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Riassunto esame Pianificazione fiscale d'impresa, prof. Cremona, libro consigliato "Dispensa di Pianificazione Fiscale" (Cremona)

Sunto per l'esame di Pianificazione Fiscale d'Impresa di Massimo Cremona, basato su appunti personali e studio del testo consigliato dal docente "Dispensa di Pianificazione fiscale".
Gli argomenti trattati sono: Cenni sulle imposte sui redditi in Italia; i redditi d’impresa; l’imposta sul reddito delle società (IRES); le persone fisiche e le attività aziendali; finanziamento... Vedi di più

Esame di Pianificazione fiscale docente Prof. M. Cremona

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ESTRATTO DOCUMENTO

SOCIETA’ DI PERSONE

I redditi prodotti dalle società semplici ( ), in nome collettivo ( ) e in accomandita semplice ( ) residenti nel

SS SNC SAS

territorio dello Stato, sono assoggettati a tassazione per trasparenza ( ). Tali redditi sono imputati a

art. 5 del Tuir

ciascun socio; indipendentemente dalla effettiva percezione; proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili

posseduta. Il reddito prodotto dalle società di persone sconta l’applicazione dell’aliquota IRPEF applicabile al reddito

complessivo del soggetto al quale, in qualità di socio, è attribuito per trasparenza il suddetto reddito; l’eventuale

successiva “effettiva percezione” di tali redditi sarà irrilevante ai fini fiscali.

Ai fini della determinazione del reddito complessivo, l’art. 8 del TUIR dispone che ( ) si applicano le norme di

i

determinazione dei redditi appartenenti ad ogni singola categoria; ( ) le perdite prodotte dalla società si sottraggono

ii

per ciascun socio in proporzione alla quota di partecipazione agli utili posseduta. Inoltre, le suddette perdite:

- Sono computate in diminuzione dai relativi redditi conseguiti nei periodi di imposta e per la differenza nei

successivi, ma non oltre il quinto, per l’intero importo che trova capienza in essi;

- Sono riportabili senza alcun limite di tempo se realizzate nei primi tre periodi d’imposta dalla data di

costituzione nell’ambito di una nuova attività produttiva ( ).

art. 84, c.2

Inoltre, per le SNC e SAS sono applicabili le limitazioni alla riportabilità delle perdite di cui all’art. 84, c.3, TUIR.

Per i redditi d’impresa prodotti da persone fisiche e per le partecipazioni detenute dalle stesse persone fisiche in SNC

e SAS i commi 40-42 dell’art. 1 della L. n. 244/2007 ( ) hanno introdotto un meccanismo opzionale di

Finanziaria 2008

tassazione separata, con aliquota del 27,5%. In linea generale, è prevista la possibilità di optare per un sistema di

tassazione proporzionale del reddito d’impresa, o di partecipazione, in luogo dell’ordinario sistema di tassazione con

aliquote progressive IRPEF. Ad oggi, tuttavia, il decreto attuativo della normativa in oggetto non è stato ancora

emanato. Il reddito d’impresa non prelevato dall’imprenditore o dai soci delle società di persone, viene assoggettato a

tassazione con la stessa aliquota stabilita per i soggetti IRES, operativamente si realizza un differimento del debito

tributario grazie alla possibilità di modulare nel tempo i flussi reddituali e la loro distribuzione con il conseguente

arbitraggio delle aliquote progressive. L’oggetto della tassazione separata è limitato alla quota di utili non distribuiti,

ossia accantonati a riserva, mentre gli eventuali utili distribuiti o prelevati dall’imprenditore sono soggetti in ogni caso

alla tassazione ordinaria progressiva in base agli scaglioni IRPEF. In caso di successivo prelievo o distribuzione, i

redditi soggetti a tassazione separata concorrono a formare il reddito complessivo imponibile e l’imposta già versata si

scomputa dall’imposta corrispondente ai redditi prelevati o distribuiti.

ESEMPIO Anno X Anno X+1

REGIME ORDINARIO

Reddito di impresa (500) 75000

Perdita riportabile anno precedente 0 (500)

Altri redditi 2000 2000

Reddito complessivo 2000 76500

Aliquota progressiva 23% (468) 43% (32895)

Reddito netto 1532 43605

OPZIONE SOSTITUTIVA

Reddito d’impresa (500) 75000

Perdita riportabile anno precedente 0 (500)

Imposta sostitutiva 27,5% 0 27,5 20488

%

Reddito netto 54012

Altri redditi 2000 2000

Reddito complessivo 2000 2000

Aliquota progressiva 23% (468) 23% (468)

Reddito netto 1532 1532

Distribuzione reddito di impresa 74500

Altri redditi 2000 2000

Reddito complessivo 2000 76500

Aliquota progressiva 23% (468) 43% (32895)

Scomputo imposta sostitutiva 0 20488

IRPEF netta (12407)

Reddito netto 1532 43605 11

TRUST

Il trust si sostanzia in un rapporto giuridico fondato sul rapporto di fiducia tra il soggetto disponente ( ) e

settlor

l’affidatario ( ): il disponente trasferisce taluni beni o diritti ( ) ad un affidatario, persona fisica o

trustee trust fund

giuridica, il quale ne acquista la proprietà formale ( ), al fine di amministrarli e gestirli nell’interesse di

legal ownnership

uno o più beneficiari o per uno scopo prestabilito, ai quali è riferibile la titolarità sostanziale del trust fund. Proprietà:

- I beni del trust costituiscono una massa distinta e non fanno parte del patrimonio del trustee;

- I beni del trust sono intestati a nome del trustee o di un'altra persona per conto del trust;

- Il trustee è investito del potere e onerato dell'obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o

disporre beni secondo i termini del trust e le norme particolari impostegli dalla legge;

- Il settlor può conservare alcune prerogative.

E’ impiegabile per soddisfare molteplici funzioni, tra cui ( ) trasmissione della ricchezza ( ); ( ) gestione di

i trust liberali ii

aziende o patrimoni per conto di altri soggetti; ( ) strumento di garanzia patrimoniale, specie nell’ambito di procedure

iii

fallimentari; ( ) separazione dei beni personali rispetto a quelli soggetti al rischio di impresa o altri rischi; ( )

iv v

rafforzamento e garanzia per l’adempimento di accordi ( ); ( ) per

es. trust con cui si dà attuazione ad un patto parasociale vi

disporre la segregazione dell’attività di impresa, spesso a titolo di garanzia ( ); ( ) per finalità

trust commerciali vii

solutorie ( ). I trusts sono stati espressamente inclusi tra i soggetti passivi IRES, elencati nell’art. 73,

trust solutori

comma 1, del TUIR e sono equiparati a seconda dell’attività esercitata e della residenza:

- Agli enti pubblici e privati, diversi dalle società, residenti in Italia, che hanno per oggetto esclusivo, ovvero

principale, l’esercizio di attività commerciale ( );

art. 73.1, lett. b

- Agli enti pubblici e privati, diversi dalle società, residenti nello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo,

ovvero principale, l’esercizio di attività commerciale ( );

art. 73.1, lett. c

- Alle società ed enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato

( ).

73.1,d

Si ha una soggettività tributaria se un trust è costituito:

- Per un fine specifico, sarà un soggetto passivo IRES;

- Nell’interesse di beneficiari individuati, non sarà un soggetto passivo IRES in quanto la tassazione avverrà per

trasparenza in capo a questi a prescindere dall’effettiva percezione dei redditi imputati;

- Ove abbia scontato una tassazione a titolo d’imposta o di imposta sostitutiva in capo al trust che lo ha

realizzato, il reddito non concorre alla formazione della base imponibile, né in capo al trust opaco né, in caso di

imputazione per trasparenza, in capo ai beneficiari.

Il reddito per i Trust residenti, ovunque prodotto, è determinato rispettivamente:

- Qualora il trust venga equiparato ad un ente commerciale, come reddito d’impresa ( );

art. 81 del Tuir

- Qualora il trust venga equiparato ad ente non commerciale, come reddito complessivo ( ).

art. 143 Tuir

Per i Trust non residenti si considerano solo i redditi prodotti nel territorio dello Stato ( ).

artt. 23 e 151 del Tuir

Qualora i soggetti beneficiari siano individuati, i redditi conseguiti dal trust sono in ogni caso imputati per trasparenza

in capo a questi, in proporzione alla quota di partecipazione, così come individuata nell’atto di costituzione del trust o

in altri documenti successivi, ovvero, in mancanza, in parti uguali ( ).

art. 73, comma 2, del Tuir

Per “beneficiario individuato” è da intendersi il beneficiario di “reddito individuato”, vale a dire il soggetto che

esprime, rispetto a quel reddito, una capacità contributiva attuale. L’imputazione del reddito può essere: ( ) diretta,

i

ovvero come se il trust non esistesse; o ( ) indiretta, ovvero prima qualificati e quantificati in capo al trust e poi

ii

imputati ai beneficiari. Il reddito imputato ai beneficiari si considera reddito di capitale, art. 44 Tuir, quindi la natura

del reddito prodotto dal Trust non influenza tale qualificazione.

DISTRIBUZIONE DEI DIVIDENTI

Anno X Anno X+1

TRUST OPACO – ENTE COMMERCIALE

Dividendo distribuito 500000

Reddito imponibile Trust (5%) 25000

Imposte Trust (27,5%) 6875

Erogazione beneficiari 493125

Imposte sui beneficiari -

TRUST OPACO – ENTE NON COMMERCIALE

Dividendo distribuito 500000

Reddito imponibile (77,74%) 388700

Imposte del Trust (27,5%) 106892

Erogazione ai beneficiari 393108

Imposte sui beneficiari -

TRUST TRASPARENTE – ENTE NON COMMERCIALE

Dividendo distribuito 500000

Reddito imponibile beneficiari (77,74%) 388700

Imposte sui beneficiari (Irpef 43%) 167141

Erogazione netta per i beneficiari 332859 12

DEDUCIBILITA’ INTERESSI PASSIVI

Persone fisiche

Per le persone fisiche ( ), gli interessi passivi non sono, nella stragrande maggioranza, deducibili dal

soggetti IRPEF

reddito complessivo se non per i casi all’art. 10 del TUIR. Gli interessi passivi sostenuti da persone fisiche

nell’ambito dell’attività d’impresa sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra l'ammontare dei ricavi e

altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa o che non vi concorrono in quanto esclusi e l'ammontare

complessivo di tutti i ricavi e proventi ( ).

art. 61 TUIR: se non ci sono proventi esenti, tutti gli interessi passivi sono deducibili

Al fine di limitare l’aggiramento delle limitazioni alla deducibilità degli interessi ( )

c.d. disposizione antielusiva

attraverso l’assunzione dei finanziamenti da parte di società di persone, le cui perdite sarebbero poi imputate per

trasparenza ai soci società di capitali, potendo così fruire, sia pure indirettamente, della totale deducibilità degli

interessi, il comma 6 dell’art. 101: “Le perdite attribuite per trasparenza dalle società in nome collettivo e in

accomandita semplice sono utilizzabili solo in abbattimento degli utili attribuiti per trasparenza nei successivi cinque

periodi d'imposta dalla stessa società che ha generato le perdite”. La stessa regola è applicabile anche alle società

non residenti senza stabile organizzazione in Italia ( ).

art. 152, c.2

Persone giuridiche

Per le persone giuridiche ( ), la deducibilità degli interessi passivi è disciplinata dall’art. 96 TUIR, il quale

soggetti IRES

afferma che gli interessi passivi e gli oneri assimilati sono deducibili in ciascun periodo d’imposta, in prima battuta,

fino a concorrenza degli interessi attivi e proventi assimilati, poi l’eventuale eccedenza è deducibile nel limite del

30% del risultato operativo lordo ( ) della gestione caratteristica.

ROL

NOTA: art. 96 TUIR intacca società sotto-patrimonializzate? Le società sotto-patrimonializzate hanno poco patrimonio e tanto

debito; tuttavia la patrimonializzazione non viene presa in considerazione da tale norma in quanto va a vedere la redditività di

impresa ( ). Le imprese redditizie, potranno dedurre maggiori interessi passivi; mentre le imprese meno

ROL voce di conto economico

redditizie, che vanno comunque “male” potranno dedurre minori interessi passivi.

La norma si applica a tutti i soggetti passivi IRES ( ), tuttavia sono esclusi dalla norma ( )

art. 73 TUIR requisito soggettivo

quei soggetti la cui attività caratteristica consiste nella raccolta di fondi destinati alla gestione di patrimoni e

all’esercizio del credito nei confronti del pubblico ( banche, soggetti finanziari, imprese di assicurazioni, holding finanziarie

( ), società consortili per esecuzione appalti e lavori pubblici, società di progetto per esecuzione di infrastrutture

bancarie/assicurative ), infatti per

e lavori di pubblica utilità, società costituite per la realizzazione e l’esercizio di interporti in regime di concessione

tali soggetti sono previsti regimi forfettari di deducibilità parziale del 96% degli interessi passivi ( es. per banche o ).

assicurazioni gli interessi passivi sono come una “materia prima” per cui è prevista una deducibilità forfettaria in misura del 96%

Il requisito oggettivo afferma che sono compresi genericamente tutti i componenti di reddito derivanti da rapporti

aventi causa finanziaria, ad es. interessi passivi e oneri assimilati maturati su finanziamenti/mutui; commissioni su

finanziamenti; spese bancarie e accessorie a finanziamenti; commissioni su garanzie rilasciate da terzi; commissioni di

factoring; disaggi di emissione su prestiti; interessi compresi nei canoni di leasing; remunerazione di strumenti

finanziari. Gli interessi passivi sono tutto ciò che può essere considerato connesso alla remunerazione di un debito nei

confronti dei terzi. Inoltre, ai sensi del comma 1, lettera b), dell’art. 110 del TUIR sono esclusi dalla disciplina che

limita la deduzione degli interessi passivi di cui all’art. 96, gli interessi passivi e gli oneri assimilati compresi nel

costo dei beni. In generale, la norma dispone che “si comprendono nel costo ( ) anche gli oneri accessori di

dei beni

diretta imputazione, esclusi gli interessi passivi e le spese generali”, con le seguenti eccezioni: ( ) nel costo (

i di acquisto

) dei beni materiali e immateriali strumentali per l’esercizio dell’impresa si comprendono “gli interessi

o fabbricazione

passivi iscritti in bilancio ad aumento del costo stesso per effetto di disposizioni di legge”; ( ) nel costo degli

ii

immobili alla cui produzione è diretta l’attività dell’impresa ( ) si comprendono gli interessi

c.d. “immobili-merce”

passivi sui prestiti contratti per la loro costruzione o ristrutturazione. Prima dell’applicazione dell’art. 96, devono

essere verificate eventuali cause di indeducibilità assoluta: ( ) interessi passivi di funzionamento correlati ad immobili

a

patrimonio; ( ) interessi passivi su finanziamenti erogati da società non residenti che direttamente o indirettamente

b

controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa corrisposti in

misura maggiore a quella che si sarebbe corrisposta tra parti indipendenti; ( ) interessi passivi dipendenti da rapporti

c

finanziari con imprese residenti in paesi aventi regimi fiscali privilegiati, qualora non sia fornita la prova

dell’esistenza dei requisiti e delle condizioni previsti per la deducibilità; ( ) interessi corrisposti ai soci delle società

d

cooperative, per la parte che eccede la remunerazione dei buoni postali incrementati dello 0,90%.

