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Inclusione degli alunni con bisogni educativi speciali

Capitolo 1: I disturbi specifici di apprendimento e il deficit di attenzione e iperattività

La scuola e gli alunni con DSA

Quando si parla di DSA (disturbi specifici di apprendimento) ci riferiamo a difficoltà di lettura (dislessia) e di scrittura (disgrafia) che gli alunni possono incontrare soprattutto nelle prime classi della scuola primaria, anche se ormai i segnali vengono riconosciuti anche prima. A esse possono aggiungersi difficoltà di calcolo (discalculia) che però sono più rare e portano a difficoltà nel leggere l’orologio, nell’organizzazione del tempo e dello spazio, e ciò determina una forte compromissione dell’autonomia personale. Anche nella dislessia possono esserci delle difficoltà di calcolo ma si tratta comunque di dislessia e non di discalculia.

Le abilità di lettura e scrittura sono fondamentali nella nostra cultura perché le usiamo quotidianamente. Infatti, la nostra società è disseminata di segni grafici e simboli, ma per chi vive in una cultura preletteraria, i DSA non solo non vengono individuati ma non inficiano la vita quotidiana.

I DSA sono classificati come disturbo: si ha una carenza strumentale ma che non dipende da un deficit cognitivo, anzi, in genere, gli alunni con tali disturbi sono brillanti e non manifestano problemi di comprensione di altro tipo. In presenza di un DSA è fondamentale la comunicazione alle famiglie, per due motivi:

  • Prima di tutto perché il rapporto scuola-famiglia, oltre ad essere previsto a livello normativo, è molto importante per costruire collaborazione e condivisione.
  • Perché in presenza di un alunno con DSA è importante spiegare bene alla famiglia che tipo di disturbo è, rassicurandola che si tratta solo di un disturbo strumentale e che però è importante riconoscere e gestire adeguatamente.
  • Per prevenire quel disagio che molto spesso si riscontra e che può condurre verso la dispersione scolastica.

Di fatto accade che i genitori percepiscono e comprendono cosa è un DSA per come l’insegnante lo comunica ma anche e soprattutto per la dimensione emozionale che accompagna la comunicazione dell’insegnante. I genitori percepiscono molto di più le tonalità emotive rispetto al significato più linguistico.

Molti alunni con DSA a causa di tale disturbo, vivono un disagio che spesso supera, in quanto a difficoltà, il disturbo che lo genera, cioè l’alunno con dislessia, essendo un alunno intelligente e capace, si rende conto da solo di essere lento a leggere e per questo si sente a disagio. I bambini che, per esempio, hanno difficoltà di lettura talvolta vengono presi in giro e per molti salvarsi l’unico modo è fuggire dai contesti in cui vengono messi alla prova. I genitori confermano tali comportamenti di rifiuto, ma in genere faticano a comprendere che il rifiuto sia conseguente alla difficoltà che i bambini sentono!

Oggi la situazione è cambiata perché esiste una legge nazionale che prevede il riconoscimento dei DSA così da poter predisporre tutti gli strumenti e le misure compensative e dispensative più idonee.

Legge 170 dell’8/10/10

Art.1 Riconoscimento e definizione di dislessia, disgrafia, disortografia, e discalculia.

  • La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia come DSA, che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana.
  • Dislessia: DS che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici.
  • Disgrafia: DS che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica.
  • Disortografia: DS di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica.
  • Discalculia: DS che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri.
  • Queste quattro possono sussistere separatamente o insieme.

Art.2 Finalità.

  • Garantire il diritto all’istruzione.
  • Favorire il successo scolastico, anche attraverso misure di supporto.
  • Ridurre i disagi relazionali e emozionali.
  • Adottare forme di verifica e di valutazione adeguate alle necessità formative degli studenti.
  • Preparare gli insegnanti e sensibilizzare i genitori nei confronti dei DSA.
  • Favorire la diagnosi precoce.
  • Incrementare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari durante il percorso di istruzione e formazione.

