Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

LA COMUNICAZIONE

Capitolo II

La comunicazione costituisce la struttura di ogni fatto sociale, coinvolge più soggetti in una serie di eventi, i

cui effetti sono importanti per il pedagogista clinico, interessato a stabilire un rapporto, una mediazione.

La comunicazione , sia che si serva del linguaggio verbale , sia che si realizzi con silenzi, è comunque capace

di influenzare lan relazione tra i partecipanti. La Comunicazione costituisce un’importante occasione di

scambio di informazioni e consente di far mutare stati soggettivi come idee e sentimenti, di raggiungere una

maggiore conoscenza e offrire una immagine di sé agli altri. Il processo di interazione dello specialista si basa

sul comunicare a un ricevente , di stimolarlo in una attività correlata al contenuto della comunicazione che

gli viene fatta. Questo modo di comunicare coinvolge la personalità nella sua interezza, quindi nel

pedagogista clinico occorre un’abilità professionale. Egli dovrà codificare un messaggio che dovrà tenere

conto del campo d’esperienza del ricevente, rendergli possibile e facilitare il processo di codificazione. Ciò

significa che il pedagogista clinico deve disporre di un sistema di segni acquisiti dall’esperienza e di una

provata capacità di formulare il messaggio , decidere quando e dove emetterlo, sapere captare l’attenzione

della persona e farglielo ricevere con il minimo sforzo.

La complessità della comunicazione, intesa in modo da aiutare il ricevente a vincere gli ostacoli e

promuovere l’armonia, obbliga il pedagogista clinico ad appellarsi al Reflecting. L’utilizzo di questo

metodo

metodo implica il ricorso alla SEMIOTICA, ossia lo studio e l’analisi delle modalità comunicative nella loro

totalità. Tra i tanti sistemi comunicazionali, il pedagogista clinico non deve sottovalutare i fenomeni

sovralinguistici, che vanno a comporre i MONEMI Termine per designare le più semplici unità linguistiche dotate di

(monema

significato: nella sequenza prendi la palla i m. saranno prend-, -i ‘seconda persona dell’indicativo presente’, l-‘articolo determinativo’, -a (di la)

dei quali ha l’obbligo di studiare i diversi

e -a (di palla) ‘femminile, singolare’ (si tratta in questo caso di un m. discontinuo ), pall-. )

pronunciamenti, le intonazioni, le pause, ecc… Altri fenomeni espressivo- comunicazionali fanno parte del

mondo della scienza cinesica ( come la postura, la mimica facciale, i gesti, ecc…

il linguaggio del corpo)

Inoltre l’intervento di aiuto del pedagogista clinico è subordinato alla consapevolezza dell’influenza che può

monoreme (f atte di una sola parola) rispetto ad una costruita con più

avere su una persona una frase

parole. Inoltre avare l’abilità nell’uso delle frasi ipotattiche, cioè quelle che sono collegate alla

proposizione principale mediante congiunzioni subordinati del tipo quando, perché o pronomi relativi.

Inoltre il pedagogista clinico deve utilizzare le sfumature linguistiche, quel parlato figurato, come metafore,

similitudini, allegorie, ecc. Nè può ignorare l’uso del volume, dei toni, la dolcezza o la durezza dell’attacco

della comunicazione. Il patrimonio paralinguistico serve ad offrire alla persona sollecitazioni, stimolanti

sensazioni di piacere o di disagio, di freno o di incitamento. La formazione del pedagogista clinico non può

rinunciare a strutturare l’abilità nella modulazione TONEMAICA per gli effetti che essa ha sugli stati

d’animo. La semiologia ha individuato un ulteriore ampio sistema di linguaggio silenzioso idoneo a stabilire

un contatto psicologico col ricevente. Particolare rilevanza assume anche l’eco-posturale ossia l’assunzione di

posture uguali al ricevente per dimostrare un’intesa, oppure opposte per creare reazioni di profondo disagio.

Approfondimento:

1)Pedagogia -prestare attenzione alla persona nella sua globalità psico-fisica, vale a dire non trascurare

Olistica

nessun aspetto che possa essere coinvolto sia nell’espressione del disagio che nel superamento delle difficoltà o

nello sviluppo delle sue potenzialità della persona. Significa interessarsi alla persona nella globalità del suo essere

psico-fisico sia nel colloquio anamnestico sia nel percorso di intervento educativo e formativo.

2) si basa sul principio che è possibile giungere a una comprensione profonda di noi stessi

Il metodo Reflecting

solamente per mezzo della riflessione. Esso respinge ogni procedimento che si affida all'incoraggiamento, alle

istruzioni, alle interpretazioni e ai buoni consigli, per offrire invece un aiuto esclusivo e indispensabile a

promuovere la riflessione. Perché la persona possa essere aiutata in questo suo procedere, e possa trovare nella

riflessione un contributo alla propria crescita, il metodo fa appello a tutti i contenuti espressivi e comunicativi

andando oltre l'utilizzo della parola come frammento della comunicazione. L'obiettivo di questo nuovo metodo è

quello di favorire un'evoluzione positiva sfruttando le risorse personali, è un modo per analizzarsi, conoscersi e

3

proporsi in direzione di una crescita che agevoli il coraggio di affrontare i rischi e le delusioni esistenziali e che

favorisca lo sviluppo delle proprie potenzialità fino a raggiungere la libertà di essere se stessi.)

ACCOGLIENZA

Capitolo III

Accoglienza=telefonata

L’accoglienza viene testimoniata già nella telefonata con cui la persona fa richiesta di un appuntamento.

Se la telefonata viene filtrata dalla segretaria è frequente che si dica “Avrei voluto parlare con lui,

comunque ho preso appuntamento con la segretaria”, quel comunque dimostra un’attesa non

soddisfatta.

