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il comprendere, nella la singolarità, penetrando dentro ciò che l’uomo ha

prodotto, attraverso l’esperienza, che consente di rivivere il processo

attraverso il quale l’uomo ha prodotto quella realtà spirituale che vogliano

sperimentare. Il rischio è che questa conoscenza legata all’esperienza

personale si traduca in una forma di sapere soggettivo (soggettivistico), dove

ognuno ha il suo modo di agire, per cui il rischio è il relativismo.

Per Hegel è possibile precisare le tappe della storia dell’uomo attraverso dio, lo

spirito, Dilthey dice no, i prodotti umani sono dell’uomo.

La conclusione: nell’esito finale dello storicismo rappresentato da “Le origini

dello storicismo” del 36, vi è una ripresa del principio romantico in cui l’uomo

fa la storia ma guidato da dio, in un principio di ordine metafisico, non

razionalistico ma più romantico, idealistico, olistico.

Popper scrive “La miseria dello storicismo” negli anni ’40, che riporta il sapere

torno la storia falso perché il sapere per esso è comprensibile solo attraverso la

scienza.

ETICA DEL PROTESTANTESIMO

Nuovo concetto di grazia che Lutero fa proprio e che è stato ripreso da Calvino,

ma separandolo dalla chiesa. Hegel si riferisce a Calvino più che a Lutero

perché quest’ultimo mette in discussione che le opere buone possano servire ad

alleviare i peccati. La chiesa non può garantite la grazia divina, dice, che è

invece data gratuitamente. Lutero su questo è un po rigido. La libertà è ora

intesa come schiacciamento dell’uomo, che spera nella grazia ma non ha alcun

elemento se non la speranza di essere salvato. La predestinazione per Calvino:

non a caso il capitalismo si diffonde inizialmente in Inghilterra e America dove

è più comune una Chiesa di ispirazione della dottrina rigida di Calvino della

predestinazione, ove non si può sapere se saremo salvati perché la salvezza è

data alla nascita. Il successo è da intendere come segnale che si è stati

predestinati, salvati. Se il capitale viene usato per aumentare i consumi il

capitale non produce ricchezza, ecco che la ricerca del segnale ci da le risposte:

il capitale deve essere accumulato e non speso nei consumi che sono negativi.

Il relazionalismo critico.

Popper e il suo concetto di verità: si pronuncia contro una filosofia dogmatica

(chi pensa di avere la verità in tasca è il dogmatico) Il contrario è chi dice la

verità è irraggiungibile, ovvero lo scettico o il relativista. Questo criticismo va

distinto: non è dogma ma nemmeno relativismo, piuttosto è credere nella

possibilità della ragione di costruire una scienza che pero non è mai dimostrata

in modo dogmatico, di una verità definitiva ma come qualcosa che assomiglia

alla verità che dev’essere perfezionata. Dice Gattei che la scienza non è fondata

su base solida ma più su una palude, instabile, metafora discutibile perché

Popper crede nel progresso della scienza. Popper parla di falsificazionismo,

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contrapposizione con verificazionismo: la scienza non è basata su dimostrazioni

che la verificano ma è basata sulla falsificazione, ovvero rimane un sapere

valido se non è falsificata e non se è verificata. Aristotele, il metodo del

sillogismo dalla deduzione si ricavano le conseguenze particolari. La scienza

non solo in Aristotele, non può che essere dimostrazione della verità. Il

problema è come stabilire i principi di carattere generali, problemi che sorgono

in tutta la scienza (Galileo…). Attraverso l’induzione (da Aristotele). Popper è

critico radicale dell’induzione, che per lui non ha alcun valore, mentre non

critica la deduzione. Secondo Popper l’induzione è una grande illusione,

l’osservazione non può avere la pretesa di comprendere i casi particolari perché

è impossibile coglierli tutti. La scienza per esso è il frutto dell’invenzione,

scoperta, fantasia, immaginazione, intuizione e poi la ragione per mostrarne il

peso, come formulare la teoria, la logica, di controllare la teoria, la quale non

nasce da un procedimento metodico o serie di regole. Questo perché i casi

osservabili sono infiniti. Contro il principio dell’induzione che è alla base della

scienza contemporanea. Per lui l’induzione è inutile.

Atteggiamento critico di Popper, il quale lo adotta nel pensiero politico, ovvero

nel modo in cui si debba costruire la scienza e il modo in cui si debba pensare la

societa, lo Stato, l’istituzione politica, che è tutto fondato sul confronto critico

che non arriva mai alle certezze definitive ultime riconosciute da tutti, quindi ad

una società aperta e non chiusa. O ci si adegua e si è fuori dalla scienza.

Seconda parte del testo G. del trincio inazione , Popper professore medie e dice

che induzione errore anche dal punto di vista pedagogico che riempie la testa

dei ragazzi che in realtà non hanno la testa vuota, e queste esperienze introdotte

sono estranee alla vita dei ragazzi. Popper si laurea con una tesi in psicologia

della mente, fa il dottorato, abilitato all’insegnamento della matematica alle

medie, e ciò lo immette su una strada che lo porta alla negazione del valore

dell’induzione. La geometria euclidea è alternativa a ciò che finora era servita

da maschera per costruire la scienza naturale. La scoperta di diverse visioni

dello spazio pone il problema di quale geometria può essere usata come

sostegno alla scienza. Nella sua tesi affronta questo tema; e si avvicina alle

teorie di A. Einstein: allora la tesi era che le geometrie devono essere verificata

per mostrare quali di queste danno risultati migliori. Mentre Popper, leggendo

Einstein, comprende che le geometrie finora usate sono un sapere vuoto. Nel

momento in cui si applica queste geo. alla realtà, quella geo. non può essere

considerata vera, piuttosto la si deve vedere vicina alla verità, parzialmente

vera. Da qui la necessita di misurare la percentuale di verità. Da qui nasce la sua

opera “La logica della ricerca”.

Pagg. 28 8

Le tre teorie (p.56):

1. scienziato francese: si sceglie una delle geometrie e si verifica se è efficace,

altrimenti si adotta un’altra geometria;

2. E. scienziato tedesco: si deve fare esperienza e partire dai vari casi ;

3. Einstein: nella misura in cui le geo. sono certe, non si applicano al mondo

reale, mentre se si applicano al mondo reale sono soltanto approssimazione

alla verità.

Attacco di Poter ai positivisti. L’errore sta nel fatto che hanno la pretesa di dare

risposta complessiva di tuta la realtà e trovano sempre conferme, facili da

trovare, ma si deve invece trovare prove in grado di falsificarle.

Pagg. 58/59 Per poter essere empirica una teoria deve essere falsificabile. La

ragione deve ricavare dalla teoria le asserzioni base che possono falsificarla. Le

asserzioni devono per essere divise in due tabelle: Falsificatori e verificatori. Le

asserzioni base in due sottospecie che non possono essere vuote, due tab. Ogni

teoria è scientifica se è in gradi di costruire due tabelle:

1. tab. dei falsificatori. contiene le asserzioni base che la teoria vieta o esclude.

Una teoria che non può dichiarare i fatti che la possono mettere in crisi non

è una teoria scientifica. La chiama la classe dei falsificatori potenziati. Ogni

teoria deve indicate quei fatti che la possono mettere in discussione;

2. tab. dei verificatori. Le asserzioni base che la teoria permette.

“Una teoria è empirica se la classe dei suoi falsificatori potenziali non è vuota”.

Se queste 2 tab. sono entrambe presenti va bene, se è vuota la I (falsificatori),

la teoria non è empirica, quindi è priva di fondamento scientifico.

Pag.61 vi è la contrapposizione contro il principio dell’induzione. Popper:

principio che esclude il principio dell’universalità, ciò che è peculiare, mentre

non esclude l’astrologia. Ma ciò che ha valore universale non ha valore

oggettivo. L’astrologia è la credenza negli astri, che si dovrebbe escludere dalla

scienza. Per Popper la metafisica è positivo in polemica con W. che è anti-

metafisico. Secondo P. è un sapere sensato ma non significa che è un sapere

scientifico, perché deve essere sperimentato, empirico. Es. l’anima è diversa dal

corpo, è di certo confutabile, di confronto critico. E’ sensato tutto ciò che è

critico, ma il metafisico rimane non empirico. L’atomismo è inizialmente

metafisico. Non ci sono elementi che la falsificano, poi diventa una scienza

perché si trovano elementi costitutivi.

