PEDAGOGIA GENERALE E DELLA COMUNICAZIONE EDUCATIVA
LA RELAZIONE EDUCATIVA G. MARI
IL PERCORSO STORICO Lo scenario dove si colloca questo percorso è l’Occidente influsso
preponderante nella storia umana È collocato in occidente anche grazie al profilo
multi\interculturale.
1. L’età arcaica Iliade dell’educazione di
Il più antico documento pedagogico è costituito dai versi dell’ (si parla
Achille), hanno un valore storico solo che non entrano nel dettaglio. il rapporto
Il testo porta a riconoscere che è importante, anche in un’età arcaica,
interpersonale (educatore educando) volto alla partecipazione personale e non solo secondo
un ordine gerarchico. Analogamente accade nell’educazione feudale, questo misto tra
Giuramento del medico
principio d’autorità e legame affettivo. Questo è ben visibile nel
condizione parentale comunione
(Ippocrate) ha un sapore educativo che allude alla e alla
maestro. La relazione educativa, amore calore
con il in entrambi i casi, esprime e ed è
reverenza
accompagnata da una del più giovane verso il più vecchio, del discepolo verso il
maestro. (1)
Ippocrate, il Giuramento del medico.
ANTOLOGIA 1. risalente al V secolo, si può trovare traccia della relazione
educativa tra il vecchio e il giovane medico, rapporto per lo più gerarchico (mentalità dell’antica Grecia). Alla base
del giuramento si ha un paradigma familiare il quale lascia intravedere un profondo legame.
thiasos pitagorico,
La più antica istituzione pedagogica dell’Occidente, si rifà ad una vera e
propria confraternita Religiosa, retta da regole di vita comune e che alla base avevano una
Aulo Gellio
configurazione gerarchica. ne parla in Notti attiche dove afferma che il giovane
accolto nel sodalizio formativo aveva l’obbligo di tacere (minimo 2 anni di silenzio,
riservatezza), è importante anche sottolineare che l’autore afferma che nella scuola pitagorica
tutto era in comune quindi le regole permettevano un vivere comune, familiare. (2)
Vita di Pitagora.
ANTOLOGIA, LE ORIGINI 2. Diogene Laerzio, riferimento all’educazione antica, si parla di
magister. Lascia intendere che la relazione educativa non fosse fatta da sola severità e obbedienza ma bensì anche
da familiarità, i discepoli dopo un duro apprendistato sotto la vita di pitagora “diventano come casa sua ed erano
ammessi al suo cospetto”. “Fanciullezza, primavera (20 anni), adolescenza, estate, età della pubertà(20),
giovinezza, autunno, età della virilità(20), vecchiaia, inverno (20) stagioni.”
2. I sofisti e Socrate
Il V secolo mutamento società greca, conflitto con i persiani, nuova classe sociale, gli
Arricchiti oltre ai già presenti Aristocratici . Per i sofisti la cosa più importante è la ricerca della
Platone
verità discepolo di Socrate è che sottolinea lo stile dei sofisti ovvero didattico-
il
comunicativo. Socrate sottolinea che la retorica fa emergere un sapere superficiale mentre
bisogna far emergere ciò che c’è nell’intimo della persona. La pratica educativa per Socrate
deve portare alla luce la verità latente della persona, non sovrapporvi qualcosa di estrinseco e
banale, ciò avviene attraverso il rapporto umano, utilizzando come mezzo l’ironia cui segue
l’intervento della maieutica che invita a cercare personalmente la verità. L’interlocutore deve
mettersi in ricerca, in questa ricerca della verità il fattore propulsivo è la rimozione della
logos,
contraddizione. Questa convinzione fa perno sul cioè il riconoscimento della capacità
umana di ordinare gli accadimenti secondo la trama delle cause e degli effetti guidando alla
verità. Lachete.
ANTOLOGIA, LE ORIGINI 1. Platone, testimonianza di come Socrate praticasse il rapporto educativo.