Art.3 Diagnosi.

  • La diagnosi dei DSA è effettuata nell’ambito dei trattamenti specialistici assicurati dal Servizio Sanitario Nazionale.
  • Per gli studenti che, nonostante adeguate attività di recupero didattico mirato, presentano persistenti difficoltà, la scuola trasmette apposita comunicazione alla famiglia.
  • È compito delle scuole di ogni ordine e grado attivare interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA.

Art.4 Formazione nella scuola.

  • Nell’ambito dei programmi di formazione del personale docente e dirigenziale delle scuole di ogni ordine e grado è assicurata un’adeguata preparazione riguardo alle problematiche relative ai DSA, finalizzata a individuarne precocemente i segnali.

Art.5 Misure educative e didattiche di supporto.

  • Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari.
  • Agli studenti con DSA le istituzioni scolastiche garantiscono:
    • Didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo.
    • Introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere.
    • Per l’insegnamento delle lingue straniere, l’uso di strumenti compensativi che favoriscono la comunicazione verbale.

I disturbi specifici di apprendimento

La scuola ormai da anni opera per riconoscere tempestivamente negli alunni i DSA, in particolare la dislessia, che è quello più frequente, e per rispondere a ciò con esercizi mirati.

La dislessia

La dislessia è un disturbo che pregiudica la capacità di leggere in modo corretto, scorrevole e fluente; per questo impedisce una regolare attività di studio e condiziona l’apprendimento rallentandolo e rendendolo difficoltoso, in quanto la concentrazione dell’alunno dislessico è assorbita completamente dalla strumentalità del leggere a discapito della comprensione.

Per un alunno dislessico, leggere un brano e comprenderlo risulta un’attività difficile perché la comprensione è dipendente dalla fluidità e velocità di lettura. Dovendosi concentrare sulle lettere, le sillabe e le singole parole, non ha la “mente sgombra” per poter comprendere il senso globale di una frase!

Per un alunno dislessico quindi, studiare una disciplina di studio come la storia o la geografia è estremamente difficile perché la lettura non è fluida e scorrevole, perché la concentrazione obbligata sulle parole penalizza la comprensione dei brani e perché i contenuti hanno un linguaggio diverso e più difficile. Oppure, svolgere un problema di matematica è difficile perché è penalizzata in partenza la sua comprensione del testo del problema e mancando la comprensione del testo, manca la base per il ragionamento necessario per risolverlo.

La difficoltà strumentale della lettura consiste nel mancato automatismo che è alla base della lettura scorrevole e che, una volta acquisito, permette la comprensione di quanto letto. Imparare a leggere è un processo lento e difficoltoso che richiede molte abilità; ogni bambino impara gradualmente a leggere e ogni bambino segue ritmi suoi e quindi impara o velocemente o lentamente. Le variabili che influiscono sull’apprendimento della lettura sono moltissime, per esempio la lettura di libri fatta con qualcuno con cui si ha un legame affettivo importante influisce sull’amore per la lettura.

In un mondo così immerso nei simboli della lingua scritta, chi non riesce a leggerli e ad “orientarsi” in essi, si trova svantaggiato e non solo per la gestione del quotidiano ma anche per il progressivo sviluppo e potenziamento di abilità cognitive di pensiero e di ragionamento.

La disgrafia

La disgrafia è un disturbo non verbale, che coinvolge la struttura di parole e di numeri; essa emerge nei bambini quando la scrittura inizia ad essere più personale, quindi intorno alla terza elementare. Nelle classi prime agli alunni viene insegnato a scrivere e leggere in modo corretto e scorrevole sia lettere che numeri e a operare in attività semplici e utili per una maggiore e migliore acquisizione delle abilità strumentali.

Dalla terza elementare in poi, essendo acquisite le abilità strumentali, l’intervento scolastico si dedica ad attività sempre più caratterizzate da riflessività, creatività, divergenza e apertura. Però si accettano le diverse calligrafie che permettono agli alunni di esprimere pensieri, opinioni. In questa fase di maggior libertà, il bambino disgrafico manifesta la sua difficoltà di organizzazione e scrittura.

