Paleografia: cos'è la paleografia
Per paleografia si intende quella disciplina che si configura come una storia della cultura scritta, delle sue caratteristiche formali, dei suoi usi sociali e delle testimonianze scritte in una società determinata. I problemi che questa disciplina si propone di affrontare sono riassumibili nelle domande: che cosa? Cioè in che cosa consiste il testo; quando? Epoca in cui il testo stesso è stato scritto nel testimone che stiamo studiando; dove? Luogo in cui si è svolta la trascrizione; come? Con quali tecniche o materiali è stato scritto; chi lo ha eseguito? Perché quel testo è stato scritto? Cioè la finalità della singola testimonianza.
Rapporto tra luoghi di produzione e luoghi di conservazione
Nel mondo antico questi due luoghi erano diversi e lontani tra loro, mentre nel mondo altomedievale occidentale, venuto meno il mercato librario, venivano in quasi tutti i casi a coincidere nei grandi monasteri come San Gallo e Montecassino. Più tardi con la cultura scolastico-universitaria (XII-XIV secolo), la produzione libraria tornò ad essere determinata dal libero mercato e a svolgersi ad opera di scribi laici e da uomini, facenti capo alle botteghe dei librai, pertanto di nuovo i luoghi di produzione e quelli di conservazione tornarono a separarsi, come del resto avveniva per la produzione di documenti per mano di personale specializzato come i notai, il cui luogo di lavoro era posto nelle zone più frequentate della città, mentre i documenti finivano negli archivi.
Gli stessi notai italiani sin dal XII secolo cominciarono a tenere registri cartacei contenenti memoria degli atti prodotti, come anche le cancellerie europee fra XII e XIII secolo, da quella pontificia a quella dei re di Francia. Sempre dentro le città la progressiva diffusione dell'alfabetismo da parte anche di artigiani e mercanti provocò la nascita di nuovi tipi di produzione scritta privata. In campo documentario si manifestò tra estrema età medievale ed età moderno-contemporanea un altro elemento topografico di grande importanza: la contiguità o meno dei depositi di memoria scritta con il centro politico del potere di cui costituivano la storia e la legittimazione. L'esempio più clamoroso di continuità perenne è quello della Chiesa di Roma, che continua a tenere presso di sé i propri archivi.
Sempre a Roma negli anni del pontificato, Sisto V (1585-1590) avviò un'imponente piano di ristrutturazione degli spazi urbani, con la creazione di un gran numero di spazi grafici nuovi che dovevano essere occupati da messaggi iscritti, destinati a rappresentare verbalmente e simbolicamente la presenza e il potere del pontefice (epigrafi sistine). Sempre la scrittura, sia alfabetica sia non alfabetica, ha segnato e delimitato spazi nei libri, nei documenti, sui muri, cioè ogni volta che si è scritto qualcosa, si è costituito un equilibrio tra spazio scritto e spazio non scritto.
Organizzazione dello spazio nella scrittura
L'alternanza del nero e del bianco in una scrittura alfabetica serve ad organizzare la scrittura sul rigo in elementi individuabili, riconoscibili e perciò dotati di una forte leggibilità; lo spazio che separa le righe serve ad aiutare lo scorrere dell'occhio nella lettura, in modo che non sovrapponga elementi di un rigo a quelli di un altro; lo spazio intorno allo scritto, in alto, in basso e ai lati serve invece a concentrare sul testo lo sguardo del lettore o ad ospitare altre sezioni di testo subalterne. La costituzione di ognuno di questi spazi grafici obbedisce a esigenze specifiche, come a mutamenti di funzioni o intenzioni: individuarli ci permette di comprendere gli atteggiamenti mentali e pratici di chi li produceva.
In questa prospettiva tipico appare il caso dell'organizzazione delle righe nello spazio di scrittura, per cui nelle civiltà mediterranee si è passati quasi subito dalla situazione di assoluta e virtuosistica fittezza delle tavole d'argilla in scrittura cuneiforme alle spaziature interlineari e alle marginature della tradizione greco-latina; o ancora il caso dell'organizzazione dello scritto sulla riga per cui nella cultura occidentale, da un sistema antico greco-latino, di separazione delle parole con punti sul rigo, si è passati, già nel I secolo dC a un sistema di scrittura continua, privo di spazi separativi; da questo, fra VII e XII secolo, per impulso soprattutto di scribi irlandesi e anglosassoni, si è giunti prima all'introduzione di spazi fra gruppi di parole e quindi all'uso moderno della regolare separazione delle parole tra loro.
Situazioni base nell'organizzazione dei campi di scrittura
- La prima è costituita dal rapporto fra testo e figura.
- La seconda dalla suddivisione del testo in due o più colonne parallele che si dispongono verticalmente nello spazio di scrittura.
- La terza dalla giustapposizione di più testi, fra loro gerarchicamente legati in modo fisso nello stesso campo di scrittura.
La prima situazione è la più libera, infatti l'immagine può disporsi all'interno dello spazio di scrittura o al suo esterno cioè ai margini o in modo del tutto autonomo in uno spazio adiacente (illustrazione fuori testo e a piena pagina). La seconda situazione trova la sua prima applicazione nei libri di papiro in Egitto, in Grecia e poi a Roma; la sostituzione del libro in forma di rotolo orizzontale con quello in forma di codice, fatto di fogli ripiegati e cuciti tra di loro permetteva al lettore la lettura di segmenti di testo più brevi e quindi più facilmente individuabili.