Popper nel ’35 pubblica la sua opera; nel ’38 non aspetta la conversione degli

occupanti del suo paese, in quanto ebreo, e si rifugia in Nuova Zelanda e

insegna all’università. E’ informato sulla situazione della guerra mondiale.

Lavora sulla filosofia della scienza approfondendo e intervenendo per precisare

il modo in cui la scienza deve essere intesa, esule lontano dalla patria, scrive “la

miseria dello storicismo” nel 44, contro lo stoicismo in generale, senza

distinzioni, e “la società aperta e i suoi nemici” nel 45. Viene chiamato ad

insegnare a Londra alla scuola di economia e vi rimane fino alla pensione,

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insegnando filosofia della mente. Viene spesso chiamato a tenere conferenze,

anche in Italia, e molti seguaci che lo contestano anche e muore nel 94

scrivendo la sua ultima opera “Tutta la vita è un risolvere problemi”, da il senso

dell’insoddisfazione perenne dell’uomo per ottenere soluzioni sempre nuove.

Scrive moltissime opere, il suo successo nella fine del secolo scorso. Antiseri è

un suo allievo (leggere la sua introduzione che esalta molto Popper).

E. Usser e la fenomenologia, scienza del 900, deriva da fenomeno, richiama

la lingua greca, ciò che appare alla coscienza, poi studio del fenomeno (da

Kant), focalizzare l’attenzione al fenomeno, sui modo con cui le cose si danno

alla coscienza. Studia i modi attraverso i quali la realtà viene colta dalla

coscienza, la quale da significato alle cose. Diventa importante l’intenzionalità,

l’attività della coscienza che è quella di rivolgersi a, relazionarsi con…

Coscienza-Io-Soggettività sono i tre termini che U. usa per indicare la stessa

cosa. La realtà del mondo ha sua sussistenza/esistenza indipendente dalla

coscienza? Oppure è la coscienza che li produce? Da qui il realismo e poi

idealismo di U.

- Realismo: la coscienza è altra cosa rispetto al mondo, che esiste quando è

intenzionato dalla coscienza.

- Idealismo: tutto ciò che esiste esiste soltanto in funzione dell’attività della

coscienza.

Cartesio: la cosa pensante, la coscienza che non è solo attività ma è realtà.

U. nasce in Moravia (Repubblica Ceca) nel 1859, nel pieno sviluppo Impero

Austro-ungarico, dominio degli Asburgo di Vienna. Di lingua tedesca, religione

ebraica, poi si converte e diventa luterano. Si forma a livello accademico a

Berlino, Lipsia. Diventa professore universitario e insegna nella bassa Sassonia

in una università molto importante all’avanguardia nella medicina, scienze,

farmacia. A Friburgo diventa prof. ordinario e tra i suoi allievi troviamo

Eidegher, diventando poi uno dei suoi successori quando U. va in pensione. E.

aderisce al movimento nazional-socialista, che sostiene lo sterminio nazista.

Un figlio di U. muore. Incontra un monaco francescano che sta facendo una tesi

su U. il quali gli mostra tutte le sue 40mila pagine mai pubblicate. Muore nel 38

e la moglie teme la distruzione di questo archivio, e con l’aiuto del francescano

viene nascosto. Da qui inizia l’opera postuma di U. La più importante “La crisi

delle scienze europee”, scritta nei suoi ultimi anni, in parte pubblicata

precedentemente come articoli. Le opere rappresentative:

- “Le ricerche logiche”, con la quale da inizio alla fenomenologia,

sottolineando la realtà del mondo;

- “La filosofia come scienza rigorosa”. Obiettivo era di privilegiare l’aspetto

logico rigoroso e coerente che la filosofia deve mantenere (ecco perché la sua

ostilità verso Eideghere); 10

- “Idee per una fenomenologia pura”, opera che descrive il sistema

fenomenologia;

- “La crisi delle scienze europee”, l’opera postuma grazie al monaco, quella

più famosa, legata alla fama del pensatore, dove prevale l’idealismo.

Concetto EPOCHE’:

Nelle ricerche U. abbandona l’empirismo perché ritiene che non possa dare

fondo alla filosofia, perché la psicologia assume i fatti della psiche come

fossero oggetti quindi non sa trovare ciò che da senso a questi comportamenti.

E? necessario andare oltre i fatti, le apparenze delle cose. Si deve trovare il vero

significato che è fornito dall’attività della coscienza, la quale cerca di trovare

l’essenza delle cose (eidos, idea, essenza), che ne sta al fondamento delle cose.

La filosofia si deve trasformare in scienze delle essenze. E’ necessario saper

osservare e descrivere, l’atteggiamento è dello spettatore che osserva e coglie il

fondo delle cose, attraverso la necessaria sospensione del giudizio. Do fronte

alle cose si tende ad avere un interesse di cui ci si deve liberare attraverso

l’epoche. Epochè, termine greco, che indica proprio la sospensione del giudizio,

quell’atteggiamento che dice che la verità delle cose non è possibile esprimerla,

l’uomo ne è incapace. U. intende l’epoche come la sospensione del giudizio

legato a quelle certezze naturali mediate che fanno parte della nostra esperienza

proprio per trovare ciò che sta sotto all’apparire immediato dei fenomeni che

pare abbiano un’immediata certezza. Si deve dunque eliminare e sospendere

queste certezze dritte cercando di vedere dove si fonda la cosa, qual è la sua

essenza, il suo significato. La coscienza è ciò che da un senso alle cose.

Attraverso l’epoche siamo mossi verso cose non di tipo naturale e l’io diventa

settore disinteressato in grado di trovare il senso profondo di cui ciascuna cosa

è costituita.

Da un lato orientamento alle essenze, dall’altro l’epoche.

Concetto di INTENZIONALITA’:

U. lo sviluppa nella seconda parte della sua riflessione. Si tratta di sapere se gli

oggetti hanno realtà trascendente rispetto la coscienza o se la coscienza

racchiude in se l’intera dimensione del mondo. l’intenzionalità indica un’attività

propria, originaria della coscienza, la quale opera continuamente nei confronti

degli oggetti e delle cose sulla base della sua originaria realtà, la quale consiste

in un insieme di esperienze che sono alla base della coscienza. La coscienza

opera sulla base di una sua realtà che le appartiene in maniera originaria.

Erlebnisse, termine creato per intendere il continuare a vivere, esperienza

vissuta immediata. U. lo chiama il mondo della vita (lebenswelt).

Ogni nostro sapere ha questo radicamento nel mondo della vita dove

rintracciare i valori che la coscienza fa notare. 11

Tesi di U. le scienze non tenendo conto della soggettività che è l’umanità, si è

incamminata verso la crisi l’annientamento. Quindi si deve, non interrompere la

ricerca scientifica ma darle significato radicandola nel mondo della vita.

Contrapposizione mondo scienza e mondo vita fondato da pregiudizio della

scienza moderna, che ritiene oggetto di sapere e scienza solo ciò che è

quantificabile.

Per U. la psicologia non deve limitarsi a fissare i comportamenti come qualcosa

di estrinseco ma deve poter riconoscere l’essenza.

Leggiamo e commentiamo il testo

L’antologia di Popper è su 8 sezioni e ne leggeremo le prime 5 (la parte della

critica non ci interessa), che hanno come tema la scienza intesa come logica

della ricerca incessante, e la società intesa come aperta, che per P. significa

società liberale.

• Introduzione:

- Popper il più grande filosofo del 900, dice Antiseri (lo pone sullo stesso

piano di Kant). La scienza per P. è intesa come un sapere che non si

interrompe mai. Popper anti-dogmatico, la scienza non è mai un sapere

definitivo ma deve essere sempre messo in discussione. P. rifiuta il concetto

di verità, il relativismo. Esso usa il concetto di verità sempre al minuscolo (al

contrario dei tedeschi che mettono maiuscola ai sostantivi). e’ un avvicinarsi

alla verità, non può l’uomo raggiungerla in assoluto. Non relativismo. La

scienza non è un sapere definitivo ma progressivo, modifica le proprie

asserzioni migliorandole, adattandole sulla base di controlli empirici.