Se la telefonata risponde direttamente lo specialista è frequente che si dica “L’ho sentito, ho parlato

con lui”, che denota una situazione di piacere , gradimento.

Sovente si afferma che “Ho saputo di lei”oppure “mi hanno indirizzato da lei..A questo punto segue , da

parte dello specialista, una domanda: Per lei?E’ importante prendere nota di chi ha al telefono. Nel caso in

cui a telefonare sia una persona che non è parente dell’interessato, prima di prendere l’appuntamento

dovremo conoscere le ragioni che l’hanno spinta a telefonare. Già nell’atto della prenotazione si attiva una

comunicazione, c’è una prima presentazione del soggetto, sul suo modo di essere e di rappresentarsi.

Se è lo specialista a rispondere può già nella telefonata chiedere se già esistono documentazioni di indagini

effettuate in precedenza, ed eventuali dire quali portare nella visita. Se il soggetto frequenta la scuola,

richiedere gli elaborati scolastici e i quaderni. Conviene sempre fissare un appuntamento in modo da far

trovare un ambiente calmo senza che vi siano altri che aspettano. E’ utile anche farsi dare un recapito

telefonico in modo da informarla di qualche imprevisto. Una telefonata, pur breve è sempre uno scambio con

cui concretizzare un atto educativo.

L’incontro

Il termine incontro implica il trovarsi di fronte a qualcuno. La o le persone che si presentano dovranno essere

accolte solo dal pedagogista clinico.

• Il primo incontro prende il via con le presentazioni, in cui si comunicano i

Comunicare i propri nomi-

propri nomi e si struttura quell’unità minima di interazione, sancita dal dare la mano.

• Un gesto molto significativo per il pedagogista clinico, al quale non sfugge l’importanza

Dare la mano-

di essere lui per primo a compierlo. Con tale atto si invia un messaggio che avvia all’interpretazione dei

legami . Il modo di stringere la mano è spesso più significativo di un fiume di parole.

è quasi sempre indice di riservatezza o rivela una persona egoista, che

o –

Se la stretta è molle e fredda

.

non si fida – è indice di soggetti molto fatui che si credono eccezionali.

o Offrire solo le dita – è frequente in chi è ossessionato dall’idea che qualcosa possa sfuggirgli o che

o Con la punta delle dita

ha paura di noi. – è l’intento del soggetto di dominare.

o Con il dorso della mano verso l’alto – presenta una mancanza nel soggetto.

o Con il dorso della mano verso il basso

• L’andatura può servire al soggetto per manifestare un suo disagio.

L’andatura –

• il cui registro e ritmo rivestono un’importanza capitale.

La voce –

PRIME IPOTESI

Il primo incontro è di grande interesse per la formulazione di ipotesi. Un dato rilevante è quello della

puntualità Qualcuno si presenta un’ora prima, altri cinque minuti dopo, altri con mezzora di ritardo. Tali

Puntualità-

differenti comportamenti aiutano a formulare delle prime ipotesi. Ansia, mancanza di rispetto, necessità di

ostentazione… se la coppia decide di venire insieme e poi arriva ciascuno per conto

Ritardo di un componente della coppia-

suo con tempi diversi potrebbe essere indice di disinteresse nei confronti della scelta di rivolgersi ad uno

specialista. è un elemento importante, può annunciare una situazione difficile all’interno

Venire da soli o in compagnia-

della famiglia. 4

se l’anziano vive in una casa propria e che ha più figli ma viene

Nel caso di un adulto anziano-

accompagnato da uno solo di essi, le ipotesi che si possono fare sono tante. Es. l’intesa con i figli si riduce

solo con uno.

IL TERZO OCCHIO E LE CONNOTAZIONI SCOPICHE

Ognuno di noi parla, comunica mediante tracce o segnali che consentono agli altri di analizzare la propria

personalità e il proprio carattere. Una macchina da presa posta fuori dal centro sarà il terzo occhio che

consentirà al pedagogista clinico di rilevare importanti dati utili al suo scopo, cogliendo informazioni già da

quando le persone sostano sul pianerottolo del centro. Se si tratta di una famiglia, le riprese all’ingresso

proporranno varie relazioni tra loro, un atto unico in cui gli elementi scenografici e gli attori si dichiarano i

conflitti che li animano. Un fotogramma documentario è più esplicativo di un graphonage che vede

rappresentate i componenti della famiglia in una costruzione topografica sulla carta.

La famiglia giunta con l’ascensore, può sostare in attesa. Essi rimangono vicini , con lo sguardo rivolto verso

la porta d’ingresso, dando l’impressione di essere affiatati. I due adulti sono affiancati, dimostrando la loro

intimità, mentre il figlio è posizionato in modo da testimoniare i sentimenti che lo legano ai genitori. Il padre

potrebbe essere vicino alla porta perché gerarchicamente riconosciuto il più importante, mentre il figlio tenuto

per mano investe la maggior carica affettiva, lo guarda sia con amore che con ammirazione. Può anche

accadere che qualcuno si comporti in modo da palesare di non sentirsi a suo agio in famiglia rimanendo fuori

dal gruppo o assumendo una posizione statica. Diverse situazioni traducono importanti dichiarazioni incosce

dello stato di agio o di disagio di ciascuna delle componenti in relazione all’altra. Si tratta di un complesso di

forme di comunicazione derivanti dalla distanza tra un soggetto e un altro e la loro rispettiva orientazione

che, sapute leggere, potranno essere di valido aiuto.

