, a Bologna dove nacque un'interesse maggiore per la letteratura, e, sempre a Bologna, incontrò la tradizione della lirica volgare. Avvia gli studi di filologia e matura il mito della Roma antica. Ad Avignone, nella chiesa di Santa Chiara, il 6 aprile del 1327 vi è l'incontro con Laura. (l'identità della donna rimane incerta, anche gli amici stretti del poeta ne mettono in dubbio la reale esistenza) Laura è donna che celebrerà nei Rerum vulgarium fragmenta. Petrarca coltiva l'attività letteraria scrivendo epistole in versi, lettere in latino, soprattutto, liriche d'amore in volgare. L'interesse per lo studio dell'antico e per la letteratura si accompagna alla sensibilità delle questioni etico-politiche del tempo. Nel 1341 riceve la laurea in Campidoglio. Al 1342 risale la prima "forma" del Canzoniere. In Italia (come nel resto d'Europa), nel 1348, arriva la "peste nera" e a Petrarca arriva la notizia della morte di Laura (il 6 aprile). Questo lutto assume un forte valore simbolico che spinge, Petrarca, ad avviare un bilancio della propria esperienza umana e intellettuale. Dunque il poeta matura l'idea di raccogliere tutte le sue liriche in volgare in un libro unitario: il Canzoniere.

Nel 1350 conosce Boccaccio, i due diventeranno amici tanto che Boccaccio lo citerà nel Decameron (nella novella Griselda). Gli ultimi anni dell'autore sono costellati di lutti, ma la vita politica e letteraria continuano fino alla morte nel luglio del 1374.

Il Canzoniere

Rerum vulgarium fragmenta meglio noto come il Canzoniere. (Def. Canzoniere dalla critica di '500). Opera che ha impiegato, l'autore, dall'età giovanile alla morte. È il primo libro di liriche a carattere organico e unitario della tradizione lirica europea. È un libro che...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marta.2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bonfatti Rossella.
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