Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Art 40 Cdt→nel caso in cui non vi sia coincidenza tra le parti l'accordo di emendamento non

vincola gli stati che sono già parti del trattato e che non divengano parti di tale accordo.

Bisogna comunque tener conto dell'art 30 par4 del Cdt.

Spesso nei trattati internazionali sono contenute espresse disposizioni relative al loro emendamento:

il trattato può contenere regole miranti ad evitare la non coincidenza tra le parti del trattato e le parti

vincolate dell'emendamento successivo, comune nei trattati istitutivi di organizzazioni

internazionali e in questo caso ci potranno essere due situazioni diverse:

- il trattato dispone che l'emendamento avvenga mediante un successivo accordo che entrerà in

vigore solo dopo la sua adozione e ratifica da parte di tutti i contraenti;

- il trattato dispone che l'emendamento, dopo essere ratificato e adottato da un certo numero di stati

contraenti, entrerà in vigore per tutti i contraenti (il procedimento di emendamento è qualificabile

come fonte prevista da accordo, in quanto gli stati che non hanno acconsentito all'emendamento

sono vincolati da esso in virtù del trattato originario che dispone in questo senso.

Alcuni trattati internazionali distinguono l'emendamento (inteso come l'adozione di modifiche a

singole disposizioni del trattato) e la revisione (intesa come l'adozione di modifiche più importanti

che coinvolgono il trattato nel suo complesso).

Dall'emendamento è ≠ l'adozione di un accordo di modifica di un trattato multilaterale

limitatamente ai rapporti tra le parti, in questi casi non c'è la volontà di procedere all'emendamento

dei trattati, ma solo la volontà di alcune parti contraenti di stipulare un accordo modificativo del

trattato multilaterale destinato ad applicarsi solo nei loro rapporti. Tale possibilità è ammessa ai

sensi dell'art41 solo se espressamente prevista o non proibita del trattato; inoltre l'accordo

modificativo è necessario che:

- non pregiudichi il godimento da parte delle altre parti dei loro diritti né l'adempimento dei loro

doveri in base al trattato;

- non riguardi una disposizione la cui deroga sia incompatibile con l'oggetto e lo scopo del trattato.

Regole analoghe sono stabilite nell'art 58 Cdt per il caso in cui alcune parti di un trattato

multilaterale concludano tra di loro un accordo sospensivo con cui intendono sospendere

temporaneamente l'applicazione del trattato nei reciproci rapporti.

Art 31-33 Cdt→codificano alcune norme consuetudinarie relative all'interpretazione dei trattati che

devono essere applicate dagli stati (interpretazione unilaterale), dal giudice internazionale chiamato

a risolvere una controversia tra stati secondo diritto (interpretazione giudiziale) e dal giudice interno

chiamato a dare esecuzione a un trattato da una norma interna che dispone in tal senso.

Occorre evitare l'interpretazione unilateralistica dei trattati ad opera del giudice interno, che non si

fonda su norme internazionali relative all'interpretazione dei trattati bensì su norme interne

sull'interpretazione della legge (per i trattati di diritto uniforme).

Art 31 Cdt→per stabilire la regola generale di interpretazione opera una sintesi tra il tradizionale

metodo soggettivo, che consiste nella ricerca della volontà delle parti, e il metodo oggettivo, che

tende invece a privilegiare il testo anche a prescindere dalla volontà delle parti (più privilegiato).

Il par 1 afferma che un trattato deve essere interpretato in buona fede, operando una combinazione

di tre criteri:

○ criterio testuale: attribuzione ai termini del trattato il loro significato ordinario;

○ criterio sistematico: considerare i termini del trattato nel loro contesto, considerando l'intero testo

del trattato (art31 par2 Cdt);

○ criterio teologico: considerare i termini del trattato alla luce dell'oggetto e dello scopo del trattato

stesso.

○ criterio soggettivo: ammesso se risulta che tale era l'intenzione delle parti (par2).

In base poi al par4 è consentito tener conto di un'interpretazione collettiva fornita dalle stesse parti

dopo la stipulazione del trattato; ciò vale a) sia nell'ipotesi in cui vi sia un accordo interpretativo

esplicito intervenuto tra le parti; b) sia nell'ipotesi in cui l'accordo sia ricavabile implicitamente

dalla prassi seguita dalle parti nell'esecuzione del trattato.

Il par 3 c) introduce la possibilità di un'interpretazione evolutiva delle disposizioni del trattato a

seguito dell'evoluzione del diritto internazionale (soprattutto consuetudinario), ciò comporta la

modificazione dell'interpretazione dei trattati.

Art 32 Cdt→introduce due mezzi complementari di interpretazione allo scopo di confermare

l'interpretazione già raggiunta applicando le regole generali espresse dall'art31, e per determinare il

senso di certe disposizioni del trattato quando questo risulta oscuro, ambiguo, assurdo o

irragionevole, e sono:

○ dei lavori preparatori;

○ delle circostanze nelle quali il trattato si è concluso.

Questi mezzi complementari di interpretazione sono espressione del metodo soggettivo di

interpretazione dei trattati.

Art.33 Cdt→si riferisce al problema dell'interpretazione dei trattati autenticati in più lingue.

Stabilisce una presunzione: si presume che i termini di un trattato abbiano lo stesso significato nei

diversi testi autentici (par3); se il raffronto fa emergere una differenza di senso essa andrà risolta in

base ai criteri generali dell'art31 o eventualmente ai mezzi complementari dell'art32.

