Che materia stai cercando?

Riassunto esame Microeconomia, Fondamenti di economia politica, prof. Pittiglio, libro consigliato Microeconomia, Pindyck, Rubinfeld

Riassunto per l'esame di fondamenti di economia politica e del prof. Pittiglio, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Microeconomia, Pindyck, Rubinfeld, dell'università degli Studi La Sapienza - Uniroma1. Scarica il file in PDF!

Esame di Fondamenti di economia politica docente Prof. R. Pittiglio

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

il reddito si dimezza, la retta di

bilancio si sposta verso sinistra

L L

da a .

1 3

- Variazione dei prezzi: Per

descrivere gli effetti di una

variazione del prezzo del cibo

sulla retta di bilancio possiamo

utilizzare l’equazione

P

( )

RD

( ) C

V C .

= −

P P

V V

Supponiamo che il prezzo del

cibo si riduca alla metà, in

questo caso l’intercetta verticale

della retta di bilancio rimane

invariata, mentre la pendenza

P

( )

C

varia passa da = -1E/2E = -1/2 a -0.50E/2E =-1/4. Nella figura si ricava la nuova

P V

L L

retta di bilancio , ruotando la retta di bilancio originale in senso antiorario

2 1

attorno all’intercetta V. Quando il prezzo del cibo raddoppia, la retta di bilancio ruota in

L

senso orario diventando , perché il potere di acquisto del consumatore diminuisce.

3

Quando variano entrambi i prezzi, in un modo che lascia invariato il loro rapporto, la retta

di bilancio rimane invariata. Per esempio se i prezzi dei due beni si riducono entrambi a

metà, la pendenza retta di bilancio non cambia. Le due intercette, invece, raddoppiano e la

retta di bilancio si sposta verso destra. Il potere d’acquisto del consumatore (la sua

possibilità di generare utilità attraverso l’acquisto di beni e servizi) è determinato non solo

dal reddito, ma anche dai prezzi. Per esempio, il potere di acquisto di un consumatore può

raddoppiare perché il suo reddito raddoppia, oppure perché i prezzi di tutti i beni che

acquista si dimezzano. Se raddoppiano tutte le variabili (prezzi e reddito)

proporzionalmente, non influiscono sulla retta di bilancio né sul potere d’acquisto del

consumatore.

3.3 – La scelta del consumatore: Si ipotizza che i consumatori effettuino la scelta

razionalmente, ovvero che scelgano i beni in modo da massimizzare la soddisfazione dato

il reddito limitato di cui dispongono. Il paniere selezionato deve soddisfare due condizioni:

- Deve trovarsi sulla retta di bilancio. Ognuno dei panieri a sinistra e al di sotto della retta

di bilancio lascia non allocata una parte del reddito, che spesa incrementerebbe la

soddisfazione del consumatore. Ovviamente i consumatori possono risparmiare parte dei

loro redditi per consumi futuri, e spesso la fanno, ma in questa fase per semplicità

assumeremo che tutto il reddito speso venga speso immediatamente. Nessuno dei panieri

a destra o al di sopra della retta di bilancio può essere acquistato con il reddito disponibile.

- Deve fornire al consumatore la combinazione più gradita di beni e servizi. Un

consumatore massimizza la propria soddisfazione scegliendo il paniere A. In questo punto,

U

la retta di bilancio e la curva di indifferenza sono tangenti, e non è possibile

2

raggiungere un livello di soddisfazione

maggiore (per esempio il paniere D). In

A il punto di massimizzazione, l’SMS tra

i due beni equivale al rapporto tra i

prezzi. In B invece poiché l’SMS ( - (-

10/10) = 1 ) è maggiore del rapporto tra

i prezzi (1/2), la soddisfazione non è

massimizzata.

3.5 - Un consumatore può

massimizzare la propria soddisfazione

dato un vincolo di bilancio. Per farlo si

individua la più alta curva di indifferenza

che il vincolo permette di raggiungere.