Una volta entrati, essi sostano nell’ingresso, rimanendo di nuovo sempre insieme in dinamica affettiva. Il

bambino a volte può sembrare un burattino, mentre il padre che, entrando per ultimo, dopo il saluto si

colloca in disparte, controllato e sospettoso, mostra si sentirsi isolato dagli altri membri della famiglia.

Altre immagini vengono scattate mentre i famigliari entrano in sala di attesa. Si nota come ciascuno si

dispone all’interno di quello spazio, se rimane unito all’altro, oppure se, ad esempio il padre prende un

giornale e il figlio va verso la finestra e la madre si siede su una poltrona dal lato opposto al marito.

L’uso dello spazio e di situazioni sia dinamiche che statiche, esprimono negazioni e conferme in momenti

carichi di forte risonanza emotiva. Coreografie improvvisate di gruppo evidenziano forme d’inibizione,

incapacità di espressioni spontanee, contraddizioni interiori, impossibilità di espansione del proprio Io.

Nel caso che si tratti di una coppia è importante chi entra per primo, ciò dimostra una volontà di prevalere

sull’altro o a prevaricarlo. L’ordine d’entrata più frequente è: padre, madre e figlio. Seduti davanti allo

specialista ci saranno, a destra il padre, al centro la madre a sinistra il figlio. Il fatto che la madre sia davanti

al pedagogista clinico, è quasi sempre una buona occasione, poiché è lei a conoscenza di ogni aspetto

dell’esistenza del figlio mentre il padre funge da modestissimo supporter.

La telecamera è un potente mezzo di indagine che offre grandi opportunità di analisi. Le immagini sono

sicuramente più proiettive di un disegno lasciato impresso in un foglio. Davanti al terzo occhio si presentano

e parlano di sé, della propria vita emotiva e della propria personalità, senza dover soffrire il disagio di

dichiararsi servendosi di carta e matita.

L’AMBIENTE

Capitolo IV

Il pedagogista clinico dovrà fare in modo che nel suo studio ogni dettaglio sia studiato in modo tale da

contribuire a creare un’atmosfera capace di favorire l’interazione dialogica necessaria per una relazione. Oltre

alla competenza, occorre, vicinanza e riservatezza, meglio perciò se lo studio sia collocato in un

appartamento, dove essa si possa sentire al sicuro e a proprio agio. Le pareti devono essere di colori tenui per

non infondere inquietudine. E’ sconsigliata la presenza di specchi, pitture o riproduzioni distraenti, in quanto

potrebbero incidere sulla naturalezza del comportamento. Bisogna fare attenzione a che non si sentano voci,

rumori improvvisi, come i suoni del campanello e del telefono. L’illuminazione deve essere, il più possibile,

soffusa e indiretta, Poiché, se intensa, potrebbe disturbare o interferire sull’attenzione e sulla faticabilità.

Arredamento

L’ambiente dovrà essere arredato in modo che nell’insieme concorra a creare una situazione piacevole. 5

1. deve avere il piano di cristallo, indispensabile, in una relazione per leggere i

Il tavolo vis a vis,

messaggi che vengono inviati e per avere l’occasione di trasmettere sollecitazioni silenziose con lo

scopo di aiutare l’altro a riflettere e a crescere in autonomia.

no deve mancare, indispensabile per ogni occasione di intervento con i metodi:

2. Il puff 1. è un metodo educativo che agisce contemporaneamente sul tono

Discover Project-

muscolare, sull'equilibrio neurovegetativo e sulla sfera affettiva del soggetto. Il fine è

quello di agire su tutto il corpo inteso come centro coordinatore delle esperienze e asse

di un nuovo e più adatto orientamento verso la vita

2. ha tipicità e peculiarità che lo contraddistinguono come metodo che si

Trast System-

prefigge scopi innovativi ovvero attivare capacità interpretative delle senso-percezioni

intero ed esterocettive, affinare la conoscenza del sé corporeo e migliorare ed

ottimizzare il controllo di sé. È un metodo educativo che permette di liberare il soggetto

da ogni stratificazione sedimentaria tensionale per riconquistare la calma psicofisica,

indispensabile premessa ad una presa di coscienza del proprio corpo per una piacevole

ricerca di sé ed una diversa capacità di rapporto con gli altri.

3. è un metodo che per mezzo della tattilità garantisce disponibilità e piacere

Body Work-

ad abitare positivamente il proprio corpo fino a renderlo dialogante, disponibile allo

scambio. Preziosi effleurages, parole tattili che sollecitano sensazioni efficaci, forme di

comunicazione non verbale importanti e piacevoli, idonee a placare le tensioni, capaci

di sostentare la conoscenza di sé e mantenere vivo l'equilibrio delle emozioni, rendere

più disponibili e sereni. Le stimolazioni tattili assai bene riescono a far dialogare l'uomo

con il proprio corpo biologico - corpo oggetto - ma anche quello psicologico - corpo

soggetto -fargli avere coscienza di essere un corpo e di vivere e comunicare con esso.

Una relazione che si realizza attraverso il corpo, strumento di un'esperienza soggettiva

con la quale l'individuo costituisce e struttura il senso stesso della sua esistenza nel

mondo.

4. vuole liberare la persona dal proprio blocco inibitorio, dalla propria

Touch-Ball-

vulnerabilità per ridonarle l'opportunità di confrontarsi con la propria unità cosciente e

inconscia, acquisire nuova fiducia e controllo di sé, fino a raggiungere un personale

equilibrio. Un dialogo, quello offerto dal Touch-Ball, soddisfatto da una particolare

palla monocromatica, vibratoria e sonora, studiata per favorire l'esplorazione del corpo;

una palla che svela i disagi, distribuisce energie ed elimina le resistenze e le tensioni

interiori.

a due posti da usare quando il soggetto ha raggiunto una buona disponibilità al rapporto.