Solo nel caso in cui la differenza non sia risolvibile, l'art33 dispone una regola specifica di

interpretazione: si adotterà il senso che permette meglio di conciliare i testi in questione.

I trattati istitutivi di organizzazioni internazionali sono invece soggetti a regole di interpretazione

specifiche.

Art 5 Cdt afferma che le norme generali sull'interpretazione dei trattati sono applicabili anche ai

trattati istitutivi delle organizzazioni internazionali, in quanto anche la teoria dei poteri impliciti può

riconoscersi con le regole generali, come ha affermato anche la Corte internazionale di giustizia.

Se il trattato istitutivo dell'organizzazione internazionale contiene regole specifiche per la sua

interpretazione, queste prevalgono sulle regole sulle regole generali codificate nell'art31 Cdt. (Es

nel caso in cui il trattato istitutivo dell'organizzazione internazionale attribuisce ad un organo di

questa la competenza ad interpretare il trattato con efficacia vincolante per gli stati membri. Queste

disposizioni possono abrogare l'art31 par3 A9 e b) Cdt.

Le fonti previste da accordo sono fatti, atti o procedimenti che in virtù di un accordo internazionale

sono idonei a creare norme vincolanti per le parti dell'accordo, creando quindi norme di diritto

internazionale particolare (possono dare origine ad emendamenti o sentenze dispositive).

Tra i trattati che istituiscono fonti di diritto per le parti vi sono i trattati istitutivi di organizzazioni

internazionali.

La posizione di tali fonti nella gerarchia delle fonti internazionale le pone come secondarie

(secondo alcuni) o di terzo grado (secondo altri), in ogni caso le fonti previste da accordo possono

creare comunque norme che derogano all'accordo stesso se questo lo consente.

Capitolo IX: Gli stati sovrani

Stato→l'organizzazione di governo di una determinata comunità territoriale. Si tratta di un ente

costituito da tre elementi: popolo, territorio e organizzazione di governo (o sovranità).

Sovranità e indipendenza sono due concetti che definiscono che l'organizzazione di governo deve

esercitare la potestà di imperio su una comunità territoriale (sovranità interna) e deve esercitare tale

potestà a titolo originario (sovranità esterna o indipendenza).

In proposito viene spesso citato l'art1 della Convenzione sul diritto e i doveri degli stati, adottata a

Montevideo il 26 dicembre 1933, che identifica lo stato come soggetto di diritto internazionale e ne elenca le

caratteristiche fondamentali: a) popolazione permanente; b) territorio definito; c)governo; d) possibilità di

intrattenere relazioni con altri stati.

Una parte della dottrina italiana recente tende a privilegiare l'elemento di governo rispetto agli altri due:

contrapponendo il concetto di stato-comunità (comunità di persone politicamente organizzata) e di stato-

organizzazione (complesso di autorità che esercitano il potere di governo su quella comunità) e solo

quest'ultima andrebbe presa in considerazione. Tuttavia non vi è dubbio che territorio e popolazione sono

presupposti necessari dell'esistenza dello stato ed è il fatto che lo stato è un ente territoriale che lo

diversifica dalle organizzazioni internazionali ad esempio.

Uno stato si può costituire in un territorio non appartenente ad alcuno stato preesistente (definendo i

propri confini mediante accordi con gli altri stati limitrofi), oppure nel territorio di un altro stato.

Nel secondo caso può trattarsi di una secessione da uno stato o può essere il risultato di una fusione

di due o più stati. In ogni caso si tratta di un processo storico-politico.

Il diritto internazionale si limita a prendere atto della nascita, in via di fatto, di un nuovo stato ed

attribuisce ad esso automaticamente la personalità giuridica internazionale (principio

dell'effettività).

Un'altra parte della dottrina (anglosassone) ritiene che il diritto internazionale contenga norme che

stabiliscono autonomamente i requisiti per l'acquisto della soggettività internazionale da parte di un

nuovo stato.

Disputa teorica in quanto si tratta un entrambi i casi di criteri che esprimono il principio

dell'effettività.

La popolazione del nuovo stato è costituita dalle persone che sono stabilmente stanziate su quel

territorio (comunità territoriale); l'attribuzione della cittadinanza (o nazionalità) dello stato alle

persone fisiche soggette alla sua autorità presuppone l'esistenza dello stato ed è demandata al diritto

interno dello stato stesso.

Quanto all'organizzazione di governo del nuovo stato vi è un'ampia libertà di auto-organizzazione

degli stati (libera responsabilità dello stato), l'importante è che sussista la sovranità intesa:

○ nel suo aspetto interno: lo stato di nuova formazione deve esercitare effettivamente il potere di

governo sulla comunità territoriale su cui si è costituito, per assicurare la stabilità

dell'organizzazione di governo statale;

○ nel suo aspetto esterno: lo stato di nuova formazione deve esercitare il suo potere di governo in

piena indipendenza e a titolo originario.

La secessione, dunque, è uno dei modi in cui un nuovo stato può formarsi su una parte del territorio

di uno stato preesistente e, alla luce del principio dell'effettività, a questo nuovo stato è riconosciuta

la personalità giuridica internazionale.

Secondo un'altra corrente dottrinale deve sussistere invece il principio di legittimità: la secessione è

ammessa solo in presenza del consenso dello stato preesistente e del rispetto delle norme di diritto

internazionale cogente (che si può riflettere sull'atteggiamento tenuto dagli stati preesistenti circa il

riconoscimento del nuovo stato).