Tuttavia, questo controllo non avviene attraverso ricerche di verifiche al

positivo, ma la teoria va controllata attraverso la falsificazione, la teoria deve

sempre contenere fatti o asserzioni che la possono confutare, contestare, che

obbligano a rivederla o addirittura eliminarla. Il progresso della scienza si

sviluppa attraverso revisioni. Avviene come la selezione della specie, che

muta attraverso l’adattamento dell’ambiente, dunque le teorie cambiano

nell’adattarsi alla realtà. Tanto più è esaustiva, tanto più è falsificabile.

Ogni sezione (ognuna composta da passi) comprende una serie di testi,

introdotti da una breve introduzione:

1. “Il metodo della ricerca scientifica”(p.29). E’ introdotta da paragrafi di

Antiseri. Popper è contrario al concetto stesso di metodo scientifico.

Secondo P. non si da un metodo perché se si ripetano regole non si può che

arrivare alla verità che invece si deve raggiungere attraverso immaginazione

e ragione. Nell’integrare queste due facoltà nasce la scienza. La teoria

scientifica nasce dalla necessità di rispondere ai problemi che sorprendono,

che lasciano dubbiosi. L’uomo inizia a filosofare davanti lo stupore. Primo

passo dello scienziato e di “inciampare” nei problemi, che si cercano di

risolvere immaginando una soluzione. La teoria è una semplice ipotesi che

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si immagina come possibile risposta, ma si deve verificarla. Lo scienziato

non può rimanere nella routine ma serve il colpo di genio, vera e propria

creazione. Problemi, teorie, critiche (p.33). Critica dell’induzione:

procedimento che, a partire da osservazioni singolari, procede alla scoperta

di principi di carattere generale. Il contrario è la deduzione: da un principio

generale-universale si ricava conseguenze che valgono per casi singoli. La

scienza moderna (da Galileo) segue il modello matematico e geometrico

(definizione-teorie-conseguenze), ma deve esserci esperimento, l’esperienza

deve confermarla. E’ un momento successivo il controllo, modo moderno

con cui nasce la scienza. Nel’800 questo modo si dice fosse astratto, per

privilegiare il metodo induttivo. Questo diventa un pregiudizio tipico del

neo-potisivismo. Popper non si dichiara a favore di Galileo ma lo è. Dice

che l’induzione non esiste, è un fraintendimento, quindi si deve negare il

procedimento empiristico. Antiseri cita Russel (p.39/40), grande filosofo

della logica del linguaggio. Riferimento anche pedagogico sul metodo

errato dell’induzione. Come si controllano le teorie? E non verificate.

Finora si pensava si dovessero verificare cercando conferme. Secondo

Popper no si può perché i fatti sono infiniti. Popper sostituisce la verifica

con la falsificazione, che presenti fatti che possano smentire la teoria. La

differenza sta nel fatto che le verifiche sono infinite quindi per quanto se ne

possano accumulare, non si arriverà mai, mentre una sola falsificazione è

sufficiente per rendere la teoria bisognosa di modifica (p.42/45). La

falsificabilità (p.46). Può esser scientifica una affermazione che può essere

smentita. P. 51 (7) La scienza conosce un progresso. Quanto più una teoria è

avanzata tanto più è falsificabile perché soggetta a più falsificazioni. P.57:

l’induzione usata in passato veniva usata come ripetitiva per enumerazione,

per la generalizzazione della teoria, e come eliminatoria, fondata sul

togliere le false. Ma le teorie (soluzioni) non sono un numero definito

perché posso essere aggiunte all’infinito.

2. “La ricerca non comincia dalle osservazioni ma dai problemi”. Si parte dai

problemi che si incontrano nel quotidiano, in cui inciampiamo. P. dice su

quale base formulo l’ipotesi? Sulla base di quelle che sono le mie

aspettative, su idee che io possiedo, che mi spingono a formulare l’ipotesi.

La mente non è una tabula rasa. P.60: si parte sempre dai problemi per

mezzo di congetture (ipotesi) che devono essere accompagnate da

confutazioni, e l’ipotesi che si formula è legata alle aspettative. Asserisce

che ogni animale (compreso l’uomo) è nato con molte aspettazioni

solitamente inconsce fin dalla nascita. L’empirismo ha reso impossibile il

processo della scienza, annullando l’innatismo. Queste aspettative innate, se

disilluse, creeranno i nostri primi problemi e l’accrescimento della

conoscenza che ne segue sta proprio nella correzione e perfezionamento

delle conoscenze precedente. L’osservazione non è che sia inutile, ma viene

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dopo la teoria. Successivamente vi è il controllo della teoria con

l’osservazione. Quando si osserva si è guidati da una teoria. Non c’è un

salvare generico, ma è sempre orientato.

3. “La falsificabilità come criterio di demarcazione”. (p.62) Demarcazione:

regola che distingue ciò che appartiene alla scienza e ciò che non lo è.

Criterio per demarcare : ammissione di scientifico quando la teoria può

essere controllata dall’esperienza. Non la verificabilità ma la falsificabilità.

Non chiedere alla scienza di essere vera in modo assoluto ma la sia logica

deve essere messa in evidenza in senso negativo, deve poter essere

confutata dall’esperienza. Il perché : (p.63) asimmetria, squilibrio tra verif.

e fals. che risulta dalla forma logica delle asserzioni singolari.

Un’affermazione generale può essere contraddetta anche da una sola

asserzione singolare. Lo scienziato esamina la possibilità di mantenere in

vita la teoria modificandola con ipotesi che possono sfuggire alla

falsificazione.

Argomenti trattati finora:

- NEO KANTISMO

- NEO IDEALISMO -CROCE

- STORICISMO -

- FENOMENOLOGIA

Argomenti che tratteremo prossimamente:

- ERMENEUTICA CONTEMPORANEA

- FILOSOFIA CRISTIANA (Personalismo)

- FILOSOFIA IBERICA

Il mercoledì verrà il dovente del liceo per la storia americana (merc. prossimo

parlerà di W., il neo marxismo con scuola di Adorno e Habermas)

Oggi il PRAGMATISMO, nell’America a partire dal 1800. I tre nomi:

- Pears

- James

- Dewey

Pragmatismo da Pears suoi due articoli considerati i padri “La fissazione della

credenza”, e “Come rendere chiare le nostre idee”, scritti insieme ma pubblicati

a qualche mese di distanza. L’idea chiave del pragmatismo: criterio verifica di

una idea è l’efficacia dell’azione, ovvero nel momento che formulo un’idea in

laboratorio per un problema, la sua validità è data dal fatto che risolva il

problema. Quindi prima stato di dubbio, diverso dal dubbio cartesiano perché

artificioso, generico, dato dalla coscienza individuale, mentre questo è un

dubbio di un problema specifico in lab. sperimentale; poi pongo una possibile

soluzione e metto in pratica. Se risolve il problema è valido, altrimenti formulo

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nuova idea. Quando funziona è una credenza per P. , ovvero lo stato di calma

che si raggiunge quando si risolve un dubbio. La credenza è qualcosa di

ricorrente nell’esperienza umana perché noi tendiamo ad agire secondo

esperienze che si fissano nell’immaginario. Es. tenace, dell’eremita che si fissa

nella propria credenza; principio autorità: la chiesa impone certe credere non

contestabili. Per P. l’unica maniera di fissare le credenze è il metodo scientifico

che le fissa finche sono valide. Crea credenze la cui caratteristica è la fallibilità.

sottoposte a continue verifiche. L’dea come viene pensata : P. crede che non

attraverso l’induzione ne deduzione e formula nuovo tipo di pensiero che

chiama abduzione, ovvero il metodo di S. Holmes: una volta che ho un fatto

sorprendente, che non mi so spiegare, lo affronto e mi viene in mente che se

fosse vera la soluzione che mi viene, il fatto sorprendente non sarebbe più

sorprendente ma sarebbe naturale, quindi è vera. L’origine dell’idea risolutiva

può avere sec. P. varie origini: ragionamento o lampo di genio. E’ per P.

ininfluente, l’importante è che ci sia.

