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Pedagogia - Libro 3: La pedagogia alla prova della virtù

Prefazione

Pedagogia = scienza generale della formazione. Promuovere nei fanciulli e giovani l'eccellenza morale. Educazione = forma di comunicazione → implica: legame (non invadente) maestro-discepolo. Libertà = condizione fondamentale per rendere autentica ogni educazione: “nessuno può farci diventare buoni senza il nostro consenso”.

Virtù = dipende dalla conoscenza del bene e da quanto ognuno si sforzi di sceglierlo. Fine dell'educazione: formare il carattere e raggiungere un'autenticità personale → non farci imporre norme dagli altri, indottrinarci, addestrarci.

Come sostenne Socrate → la formazione è l'incessante ricerca e costruzione della propria identità, la quale ci permette di essere veramente noi stessi; ovvero: verificare di cosa siamo capaci. S. Agostino → il buon maestro cerca di aiutare il proprio discepolo ad ascoltare e seguire una chiamata interiore (il diamon socratico) nel perseguimento della virtù.

Scopo dell'educazione

È fondamentale individuare ciò che vi sia di peculiare in ciascun alunno, al fine di orientarlo al meglio; affinché lui stesso possa tracciare da sé il proprio cammino personale, e trovare la forza ogni volta per andare avanti in tale direzione. Kant → la pedagogia quando sosteneva l'addestramento avrebbe dovuto incentivare un processo di auto-formazione (bilding). Uomo come “fine” e non come “mezzo”.

Incontro educatore – educando è sempre connotato dal “rischio” (imprevedibile). Primo obiettivo del maestro: entrare in relazione con l'alunno con lo scopo di “offrire un aiuto” incentivandolo a conoscere ed agire da sé → empatia considerata la via principale per poter davvero educare.

Introduzione

Virtù = sfida più incalzante per l'educazione. Virtù = bene, che conduce a: vita buona, bene dell'essere umano, alla ricerca della felicità. Virtù → oggi richiede sforzo e costanza per essere raggiunta; ma anche figure educative di riferimento che si preoccupano per la loro crescita. Comportamento virtuoso è intriso di moralità, in quanto visto come relazionale.

Capitolo primo: L'importanza della virtù nella pratica educativa

Virtù (dal latino: virtus) è asse portante nella pratica educativa. Consente di poter attuare e concretizzare le potenzialità umane presenti nel percorso personale di crescita. Educazione che poggia sulla virtù = implica di aver cura non tanto dell'atto in sé e per sé considerato, quanto di quello che possa far conseguire l'eccellenza (che contraddistingue l'essere umano) a colui che lo sta compiendo.

Accogliere il rischio educativo

Intervengono variabili imprevedibili nell'azione educativa; l'educatore deve essere al corrente di ciò, come anche del fatto che la libertà dell'educando non è plasmabile e non è prevedibile il suo accogliere e mettersi in gioco in una relazione significativa con l'educatore.

Vi è un rischio inteso come “desiderio di speranza” verso una possibile riuscita del compito educativo e una consapevolezza della sua imprevedibilità. L'educatore deve accogliere questo rischio e deve prevedere anche l'inaspettato, in quanto il processo di crescita non è: né prevedibile, né preventivato.

Deve saper gestire il “rischio educativo” attraverso due pilastri:

  • Educare a pensare = promuovere una crescita umana consapevole e armonica. Acquisire consapevolezza della propria unicità (auto-comprensione → richiamo alla “scoperta di sé” → scoprire la propria autenticità senza doversi adeguare ai dettami di una fonte esterna, questa autenticità la scopriamo solo attraverso relazioni interpersonali autentiche). Educare al pensiero → porta: riflessione sui miei atti, pensare secondo un certo ordine e quindi porta ad una crescita personalizzata evitando di cadere in un'omologazione. Questo deve divenire una ricerca costante, un esercizio quotidiano di confronto con la fatica del viaggio interiore per favorire l'acquisizione di un comportamento virtuoso, che identifica: livello di maturazione del soggetto.
  • Agire con virtù → l'educatore deve compiere un'azione virtuosa, il cui fine è: il bene di colui che è chiamato ad educare. Avere a cuore il bene dell'educando → impegnarsi come educatore al fine di poter garantire all'educando una buona padronanza di sé. Concepirsi come “soggetto morale” → cioè soggetto che sa scegliere, prendere decisioni in maniera autonoma e con coscienza senza farsi condizionare. Deve agire con virtù = cioè deve fornire il senso delle proprie scelte all'educando, stabilendo una correlazione tra quello che si dice e quello che si fa (coerenza). Deve ricercare e custodire il bene dell'educando. Deve costituire per l'educando una testimonianza essenziale. Deve mirare ad una crescita armonica e personalizzata del suo educando, valorizzandone i suoi talenti. Deve far formare e maturare il carattere al suo educando.