Nella Società delle Nazioni la secessione è un fenomeno visto con scarso favore in quanto si pone

in contrasto con gli interessi di ciascuno stato a mantenere la propria integrità territoriale (tutelata

anche da norme giuridiche es quella che vieta l'uso della forza armata nei rapporti internazionali,

cogente); tuttavia per il diritto internazionale, la secessione, non è né lecita né illecita: è un fatto

storico da cui può derivare l'attribuzione della personalità giuridica al nuovo stato, se è dotato dei

requisiti suddetti (un'organizzazione di governo che eserciti effettivamente e a titolo originario la

potestà di governo su una popolazione stanziata in un territorio).

Es secessioni con consenso dello stato preesistente:

- Montenegro: originariamente parte, con la Serbia, di uno stato federale nato dalla dissoluzione della

Iugoslavia, si costituì stato indipendente nel 2006, esercitando un'opzione garantita dalla Costituzione dello

stato predecessore e rapidamente divenne membro Onu;

- Kosovo: la sua indipendenza dalla Serbia fu proclamata nel 2008, ma secondo alcuni stati e la stessa

Serbia, si tratterebbe di una secessione illegale sia dal punto di vista del diritto interno serbo sia da quello

del diritto internazionale, quindi l'opposizione della Russia rende improbabile l'ammissione del Kosovo

nell'Onu; tuttavia altri stati riconoscono il Kosovo come nuovo stato, anche se sottolineano l'eccezionalità

del caso. Di recente è stato riconosciuto dall'Unesco.

Il principio di autodeterminazione dei popoli→può essere un fattore che favorisce la secessione.

Esso si è affermato come un principio generale e fondamentale del diritto internazionale ed esprime

la necessità di rispettare la volontà dei popoli relativamente a due questioni fondamentali:

○ la scelta del proprio regime politico, economico e sociale (autodeterminazione interna);

○ la scelta della forma statuale da assumere nell'ambito della società internazionale

(autodeterminazione esterna). Questa comporta la possibilità per un popolo di scegliere liberamente

se costituirsi come nuovo stato sovrano o associarsi/integrarsi con uno stato già esistente.

In quanto principio giuridico, esso non è riuscito ad affermarsi a beneficio di tutti i popoli, ma solo

dei popoli che appartengono alle seguenti categorie:

- le popolazioni di territori soggetti a dominio coloniale;

- le popolazioni di territori che sono stati occupati con la forza militare da una potenza straniera (Es

Palestina);

- i gruppi razziali soggetti ad un'organizzazione di governo statale che pratica forme di

discriminazione politica nei loro confronti (Es Sudafrica e Rhodesia del Sud).

L'eventuale inapplicabilità a un determinato popolo del principio di autodeterminazione non

significa che un nuovo stato non possa in fatto formarsi per secessione da uno stato preesistente, ciò

che conta è che questo nuovo stato si sia in fatto costituito come stato sovrano e indipendente.

Il riconoscimento di uno stato può definirsi come un atto mediante il quale uno stato preesistente

prende atto dell'esistenza di un nuovo stato e manifesta la sua volontà di entrare in relazione con

esso.

Il riconoscimento può essere:

○ esplicito: contenuto in una formale dichiarazione;

○ implicito (o tacito): risultante da comportamenti concludenti.

Gli effetti del riconoscimento di stati dipendono in base alla dottrina:

○ una parte meno recente riteneva che fosse un elemento necessario per l'acquisto della soggettività

internazionale di un nuovo stato (teoria del riconoscimento costitutivo);

○ la parte più recente ritiene che si limita a constatare la nascita di un nuovo stato, senza influire sul

suo acquisto della soggettività internazionale (teoria del riconoscimento dichiarativo).

La prassi degli stati dimostra che il riconoscimento ha carattere politico e pienamente discrezionale;

tuttavia il riconoscimento ha un importante effetto giuridico per lo stato che lo effettua e può

influire sulla stessa esistenza in via di fatto del nuovo stato:

○ effetto propulsivo: tipico del riconoscimento come atto giuridico unilaterale, prevede che dopo il

riconoscimento lo stato che lo ha effettuato, non lo può più contestare, in particolare in sede

arbitrale o giudiziale, l'esistenza del nuovo ente come stato sovrano e indipendente;

○ effetto indiretto sull'acquisto della soggettività internazionale del nuovo stato: in quanto può

influire sulla stabilità dell'organizzazione statale (aspetto dell'effettività) o anche sulla sua

sociabilità internazionale (aspetto dell'indipendenza).

Se il nuovo stato è riconosciuto da un certo numero di stati della società internazionale nel sui

insieme può costituirsi come prova della sussistenza in capo al nuovo stato degli ordinari requisiti di

sovranità e indipendenza (≠ l'assenza del riconoscimento internazionale può essere indice

dell'inesistenza di un'organizzazione effettiva e indipendente es stati fantoccio).

Oltre al riconoscimento da parte degli stati sovrani, oggigiorno, è importante anche l'atteggiamento

delle organizzazioni internazionale (dell'Onu soprattutto), e in determinate situazioni il

riconoscimento viene ad assumere un ruolo quasi costitutivo.

Uno stato può ottenere una soggettività relativa quando si trova nel periodo transitorio in cui non è

riconosciuto da un sufficiente numero di stati nella società delle nazioni nel suo insieme.

Il problema dell'esistenza di un nuovo stato e della rilevanza a tal fine del riconoscimento degli altri

stati si può porre anche nell'ambito del diritto interno di uno stato (per esempio per applicare norme

di diritto internazionale consuetudinario relative all'immunità degli stati stranieri e dei loro organi

alla giurisdizione civile o penale, oppure per applicare il diritto privato di uno stato straniero o di

riconoscere una sentenza pronunciata dai suoi tribunali civili).