3.Il divano

dovranno essere il più possibile comode, coordinate agli altri mobili.

4. le sedie per arricchire il pavimento.

5. tappeto

Abbigliamento

Il pedagogista clinico, consapevole di essere esposto allo sguardo altrui, sa bene che il modo in cui si veste

può generare negli altri percezioni e sentimenti diversi. Per questo al fine di stabilire con le persone relazioni

soddisfacenti cura in modo particolare il suo abbigliamento.

Profumi

Odori, profumi, veicolano, attraverso i canali percettivo-olfatttori, stimoli che permettono di individuare e

apprezzare sfumature osmotiche diverse per quantità, finezza e acutezza. La forza di persuasione del

profumo è più convincente delle parole, capace di guidare sentimento e volontà. Al potere del profumo non

ci si può opporre, esso penetra in noi come l’aria, si introduce nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina,

non c’è modo di opporvisi, e così agiamo di conseguenza alle sensazioni che veicola.

NEL SETTING

Capitolo V

Non appena le persone entrano nello studio del pedagogista clinico, quando tutti sono seduti gli uni di fronte

agli altri, ha inizio un comune percorso. In tali momenti la maggior parte degli specialisti apostrofa le persone

con frasi iperabusate, del tipo: Cosa posso fare per voi … per lei … In tal modo egli annuncia di dover FARE

qualcosa, quasi a voler anticipare la dichiarazione degli altri: Siamo venuti da lei per sapere cosa si deve

fare… oppure ci dovrebbe indicare come fare per… Una frase inadatta, ma che spesso si dice è “Ditemi”che

dimostra fretta o impazienza di sapere, oppre “Eccoci” ecc… 6

Seduto insieme agl’altri, per aprire il colloquio è sufficiente che utilizzi il cognome dei presenti, specie se

pronunciato con lo sguardo diretto verso i loro occhi, e contemporaneamente tracciando, con la mano destra,

aperta e sospesa in alto, l’invito a pronunciarsi e dichiarando la disponibilità all’ascolto. Se insieme agli adulti

è presente un bambino, per il quale è stato richiesto l’incontro, allora il clima deve essere il più possibile

simpatetico, indispensabile per sdrammatizzare ogni inizio di colloquio che lo riguardi e nel quale si parlerà

delle sue difficoltà e delle sue inadeguatezze. Per tutti il clima deve essere caldo, accogliente, capace di creare,

mantenere,difendere e sviluppare contatti di mutua soddisfazione. Nel i soggetti devono vivere un

setting

processo comunicativo destinato a porli a proprio agio, sostenuto da gentilezza, da un sorriso educato,

discreto, che annuncia benessere, serenità e una attenzione partecipe, un ascolta attivo. Il pedagogista clinico

non registra in presenza delle persone ciò rivela e che è degno di attenzione, egli nota esclusivamente dei

dettagli formali come nome, indirizzo, numero di telef. Ecc…, né le accoglie con il registratore per non creare

loro disagio. Il pedagogista clinico è tenuto a memorizzare, ogni aspetto significativo della dinamica e solo in

un secondo momento, in assenza del soggetto, annoterà l’essenziale nella cartella personale. Il pedagogista

clinico non condivide il criterio della valutazione, poiché è consapevole che lo scrivere o il registrare non gli

permetteranno di annotare l’emozione. Perché una persona si mostri disponibile a presentare la propria carta

biografica, è necessario che senta profondamente che lo specialista è pronto ad ascoltarla e a darle tutta

l’attenzione di cui ha bisogno. Di fronte alla coppia o al gruppo, l’ascolto attivo deve essere rivolto a tutti in

misura analoga perciò si deve fare appello al gioco conciliante del muoversi nelle interazioni da

ping pong,

seguire, tenendo lo sguardo su ciascuno, ed evitando di credere di essere partigiano di uno piuttosto che di un

altro. In caso d’ indugio nel colloquio, non si dovrà assolutamente interferire, ad esempio “C’è qualcosa che

le rende difficile parlarmi?” poiché il soggetto si sentirebbe valutato.

Il termine DIFFICILE, potrebbe trattenerlo su tutto quanto le è stato e gli è difficile da affrontare nella vita e

perciò renderlo ancora più insicuro.

Il Setting offre un importante primo contatto con il barometro delle abilità e disponibilità del soggetto.

I momenti principali del Setting sono: per illustrare le difficoltà rilevate e per avere

1. Colloquio anamnestico con i genitori e il bambino o ragazzo

informazioni utili per sviluppare un giusto percorso di aiuto.

2. delle potenzialità e abilità del soggetto, oltre che delle

Rilevazione, e Osservazione

difficoltà precedentemente illustrate dai genitori, attraverso la somministrazione di test Pedagogico Clinici.

3. ai genitori e al

Formulazione e Presentazione del progetto educativo e dell’ intervento di aiuto

bambino/ragazzo.

4. partendo dalle potenzialità del soggetto, fino ad arrivare a

Inizio del percorso Pedagogico Clinico,

superare le sue difficoltà, utilizzando le metodologie della Pedagogia Clinica.

UN PROGREDITO CRITERIO DIAGNOSTICO

Capitolo VI

Il pedagogista clinico sa che per aiutare la persona, prevenire o vincere ogni sua difficoltà, occorre conoscerla,

prendere coscienza e tener conto di tutte le sue esigenze. Eseguire una diagnosi seria e sistematica richiede

una studio complesso, di tutti gli elementi bio-psico-mesologici e psico-socio-educativi, senza tralasciare il

confronto di indagini condotte da altri specialisti e di risultati da esami di laboratorio. La diagnosi dunque

non deve essere affidata all’empirismo e allo spontaneismo. Il pedagogista clinico non appena si sarà creato

un clima simpatetico. Il pedag.clinico oltre a definire le cause e le limitazioni provocate dalle difficoltà deve

tenere conto anche delle complicazioni secondarie prodotte da queste, ossia dei rapporti di collaborazione

esistenti all’interno della collettività e come essi siano garazia di esperienze sociali.