Per quanto riguarda gli interessi attivi, dato che gli interessi passivi sono deducibili in primis fino a concorrenza degli

interessi attivi, sono definiti genericamente e in maniera speculare rispetto alla definizione di interessi passivi. In

particolare, si rilevano anche interessi derivanti da crediti di natura commerciale e gli interessi attivi “virtuali”

derivanti da crediti verso le pubbliche amministrazioni anche se non iscritti nel conto economico.

Il ROL è dato dalla differenza fra il valore ed il costo della produzione di cui alle lettere A) e B) dell’art 2425 cod.

civ., con esclusione delle seguenti voci ( ): ( ) ammortamento delle immobilizzazione immateriali;

a cui vanno sommate i

( ) ammortamento delle immobilizzazioni materiali; ( ) canoni di locazione finanziaria comprensivi della quota

ii iii

interessi ( ). A decorrere dal 2016, sono inclusi nel ROL anche i dividendi incassati relativi a

es. canoni di leasing

partecipazioni detenute in società non residenti controllate ai sensi dell’art. 2359 c.c. comma 1. n. 1). 13

DESCRIZIONE ANNO X ANNO X+1

a) 10000 10500

Valore della produzione 9500 9600

b) Costi della produzione 5 5

c) 5 5

Ammortamenti 510 910

d) Canoni di leasing

e) ROL (a-b+c)

30% ROL 153 273

f) 300 300

Interessi passivi 100 100

g) Interessi attivi

Interessi passivi netti (f-g) 200 200

1) 100 100

Interessi passivi deducibili per capienza interessi attivi 153 200

2) Interessi passivi deducibili per capienza ROL

ROL residuo 0 73

Interessi passivi indeducibili anno precedente 0 47

Interessi passivi indeducibili 47 0

Eccedenza ROL riportabile 0 26

Gli interessi passivi non deducibili potranno essere riportati negli esercizi successivi, è un diritto che si mantiene per

gli esercizi successivi. L’eccedenza di ROL non utilizzato potrà essere portato a nuovo. Il mancato utilizzo del ROL

disponibile a fronte di interessi passivi netti non deducibili ( ) comporta

di periodo o riportati da esercizi precedenti

l’impossibilità di utilizzare successivamente le eccedenze non utilizzate.

In presenza di operazioni di fusione o scissione ( ) le disposizioni che dispongono limitazioni alla

art. 172-173 TUIR

rilevanza delle perdite che si possono riportare nella società incorporante o nascente dalla fusione si applicano anche

agli interessi indeducibili oggetto di riporto in avanti. In termini pratici, gli interessi indeducibili che ciascuna delle

società partecipanti alla fusione riporta in avanti, in quanto non dedotti per insufficiente capienza del ROL, possono

essere riportati in avanti dalla società risultante dalla fusione solo al verificarsi delle seguenti condizioni:

1) Le società partecipanti alla fusione devono superare il test di vitalità. Dal conto economico relativo

all'esercizio precedente a quello in cui la fusione è stata deliberata devono risultare un ammontare di ricavi e

proventi dell'attività caratteristica, e un ammontare delle spese per prestazioni di lavoro subordinato e relativi

contributi superiore al 40% di quello risultante dalla media degli ultimi due esercizi anteriori.

2) Accertate le condizioni di operatività, sarà possibile riportare solo l'ammontare di interessi passivi

indeducibili che non eccedono l'ammontare del patrimonio netto contabile: possono essere portati in diminuzione

del reddito della società risultante dalla fusione o incorporante per la parte del loro ammontare, che sommato alle

perdite pregresse riportabili, non eccede l'ammontare del rispettivo patrimonio netto quale risulta dall'ultimo

bilancio o, se inferiore, dalla situazione patrimoniale; senza tener conto dei conferimenti e versamenti fatti negli

ultimi ventiquattro mesi anteriori alla data cui si riferisce la situazione stessa.

È facoltà del contribuente scegliere l’importo di perdite fiscali e/o interessi passivi da riportare nella società risultante

dalla fusione ( ).

è preferibile riportare gli interessi passivi per i quali non esistono limiti di tempo per il loro recupero

Le sopradette regole non valgono per il riporto in avanti delle eccedenze di ROL non utilizzate.

Strumenti di finanziamento

Le scelte di finanziamento dell’azienda che devono essere effettuate dall’imprenditore, diventano ancora più critiche

per le imprese di medie e grandi dimensioni, soprattutto quando sono inserite all’interno di un gruppo internazionale.

Le diverse modalità di accesso ai capitali fruibili dalle società di capitali, al momento della costituzione e durante lo

svolgimento delle attività finalizzate al raggiungimento dell’oggetto sociale, possono essere così schematizzate:

- Effettuazione di conferimenti ( );

e apporti

- Emissione di strumenti finanziari partecipativi o atipici;

- Effettuazione di finanziamenti da parte dei soci con diritto di restituzione.

La scelta debt versus equity, ovvero la scelta di capitalizzazione di una società, contrapposta al suo finanziamento in

senso proprio, rappresenta una fase assai delicata della pianificazione fiscale. Il capitale di debito è meno rischioso

rispetto ad eventuali perdite societarie, ed è più flessibile del capitale proprio, se si considerano le lunghe procedure

civilistiche di restituzione del capitale esuberante. Il capitale di prestito è fruttifero solo di un interesse proporzionato

al relativo ammontare, mentre il capitale proprio consente al titolare di acquisire proporzionalmente tutti gli utili della

società. Ne consegue che al socio, per acquisire tutto l’utile, è sufficiente un capitale sociale minimo; per il resto delle

necessità aziendali, i soci hanno tutto l’interesse a far affluire risorse alla società sotto forme diverse dal capitale.

Prima di passare all’analisi delle diverse modalità di reperimento di risorse finanziarie e del trattamento fiscale delle

stesse, è necessario soffermarsi sulla norma sull’Aiuto alla crescita economica ( ) introdotta (

ACE D.L. 6 dicembre 2011,

) per premiare le imprese che capitalizzano (

n. 201, convertito con modificazioni in L. 22 dicembre 2011, n. 214 che hanno un

), dando la possibilità di dedursi dal reddito imponibile un costo “figurativo” (

aumento di patrimonio ogni anno non

) pari al 3% dell’incremento del patrimonio. L’incremento del patrimonio non si ritrova nel Conto economico

effettivo

( ), tale incremento sarà una diminuzione extra contabile che andrà a ridurre il reddito imponibile.

patrimonio in SP

L’effetto pratico di tale norma è che per una società indebitarsi sostenendo un onere finanziario del 3% aumentando il

patrimonio dello stesso aumentare del debito si ha in ogni caso un ammontare deducibile ( da un lato interessi passivi e

); da notare che l’ACE consente la deducibilità di questo onere

dall’altro il costo figurativo portano ad uno stesso effetto 14

figurativo non richiedendo il rispetto del 30% del ROL in quanto interamente deducibile. Sull’incremento

patrimoniale, viene riconosciuto un rendimento calcolato con la fissata percentuale che incorpora il rischio di impresa.

Questo rendimento genera una deduzione dall’imponibile IRES valida nell’anno dell’aumento e in ciascun esercizio

successivo fino a quando il patrimonio non diminuisce a seguito di assegnazioni o rimborsi ai soci. Considerando,

dunque l’aliquota IRES del 27,5%, si può affermare che il risparmio fiscale effettivo dell’Ace è, per ogni anno, pari

all’1,1% dell’incremento patrimoniale.

Quindi l’operatore che gestisce la società, se ha bisogno di capitali, si porrà il problema di scegliere tra ( ) debito e la

1

deducibilità parziale degli interessi passivi oppure ( ) chiedere aumento del patrimonio e a fine anno si avrà un “costo

2

figurativo” ( ); ne segue che la scelta dipenderà tra l’ammontare

anche perché i dividendi non sono deducibili per la società

deducibile del patrimonio netto ( ) e degli interessi passivi del debito ( ).

3% concorrenza interessi attivi e poi 30% ROL

ESEMPIO. Prediamo in considerazioni le scelte di un amministrazione delegato e di un socio ( ), dove la

partecipazione al 100%

società ha bisogno € 1 milione. L’obiettivo della società è di riuscire ad ottenere il finanziamento più conveniente tra ( ) capitale

1

sociale; ( ) finanziamento soci fruttifero e ( ) prestito obbligazionario.

2 3

Apporto capitale sociale pari a 1000000 con interesse 4%

APPORTO CAPITALE SOCIALE ED ACE

SOCIETA’

Utile (PBIT) 40000

Ulteriore variazione in diminuzione dell’imponibile (ACE) (40000)

IRES 27,5% 0

Utile netto 40000

SOCIO

Dividendo 40000

Partecipazione non qualificata (26%) 10400

Partecipazione qualificata (49,72%*43%) 8552

Tassazione complessiva partecipazione non qualificata 10400

Tassazione complessiva partecipazione qualificata 8552

APPORTO CAPITALE SOCIALE

SOCIETA’

Utile (PBIT) 40000

IRES 27,5% 11000

Utile netto 29000

SOCIO

Dividendo 29000

Partecipazione non qualificata (26%) 7540

Partecipazione qualificata (49,72%*43%) 6200

Tassazione complessiva partecipazione non qualificata 18540

Tassazione complessiva partecipazione qualificata 17200

FINANZIAMENTO SOCI FRUTTIFERO

SOCIETA’

Utile (PBIT) 40000

Interessi passivi su finanziamento 40000

PBT 0

IRES 27,5% 0

SOCIO

Interessi attivi su finanziamento 22800

Ritenuta alla fonte – reddito complessivo aliquota 43% 17200

Totale 40000

Tassazione complessiva 17200

PRESTITO OBBLIGAZIONARIO

SOCIETA’

Utile (PBIT) 40000

Interessi passivi su prestito 40000

PBT 0

IRES 27,5% 0

SOCIO

Interessi attivi su prestito 29600

Ritenuta alla fonte 26% 10400

Totale 40000

Tassazione complessiva 10400

SOCIETA’ CASO A CASO B

Interessi attivi 0 0

Interessi passivi 40000 40000

ROL 0 140000

30%ROL 0 42000

Interessi passivi deducibili 0 40000

Interessi passivi indeducibili 40000 0

Maggiore IRES temporanea 11000 0

Possiamo affermare che per la società non sia conveniente la scelta del ( ) capitale sociale; dal punto di vista del socio, in primis,

1

non è conveniente in quanto i ritorni futuri non sono certi. Dal punto di vista fiscale ( ), per la società un

senza considerare l’ACE

aumento di CS porta ad un imponibile maggiore però i relativi costi non potranno essere dedotti ( ); mentre, per

nessuna convenienza

il socio i futuri dividendi che verranno distribuiti saranno tassati per il 49,72% ad aliquota marginale ( se aliquota massima, si pagherà

). Fiscalmente la società paga un IRES al 27,5% ( ) e il socio paga un’imposta pari al 21%.

49,72%*43%=21% senza costi deducibili 15

Il ( ) finanziamento soci fruttifero è meno rischioso rispetto l’aumento di capitale in quanto il socio risulta essere un semplice

2

“creditore chirografario” ( in caso di fallimento riceve solo una porzione dell’attivo e non tutto l’ammontare corrisposto; nel caso di CS,

). Dal punto di vista fiscale, per la società gli interessi pagati al socio potranno essere

invece, il socio potrebbe non ricevere nulla

deducibili rispetto all’IRES in primis nel limite degli interessi attivi e l’eccedenza nel limite del 30% ROL; mentre, per il socio tali

interessi risultano essere dei “redditi di capitale” con una ritenuta d’acconto del 26% e che poi rientrano nella base imponibile

IRPEF ( ). Fiscalmente la società paga un’IRES ridotta ( ) e il socio un’imposta al 43%.

imposta marginale del 43% dal 27,5% al 15,5%

Il ( ) prestito obbligazionario può essere garantito oppure no, se non è garantito gli obbligazionisti rientrano nei “creditori

3

chirografari” mentre se è garantito il creditore potrà essere rimborsato per intero. Dal punto di vista fiscale, per la società gli

interessi pagati all’obbligazionista potranno essere deducibili rispetto all’IRES in primis nel limite degli interessi attivi e

l’eccedenza nel limite del 30% ROL; mentre, per l’obbligazionista ( ) tali interessi risultano essere dei

potrebbe essere lo stesso socio

“redditi di capitale” con una ritenuta a titolo di imposta del 26%. Ne segue che fiscalmente la società paga un’IRES ridotta dai

costi deducibili e l’obbligazionista paga una ritenuta pari al 26%.

Prendiamo in considerazione le ultime due alternative ( ): dal punto di vista della società non si hanno differenze, in quanto gli

2 e 3

interessi pagati diventano un costo deducibile ai fini dell’IRES ( ); dal punto di vista del socio, la convenienza delle due

27,5%

alternative dipende dall’imposta marginale: se è maggiore del 26% conviene optare per il prestito obbligazionario; se è minore del

26% conviene optare per il finanziamento soci fruttifero. Possiamo escludere per la società la scelta del ( ) capitale sociale in

1

quanto si paga un’IRES senza costi deducibili; tuttavia, il socio paga meno imposte ( ) quando il

circa 21% se aliquota marginale 43%

dividendo viene distribuito. L’alternativa migliore per la persona fisica è ( ) aumento di capitale sociale in quanto le imposte sono

1

pagate nel limite del 21% solo se il dividendo viene distribuito ( il dividendo in questo caso viene distribuito quando viene deciso dal

), seguito dal ( ) prestito obbligazionario e ( ) finanziamento socio fruttifero. L’alternativa migliore par la società sono,

socio 3 4

indifferentemente, il ( ) finanziamento soci fruttifero e il ( ) prestito obbligazionario in quanto portano degli interessi deducibili.

2 3

La scelta del ( ) capitale sociale potrebbe risultare conveniente se lo status della società passa da profitto a in perdita.

1

Se ipotizziamo che il ROL sia uguale a zero e che la società non possa dedurre gli interessi passivi; il socio sicuramente non avrà

dividendi ( ) se si opta per ( ) l’aumento di capitale. Dal punto di vista del ( ) prestito obbligazionario e del

società con reddito zero 1 3

( ) finanziamento soci fruttifero, la società non si potrà dedurre gli interessi ( ) e il

2 potranno essere riportati a nuovo all’infinito

socio/obbligazionista ha comunque un’imponibilità e dovrà pagare le tasse.

Se ipotizziamo che la società sia in perdita, la società in caso di ( ) finanziamento soci fruttifero e ( ) prestito obbligazionario

2 3

potrebbe dedursi gli interessi passivi, ma dato che la società non paga le imposte gli interessi saranno portati a nuovo; la società

non andrebbe a pagare le imposte neanche con ( ). Per il socio continua ad essere conveniente la scelta del ( ) capitale sociale in

1 1

quanto non pagherà le imposte visto che non potrà distribuire dividendi.

Se ipotizziamo che la società passi da una situazione di “perdita” ad una di “profitto”, la società se è in una situazione di perdita

che si potrà riassorbire nel tempo, nei momenti di perdita avrà generato dei costi deducibili e delle “imposte differite anticipate”

che negli anni di profitto saranno destinate a riassorbirsi. Per la società conviene optare, ancora una volta, optare per ( )

2

finanziamento soci fruttifero o ( ) prestito obbligazionario; mentre per il socio ( ) aumento di capitale.

3 1

Se, invece, la situazione di perdita è stabile nel tempo, sia per la società che per il socio conviene ( ) l’aumento di capitale sociale.

1

Infine, nel caso di situazione di “profitto” che va verso una “perdita”, per la società conviene in primis stipulare un business plan e

fare dei calcoli economici in quanto se la situazione di profitto è duratura opterà per il ( ) finanziamento soci fruttifero o ( )

2 3

prestito obbligazionario; se è destinata a diventare perdita nel breve opterà per ( ) l’aumento di capitale sociale.