In uno stato in cui il potere giudiziario è indipendente da quello esecutivo, può autonomamente

accertare l'esistenza di un nuovo stato, in assenza di disposizioni di leggi contrarie, anche se questo

non è riconosciuto in quanto tale dal Governo.

Infatti il riconoscimento di un nuovo stato è diverso dal riconoscimento di un Governo (=atto con

cui uno stato manifesta la sua volontà di considerare una determinata organizzazione come ente di

governo di uno stato già esistente, al cui interno sia avvenuto un mutamento nell'organizzazione di

governo).

Es il riconoscimento di Governo è importante in due situazioni:

- mutamento rivoluzionario di governo;

- situazioni in cui due organizzazioni di governo rivali si arroghino la qualifica di Governo legittimo dello

stesso Stato (es può sfociare nella formazione di un Governo in esilio – il governo già legittimo si rifugia

all'estero- o di uno Stato diviso – il governo già legittimo di riduce a governare in un ambito territoriale più

ristretto- come nel caso della Cina → a seguito della rivoluzione comunista il governo di Tampei si stabilì a

Taiwan e da li continuò ad affermare la sua qualità di unico governo legittimo della Cina, e stessa cosa

faceva il Governo comunista di Pechino (l'Onu lo riconosce nel 1971 come unico rappresentante della Cina

in seno all'organizzazione).

Siccome l'indipendenza formale è necessaria per l'esistenza di un soggetto internazionale, gli stati

federali non sono considerati tali (in quanto non sono organizzazioni di governo originarie), solo lo

stato federale nel suo complesso è in genere considerato un soggetto di diritto internazionale.

Si deve distinguere comunque tra:

○ federazione: unione di stati privi di soggettività internazionale;

○ confederazione: unione di stati sovrani che attraverso un accordo internazionale istituiscono uno o

più organi comuni per svolgere un'azione unitaria, di solito in materia di relazioni internazionali, di

difesa e di finanze (è spesso il primo stadio del processo di unificazione politica che porta

al''instaurazione di un vincolo federale e alla perdita della soggettività internazionale).

In genere le articolazioni territoriali di uno stato unitario (es le Regioni in italia) possono affermarsi

in via di fatto come membri della società internazionale, ma la loro soggettività resta molto

condizionata dal riconoscimento altrui (quasi costituente); è possibile che ciò si verifichi in settori

limitati della vita di relazione internazionale come ad esempio quello del commercio internazionale

(il WTO ammette, infatti, tra i suoi membri anche i territori doganali a se stanti e dotati di

autonomia gestionale delle proprie relazioni oltre che gli stati).

Es Ucraina e Bielorussia, che pur essendo parte dell'ex unione sovietica, fin dall'inizio furono riconosciuti

come membri originari dell'Onu.

Uno stato per essere indipendente deve godere di un'indipendenza formale (deve quindi avere un

ordinamento giuridico originario, ovvero una Costituzione che non tragga la sua forza giuridica

dalla Costituzione di un altro stato) e di un'indipendenza sostanziale (possibilità per

l'organizzazione statale di autodeterminarsi e di assumere una propria fisionomia nei rapporti

internazionali senza essere soggetta ad un'organizzazione superiore).

Micro-stati→stati caratterizzati per l'esiguità delle dimensioni del territorio e del numero di abitanti.

La dottrina ritiene irrilevanti le dimensioni ed il numero della popolazione di un territorio ai fini

della soggettività internazionale, quindi ai micro-stati essa è riconosciuta (se hanno un'indipendenza

formale). Es sono membri dell'Onu l'Andorra, San Marino, Monaco e il Liechtenstein.

Stati dipendenti→risalgono all'epoca storica del colonialismo, quando si poteva parlare di:

○ stato vassallo: stato dotato di un'ampia autonomia di governo ma privo di indipendenza formale,

in quanto riconoscente sopra di se l'autorità di uno stato superiore detto suzerain;

○ stato protetto: stato formalmente dotato di indipendenza formale, ma sottoposto mediante un

accordo internazionale ad una più o meno pesante ingerenza nella sua vita di governo e nelle sue

relazioni internazionali, da parte di un altro stato detto protettore, che ne garantiva l'integrità

territoriale.

La recente formazione di entità statali proclamatesi indipendenti soggette a più o meno pesanti

ingerenze da parte di altri stati o organizzazioni internazionali (es Kosovo e Bosnia-Erzegovina), ha

fatto tornare la questione in luce: anche se in passato il riconoscimento della soggettività

internazionale era dubbio, oggi è un carattere quasi-costitutivo.

Nb la soggettività internazionale è negata agli stati fantoccio.

I mutamenti di territorio possono essere il risultato di diminuzioni o aumenti di territorio e, di

conseguenza, di popolazione.

Per quanto riguarda le diminuzioni territoriali, possono avvenire o per cessione (una parte del

territorio di uno stato viene ceduta ad un altro mediante trattato) o incorporazione/annessione

parziale (di una parte del territorio di uno stato ad un altro); tali variazioni non influiscono

sull'identità dello stato come soggetto internazionale (vale anche per la secessione).

Per quanto riguarda gli aumenti di territorio, anche il caso di incorporazione o annessione, comporta

l'estinzione dello stato incorporato, mentre lo stato incorporante mantiene la sua identità.