ANALISI ANAMNESTICA

La parola anamnesi deriva dal greco «anàmnesis» (ricordo, reminiscenza). Inpedagogia clinica questo

significato si intende ampliato ed esteso fino a consistere in una raccolta di informazioni le più complete

possibili sulla storia di vita di un soggetto che è utile conoscere per poter realizzare con esso un adatto

percorso pedagogico clinico. Per la pedagogia clinica l’anamnesi è perciò il racconto della storia di un

individuo, la rilevazione delle fasi principali del suo sviluppo, degli eventi importanti della sua vita e le

reazioni a essi. Un racconto da cui poter riassumere ogni condizione di vita dell’individuo e capire come

l’agio e il disagio prodotto abbiano determinato il suo modo attuale di vivere e di agire. Un resoconto della

sua vita che deve essere analizzato con la sistematicità dello storiografo per avviarsi alla comprensione della

personalità. 7

Il presupposto dell’anamnesi in pedagogia clinica è che la personalità attuale sia lo stadio più recente di

un continuo processo di sviluppo e che il passato sia in rapporto funzionale con il presente, perciò

l’anamnesi, fornendoci informazioni sulle esperienze che hanno modellato la personalità, e notizie sul

modo in cui la persona si è adattata alle richieste durante l’esistenza passata, può favorire una

ricostruzione di grande importanza scenica in cui l’individuo rappresenta la realtà obiettiva, la

fenomenologia del suo vissuto e ogni forma rivelatrice delle difese dell’ Io. L’anamnesi pedagogico-

clinica si definisce perciò in un ambito costitutivo molto ampio:

• è l’occasione per un incontro con il soggetto di analisi. Una interessante opportunità offerta ad una

persona che può non avere trovato fino a quel momento occasioni di scambio;

• serve per fare una analisi approfondita sul singolo soggetto, sulla sua storia personale, familiare e sociale

e offrire così occasione di conoscere sia i dati oggettivi che riguardano le notizie anagrafiche proprie del

soggetto e dei suoi familiari, sia le notizie relative alla sua evoluzione, alla sua situazione socio-

ambientale e psico-affettivo-relazionale; è utile per raccogliere notizie per mezzo di messaggi silenziosi

osservando manifestazioni comportamentali che rivelano e svelano ciò che altrimenti poteva venire

taciuto. L’anamnesi pedagogico clinica è una grande opportunità educativa, l’occasione di un incontro,

di un dialogo, di uno scambio, di una relazione. Essa ha la funzione di superare ogni contraddizione,

non c’è un soggetto protagonista con un potere tecnico e un soggetto di ricerca in posizione di

subordinazione e di passività. Un metodo di anamnesi che garantisca al pedagogista clinico

l’opportunità di assumere conoscenze sulla persona e la sua esistenza in maniera rispettosa. L’anamnesi

pedagogico-clinica non è un interrogatorio, educativamente controindicato in quanto capace solo di

condizionare, disturbare o falsare il giusto processo di raccolta delle informazioni; non è un’inchiesta,

che troppo risente della condizione di valutazione, e di esame. Inoltre non è un’intervista guidata, in cui

l’intervistatore procede col presentare domande secondo un ordine prestabilito ed effettua un prelievo di

informazioni senza la partecipazione del soggetto, che, spesso, si mostra poco interessato e resistente a

entrare nella situazione di intervista. Il rilevamento anamnestico non è l’esercizio di un potere, bensì

una interazione di scambio il cui principio si fonda sulla partecipazione attiva di entrambi, sviluppato in

una situazione di uguaglianza. Un incontro in cui si impone l’abilità nella decodifica e

nell’interpretazione di ogni comunicazione, la lettura dei contenuti di ogni espressione categoriale

verbale, di ogni azione ed espressione non verbale, che possono ben avviarci al principio di conoscenza.

I dati per essere qualitativamente attendibili non basta raccoglierli così come sono, nonostante siano

ricavati da un ipotetico osservatorio neutro, occorre concluderli in una analisi e una riflessione

indispensabili per un processo conoscitivo all’interno di un sistema osservatore osservato. Del soggetto

bisogna carpire l’intreccio delle motivazioni, l’immagine di sé, i bisogni, la situazione sociale, la

tendenza a presentarsi agli altri con un certo ruolo e opinioni socialmente accettabili, le difficoltà e

l’ansia nel vivere i rapporti; questo richiede un insieme molto complesso di capacità personali oltre che

specificatamente tecniche. Al pedagogista l’obbligo di saper dare significato alle informazioni che gli

vengono offerte, ai fenomeni soggettivi e i problemi personali dell’altro, apprendere e progressivamente

personalizzare i propri interventi, con la disponibilità che l’arte delle relazioni interpersonali può

garantire.