1

In ogni situazione bisogna vedere gli effetti, ogni situazione ha delle conseguenze differenti che portano a diverse tipologie di

convenienza. Da ricordare che bisogna trovare la migliore condizione che soddisfa l’equilibrio di tutti soggetti ( ).

giuridici e fisiche

Se prendiamo in considerazione l’ACE, diventa conveniente sia per la società e sia per il socio la scelta ( ) del capitale sociale in

1

quanto viene applicata una variazione in diminuzione dal reddito di impresa di un ammontare pari al 3% dell’incremento di

capitale.

RIASSUMENDO.

Finanziamento tramite capitale sociale – la persona fisica riceve dividendi tassati se e quando ricevuti, tassati tramite aliquota

marginale (ved. Regime delle partecipazioni qualificate e non qualificate). La società non riceve costi deducibili in quanto il

capitale sociale non è un costo, ma può beneficiare dell’ACE:

- Se società in perdita: deducibilità ACE e non tassazione per persone fisiche e si ha un beneficio

- Se società in profitto: deducibilità costo tramite ACE ed eventuale tassazione se i dividendi distribuiti

Persona fisica Società

Perdita Neutro +

Profitto no distribuzione dividendi Neutro +

-

Profitto si distribuzione dividendi +

Finanziamento tramite prestito soci fruttifero – persona fisica ha interessi tassati con aliquota marginale. La società ha la

deducibilità degli interessi solo nel limite del 30% del ROL. È un’operazione neutra in quanto persona fisica paga imposte e

società può, in alcuni casi, dedurre gli interessi.

Vi è inoltre la possibilità di finanziamento prestito soci infruttifero, dove si hanno effetti simili al finanziamento tramite capitale

sociale in quanto può diventare un aumento di capitale sociale se la società è in perdita.

Persona fisica Società

Perdita, ROL non capiente - -

Perdita, ROL capiente - +

Profitto, ROL non capiente - -

Profitto, ROL capiente - +

Finanziamento tramite prestito obbligazionario – persona fisica ha interessi tassati.

In sintesi, se la società è in perdita conviene sempre la capitalizzazione della società. Tuttavia, bisogna sempre guardare il futuro:

se siamo all’anno N e la società presume di perdere ( ), bisogna optare per la capitalizzazione. Se, invece, è in

anche se ora in profitto

una situazione di perdita ma si presume di guadagnare, allora conviene il finanziamento tramite prestito. 16

17

HOLDING DI PARTECIPAZIONI

Fatta la premessa che una delle criticità del sistema tributario sta nel far fluire i redditi dai soggetti IRES a soggetti

IRPEF, passando da redditi imponibili e costi deducibili ad aliquota proporzionale a redditi imponibili e costi

deducibili ad aliquota progressiva. Vi è, tuttavia, la possibilità di inserire un ulteriore soggetto tra i due mondi, società

holding, in modo da tenere i flussi di reddito nel mondo IRES ( “maggiore è la somma che lascio nel mondo IRES, minore

). La società di holding può intendersi come una società capogruppo ( ) che

sono le imposte da pagare” società madre

possiede partecipazioni in altre società, in particolare si può distinguere ( ):

rilievo dal punto di vista fiscale

- Holding pura, se l’attività consiste in via esclusiva o prevalente nell’assunzione di partecipazioni;

- Holding mista, se la società esercita anche altre attività ( ).

industriali, commerciali, immobiliari, servizi, altro

Non è necessario che le partecipazioni siano di controllo ( ), ma basta che vi siano

da cui derivano ulteriori benefici

partecipazioni anche non di controllo; infatti, restando nel mondo IRES è indifferente avere partecipazioni qualificate

o non qualificate ( ). I vantaggi di una holding sono di tipo finanziario, societario e fiscale:

rif. mondo IRPEF

- Vantaggi finanziari: razionalizzazione della struttura finanziaria ( la holding può distribuire e raccogliere i fondi

necessari tra le società del gruppo, senza dover ricorrere ai soci ogni volta che ci sia la necessità di trasferire risorse da una

) e della distribuzione degli utili (

società all’altra la holding raccoglie gli utili delle controllate e li distribuisce ai soci in

); economie di scala derivanti

modo unitario, dopo aver valutato le esigenze finanziarie dell’intero gruppo

dall’accentramento in capo alla holding di alcuni servizi ( ) comuni a tutte le società del

amministrativi, gestionali

gruppo con conseguente riduzione dei costi;

- Vantaggi societari: razionalizzazione del controllo societario, ossia attraverso la holding si crea un unico

raggruppamento stabile di soci, posto indirettamente in capo a tutte le società. Si favorisce il passaggio

generazionale e in caso di controversie familiari non si hanno ripercussioni negative sulla gestione operativa;

- Vantaggi fiscali connessi alla tassazione dei dividendi e del capital gains.

Il regime fiscale dei dividendi prevede ( ) in capo alla holding, esclusione del 95% dall’imponibile dei

i

 dividendi provenienti da società residenti in Stati o territori inclusi nella White List; ( ) in capo

ii

all’imprenditore che possiede una partecipazione qualificata, tassazione limitata al 49,72% dell’imponibile;

( ) in capo ai membri della famiglia che detengono una partecipazione non qualificata, tassazione limitata al

iii

26%. Ne risulta che la holding, in prima analisi, risulta essere molto conveniente in quanto l’aliquota si riduce

fino al 5%*27,5%=1,375, valore molto inferiore rispetto all’aliquota che viene pagata se il dividendo viene

distribuito all’imprenditore direttamente; ne segue che se i dividendi vengono distribuiti alla persona fisica la

tassazione vista in precedenza non varia ( ) e i

qualificata aliquota marginale per il 49,72%; non qualificata 26%

dividendi hanno scontato una “tassazione in più”; se, invece, i dividendi non vengano distribuiti e lasciati

nella holding si ha la possibilità di investirli scontano una “minima imposta”. ESEMPIO. Se possiedo l’1%

dell’ENI, ogni anno la società distribuisce circa € 2 miliardi, si riceve € 20milioni di dividendi con un’imposta pari al

26%*20ml=5,2 ml ( ). Se la persona fisica avesse una holding i € 20 ml fluirebbero in essa

partecipazione non qualificata

che paga di imposte per 5%*27,5%*20ml=0,275 ml, con la possibilità di reinvestire circa € 19 ml. Se la persona fisica è

socio della holding per il 100% allora potrebbe decidere di distribuire un dividendo congruo per la sua sopravvivenza

pagando su di esso un’aliquota effettiva del 49,72%*43%=21%. Riassumendo, la persona fisica con l’1% dell’ENI non

riesce a disciplinare il flusso dei dividendi; mentre se è socio con 100% nell’holding può passare da una partecipazione

non qualificata ad una qualificata decidendo quando e quanto distribuire di dividendi.

Il regime fiscale dei capital gains prevede ( ) in capo alla holding, eventuale applicazione della partecipation

a

 exemption; ( ) in capo all’imprenditore che possiede una partecipazione qualificata, tassazione limitata al

b

49,72% dell’imponibile; in caso di partecipazione non qualificata, tassazione limitata al 26%.

Inoltre, vi è la possibilità di optare per la tassazione consolidata di gruppo, di pianificare il passaggio generazionale e

limitare le imposte sui trasferimenti, nonché di intestare alla holding nuove partecipazioni utilizzando, per finanziare

tali acquisti, i redditi accumulati nella holding senza che questi siano prima distribuiti alle persone fisiche, e quindi

senza che siano tassati fino all’ultimo anello della catena societaria. I punti critici di una struttura di tal genere possono

essere rappresentati da elevati costi di struttura e di gestione. Inoltre le holding potrebbero ricadere nell’ambito di

applicazione della disciplina delle società di comodo, finalizzata ad evitare l’abuso degli schermi societari.

La holding è sicuramente utile se il flusso di redditi rimane all’interno della holding ( ); nel momento che il

mondo IRES

flusso di reddito affluisce nel mondo delle persone fisiche IRES potrebbe esserci due situazioni opposte ( ) favorevole

1

oppure con ( ) oneri aggiuntivi. Non esiste una paradigma assoluto, ci possono essere situazioni positive e negative

2

rispetto alla persona fisica; mentre se confrontiamo ( ) persona fisica e persona giuridica allora è più

confronto inutile

favorevole la tassazione per il mondo IRES.

Considerato l’inquadramento generale e alcune caratteristiche delle norme tributarie applicabili in tema di persone

fisiche/giuridiche; che svolgono attività al di fuori o nell’ambito dell’esercizio d’impresa; che conseguono redditi

d’impresa, redditi di capitali o redditi diversi. Esaminiamo, con alcuni casi esemplificativi, i possibili scenari fiscali

che potrebbero prospettarsi in termini di percezione di dividendi e cessioni di partecipazioni.

CASO 1

IT1

IT2

PF con 26%

1 18

PF con 26%

1

PF con 31%

2

PF con 31%

2

PF con 43%

3

PF con 43%

3

CASO 1) Abbiamo tre persone fisiche ( ), residenti in Italia che non svolgono attività di impresa e posseggono

PF , PF , PF

1 2 3

partecipazioni qualificate.

Dividendi ricevuti Importo imponibile Aliquota marginale Tassazione subita

PF 104000 51709 38% (18,89%) 19649

1

PF 124000 61653 41% (20,38%) 25278

2

PF 172000 85518 43% (21,38%) 36773

3

I soci sconteranno ( ) sul 49,72% dell’ammontare percepito il regime ordinario di tassazione con imposizione progressiva sul

art. 47

reddito di ciascuno: ipotizzando la distribuzione di un dividendo complessivo da IT1 e IT2 pari ad € 400.000 si avrà la seguente

imposizione:

Capital gain ricevuto Importo imponibile Aliquota marginale Tassazione subita

PF 143000 71099 41% (20,38%) 29151

1

PF 170500 84773 41% (21,38%) 36452

2

PF 236500 117588 43% (21,38%) 50563

3

Se ipotizziamo la cessione delle partecipazioni ( ), i soci sconteranno sul 49,72% dell’ammontare percepito il regime

capital gains

ordinario di tassazione con imposizione progressiva sul reddito di ciascuno: ipotizzando un capital gain complessivo pari ad €

550.000 si avrà la seguente imposizione.

PF con 23%

4

CASO 3

IT1

IT2

PF con 26%

1

H

PF con 31%

2

PF con 20%

3

CASO 2

IT1

IT2

PF con 26%

1

H

PF con 31%

2

PF con 43%

3

CASO 2) inseriamo tra le 3 persone fisiche e la persona giuridica una holding. Rispetto al caso 1 le quote di partecipazione non

variazione, resta una partecipazione di tipo qualificato e il flusso di reddito può essere disciplinato in funzione delle esigenze della

famiglia. Se il dividendo che arriva alla holding viene distribuito si ha un regime uguale al caso precedente, salvo il fatto che ci

sono i costi inerenti alla holding la quale sconta sui dividendi il 5%*27,5%. Se una delle due società gestite dalla holding è in

perdita mentre l’altra è in profitto, si riesce a mantenere i redditi nel mondo IRES investendo le nuove attività in copertura perdita

con un regime di tassazione più favorevole. (1) I dividendi distribuiti da IT1 e IT2 sono tassati in capo alla holding con

applicazione dell’aliquota IRES 27,5% sul 5% dell’ammontare distribuito ( ): € 400000*1,375%= €5500; (2) Il capital

art.89, c.2

gain, conseguito dalla holding a seguito della cessione delle partecipazioni, è tassato con applicazione dell’aliquota IRES 27,5%

sul 5% dell’ammontare del capital gain ( ): € 550000*1,375%= €7562.

art. 87, c.1

CASO 3) la tassazione in capo alla holding dei dividendi e del capital gain resta invariata:

1. I dividendi distribuiti da IT1 e IT2 sono tassati in capo alla holding con applicazione dell’aliquota IRES 27,5% sul 5%

dell’ammontare distribuito ( ): € 400.000*1,375%= €5.500;

art.89, c.2

Dividendi ricevuti Importo imponibile Aliquota marginale Tassazione subita

PF 102570 50998 38% (18,89%) 19379

1

PF 122295 60805 41% (20,38%) 24930

2

PF 78900 78900 26% 20514

3

PF 90735 90735 26% 23591

4

2. Il capital gain, conseguito dalla holding a seguito della cessione delle partecipazioni, è tassato con applicazione dell’aliquota

IRES 27,5% sul 5% dell’intero ammontare del capital gain ( ): € 550.000*1,375%= €7.562.

art. 87 c.1

Capital gain ricevuto Importo imponibile Aliquota marginale Tassazione subita

PF 141033 70122 41% (20,38%) 28750

1

PF 168156 83607 41% (21,38%) 35951

2

PF 108488 108488 26% 28207

3

PF 124761 124761 26% 32438

4

In capo ai soci che posseggono partecipazioni non qualificate ( ), i dividendi e i capital gains sconteranno

inferiori al 25% CS

l’imposta sostitutiva del 26%:

È conveniente avere una holding quando ( ) partecipazioni di maggioranza e ( ) diversificazione delle partecipazioni.

1 2

Società di comodo

In Italia le holding familiari sono numerose e rappresentano ( assieme alle società immobiliari di mero godimento dei

) una delle tipologie di società maggiormente interessate alla potenziale applicazione della normativa sulle

familiari

società di comodo ( ). In termini generali, la disciplina delle società di comodo ( ) è stata

non operative art.30 L.724/1994

introdotta al fine di limitare ed evitare la costituzione di società ed enti con il solo scopo di ( ) mera intestazione di

i 19

patrimoni; ( ) creazione di uno "schermo" societario tra i beni e i reali proprietari; ( ) conseguimento di vantaggi

ii iii

tributari non spettanti alle persone fisiche. La previsione normativa in esame si applica alle società per azioni, in

accomandita per azioni, a responsabilità limitata, in nome collettivo e in accomandita semplice, nonché alle società e

gli enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione nel territorio dello Stato. La non operatività è verificata

attraverso un test di operatività quando l'ammontare complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei

proventi, esclusi i straordinari, risultanti dal CE, risultino essere inferiori ai ricavi minimi individuati attraverso

l’applicazione delle seguenti percentuali:

- 2% del valore delle partecipazioni, obbligazioni e degli altri titoli in serie o di massa, e del valore dei crediti;

- 6 % del valore delle immobilizzazioni rappresentate dagli immobili;

- 15% delle altre immobilizzazioni, comprese quelle immateriali.

Ai fini delle imposte è stabilita la presunzione che il reddito del periodo di imposta sia almeno pari all'ammontare

della somma degli importi derivanti dall'applicazione, ai valori dei beni posseduti nell'esercizio, delle seguenti

percentuali: ( ) 1,50% del valore delle partecipazioni, delle obbligazioni e degli altri titoli in serie o di massa, e del

-

valore dei crediti; ( ) 4,75% sul valore delle immobilizzazioni costituite da beni immobili e da beni, anche in locazione

-

finanziaria; ( ) 12% sul valore complessivo delle altre immobilizzazioni, anche in locazione finanziaria. Una volta

-

calcolato il reddito minimo presunto e nell'ipotesi in cui questo si riveli superiore al reddito imponibile analiticamente

determinato, la tassazione della società è operata mediante l'adeguamento, nel modello di dichiarazione dei redditi, del

reddito analiticamente determinato al reddito minimo presunto. Le società non operative, essendo obbligate alla

dichiarazione di un reddito minimo, non possono conseguire perdite.