James 1907 scrive “pragmatismo, un nome nuovo per vecchi modi di pensare”,

e quando esce P. lo rifiuta pensando sia andato troppo oltre e cambia il proprio

pragmatismo con unico criterio verità è la sua validità se crea determinati effetti

nel futuro che avevo previsto. Non è più un’idea valida per sempre ma può

essere considerata on vera nel momento in cui non produce gli effetti attesi. Per

J. è uno strumento utile alla vita.

James, disconosciuto da P., scrive anche “Volontà di credere e altri saggi di

filosofia popolare”. James trasferisce l’idea del pragmatismo. non solo nel lab.

ma in tutte le situazioni: l’uomo si pone verso il mondo interpretandolo

attraverso credenze che gli sono funzionali alla sua stessa vita. Tutte le azioni

sono influenzate da una serie di credenze che vengono accumulate nella vita e

agiamo nel mondo solo attraverso queste, che pero non sono scientifiche perché

l’uomo ha si una natura razionale ma anche passionale. Qui di le credenze per J.

sono anche di natura morale e religiosa, la guida alle azioni non è più un’idea

metafisica ma una serie di condizionamenti che l’uomo si crea. Queste

creazione per J. è la volontà di credere, ovvero è ininfluente la credenza

attraverso cui agisco sia vera, l’importante è che sia funzionale, che riesca ad

agire e vivere. Quindi ogni idea religiosa è ininfluente se cristiana o buddista,

ma l’importante è che attraverso questa mi permetta di vivere, che sia efficace.

L’dea che deve dare nel futuro è quella che deve farmi vivere. Il credente che

agisce attraverso la propria fede è il Don Chisciotte. Due poli:

1. di Pears, metodo scientifico efficace nei lab.

2. James lo trasforma a una teoria non più solo in lab.

Il vero filosofo di riferimento del pragmatismo è Dewey, vissuto quasi 100

anni.Lo chiama anche strumentalismo logico, ovvero strumenti logici atti

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all’esistenza in senso generale, non più solo all’esistenza umana e individuale,

ma anche animale e degli uomini come società. La scuola italiana del 45

completamente riformata in termini del fascismo quindi c’era bisogno da parte

degli americani di riformarla a partire dalla scuola elementare, e che sono stati

scritti secondo le idee educative di Dewey. Secondo D. tra natura e uomo vi è

continuata e liberazione, l’uomo fa parte della natura e interagisce con essa, al

contrario il pensiero cui l’uomo aveva il controllo. L’uomo viene inserito tra

tanti elementi, nell’interazione con altri per la propria sopravvivenza, e questo

non garantisce lo sviluppo della volontà ma l’esistenza umana è precaria.

L’uomo si sforza attraverso la ragione di trovare un equilibrio, attraverso

razionalizzazione delle esperienze con la natura, trova…per la sopravvivenza.

Esperienza è tutto ciò che è dato nell’immediatezza del vivere. Da questa

esperienza ne derivo una conoscenza, attraverso il pensiero elaboro l’esperienza

e ne traggo una conoscenza. Significa che nell’esperienza è risolta tutta la

totalità del reale, ciò che è reale è ciò che io posso esperire, ma in realtà

l’esperienza non ha un carattere personale perché di essa posso fare riferimento

senza far riferimento al mio io. Quindi significa che l’esperienza pur essendo

vitale non è singolare, individuale, ma può essere condivisa. Il mondo ha un

carattere azzardoso, che mette in pericolo, perdita della vita, un azzardo

costante. Per contrastare questo carattere azzardoso, le società primitive si

creavano delle credenze per disinnescare le pericolosità, es. le credenze

religiose. Per spiegare l’ignoto davano una spiegazione. L’uomo moderno

preferisce fondarsi su altri tipi di credenza, come progresso, tecnica, scienza,

questa soprattutto perché vista come la negazione del caso, forza che può

controllare il mondo e trasformarlo. La scienza vista come colei che elimina il

carattere azzardoso perché possiamo darne una spiegazione e addirittura

controllarlo o trasformarlo. La tecnica pe lui è il mezzo con cui la scienza

agisce, il braccio e la mente. Nonostante questa credenza, la scienza non

elimina il carattere azzardoso del mondo che rimane un luogo del rischio,

nonostante la fede della scienza. Tra credere in Zeus o credere nella differenza

del potenziale elettrico, esistenzialmente non fa differenza. Sono due credenze

che sono o sono state considerate valide. Questo perché l’intelligenza

sottomette la realtà, è l’apparecchio che si attiva quando il mondo va in crisi

nell’interazione fra esseri umani e mondo e l’intelligenza cerca di ripristinare

l’equilibrio. L’intelligenza non è solo biologica ma soprattutto culturale e

sociale, che si esprime attraverso il linguaggio, con cui è possibile mettere in

comune la nostra esperienza in condivisione, e diventa così cultura che si

esprime nell’esistenza attraverso capacita di trovare significato degli eventi e

sfruttati a favore dell’uomo. Per fare questo è necessaria la cooperazione fra

uomini e questo grazie al linguaggio, che per D. è lo strumento per la

cooperazione. Scrive logica come teoria dell’indagine dove fissa in 5 punti qual

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è il metodo logico di indagine per le operazioni esistenziali, ovvero il

trasformare situazione oscura in chiara, funzionale:

1. situazione problematica ma intravedere una soluzione, parzialmente

razionalizzabile;

2. intellettualizzare il problema, ovvero ci penso;

3. raccolta ulteriori osservazioni, altri fatti per provare l’ipotesi formulata;

4. rielaborazione dell’ipotesi per eliminare eventuali errori, carenze;

5. asseribilità garantita, ipotesi è stata verificata attraverso l’azione e la tengo

come vero. E’ ciò che finora si è chiamata credenza. L’indagine si conclude

fino all’arrivo di altri interventi che mi pongono al cambiamento.

L’uomo è coscienza non per statuto ontologico ma per virtù dell’indagine,

conosce solo nell’atto di conoscere. D. lo applica anche nell’etica e formula il

migliorismo etico, ovvero i valori etici non sono valori trascendenti ma

storicamente e valgono finché funzionano nell’esperienza vitale dell’uomo. Se

l’intelligenza è i mezzo per riequilibrio con la natura, ciò che avrà valore

morale sarà ciò che sarà utile alla trasformazione del mondo. Lui vuole in

questo modo contrapporsi sia al pessimismo che all’ottimismo etico. In realtà,

dice, non è decisa una volta per tutte, ma l’uomo ha la capacita do migliorala.

L’azione deve essere finalizzata al miglioramento dell’ambiente. Questo si

svolge attraverso:

1. spirito, oggettivo, sistema credenze tramandato per tradizione e costumi nel

momento storico in cui si vive, conservatore e repressivo, riferimento a

Hegel, che lo rifiuta, accettazione per abitudine;

2. io, soggetto, modo creativo di praticare la moralità. Sarebbero i ribelli,

coloro che agiscono fuori dagli schemi. E’ un io che vuol trovare nuova

maniera rispetto alla tradizione dello spirito.

Il migliorismo si pone tra questi due poli, nella continua contrapposizione che

migliora il mondo. Qui subentra la filosofia, strumento per affrontare le crisi e

risolverli attraverso la cooperazione, analizzare e avere più chiare certe

questioni. La democrazia diventa un ideale morale e universale perché c’è la

necessita di partecipare alla trasformazione dei valori della vita sociale e

chiunque faccia parte di una società abbia diritto e dovere a partecipare alla

scorta, è un sogg. attivo, al miglioramento delle istituzioni di cui si fa parte. La

democrazia si ottiene attraverso la razionalizzazione, processo sempre

migliorabile, attraverso azione e cooperazione. n u ottica di questo tipo,

fondamentale è l’educazione che è funzionale al miglioramento della

democrazia. Il centro è il fanciullo e l’educazione per D., che è concentrata sul

fare, sull’azione educativa. Ha avuto grande influenza, non solo nella scuola

elementare ma anche nella formazione dell’ideale democratico degli Stati Uniti,

ancor oggi pensata la forma più originale, che va all’efficacia senza soffermarsi

troppo alle elaborazioni teoriche fine a se stesse, ma finalizzate alla risoluzione

del problema. 17

Antologia su Popper dal paragrafo 4 p.65, brano ove Popper si chiede in che

senso il criterio della demarcazione tra scienza e non scienza, differenza che

passa tra queste, un’idea di carattere filosofico che può essere funzionale:

1. falisficabilità, confutabilità empirica, esistenza proposizioni osservative la

cui verità contraddice la teoria, se vi sono tesi che la contraddicono. Ma

questo criterio è a sua volta confutabile? No, dal momento che non si tratta

di ipotesi empirico-scientifica, è una teoria che non deriva da osservazione

ed è una proposta. Dunque è un criterio non empirico questo della

demarcazione. Esclude che questo metodo possa essere definitivo. Lo

definisce atteggiamento critico o socratico, che da la possibilità di

proseguire nel metodo, ovvero non è uno sforzo nel confermare la propria

idea, piuttosto di falsificarla, chi tenta di trovare errori. Differenza tra

falsificabilità e falsificazionismo. Paragrafo 5, la demarcazione di Popper

parte dalla teoria di Einstein, Marx, Freud (psicanalisi), e Adler. Tutti

tedeschi, ebrei, morti all’estero. Ogni teoria dei rispettivi autori conferma

inevitabilmente le ipotesi, quindi ognuna giusta all’interno delle loro idee.