Poiché la curva di indifferenza più alta

corrisponde anche al più alto livello di utilità conseguibile, è naturale riformulare il

problema del consumatore come problema di massimizzazione dell’utilità dato un vincolo

di bilancio. Il concetto di utilità può essere utilizzato anche per riformulare l’analisi in modo

da ottenere informazioni più approfondite. Possiamo distinguere tra l’utilità totale generata

dal consumo e la soddisfazione ricavata dall’ultimo oggetto consumato. L’utilità

marginale (U’) misura la soddisfazione aggiuntiva prodotta dal consumo di un’unità in più

di un bene. Per esempio, l’utilità marginale associata a un incremento da 0 a 1 del

consumo di cibo potrebbe essere 9, per un incremento da 1 a 2 potrebbe essere 7, da 2 a

3 potrebbe essere 5. Queste cifre implicano che l’utilità marginale del consumatore è

decrescente: maggiore è la quantità di cibo consumata, minori saranno gli incrementi

dell’utilità procurati dalle quantità aggiuntive consumate. Il concetto di utilità marginale può

essere legato al problema della massimizzazione dell’utilità del consumatore nel seguente

modo: consideriamo un piccolo spostamento verso il basso lungo una delle curve di

U '

∆ C

indifferenza. La quantità aggiuntiva di cibo , produce l’utilità marginale .

C

Questo spostamento ha come risultato un incremento complessivo dell’utilità pari a

U ' ∆ C ∆ V

. Contemporaneamente il minor numero di vestiario riduce l’utilità misura

C

U ' U ' ∆ V

per ogni unità, determinando una diminuzione complessiva pari a .

V C

Poiché tutti i punti di una curva di indifferenza sono associati allo stesso livello di utilità

associato all’aumento di C deve bilanciare il decremento dovuto al minor consumo di V.

4 – Domanda individuale e di mercato.

La nostra analisi della domanda si articola in sei passaggi:

Iniziamo determinando la curva di domanda di un singolo consumatore. Su questa base,

esamineremo in maggiore dettaglio l’effetto della variazione del prezzo. Vedremo poi in

che modo le curve di domanda individuali possano essere aggregate per determinare la

curva di domanda di mercato. Proseguiremo mostrando come le curve di domanda di

mercato possano essere utilizzate per misurare il beneficio che le persone traggono dai

consumi dei prodotti, al netto della spesa che sostengono. Descriveremo gli effetti delle

esternalità di rete, ovvero ciò che accade quando, per un bene, la domanda di una

persona dipenda anche dalla domanda di altre persone. Infine, descriveremo brevemente

alcuni dei metodi utilizzati dagli economisti per ottenere informazioni empiriche sulla

domanda.

4.1 – Variazioni di prezzo

Inizialmente il prezzo del cibo è un euro, quello del vestiario due euro, il reddito del

consumatore è venti euro. La scelta di consumo che massimizza l’utilità corrisponde al

punto B, dove il consumatore avrà 12 unità di cibo e 4 di vestiario, conseguendo il libello di

U

utilità associato alla curva di indifferenza . La figura B mostra la relazione tra il pezzo

2

del civo e la quantità domandata, l’asse orizzontale misura la quantità consumata, mentre

l’asse verticale il prezzo del cibo. Il punto G

corrisponde al punto B, ovvero il prezzo

dell’unità di cibo (1 euro). Supponiamo che

il prezzo del cibo salga a 2 euro, la retta di

bilancio ruota in senso orario attorno

all’intercetta verticale e la sua pendenza

raddoppia. Ora il consumatore ottiene la

massima utilità in A, sulla curva di

U

indifferenza , scegliendo 4 unità di

1

cibo e 6 di vestiario, che corrisponde al

punto E nella figura B. Se il prezzo scende

a 50 centesimi la retta ruota in senso

antiorario, e il consumatore raggiungerà un

libello di utilità maggiore associato alla

U

curva di indifferenza , scegliendo

3

quindi D, con 20 unità di cibo e 5 di

vestiario, che corrisponde ad H nella figura

B.

La curva prezzo-consumo è formata dalle

combinazioni di cibo e vestiario che

massimizzano l’utilità in corrispondenza di

ogni possibile prezzo del cibo. Quando il

prezzo del cibo diminuisce, il livello di utilità

raggiungibile aumenta.

La curva di domanda individuale esprime la relazione tra la quantità di un bene

acquistata da un singolo consumatore e il suo prezzo, ed ha due importanti proprietà:

1 – Il livello di utilità raggiungibile varia mentre ci si sposta lungo la curva, quindi minore è

il prezzo del prodotto, più alto è il suo livello di utilità

2- In ogni punto della curva di domanda, il consumatore massimizza l’utilità soddisfacendo

la condizione che il saggio marginale di sostituzione (SMS) tra il cibo e il vestiario sia

uguale al rapporto tra i prezzi dei due beni. Quando il prezzo del cibo diminuisce,

diminuiscono anche il rapporto tra i prezzi e l’SMS.

Gli effetti di una variazione del reddito possono essere analizzati in modo simile a quello

utilizzato per le variazioni di prezzo.