Sono state introdotte poi delle importanti modifiche alla disciplina in commento, che hanno stabilito:

- La maggiorazione di 10,5 punti percentuali dell'aliquota dell'IRES dovuta da dette società ( ).

da 27,5 a 38%

- L'applicazione della normativa relativa alle società di comodo, compresa la detta maggiorazione di aliquota,

anche a quelle società che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per cinque periodi d'imposta consecutivi

ovvero per quattro periodi se nel quinto è dichiarato un reddito inferiore a quello minimo.

La norma stabilisce espressamente casi specifici ai quali non si applicano le disposizioni sulle società non operative:

- Ai soggetti ai quali, per la particolare attività svolta, è fatto obbligo di costituirsi sotto forma di società di

capitali;

- Ai soggetti che si trovano nel primo periodo di imposta;

- Alle società in amministrazione controllata o straordinaria;

- Alle società ed enti che controllano società ed enti i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati italiani

ed esteri, nonché alle stesse società ed enti quotati ed alle società da essi controllate, anche indirettamente;

- Alle società esercenti pubblici servizi di trasporto;

- Alle società con un numero di soci non inferiore a 50;

- Alla società che nei due esercizi precedenti hanno avuto un numero di dipendenti mai inferiore alle dieci

unità;

- Alla società in stato di fallimento, assoggettate a procedure di liquidazione giudiziaria, di liquidazione coatta

amministrativa ed in concordato preventivo;

- Alla società che presentano un ammontare complessivo del valore della produzione superiore al totale attivo

dello stato patrimoniale;

- Alla società partecipate da enti pubblici almeno nella misura del 20 per cento del capitale sociale;

- Alla società che risultano congrue e coerenti ai fini degli studi di settore.

Le disposizioni sulle società non operative non si applicano allorquando, in base a quanto disposto al comma 4 bis

dell’art. 30, in presenza di oggettive situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi o del reddito,

determinati in osservanza ai criteri di individuazione dell’operatività della società, il soggetto interessato presenti

istanza di interpello disapplicativo di cui all'art. 37-bis, c. 8, del DPR n. 600/1973.

L’obiettivo di disincentivare l’inclusione tra i beni relativi all’impresa anche quelli che, di fatto, vengono posti nella

disponibilità di soci o familiari dell’imprenditore ( nonché l’intento di acquisire informazioni utili per l’utilizzo del

redditometro nei confronti degli effettivi utilizzatori di detti beni; ad es. holding compra barca mettendola a disposizione del socio

), è stato perseguito introducendo i

per farlo diventare un punto di incontro per decidere dei potenziali investimenti con i clienti

commi da 36-terdecies a 36-duodevicies all’art. 2 del D.L. 138/2011, aggiunti, in sede di conversione, dalla L. 148/

2011. In particolare, per effetto di tale disciplina, qualora società o imprese individuali concedano beni in godimento a

soci o familiari a titolo gratuito o per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento, si

generano, sotto il profilo reddituale, due diversi tipi di penalizzazione:

- Per il concedente, i costi relativi ai beni concessi in godimento “non sono in ogni caso ammessi in

deduzione”;

- Per l’utilizzatore, la differenza tra il valore di mercato del diritto di godimento e il corrispettivo annuo è

imponibile quale reddito diverso ai sensi dell’art. 67, c. 1, del TUIR.

Il legislatore considera questi tipi di beni non deducibili e tassati in capo alla persona fisiche che lo utilizza: sono beni

non strumentali per la società, considerati come provento derivante dal reddito diverso in capo al socio ( ).

persona fisica

20

21

CONSOLIDATO FISCALE

La tassazione ordinaria delle società implica che ciascuna società sia un soggetto a sé, tenuto al pagamento dell’Ires

sui suoi redditi. La distribuzione dei dividendi comporta, per i soci, una tassazione ulteriore, in misura diversificata. Il

diritto tributario prende però in considerazione i gruppi di società ( ossia società tra cui intercorrono rapporti di controllo o

), per molteplici fini, adottando, volta per volta, un’apposita definizione del rapporto di controllo.

di collegamento

È, infatti, noto che non esiste una nozione giuridica di gruppo, con validità generale, né in ambito civilistico, né in

sede fiscale. In ambito civilistico, la nozione di gruppo deve essere tratta dall’art. 2359 c.c., che definisce società

controllata: ( ) la società in cui un’altra altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea

1

ordinaria ( ); ( ) la società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare

controllo interno di diritto 2

un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria ( ); ( ) quella che è sotto l’influenza dominante

controllo interno di fatto 3

di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa ( ). In ambito fiscale viene

controllo esterno di fatto

sovente richiamato l’art. 2359 cod. civ., soprattutto nelle norme antielusive; in altri casi, viene adottata una nozione di

gruppo più ristretta ( es. ai fini del consolidato, è richiamato il solo controllo interno di diritto, con ulteriori requisiti ( in tema di

), e l’applicazione del demoltiplicatore (

partecipazione al capitale e utili per cui le società che possono aderire al consolidato fiscale non sono

). Ai gruppi è dato rilievo, sotto il profilo finanziario, dalla norma

)

tutte quelle che sono controllate secondo l’art. 2359 cod. civ.

che consente il trasferimento delle eccedenze ( cioè dei diritti al rimborso derivanti da eccedenze di quanto versato rispetto a

) nell’ambito dei gruppi di società (

quanto dovuto es. una società che chiude l’esercizio in perdita, può trasferire le

“eccedenze”, derivanti dagli acconti precedentemente versati, ad un’altra società del gruppo, che potrà compensare il diritto al ).

rimborso, derivante dalle “eccedenze” acquistate, con il proprio debito d’imposta, derivante dall’utile conseguito nell’esercizio

In alternativa alla tassazione distinta di ciascuna società, i gruppi potranno optare per il consolidato, con notevoli

vantaggi, tra cui l’esclusione da imposta dei dividendi in modo integrale e l’utilizzo immediato delle perdite. Se non

sussistono le condizioni del consolidato, l’altra opzione che consente di evitare taluni aspetti negativi della tassazione

ordinaria è il regime di trasparenza, che pure comporta la non tassazione dei dividendi e l’utilizzo immediato delle

perdite. Il riconoscimento della formazione di gruppi di imprese, anche dal punto di vista fiscale, si è concretizzato

con l’introduzione di specifiche disposizioni ai fini della tassazione di gruppo. Il consolidato fiscale può essere di tipo:

1) Nazionale, tra società residenti e soggette all’imposta all’interno dello Stato ( Titolo II, Capo II, artt. 117-129

);

TUIR

2) Mondiale, tra società non residenti all’interno dello stesso Stato ( Titolo II, Capo II, artt. 130-142 TUIR: inutilizzato

).

in quanto non lascia possibilità di scelta ed obbliga l’uso per 5 anni consecutivi

La differenza fondamentale tra consolidato nazionale e mondiale si ravvisa nel fatto che ( ) il consolidato nazionale

i

comporta la tassazione unitaria di più società residenti, ossia di più soggetti passivi d’imposta; ( ) il consolidato

ii

mondiale, concerne la tassazione di un solo soggetto ( ), e consiste sostanzialmente in una

la controllante residente

modalità di tassazione dei redditi delle controllate estere, imputabili alla controllante residente. Da notare che il

consolidato fiscale non dipende dal consolidato di tipo civilistico, ossia i criteri di individuazione del risultato

consolidato di gruppo variano, in particolare nel ( ) consolidato civilistico, il risultato finale è un bilancio che

1

rappresenta la pluralità di soggetti che compongono il gruppo come un soggetto unitario con un solo patrimonio ed un

solo reddito ( es. società controllata per il 60% della capogruppo, ai fini civilistici la capogruppo consolida il 60% del patrimonio,

); mentre, nel

il 60% del conto economico eliminando, inoltre, tutte le operazioni infragruppo così da neutralizzare tali operazioni

( ) consolidato fiscale, il reddito complessivo è costituito dalla somma algebrica dei risultati fiscali conseguiti da

2

ciascuna società in ragione dei rapporti partecipativi esistenti, indipendentemente dalla quota di partecipazione (

es.

società controllata per il 60% della capogruppo, ai fini fiscali non si ha il consolidamento del patrimonio e solo il risultato ).

economico ( ) viene trasferito alla capogruppo senza, inoltre, l’eliminazione delle transazioni infragruppo

100% aggregazione redditi

Consolidato nazionale

L’opzione per il consolidato fiscale vincola le società che l’abbiano esercitata ad applicare il regime della tassazione di

gruppo per tre anni ( ). Dato il carattere

salvo uscita anticipata dal gruppo, per il venir meno, ad es. del requisito del controllo

opzionale dell’adesione alla tassazione di gruppo può accadere che alcune imprese, pur rientrando potenzialmente nel

perimetro di consolidamento, perché in possesso di tutti i requisiti richiesti per l’esercizio dell’opzione, decidano di

non avvalersene. L’opzione, dunque, presenta natura bilaterale, dovendo essere esercitata congiuntamente da ciascuna

società controllata e dall’ente o società controllante. In tal modo, all’interno del medesimo gruppo, potranno aversi

tante opzioni a coppia quante sono le società controllate che esercitano la facoltà.

I vantaggi del consolidato fiscale nazionale emergono qualora le società del gruppo sono sia società di profitto e sia

società in perdita, infatti qualora si aggregano situazioni di solo profitto non si hanno grossi vantaggi in quanto

ciascun soggetto pagherebbe le proprie imposte. Infatti, il consolidato porta ad un vantaggio di tipo finanziario (

non

), in quanto negli anni successivi c’è il rischio che si debbano pagare le imposte per cui si è differito il

definitivo

pagamento. Il consolidato fiscale porta a un meccanismo di trasferimento dei risultati, cosicché nel caso di perdita si

può monetizzare immediatamente tale valore e la società che negli esercizi successivi ritorna in “profitto” dovrà

pagare le imposte senza beneficiare del diritto del “riporto a nuovo della perdita”.

ESEMPIO. Società capogruppo ha utili € 200 mila e società controllata ha perdite € 100mila. Se non viene effettuato il

consolidato la capogruppo pagherebbe imposte sui 200 mila e la controllata non pagherebbe imposte in quanto è in perdita, ma 22

tale perdite saranno portate a nuovo: dal gruppo si ha un’uscita “fiscale” di € 200mila*27,5%=55 mila, pagate dalla capogruppo.

Invece, se venisse effettuato il consolidato fiscale allora i risultati economici delle due società vengono raggruppati ottenendo 200

mila+(-100 mila)=100 mila, con un’uscita “fiscale” complessiva di 100 mila*27,5%=27,5 mila. Il risparmio ottenuto è definitivo o

solo finanziario? Se guardiamo l’anno successivo dove la capogruppo ha zero utili e controllata ha utili € 100 mila. Nel caso in cui

non si sia fatto il consolidato, la società capogruppo non paga imposte così come la società controllata in quanto ha delle perdite

riportate a nuovo ( ), quindi non si ha nessuna “uscita fiscale”. Nel caso in cui si sia fatto il consolidato, invece,

(100-100)*27,5%=0

la società capogruppo non paga imposte mentre la società controllata paga imposte per 100 mila*27,5%=27,5 mila. Alla fine dei 2

anni, in entrambe le situazioni, l’uscita “fiscale” è pari a € 55 mila: vantaggio finanziario.

Inoltre, altro vantaggio del consolidato è la possibilità di trasferire all’interno del gruppo ROL non utilizzato

( ) oppure trasferire interessi indeducibili per mancanza di ROL ad altri soggetti all’interno del gruppo.

eccedente

Passando ad analizzare l’ambito soggettivo, possono esercitare l’opzione per il consolidato fiscale nazionale, in qualità

di soggetti controllanti: ( ) società di capitali, società cooperative e di mutua assicurazione, residenti nel territorio dello

i

Stat; ( ) enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo

ii

o principale l'esercizio di attività commerciali; ( ) società ed enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non

iii

residenti nel territorio dello Stato. L’art. 117 c. 2 definisce alcuni requisiti per i soggetti controllanti non residenti: ( )

1

residenza in un Paese con cui sia in vigore un accordo contro le doppie imposizioni; ( ) esercizio in Italia di attività

2

d’impresa ex art. 55 del Tuir ( ); ( )

le società holding estere non sono ammesse poiché non svolgono attività di impresa 3

esercizio dell’attività mediante una stabile organizzazione, come definita dall’art. 162 del TUIR che assume la

qualifica di consolidante; ( ) in caso di assenza di stabile organizzazione, individuazione di una controllata che assume

4

la qualifica di consolidante. I soggetti controllati possono essere società di capitali residenti o stabili organizzazioni di

soggetti non residenti che risiedono in Stati appartenenti all’Ue o in Stati SEE e che rivestono forma analoga a società

di capitali. L’opzione in qualità di controllate è, inoltre, consentita ( ) ai soggetti che trasferiscono la loro residenza

i

dall’estero in Italia, sin dall’esercizio in cui avviene il trasferimento e ( ) alle società non soggette all’IRES che, per

ii

effetto di operazioni di trasformazione, risultino assoggettabili a tale imposta; l’opzione ha efficacia a decorrere

dall’esercizio che inizia dalla data in cui ha effetto la trasformazione. L’art. 126 TUIR, elenca i casi di esclusione

quali: ( ) società che beneficiano di riduzioni dell'aliquota IRES; ( ) società soggette a procedure di fallimento,

a b

liquidazione coatta amministrativa ed amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza; ( )

c

società che hanno optato, in qualità di partecipata, per la tassazione per trasparenza fiscale, ai sensi dell’art. 115 del

TUIR. L’art. 120 del TUIR disciplina il requisito del controllo, in quanto è necessario che la consolidante: ( ) partecipi

i

direttamente o indirettamente al capitale della partecipata per più del 50%; ( ) partecipi direttamente o indirettamente

ii

a più del 50% dell’utile di bilancio; ( ) sussistenza sin dall’inizio di ogni esercizio relativamente al quale la società

iii

controllante e la società controllata si avvalgono dell’esercizio dell’opzione. L’opzione può essere ( ) facoltativa, ossia

1

deve essere esercitata dalle singole società appartenenti al gruppo congiuntamente alla controllante; o ( ) bilaterale tra

2

società controllante e società controllata, con la conseguenza che, all’interno dello stesso gruppo, potranno di fatto

aversi differenti assetti negoziali. Il consolidato cui le controllate partecipano è unico è, quindi, possibile l’esercizio di

più opzioni. L’opzione è irrevocabile per tre esercizi ed è rinnovabile. La società controllata può esercitare l’opzione

anche a decorrere da un esercizio successivo a quello in cui ha avuto inizio la tassazione di gruppo cui partecipa la

controllante. La società non può partecipare a due opzioni distinte in qualità di consolidante e consolidata. Condizione

di validità dell’opzione: ( ) identità dell’esercizio sociale di ciascuna controllata con quello della controllante; ( )

i ii

esercizio congiunto dell’opzione da parte di ciascuna controllata e della controllante; ( ) elezione di domicilio presso

iii

la controllante ( ).

ai fini della notifica degli atti e dei provvedimenti relativi ai periodi d’imposta per il quali l’opzione è esercitata

Il reddito consolidato definito all’art. 118 del TUIR dispone l’individuazione di un’unica base imponibile. Il reddito

complessivo globale è determinato come somma algebrica dei redditi complessivi netti da considerare per l’intero

importo, a prescindere dalla quota di partecipazione riferibile al soggetto controllante.