Einstein unico confutabile.

2. paragrafo 6, la scienza progredisce, le teorie tendono a perfezionarsi, a

migliorarsi. Le serie sono più o meno vero perché per una teoria non è

possibile che raggiunga il grado massimo di verità.La scienza può

avvicinarsi alla verità ma la verità che esprime è sempre un grado di

vicinanza. Si può dire che è vera quanto più si avvicina alla verità, che abbia

un grado di verosimiglianza al vero. Il pragmatismo avrà invece il concetto

di efficacia. Secondo P. la verità deve guidare la ricerca scientifica. La

verità è un ideale, consapevole che la verità definitiva è irraggiungibile. Nel

paragrafo sostiene come valutare se una teoria è migliore di un’altra:

1. asserzioni più precise, controlli dunque più precisi;

2. tenere conto di più fatti, ampiezza dei fatti spiegati dalla teoria;

3. spiega i fatti più dettagliatamente;

4. superato controlli;

5. nuovi controlli sperimentali.

Verosomiglianza, al posto di verità, grado maggiore o minore di verità, per due

motivi:

- contiene il riferimento alla verità, ricerca verso qualcosa di vero anche se

consapevoli che non è verità totale;

- non accetta termine probabilità perché porta a fraintendimenti, di aver

scoperto qualcosa di fisso, presunzione di poter stabilire una percentuale, che

invece è impossibile.

P.75/76 teoria più verosimile di un’altra.

Distingue la verità in :

- verità in un senso logico, coerenza con qui derivano le asserzioni 18

- verità in senso empirico, si riferisce al contenuto empirico, controllata

ESISTENZIALISMO, Haideger

Forma autentica di vita un vivere per la morte. Nasce nel 1889, sud della

Germania, muore nel 1976. “Essere tempo, esce nel’29. Introduzione di Chiodi,

lettura difficilissima, anche nella traduzione. Prof. ci spiega come fu il suo

esame proprio con l’autore citato, per lui incomprensibile. Si forma presso i

gesuiti, ma c’è poi una svolta. Perché esistenzialismo? Perché la filosofia è

analisi della dell’esistenza umana, analisi dei modi con cui l’uomo vive, esiste

nel mondo. E’ una analitica esistenziale. Due termini:

- uomo, che vive, l’uomo singolo, non l’umanità

- mondo

Tra loro diverse, hanno una esistenza distinta. Egli è un realista, il mondo è

altro dal mondo, e l’uomo ha una sua esistenza che lo porta a confrontarsi col

mondo. L’uomo però non è una cosa, una realtà fissa che si dà , identica a se,

ma è trascendenza, una possibilità. Quindi l’uomo si pone come una possibilità

da realizzare, andando oltre a ciò che è. E’ un ente che non è una cosa ma una

possibilità. Le premesse filosofiche di H. sono da una parte l’essenza

dell’essere a partire dalle domande di un ente (uomo) intorno al capire cos’è

l’essere nella sua essenza. H. adotta il metodo della fenomenologia (Usser); da

una parte il pensiero di S. K. che contro la filosofia, non ha mai avuto interesse

di spiegare il perché dell’uomo.

L’esistenzialismo non ha avuto solo una presenza nell’accademico ma anche

una diffusione nel clima culturale ispirato ad esso che si esprime nella

letteratura soprattutto (Kafka, Dostijesky), di dare un senso all’esistenza, che

appare altrimenti priva di senso, un clima generale in Europa che trova

ispirazione nell’esistenzialismo. Ispira la rivolta nel mondo giovanile noto come

il ’68, che è contrassegnato da grande malessere legato ad un passato da

distruggere. Uno dei motti era “chiedete l’impossibile, che può diventare

possibile”. Questo ha messo in crisi la società ma anche prodotto innovazione

nei giovani e soprattutto nelle donne. Il semplice gesto di tenere i capelli lunghi

era un gesto di ribellione, o come indossare la minigonna hanno costituito un

momento importante delle libere scelte .

H. studia e poi insegna a Friburgo, pubblica il suo capolavoro “Essere e tempo”

nel 1927, opera dedicata al suo maestro Usser, che va in pensione quindi prende

il suo posto, tanto da diventare rettore dell’università. Sostiene dell’esistenza di

una terza parte che pero non pubblicherà mai, perché si pone in una riflessione

lunghissima riguardo 21…

Nel frattempo in Germania prende il potere Hitler, e inizialmente H. ne è

sostenitore. Ancora oggi ci si domanda quanto fu colpevole in questa scelta. Poi

lui darà le dimissione da rettore e si defila. Il suo vero obiettivo è un altro,

tuttavia c’è un’ambiguità.: ultimamente si sono scoperti dei quaderni del ’43 di

19

H. il quale si esprime con estrema durezza contro il mondo ebraico. Nel ’45 la

Germania viene occupata e oltre il processo di Norimberga si celebra il

processo contro i fiancheggiatori e tutti i docenti vennero depurati, così come

ad H. che perde la cattedra. Continua pero a scrivere.

L’opera principale che interessa a noi è “Essere tempo”, che fa parte delle opere

della svolta. E’ una lettera sull’Umanesimo in cui racconta l’esito finale del suo

pensiero, la direzione che assume la sua filosofia. In quest’opera la filosofia si

presenta come pensiero radicale perché assume come tema l’essere. Richiama

anche ad una filosofia antica. Ci si deve porre quale sia quell’eni (ciò che

possiede essere) che ha la capacità di porsi la domanda. Tra le cose che esistono

vi è un ente che si qualifica ente diverso, ovvero l’uomo che ha una sua realtà

propria. H. indica la realtà dell’uomo che si pone la domanda intorno all’essere,

lo indica come essere li (da-sein), esistenza. E’ un’essere che è li, che ha una

sua realtà li in quel momento, ma l’esserci esiste come possibilità, progettualità,

trascendenza. L’analisi è su come l’uomo analizza la sua esistenza. L’uomo non

può esistere se non progettando, relazionandosi con gli altri, dando un senso

alle cose, ottenendo un rafforzamento della sua esistenza, nel suo interesse di

raggiungere un controllo intorno alle cose che poi possa tradursi in una

soddisfazione della propria realtà esistenziale. Si traduce poi in una forma di

dipendenza, subordinazione rispetto al rapporto progettato con le cose. Il

progettare è un atto libero, ma questo fa si che io mi serva delle cose, mi renda

dunque subordinato alle cose. Vi è quindi un duplice rapporto con le cose, che

l’uomo vede inizialmente come gli strumenti di cui si serve, ma gli stessi rende

poi l’uomo dipendente, che non lo porta mai ad un senso di soddisfazione piena

perché non ottiene mai il pieno appagamento. Si deve prendere cura delle cose

ma si deve anche considerare che l’esistenza è un fatto personale, mentre

esistono altri. L’uomo si rende conto che oltre alle cose, si deve prendere cura di

enti del tutto analoghi a sé, che sono gli altri esseri viventi. L’uomo dunque vive

in una realtà che prevede la presenza di più uomini verso i quali esso esercita

una progettualità che da un lato lo porta ad un rapporto di cura, e dall’altro gli

crea una dipendenza. Da un lato la libertà e dall’altro la dipendenza, perché

subiamo l’azione degli altri uomini. E’ il principio di una esistenza inautentica,

la quale non può condurci alla coperta della vera natura dell’essere. Nel

momento in cui si cerca di assumere gli enti per indagare l’essere, noi non

troviamo la natura vera dell’essere m ci condanniamo ad una esistenza

anonima, non autentica. Ci dobbiamo porre una domanda diversa, ovvero porla

a noi stessi, perché solo cosi si può prescindere dal fatto che esistiamo qui nel

mondo, condannati a vivere nel mondo, a prenderci cura delle cose e degli altri

uomini, che implica un vivere per un qualcosa che è altro da me. H. dunque

ritiene di compiere un passo ulteriore dalla domanda di partenza, attraverso il

guardare dentro di noi, che per nostra natura siamo portati alla trascendenza,

alla progettualità, alla ricerca di trovare la possibilità, che pero si traduce in una

20

affannosa ricerca altra che non da mai soddisfazione. Il termine dell’affannosa

ricerca è il metter fine ad ogni progettare concreto, far si che questo sia ultimo,

definitivo, che rende possibile ogni progettualità. Essere per la morte, e la morte

è una possibilità che rende impossibile ogni altra possibilità, quindi è l’unica

possibilità. L’uomo inizia a ritrovare una nuova dimensione quando vive nella

dimensione della morte, che è quella di comprendere l’impossibilità

dell’esistenza. Ogni sapere si accompagna ad una emozione (noia,

appagamento, viva anonima), mentre qui il sentimento attivato è l’angoscia, la

quale rivela il significato autentico della presenza dell’uomo nel mondo.