-> Le scelte di consumo che un

consumatore effettua nel ripartire un

reddito fisso tra cibo e vestiario

quando il prezzo del primo bene è

un euro e il prezzo del secondo

bene è due euro. Le variazioni del

reddito appaiono come spostamenti

della retta di bilancio. Inizialmente il

reddito del consumatore è di 10

euro, la scelta di consumo che

massimizza l’utilità è quindi A, con 4

unità di cibo e 3 di vestiario. Nella

figura B, A viene rappresentato dal

punto E sulla curva di domanda

D , curva che viene a formarsi

1

quando tenendo fisso il reddito

variamo il prezzo del cibo. Se il

reddito del consumatore sale a 20

euro la retta di bilancio si sposta

verso destra rimanendo parallela

alla retta originale e consentendo al

consumatore di raggiungere il livello

di utilità associato alla curva di

U

indifferenza . La scelta del

2

consumo ottimale è data ora dal

punto B, in cui il consumatore

acquista 10 unità di cibo e 5 di

vestiario. Il consumo del cibo viene

indicato dal punto G sulla curva

D , quella che si formerebbe se

2

tenessimo fisso il reddito a 20 euro variando il prezzo del cibo. Se il reddito fosse di 30

euro, il consumatore sceglierebbe D, ovvero un paniere che contiene 16 unità di cibo e 7

D

di vestiario, rappresentato sulla curva dal punto H. La curva reddito-consumo è

3

formata dalle combinazioni di cibo e vestiario che massimizzano l’utilità a ciascun livello di

reddito, e ha inclinazione positiva perché sia il consumo di cibo che di vestiario aumentano

all’aumentare del reddito. Ogni variazione del reddito deve determinare uno spostamento

della curva di domanda stessa, quindi il punto A sulla curva reddito-consumo corrisponde

D

a E sulla curva di domanda , o B corrisponde a G su una diversa curva di domanda

1

D . La curva reddito-consumo crescente implica che un aumento del reddito

2

corrisponde a uno spostamento verso destra della curva di domanda.

Quando la curva reddito-consumo ha inclinazione positiva, la quantità domandata del

bene aumenta all’aumentare del reddito, per cui l’elasticità della domanda rispetto al

reddito è positiva. In questo caso, i beni considerati sono detti normali, i consumatori

desiderano acquistarne di più quando il loro reddito aumenta. In alcuni casi invece, la

quantità domandata diminuisce quando

il reddito aumenta, l’elasticità della

domanda rispetto al reddito è negativa.

I beni in questione sono detti beni

inferiori. A livello di reddito

relativamente bassi, sia gli hamburger

sia le bistecche sono beni normali.

Quando il reddito aumenta, la curva

reddito-consumo si piega all’indietro

(tra il punto B e C) perché l’hamburger

è diventato un bene inferiore: il suo

consumo diminuisce con l’aumentare

del reddito.

La curva di Engels è una curva che

mette in relazione la quantità consumata di un bene ed il reddito:

Due beni possono essere:

- Sostituti: se l’aumento del prezzo dell’uno conduce all’aumento della quantità

domandata dell’altro. -> curva prezzo-consumo inclinata negativamente

- Complementi: se l’aumento del prezzo dell’uno conduce alla diminuzione della quantità

domandata dell’altro. -> curva prezzo consumo inclinata positivamente

- Indipendenti: se la variazione del prezzo dell’uno non ha effetti sulla quantità

domandata dell’altro.

4. 2 – La diminuzione del prezzo di un bene ha due effetti:

1 – I consumatori tendono ad acquistare una maggiore quantità del bene divenuto più

economico e una minore quantità dei beni divenuti relativamente più costosi (effetto di

sostituzione)

2 – Poiché uno dei beni diventa meno costoso, i consumatori godono di un aumento del

potere d’acquisto reale (effetto di reddito).

- L’effetto di sostituzione: La diminuzione del prezzo determina sia un effetto di

sostituzione, che un effetto di reddito. L’effetto di sostituzione è la variazione del consumo

di un bene associata a una variazione del prezzo del bene, a livello di utilità costante. La

sostituzione è rappresentata da uno spostamento lungo una curva di indifferenza. L’effetto

della sostituzione può essere ottenuto tracciando una retta di bilancio parallela alla nuova

retta di bilancio RT, corrispondente al minor prezzo relativo del cibo, ma tangente alla

U

curva di indifferenza originale , in modo che il livello di soddisfazione rimanga

1

costante. La nuova retta di bilancio immaginaria, più bassa, riflette il fatto che abbaimo

ridotto il reddito nominale per isolare l’effetto di sostituzione. Con tale retta di bilancio il

consumatore sceglie il paniere D e consuma OE unità di cibo. Il segmento della retta

F E rappresenta dunque l’effetto di sostituzione.