Come ci si accorge: l’alunno disgrafico viene individuato dagli insegnanti in quanto si manifesta con scarsa leggibilità della scrittura, disorganizzazione delle forme e degli spazi grafici, scarso controllo del gesto, confusione e disarmonia. La disgrafia tende a peggiorare nel tempo se non viene individuata e incide negativamente sul rendimento scolastico, portando il bambino che ne è affetto a scoraggiarsi e demotivarsi.

Un bambino disgrafico può mostrare in palestra difficoltà a rotolare su un materassino andando dritto! Può inoltre risultare poco organizzato nella gestione del materiale e del lavoro autonomo, anche intorno ai 10 o 11 anni. L’impugnatura della penna è spesso scorretta, spesso il bambino non rispetta i margini del foglio e lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole. La pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata e il tono muscolare è spesso irrigidito. Quando si chiede al bambino di copiare alla lavagna, è per lui difficile perché deve portare avanti più compiti contemporaneamente: distinzione della parola dallo sfondo, spostamento dello sguardo dalla lavagna al foglio.

La disgrafia è definita una anomalia del movimento corsivo e della condotta del tratto che si traduce in difficoltà di coordinamento, irregolarità delle spaziature. La disgrafia può essere risolta rieducando il bambino attraverso un intervento personalizzato. È possibile prevenire questo disturbo durante la scuola dell’infanzia attraverso l’esame della grafomotricità e la proposta di esercizi e attività ludiche preparatorie al gesto grafico.

La disortografia

Anche questa è un DSA che interessa la scrittura, ma non è correlato a deficit sensoriali, motori o neurologici. Chi soffre di disortografia non riesce a rispettare le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto, non è in grado di tradurre le lettere in parole, cioè nel tradurre i suoni che compongono le parole in simboli grafici. I segnali della disortografia possono essere rintracciati in omissioni di grafemi o parti di parola, sostituzioni di grafemi (per es. vaccia per faccia), e inversioni di grafemi.

Da cosa deriva: la disortografia può derivare da una difficoltà di linguaggio, da scarse capacità di percezione visiva e uditiva, da un’organizzazione spazio-temporale non ancora sufficientemente acquisita. Per poter programmare un intervento riabilitativo personale è necessaria una valutazione clinica, fatta da un neuropsichiatra infantile o da uno psicologo e inoltre i genitori possono chiedere a scuola, la predisposizione di un PDP (percorso didattico personalizzato), la cui realizzazione implica l’adozione di tutte le misure dispensative e compensative previste dalla legge 170 del 2010.

La discalculia

Questa merita un discorso particolare; prima di tutto è da sottolineare la differenza tra la discalculia e le difficoltà che un alunno dislessico incontra in matematica ma che derivano dalla dislessia e che non caratterizzano propriamente la discalculia che invece è più rara. Con il termine discalculia non si intende fare riferimento alle difficoltà che in modo più o meno frequente vengono osservate nella comprensione di quella materia complessa, che è la matematica. Quindi con questo termine si fa riferimento a un DS del sistema dei numeri e del calcolo in assenza di lesioni neurologiche e di problemi cognitivi più generali; per questo motivo è importante sottolineare che la discalculia si manifesta nonostante un’istruzione normale, un’intelligenza adeguata e un ambiente culturale e familiare favorevole!

Cosa coinvolge: tale disturbo coinvolge l’acquisizione di abilità semplici, quali ad esempio la scrittura e la lettura dei numeri e il sistema di calcolo. Come viene suddivisa: la discalculia viene suddivisa in primaria e secondaria, dove la primaria rappresenta il disturbo delle abilità numeriche e aritmetiche mentre la seconda si presenta associata ad altri problemi di apprendimento, quali la dislessia, la disgrafia.