Possono anche avvenire dei mutamenti nell'organizzazione di governo di uno stato.

In questo caso sono irrilevanti i mutamenti che avvengono conformemente al diritto interno, ma non

i mutamenti rivoluzionari di governo per via extra-legale (colpo di stato o al termine di una guerra

civile).

Il fenomeno rivoluzionario nell'ambito della società internazionale come un mutamento dell'assetto

complessivo e della connotazione politica dell'organizzazione statale, quindi, ciò che conta per

accertare se ciò sia avvenuto è la valutazione data dallo stesso governo rivoluzionario e

l'atteggiamento assunto dalla società internazionale nei suoi confronti (per definirne il

riconoscimento in quanto stato o il solo riconoscimento di Governo).

A questi mutamenti può seguire un mutamento nella denominazione ufficiale dello stato: se il

mutamento del nome avviene in seguito a variazioni di territorio, popolazione o organizzazione che

non influiscono sull'identità dello stato, anche questo mutamento è irrilevante.

Uno stato non si estingue per il solo fatto che esso è temporaneamente privo di un'organizzazione di

governo effettiva (mantiene la sua continuità di stato in virtù della temporaneità della situazione

anarchica).

Situazione analoga è quella dell'occupazione bellica totale (una o più potenze straniere occupano

effettivamente il territorio di uno stato già esistente, in seguito ad un conflitto bellico); in questi casi

il diritto internazionale di guerra impone alla potenza occupante l'obbligo di ristabilire in quel

territorio l'ordine e la vita pubblica per evitare le anarchie, rispettando comunque le leggi in vigore

nel paese. (lo stato non si considera estinto a meno che la potenza occupante non voglia instaurare

una nuova organizzazione di governo statale; oppure in questo territorio possono costituirsi governi

fantoccio oppure sorgere due o più nuovi stati) Es Germania dopo la seconda guerra mondiale: fu

occupata dalle quattro potenze vincitrici senza che queste avessero intenzione di annettersi il territorio

tedesco.

Uno stato si dice estinto quando viene meno l'organizzazione di governo di una determinata

comunità territoriale, o quando tale organizzazione di governo perde l'indipendenza, in via

definitiva e non temporanea; si tratta di un fenomeno storico-politico.

L'estinzione dello stato si può verificare nelle seguenti situazioni:

○ smembramento: lo stato si estingue a seguito della nascita di due o più nuovi stati;

○ fusione: due o più stati si estinguono a seguito della nascita di un unico stato nuovo;

○ incorporazione o annessione totale: uno stato si estingue a seguito dell'incorporazione dell'intero

suo territorio da parte di un altro stato che invece mantiene inalterata la sua identità (non deve

essere il risultato dell'uso illecito della forza).

La soggettività internazionale dello stato comporta la titolarità dei diritti e degli obblighi che

discendono dalle norme internazionali vincolanti per lo stato stesso, sia consuetudinarie (vincolanti

per tutti gli stati), sia norme convenzionali o poste da fonti previste da accordo (vincolanti solo per

gli stati contraenti).

Il problema di definire la sorte di questi diritti/doveri si verifica nei casi in cui il subentro di uno

stato (successore) ad un altro (predecessore) nel governo di un determinato territorio (successione

tra stati).

Il problema giuridico consiste nell'accertare quale sia la sorte dei diritto e degli obblighi dello stato

predecessore coinvolto in una tale successione.

Se lo stato predecessore continua ad esistere e subisce solo una diminuzione territoriale

(secessione), la sua identità non viene meno e quindi nemmeno i diritti e gli obblighi (salvo gli

obblighi localizzabili nei quali le regola del subentro è tradizionale e l'eventuale applicazione della

regola rebus sic stantibus); lo stato successore è invece comunque vincolato dalle norme

consuetudinarie preesistenti.

Per quanto riguarda i diritti/doveri derivanti dai trattati stipulati dallo stato predecessore la

situazione è controversa: oggi la prassi vede il nuovo stato subentrare direttamente nei trattati

stipulati dallo stato predecessore, tuttavia in base alla regola della tabula rasa (consente al nuovo

stato di scegliere in quali trattati entrare).

Capitolo XVIII: I soggetti internazionali diversi dagli stati sovrani

Esistono altri enti cui le norme internazionali si indirizzano attribuendo loro obblighi e diritti.

I soggetti del diritto internazionale coincidono con i membri della società internazionale e quindi

anche con questi enti che sono in grado di partecipare alla vita di relazioni internazionali su un

piano di parità con gli stati. La differenza sostanziale è che mentre per lo stato la sociabilità

internazionale è un aspetto della sua indipendenza, per questi enti la possibilità di entrare a far parte

della società internazionale deriva dalla disponibilità degli stati sovrani ad entrare in relazione con

essi su un piano di parità formale; ai fini del riconoscimento della soggettività internazionale a

questi enti è importante il riconoscimento, implicito o esplicito, da parte degli stati.

Il riconoscimento della soggettività internazionale tuttavia non comporta che questi enti siano

destinatari di tutte le norme del diritto internazionale generale e, quindi, titolari degli stessi diritti ed

obblighi degli stati sovrani; tuttavia la capacità di stipulare accordi può far sorgere l'applicabilità di

norme di diritto internazionale e comunque esistono alcune norme materiali di diritto internazionale

generale rivolte a questi enti.

I governi insurrezionali→quando è in corso una guerra civile all'interno di uno stato o un conflitto

armato interno.