La disciplina sulla deducibilità degli interessi passivi assume particolare rilevanza nell’ambito di applicazione del

consolidato fiscale. La norma generale dispone che gli interessi passivi e gli oneri assimilati sono deducibili fino a

concorrenza degli interessi attivi e dei proventi assimilati e che l’eventuale eccedenza è deducibile nel limite del 30%

del ROL. Per le società che partecipano al consolidato nazionale, l’eventuale eccedenza di interessi passivi ed oneri

assimilati indeducibili generatisi in capo ad un soggetto può essere portata in abbattimento del reddito complessivo di

gruppo se e nei limiti in cui le altre società appartenenti al consolidato presentino un ROL capiente non integralmente

sfruttato per la deduzione. È stata prevista la possibilità di compensare la quota di interessi passivi netti indeducibili

determinatisi in capo ad una società del gruppo anche con la capienza di ROL in capo alla consolidante non residente

rispetto alla quale siano verificati i requisiti del controllo rilevante per l’accesso al consolidato, nonché il requisito

dell’identità dell’esercizio sociale e della certificazione del bilancio. La società non residente può apportare

esclusivamente la propria eccedenza di ROL e non anche la propria quota di interessi passivi netti eccedenti.

In caso di remunerazioni per il trasferimento infragruppo delle eccedenze di ROL l’irrilevanza fiscale delle somme

corrisposte opera fino a concorrenza della riduzione dell’imponibile complessivo di gruppo che l’utilizzo del predetto

ROL capiente permette di conseguire. Le perdite anteriori all’esercizio dell’opzione sono utilizzabili solo dal soggetto

che le ha generate. Le eccedenze di imposta riportate a nuovo e riferite ai periodi anteriori all’esercizio dell’opzione

possono essere utilizzate dalla controllante o dalle società cui competono. Le perdite in costanza di consolidamento

sono liberamente utilizzabili dalla consolidante. 23

H Utile 100 Imposte 27,5

A Utile 30 Imposte 8,25

B Perdita -20 Imposte 0

C Utile 80 Imposte 22

A2 Perdita -10 Imposte 0

C2 Perdita -50 Imposte 0

Tot. Utile 130 57,75

H Utile 100 Imposte 27,5

B Perdita -20 Imposte 0

1 C Utile 80 Imposte 22

C2 Perdita -50 Imposte 0

Totale 110 30,25

A Utile 30 Imposte 8,25

2 A2 Perdita -10 Imposte 0

Totale 20 5,5

TOT. 130 35,75

ESEMPIO. Il vantaggio del consolidato è la possibilità di evitare che dal gruppo escano dei mezzi finanziari, nel senso che nel

gruppo se abbiamo una società in perdita questa perdita va a compensare gli utili delle altre società del gruppo: si ha una

compensazione degli utili con le perdite da qui un imponibile fiscale che si riduce. Questa finanza, necessaria a pagare le imposte

che rimane all’interno del gruppo, dà un vantaggio a chi ha le perdite proprio perché si ha una loro monetizzazione immediata. Se

abbiamo una holding composta da una società A (70%), una società B (80%), una società C (100%). La società A controlla per il

70% A2; C controlla il 70% di C2. Ognuna delle società fa una propria dichiarazione dei redditi. Nel consolidato fiscale non si

eliminano le operazioni infragruppo, ma è l’operazione di aggregazione di tutti i risultati aderenti al consolidato fiscale. Il

consolidato fiscale si può effettuare solo se c’è un requisito di controllo: A2 non può partecipare al consolidato fiscale di H in

quanto H non ha una partecipazione in A2 del 50% ( ). Inoltre, se A vuole essere nel consolidato di H allora non può

70%*70%=49%

effettuare un consolidato con A2 in quando deve scegliere se essere consolidante o consolidato. Il perimetro del consolidato

fiscale può essere scelto a discrezione delle società: H può consolidare A, H può consolidare A e B, H può consolidare C, etc.

mentre nel consolidato fiscale mondiale bisogna inserire tutte le società nel consolidato ( ). Se il vantaggio è

no libertà di perimetro

quello di compensare le perdite ( ),

il risultato nell’aggregazione viene considerato nel complesso, non in base alle quote di partecipazione

bisogna tirare dentro nel consolidato più società possibili in perdita. Di conseguenza, possiamo consolidare A con A2 ed H con

B+C+C2; rispetto al caso di non aggregazione dove il risultato da pagare era pari a 57,75 si ha differenza di quasi 20€ grazie alla

monetizzazione delle perdite. Ma chi trae beneficio? La società B che è in perdita se non fa il consolidato le riporta negli anni

successivi, mentre se fa il consolidato la società B riceve il risparmio delle imposte di H e C. Di conseguenza dalle casse di H

escono comunque, nel consolidato, 27,5 i quali una parte va a B ed una parte esce dal perimetro verso l’erario (22=27,5-

20*27,5%); mentre la società C paga all’erario 8,25 (=22-(50*27,5%)). Le società in perdita rendono le perdite immediatamente

liquide. Le perdite anteriori all’esercizio dell’opzione del consolidato sono utilizzabili solo dal soggetto che le ha realizzate.

ESEMPIO. L’altro vantaggio del consolidato è la possibilità di trasferire all’interno del gruppo l’eccedenza di interessi passivi e

di ROL. Pensiamo di avere una holding H che controlla A (51%) e B (49%). Inoltre, H riceve dividendi per un ammontare X e

interessi passivi per un ammontare 10. Supponiamo, inoltre, che A abbia un ROL pari a 100 ed interessi passivi per 10, con un

utile ante imposte di 100; mentre B abbia un ROL per 100 ed interessi passivi per 10, con un utile ante imposte di 10; mentre H ha

un utile ante imposte di 5. Dato che tutte e tre le società sono in utile, conviene fare il consolidato fiscale? È indifferente, non si

alcun tipo di vantaggio. Chi lo può fare? Solo H con A, con B non può entrare nel consolidato in quanto manca il requisito del

controllo. Ciò nonostante può essere interessante fare il consolidato tra H ed A perché la norma che disciplina la deducibilità degli

interessi passivi afferma che essi sono deducibili nel limite degli interessi attivi e l’eccesso nel limite del 30%del ROL. In una

holding industriale i dividendi non vanno nella voce A tra i ricavi del CE ma nella gestione finanziaria e solitamente il ROL in una

holding industriale è pari a zero. Quindi la holding industriale di per sé può dedursi gli interessi passivi solo nel limite degli

interessi attivi e l’eccesso nel 30% del ROL, questo vuol dire che solitamente non vengono dedotti gli interessi. Ma visto che nel

consolidato il ROL può essere portato nel gruppo, andiamo a controllare la società A: la società deve dedurre 10 di interessi

passivi, il ROL minimo che ci serve è pari a 33 ( ) e quindi l’eccedenza di ROL è pari a 67 ( ) e può

X*30%=10, X=10/30%=33 =100-33

essere dato alle altre società del gruppo. Tale eccedenza di ROL può essere utilizzato dalla holding per dedurre i suoi interessi

passivi, la holding può utilizzare al massimo 67*30%. Sapendo che la società ha interessi passivi per 10, alla holding serve per

poter dedurre gli interessi 33. L’eccedenza di ROL residuo che si porta avanti è pari a 33 (67-33). In altre parole: in totale il

gruppo ha 20 di interessi passivi (10+10) e di ROL pari a 100 meno il 30% del ROL è pari a 30 da cui si possono dedurre tutti gli

interessi passivi pari a 20. NB: non è da considerare l’eccedenza del 30% di ROL, ma l’eccedenza di ROL.

Consolidato mondiale

Dal punto di vista “soggettivo” si hanno da un lato ( ) controllante/consolidante, ossia società di capitali o ente

1

commerciale residente, in posizione apicale nel gruppo e dall’altro lato ( ) consolidate/controllate, ossia società ed

2

enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti. Il controllo è dato da una partecipazione diretta o

indiretta al capitale sociale ed agli utili della partecipata per più del 50%. Non possono qualificarsi come tali le società

e gli enti di qualsiasi tipo non residenti, neanche qualora abbiano una stabile organizzazione in Italia. Il soggetto non

residente che detiene le partecipazioni in tutte le sue società controllate non residenti attraverso una stabile

organizzazione localizzata in Italia, non può accedere al consolidato mondiale ( discriminazione di una stabile

). L’opzione per il consolidamento è una scelta

organizzazione in Italia di un soggetto non residente rispetto ad un residente

discrezionale della sola controllante, dove vale il principio “all in all out” e deve esserci identità di periodo d’imposta.

È obbligatoria la revisione del bilancio di tutte le società ed è vincolante per 5 esercizi ( ).

per 3 in caso di rinnovo

L’esercizio dell’opzione è subordinato all’esito positivo dell’interpello ordinario proposto all’Agenzia delle entrate

con il quale la controllante può richiedere anche ulteriori semplificazioni per la determinazione del reddito. Il reddito

24

consolidato avviene: ( ) in misura proporzionale alla partecipazione e ( ) nel periodo d’imposta in corso alla data di

1 2

chiusura dell’esercizio delle controllate. La quota di partecipazione è quella alla data di chiusura del bilancio della

controllata o, se maggiore, alla data di approvazione del bilancio stesso. Il cambio da adottare è quello del giorno di

chiusura dell’esercizio della controllata. Le controllate si limitano a presentare alla controllante il proprio bilancio

revisionato. Il reddito delle società consolidate va rideterminato tenendo conto: ( ) delle disposizioni sul reddito

1

d’impresa e ( ) delle rettifiche di consolidamento. Il carico tributario del consolidato è determinato: ( ) come

2 i

sommatoria degli imponibili di riferimento; ( ) applicando l’aliquota IRES; ( ) considerando le detrazioni, ritenute e

ii iii

crediti d’imposta della controllante. 25

FISCALITA’ INTERNAZIONALE: LOCALIZZAZIONE DEI REDDITI

La localizzazione dei redditi è un fenomeno molto frequente, portare i propri “affari” all’estero significa imbattersi in

una differente fiscalità rispetto a quella italiana. Oltre alle persone fisiche anche quelle giuridiche possono decidere di

espandere la propria attività all’estero, da qui si possono individuare diverse forme giuridiche utili per poter spostare

l’attività quali rappresentati in loco, forme dirette tramite società e via dicendo.

I principi di tassazione italiani si distinguono nel seguente modo:

1) World wide taxation. Per i soggetti residenti, fisiche e giuridiche, si applica il principio della tassazione del

reddito mondiale sulla base del quale sono tassati tutti i redditi ovunque prodotti;

2) Source based taxation. Per i soggetti non residenti si applica il principio della territorialità sulla base del quale

sono tassati soltanto i redditi prodotti nel territorio dello Stato ( ).

tali soggetti potranno usufruire di crediti di imposta

L’ordinamento, pertanto, prevede per ciascuna categoria di reddito, sia ai fini IRPEF, sia ai fini IRES, dei “criteri di

localizzazione”, ossia di stabilire i criteri in base ai quali identificare il luogo in cui il reddito si considera prodotto.

Tali criteri di localizzazione sono individuati dall’art. 23 Tuir e rappresentano i criteri in base ai quali il reddito di un

soggetto non residente, persona fisica, si considera prodotto in Italia ( e in quanto tale risulta imponibile sullo stesso

); valendo anche: ( ) per la determinazione del reddito prodotto in Italia dalle persone giuridiche non residenti,

territorio i

per effetto del rinvio operato dall’art. 151, c. 2; ( ) per la localizzazione dei redditi prodotti all’estero dai soggetti

ii

residenti in Italia, per effetto del rinvio operato dall’art. 165, c. 2.

CRITERI LOCALIZZAZIONE REDDITI, ART. 23 TUIR

Per i redditi di origine patrimoniale rileva il luogo in cui è situata la fonte reddituale, infatti:

Redditi fondiari: prodotti in Italia se l’immobile è situato in Italia;

Redditi di capitale: prodotti in Italia se é residente in Italia il soggetto che li corrisponde

Per i redditi che derivano dallo svolgimento di un’attività, vale il luogo in cui è svolta l’attività, infatti:

Redditi di lavoro: prodotti in Italia se derivano da attività svolte in Italia;

Redditi d’impresa: prodotti in Italia se derivano da attività svolte in Italia mediante “stabile organizzazione”.

I redditi diversi sono prodotti in Italia se derivano da beni situati in Italia o se le plusvalenze sono relative a società residenti in Italia.

Esaminiamo, a tal proposito, le implicazioni fiscali che potrebbero emergere nel caso in cui un soggetto persona fisica

decida di modificare la propria residenza, trasferendo la stessa fuori dall’Italia.

Imponibile dividendo distribuito 49,72% 74580

IRPEF 25248

Dividendo netto 124752

CASO A) Supponiamo che una persona fisica residente in Italia detenga una partecipazione ( ) in una società di capitali

qualificata

italiana e che venga distribuito un dividendo di € 150.000. In caso di trasferimento della residenza effettiva in Francia, il soggetto

diventa “non residente”. Il dividendo distribuito dalla società a un soggetto non residente viene comunque tassato in Italia in

quanto risulta essere un reddito di capitale e questi sono da considerarsi generati nel territorio dello Stato dove sono prodotti. Per

la tassazione bisogna andare a vedere se è presente o meno una convenzione: ( ) se non è presente, viene applicata una ritenuta

i

piena ( ); se è presente, invece, si andrà a vedere il regime convenzionale. In particolare l’art. 10 della convenzione Italia-

26%

Francia ( ) prevede che il dividendo è imponibile in Francia, tuttavia l’imposta comunque applicabile in Italia non potrà

anomala

eccedere il 15% dell’ammontare lordo dei dividendi distribuiti al beneficiario effettivo residente in Francia ( pertanto risulterà in capo

).

al soggetto persona fisica un credito per imposte pagate all’estero

Imponibile IRPEF 150000

Aliquota progressiva (57670)

Reddito netto 92330

CASO B) Supponiamo che una persona fisica residente in Italia ricopra il ruolo di amministratore in una società di capitali

italiana, percependo degli emolumenti di 150000€: ( ) in caso di soggetto con partita iva che svolge l’attività di amministratore

i

nell’ambito della professione, saranno applicabili le disposizioni che determinano il reddito di lavoro autonomo; ( ) in caso di

ii

soggetto senza partita iva, il reddito conseguito dalla percezione degli emolumenti sarebbe assimilabile, e di conseguenza

determinato, secondo le disposizioni relative al reddito di lavoro dipendente. In caso di trasferimento della residenza effettiva in

Francia, secondo quanto previsto dagli art. 24 e 25 del D.P.R 600/1973:

- Se la prestazione è svolta in Italia, ai compensi è applicata una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 30% ( ed

);

eventuale ulteriore imposizione, se prevista, in Francia

- Se la prestazione è svolta all’estero, i compensi sono esclusi dall’applicazione della ritenuta in Italia.

I soggetti diversi dalle persone fisiche e, in particolare, società di persone ed associazioni soggette a Irpef ( art. 5, c. 3,

) e società di capitali ed enti soggetti a Ires ( ), si considerano residenti in Italia se, per la

lett. d) Tuir art. 73, c. 1 Tuir

maggior parte del periodo di imposta, hanno nel territorio dello Stato ( ) la sede legale, o ( ) la sede

i ii

dell’amministrazione o ( ) l’oggetto principale dell’attività. Ai sensi dell’art. 81 Tuir, le società e gli enti residenti nel

iii

territorio dello Stato sono assoggettati a tassazione sul reddito complessivo da qualsiasi fonte esso provenga, e

determinato secondo le regole sul reddito d’impresa di cui agli artt. da 81 a 116 Tuir. Nel caso in cui la società o l’ente

commerciale non residente abbia una stabile organizzazione nello Stato: ( ) se vi è stabile organizzazione, i singoli

i

redditi perdono la loro qualificazione tipica, e sono “attratti” nell’orbita del reddito d’impresa della stabile

organizzazione; ( ) se non vi è stabile organizzazione, i redditi della società o ente non residente conservano la

ii

qualifica di redditi isolati della singola categoria di appartenenza e l’imponibile sarà dato dalla loro somma.