Esamina la persona competente allo scopo di ottenere la risposta adeguata alla sua domanda ( in questo caso che
cosa sia il coraggio). Lachete pensa di aver risposto al problema ma Socrate gli mostra come la questione sia
ancora aperta e abbia bisogno di più indagine. Per questo Socrate è maestro, abbondonare le risposte banali e
andare in cerca della verità. Il rapporto educativo ora assume un profilo molto diverso da quello tradizionale. Non si
tratta di trasmettere nozioni, ma di favorire la conquista personale della conoscenza. (discussione se la verità, una
volta raggiunta renda migliori, focalizzando l’attenzione sul coraggio)
3. Platone
Il più noto dei discepoli di Socrate; raccoglie attorno a sé dei giovani che organizza in una
scuola l’Accademia, nella quale il sapere scientifico prevale sulla retorica (coltivata da
Isocrate- che prosegue la tradizione dei sofisti, ma con una tensione etica diversa dal loro
utilitarismo. (3), A Nicocle.
ANTOLOGIA, L’ETA’ CLASSICA 3. Isocrate, il grande retore, iniziatore della tradizione umanistica
occidentale, esorta il suo interlocutore ad essere un educatore non solo eloquente ma coerente soprattutto. Il
brano evidenzia l’ispirazione etica della retorica Isocratea, nella quale è importante, ancora oggi la fiducia nella
parola come vettore di moralità. “Imita le imprese di coloro cui ammiri la fama. Qualunque consiglio daresti ai tuoi
figli ritieni giusto applicarlo anche tu. Considera saggi coloro che sanno sopportare sia la sventura che la fortuna.”
Traendo spunto- oltre che dalla tradizione pitagorica- anche da quella sofistica. La lettera VIII,
Platone
(2) è un eccezionale documento in merito a come praticava nell’Accademia la ricerca
della verità. Lettera VII.
ANTOLOGIA, L’ETA’ CLASSICA 2. Platone, testimonianza autobiografica, rapporto con Dionisio, tiranno
siracusano che lo aveva invitato in Sicilia poiché voleva apprendere la sapienza. L’esperienza siracusana fu
tutt’altro che incoraggiante per Platone il quale rischiò la vita a causa della superbia del sovrano. Infatti afferma di
non aver trasmesso all’allievo tutto il sapere a causa non solo della pessima disposizione di lui, ma anche del fatto
che la conoscenza conseguita attraverso la ricerca della verità non si lascia obiettivare in modo impersonale. Essa
nasce da una lunga frequentazione e dallo scoccare imprevedibile di una scintilla che sfugge a qualunque
pianificazione.
Punta sempre sul rapporto discepolo-maestro, i quali condividono studio e vita comune, nella
exaiphnes
quale la conoscenza della verità si manifesta senza preavviso,
improvvisamente mito della caverna. Importante in questo mito il fatto che il sapere porta
alla liberazione. Significa che l’educazione mira alla conquista della libertà e non può
dipendere da una procedura standardizzata. Come educare? Attraverso i dialoghi che
superano di gran lunga la scrittura.
4. Aristotele
Nel libro V della Metafisica, fa un intervento di chiarificazione concettuale dove appronta un
vero e proprio vocabolario di termini speculativi. Tra questi termini spunta anche “relazione”
importante per cogliere il significato attribuitegli dai greci, i quali pensavano che il sapere più
alto avesse come oggetto ciò che non muta, connotato dalla massima certezza. Per questo,
quando accosta il concetto, Aristotele come prima esemplificazione non reca quella che ci
aspetteremmo, ovvero la relazione tra persone; ma si rifà all’eccezione numerica della stessa,
riservando alla relazione interpersonale solo la seconda menzione (4)
Metafisica.
ANTOLOGIA, L’ETA’ CLASSICA 4. Aristotele, a fuoco i concetti attraverso una disamina volta a
mette relazione
coglierne i diversi significati. Nella Metafisica il libro V sottolinea l’importanza del vocabolo che lo
Stagirita (Aristotele) indaga secondo molteplici punti di vista, mettendone in luce la ricchezza di significati. La
relazione è una delle categorie a cui può essere ricondotto l’esistente dalla prospettiva ontologica, logica e
terminologica. Inoltre importante in questo brano la mentalità antica e la sua disposizione a privilegiare il sapere
certo in quanto necessario. 2 relazioni come “doppio”, triplo” correlate all’ambito matematico. Relazioni
numeriche.. l’attivo e il passivo sono in relazione. Relazioni sono quelle secondo il numero o la potenza perché la
loro stessa essenza consiste in un riferimento a qualcos’altro; invece il misurabile, il conoscibile e il pensabile si
dicono relativi in quanto qualcos’altro è in relazioni ad essi.