ANALISI DELL’AUTONOMIA E COSCIENZA DI SE’

Si tratta di un’indagine conoscitiva tesa a esplorare con abilità e metodo l’armonia con cui una persona

vive i propri sentimenti, i propri bisogni. E’ un’analisi assai complessa che porta a individuare la

sufficienza del soggetto, dei propri mezzi, la capacità di “distribuirsi” nelle diverse situazioni. Il

pedag.clinico, è chiamato a connotare i disordini nel controllo sfinterico, capaci di scatenare incidenti ed

effetti dannosi sul comportamento e lo stile di vita, le abilità e potenzialità della persona nell’esercitare

azioni che possono soddisfare ogni cura, ogni pratica igienica ed estetica atta a favorire rapporti intra e

inter-individuali partire dall’età evolutiva fino alla terza età. Il ventaglio degli interessi relativi a

quest’area dell’autonomia e coscienza di sé è rivolto altresì al carattere affettivo dei sapori, all’abilità nella

masticazione o nel deglutire bevendo o ai bisogni alimentari.Vengono presi in considerazione anche le

difficoltà legate al sonno, come l’insonnia, l’ipersonnia, il sonnambulismo e non sono trascurati neppure i

risvegli prematuri e i terrori notturni, che presentano caratteristiche diverse nei bambini rispetto agli

adulti e gli anziani. La diagnosi sull’autonomia e coscienza di sé ci spinge a individuare altresì le abilità

che un soggetto ha nel rapportarsi all’ambiente esterno e nel trovare in esso quella organizzazione che gli

permette di soddisfare un bisogno e di esercitare un controllo, svolgere la propria attività. 8

ANALISI DELLE ABILITA’ SEGNICO-GRAFICHE

Studiando tra le modalità diagnostiche adottate da diversi autori con l’intento di rilevare le difficoltà

segnico-grafiche, abbiamo costatato che,essi si sono limitati a indagini patologici- formali, inseguendo i

sintomi, rendono responsabili dei diversi disturbi ora la mano, ora l’occhio, ecc … Al pedag. clinico, che

non sibasa su una concezione puramente quantitativa dello sviluppo dell’uomo e ancor meno su una

descrizione di costui esclusivamente negativa, si è imposta la necessità di andare oltre la superficie per

rivolgersi direttamente alla persona che presenta difficoltà nella produzione e nella comunicazione

segnica. I segni riproducono i gesti, sono segni grafici rivelatori di una storia, capaci di metterci in

contatto con la formazione dell’Io dell’individuo, con il suo bisogno di comunicare. Egli affida alle scorie

di grafide le sue abilità, i suoi conflitti, la realizzazione del suo mondo interiore. Il segno grafico altro non

è se non l’immagine della persona che chiede di essere riconosciuta. Il pedag.clinico non deve esimersi

dal prendere in considerazione qualsiasi traccia o segno grafico, consapevole che l’individuo parla con la

grammatica che gli è propria, con il suo modo di essere e di presentarsi, con un linguaggio che deve

essere decifrato per poter dare significato ai messaggi che vi sono contenuti.

ANALISI DELLE ABILITA’ E POTENZIALITA’ NELLA DECODIFICA SCRITTORIA

Il ped.clinico non è indirizzato alle manifestazioni della malattia, è necessario mantenere al centro la

persona. E’ il soggetto stesso che, in una situazione di interazione diadica, ci fornirà notizie di sé,

informazioni sulle abilità raggiunte. La comunicazione istaurata dal soggetto tramite l’espressività

verbale e tonematica o silenziosa da notizie sul proprio entourage scolastico e famigliare. Tutti gli

elementi che, saputi adeguatamente decodificare, possono introdurre il ped.clinico seriamente alla

conoscenza della persona, permettendogli così di decifrare gli agi e i disagi, nonché ogni sfumatura

relazionale. Si tratta di dati non più alle anomalie e ai ritardi, ai freddi responsi sanitarizzati, ma al

soggetto e sono indispensabili per garantire, salvaguardare e sviluppare le sue virtuali capacità

intrapsichiche e interpsichiche.

Questa specifica analisi non si limita ad evidenziare i problemi o gli impacci legati alla scrittura ma impegna in una osservazione olistica del

soggetto. Il modo di rapportarsi al foglio, di impugnare la penna, la risposta emotiva di fronte ad una performance di scrittura, l’inseguimento oculo-

manuale, la lateralità, l’orientamento spaziale, l’impugnatura dello strumento tracciante, ecc. sono tutti aspetti indispensabile da rilevare cosi da

poter formulare un intervento di aiuto mirato e che non si limiti alle difficoltà nello specifico ma coinvolga la persona nella sua interezza e

complessità.

ANALISI DELLE ABILITA’ E POTENZIALITA’ NELLA CODIFICA SCRITTORIA

Le difficoltà nella codificazione scrittoria devono essere lette in termini multidimensionali, rispettosi di

quella vita umana formatisi attraverso il coinvolgimento in una permanente interazione con l’ambiente.

Il ped.clinico non immobilizza di fronte a un deficit, le sue competenze gli permettono infatti di rivolgersi

alla persona in una condizione dinamica, sinergica, e di coglierne e conoscerne oltre alle difficoltà, le

capacità e le potenzialità, al potere di intervento che essa ha rispetto a situazioni difficili e ai disagi

conflittuali che può manifestare di fronte alle diverse sollecitazioni educative. Al ped.clinico non può

sfuggire se essa è stata influenzata negativamente dai difetti di pronuncia dialettale, se durante il percorso

scolastico ha subito dei disagi, se non ha potuto frequentare con regolarità la scuola, se non ha un buon

rapporto con la penna. Deve inoltre arrivare a comprendere se la presenza di disagi emozionali e affettivi

compromette la concentrazione e la faticabilità, se le difficoltà possono derivare dall’inadeguatezza della

persona a vivere bene nello spazio e il proprio dinamismo corporeo. Per raggiungere una buona capacità

codificatoria-scrittoria l’individuo deve avere acqusito provate abilità e disponibilità nell’organizzazione

sintattica del continuum parlato, nel lessico, nell’associare dei suoni alle rispettive forme.

