Che materia stai cercando?

Riassunto esame Paleografia latina, prof. Bassetti, libro consigliato Prima lezione di paleografia, A. Petrucci

Riassunto rielaborato per l'esame di Paleografia latina basato su appunti personali e sullo studio autonomo del testo consigliato dal Prof. Bassetti, intitolato "Prima lezione di paleografia" di A. Petrucci, dell'università degli Studi di Verona - Univr.

Esame di Paleografia latina docente Prof. M. Bassetti

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

oggi scrittura ufficiale dello Stato. Un altro gruppo è quello delle scritture dell'Europa che si originano

essenzialmente dall'alfabeto greco e dai suoi derivati, fra cui i più importanti sono il cirillico e il latino,

formatosi nel Lazio tra VII e VI secolo a.C. con l'intermediazione etrusca e oggi adoperato in larga parte

del pianeta.

Da ciò si può capire come esista una Babele grafica, per cui l'unificazione grafica delle culture umane risulta

essere un obiettivo non soltanto non realistico, ma anche errato; lo scopo, infatti, dovrebbe essere quello di

far sì che il maggior numero di individui possa scrivere e leggere in quel sistema di scrittura proprio della

sua tradizione culturale e del suo ambiente, non tanto quello di imporre agli alfabetizzati un'unica scrittura.

Ogni sistema grafico ha alle spalle una lunga storia fatta di modificazioni, adattamenti e a volte vere e

proprie rivoluzioni grafiche; tutti questi fenomeni sono da una parte conseguenza di profondi cambiamenti

sociali, economici e culturali, dall'altra manifestazione di nuovi modelli espressivi e nuove tendenze

stilistiche. Un esempio rappresentativo del processo di cambiamento grafico è dato dalla scrittura

cuneiforme, antichissimo sistema creato in Mesopotamia forse dai Sumeri verso la fine del IV millennio

a.C. e composto da circa 2000 segni di natura prima ideografica e poi fonetica, tracciati su piccole tavolette

di argilla fresca; essa fu in genere adoperata per fini amministrativi e contabili e per comunicare a distanza.

Nel corso della storia la scrittura cuneiforme subì due modificazioni di grande rilievo: una dovuta alla

tecnica esecutiva, in quanto venne adottato un calamo vegetale appuntito a forma di cuneo che ridusse i

segni a complessi tratti lineari verticali e orizzontali; la seconda, avvenuta verso la fine del III millennio

a.C., che modificò l'orientamento della scrittura da verticale a orizzontale.

Un altro esempio rappresentativo del processo di cambiamento grafico è dato dalla scrittura latina, che fra

II e III secolo d.C. subì un mutamento tecnico sia a livello scolastico, sia nell'uso quotidiano, per cui si

cercò di semplificare i tratteggi delle singole lettere; la conseguenza fu la formazione graduale di una

scrittura "comune" completamente diversa dalla maiuscola adoperata fino a quel momento e costituita da

forme alfabetiche minuscole. Il latino subì altri mutamenti e adattamenti anche con la diffusione della

stampa a caratteri mobili nell'Europa occidentale del XV secolo d.C.: esso, infatti, continuò per tutto il

secolo la sua evoluzione verso forme minuscole tondeggianti e separate tra loro, mentre il greco fu

trasferito nella stampa a Venezia per opera dell'editore e umanista Aldo Manuzio nella sua forma corsiva in

uso fra i dotti e gli scribi greci che si erano rifugiati in Italia dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai

Turchi nel 1593. Inoltre, nei libri e nei documenti latini di età classica si usava la ossia si

scriptio continua,

scriveva senza dividere le parole, il che rendeva il testo privo di interruzioni e quindi più bello, ma

costringeva il lettore a una forte concentrazione per leggere; tuttavia, tra il VII e l'VIII secolo d.C.,

soprattutto nelle aree insulari (Inghilterra e Irlanda), emersero vari tentativi di spaziatura, utili alla

comprensione dei testi da parte di lettori addirittura estranei al latino; poi, a partire dal X secolo d.C., anche

nell'Europa continentale si iniziò a spaziare le parole, agevolando così la lettura di testi particolarmente

complessi, e nel XII secolo d.C., con l'affermarsi della cultura universitario-scolastica, si affermò una serie

di convenzioni che modellavano lo spazio di scrittura, come per esempio l'uso di una punteggiatura variata,

l'utilizzo delle maiuscole, ecc.