Capitolo secondo: Il fecondo intreccio educativo fra virtù e formazione del carattere

Formazione del carattere = banco di prova essenziale per la crescita dell'essere umano, è il “prender forma” di ogni uomo, secondo la propria volontà. È un processo di individualizzazione, autoregolazione e auto-direzione. Attraverso lo sviluppo della propria unicità e dei propri talenti.

Compito dell'educatore: focalizzarsi sulla singolarità, valorizzando le specificità di ognuno, consentendo al ragazzo di scoprire liberamente i propri talenti. (ma ciò non è facile, perché vi è a volte il desiderio di imporre la nostra personale volontà). Portandolo a formare il proprio carattere.

La formazione del carattere come forma emblematica di personalizzazione educativa

La genesi ed il fine che si persegue attraverso l'agire non sono il semplice frutto indotto di operazioni estranee al soggetto, ma sgorgano dalle profondità dell'individuo; questo perché vi è: libertà dell'essere umano.

L'educazione si presenta ardua perché avviene fra opposte polarità: autorità-libertà, natura-metodo, insegnamento-apprendimento, autoeducazione-eteroeducazione,.. che devono fra loro equilibrarsi. L'educazione autentica fa leva sulle disposizioni naturali dell'essere umano, (educazione = trarre fuori). “Formazione” = prender forma → formazione del carattere.

Persona, temperamento, personalità e carattere

Temperamento – personalità – carattere → non si possono considerare come sinonimi in quanto:

Persona: concetto di persona → introdotto dal cristianesimo, non più indicata come “maschera” indossata dall'attore sulla scena (antica Grecia), ma come qualcosa di più profondo, che possiede dignità, appartiene solo al genere umano, in quanto Dio ci ha creato a sua immagine e somiglianza con un atto di amore. E la “persona” può declinarsi nella sua concretezza esistenziale come: temperamento – personalità – carattere.

Temperamento = consiste nelle differenze individuali a base biologica costituite da fattori di condizionamento presenti nell'essere umano: fattori endogeni, ed esogeni (es. ambiente familiare, cultura).

Personalità e carattere = insieme di sistemi psicofisici che determinano il comportamento e il pensiero caratteristici dell'individuo (intelletto e volontà) → danno unicità al soggetto. Attraverso la “formazione del carattere” si può giungere ad una piena personalizzazione educativa. Ma la formazione (libera) del carattere implica un “prendere posizione” attraverso scelte. (decido del mio essere e del mio compito di essere umano).

Vico → l'educatore deve sapere che il carattere non è “dato” ma “attuato”.

Alla ricerca del carattere “attuato”

← concetto introdotto da G.Vico. Formazione del carattere = nodo decisivo nella crescita personale, dove l'agire dell'educatore e dell'educando deve sensibilizzarsi. L'educazione è un incontro unico e irripetibile tra i due soggetti, incide su entrambi:

  • L'educatore è chiamato ad accompagnare e sostenere il traguardo – l'educando è chiamato a impegnarsi profondamente dando tutto sé stesso, affinché si realizzi – attivamente grazie alla propria intelligenza e volontà.
  • L'edificazione della persona attraverso il carattere è basata su un atto di libertà; un atto etico, nel senso che attraverso esso la persona diventa buona o cattiva, migliore o peggiore.

Alcune conseguenze educative

  • La formazione del carattere si concretizza nel corso dell'esistenza, ma inizia a problemizzarsi nelle fasi di crescita più delicate, che necessitano la presenza di educatori esperti e competenti. Dove l'educando scopre quella figura nell'educatore di “riferimento importante” → ciò lega l'educando all'educatore e la forza della relazione educativa è innervata da “fiducia” che si instaura nella pratica quotidiana.
  • Nell'azione educativa l'educatore “si dona” per la crescita e la formazione di chi ha il compito di educare.
  • L'azione dell'educatore deve essere sempre puntuale e specifica.
  • Il classico “rimprovero” di disapprovazione che l'educatore muove all'educando per essere significativo deve avere almeno un minimo di “giustificabilità” (es. ritengo che sia sbagliato per questa ragione.....).
  • La “discussione” può dar vita ad un dialogo proficuo per la crescita dell'educando, e per fare ciò l'educatore deve possedere una certa “competenza educativa” che non può improvvisare.
  • La “competenza educativa” si verifica sul campo, ed è frutto di un “processo formativo” non casuale o improvvisato!