La guerra civile non influisce sulla soggettività internazionale dello stato e non comporta nemmeno

che gli insorti debbano considerarsi soggetti di diritto internazionale se non nei limiti i cui si

ammetta la soggettività degli individui; tuttavia quando gli insorti riescono ad organizzarsi e

formare una propria organizzazione insurrezionale, può porsi il problema della soggettività

internazionale di tale organizzazione.

L'esistenza di questa organizzazione non è sufficiente per farle acquisire la soggettività

internazionale in quanto un movimento internazionale può acquisirla quando:

○ si sia dotato di un'organizzazione di governo;

○ abbia acquisito l'effettivo controllo di una porzione di territorio dello stato (il che lo rende un ente

territoriale in quanto governo di una determinata comunità territoriale, anche se giuridicamente il

territorio non appartiene ad esso);

○ la sociabilità internazionale, che dipende dalla disponibilità degli stati sovrani e indipendenti ad

entrare in relazione con il governo insurrezionale riconoscendolo.

L'assenza del riconoscimento internazionale rende il governo insurrezionale un “governo fantoccio”

la cui esistenza maschera l'occupazione militare del territorio interessato da parte di una Potenza

straniera (Es insurrezione di Cuba 1868-1878 ed Ilascu c. Moldavia e Russia).

Il riconoscimento di un governo insurrezionale va distinto dal riconoscimento di un nuovo stato e

dal riconoscimento del governo di uno stato già esistente.

Il diritto internazionale si occupa delle guerre civili sotto due punti di vista:

○ la condotta delle ostilità;

○ gli obblighi dei terzi stati: gli stati terzi possono aiutare, anche militarmente il governo legittimo,

ma non possono aiutare gli insorti, se non con assistenza umanitaria.

Tuttavia la prassi recente devia la regola tradizionale, sulla base dell'autorizzazione da parte del

Consiglio di Sicurezza dell'Onu, quindi: quanto al primo caso si deve dire che ormai il diritto

internazionale contemporaneo non si limita più a regolare le guerre vere e proprie, ma regola ormai

anche le guerre civili (in questo caso però i membri di un'organizzazione interazionale non sono

qualificabili come combattenti “legittimi”, quindi se catturati non possono godere dello status di

prigionieri di guerra e dell'immunità penale per gli atti di guerra commessi.

L'eventuale acquisizione della soggettività internazionale da parte di un'organizzazione

insurrezionale non trasforma la guerra civile in guerra internazionale; a tale scopo è necessario il

riconoscimento di belligeranza, che va tenuto distinto dal riconoscimento della soggettività

dell'organizzazione internazionale.

In ogni caso la soggettività di un'organizzazione insurrezionale è limitata: oltre alla possibilità di

stipulare trattati, non hanno gli stessi diritti e obblighi che hanno generalmente gli stati sovrani:

- incombono gli obblighi consuetudinari che limitano la libertà dell'esercizio del potere di governo

dello stato;

- non è titolare del diritto di sovranità territoriale sul territorio che in fatto controlla e non ne può

disporre liberamente.

La soggettività internazionale dei governi insurrezionali con comunque un fenomeno transitorio: se

l'insurrezione viene sconfitta, il governo insurrezionale retrocede ad un semplice gruppo di

individui; se l'insurrezione risulta vittoriosa può:

- sostituirsi al governo legittimo;

- trasformarsi nell'organizzazione di governo di un nuovo stato;

- incorporare il territorio controllato ad uno stato preesistente;

- costituire un'organizzazione di governo locale con una certa autonomia o un semplice partito

politico.

Es accordo di pace del Sudan, e accordo di Dayton (fine guerra civile in Bosnia-Erzegovina).

I governi in esilio→sono le supreme autorità di governo di uno stato si rifugiano all'estero ed ivi

continuano a funzionare pretendendo di essere considerati come il governo legittimo dello stato. Il

fenomeno si verifica nel conteso di un conflitto armato internazionale a seguito dell'occupazione

bellica dell'intero territorio dello stato da parte dello stato parte di una Potenza straniera oppure nel

caso di una guerra civile, se il governo legittimo di rifugia all'estero prima della definitiva vittoria

dell'insurrezione.

La questione della soggettività internazionale dei governi in esilio è strettamente collegata al tema

della soggettività internazionale dello stato.

La questione attiene al tema del riconoscimento di Governi che assume importanza pratica oltre che

nelle situazioni in cui due organizzazioni di governo rivali aspirano ad essere come il governo

legittimo del medesimo stato quando il governo legittimo dello stato si è rifugiato all'estero a

seguito di eventi bellici.

Oltre alla disponibilità di almeno uno stato ad ospitare il governo in crisi di effettività sul suo

territorio, è necessaria la disponibilità degli altri stati e delle principali organizzazioni internazionali

a continuare a mantenere relazioni con esso sulla base del fatto che considerano temporanea la sua

mancanza di effettività.

○ nel caso del governo di uno stato occupato, tale disponibilità può essere indice della volontà di

non considerare lo stato estinto nonostante la perdita di effettività della sua organizzazione di

governo, o della volontà di non considerare terminata l'occupazione nonostante l'instaurazione da

parte della potenza occupante di un nuovo governo (governo “fantoccio”).

○ nel caso del governo legittimo di uno stato in preda alla guerra civile, tale disponibilità può essere

indice della volontà di non considerare terminata la guerra civile e non considerare definitivo il

mutamento rivoluzionario di governo.

Si tratta dunque di una soggettività limitata e temporanea.