Un'altra rivoluzione formale investì il libro professionale (giuridico, scritturale), che per le mutate esigenze

di insegnamento e studio cambiò formato, disposizione del testo, ora su due colonne, e del commento, ora

nei margini e in modulo minore.

Fino a questo momento le modificazioni adottate andarono, dunque, nel senso di una progressiva

semplificazione dei modi di scrittura e della disposizione dello scritto, ma si sono verificati anche casi di

un'evoluzione dal semplice al complesso: per esempio, a partire dal '600 la cancelleria pontificia adottò una

particolare tipologia grafica per le concessioni di grazie e benefici al fine di renderne particolarmente

solenne ed esclusivo l'aspetto; la loro lettura risultò così difficile ai non addetti ai lavori che fu necessario

allegarne una trascrizione in scrittura corrente. Soltanto nel 1878 papa Leone XIII decise di abolire l'uso di

questa scrittura, definita "littera o "bollatica".

Sancti Petri"

Alcune mutazioni tipologiche appartengono anche al secolo scorso; per esempio, in Germania, fino a poco

tempo fa, si usava un particolare alfabeto latino di epoca medievale, chiamato "gotico", che divenne il

simbolo della cultura e del nazionalismo tedesco, ma che ben presto finì per assumere una funzione

negativa di isolamento provinciale; così nel 1941 Hitler, per meglio favorire l'espansione dell'imperialismo

tedesco, lo abolì in favore dell'alfabeto latino comune. In Turchia Kemal Ataturk, che nel 1929 fondò nel

suo Paese una Repubblica laica, promosse l'adozione della scrittura latina al posto di quella araba.

In conclusione, le più importanti modificazioni grafiche avvengono quindi per mano di chi sa leggere e

scrivere; sono mutamenti che avvengono gradualmente nelle società dove è alta la diffusione della capacità

di scrivere, mentre in maniera rapida nei casi in cui a condurre le operazioni sia una ridotta avanguardia

intellettuale; tutte queste modificazioni sono comunque determinate da profondi fenomeni storico-

culturali.

CAPITOLO 5 - TECNICHE E MODI

Con "tecniche dello scrivere" si intendono in generale i diversi procedimenti materiali che si usano per

produrre e riprodurre un testo, usando a tal fine strumenti e materiali differenti. Tre sono le pratiche

adottate: la scrittura a mano, l'uso di strumenti meccanici, come la macchina da scrivere, e il sistema

informatico digitale. Tali processi sono certamente diversi a seconda che si tratti di produzione di testi

nuovi o di riproduzione di testi già scritti e a seconda anche degli esecutori, che si distinguono per

personalità, capacità tecnica, educazione culturale e ruolo sociale.

Lo "scrivere a mano" è la procedura scrittoria più antica, inventata dall'Homo e ancora in uso

sapiens sapiens

universalmente. Gli strumenti sono ovviamente cambiati nel corso dei millenni (stili di osso o metallici,

calami, scalpelli, penne, biro, gessi, matite, pennarelli, ecc.), così come le materie scrittorie (pietre, marmi,

stoffe, legno, pergamena, carta, vetro, ceramica, muri, ecc.). Per esempio, papa Gregorio Magno fu nel VI

secolo d.C. anche un abile scrittore di testi propri e di altri; nella sua voluminosa opera intitolata

"Commentario al libro biblico di Giobbe" e in alcuni passi del suo epistolario, egli descrisse la sua opera di

creatore di testi, distinguendo una prima fase di dettatura a segretari che scrivevano su tavolette cerate, una

seconda fase di ricopiatura su fogli di papiro e revisione da parte dell'autore, e una terza fase di redazione

definitiva da parte di copisti in rotoli di papiro o in codici di pergamena; da ciò si può capire come in

questa fase storica e in questo ambiente si adoperassero contemporaneamente tavolette cerate, fogli e rotoli

di papiro e codici di pergamena.