Competenza educativa, virtù, formazione del carattere

Vi è forte indipendenza tra: carattere e virtù. (G. Abbà). I tratti del carattere sono “qualità stabili” che prevedono “uniformità” → che si divide in:

  • Abitudine (legata al solo comportamento esteriore)
  • Attitudine o atteggiamento (riferita a qualcosa di caratteristico dell'azione, quindi anch'esso esteriore)

I tratti del carattere, quindi, sono disposizioni che si specificano in una meccanica di comportamenti esteriori standardizzati, mentre anche le virtù sono: “disposizioni” ma si riferiscono a qualcosa di più radicale; ad una “disposizione salda ed immutabile” che promuove determinati comportamenti che hanno la stessa radice intenzionale (sono il fondamento).

L'educatore virtuoso possiede una competenza educativa: “presentare nell'educando un orizzonte di senso che possa fargli intravedere prospettive positive, di vita buona” ma non gliela deve imporre; solo presentare!” E deve aiutare l'educando nelle sue scelte, deve conferire un sostegno, un aiuto, al fine di permettere al proprio educando di costruire un proprio percorso di vita, attraverso la formazione del proprio carattere (è questo il traguardo dell'educazione). La virtù presente nell'educazione esprime la crescita dell'educando nella sua globalità.

Il “motivo” costituisce l'orientamento generale che incoraggia (non vincola) l'educatore ad agire con virtù. L'educatore non deve solo rilevare le particolari componenti nel suo educando, ma le deve anche far comprendere al suo educando e far emergere. (soltanto “io” educando, possiedo queste determinate capacità).

Vita buona e bene della persona in prospettiva pedagogica

L'ideale di “vita buona” è fondamentale da perseguire per avere una proficua maturazione in prospettiva educativa, in quanto l'educatore deve presentare al suo educando la “prospettiva di vita buona” a cui esso può far riferimento durante la formazione del suo carattere. La finalità dell'azione educativa è “il bene della persona”, e portarla a mirare a diventare nel tempo una persona migliore; in quanto ne ha le capacità.

Prospettiva etica nella formazione del carattere: far scoprire al soggetto il valore della sua esistenza, attraverso la ricerca di quelle fonti che lo realizzano come persona, rendendola ogni volta più felice per ciò che sa manifestare. La “vita buona” deve presentare l'orizzonte che alimenta l'azione educativa, che si orienta alla realizzazione completa delle potenzialità personali, consolidate attraverso una “scelta” responsabile e personale al fine di conseguire il proprio bene.

L'apporto educativo è fondamentale nella formazione del carattere, attraverso tale rapporto si instaura un processo educativo dove il soggetto matura il concetto di “decidere di sé” e del proprio destino esistenziale, dove intende mettere le fondamenta per la costruzione della propria vita. Nell'azione educativa, quindi, non si tratta soltanto di pensare bene, scegliere bene, agire bene, ma in particolare di: crescere bene!

Il bene della persona e la virtù

È attraverso la “virtù” che l'essere umano può crescere in senso personale, grazie alla formazione del carattere che l'agire virtuoso può veicolare.

La virtù può essere analizzata:

  • sull'agire dell'educatore
  • sul grado che l'educatore riesce ad esercitare

L'essere umano si nutre di legami ed affetti che incidono pesantemente sulla vita quotidiana e che lo accompagnano sia nel bene sia nel male. E l'educatore ha il compito di tutelare quei “fattori di bontà” che si manifestano nell'educando e che chiedono di essere difesi e tutelati in queste relazioni.

Capitolo terzo: La virtù può essere insegnata?

Il valore educativo della testimonianza

Vi è possibile trasmissibilità nell'insegnabilità della virtù. Nella missione di educare è di fondamentale importanza la “testimonianza” come forma di comunicazione in cui il soggetto è pienamente coinvolto nel trasmettere e rendere accessibile una realtà che è stata ed è decisiva per la sua formazione ed esistenza personale.

Esempio: azione quotidiana dell'educatore (docente) ha valenza per l'educando (alunno), in quanto non lo considererà solamente come docente, ma anche come testimone: come esempio significativo animato da un'identità che si certifica proprio nel suo comportamento.

Oggi purtroppo si assiste a “schizofrenia educativa”; cioè: coloro che la praticano manifestano una totale discordanza fra pensiero ed azione, imponendo modelli di educazione virtuosa che loro stessi disattendono (ma che pretendono dagli altri), ciò porta una destabilizzazione nell'educando, il quale riceve messaggi ambigui → insig

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher micheladelucca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Mari Giuseppe.
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