ESEMPIO. Società con sede in Lussemburgo la prima cosa da fare è controllare lo statuto per vedere dove è la sede legale. Si può

avere un ipotesi tale per cui un soggetto ha la sede legale in Svizzera che però viene gestita da soggetti italiani che la gestiscono in

Italia. Una società può essere straniera ma residente in Italia se vado a guardare la sostanza. Altro aspetto è l’oggetto principale,

infatti una società lussemburghese può possedere uno stabilimento in Italia, siamo di fronte ad un soggetto straniero residente in

26

Italia. La sede legale è un aspetto formale invece per quanto riguarda l’oggetto principale bisogna valutarlo. Se ad es. una società

francese possiede 10 stabilimenti di cui 9 in USA e 1 in Italia l’oggetto principale sarà negli Stati Uniti. Se è verificato uno di

questi 3 aspetti ( ) la società viene considerata residente. Ci possono essere

sede dell’amministrazione, sede legale e oggetto principale

dei casi di doppia residenza. I soggetti non residenti e gli enti commerciali residenti sono soggetti a tassazione solo per i redditi

prodotti in Italia. Se non c’è stabile organizzazione i redditi sono prodotti secondo la loro categoria dei redditi. Un soggetto

detiene un immobile in Italia, che tipo di reddito produce? Reddito fondiario. Una società inglese possiede uno stabilimento che

produce vernici, produce reddito di impresa, se acquista un appartamento a Milano e lo affitta, la norma locale dice che rientra nel

reddito di impresa di tale società, però bisognerà guardare la Convenzione. La Barclays Bank ad esempio è una società che svolge

una attività commerciale in Italia attraverso una stabile organizzazione però rimane lo stesso una società non residente.

Controllo e foreign companies

L’obiettivo della norma del controlled foreign companies ( ) è evitare che mediante costruzioni (

CFC entità controllate da

) si possano ottenere dei risparmi di imposta in modo

soggetti residenti ubicate in paesi o territori con regimi fiscali di favore

indefinito nel tempo ottenendo in modo legittimo importanti risparmi, è il fenomeno di elusione internazionale c.d. tax

deferral ( cosa succede se un soggetto italiano decide di comperare dei beni dalla Cina ed, invece, di acquistare direttamente dalla

Cina decide di interporre nel flusso dei beni una società residente in un paradiso fiscale: la società potrebbe avere delle funzioni

). In linea generale, la norma

legittime ma se i profitti non sono rimpatriati si viene a generare un sostanzioso risparmio fiscale

espressa all’ art. 167 Tuir, prevede che i redditi conseguiti dal soggetto estero partecipato, calcolati, con alcune

eccezioni, secondo le norme previste dal Tuir per la determinazione del reddito d'impresa, siano imputati, a decorrere

dalla chiusura dell'esercizio o periodo di gestione di quest'ultimo, per trasparenza (

indipendentemente quindi dalla

), al soggetto residente, purché quest'ultimo detenga una partecipazione di controllo nel primo

effettiva distribuzione

proporzionalmente alla quota di partecipazione stessa. Rispetto all’ambito soggettivo possiamo individuare: ( )

1

persone fisiche residenti; ( ) società di capitali, società cooperative e di mutua assicurazione residenti; ( ) enti

2 3

commerciali e non commerciali residenti. La disciplina CFC si applica anche ai redditi delle stabili organizzazioni di

soggetti non residenti localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata.

Il requisito del controllo prevede che il controllo della CFC può essere diretto o indiretto, anche tramite società

fiduciaria o interposta persona. È necessario che oltre al controllo debba individuarsi anche una partecipazione, da

parte del/i soggetto/i controllante/i italiano/i, all’utile della CFC e, quindi, la disponibilità, in capo a quest’ultimo/i, del

reddito della medesima. Per le persone fisiche, ai fini della verifica della sussistenza del controllo, si computano anche

i voti spettanti ai familiari di cui all’art. 5, comma 5, TUIR.

Il reddito del soggetto non residente ( ) sono imputati al soggetto residente per trasparenza in proporzione alle

i

partecipazioni detenute al termine dell’esercizio o periodo di gestione, anche se non percepiti ( anticipazione del

); ( ) sono determinati secondo le disposizioni del TUIR in materia di reddito di impresa (

momento impositivo ii salvo art.

); ( ) sono soggetti a tassazione separata; ( ) scontano l’aliquota media applicata al reddito complessivo netto

86 co 4 iii iv

del soggetto residente; ( ) l’aliquota media applicata non può essere inferiore al 27%.

v

Per evitare la doppia tassazione, gli utili distribuiti dal soggetto estero non concorrono a formare il reddito del

soggetto residente fino all’ammontare del reddito conseguito dal soggetto estero già imputato al soggetto residente

( ); inoltre, le imposte pagate sugli utili dal soggetto estero sono ammesse in detrazione fino a

anche in esercizi precedenti

concorrenza di quelle determinate con tassazione separata.

La disciplina CFC non si applica se il soggetto residente dimostra, anche attraverso Interpello Preventivo ai sensi

dell’art. 11 L. 212/2000, che ( ) la società o ente non residente svolge un’effettiva attività industriale o commerciale,

a

come sua principale attività, nel mercato ( ) dello Stato o territorio di

inteso come mercato di sbocco o approvvigionamento

insediamento ( ); oppure ( ) dalle partecipazioni non consegue l’effetto di localizzare i redditi in Stati

art. 167 c. 5 lett. a b

o territori diversi da quelli di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’art. 168-bis.

Ai sensi del nuovo comma 5-bis la previsione di cui alla suddetta lettera a) del comma 5, non opera qualora i proventi

della società o altro ente non residente provengano per più del 50%:

- Dalla gestione, dalla detenzione o dall’investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie;

- Dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale o artistica;

- Dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la società

che controlla la società o l’ente non residente, compresi i servizi finanziari.

Con il D.L. 78/2009, la disciplina di cui al comma 1 dell’art. 167 è stata estesa anche ai Paesi non Black List ( territori o

stati individuati con decreti ministeriali in funzione di ( ) livello di tassazione sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia,

i

( ) mancanza di un adeguato scambio di informazioni, ( ) altri criteri equipollenti – si considera livello di tassazione

ii iii

sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia un livello di tassazione inferiore al 50 % di quello applicato in Italia. Si

considerano in ogni caso privilegiati i regimi fiscali speciali che consentono un livello di tassazione inferiore al 50 % di quello

applicato in Italia, ancorché previsti da Stati o territori che applicano un regime generale di imposizione non inferiore al 50 per

cento di quello applicato in Italia. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate viene fornito un elenco non tassativo

) quando siano verificate congiuntamente le condizioni di cui al nuovo comma 8 bis:

dei regimi fiscali speciali

a) Tassazione effettiva inferiore a più della metà di quella cui la controllata estera sarebbe stata soggetta se

fiscalmente residente in Italia;

b) Conseguimento di proventi della controllata estera, derivanti per più del 50% dalla: ( ) gestione, detenzione o

i

dall’investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie; ( ) cessione o dalla concessione in

ii 27

uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica, nonché; ( ) prestazione di servizi

iii

nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la società o l’ente non residente, ne sono

controllati o sono controllati dalla stessa società che controlla la società o l’ente non residente, ivi compresi i

servizi finanziari.

I criteri per determinare con modalità semplificate l’effettivo livello di tassazione di cui alla precedente lett. a) sono

disposti tramite un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate. Ai sensi del comma 8-ter è prevista la

possibilità di disapplicare le disposizioni di cui al comma 8-bis se il contribuente residente dimostra che

l’insediamento all’estero non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale.

A tale fine potrà essere interpellata preventivamente l’Amministrazione Finanziaria, così come indicato al comma 5

dell’art. 167. Prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento l’amministrazione finanziaria notifica

all’interessato un avviso con il quale viene concessa la possibilità di fornire entro 90 giorni la prova per la

disapplicazione delle disposizioni in materia di CFC.

ESEMPIO. Immaginiamo che un soggetto acquisti beni da terze parti in Cina ad un prezzo di 10. Questi beni vengono acquistati

da una società italiana e venduti per 100. Questa società genera un profitto di 90. Se questa società decide di avere una propria

controllata ad Hong Kong, li rivende alla società italiana a 80 che li rivende per 100. In Italia viene fatto 20 di profitto mentre ad

Hong Kong 70. Il profitto complessivo del gruppo viene ripartito. La norma prevede che i profitti realizzati ad Hong Kong sono

immediatamente tassabili in Italia ( ). Il reddito prodotto dalla società di Hong Kong è attribuito per trasparenza alla

data CFC

società italiana. Il reddito di 70 viene attribuito immediatamente, nello stesso anno, alla società italiana. A chi si applica questa

norma? A tutti i soggetti residenti in Italia. Quindi quando una persona fisica italiana ha una partecipazione posseduta negli Stati

Uniti tramite una holding risedente in un paradiso fiscale, il controllo deve essere diretto o indiretto anche mediante interposta

persona, il reddito viene direttamente imputato al primo soggetto residente in Italia.

Persona fisica che possiede una società in Francia che possiede una società in Germania, in Belgio e in un paradiso fiscale, il

reddito prodotto dal soggetto residente in un paradiso fiscale è direttamente imputabile alla persona fisica. Si ferma al primo

soggetto controllante residente in Italia. L’attribuzione avviene in base alle quote possedute. Il reddito attribuito è quello prodotto

dalla società residente dal paradiso fiscale ma rideterminato secondo le norme fiscali italiane.

CASO A

100%

Società A

Società B

CASO B

100%

100%

Società A

Società B 31%

Società CFC

Il reddito proveniente subisce una tassazione separata, scontando l’aliquota media che non può essere inferiore al 27,5%. Se il

dividendo arriva in Italia avremmo un fenomeno di doppia imposizione. La norma ha stabilito che tali dividendi non concorrono a

formare il reddito fino all’ammontare del reddito conseguito dal soggetto estero già imputato al soggetto residente. Se la società

residente in un paradiso fiscale è soggetta ad imposte nel paradiso fiscale, queste sono ammesse in detrazione fino a concorrenza

di quelle determinate con tassazione separata. Possono essere disapplicate queste norme? Si! Vi è la possibilità di richiedere un

interpello disapplicativo preventivo ai sensi dall’art. 11 dello statuto del contribuente se si riesce a dimostrare che si svolge una

attività industriale o commerciale come principale attività.

Valutiamo se e quali vantaggi fiscali possano rilevarsi confrontando il trattamento tributario applicabile nel caso di una

società italiana A che possegga ( ) direttamente una partecipazione in una società B che ha sede in un Paese a

CASO A

fiscalità normale oppure ( ) una partecipazione in una società che ha sede in un Paese a fiscalità normale, per il

CASO B

tramite di una CFC.

CASO A) Ipotizziamo che la Società B consegua un reddito, al netto delle imposte ordinarie versate nello stato di residenza, di €

100000. In caso di distribuzione: i dividendi distribuiti da B sono tassati in capo ad A con applicazione dell’aliquota Ires 27,5%

sul 5% dell’ammontare distribuito: € 100.000*1,375%= €1.375

Totale dividendo netto conseguito da A € 98.625.

CASO B) Ipotizziamo che ( la Società B consegua un reddito, al netto delle imposte ordinarie versate nello stato di residenza, di

i)

€ 100000 che sarà distribuito alla CFC; ( ) supponiamo che il reddito conseguito dalla CFC sia soggetto a tassazione con aliquota

ii

al 10%:

1. La società CFC versa imposte per € 10.000, conseguendo un reddito/dividendo netto di € 90.000.

2. Alla società italiana verrà attribuito per trasparenza un reddito pari ad € 100.000 che sconta l’imposta al 27,5%.

Scomputando dall’imposta dovuta, quanto già versato dalla società CFC, si ha un’imposta netta pari ad € 17.500.

3. L’utile netto della controllante italiana sarà pari ad € 72.500 (€ 90.000 – € 17.500).

Il dividendo distribuito dalla CFC non concorre alla formazione del reddito perché inferiore (€ 90.000) al reddito imputato per

trasparenza (€ 100.000).

Esimente di cui all’art. 167 c. 5 lett. A:

1. La società CFC versa imposte per € 10.000, conseguendo un reddito/dividendo netto di € 90.000.

2. La società italiana riceve il dividendo di € 90.000 e applicata l’imposta al 27,5% (imposte dovute € 27.500).

Non si applica l’attribuzione per trasparenza del reddito ma complessivamente le imposte versate sono pari ad € 17.500, tenuto

conto del credito di imposta estero.

Esimente di cui all’art. 167 c. 5 lett. B:

1) La società CFC versa imposte per € 10.000, conseguendo un reddito/dividendo netto di € 90.000. 28

2) La società italiana riceve utili da partecipazione per € 90.000 sui quali sconta l’imposta al 27,5% limitatamente al 5%

dell’importo complessivo, ai sensi dell’art. 89 c. 3 (imposte dovute € 1.238).

Complessivamente le imposte versate sono pari ad € 11.238.

Valutiamo i due precedenti casi sostituendo alla Società A un soggetto persona fisica.

CASO A.1) Ipotizziamo che ( ) la Società B consegua un reddito, al netto delle imposte ordinarie versate nello stato di residenza,

i

di € 100.000. In caso di distribuzione: i dividendi distribuiti da B entrano per il 49,72% nel reddito complessivo del soggetto

persona fisica scontando l’aliquota progressiva del 43%: € 100.000*21,38%= €21.380. Totale dividendo netto conseguito dal

soggetto persona fisica € 78.620.

CASO B.2) Ipotizziamo che ( ) la Società B consegua un reddito, al netto delle imposte ordinarie versate nello stato di residenza,

i

di € 100.000 che sarà distribuito alla CFC; ( ) supponiamo che il reddito conseguito dalla CFC sia soggetto a tassazione con

ii

aliquota al 10%:

1) La società CFC versa imposte per € 10.000, conseguendo un reddito/dividendo netto di € 90.000.

2) Al socio persona fisica sarà attribuito per trasparenza il reddito di € 100.000 sul quale sconterà l’applicazione

dell’aliquota progressiva del 43%. Scomputando dall’imposta dovuta, quanto già versato dalla società CFC, si ha un’imposta

netta pari ad € 33.000. Totale dividendo netto del soggetto persona fisica pari ad € 57.000 (€ 90.000 – € 33.000).

In caso di successiva distribuzione, il dividendo non concorrerà alla formazione del reddito imponibile nel limite di quanto già

tassato per trasparenza in capo al socio (art.47, c. 4).

Esimente di cui all’art. 167 c. 5 lett. A:

1. la società CFC versa imposte per € 10.000, conseguendo un reddito/dividendo netto di € 90.000.

2. il soggetto persona fisica riceve il dividendo di € 90.000 e applica l’imposta al 43% (imposte dovute € 43.000).

Non si applica l’attribuzione per trasparenza del reddito ma complessivamente le imposte versate sono pari ad € 33.000, tenuto

conto del credito di imposta estero.

Esimente di cui all’art. 167 c. 5 lett. B:

1. la società CFC versa imposte per € 10.000, conseguendo un reddito/dividendo netto di € 90.000.

2. il soggetto persona fisica riceve il dividendo di € 90.000 sui quali sconta l’imposta al 43% limitatamente al 49,72%

dell’importo complessivo, ai sensi dell’art. 47 c. 4 (imposte dovute € 19.242).