A Gutenberg si attribuisce nel 1455 l'invenzione della stampa a caratteri mobili, tecnica complessa che

prevedeva varie operazioni: il processo iniziava con l'incisione a mano dei vari modelli di lettere e segni in

metallo duro; da questi ultimi si traevano delle matrici in metallo morbido in cui si versava una lega di

piombo e antimonio fusi, che, una volta raffreddata, veniva estratta dalle matrici stesse e costituiva i veri e

propri caratteri mobili; questi caratteri venivano poi scelti e ordinati dal compositore, che ne stampava il

modello quante volte voleva e per ogni pagina da stampare; dopodiché le pagine venivano piegate,

ordinate, rilegate e cucite insieme dai rilegatori. Con la stampa a caratteri mobili, messa a punto da artigiani

tedeschi a Magonza e introdotta prima in Italia e poi in Francia e in altre regioni europee, cambiano non

solo le operazioni di produzione dei libri, ma anche i luoghi e i tempi di lavoro: dai luoghi isolati e

autonomi degli scribi, simili agli studioli degli umanisti, si passa agli ambienti chiusi e poco confortevoli

delle officine tipografiche, in cui numerose persone lavoravano insieme per molte ore al giorno.

Nel 1501 a Venezia due umanisti, l'editore Aldo Manuzio e l'umanista Pietro Bembo, operarono delle scelte

tecniche e culturali che portarono a un nuovo processo produttivo del libro a stampa, dotandolo di nuove

caratteristiche, come il formato in ottavo di 15x10 cm, con la conseguente nascita del "libretto da mano",

l'uso delle scritture corsive, ossia l'italica, molto elegante per i testi latini e italiani, e la corsiva arabescata per

i testi greci, e l'invenzione di una vera e propria collana editoriale agibile. Quella da loro proposta fu,

dunque, una grande rivoluzione con la quale nacque il libro moderno.

Fra '800 e '900 a Parigi, Londra o Berlino, a seguito dello sviluppo tecnologico provocato dalla Prima

Rivoluzione Industriale, nacquero le prime grandi imprese editoriali di dimensione nazionale o addirittura

sovranazionale; in tutta Europa e negli USA la produzione di quotidiani e periodici crebbe a dismisura

(l'Italia ci mise di più a sviluppare l'industria editoriale).

La produzione libraria di massa e di consumo fece sì che vi fossero dei mutamenti anche nella

presentazione esterna e nella forma del libro, ciò grazie anche al sorgere di una nuova figura professionale,

quella dei grafici; essi si dedicarono solo a particolari generi di libri, come quelli di narrativa, per ragazzi,

scolastici e tascabili.

CAPITOLO 6 - SCRIVERE A...

La corrispondenza epistolare fu l'unico settore della produzione scritta a non essere influenzato

dall'invenzione della stampa a caratteri mobili; esso subì soltanto un parziale mutamento nella seconda

metà dell' '800 con l'introduzione della macchina da scrivere.

L'uso della corrispondenza è molto arcaico, tanto che le prime testimonianze risalgono alle più antiche

civiltà del Vicino Oriente; nell'arco di 5000 anni la presenza della lettera è stata ininterrotta e questo spiega

perché essa abbia mantenuto una sostanziale uniformità nella struttura testuale, la quale prevede il saluto

del mittente, un breve preambolo, l'esposizione di notizie o richieste, la chiusura con convenevoli e la firma

del mittente. A questa uniformità si contrappone una netta diversità di materiali: una pluralità di materie

scrittorie nel mondo antico, l'unicità della pergamena nell'Alto Medioevo, la comparsa della carta nel corso

del '200 e l'imposizione della carta come unico materiale scrittorio dal '500 fino a oggi. Nel corso dei secoli

sono cambiati anche le forme, i formati e la disposizione del testo da verticale a orizzontale e viceversa.