L’uomo fermo all’esperienza del nulla. Comprende la radicale nullità

dell’esistenza, quindi esistere è trascendenza ma una volta trascesa ci porta

sempre alla realtà, che ha bisogno di essere nuovamente trascesa e qui per forza

si arriva al vivere nella morte. Risvolto positivo: ci fa capre il valore relativo

degli scopi, gli affanni, la realtà delle cose di questo mondo, alle quali

attribuiamo grande importanza. Non si è colto il vero senso dell’essere, ma

dell’essere dell’uomo la quale esistenza non vale nulla. Lui infatti dice che ci

sarà una terza parte a partire non più dall’ente ma dall’essere, solo che non è

mai uscita.

H. cita un poeta tedesco, Friedrich Holderlim, contemporaneo di Hegel,

romanticismo tedesco. Corrisponde circa al nostro Giacomo Leopardi, del quale

il prof. ci legge “A sé stesso”, poesia dell’ultimo Leopardi, che nel leggerla si

troveranno degli spunti dell’uomo e la sua esistenza, esprimendo il pensiero di

H.: l’uomo deve interrogarsi per trovare la sua esistenza. Ogni progettare è un

rendersi conto di non aver colto. tutto il tuo progettare non vale niente, il mondo

non è degno di sospiri. Siamo appagati ma ci annoiamo. Vivere per la morte è

l’ultima speranza. Il fato ha dato a noi un dono, il morire. Il potere nascosto del

vivere non l’ho saputo cogliere ma che alla fine toglie tutto.

Il secondo H. è quello che si esprime a partire dalla pubblicazione di essere

tempo e che giunge tra le varie sue opere. Compie una svolta e ritiene che si

debba capovolgere la riflessione filosofica e porre la domanda intorno all’essere

non più a partire dall’uomo ma dallo stesso essere, in una atteggiamento di

ascolto perché l’essere non può essere scoperto, bensì può solo rivelarsi per ciò

che è. L’errore che spesso l’uomo compie e di attribuire un ruolo attivo di

iniziativa dell’uomo che lo rende capace di scoprire e di ritrovare l’essenza

propria dell’essere, di trovare la verità dell’essere. Questo è l’errore della

filosofia occidentale, tradizione metafisica che ha origine in Platone nella sua

dottrina delle idee, ripresa poi da Aristotele, di cogliere la verità dell’essere a

partire dalle idee che il son. pensa dell’essere non rendendosi conto che si

comprende l’essere alla stregua delle cose. L’uomo cerca l’essere

confrontandosi con gli enti, ma l’essere sfugge. Richiama a Eraclito e

21

Parmelide, due autori dell’antica Grecia. Vengono studiati l’uno contro l’altro:

E. come concezione dell’essere come conflitto, P. concezione unitaria

dell’essere, che è uno, altro da ciò che non è essere. Entrambi concepiscono

l’approccio all’esser come apertura, attesa del filosofo del manifestarsi

dell’essere, una concezione della verità che si presenta come rivelazione.

Come si rivela l’essere? Il rivelarsi è una iniziativa dell’essere stesso, non degli

enti. Avviene non in modo completo, avviene attraverso il linguaggio, che ha la

proprietà di svelare l’essere ma il linguaggio più efficace ed espressivo è la

poesia. Attraverso Holderlim si trova facilmente la natura dell’essere.

L’immagine che una H. non è più quello della cura, pensi l’uomo diventa

pastore dell’essere, vivere indifferenti verso le cose, la tecnica che le domina,

tenere aperto l’ascolto verso il mistero che usa come canale di espressione

privilegiato il linguaggio dei poeti. Si è discusso tra gli studiosi se questo essere

rivelato da H: può essere inteso nella forma di Dio, del cristianesimo, se possa

essere avvicinato all’esperienza propria della religione cristiana. Qualcuno lo ha

reso cristianizzato, altri sostengono che non ha i caratteri della

trascendenza.Tuttavia una certa ambiguità sussiste H. concepisce l’incontro

dell’uomo con l’essere più simile con Plotino, per il quale la forma di

elevazione verso Dio è l’amore, l’arte, la musica, la poesia. L’essere si

manifesta quando noi neghiamo noi stessi, cessiamo di far domande e

ascoltiamo le risposte. Solo uscendo da se vi è l’incontro con l’uno, non è da

attribuire all’attività propria.

Paragrafo 9 dell’antologia p. 82 Epistemologia evoluzionistica

Epistemologia è il discorso filosofico di Popper intorno alla natura della

scienza. Evoluzionismo è una corrente della scienza biologica che trae origine

dagli studi intorno alla selezione naturale. Spiega come vi sia graduale

cambiamento delle funzioni biologiche dei sogg. delle specie viventi in

rapporto al mutare degli ambienti, che tendono di modificare la loro risposta di

conseguenza agli ambienti. Da Darwin, qui ripresa per il rapporto che avviene

nelle teorie scientifiche: tendono a modificarsi per garantire certa sopravvivenza

per adeguarsi ai controlli empirici.

Tre tesi (p.82):

1. abilità umana di conoscere e produrre conoscenza scientifica sono i risultati

della selezione naturale, connesse con linguaggio specificatamente umano;

2. l’evoluzione conoscenza scientifica e l’evoluzione di teorie sempre migliori,

la teoria che segue è una evoluzione migliore della precedente. Vengono

sempre più adattate alla selezione naturale e si avvicinano sempre più alla

verità, verosimili. Tutti gli organismi risolvono dei problemi. Vi sono

differenze tra l’ameba (animale unicellulare) e Einstein non è nella capacità

di produrre teorie provvisorie ma nella eliminazione dell’errore. L’ameba

22

non può conoscere l’eliminazione dell’errore. Cosa mette Einstein di andare

più in la dell’ameba?

3. è il linguaggio specificatamente umano, strumento con cui l’uomo può

produrre conoscenza, anche scientifica. Einstein poteva formulare le sue

teorie attraverso il linguaggio. La teoria assume una forma che distingue la

teoria dal sog. che la scopre perché la teoria trova una sua indipendenza

rispetto chi la scoperta. Egli poteva cosi porre le sue teorie al di fuori del

suo organismo. Lo rende capace di considerare una teoria come un oggetto,

criticabile da più punti di vista. Solo il linguaggio può essere usato per

questo tipo di progetto.

Queste tre tesi tracciano un profilo alla sua epistemologia.

Paragrafo 10 p.85

Non ci sono solo ostacoli sulla scienza che P. prende in esame ma descrive

anche il come avviene il progresso della scienza. Avviene secondo due modalità

che si integrano fra loro:

1. RIVOLUZIONE, cambiamento radicale, che mette in discussione la

precedente, confutazione e abbandono della teoria precedente;

2. CONSERVAZIONE, il progresso nella scienza, pur essendo rivoluzionario,

possiede un aspetto conservativo della precedente, conservazione degli

aspetti positivi della precedente teoria.

L’aspetto importante dei due criteri logici è che ci permettono di decidere se

una nuova teoria, ancor prima di essere provata, possa essere migliore.

Dovremmo possedere un criterio di progresso, significa che il progresso della

scienza può essere valutato. Solo le teorie che hanno questi due criteri possono

dirsi interessanti. la scienza pare essere l’unico capo delle attività umane del

quale si possa dire tanto.

Ostacoli:

1. la scienza ha bisogno di risorse, ma lo spirito della scienza è in pericolo…p.