I bambini discalculici compiono frequentemente questi errori:

  • Difficoltà nell’identificare i numeri e nello scriverli.
  • Difficoltà nel riconoscere le unità che compongono un numero.
  • Difficoltà nell’identificare i rapporti tra le cifre.
  • Difficoltà nel saper scrivere numeri sotto dettatura.
  • Difficoltà nel numerare in senso progressivo.
  • Difficoltà nello svolgimento delle 4 operazioni matematiche.
  • Difficoltà nel cogliere nessi e relazioni matematiche.
  • Difficoltà nell’associare ad una certa quantità il numero corrispondente.
  • Difficoltà nell’imparare il significato dei segni.
  • Difficoltà nell’apprendere le regole dei calcoli.
  • Difficoltà di organizzazione spazio-temporale, coordinazione motoria e svolgimento dei compiti in sequenza.

Sebbene la discalculia sia ritenuta un disturbo a carico del sistema nervoso centrale, in realtà oggi il 20% degli alunni viene segnalato per “difficoltà anche gravi” nel calcolo.

Due profili di discalculia:

  • Il primo profilo riguarda una debolezza nella struttura cognitiva deputata all’elaborazione delle componenti numeriche (meccanismi di quantificazione, seriazione, comparazione); si riferisce ad una forma che viene definita profonda, si tratta di una situazione rara e si caratterizza come una vera e propria cecità ai numeri.
  • Il secondo profilo è legato a deficit negli aspetti procedurali e di calcolo.

Ogni essere umano possiede fin dalla nascita una serie di circuiti cerebrali preposti all’elaborazione dell'informazione numerica; di conseguenza la discalculia viene fatta risalire a una ben precisa condizione di tipo neuropsicologico legata a un deficit di elaborazione delle quantità. Per identificare quale tipo di discalculia potrebbe avere il bambino, occorre focalizzare l’attenzione sugli errori che fa. Solo così è possibile capire quale tipo di programma di potenziamento può essere corretto per lui!

Il diritto di sbagliare

Gli alunni hanno il diritto di sbagliare, se sapessero già tutto, la scuola non avrebbe senso di esistere. Purtroppo però a scuola tale diritto molto spesso non viene considerato e infatti l’atteggiamento di un insegnante di fronte ad un bambino può essere di due tipi: o considera l’errore come una tappa dell’apprendimento oppure considera il bambino il principale responsabile del suo errore. La spinta che gli alunni hanno nel cimentarsi in compiti nuovi parte dalla loro percezione di competenza, che può sfociare in una “positiva tendenza a volersi sempre più competenti” oppure “nel timore di sentirsi incapaci, che porta a impegnarsi sempre meno”.

L’insegnante deve:

  • Concedere la possibilità di sbagliare e incoraggiare a mettersi alla prova e a svolgere compiti.
  • Fare degli eventuali insuccessi delle possibilità per imparare i concetti e le procedure, ma anche per sviluppare quel senso di fiducia nelle proprie possibilità.

Campanelli di allarme

I DSA sono vari e differenti tra loro ma esistono tratti comuni e ricorrenti tra gli studenti che hanno un DSA e che possono essere considerati veri e propri “campanelli d’allarme”. Genitori e insegnanti possono osservare e riconoscere alcuni elementi a partire dalla prima elementare, dopo di che si può procedere ad una prima segnalazione e valutazione, dove quest’ultima, una volta effettuata, può succedere che non riveli l’esistenza di un DSA, ma di un altro tipo di problema!

  • Per quanto riguarda la lettura e la scrittura, il bambino su cui porre attenzione in tal senso è colui che, dalla fine della prima elementare in poi, mostra di non riuscire a leggere in maniera fluente: questo perché il suo rapporto con la lettura non si è consolidato, non è naturale, ma sempre forzato e difficoltoso.
  • Per quanto riguarda la scrittura, può succedere che il bambino non riesca a scrivere in corsivo, oppure che scriva ma non riesca ad...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FranciFirenze92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e pedagogia speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Collacchioni Luana.
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