Come per la scrittura anche per la lettura sono coinvolti diversi aspetti della persona e, dei diversi aspetti, bisogna conoscere l’intreccio delle

difficoltà che impedirebbero al soggetto di avere un soddisfacente rapporto con il testo scritto. L’analisi, in tutte le componenti apprenditive, partono

sempre dall’AEM ( Analisi dell’Espressività Motoria) che ci informa sulle caratteristiche costituenti il bagaglio di potenzialità e capacità del soggetto.

Quel bagaglio, sopra accennato, indispensabile per un buon rapporto con gli apprendimenti e con le sfide proposte all’alunno.

ANALISI DELLE ABILITA’ E POTENZIALITA’ NEGLI APPRENDIMENTI LOGICO-

MATEMATICI

Discalculia è un termine “nosografico” (

comprende da un lato il riconoscimento e la descrizione delle singole malattie

(nosografia) e dall'altro la loro classificazione in sottoforme o anche l'ordinamento secondo affinità di gruppo per cui si arriva a un sistema

classificatorio attribuito a quanti mostrano insufficiente

nosologico, ad un ordine sistematico (classificazione nosologica)". 9

negli adempimenti logico-matematici. Il ped.clinico, attualmente, nonha dubbi sul fatto che la genesi e la

logica del numero siano collegate al temperamento, al carattere, alla costituzione dell’insieme dei fattori

fisici, anatomici e funzionali, all’evoluzione maturazione, che non ha permesso al soggetto di conoscere e

concretizzare le proprie esperienze di vita. Per aiutare la persona con difficoltà logica-matematica occorre

dare impulso a una diagnosi sistematica, rivolta a individuare ogni aspetto caratterizzante

eterocronie( e svantaggi, stati di fatto e

indica un cambiamento nei tassi di sviluppo di un individuo rispetto all'antenato)

situazioni emarginanti. Una diagnosi affatto circoscritta alle funzioni numeriche e ai meccanismi delle

operazioni o al sapere fare i conti, ma che richiede altresì di conoscere ogni aspetto dello sviluppo

affettivo, ogni caratteristica psico-fisica, modalità comportamentale e struttura di personalità.

Quando si parla di difficoltà negli apprendimenti logico-matematici ci si riferisce al problema comunemente definito discalculia. La ricerca ha potuto

precisare che si devono distinguere varie forme di discalculia: discalculia verbale, disprassicalculia, disgnosicalculia, discronicalculia, discalculia

grafica, discalculia ritmica, discalculia ideognosica, discalculia operazionale. A seconda della difficoltà, della disarmonia, dell’impaccio sottostante al

problema si delinea uno specifico intervento di aiuto.

ANALISI DELL’ESPRESSIVITA’ ELOCUTORIA

Il linguaggio è una funzione mentale e deve essere letta in termini multidimensionali, poiché frutto delle

continue interazioni dell’individuo con l’ambiente. Nel procedere alla diagnosi occorre leggere

l’esistenza, la qualità, il contenuto di ogni espressione comunicazionale del soggetto. Sono necessarie

informazioni dettagliate sulle difficoltà che lo rendono insufficiente, per esempio, nella occlusione labiale,

nella vibratilità delle labbra, nella chiusura della bocca, nella motilità della lingua, nel dinamismo

respiratorio, ecc. Anche la voce da informazioni importanti relative alla sfera comunicazionale del

soggetto: il tono, il timbro, la velocità elocutoria. Sono tutti aspetti che parlano della persona e del suo

particolare modo di rapportarsi col mondo esterno.

ANALISI DELL’ESPRESSIVITA’ MOTORIA

Il Pedagogista Clinico deve osservare le cause che ostacolano una motilità fluida e armoniosa, l’attitudine

alla distensione, il dinamismo e la frequenza respiratoria, la presenza di sincinesie o l’adeguatezza

nell’aggiustamento posturale. Questi aspetti organizzativo-motori vengono indagati in dinamica

relazionale originale per soddisfare i principi della motivazione. Altri aspetti osservabili da quest’analisi

sono: l’equilibrio (statico e dinamico, sia ad occhi chiusi che aperti), la capacità di contrazione e

decontrazione muscolare. Ogni cinema del corpo è comunicazione del sé. Ogni movimento parla della

persona e di come essa vive se stessa e gli altri. Si possono verificare atteggiamenti di chiusura, difensivi,

o di “attacco” verso l’altro; modalità in disponibilità tonica o di sfiducia nell’altro. Tutti aspetti che, a

seconda di qual è lo scopo nell’utilizzo dell’AEM, danno informazioni utili al successivo intervento

d’aiuto che ci si prefigge di attuare.

MNESI, ATTENZIONE E FATICABILITA’

L’attenzione e la faticabilità sono strettamente correlati alla possibilità di ritenzione dei dati mnestici.

Un’indagine sugli aspetti attentivi e sulla soglia di faticabilità del soggetto sono utili per trarre indicatori

specifici sulla possibilità-modalità di memorizzazione del soggetto. È noto come la memoria possa essere

disturbata da uno stato ansiogeno del soggetto e che, quindi, la sfera emotiva abbia una valenza

importante sui processi mnestici (quindi anche apprenditive).