1

- Effetto di reddito: ovvero la variazione del consumo di un bene determinata

dall’aumento del potere d’acquisto a prezzi relativi costanti. Possiamo rilevare l’effetto di

reddito passando dalla retta di bilancio

immaginaria passante per il punto D alla retta

di bilancio parallela RT che passa per B. Il

consumatore sceglie il paniere B sulla curva di

U

indifferenza , poiché il minor prezzo del

2

cibo ha incrementato il suo livello di utilità.

L’aumento del consumo di cibo da OE a

O F è la misura dell’effetto di reddito, che è

2

positivo perché il cibo è un bene normale.

L’effetto di reddito misura quindi la variazione

del potere d’acquisto del consumatore.

L’effetto complessivo di una variazione del

prezzo è dato teoricamente dalla somma

dell’effetto di sostituzione e dell’effetto di

reddito:

F F F E

Effetto complessivo ( ) = Effetto di sostituzione ( ) + Effetto di reddito (

1 2 1

E F ¿ .

2 La direzione dell’effetto di sostituzione è

sempre la stessa: una diminuzione del prezzo

determina un aumento del consumo del bene.

L’effetto di reddito invece, può spostare la

domanda in entrambe le direzioni, a seconda

che si tratti di un bene normale o di uno

inferiore. Un bene è inferiore quando l’effetto

di reddito è negativo: all’aumentare del reddito

il consumo diminuisce. L’effetto di reddito

negativo è misurato dal segmento di retta

E F . Anche con i beni inferiori, raramente

2

l’effetto di reddito ha un peso maggiore

rispetto all’effetto di sostituzione, di

conseguenza quando il prezzo di un bene

inferiore diminuisce, il suo consumo quasi

sempre aumenta.

I beni di Giffen: bene la cui curva

di domanda è inclinata

positivamente perché l’effetto di

reddito (negativo) è maggiore

dell’effetto di sostituzione.

Inizialmente il consumatore

sceglie A, consuma una quantità

relativamente piccola di vestiario

e molto cibo. Quando il prezzo del

cibo diminuisce, si libera una

porzione di reddito sufficiente a

far sì che il consumatore desideri

acquistare più prodotti di vestiario

e meno cibo, come illustrato dal

punto B. Le preferenze rilevate

indicano che il consumatore è più soddisfatto in B che in A, anche se consuma meno cibo.

I beni di Giffen raramente hanno rilievo dal punto di vista pratico, perché richiedono un

consistente effetto di reddito negativo.

3.3 – La curva di domanda di mercato mostra la quantità di un bene che i consumatori

nel loro insieme sono disposti ad acquistare al

variare del prezzo. Assumiamo che nel mercato

del caffè siano presenti solo tre consumatori (A,

B e C). Nella tabella sono riportati alcuni punti

della curva di domanda di ciascuno. La

domanda di mercato (colonna 5) si ricava

sommando le colonne 2, 3 e 4 che

rappresentano i tre consumatori, per

determinare la quantità totale domandata per

ogni prezzo. Questa figura mostra le curve di

domanda dei tre consumatori per il

caffè. Nel grafico la curva di domanda

di mercato è la somma orizzontale

delle domande dei singoli consumatori,

al prezzo di €4, per esempio, la

quantità domandata dal mercato (11

unità) è la somma delle quantità

domandate da A (zero unità), B (4

unità) e C (7 unità). Poiché tutte le

curve di domanda individuali hanno

pendenza negativa, anche la curva di

domanda di mercato è sempre

negativa. Questo porta al delinearsi di due aspetti: la curva di domanda di mercato si

sposta verso destra all’ingresso di nuovi consumatori nel mercato, e i fattori che

influiscono sulla domanda di molti consumatori influiscono sulla domanda di mercato (es.

aumento di reddito).

L’ elasticità della domanda rispetto al prezzo misura la variazione percentuale della

quantità domandata corrispondente a un aumento del prezzo pari a un punto percentuale.

Se indichiamo la quantità di un bene con Q e il suo prezzo con P, l’elasticità della

domanda rispetto al prezzo è:

∆Q P ∆ Q

/Q

E = =

p ∆ P Q ∆ P

/P E

- Domanda anelastica: Quando la domanda è anelastica (cioè è minore di 1 in

p

valore assoluto), la quantità domandata è relativamente poco reattiva alla variazione del

prezzo, quindi la spesa complessiva sul prodotto aumenta all’aumentare del prezzo. Es:

una famiglia utilizza 1000 litri di benzina al prezzo di un euro al litro. L’elasticità della

domanda di benzina rispetto al prezzo è di -0.5, se il prezzo della benzina aumenta a 1.10

(incremento del 10%) il consumo della benzina diminuisce a 950 litri (diminuzione del 5%).