Nel tempo si sono alternate fasi di restringimento con fasi di allargamento del diritto di comunicare

attraverso lo scritto: così, nel mondo romano antico anche un modesto schiavo poteva usare la scrittura per

comunicare con i suoi compagni di condizione sociale, mentre fra VII e XI secolo d.C. la sua capacità di

scrivere fu assai ridotta; col XII secolo d.C. si tornò a un maggior uso dell'epistolografia, ma solo in lingua

latina e una nuova e maggiore spinta si ebbe nel XV-XVI secolo d.C. quando l'estensione dell'alfabetismo,

le scoperte geografiche, l'aumento delle attività produttive e una maggiore mobilità delle popolazioni

provocarono un'esplosione della produzione e della circolazione epistolare, che aumentò notevolmente nel

XIX secolo d.C. con l'affermazione della scuola dell'obbligo. A queste fasi espansive si affiancarono, però,

tendenze alla limitazione e alla regolamentazione della comunicazione scritta: nel XII, XIII e XIV secolo

d.C., per esempio, si produssero trattati di regole compositive e di esempi per costringere la comunicazione

scritta fra appartenenti a strati o a categorie diverse della società entro norme strettissime di convenienza.

La comunicazione scritta usata in modo privato fu resa uno strumento essenziale per la tessitura di legami

interpersonali; attraverso lo scambio di lettere, infatti, si crearono veri e propri circuiti sociali di scambio

informativo e culturale: circuiti chiusi quelli per esempio costituiti da membri della stessa famiglia divisa

nello spazio per varie ragioni, e circuiti aperti quelli per esempio costituiti da gruppi di intellettuali uniti da

una comunione di ideali.

Differente fu, invece, la comunicazione scritta usata in modo gerarchico tra i singoli e le rispettive autorità,

segnata da una forte disuguaglianza tra mittente e destinatario, il quale poteva anche non rispondere alla

lettera ricevuta. Un altro modo molto antico di rivolgersi all'autorità era la petizione, ossia un documento

redatto in forma di lettera inviata da un mittente a un destinatario a lui superiore, con richiesta di beneficio

o di grazia. Opposta alla petizione è la lettera di protesta, ossia una denuncia, un insulto e una maledizione

inviate da singoli anonimi a titolari di cariche pubbliche o a vertici dello Stato (nell'Archivio centrale dello

Stato di Roma sono presenti numerose lettere di protesta e denuncia nei confronti di Vittorio Emanuele

III).

Da pochi anni alle lettere cartacee si sono affiancati altri più potenti e rapidi mezzi di comunicazione, come

il telegrafo, la radio, il telefono, la televisione, il fax e infine il computer, cosicché con l'uso di tali mezzi si è

venuto configurando un tipo di società cosiddetta "globale".

CAPITOLO 7 - TESTI SCRITTI, TESTI PERDUTI, TESTI RITROVATI

Qualsiasi testo viene scritto per due ragioni: affinché ne sia garantita la conservazione nel presente e nel

futuro e perché sia letto ed eventualmente riletto dai contemporanei e dai posteri; esso può essere registrato

per iscritto in forma definitiva una sola volta oppure può avere una tradizione fatta di plurime riscritture,

chiamate "testimoni". Tuttavia, può anche capitare che un testo, per qualsiasi ragione, non possa più essere

riprodotto né conservato e in questo caso può perdersi; un testo perduto, però, può anche essere ritrovato

in tutto o in parte e può anche sopravvivere in citazioni e menzioni presenti in altri scritti.

La cultura occidentale rinascimentale, moderna e contemporanea ha preso coscienza a poco a poco

dell'incompletezza del patrimonio culturale pervenuto dalla civiltà classica e dall'Illuminismo in avanti ci si è

resi conto della fragile deperibilità e della possibile conseguente perdita del patrimonio scritto. Già

Francesco Petrarca nel XIV secolo d.C. espresse il suo smarrimento di fronte alle perdite della tradizione

letteraria classica.