GRAPHONAGE ED ESPRESSIVITA’ CROMATICA

Con l’ausilio di specifici test (test dell’albero, della casa, della famiglia e della persona) il Pedagogista

Clinico ha l’opportunità di leggere eventuali disagi della persona che gli impediscono la crescita, lo

sviluppo, la fluidità nei rapporti con se stesso e con gli altri. Ogni test indaga aspetti relativi alla sfera

personale, sociale, familiare e affettiva, dando un quadro di lettura generale utile all’approfondimento di

situazione specifiche. Anche la scelta dei colori, cosi come il lasciare traccia, non è un caso. Quella

specifica scelta è indicativa di uno stato emotivo particolare. I colori fungono anche da sollecitatori di

corde interne, dinamiche interiori, estremamente profonde. ( da questo presupposto nasce la color

terapy). 10

L’ANALISI CON LO STRUMENTARIO DEI TEST

I test abitualmente utilizzati dal Pedagogista Clinico sono quelli strumenti attraverso il quale è possibile

avere risposte sull’efficienza intellettiva, percettivo - motoria, sulla funzionalità cognitiva, sulle attitudini,

sull’orientamento e sull’autovalutazione. Sono occasioni di approfondimento che non giungono mai a

dare una valutazione quantitativa misurabile, bensì come stimoli alla riflessione per una maggiore

conoscenza dell’altro al fine di giungere ad un’azione pedagogica di aiuto in risposta alle sue reali

esigenze. METODI E TECNICHE DEL PEDAGOGISTA CLINICO

Capitolo VII

• SELF

Il metodo Self prevede interventi per risolvere difficoltà nel controllo sfinterico, nella cura di sé,

nell'alimentazione, nel sonno e nell'autonomia sia nella propria abitazione che all'esterno in modo da

sviluppare la crescita psicologica, aiutarlo a vincere ogni sensazione di paura ed i impotenza. Per

contrastare un disturbo enuretico saranno necessari degli incontri con i genitori in cui verranno sollecitate

riflessioni sulle necessità igieniche, sui ritmi, sugli interventi di sostegno - approvazione, sull'opportunità

di offrire stimoli socio-affettivi idonei a regolare e rafforzare la disponibilità al rapporto con il loro figlio.

La persona con difficoltà nell'autonomia e coscienza di sé, trova con il metodo Self importanti risposte

strutturate su tecniche rivolte alla riconquista del dinamismo corporeo, del risveglio psicoemozionale-

affettivo, dello sviluppo dell'organizzazione ritmico-respiratorio-cinestetica, della percezione temporale e

dei rispetti sequenziali, di vissuti organizzativo-corporei ed appercettivo comunicazionali mediante

stimolazioni tattili. Altre opportunità vengono offerte dalle attività di drammatizzazione o dalla "danza

movimento"; sarà possibile stimolare esperienze con il "sand-bag" o la tecnica di St. John, modalità

d'intervento che richiamano l'attenzione del soggetto su ogni settore corporeo, favoriscono l'abbattimento

delle tensioni e gli danno la possibilità di "parteciparsi" in maniera più liberatoria e costruttiva.

• MEMORY POWER IMPROVEMENT

E' un metodo studiato per aiutare le persone con problemi mnestici (l'avanzare degli anni incide

negativamente sulle abilità ritentive, ostacolandole) prevedendo un intervento che sfrutti l'abilità e la

potenzialità del soggetto, favorisca una positiva immagine di sé, che la guidi all'accettazione del proprio

corpo e di conseguenza ad ottenere modificazioni nell'atteggiamento. L'intervento prevede, quindi,

esperienze di organizzazione ritmo-respiratorio-cinetica, alla coscienza segmentaria, all'immagine

corporea ed alle tante esperienze senso-percettive. Inoltre, poiché il nostro cervello si attiva e memorizza

più intensamente le esperienze che producono variazioni improvvise, inattese e contrastanti tali da

rompere un precedente equilibrio emozionale si mobiliterà l'attenzione della persona con sollecitazioni in

grado di eccitare la sua curiosità ed il suo interesse con paradossi e silenzi; inoltre viene utilizzato anche

l'umorismo, idoneo com'è a sottrarre la persona dalle tensioni emotive, l'arte poetica, le immagini mentali

ed il pensare per immagini.

• EUCALCULIA

E' un metodo per i soggetti che presentano delle difficoltà ad apprendere la matematica. Per aiutare la

persona occorre andare oltre le circoscritte funzioni numeriche, i meccanismi delle operazioni o il sapere

fare i conti; non basta insistere con spiegazioni ed esercitazioni ripetute dal sapore prettamente didattico.

L'intervento di aiuto non può quindi limitarsi a:

- esercizi stimolatorio-sensoriali;

- esercizi per favorire la percezione dello spazio euclideo;

- esercizi per stimolare le percezioni di grandezza in ordine crescente e decrescente;

- esercizi su base temporo-spaziale;

- esercizi di numerazione progressiva e regressiva;

- esercizi sui rapporti tra gruppi quantitativi: composizioni e scomposizioni di quantità e struttura delle

diverse grandezze quantitative;

- esercizi di calcolo con oggetti concreti, con realtà figurate, con simboli e numeri

Questi esercizi sono in grado di fronteggiare il deficit, ma non di offrire un valido e globale aiuto alla

persona; il disagio di una persona che non riesce bene in matematica non è da imputare esclusivamente

alle disarmonie cognitive; queste ultime infatti possono essere legate all'angoscia depressiva, al

disadattamento o alla situazione nevrotizzante scolastica, perciò si può incidere solo mediante interventi 11


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

21

PESO

300.20 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Pedagogia Speciale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Percorso Clinico: Aiuto alla Persona, Pesci. Argomenti affrontati: la formazione, la comunicazione, il concetto di accoglienza, le connotazioni scopiche, il criterio diagnostico, analisi dell'autonomia e coscienza di sè; tecniche di pedagogia clinica; lemmi del pedagogista clinico.
Riassunto gentilmente fornito da Angelina Gaglione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in linguistica e studi cognitivi
SSD:
Docente: Pesci Guido
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia Speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Pesci Guido.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!