86:

2. pericolo interno, che sia la stessa scienza che crei pregiudizi, che diventi

credenza comune al quale tutti sono tenuti, pensiero dominante che

interferisce con la libertà dei sogg., di una mentalità scientistica …p.86

Paragrafo 11 Elogio della tecnica come fattore di cultura, p.89

Descrive come la scienza sia progredita e abbia fatto progredire la cultura

umana.

Popper elogia i progressi della scienza. Non si può negare che grazie alla

tecnica si sia migliorata la vita. Leggerlo per com’è. E’ un richiamo critico alla

scienza. 23

Wittgenstein, austriaco, ebraico, filosofo, poi maestro elementare, poi cacciato

perché troppo severo e di nuovo filosofo. Personaggio particolare, litigò con

Popper. Filosofia personale che riguarda il problema del linguaggio. Riflessioni

su cosa sia il linguaggio, pubblicate nel 1921 in Germania, che lui stesso rifiuta

perché sostiene essere pieno di errori, ripubblicato l’anno dopo. Non pubblica

più testi di filosofia se non brevi commenti; l’altro testo è Ricerche filosofiche,

pubblicato postumo nel ’53. Ci sono 30 anni di riflessioni. Il Trattatus è

un’opera strutturata come fosse un testo di matematica con 7 asserzioni

numerate e sotto preposizioni che spiegano il significato. Il mondo è tutto ciò

che accade, il mondo si divide in fatti. Il fatto è la controparte non verbale di

ogni enunciato contingentemente vero. Il fatto è ciò che rende vero gli enunciati

del linguaggio, l’esserci del fatto. E’ un positivismo linguistico ove al

linguaggio corrispondono cose che esso chiama fatto. Il fatto è composto da

oggetti che chiama fatti atomici. Questi sono ciò che costituiscono gli elementi

costitutivi del mondo a cui corrispondono i nomi e i nomi o preposizioni

atomiche sono gli elementi costitutivi del linguaggio. La relazione

preposizione-fatto è che il fatto è ciò che rende valido il linguaggio, da un

senso, la preposizione rende raffiguratili i fatti, che sono espressi nel

linguaggio. E’ una struttura raffigurata il linguaggio. Ad ogni cosa corrisponde

il suo nome, ad ogni evento(fatto) corrisponde una preposizione. Il fatto rende

vera la preposizione, il fatto è reso raffigurabile nel linguaggio. Un preposizione

ha un significato anche se esprime solo la possibilità di un fatto, anche se non è

accaduto, la presso. ne esprime la possibilità perché nella preposizione è

contenuta la forma del significato, non il contenuto quindi il linguaggio ha un

aspetto formale che può essere considerato significativo anche se è falso.

L’insieme di tutte le presso. vere costituisce la scienza naturale, che è la scienza

che esplora tutto il dominio della realtà, dell’accidentalità. La scienza è ciò che

investiga il mondo ma un mondo che è accidentale secondo W., ovvero le leggi

della natura non sono nella natura ma leggi logiche, estremizzazione di lettura

di Kant che sostiene che le leggi sono date dal soggetto. Nella logica le

connessioni della natura. La credenza del fatto che ci sia nella natura la causa-

effetto è una superstizione. La relazione tra le cose è una relazione che

riponiamo attraverso il linguaggio. Kant impone relazioni necessarie tra gli

oggetti che non vengono presi attraverso osservazioni ma imposti. Come se gli

eventi accadessero solo perché lo abbiamo enunciato. Non ci sono le leggi della

natura ma solo il dirlo dà la legge, perché solo il linguaggio dà significato alle

cose. Solo gli enunciati della scienza, veri o meno, sono significanti. Sono un

non senso gli enunciati della metafisica tradizionale perché certi nomi-segni-

preposizioni non hanno significato perché non abbiamo la controparte non

verbale. L’anima è un non senso perché non abbiamo l’oggetto, come anche

Dio, libertà,…La metafisica tradizionale non ha senso quindi W. trasforma il

compito della filosofia che non è più indagine sul mondo bensì critica del

24

linguaggio, ovvero la filosofia diventa quello strumento per chiarire la logica di

pensieri non metafisici e ciò che si ottiene con la filosofia è un rendere chiare

le preposizioni con significato, quelle della scienza. Non è più una dottrina, una

teoria, ma diventa una pratica. W. dice che il linguaggio da significato al nostro

mondo e i limiti del linguaggio sono i limiti del mio mondo. Non si può andare

oltre al linguaggio, cosi come non posso andar oltre al mio mondo. Il

linguaggio investiga non nell’essenza del mondo ma esprime il fenomeno. Il

mistico è tutto ciò che è inesprimibile, quelle componenti che non possono

essere espresse dal linguaggio, parole vuote perché non significano un oggetto

(libertà, anima, Dio). C’è qualcosa che pero si mostra e va praticato, anche se

non può essere espresso col linguaggio. Si deve tacere su ciò di cui non si può

parlare perché non mi è possibile parlarne. Va esperito ma non si può

esprimerlo. Idea legata al mondo empirico, positivismo. Dopo questo testo W. si

ritira da filosofo, fa il maestro e altre cose. Era comunque benestante anche se

alla morte del padre, l’eredità la dona per metà ad enti di carità per poi

rinunciare al patrimonio totalmente dieci anni prima della morte. Tormentato,

pare avesse dubbi sulla propria sessualità che non accettava. Vive anche negli

USA e poi in Inghilterra, fa parte del circolo di Vienna composto da filosofi, ma

si estranea dagli stessi. Dal ’39 non torna più a Vienna fino alla fine della guerra

perché ebraico. Durante questi 30 anni ripensa e modifica le riflessioni sul

Trattatus assumendo un punto di vista pragmatico, mentre sul testo è positivista,

pensando che il linguaggio è qualcosa in più e sostiene che la vita del segno non

è tanto il suo significato ma il suo uso, ovvero il linguaggio non designa e

significa ma è uno strumento per fare qualcosa. Rinnega il suo stesso trattato. Il

significato del linguaggio si ha solo nel contesto della frase. Es. il termine fuoco

può avere significato preciso, ma se dico “al fuoco” questo significato viene

meno, mentre passa il voler avvisare per la salvezza. Quindi il significato è

contestuale, dunque è nell’uso che ne faccio del termine. Lo chiama contesto

preposizionale che è il momento in cui si usa una frase per delineare un

contesto specifico. Il significato di una preposizione non è più nell’esteriorità

dell’oggetto ma si ha nello scopo. A W. non interessava degli esiti pratici ma

della struttura logica. C’è il mezzo (linguaggio) e i fini, i quali interessano poco

allo stesso. In questa riflessione sostiene che non c’è una definizione unica e

globale del linguaggio ma una molteplicità di usi, i quali continuano a cambiare

sulla base delle diverse e mutevoli esigenze umane (accendi il pc). Sono

cambiamenti laddove le esigenze sono diverse. Questi usi diversi sono chiamati

da lui giochi linguistici della denominazione, che non sono una debolezza del

linguaggio, ma la forza e il motivo per cui il linguaggio funziona perché può

adattarsi alle varie esigenze (fuoco usato per accenderlo o per scappare, o del

plotone di esecuzione), e sottolineano la natura di attività del linguaggio. Questi

giochi possono essere correlati tra loro e costituiscono un sistema che è simile

ad una città, intendendo case, palazzi, fiumi, bus, auto, persone, ovvero sistemi

25

non omogenei ma uniti dalle somiglianze di famiglia, in base alla loro analogia

d’uso che pero sono aperte per più famiglie e varie similitudini (fuoco per

scaldare ma anche la famiglia del mettere a fuoco, famiglia dell’allarme). Le

regole delle somiglianze è che mostrano solo le somiglianze che si ,manifestano

in frasi, atti linguistici, che possono cambiare di significato a seconda del

mutarsi delle condizioni in cui vengono dette. La filosofia per W. è una malattia

del linguaggio la cui cura è nel cessare di filosofare. E’ piena di non sensi

perché va contro i limiti del linguaggio. Sorgono quando il linguaggio va in

vacanza dice W. Diventa uno strumento per eliminare questi non sensi. Il

linguaggio filosofico non ha un uso nella vita quotidiana e il compito è

eliminare questi non sensi riportando il linguaggio al suo uso efficace. Quindi la

filosofia diventa un’attività per analizzare e liberare il linguaggio dagli errori

che sorgono al suo interno. W. si sofferma solo sull’uso funzionale del

linguaggio.