Tutto questo è avvenuto perché ogni cultura scritta si trasmette attraverso tre percorsi: la registrazione di

un sapere in un testo; la fissazione del testo in un libro; la conservazione del libro in una biblioteca; e

ognuno di questi tre percorsi può essere interrotto, causando la perdita dei relativi testi. Le cause possono

essere racchiuse in cinque categorie:

1. cause materiali dirette: distruzioni fisiche causate da eventi bellici o naturali, frequenti per singoli libri

ma meno per l'intera tradizione di un testo;

2. cause materiali indirette: cambiamenti intervenuti nei processi materiali e grafici, come la sostituzione

di un tipo di scrittura o di un tipo di contenitore librario, con la conseguenza che i testi non riscritti

secondo i nuovi modelli vengano esclusi per sempre dalla trasmissione;

3. cause culturali dirette: censura, rifiuto ideologico, ostilità, esilità della tradizione sin dall'origine per

volontà dell'autore stesso che preferisce usare forme di diffusione limitate;

4. rinnovamenti generali del canone librario imposti da cambiamenti culturali profondi;

5. forme di paura o terrore: inducono le persone perseguitate a nascondere ai persecutori determinati

testi che ne raccontano la storia per salvarli e trasmetterli ai posteri (es. Diario di Anna Frank).

In ogni cultura e in ogni epoca ci sono testi ritenuti "forti", che continuano a essere prodotti e trasmessi, e

testi considerati "deboli", predisposti alla scomparsa poiché poco riprodotti sin dall'inizio. Sicuramente la

riproduzione multipla e numericamente consistente è concausa della sopravvivenza dei testi, ma molto

spesso è il caso a determinare la sopravvivenza o la perdita o la riscoperta di un testo. A tal proposito,

l'epoca più intensa di ritrovamenti di testi latini e greci fu l'Umanesimo italiano fra '300 e '400; gli umanisti

ebbero il merito di ritrovare nelle biblioteche più antiche o fra i testi ancora in uso quelli classici non più

letti e di trascriverli, diffonderli e impostarli come modelli assoluti. Nel 1820 Leopardi fu entusiasta per la

scoperta di Angelo Mai di alcune parti del di Cicerone, erase e nascoste sotto la scrittura di

De Republica

altro testo cristiano ("palinsesto").

CAPITOLO 8 - SCRIVERE E CONSERVARE LA MEMORIA

La memoria scritta di una determinata area socio-culturale è l'insieme di tutte le testimonianze scritte

esistenti nell'area del suo insediamento ed è conservata in apposite istituzioni pubbliche e private, come gli

archivi per i documenti, le biblioteche per i libri e i musei per il materiale artistico; essa è sottoposta a

continue pratiche di inventariazione, catalogazione e studio, ma anche a un processo di oblio, abbandono e

distruzione quando nel frattempo la produzione di altre e nuove testimonianze scritte continua.

All'interno di ogni patrimonio memoriale scritto è sempre possibile distinguere un nucleo attivo, detto

"memoria scritta volontaria", frutto di scelte consapevoli e oggetto di continua selezione, e una parte

sostanzialmente inattiva, prodotta e conservata solo per inerzia, mai letta e quasi mai riprodotta, che rischia

quindi di cadere nell'oblio e di essere distrutta accidentalmente per sempre. Ma, all'interno della massa di


PAGINE

9

PESO

140.80 KB

AUTORE

Tonnina

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tonnina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Paleografia latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Bassetti Massimiliano.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in lettere

Riassunto esame Storia moderna, prof. Arcangeli, libro consigliato Prima lezione di metodo storico, Luzzatto
Appunto
Riassunto esame Storia Moderna, prof. Pastore, libro consigliato Il Seme della Violenza, Niccoli
Appunto
Riassunto esame Storia moderna, prof. Pastore, libro consigliato La nazione del Risorgimento, Banti
Appunto
Riassunto esame storia della scienza, Prof. Ciancio, libro consigliato "Storia della scienza in Occidente" (R. Maiocchi)
Appunto