La spesa complessiva in benzina tuttavia, sale da mille euro (prezzo a un euro) a 1045

euro (prezzo a un euro e dieci). E

- Domanda elastica: quando la domanda è elastica ( è maggiore di 1 in valore

p

assoluto) la spesa complessiva sul prodotto diminuisce all’aumentare del prezzo. Es. una

famiglia acquista 100 chili di pollo all’anno al prezzo di due euro al chilo, l’elasticità della

domanda di pollo rispetto al prezzo è di -1.5. Se il prezzo del pollo sale a 2.20 (incremento

del 10%) il consumo di pollo da parte della famiglia diminuisce a 85 chili all’anno

(diminuzione del 15%). La spesa complessiva per il pollo diminuisce a sua volta da 200

euro (prezzo a due euro) a 187 euro (prezzo a due euro e venti).

- Domanda isoelastica: quando l’elasticità della domanda rispetto al prezzo è costante

lungo tutta la curva di domanda, si dice che la curva è isoelastica. Un caso speciale di

curva isoelastica è la curva di domanda con elasticità unitaria: una curva di domanda per

la quale l’elasticità rispetto al prezzo è sempre a -1. In questo caso la spesa complessiva

rimane sempre la stessa dopo ogni variazione del prezzo, poiché un suo aumento

conduce a una diminuzione della quantità domandata che lasca invariata la spesa totale

sul bene.

4.4 – Il surplus del consumatore è la misura di quanto gli individui aumentino il loro

benessere grazie al consumo di beni

acquistati sul mercato. Il surplus del

singolo consumatore è la differenza tra

la somma massima che il consumatore

sarebbe disposto a pagare per un

determinato bene e la somma che

effettivamente paga. Quando si

sommano i surplus di tutti i consumatori

che acquistano un bene, si ottiene la

misura del surplus aggregato del

consumatore.

Esaminando la curva di domanda

individuale relativa ai biglietti per un

concerto, e tracciando la curva di

domanda a gradini invece che come

rette possiamo capire come misurare il valore che il consumatore ricava dall’acquisto di

differenti quantità di biglietti. Il consumatore potrebbe ragionare in questo modo: il primo

biglietto costa quattordici euro, ma vale venti. Questa valutazione si ottiene utilizzando la

curva di domanda per individuare la somma massima che il consumatore sarebbe

disposto a pagare per ciascun biglietto aggiuntivo (vento euro è il massimo che

pagherebbe per il primo biglietto). Il primo biglietto viene acquistato perché genera sei

euro di surplus, anche il secondo biglietto vale l’acquisto, perché genere un surplus di 5

euro (19-14), fino ad arrivare al sesto che genera un surplus di 1 euro. Il consumatore è

ora indifferente a comprare un settimo biglietto, che genera un surplus nullo, e preferisce

non acquistare ulteriori biglietti perché il valore di ciascun biglietto aggiuntivo è inferiore al

suo costo. Il surplus del consumatore si determina sommando i valori in eccesso, o

surplus, per tutte le unità acquistate. In questo caso il surplus del consumatore sarebbe di

21 euro. Per calcolare il

surplus aggregato dei

consumatori di un

mercato, è sufficiente

individuare l’area al di

sotto della curva di

domanda di mercato

e al di sopra della

retta del prezzo.

Quando viene

calcolato per molti

individui, esso misura

il beneficio aggregato

che i consumatori

traggono dall’acquisto di beni in un mercato. Unendo il surplus dei consumatori ai profitti

aggregati ottenuti dai produttori, possiamo valutare non solo i costi e i benefici di strutture

di mercato alternative, ma anche quelli delle politiche pubbliche che influiscono sul

comportamento dei consumatori e delle aziende in quei mercati

6 – La Produzione

Le decisioni di produzione delle imprese sono analoghe alle decisioni di acquisto dei

consumatori e si possono studiare anch’esse in tre fasi:

1 – Tecnologia di produzione: occorre un metodo pratico per descrivere il modo in cui i

fattori di produzione (come il lavoro, capitale e materie prime) vengono trasformati in

prodotti (come automobili e televisori). L’impresa può raggiungere un determinato livello di

produzione utilizzando diverse combinazioni dei fattori produttivi.

