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La persona al centro

Autodeterminazione, autonomia, adultità per le persone disabili

Carlo Lepri

La condizione adulta delle persone con disabilità intellettiva

Lepri

Due elementi per “un’adultità possibile”

Evoluzione delle rappresentazioni sociali della disabilità

Passato: Mondi della disabilità e dell’adultità vissuti come separati, le rappresentazioni della disabilità sono principalmente quelle del malato pericoloso, dell’eterno bambino, dell’errore della natura (NON PERSONA) => Risposte istituzionali classiche (ospedale psichiatrico, centro socioriabilitativo), sterminio nazista.

Oggi: A partire dai ’60 una nuova rappresentazione, (m. biomedico) il modello sociale della disabilità (Oliver e Finkelstein), che separa la condizione biologica di menomazione dalla condizione sociale di disabilità. La disabilità non è un problema risiedente nella persona (dramma individuale) ma deriva dalle barriere fisiche e psicologiche che l’ambiente sociale presenta. Anche nella disabilità irrompe l’immagine della PERSONA, in due accezioni fondamentali e interconnesse:

  • Hannah Arendt = l’individuo (l’essere umano) più i suoi diritti
  • Def. psico-sociale = individuo in relazione con l’altro attraverso la mediazione del ruolo sociale.

=> Inclusione e accesso a ruoli sociali (lavoro, vita autonoma, uso del tempo libero, diritto a sessualità, cittadinanza), i quali hanno avvicinato nelle rappresentazioni i mondi della disabilità e dell’adultità.

Cambiamenti nel concetto di età adulta

Non è più un “dato” (anagrafico, caratterizzato da tappe precise) ma un “compito” (percorso soggettivo). Cambiamenti dati da una modificazione della società (individualizzata, liquida, indeterminatezza che prolunga l’uscita familiare) che non è più fondata su un sistema di classi d’età solido (che fa corrispondere età biologiche con sociali) e i cui RITI DI PASSAGGIO hanno perso importanza (leva militare, matrimonio).

Condizioni necessarie affinché le persone con disabilità intraprendano percorsi di adultità

  • Accedere, anche se in forma limitata, ad alcuni dei ruoli che caratterizzano la vita adulta
  • Capacità della famiglia e delle agenzie educative di immaginare, elaborare e attuare un progetto di vita (“permesso di diventare grandi”)
  • Devono essere curati e potenziati i processi di:
    • Individualizzazione (conoscenza di sé, futuro/passato, limiti/possibilità)
    • Autonomia (separazione/aiuto)
    • Autodeterminazione (scelta incondizionata)

In particolare, in riferimento al punto 2, elementi che nella famiglia possono complicare le cose sono:

  • Tendenza a pensarsi indispensabili per sempre come genitori
  • Immagine rassicurante del bambino
  • Fatica nell’accettare il confronto con i limiti che il processo di adultizzazione pone
  • Difficoltà a sperimentare un distanziamento educativo

Tuttavia l’adultità del figlio disabile non è una perdita ma un modo per ritrovarsi migliori: liberi dall’obbligo senza sensi di colpa, soddisfazioni per i progressi del figlio, idealizzazione dell’altro generato dalla distanza.

Diventare grandi: la famiglia e il permesso a crescere

Caldin, Friso

La Pedagogia Speciale studia il contesto (educativo, sociale e politico) e la persona nel suo sviluppo per promuovere la loro piena partecipazione alla vita sociale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

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