Si svalutano le cose umane rispetto a quelle divine. Aristotele parla anche dell’amicizia come
comunanza tra i “buoni” come opportunità formativa per migliorarsi. (5)
Etica Nicomachea.
ANTOLOGIA, L’ETA’ CLASSICA 5. Aristotele, passa attraverso la relazione, non
l’educazione
qualunque ma connotata da comunanza (koinonìa), l’amicizia è koinonia, cioè condivisione profonda che ha lo
scopo di educare ovvero perfezionare. Impronta di Aristotele nell’esperienza condotta da discepolo e poi maestro
nell’Accademia platonica, testimonianza di valore perennemente valido, immortale. “dai nobili apprendi nobili
cose”
Si tratta in Aristotele di una sensibilità molto realistica che sa avvalorare la relazione
interpersonale come vettore comunicativo ed educativo anche se non sa apprezzare fino in
fondo le variabilità concrete.
5. Roma pater familias,
Educazione con l’influsso greco man mano verso Humanitas. Fu in
particolare il circolo degli Scipioni a divulgare i nuovi orientamenti. Di questa Humanitas
promotore è Cicerone, con il quale viene riconosciuto il valore dell’umanità riconoscere e
agire. Secondo Cicerone, la vera essenza dell’essere umano è la sua anima. Con Quintiliano il
costume educativo si addolcisce perché il riconoscimento della comune disposizione ad
apprendere rende inappropriati i mezzi coercitivi; lo sforzo è per il maestro è riconoscere il
profilo psicologico dell’alunno. (1) (3) Istituzione oratoria.
ANTOLOGIA, L’HIMANITAS ROMANA 1. Quintiliano, L’incontro con la cultura greca mitigò il
mos maiorum,
costume pedagogico romano, caratterizzato da severità e ossequio verso il cioè la tradizione.
L’ideale dell’humanitas indica un nuovo indirizzo dell’educazione che si fa più attenta al profilo psicologico
dell’educando (soprattutto del bambino) in favore di una disciplina meno militare e più domestica. Il brano di
Quintiliano è documento di questa nuova impostazione che insieme all’analoga concezione ciceroniana e
senechiana, alimenterà l’umanesimo pedagogico moderno.
Come educare i propri figli.
ANTOLOGIA, L’HUMANITAS ROMANA 3. Pseudo-Plutarco, contemporaneo di
Quintiliano. L’impostazione romana emerge con evidenza nella preoccupazione di formare il carattere ma con
l’avvertenza di adottare un costume non troppo severo, quindi allontanandosi dalla pratica formativa arcaica.
Come nel grande oratore romano, troviamo il paragone tra l’educazione e la coltivazione del campo, connesso
all’idea di coltura animi a cui attinge tutta la tradizione umanistica generata dall’idea di humanitas.
L’attenzione al dinamismo interiore dell’alunno è delineata anche in Seneca, dove trae
ispirazione dal riconoscimento della comune condizione di peccato dove nessuno è senza
colpa. (2) Gratitudine
ANTOLOGIA, L’HUMANITAS ROMANA 2. Seneca,
verso il medico e il precettore. Seneca accosta la figura del medico e dell’educatore, unendole nel senso di stima
che accompagna la prestazione perché motivata dalla sollecitudine e amore. Oggi si parla di “professioni di cura”,
“si prende cura” del destinatario e non si limita a fare qualcosa di utile per lui. Il riferimento all’”amico” che questi
diventa, va inteso nel senso non dell’affinità ma del legame di prossimità attestato dal fatto che stiamo a cuore del
medico e del precettore che qui vengono elogiati: infatti, Ogni volta che si esprime un’azione educativa, accanto
alla prossimità, si deve sempre manifestare anche la distanza implicata nel “ruolo” ricoperto dall’educatore. “ si
paga sia il medico che il precettore sì il prezzo della loro prestazione, ma si rimane in debito per la loro disposizione
d’animo”. le Lettere a Lucilio anticipazione
Il più alto documento della disposizione pedagogica sono
della sensibilità antropologica. Dall’Humanitas latina ha origine una concezione del rapporto
educativo come crescita comune a educatore e educando, destinata ad un influsso
permanente.