Un esempio di questa nuova disposizione è costituito da codici contenenti testi cristiani, scritturali o patristici, greci e latini, prodotti tra il IV e il IX secolo, come i codici biblici greci detti Sinaitico e Vaticano, rispettivamente con pagine a quattro e a tre colonne, o la Bibbia latina Amiatina, prodotta in Inghilterra tra VII e VIII secolo, a due colonne, come anche i testi degli autori classici come Livio detto Lateranense del V secolo.
In tutti i testi bicolonnari e in particolare in quelli scritturali, ove la riduzione del testo a brevi frasi memorizzabili era stata anticipata nella Vulgata di san Girolamo disposta per «colonne e commata» (per sezioni e cesure), furono spesso adoperate scritture di modulo maiuscolo e di grande solennità; inoltre nel XII secolo la nascita in campo universitario del libro didattico e scientifico a disposizione bicolonnare si rivelò ideale per la concentrazione di larghe porzioni di testo, sia per velocità di lettura, sia per facilità di consultazione e citazione. Fra XIII e XV secolo il modello bicolonnare si estese in tutta Europa anche ai testi sia poetici che prosastici. Soltanto la reazione umanistica, tra la fine del 300 e l'inizio del 400, riuscì ad affermare un altro modello, quello della disposizione del testo a piena pagina in superfici non grandi, con ampi spazi tra lettere, parole e righe e con larghi margini lasciati liberi.
La terza situazione che vede più testi collegati tra loro è legata ad ambienti scolastici, in cui un testo base era normalmente accompagnato da un commento; questa tendenza si accentua definitivamente in età gotica proprio nel codice universitario scolastico. Gli spazi fra testo e note, nel libro a stampa moderno, furono in prevalenza divisi tra alto e basso nella pagina o tra parte testo e parte note nella struttura del volume. Nel passato tuttavia sono esistiti spazi di scrittura divenuti tali di volta in volta per volontà spontanea di singoli scriventi, in ognuno dei quali l'ordine dello scritto è determinato dalle circostanze in cui si svolge l'atto dello scrivere e in questi spazi spesso lo scritto viene disposto in modi non programmati: questo accade per le prove di penna, per gli appunti o per le minute nell'altomedioevo.
Le classi degli scriventi e le rivoluzioni ortografiche
La scrittura al contrario della lingua istituisce un rapporto di forte diseguaglianza fra chi scrive e chi no, ed è ovunque direttamente determinata dalle strategie distributive del potere politico, economico e culturale e dai meccanismi del sistema educativo di ogni società storicamente individuabile. Un paleografo può individuare sei categorie distinte di alfabetizzati sulla base delle loro personali e specifiche capacità di scrittura: i colti, gli alfabeti professionali, gli alfabeti dell'uso, i semialfabeti funzionali, i semialfabeti grafici e gli analfabeti.
In particolare la categoria degli alfabeti professionali ospita coloro che adoperano a fini professionali di produzione o riproduzione testuale, alcune delle tipologie e delle tecniche grafiche in uso nel loro tempo; gli alfabeti dell'uso invece possiedono competenze di lettura e scrittura di livello medio-alto e che esercitano funzionalmente a specifiche esigenze di lavoro o di rapporto sociale (corrispondenza); infine quelli chiamati «semialfabeti funzionali» sono coloro che posseggono limitate competenze grafiche e scrivono solamente per necessità, mentre i semialfabeti grafici posseggono una competenza scrittoria estremamente ridotta, che li rende capaci di scrivere a stento soltanto testi brevissimi (sottoscrizioni, conti...).
Furono proprio questi tuttavia a svolgere un'essenziale funzione di collegamento e di intermediazione fra mondo dell'oralità e mondo della scrittura: scrivevano e leggevano per chi non sapeva farlo: il fenomeno della «delega della scrittura» è appunto caratteristico di società parzialmente alfabetizzate.
In questa prospettiva di diffusione sociale delle pratiche dello scrivere e del leggere, fondamentale è soprattutto il ruolo degli scribi, dei maestri di scrittura. La Roma demasiana (366-384 dC) ci ha tramandato testimonianze dell'opera grafica di un grande calligrafo, Furio Dionisio Filocalo per le epigrafi, mentre cinque secoli più tardi la rinascenza carolingia ha conservato il nome di un Bertcaudo o di un Ingoberto, ordinatore grafico della Bibbia di San Paolo fuori le mura di Roma, commissionata dall'imperatore franco Carlo il Calvo e donata al pontefice Giovanni VIII nell'875.
In epoca rinascimentale vanno considerati due grandi eventi grafici, come la riforma grafica umanistica ad opera di intellettuali antichizzanti attivi a Firenze, e la rinascita delle capitali intagliate «all'antica», dovuta alla cultura artistica e antiquaria del Donatello e del Mantegna. Negli anni Venti del Cinquecento nacque anche un nuovo genere di libro didattico: il manuale di scrittura, redatto in lingua volgare, corredato di illustrazioni esplicative e impresso da matrici lignee o caratteri mobili. Più avanti in Italia l'attività culturale e artistica di Giovanni Battista Palatino e Giovanfrancesco Cresci trasformò il maestro di scrittura in un creatore di modelli grafici al servizio dei potenti, in un vero e proprio grafico, come fu Luca Orfei, allievo del Cresci, per conto di Sisto V.
-
Riassunto esame Paleografia latina, prof. Bassetti, libro consigliato Prima lezione di paleografia, A. Petrucci
-
Riassunto per l'esame di paleografia latina, prof Olivieri, libro consigliato Prima lezione di paleografia, A. Petr…
-
Riassunto esame Paleografia latina, prof. Pani, libro consigliato Paleografia latina: L'avventura grafica del mondo…
-
Riassunto esame Paleografia latina, prof. Pani, libro consigliato Elisione e sovrapposizione nella littera textuali…