2 – Vincoli di costo: le imprese devono tenere conto dei prezzi del lavoro, del capitale e

degli altri fattori produttivi. Le imprese devono considerare quindi i costi di produzione.

3 – Scelta dei fattori produttivi (o input): data una tecnologia di produzione e dati i prezzi di

lavoro, capitale e altri fattori, l’impresa deve scegliere la quantità di ciascun fattore (o

input) da utilizzare per la produzione. L’impresa deve quindi considerare i prezzi dei diversi

fattori produttivi nel decidere la quantità da utilizzare di ciascuno di essi.

Questi tre elementi costituiscono le basi della teoria dell’impresa.

6.1 – Le imprese costituiscono uno strumento di coordinamento estremamente importante.

Fanno sì che i lavoratori non debbano negoziare tutte le attività che svolgono e contrattare

i relativi compensi. Tuttavia nulla garantisce che l’impresa operi in modo efficiente, per

questo motivo la teoria dell’impresa (e più in generale l’economia delle organizzazioni) è

diventata un’importante campo della ricerca microeconomica. Le imprese esistono quindi

perché consentono di produrre beni e servizi in modo molto più efficiente di quanto

sarebbe possibile senza di esse.

Le imprese organizzano e coordinano le attività di molti lavoratori e dirigenti, trasformano i

fattori produttivi in prodotti e tale processo di produzione rappresenta l’essenza stessa

della loro attività. Un fattore produttivo è qualsiasi osa nell’impresa debba utilizzare nel

processo di produzione. I fattori produttivi possono essere suddivisi nelle ampie categorie

di: lavoro, materie prime e capitale, che a loro volta possono suddividersi in sottocategorie

specifiche.

Possiamo descrivere la relazione tra i fattori immessi nel processo produttivo e la

produzione risultante attraverso una funzione di produzione. La funzione di produzione

indica la quantità massima di prodotto q che l’impresa può ottenere da una particolare

combinazione di fattori produttivi. Semplificheremo l’analisi prendendo in considerazione

solo due fattori produttivi: il lavoro L e il capitale K. Possiamo quindi scrivere la funzione di

q=F( K , L)

produzione come: . Questa equazione stabilisce una relazione tra la

quantità di prodotto e le quantità dei due fattori produttivi, capitale e lavoro. Questa

equazione si riferisce ad una particolare tecnologia, ovvero a un determinato stato della

conoscenza circa i metodi utilizzabili per trasformare i fattori in prodotto. Quando la

tecnologia compie dei progressi e la funzione di produzione cambia, l’impresa può

ottenere una maggiore quantità di prodotto dalle stesse quantità di fattori. Le funzioni di

produzione descrivono ciò che è tecnicamente possibile quando l’impresa lavora in modo

efficiente, ovvero quando utilizza ogni combinazione di fattori nel modo più proficuo

possibile.

Poiché le imprese devono considerare la possibilità di variare i fattori produttivi, e il tempo

necessario per farlo, quando si analizza la produzione è importante distinguere tra breve e

lungo periodo. Il breve periodo è un arco di tempo nel corso del quale le quantità di uno o

più fattori di produzione non possono essere modificate, almeno uno dei fattori produttivi è

quindi invariante, e viene definito fattore di produzione fisso. Il lungo periodo è un arco

di tempo di durata sufficiente a far sì che tutti i fattori produttivi siano variabili. Nel breve

periodo le imprese possono variare l’intensità di sfruttamento di un determinato impianto o

macchinario, nel lungo periodo possono variare la dimensione dell’impianto.

6.2 – Quando il capitale è fisso mentre il lavoro è variabile, l’unico modo per incrementare

la produzione consiste nell’incrementare la quantità di lavoro. Ad esempio, per la decisione

su quanto personale assumere e quanti X produrre, per prendere una decisione del

genere occorre sapere come cresce la quantità di prodotto q all’aumentare della quantità

di lavoro L. Le prime tre colonne indicano la

quantità di prodotto ottenibili in un

mese con differenti quantità di

lavoro, nella seconda la quantità

fissa di capitale e nella terza la

produzione, che aumenta

all’aumentare del lavoro fino alle 8

unità, oltre questo livello diminuisce,

questo perché oltre un determinato

livello il lavoro aggiuntivo non è più

utile e può rivelarsi addirittura

controproducente.