Complessivamente le imposte versate sono pari ad € 29.242.

Indeducibilità dei costi

L'art. 110 c. 10 del Tuir dispone che le spese e gli altri componenti negativi, derivanti da operazioni che hanno avuto

concreta esecuzione, intercorse con imprese residenti o localizzate in Stati e territori a fiscalità privilegiata sono

ammessi in deduzione nel limite del loro valore normale, ossia che vi è la possibilità di richiedere interpello

disapplicativo preventivo se si riesce a dimostrare l’interesse economico. La disposizione si applica alle società di

capitali e alle società di persone, ma anche alle imprese individuali e alle stabili organizzazioni in Italia di società

estere. Con riferimento ai soggetti localizzati nei paradisi fiscali, il termine imprese deve intendersi riferito ad ogni

forma di organismo societario giuridicamente riconosciuto nello Stato estero. Le disposizioni di cui alla precedente

norma, non si applicano, secondo quanto specificato al comma 11 dello stesso articolo, quando le imprese residenti in

Italia forniscano la prova che le operazioni poste in essere rispondono a un effettivo interesse economico e le stesse

hanno avuto concreta esecuzione. Tale prova contraria può essere fornita dal contribuente:

- Preventivamente, presentando istanza di interpello ex art. 21 della L.413/91;

- Nel corso della procedura di accertamento, in risposta all'apposito avviso notificato dall'Amministrazione

finanziaria ( ).

entro 90 giorni dalla richiesta

Ai sensi dell'art. 110 c. 12 del Tuir, le disposizioni di cui ai c. 10 e 11 non si applicano per le operazioni intercorse con

soggetti non residenti cui risultino applicabili gli artt. 167 del Tuir. Secondo l'Agenzia dell’Entrate tale disposizione

chiarisce che, ove ne ricorrano i presupposti, le disposizioni CFC si applicano prioritariamente rispetto al suddetto

regime di indeducibilità dei costi.

Al comma 12 bis è, inoltre, disposto che tale regime ( ) si applica anche alle prestazioni di servizi rese dai

commi 10 e 11

professionisti domiciliati in Stati o territori a fiscalità privilegiata individuati con Decreto. 29

FISCALITA’ INTERNAZIONALE: LA STABILE ORGANIZZAZIONE

Società ed enti commerciali non residenti producono un reddito d’impresa imponibile in Italia solo se, nel territorio

dello Stato, operano per mezzo di una “stabile organizzazione”. La nozione generale di stabile organizzazione

delineata all’art. 5 del modello OCSE contro le doppie imposizioni è stata poi recepita dall’ordinamento tributario

italiano all’art. 162 c.1 Tuir, il quale dispone che: l’espressione stabile organizzazione designa una sede fissa di affari

per mezzo della quale l’impresa non residente esercita in tutto o in parte la sua attività sul territorio dello Stato.

Considerate le regole di territorialità previste per l’applicazione delle imposte sui redditi, la definizione di stabile

organizzazione risulta essere fondamentale per identificare l’ubicazione della fonte del reddito nonché la stessa

localizzazione dell’attività produttiva. Gli elementi che contraddistinguono la sussistenza di una stabile organizzazione

sono ( ) la collocazione durevole e fisicamente tangibile di un apparato strumentale nel territorio nazionale (

i es. locali,

) e ( ) lo sfruttamento di tale apparato per svolgere attività commerciale.

attrezzature, personale dipendente ii

Sede d’affari Uno spazio fisico circoscritto che insiste sul territorio adibito allo svolgimento dell’attività d’impresa

First place of business test Non rileva il titolo giuridico che consente l’impiego

Aspetto temporale L’organizzazione deve essere tale da poter essere utilizzata in maniera durevole

Permanence test Non si deve valutare solo il dato oggettivo ma anche l’elemento intenzionale oltre che la specifica attività d’impresa

La sede d’affari non deve avere carattere di precarietà, ma essere stabilmente legata al territorio: l’approccio da seguire è

Aspetto spaziale quello della delimitazione territoriale, anche un’installazione mobile che si mantiene nell’ambito di un’area determinata

Location test nello Stato può essere stabile organizzazione ( ).

es. impianti di trivellazione mobili, miniere, stanze di albergo, mercati per stand

Utilizzo nell’attività di impresa L’installazione fissa deve essere utilizzata dal soggetto non residente nello svolgimento della sua attività d’impresa ( cd.

Business activity e connection test ) tale che sia strumentalmente connessa ad essa ( ).

“business activity” test cd. “business connection” test

Il disposto normativo dettato all’art. 162 non si limita solo a delineare genericamente i caratteri distintivi della stabile

organizzazione ma prevede anche una serie di ipotesi positive e negative di individuazione della stessa.

Al comma 2 sono individuate le definizioni positive: ( ) una sede di direzione; ( ) una succursale; ( ) un ufficio; ( )

a b c d

un’officina; ( ) un laboratorio; ( ) una miniera, un giacimento petrolifero o di gas naturale, una cava o altro luogo di

e f

estrazione di risorse naturali, anche in zone situate al di fuori delle acque territoriali in cui, in conformità al diritto

internazionale consuetudinario ed alla legislazione nazionale relativa all’esplorazione ed allo sfruttamento di risorse

naturali, lo Stato può esercitare diritti relativi al fondo del mare, al suo sottosuolo ed alle risorse naturali. Al comma 3

è individuata quale fattispecie a se stante l’attività svolta nell’ambito di cantieri di costruzione, di montaggio o di

installazione ovvero l’esercizio di attività di supervisione ad essi connesse: si considerano quali stabile organizzazione

solo se tali cantieri, progetti o attività abbiano una durata superiore a 3 mesi ( ).

duration test: nel modello OCSE, 12 mesi

Sono, invece, identificate nel comma 4 quali esemplificazioni negative: ( ) sede fissa di affari o installazione al solo

i

fine di deposito, esposizione o consegna di beni o merci; acquisto di merci; raccolta e fornitura di informazioni;

pubblicità; ricerca scientifica; analoghe attività aventi carattere preparatorio o ausiliario ( non essenziali né significative

); (ii) merci immagazzinate al solo fine di deposito, esposizione o

per l’impresa e svolte solo a beneficio dell’impresa stessa

consegna; trasformazione da parte di un’altra impresa; (iii) la disponibilità a qualsiasi titolo di computer ed impianti

ausiliari per la raccolta e trasmissione di dati finalizzati alla vendita di beni e servizi.

L'utilizzo da parte della casa madre di un agente dipendente ( ) configura un'ulteriore ipotesi di

persona fisica o società

stabile organizzazione “personale” qualora l'agente (-) operi per conto dell'impresa estera; (-) goda di poteri che gli

permettano di concludere nello Stato estero contratti in nome dell'impresa ( ) e ne

diversi da quelli di acquisto di beni

faccia uso abitualmente; (-) svolga attività diverse da quelle rientranti tra le ipotesi di esclusione di stabile

organizzazione di cui all'art. 162 c. 4 del Tuir. Ai sensi del comma 7, non si considera, che un'impresa di uno Stato

abbia una stabile organizzazione nell'altro Stato qualora: ( ) eserciti la propria attività tramite un mediatore, un

i

commissionario generale od ogni altro intermediario con status indipendente ( ); ( ) a

giuridicamente ed economicamente ii

condizione che tali persone agiscano nell'ambito della loro ordinaria attività. Nota: non è necessario avere dei dipendenti

per caratterizzare una stabile organizzazione; una società che esternalizza le sue funzioni, non perde la titolarità di imprenditore.

L’azienda è un complesso di beni organizzati e questi non devono essere per forza tangibili.

L'ultimo comma dell'art. 162 del Tuir enuncia un principio generalmente accettato e presente in tutte le convenzioni

contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia: un’impresa non residente, con o senza stabile organizzazione nel

territorio dello stato, controlli un’impresa residente, ne sia controllata, o che entrambe le imprese siano controllate da

un soggetto esercente o no attività di impresa non costituisce di per sé motivo sufficiente per far configurare una

qualsiasi di dette imprese quale stabile organizzazione dell’altra. La qualificazione di stabile organizzazione sussiste

qualora un'impresa abbia legami così intrinseci con la società madre tali da far diventare le società controllate, pur

dotate di uno status di soggetti autonomi, “vere e proprie strutture di gestione dell'impresa esercitata da altre società” e

qualora i rapporti di dipendenza o di compartecipazione siano tali da poter essere assimilati a quelli che intercorrono

con un agente dipendente. Si badi che le situazioni giuridiche che derivano dalla presenza in Italia di una stabile

organizzazione fanno capo al soggetto non residente, cui appartiene la stabile organizzazione. La stabile

organizzazione non è un soggetto giuridico autonomo, bensì una fattispecie con effetti costitutivi di situazioni

giuridiche che fanno capo al non residente. Per gli enti che hanno una stabile organizzazione, il reddito complessivo è

determinato secondo le disposizioni relative al reddito d’impresa. Si ha, quindi, come osservato in precedenza,

“attrazione” alla stabile organizzazione, e classificazione come reddito d’impresa, di ogni tipo di reddito prodotto in

Italia. Per la determinazione di tale reddito, è fatto obbligo all’ente o società non residente di redigere un apposito

conto economico, relativo alla gestione della stabile organizzazione e alle altre attività produttive di redditi imponibili

30

in Italia. La tassazione avviene come se la stabile organizzazione fosse un’entità autonoma, distinta dalla più vasta

organizzazione di cui è parte. Con riferimento alla determinazione del reddito d’impresa della stabile organizzazione,

l’art. 7 incorpora il principio cardine secondo cui, a meno che un’impresa di uno Stato contraente non abbia una

stabile organizzazione nell’altro Stato, i redditi dalla stessa prodotti non possono che essere tassati nello Stato di

residenza dell’impresa. La regola base prevede che gli utili/perdite siano attribuiti alla società: sono quelli che

conseguirebbe la stabile organizzazione se fosse un’impresa separata ed indipendente svolgente la stessa attività o

un’attività similare, nelle medesime o simili condizioni, tenendo in considerazione le funzioni svolte, gli assets

utilizzati e i rischi assunti dalla stabile organizzazione e dalle altre parti dell’impresa. Ne segue che per un soggetto

non residente è rilevante il reddito prodotto all’interno del territorio dello Stato come se fosse reddito d’impresa. Tale

regola si fonda, dunque, sulla finzione, valida in campo fiscale e non giuridico latu sensu, che la stabile

organizzazione sia una impresa separata ed indipendente sia dalla Casa Madre che da ogni altro soggetto ( c.d. “

): non si fonda sulla ripartizione del profitto globale dell’impresa tra Casa Madre e stabile

separate entity approach”

organizzazione, ma richiede che il reddito della stabile organizzazione sia determinato come se fosse un’impresa

indipendente ( ). Nel separate entity

possibilità di imprese globalmente in perdita e stabile organizzazione in utile, e viceversa

approach, il reddito viene determinato come se fosse una società separata, non vi è differenza tra il reddito prodotto da

una stabile organizzazione e il redditi prodotto da una società. I mmaginiamo una società che abbia uno stabilimento a

Milano e Bologna, fanno parte della stessa società ma sono due aziende differenti che redigono gli schemi di bilancio

È come avere una società controllata e si applicano

individualmente, lo stesso principio vale se lo stabilimento è all’estero.

tutte le regole in tema di prezzi del trasferimento: nel momento in cui vi sono transazioni tra società madre e stabile

organizzazione, è necessario fare l’analisi delle funzioni dei fatti per la corretta attribuzione del reddito, secondo una

attribuzione del prezzo a valore normale: tutte le transazioni avverano a valore normale.

Nel diritto tributario la stabile organizzazione da un punto di vista della determinazione del reddito è un’entità

autonoma ed indipendente, perché abbiamo un problema di allocazione del reddito e conseguentemente un problema

di richiesta del gettito, è quindi necessario determinare il reddito da un punto di vista autonomo. Non bisogna

confondere il “problema tributario” con quello societario: non è necessario per la stabile organizzazione avere un

capitale sociale, pubblicare un bilancio ecc. Se la società estera viene in Italia per aprirne un’altra, allora sarà

necessario avere un capitale sociale un collegio sindacale ecc. Quindi la società se incorre in dei rischi risponderà a

questi in ragione del suo capitale sociale, con la stabile organizzazioni, ci troviamo in una situazione di fatto e se ci

trovassimo di fronte ad una aggressione, essendo una articolazione della società estera, quando viene fatta ad es. una

richiesta per danni allora attacchiamo la società estera. Ipotizziamo che una banca straniera abbia 100 milioni di capitali e

che abbia una attività in Italia che richiede un minimo di 100 milioni, quindi tutto il capitale viene trasferito alla attività Italiana,

cosa succede con una stabile organizzazione? che questo trasferimento non è necessario, in quanto vado a colpire direttamente la

banca estera, perché non abbiamo bisogno di una replicazione del capitale sociale.

Tornando al diritto tributario, abbiamo un soggetto estero che sceglie tra costituire una società o una stabile

organizzazione, in quest’ultimo caso il reddito viene stabilito separatamente in quanto questa redige un CE e uno SP

autonomo come se fosse una società. Viene stilata questa norma perché altrimenti si avrebbe una discriminazione o

per le società o per le stabili organizzazioni, se avessi differenti determinazioni di reddito andremmo a favorire o

sfavorire una forma giuridica rispetto ad un’altra. Nota: nel momento in cui ci sono delle transazioni tra la società straniera e

la sua società nel territorio dello stato, abbiamo dei prezzi di trasferimento della merce; se la stessa cosa avviene tra la società

straniera e la sua stabile organizzazione abbiamo dei prezzi di trasferimento? No, non ha alcun senso che vi siano dei prezzi di

trasferimento all’interno della stessa entità giuridica è come se un negozio di scarpe in corso Vercelli finisce un modello e chiede a

quello di C.so Buenos Aires, non vi sono prezzi di trasferimento.

L’analisi per l’attribuzione degli utili alla stabile organizzazione contempla una “functional and factual analysis”, la

quale analisi serve proprio a determinare questi prezzi di trasferimento, solo ai fini fiscali, per la stabile

organizzazione; nonché la determinazione del prezzo at arm’s lenght, in conformità con le Linee Guida dell’OCSE in

materia di prezzi di trasferimento di tutte le transazioni con le imprese associate e con le altre parti della medesima

impresa ( ). La stabile organizzazione si considera un entità separata e indipendente, in virtù del principio

c.d. “dealings”

di «functionally separate entity» e alle operazioni poste in essere con la casa madre si applicano le disposizioni in

materia di transfer pricing. Per assicurare la neutralità fiscale delle scelte operative dei contribuenti che operano a

livello internazionale, il legislatore ha concepito un metodo di eliminazione della doppia imposizione, ossia il credito

d’imposta. Gli utili e le perdite della stabile organizzazione sono direttamente imputabili all’impresa estera, che

consolida questi risultati nei propri conti e alla quale spetta un credito d’imposta per le imposte sui redditi prodotti

all’estero mediante la stabile organizzazione ( ).

eliminazione della doppia imposizione

L’inserimento in un mercato straniero da parte di un’impresa di altro Stato può avvenire attraverso le seguenti formule

alternative, con riflessi fiscali del tutto differenti:

- Costituzione di un soggetto economico controllato ( ), il quale rappresenta un’entità del tutto distinta

subsidiary

dalla struttura originaria, dotata di completa autonomia giuridica, costituita e controllata dalla società madre;

- Costituzione di una succursale/stabile organizzazione ( ), sede secondaria con rappresentanza stabile, ma

branch

priva di autonomia giuridica. La branch è una sede fissa di affari, costituita da beni e/o persone, attraverso cui

una società residente in uno Stato esercita la propria attività in un altro Stato. Si tratta, dunque, di

un’articolazione operativa e amministrativa all’estero, ma non è un soggetto autonomo. Ne deriva che i risultati 31

della sua attività estera ( ) confluiscono nel bilancio della società di cui la branch rappresenta la

utile/perdita

“promanazione”.