Quando un governo in esilio afferma la sua individualità nelle relazioni internazionali, agisce come

ente fiduciario al quale gli stati considerano temporaneamente trasferite le funzioni di

rappresentanza di una determinata comunità territoriale; su di esso non incombono gli obblighi che

presuppongono l'esercizio del potere di governo sulla comunità medesima, che incombe sull'ente

che esercita in via di fatto il potere di governo sul territorio.

Il governo in esilio è destinato a tornare ad essere l'organizzazione di governo della comunità

territoriale che esso rappresenta, oppure ad estinguersi, retrocedendo alla condizione di semplice

gruppo di individui.

Es nel contesto delle due guerre mondiali: i governi di alcuni stati occupati dalla Germania si rifugiarono in

Gran Bretagna.

Assimilabili ai governi in esilio vi sono anche i comitati nazionali all'estero, con la differenza che

non si tratta di organizzazioni di governo di stati già esistenti e rifugiatesi all'estero, ma

organizzazioni che, pur sempre dall'estero, aspirano a governare in futuro un nuovo stato di cui

vogliono favorire la nascita (attualmente assorbita dai movimenti di liberazione nazionale).

Es per quanto riguarda guerra civile in Siria, potrebbe essere il Consiglio Nazionale per la Siria.

I movimenti di liberazione nazionale→è l'organizzazione rappresentativa di un popolo che aspira

all'autodeterminazione.

La loro esistenza è espressione del principio di autodeterminazione dei popoli, che comporta, nel

suo significato di autodeterminazione esterna, la possibilità per la popolazione del territorio

coloniale, o del territorio occupato con la forza da una potenza straniera, di scegliere liberamente se

costituirsi come nuovo stato sovrano o integrarsi con uno stato preesistente.

Questo principio non comporta necessariamente il riconoscimento della soggettività internazionale

dei popoli che ne sono beneficiari; tuttavia se il popolo beneficiario del principio di

autodeterminazione riesce ad esprimere un'organizzazione con cui gli stati sovrani e indipendenti

siano disposti a entrare in relazione su un piano di parità, considerandolo come l'ente

rappresentativo del popolo in questione, si parla di un movimento di liberazione nazionale.

Es “Fronte Polisario” rappresentativo del popolo del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola annessa poi

al Marocco e da essa parzialmente occupata, il Polisario sta ancora lottando per ottenere l'indipendenza del

Sahara Occidentale.

≠distinti dai governi insurrezionali e dai governi in esilio in quanto godono del carattere

rappresentativo di un popolo beneficiario del principio di autodeterminazione.

La soggettività internazionale dei movimenti di liberazione nazionale è in funzione del

l'atteggiamento che tengono nei loro confronti gli stati sovrani e le organizzazioni internazionali,

quindi la questione va affrontata caso per caso.

Comunque la soggettività internazionale dei movimenti di liberazione nazionale è una soggettività

transitoria e limitata: possibilità di stipulare accordi, per facilitare l'autodeterminazione.

Si tratta anche in questo caso di un fenomeno transitorio: se il movimento non riesce a raggiungere i

suoi obiettivi è destinato a retrocedere a semplice gruppo di individui, in caso contrario esso può

sostituirsi al governo legittimo dello stato o integrarsi con esso, o trasformarsi o intergrarsi

nell'organizzazione di governo di un nuovo stato.

Es OLP, rappresentativa del popolo della Palestina occupata da Israele, ma considerata da alcuni stati alla

stregua di un'organizzazione terroristica. E' stata istituita un'Autorità nazionale Palestinese (ANP) coi sono

stati attribuiti poteri nell'ambito della Striscia di Gaza e di parti della Cisgiordania. Il processo dovrebbe

concludersi con la nascita di un nuovo stato palestinese, ma quanto a Gaza essa è dominata di fatto

dall'organizzazione politica “Hamas” che ne ha sottratto il controllo all'ANP, mentre Israele mantiene il

controllo del relativo spazio aereo e mare territoriale e ha istituito un blocco navale al largo della sua costa;

nei territori della Cisgiordania invece la nascita del futuro stato palestinese è resa difficile dalla

controversia politica israeliana e degli insediamenti ebraici.

La Palestina ha proclamato la sua statualità nel 1988, ma non è ancora riconosciuta come stato sovrano e

indipendente da tutti gli stati, al momento gode della soggettività internazionale in quanto ente non statale.

Nb è illecito l'uso della forza per reprimere l'autodeterminazione: gli stati terzi non possono aiutare

in alcun modo la Potenza coloniale, occupante o razzista nella repressione dell'insurrezione, ma

possono assistere il movimento di liberazione nazionale.

La Santa Sede→è la suprema organizzazione di governo della Chiesa cattolica romana (comprende

il Pontefice e gli organismi centrali della Curia romana). La Chiesa cattolica è una comunità di

fedeli, ma nei rapporti internazionali non viene in considerazione la chiesa cattolica come comunità

di fedeli, ma appunto come Santa sede.

La soggettività internazionale è riconosciuta alla santa Sede in quanto organizzazione di governo

della Chiesa cattolica; si tratta comunque di un ente non territoriale.

La soggettività internazionale della Santa Sede si traduce bella capacità di stipulare accordi

internazionali, di intrattenere relazioni diplomatiche, di divenire membro di organizzazioni

internazionali.

La Santa Sede è anche la suprema organizzazione di governo dello Stato della Città del Vaticano.

Quindi la soggettività è piena, assimilabile a quella di uno stato (compresi diritti e obblighi connessi

con il territorio del Vaticano).

