Premessa
La paleografia è la “scienza delle antiche scritture, limitatamente però a quelle dei documenti di carattere non monumentale”. La paleografia si propone di affrontare problemi che si possono riassumere nelle seguenti domande:
- Che cosa? Cioè in che cosa consiste il testo scritto.
- Quando? Cioè l’epoca nella quale il testo è stato scritto.
- Dove? Cioè l’area o luogo in cui si è svolta l’opera di trascrizione.
- Come? Cioè con quali tecniche e strumenti e materiali e secondo quali modelli è stato scritto.
- Chi lo ha eseguito? Cioè a quale ambiente socio-culturale apparteneva l’esecutore.
- Perché quel testo è stato scritto?
Capitolo 1, i luoghi e gli spazi
In epoca antica il rapporto di produzione e di conservazione dei testi scritti erano diversi e lontani fra loro, più o meno così come avviene nel mondo moderno e contemporaneo; diversamente da quanto accadde in età altomedievale nel mondo occidentale dove venne meno il mercato librario, essi finirono con il coincidere: si pensi ad esempio ai grandi monasteri come San Gallo e Montecassino, o alle importanti chiese cattedrali, dove la produzione di libri era destinata di regola ad usi interni, liturgici, scolastici, di educazione religiosa dei membri della stessa comunità.
Solo più tardi con la cultura scolastico-universitaria (XII-XIV secolo), la produzione libraria tornò ad essere determinata dal libero mercato e a svolgersi prevalentemente ad opera di scribi laici, uomini ma anche donne, a capo di botteghe di librai e cartolai, di solito presenti nei centri città. Sempre nei centri delle città, la progressiva diffusione dell’alfabetismo e l’acculturazione alla scrittura dei volgari europei da parte di borghesi artigiani e mercanti provocò la nascita di altri e nuovissimi tipi di produzione scritta privata. Si trattava di lettere, registri, libri di conti e di famiglia, manuali tecnici e raramente anche libri di devozione e di lettura che erano conservati all’interno delle abitazioni.
In campo documentario si verificò un altro elemento topografico di grande importanza, tra estrema età medievale e età moderno contemporanea: quello della contiguità o meno tra depositi di memoria scritta con il centro del potere politico di cui costituivano la storia. Un illustre esempio è quello della Chiesa di Roma, che ancora oggi, continua a tenere presso di sé i propri archivi.
Nella cultura occidentale vi è l’organizzazione dello scritto sulla riga: dal sistema antico greco-latino di separazione delle parole tramite punti sul rigo, si è passati già nel I secolo d.C. a un sistema di scrittura continua, privo di spazi separativi; poi da esso, gradatamente, fra VII e XII secolo, per impulso soprattutto degli scribi irlandesi e anglosassoni, si è giunti sino all’introduzione di spazi fra gruppi di parole e quindi all’uso moderno di separare tutte le parole fra loro. Si è dunque passati da un sistema che separava le parole con i segni e le unità di senso con spazi bianchi, ad un sistema opposto che vede separate le parole da spazi bianchi e le unità di senso con segni.
Organizzazione dei campi di scrittura
Su un piano più generale, l’organizzazione dei campi di scrittura può essere distinta in tre casi:
- Rapporto fra testo e figura: suddivisione del testo in due o più colonne parallele che si dispongono verticalmente nello spazio di scrittura.
- La giustapposizione di più testi, fra loro gerarchicamente legati in modo fisso, nel medesimo campo di scrittura è la situazione più libera, benché riconducibile a tre sole possibilità: immagine all’interno del testo (sopra, sotto, centralmente), all’esterno (margini) o su un altro spazio in modo autonomo. Nelle monete invece i rapporti tra testo e figura sono particolari, nella loro forma rotonda di uso occidentale, la legenda è di solito disposta anch’essa circolarmente intorno all’immagine che occupa il campo centrale (sia sul recto sia sul verso); così come avviene nei sigilli, la cui forma può essere rotonda o meno.
- La disposizione del testo su due o più colonne ha origini antiche e viene usata per la prima volta nei libri in papiro in forma di rotolo orizzontale, in Egitto ed in Grecia e poi anche in territorio romano, dove però la lunghezza del rigo corrispondeva a quella dell’esametro. Nel XII secolo in campo universitario-scolastico nasce il libro didattico e scientifico prodotto e adoperato in ambito prevalentemente laico. Ciò segnò un’ampia diffusione della disposizione bi colonnare, per la velocità di lettura, per una maggiore visibilità, per la facilità di consultazione. Fra XIII e XV secolo, il modello bi colonnare si estese in tutta Europa; e soltanto la reazione umanistica di fine 300- inizio 400 riuscì ad imporre l’altro modello, quello di disposizione del testo a piena pagina su superfici non grandi e con ampi spazi. Questo fu il modello che venne poi adottato con l’avvento della stampa. Dunque il modello bicolonnare fu relegato a libri (o parti di libro) strumentali, come repertori, opere didattiche, dizionari, opere di consultazione e indici.
- Il collegamento tra più testi nello stesso campo è legato ad ambienti scolastici e didattici, dove un testo era solitamente accompagnato da un commento. Anch’esso subì i limiti della reazione umanistica, che divise testo e note dislocando queste ultime in alto o in basso nella pagina se non addirittura in altre zone del volume.
Capitolo 2, Scrivere o no
Si possono individuare nel passato più lontano, ma anche in un passato più recente, così come in epoche contemporanee, sei categorie distinte di alfabetizzati, sulla base delle loro capacità di scrittura e di lettura. Essi sono: i colti, gli alfabeti professionali, gli alfabeti dell’uso, i semialfabeti funzionali, i semialfabeti grafici, gli analfabeti.
I colti sono quegli individui che senza difficoltà producono e fanno uso di testi, adoperano...
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