6. La storia della salvezza come relazione educativa
Cristianesimo contesto culturale, incontro Grecia-cristianesimo. Lo mostra il termine
cambia
logos nel Vangelo di Giovanni, (1) per indicare il Cristo nel quale si riconosce incarnata la
verità, cercata dai filosofi con il lume della ragione. il Buon Pastore.
ANTOLOGIA, L’ANTICHITA’ CRISTIANA E IL MEDIOEVO 1. Vangelo di Giovanni, la parabola del
buon pastore, il rendere accessibili verità difficili correlate al mistero della vita divina, attraverso l’utilizzo di
immagini comuni. L’amore questo testo non si limita a dire che Gesù ama coloro che gli sono stati affidati, ma
afferma che questo amore scaturisce dall’amore che il Padre ha verso il Figlio ossia verso Colui che ha mandato a
redimere il mondo. L’essere pastore di Gesù non significa semplicemente accudire il gregge ma identifica il suo
ruolo di guida conseguente al mandato di Dio. L’autorità del buon pastore costituisce il modello dell’autorità più
alta, perché proviene direttamente da Dio Padre. È un’autorità che non si esprime nella forma di un potere
dispotico, ma nel dare la vita. L’autorità del Buon Pastore costituisce il modello dell’autorità come la concepisce la
fede cristiana: ruolo sia di governo che d’amore.
Il vocabolo allude alla Genesi e alla tradizione greca. Prima inculturazione cristiana ad
Alessandria d’Egitto scuola catechista chiamata Didaskaleion stoica. Veniva
formazione
impartito un insegnamento teologico ed esegetico tanto da diventare la prima università
teologica dell’antichità cristiana che applicava la pedagogia del logos. Clemente Alessandrino,
Pedagogo,
nel suo (2) Il Pedagogo.
ANTOLOGIA, L’ANTICHITA’ CRISTIANA E IL MEDIOEVO 2. Clemente Alessandro, divino pedagogo è
Il
cristo, inviato dal padre per ricondurre a lui l’umanità. In questa prospettiva viene riconosciuta una pedagogia del
logos secondo la quale, l’azione salvifica di Dio è esemplare dell’azione pedagogica che l’essere umano è chiamato
a svolgere in favore del suo simile, a cominciare dai figli. La caratteristica saliente dell’agire divino è amare la
creatura e rispettare la sua libertà. Anche l’educatore deve avere di mira il manifestarsi della libertà dell’educando:
è un’idea rivoluzionaria coerente con il riconoscimento cristiano della persona come “desiderabile per se stessa”.
riconosceva l’azione pedagogica del logos nella storia chiamare pedagogo Cristo, voleva
porre accento sull’intervento di lui nell’orientare alla salvezza. La divina educazione si compie
nella libertà.
Agostino D’Ippona, erede dei Padri Alessandrini, è il più grande padre d’Occidente e maestro
di pedagogia Cristiana. (3) Il fermo cristiano è superiore alla sapienza pagana, ma
quest’ultima non va disprezzata. La catechesi dei principianti.
ANTOLOGIA, L’ANTICHITA’ CRISTIANA E IL MEDIOEVO 3. Agostino d’Ippona,
Agostino- come racconta nelle Confessioni- inizialmente è spinto a disprezzare le Scritture divine dai pregiudizi
alimentati dalla sua formazione retorica. Questo non lo conduce a respingere la sapienza pagana ma a ordinarla a
quella cristiana, come mostra il brano che segue, dove - interrogandosi sul modo migliore per introdurre nella
nuova fede un catecumeno (persona che si sta preparando al battesimo) colto – invita a collaborare in modo
discreto con colui che non da idiota, come dicono , ma da erudito ed esperto dei libri dei dotti accede alla società
del popolo cristiano. Questo impegna a valorizzare il sapere di cui
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