L'Ordine di Malta→è un ordine cavalleresco e religioso la cui soggettività internazionale è

riconosciuta da alcuni stati, tra cui l'Italia, ma non da altri.

La soggettività internazionale è in parte assimilabile a quella di uno stato (salvi i diritti e gli

obblighi connessi con il territorio).

In Italia, si tende a riconoscere anche immunità giurisdizionali simili a quelle degli stati.

Si tratta comunque di una soggettività non transitoria per quegli stati che la riconoscono.

Le Organizzazioni non governative (ONG)→enti costituiti in base al diritto interno di uno stato.

Sono diventate sempre più frequenti sul piano internazionale, ma non sembra che esse siano sinora

riuscite ad affermarsi come soggetti internazionali di tipo classico come enti con cui gli stati sovrani

sono disposti ad entrare in relazione su un piano di parità formale.

La soggettività internazionale delle Ong è limitata (soggettività internazionale dell'individuo).

Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR)→è un'organizzazione non governativa attiva,

soprattutto nel campo del diritto internazionale umanitario (di guerra), che si tende a considerare

come un doggetto di diritto internazionale.

La soggettività internazionale è comunque limitata: si riconosce il diritto alla riservatezza delle

informazioni in suo possesso, anche nei confronti di tribunali internazionali; è un ente costituitosi in

base al diritto Svizzero in base all'accordo di sede con la Svizzera.

Si tratta di soggettività internazionale non temporanea per chi la riconosce.

Capitolo XIX: Le organizzazioni internazionali

Organizzazioni internazionali (o intergovernative)→organizzazioni create da un certo numero di

stati (o di soggetti internazionali) per assicurare stabilità alla cooperazione tra di essi o per dar vita a

vere e proprie forme di integrazione tra i medesimi.

A differenza degli stati, che sono soggetti originari, le organizzazioni internazionali sono soggetti

derivati, ovvero enti privi di soggettività internazionale in quanto la loro creazione deriva dalla

volontà di altri soggetti internazionali di solito tramite un trattato internazionale, con il quale viene

istituito l'ordinamento giuridico interno dell'organizzazione internazionale (anch'esso derivato).

Un'altra differenza è con gli stati è che le organizzazioni internazionali non sono enti territoriali ed

hanno la loro sede in territorio altrui; sono piuttosto enti funzionali, creati per svolgere determinate

funzioni nell'interesse degli stati membri.

Esse si distinguono in:

○ organizzazioni internazionali mondiali e regionali in base al loro grado di apertura alla

partecipazione degli altri stati.

○ organizzazioni internazionali politiche (competenza generale) o tecniche/settoriali (competenza

limitata a specifiche materie) in base alla loro competenza;

○ organizzazioni internazionali di cooperazione (per imprimere la stabilità di cooperazione) e quelle

di integrazione (favoriscono una vera e propria integrazione tra gli stati membri → Unione

Europea).

Le organizzazioni internazionali fanno parte delle unioni di stati (o unioni internazionali ) →

associazioni create da un certo numero di stati per favorire e imprimere stabilità alla loro

cooperazione ed esercitare determinate funzioni nell'interesse comune.

Le unioni internazionali vengono classificate cosi:

○ unioni semplici: associazioni prive di organi ad hoc che agiscono esclusivamente mediante organi

degli stati membri (Es il G8, che riunisce gli stati che si ritengono economicamente e politicamente più

importanti -Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Giappone e successivamente Canada e

Russia; oppure il G20, che riunisce gli stati membri del G8 ed altri 11 stati più l'Unione Europea)

○ unioni istituzionali: associazioni dotate di organi ad hoc. Non sempre hanno una personalità

giuridica propria (se hanno organi comuni degli stati membri); in questo ambito, le organizzazioni

internazionali sono quegli enti dotati di organi propri e di una propria personalità giuridica

internazionale. Es GATT → WTO oppure il CSCE → OSCE.

Società delle Nazioni→primo esempio di organizzazione politica mondiale,nata alla fine della

Prima guerra mondiale, ma non riuscì mai ad affermarsi effettivamente come vera e propria

organizzazione mondiale in quanto, anche se voluta dagli Stati uniti essi non ne diventarono mai

membri. Finì per cessare di fatto.

Organizzazione delle nazioni unite (Onu)→Nacque con l'adozione della relativa Carta (o Statuto)

nel 1945, dall'idea di Stati Uniti e l'insieme degli stati alleati nella seconda guerra mondiale e altri

stati ancora. Nacque con l'adozione della relativa Carta (o Statuto).

Art1 C. Onu→ enuncia i fini che persegue mettendo in evidenza la sua competenza sostanzialmente

generale; i fini che vengono perseguiti sono:

- mantenere la pace e la sicurezza internazionale (par1);

- sviluppare relazioni amichevoli tra gli stati, fondate sul principio dell'eguaglianza dei diritti e

dell'autodeterminazione dei popoli (par2);

- conseguire la cooperazione tra internazionale nella soluzione dei problemi di carattere economico,


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

26

PESO

61.20 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marcovavassori96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Valenti Mara.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Organizzazione internazionale

Riassunto esame organizzazione internazionale, prof. Valenti, libro consigliato Diritto internazionale. Manuale Breve. A. Gioia, Giuffrè Editore
Appunto
Organizzazione internazionale, appunti lezioni prima parte con proff.ssa Valenti
Appunto
Appunti lezioni Organizzazione internazionale parte 2
Appunto
Appunti lezioni Organizzazione internazionale parte 2
Appunto