La scelta tra l’apertura di una società all’estero ( ) e l’installazione di una stabile organizzazione ( ) non

subsidiary branch

rileva solo dal punto di vista “economico-strutturale”, ma anche dal punto di vista fiscale.

VANTAGGI APERTURA BRANCH VANTAGGI APERTURA SUBSIDIARY

Non è normalmente previsto un capitale ( ) minimo da rispettare, mentre nel La possibilità di isolare la responsabilità relativa alle

fondo di dotazione

caso della società di diritto locale tale capitale minimo è normalmente richiesto. operazioni condotte mediante la subsidiary, mentre, nel

In caso di perdite di gestione, le stesse hanno immediata valenza ( ) per la casa madre caso della branch la responsabilità è riferibile alla casa

ai fini Ires

italiana. Nel caso di società di diritto del Paese locale, invece, il recepimento delle perdite non è madre.

automatico. In particolare, qualora si svaluti la partecipazione della subsidiary, il relativo onere La possibilità di usufruire di benefici derivanti da eventuali

sarà indeducibile ai fini fiscali; l’unica strada per il recepimento delle perdite “estere” è il agevolazioni fiscali locali ( esenzione da imposte o aliquote

“consolidato fiscale mondiale”, il quale in virtù del principio “all in all out”, richiede ), non previsti per le branch.

ridotte

l’inserimento nel consolidato di tutte le società controllate estere. Maggiore semplicità amministrativa, ( le imprese italiane che

sono presenti all’estero mediante stabili organizzazioni devono

Il trasferimento dell’utile in capo alla casa madre non è generalmente assoggettato a ritenute conservare e gestire contabilità sezionali, non richieste nel caso di

alla fonte, mentre con la società di diritto del Paese ospitante i dividendi sono generalmente ).

subsidiary

assoggettati a ritenuta alla fonte.

L’art. 14 del D. Lgs. n. 147/2015 rubricato “Esenzione degli utili e della perdite delle stabili organizzazioni di imprese

residenti” ha disciplinato l’istituto del “branch exemption” il quale rappresenta una “deroga” al “worldwide taxation

principle” basato sul metodo del credito. Lo Stato italiano rinuncia alla potestà impositiva sugli utili realizzati

all’estero dalle stabili organizzazioni di un’impresa residente con la conseguenza però che non riconoscerà né il

credito per le imposte pagate all’estero, né le perdite fiscali conseguite, che non vanno più ad “abbattere” il reddito

imponile della casa madre. I principali elementi caratterizzanti l’istituto del branch exemption sono: ( ) l’irrevocabilità

1

dell’opzione; ( ) il principio “all in all out”; ( ) il “recapture” delle perdite; ( ) l’impossibilità di includere nel

2 3 4

perimetro di esenzione le “branch” localizzate in Stati o territori con un livello di tassazione significativamente

inferiore a quello interno. Esaminiamo come l’inserimento in un mercato straniero da parte di un’impresa di altro

Stato possa avvenire attraverso le seguenti formule alternative, con riflessi fiscali del tutto differenti:

A) Costituzione di un soggetto economico controllato ( ), il quale rappresenta un’entità del tutto distinta

subsidiary

dalla struttura originaria, dotata di completa autonomia giuridica, costituita e controllata dalla società madre;

B) Costituzione di una filiale/stabile organizzazione ( ), sede secondaria con rappresentanza stabile, ma

branch

priva di autonomia giuridica per la quale non viene adottata la branch exemption.

CASO A Società Stabile organizzazione

Reddito estero 100000 100000

Imposte (20000) (20000)

Reddito netto paese X 80000 80000

IRES (27500)

Credito di imposta 20000

Dividendi (27,5*5%) (1100)

Reddito netto 78900 72500

CASO A) Supponiamo che una società svolga la propria attività all’estero per il tramite di una società ( o per il tramite di una stabile

) nel Paese X, dove i redditi sono tassati con aliquota fiscale del 20%. Ipotizzando che il reddito prodotto all’estero

organizzazione

sia pari ad € 100.000 avremo la seguente situazione. Cosa succede in Italia? Lo stesso reddito, quindi 100, con la stabile

organizzazione viene riportato in Italia, sul quale si devono pagare il 27,5 % di imposte, ma io le ho già pagate nel paese straniero,

quindi con la stabile organizzazione si avrà un credito per le imposte pagate all’estero.

La società, invece, riporta in Italia un reddito che è già stato tassato sul quale verrà tassato il dividendo ad aliquota del 5% quindi

alla fine avrà una tassazione di circa il 21% ( ). In questo caso conviene la società in quanto la tassazione

0.2* 0,05  20% + 1% = 21%

nel paese estero è inferiore a quella italiana.

CASO B Società Stabile organizzazione

Reddito estero 100000 100000

Imposte (30000) (30000)

Reddito netto paese X 70000 70000

IRES (27500)

Credito di imposta 27500

Dividendi (27,5*5%) (963)

Reddito netto 69038 70000

CASO B) Supponiamo che una società svolga la propria attività all’estero per il tramite di una società (o per il tramite di una

stabile organizzazione) nel Paese X, dove i redditi sono tassati con aliquota fiscale del 30%. Ipotizzando che il reddito prodotto

all’estero sia pari ad € 100.000 avremo la seguente situazione. Cosa succede in Italia? Lo stesso reddito, quindi 100, con la stabile

organizzazione viene riportato in Italia, sul quale si devono pagare il 27,5 % di imposte, ma io le ho già pagate nel paese straniero,

quindi con la stabile organizzazione si avrà un credito per le imposte pagate all’estero.

La società, invece, riporta in Italia un reddito che è già stato tassato sul quale verrà tassato il dividendo ad aliquota del 5% quindi

alla fine avrà una tassazione di circa il 31 ). In questo caso conviene la stabile

% (0.3*0.05 = 0,015  30% + 1,5%=31,5%

organizzazione in quanto la tassazione nel paese estero è superiore a quella italiana.

CASO C Società Stabile organizzazione

Reddito estero (50000) (50000)

Imposte 0 0

Reddito prodotto in Italia 70000 70000

IRES (19250) (5500)

Il dividendo, prodotto da un soggetto estero, è imponibile in Italia ad una certa ritenuta, il rimpatrio di Utili della stabile

organizzazione, invece, non costituisce reddito da capitale prodotto in Italia da parte di società estera, e quindi non costituisce

materia imponibile. Viceversa il rimpatrio dei dividenti è imponibile in Italia. Reddito prodotto allo stesso modo e tassato alla

stessa aliquota, ma successivamente, ed è qui che insorgono le differenze, il rimpatrio dei soldi assume la forma di utili e di 32

dividendi. Sarà meglio, per il soggetto straniero, la stabile organizzazione. Perciò all’Italia conviene avere una società, poiché i

dividendi sono materia imponibile al contrario degli utili.

CASO C) Supponiamo che una società svolga la propria attività all’estero per il tramite di una società o stabile organizzazione nel

Paese X, dove i redditi sono tassati con aliquota fiscale del 30%. Ipotizzando che dall’attività svolta all’estero sia conseguita una

perdita avremo la seguente situazione. Nel caso della perdita prodotta dalla società, la compensazione con i redditi prodotti dalla

società italiana potrebbe avvenire solo in caso di adesione al consolidato. Nel caso di perdita quindi conviene avere una stabile

organizzazione perché abbiamo il consolidamento delle perdite avute all’estero con il reddito prodotto in Italia, e quindi

pagheremo minori imposte; ciò non avviene con la società perché le imposte le pago sul reddito prodotto dalla società italiana in

Italia. Fermo restando quanto illustrato, nel caso di società residente all’estero che decide di svolgere attività d’impresa in Italia,

dovrà essere inoltre valutato che ( ) in caso di costituzione di società, nel momento in cui i redditi prodotti in Italia dovranno

i

essere rimpatriati, tali redditi sconteranno una ritenuta alla fonte ( ); ( ) in caso di

nulla per l’applicabilità della direttiva madre/figlia ii

redditi prodotti dalla stabile organizzazione, questi non scontano alcuna ritenuta.

Gli uffici di rappresentanza

Gli “uffici di rappresentanza” sono la forma più semplice attraverso la quale un imprenditore estero può estendere la

propria presenza sul territorio italiano, generalmente essi hanno esclusivamente una funzione commerciale ausiliaria o

preparatoria per la penetrazione dell’azienda estera sul mercato italiano. Le funzioni che possono essere svolte sono

esclusivamente di carattere promozionale, di raccolta di informazioni, di ricerca scientifica e/o di mercato e non,

invece, di carattere produttivo e/o di vendita in senso proprio. Manca in sostanza, nell’ufficio di rappresentanza, la

dotazione di mezzi destinati allo svolgimento dell’oggetto dell’impresa estera ed il potere di rappresentanza ovvero la

possibilità per la persona preposta di agire in nome e per conto dell’imprenditore, impegnandolo nei confronti dei terzi

( ). Nell’ufficio di rappresentanza manca quella organizzazione imprenditoriale autonoma sul

c.d. rappresentanza stabile

piano gestionale e operativo che costituisce un centro di unificazione dei rapporti relativi ad una attività economica da

svolgersi in Italia. L’ufficio di rappresentanza, così definito, non costituisce un presupposto perché la società estera,

cui lo stesso fa capo, possa considerarsi un soggetto passivo ai fini della tassazione italiana. Esso rappresenta, per la

società estera, un mero centro di costo ( ) che non produce alcun

di norma integralmente deducibile per l’impresa madre

reddito e che, non essendo qualificabile come stabile organizzazione, non soggiace agli obblighi previsti per le sedi

secondarie. Si noti che quando l’Ufficio di Rappresentanza, nonostante la sua formale denominazione, svolga nei fatti

anche attività produttive o commerciali, esso potrà essere interpretativamente considerato quale stabile organizzazione

della società straniera, con l’effetto di divenire soggetto di imposta in Italia.

ESEMPIO. Ipotizziamo di essere una società che produce mobili della Brianza che decide di andare all’estero, quali sono i mezzi

a nostra disposizione per poter andare all’estero?

(1) Presenza di un rappresentante della società che va all’estero e propone ai potenziali clienti di comprare questi mobili. Dal

punto divista tributario: dato che non si è costituito nessuna società all’estero, la cessione perfezionata all’estero si intende

effettuata in Italia e non è imponibile all’estero; per meglio dire la cessione di beni non sarà imponibile nel paese dove

andranno a finire le merci, ma nel paese in cui viene effettuata la vendita. Il rappresentante è sicuramente l’ipotesi meno

costosa dal punto di vista tributario: le esportazioni sono imponibili nel territorio in cui risiede il soggetto che esporta, poi ci

saranno costi legati ai trasferimenti del rappresentante, etc.

(2) Assumere un rappresentante che si trova già all’estero ( ), possiamo avere due alternative

per ridurre i costi di trasferimento

( ) assumere un rappresentante che rappresenta solo la società o ( ) assumere un rappresentante che rappresenta anche altre

a b

società ( ). Ma quale è il regime tributario? Il rappresentate presenta un’eventuale vendita alla società, la quale si

meno costoso

impegna in primis ad effettuare la cessione e di conseguenza l’esportazione è imponibile in Italia ( ), inoltre ci

paese di società

sarà una commissione da pagare al rappresentante. Mentre, nel caso in cui abbiamo un rappresentante che dipende

direttamente dalla società la situazione è differente: probabilmente la società italiana ha una presenza all’estero più duratura.

(3) I clienti, ad es., vogliono una consegna più veloce nei beni ed inoltre i clienti vorrebbero che il rappresentante ( che

) abbia un potere di vendita direttamente. Si potrebbe dunque creare magazzino di mobili, prima di

rappresenta terzi

esposizione e poi di vendita in Francia. Il problema diventa differente perché la vendita non arriva più dall’Italia ma è

direttamente in Francia: per la quota parte del reddito prodotto in Francia la società dovrà pagare imposte in Francia.

Perché un soggetto passa da imprenditore individuale a società? Nella differenza tra le varie opzioni, quando si arriva a società

l’obiettivo non è risparmiare le imposte ma “tutelare” il patrimonio del soggetto italiano o del soggetto estero. La scelta non è una

scelta tributaria ma una scelta legata ad altre ragioni, dove le differenze tributarie sono minime: se si hanno società che

appartengono ad un gruppo, risponde solo la società che ha sede in quel determinato paese per la quantità del suo patrimonio.

Mentre se si ha una stabile organizzazione, va a rispondere tutto il gruppo per il totale del patrimonio. Quando parliamo di un

soggetto estero che viene in Italia in modo stabile, organizzata in una certa maniera, si ha di fronte al soggetto estero che opera in

Italia e quindi se viene a prodursi un danno risponde il soggetto estero. Mentre, invece, se si costituisce una società indipendente

( ) allora risponderà la sola società per il patrimonio a sua disposizione. Es. se andiamo a costituire una società di

ma in un gruppo

vernici o alimentari, i cui rischi legati ai risarcimenti danni, è meglio costituire una società; mentre se si ha un società assicurativa

o bancaria molto spesso vengono utilizzate forme di stabile organizzazione e lo fa per un ragionamento di un miglior utilizzo del

capitale questo perché se una banca straniera viene a costituirsi in Italia dovrà sottoporsi alla normativa italiana ( con minimo

) mentre se una banca straniera che viene a operarsi in Italia tramite una stabile organizzazione ovviamente il capitale

capitale, etc.

da utilizzarsi sarà quello della società straniera e non ci saranno più le normative italiane da seguire per il minimo di capitale ( si

).

farà riferimento alle disposizioni UE della capogruppo

Abbiamo, dunque, i seguenti casi: ( ) società italiana esporta all’estero, senza presenza in quel paese: l’esportazione non fa

1

sorgere nessun presupposto tributario ai fini delle imposte dirette nel paese estero; ( ) presenza di un soggetto all’estero: il

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DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per l'esame di Pianificazione Fiscale d'Impresa di Massimo Cremona, basato su appunti personali e studio del testo consigliato dal docente "Dispensa di Pianificazione fiscale".
Gli argomenti trattati sono: Cenni sulle imposte sui redditi in Italia; i redditi d’impresa; l’imposta sul reddito delle società (IRES); le persone fisiche e le attività aziendali; finanziamento delle attività aziendali con capitale proprio e finanziamenti; la tassazione di dividendi, interessi e capital gain per persone fisiche; la interposizione di holding di famiglia; le persone giuridiche e le attività aziendali; la tassazione di dividendi, interessi e capital gain per persone giuridiche; la interposizione di gruppo; i gruppi nazionali e internazionali; problematiche connesse al consolidato di gruppo; modalità di esercizio dell’attività aziendale: i concetti di controllate e stabile organizzazione in Italia e all’estero; la gestione finanziaria all’interno del gruppo; i prezzi di trasferimento; le operazioni straordinarie e la relativa fiscalità; le operazioni di fusione, scissione, trasformazione e conferimento; i principi di neutralità fiscale e continuità; l’operazione di liquidazione; le operazioni straordinarie transfrontaliere con specifico riferimento alle direttive EU.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elaisa1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pianificazione fiscale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Cremona Massimo.

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