Il contributo del lavoro alla

produzione può essere descritto sia in termini di media sia in termini marginali, ovvero

PM

incrementali. La quarta colonna indica il prodotto medio del lavoro , ovvero la

L

quantità prodotta per un’unità di lavoro impiegata. Il prodotto medio si calcola dividendo la

produzione totale q per la quantità totale del fattore lavoro L e misura la produttività della

forza lavoro dell’impresa in termini di quantità prodotta in media da ciascun lavoratore. La

P'

quinta colonna indica il prodotto marginale del lavoro ovvero la quantità

L

aggiuntiva prodotta grazie all’incremento di un’unità del fattore lavoro. Il prodotto

marginale del lavoro dipende dalla quantità di capitale utilizzata. Se il fattore capitale

aumentasse da 10 a 20, il prodotto marginale del lavoro probabilmente sarebbe più alto,

perché è probabile che i lavoratori aggiuntivi siano più produttivi. Come il prodotto medio, il

prodotto marginale aumenta inizialmente per poi diminuire, in questo caso, dopo la terza

unità di lavoro.

Prodotto medio del lavoro = produzione/quantità di fattore lavoro = q/L

Prodotto marginale del lavoro = Variazione della produzione/variazione della quantità del

∆ Q

fattore lavoro = .

∆ L

All’aumentare del lavoro la produzione aumenta fino a raggiungere il livello massimo di

112 unità, oltre questo punto, diminuisce. Nella figura B sono tracciate le curve del

prodotto medio e del prodotto marginale (l’asse verticale ora misura la produzione mensile

per lavoratore), il prodotto marginale è positivo finché la produzione è crescente, diventa

negativo quando la produzione è decrescente. La curva del prodotto marginale interseca

l’asse orizzontale del grafico nel punto in cui la produzione totale è massima: se l’aggiunta

di un lavoratore rallenta la produzione e fa decrescere il prodotto totale, a quel lavoratore

corrisponde un prodotto marginale negativo. La curva del prodotto medio e quella del

prodotto marginale sono strettamente collegate: quando il prodotto marginale è superiore

al prodotto medio, il prodotto medio è crescente (nel grafico accade fino alla quarta unità),

quando invece il prodotto marginale è inferiore al prodotto medio, il prodotto medio è

decrescente (nel grafico accade quando il

fattore lavoro supera le quattro unità). Il

prodotto marginale è uguale al prodotto

medio quando quest’ultimo è massimo, e

ciò si verifica nel punto E.

Il prodotto medio del lavoro è dato

dall’inclinazione della retta passante per

l’origine e per il punto considerato sulla

curva del prodotto totale

Il prodotto marginale del lavoro in un

punto è dato dall’inclinazione della curva

del prodotto totale nel medesimo punto.

La macroeconomia è particolarmente interessata alla produttività del lavoro, il prodotto

medio del lavoro per un intero settore produttivo o dell’economia nel suo complesso, che è

relativamente semplice da calcolare ed è particolarmente importante perché determina il

reale tenore di vita che un paese può effettivamente garantire ai propri cittadini.

Esiste un semplice nesso tra la produttività del lavoro ed il tenore di vita. Ogni anno, il

valore aggregato dei beni e dei servizi prodotti in un’economia è uguale alla somma dei

pagamenti effettuati per tutti i fattori di produzione. Questi pagamenti vengono in definitiva

ricevuti dai consumatori sotto forma di salari, e nel complesso i consumatori possono

accrescere i loro tassi di consumo nel lungo periodo solo incrementando la produzione

complessiva. Una delle più importanti fonti di crescita della produttività del lavoro è la

crescita dello stock di capitale, ovvero del capitale disponibile e utilizzabile per la

produzione. Un’altra importante fonte di crescita della produttività del lavoro è

l’innovazione tecnologica, ovvero lo sviluppo di nuove tecnologie che consentano di

utilizzare in modo più efficiente il lavoro.

6.3 - Nel lungo periodo, sia entrambi i fattori (lavoro e capitale) sono variabili. L’impresa

può ora realizzare il proprio prodotto in una varietà di modi, combinando quantità diverse

di lavoro e di capitale.

Un isoquanto è una curva formata da tutte le possibili combinazioni di fattori che

consentono un determinato livello di

q

produzione. L’isoquanto ad

1

esempio, è formato da tutte le

combinazioni di lavoro e capitale per

anno che consentono di ottenere 55

unità di prodotto. Due di questi punti,

A e D, corrispondono ai dati della

tabella, in A un’unità di lavoro e tre di capitale generano 55 unità di prodotto, in D, lo

stesso livello di produzione è ottenuto con tre unità di loro e una di capitale.