Seconda parte dell’antologia.

Titolo “Il mestiere del filosofo”, cos’è la filosofia per Popper. Lui è un filosofo

della scienza ma non coincide con la scienza perché ha un sapere diverso dalla

scienza che chiama sapere filosofico o sapere metafisico. La metafisica non è

argomento assurdo ma razionale, con base per convincere che può essere

confutato ma anche argomenti a suo supporto. Tutta incentrata alla filosofia di

W. ch enega la filosofia come teoria atta a risolvere i problemi filosofici. Per

Popper i problemi filo. sono riassunti in una parola, il mondo, e l’uomo che è

parte di questo mondo, quindi le relazioni tra mondo e uomo. realtà unica ma

divisa:

- mondo 1 formato dalle cose naturali;

- mondo 2 formato dagli uomini, i soggetti che pensano conoscono, sentono;

- mondo 3 costruito dall’uomo, prodotto dell’attività dell’uomo (stato,

legislazione, religione), in rapporto diretto con la vita dell’uomo,

condizionano la vita.

Per Popper la metafisica non è un discorso privo di senso perché anch’essa

contiene delle teorie che sono state create per risolvere dei problemi; tuttavia la

metafisica a differenza della scienza non è un sapere empiricamente

controllabile perché gli oggetti non si danno come cose. Le dottrine metafisiche

non sono dottrine scientifiche. Possono essere confutate, quindi la ragione può

sollevare obiezioni, tentare di confutarle. E’ qualcosa di razionale, un sapere di

senso. Antiseri elenca argomenti per dire tutto questo. La scienza necessita di

questo tipo di sapere, non può chiudersi nel suo perimetro di problemi legati

all’esistenza e rapporto tra le cose. Sente di allargare i propri interessi. E’

un’esigenza dello scienziato. Alcune idee metafisiche si sono poi trasformate in

vere e proprie teorie scientifiche (l’atomismo ad esempio). P.62-64 Gattei

affronta la questione in queste tre pagine sul sapere metafisico. Possono anche

26

essere migliorate o perfezionate attraverso la discussione libera e razionale, del

tutto criticabili, affrontando questioni alle quali lo scienziato non può

rinunciare: realismo ad esempio, quale risposta non può essere data che in

termini metafisici.

Come io non vedo la filosofia: polemica rivolta a confutare la filosofia del

linguaggio di W., p.103. La filo. non è risolvere oggetti linguistici, non è

costruire sistemi per la loro bellezza ma un tentativo di risolvere dei problemi

che si presentano all’uomo.

Punto 7 Non vedo la filo. come una terapia intellettuale, per aiutare ad uscire da

perplessità filosofiche. W. non mostrò alla mosca la strada per uscire dalla

bottiglia…

P. 104 non vedo la filo. come tentativo per risolvere problemi del futuro ma

problemi reali che fanno parte dell’esistenza umana, non ipotetici o possibili. Si

scontra con la filosofia di Locke che è induttiva.

Come deve essere concepita la filo. : è un sapere che cerca di rispondere

attraverso una teoria, tutti gli uomini sono potenzialmente filosofi anche se non

intenzionalmente. E’ un dono tipico dell’esistenza umana. La filo. non è sapere

scientifico perché l’oggetto non è controllabile ma può essere contestata quindi

ha una somiglianza con l’atteggiamento scientifico. La scienza falsificabile e la

filosofia confutabile. lo scienziato ha un interesse vivo per la filo. Anche

Aristotele pensava che la scienza dovesse essere controllata.

Polemica sul coltivare nelle università una filo. separata dalla scienza e dalla

vita.

Popper linguaggio diretto e immediato. Sostiene che il filosofo debba essere

volutamente chiaro, non volutamente oscuro come Kant.

La filo. ha a che fare con la vita dell’uomo, è una condizione dell’esistenza

umana perché tutti hanno un atteggiamento verso la vita e la morte.

Polemica contro filo. del linguaggio.

La filo. è la creazione di una teoria che serve per risolvere un problema

cosmologico (rapporto dell’uomo col mondo) e il filosofo non può

accontentarsi della propria teoria senza il confronto ma deve cercare un dialogo.

P.111 Popper espone l’atteggiamento del filosofo che viene isolato, che vuole

essere compreso ma non si sforza di comprendere gli altri, che non si ,mette in

gioco. Il metodo socratico, variante del metodo storico, oggi fuori moda.

Variante è il confronto tra le teorie sostenute da altri, cosa gli altri hanno

pensato riguardo al problema. E’ il metodo della discussione generale. La filo. è

basata sull’atteggiamento di chi mette in gioco la propria teoria. Se neghiamo

questo confronto si arriva ad un punto morto, si parla addosso, tra sé, non ha la

possibilità di migliorare la propria dottrina. Alcuni filosofi di ciò ne hanno fatto

una virtù, vivendo isolati dal resto del mondo. Platone cambia sempre la sua

teoria e mette sempre in discussione con gli altri filosofi, in un atteggiamento di

27

apertura alla discussione, esattamente come faceva Aristotele che prima di

affrontare la teoria ne faceva la storia.

Scontro tra W. avvenuto a Londra nel ’46, ricordato da Popper. Invitato in un

club diretto da W. dove organizza conferenze. Popper è stato invitato a tenere

un seminario per formulare una qualche perplessità linguistica, ove esordì

dicendo che già nell’invito c’era faziosità, una tesi a sostegno di W. Popper

provoca l’attenzione e W. disse: il segretario ha fatto ciò che io stesso gli ho

detto di fare”. Quindi la mia affermazione, da scherzo venne presa come grande

rimprovero. Ma chi nega che ci siano problemi filosofici nega l’esistenza della

filosofia. Altri interventi di W. che interrompevano il discorso di Popper, il

quale disse “conosciamo cose attraverso i sensi”? W. sosteneva fossero

problemi logici. Fino a sentirsi dire da Popper che minacciava con l’attizzatoio.

W. era incapace di capire uno scherzo. Ma forse capii che scherzavo, dice P., e

proprio questo si sentii deriso. Interrompeva tutti ma W. non voleva essere

interrotto. I filosofi inglesi avevano una tendenza verso l’idealismo che a parere

di P. era filosofica quindi anche chi era anti inevitabilmente adotta dottrine

filosofiche.

Punto 4. Le dottrine filo. e le dottrine scientifiche hanno molte analogie, sono

teorie che vengono escogitate per dare una spiegazione ai problemi che l’uomo

incontro ma una diversità, ovvero pur essendo entrambe soggette alla

confutazione, sono entrambe sensate e la metafisica non è falsificabile.

P.116-117 alla fine: criterio demarcazione tra i sistemi metafisici…l’opera

d’arte non può essere migliorata, o soggetta a confutazioni. E’ quella che è. Non

può essere migliorata, perché diventa qualcos’altro. Suo essere accettata o

rifiutata ma non ritoccata. La differenza sta tra la discussione critica della

metafisica, che comporta uso di argomenti che possono dare sostegno alla teoria

per la sua comprensione e alla sua conformità alla verità. nella scienza

procediamo attraverso il controllo empirico che manca nella metafisica.

Paragrafo ultimo, il realismo. Ci sono teorie metafisiche migliori rispetto ad

altre e lo scienziato non può rinunciare alle teorie metafisiche. Il realismo è

metafisica, come il dogmatismo e idealismo. Vi sono argomenti che danno più

valore e verosimiglianza di una teoria metafisica rispetto altre. E’ possibile, dice

P., addurre argomenti che rendono più sostenibile il realismo rispetto

l’idealismo anche se nessuna delle due può essere controllata. A lui interessa

avvicinare una filosofia di tipo realistico, vicino a atteggiamento di Cartesio:

principio della scienza è nell’esistenza del cogito. Io penso, esisto, sono

coscienza. Su questo costruisce la scienza ma si pone il problema della

meccanica (inerzia, movimento e conservazione del movimento), se

corrisponde ad un mondo reale? Si, perché l’esistenza di Dio garantisce

l’esistenza della coscienza,. del mondo descritto dalla scienza . Il realismo può

confortare i lavoro dello scienziato. 28


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
SSD:
Docente: Longo Mario
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher brunasoul di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Problemi della filosofia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Longo Mario.

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