Quando in un diagramma sono

rappresentati più isoquanti, il diagramma è

detto mappa di isoquanti. Questa è un

altro modo per descrivere la funzione di

produzione, così come una mappa di

indifferenza è un modo per descrivere una

funzione di utilità. Ogni isoquanto

corrisponde a un diverso livello di

produzione, e la produzione aumenta

quando ci si sposta verso l’alto e verso

destra.

Gli isoquanti descrivono la flessibilità di

cui le imprese godono nel prendere le

decisioni di produzione: normalmente

possono ottenere un determinato livello di

produzione sostituendo una certa quantità di un fattore con un altro fattore. La flessibilità

del processo di produzione consente quindi alle imprese di scegliere le combinazioni di

fattori che minimizzano i costi e massimizzano il profitto.

Per un’impresa che debba scegliere il mix ottimale di fattore è utile chiedersi che cosa

accadrebbe alla produzione se venisse aumentata la quantità di uno dei fattori

mantenendo costante l’altro. Possiamo renderci conto dei rendimenti marginali del lavoro

tracciando una retta orizzontale in corrispondenza di un particolare livelli di capitale, per

esempio 3. Leggendo i livelli di produzione di ciascun isoquanto all’aumentare della

quantità di lavoro, si nota che le unità aggiuntive di lavoro generano incrementi di

produzione sempre minori: quando la quantità di lavoro passa da 1 a 2 unità (tra A e B) la

produzione sale di 20 (da 55 a 75). Con l’aggiunta di un’ulteriore unità di lavoro (da B a C)

la produzione aumenta solo di 15 (da 75 e 90). I rendimenti marginali del lavoro sono

quindi decrescenti sia nel breve, sia nel lungo periodo. L’inclinazione dell’isoquanto deve

aumentare quando si sostituisce lavoro con capitale e diminuire quando si opera la

sostituzione opposta. Anche il capitale ha rendimenti marginali decrescenti. A parità di

lavoro, il prodotto marginale del capitale diminuisce all’aumentare del capitale. Quando la

quantità di capitale passa da 1 a 2 e il lavoro è costante a 3, il prodotto marginale del

capitale è 20 (75-55), quando il capitale aumenta da 2 a 3, il suo prodotto marginale

scende a 15 (90-75).

Quando è possibile variare due fattori, l’impresa deve considerare la possibilità di

sostituire l’uno con l’altro. La pendenza di ciascun isoquanto indica il trade-off tra le

quantità dei due fattori, a parità di produzione. Considerando il valore assoluto, chiamiamo

la pendenza di un isoquanto Saggio Marginale di Sostituzione Tecnica (SMST). Il

saggio marginale di sostituzione tecnica di lavoro e capitale è la quantità di cui il fattore

capitale deve essere ridotto quando si aggiunge un’unità di lavoro affinché il livello di

produzione rimanga costante. Come l’SMS, l’SMST è sempre misurato come un quantità

positiva: K

−∆

SMST = - variazione del fattore capitale/variazione del fattore lavoro = per un

∆L

dato livello di q ∆Ke∆L

Dove sono piccole

variazioni di capitale e lavoro lungo

un isoquanto.

Nella figura, l’SMST è uguale a 2

quando il lavoro aumenta da 1 a 2

unità e la produzione è stabile a 75,

diventa 1 quando il lavoro aumenta

da 2 a 3 unità quindi scende a 2/3 e

infine a 1/3. Quando si sostituisce il

capitale con quantità sempre

maggiori di lavoro, quest’ultimo

diventa meno produttivo mentre il

capitale diventa relativamente più

produttivo, quindi occorre meno

capitale per mantenere costante il

livello di produzione e la pendenza

dell’isoquanto diminuisce.

Ipotizziamo che l’SMST sia decrescente, ovvero che diminuisca quando ci si sposta verso

il basso lungo un isoquanto, questo sarebbe allora convesso, ovvero incurvato verso il

basso. Il fatto che l’SMST sia decrescente indica che la produttività di qualsiasi fattore è

limitata. Quando nel processo di produzione si impiegano quantità sempre maggiori di

lavoro in sostituzione del capitale, la produttività del lavoro diminuisce. Quando si

sostituisce il lavoro con il capitale, la produttività di quest’ultimo diminuisce, la produzione

richiede quindi che i due fattori siano bilanciati. L’SMST è strettamente legato al prodotto

P' P'

marginale del lavoro e al prodotto marginale del capitale . Supponiamo di

L K

aggiungere lavoro e di ridurre la quantità di capitale in modo da mantenere costante la

produzione. L’aumento di produzione dovuto alla maggior quantità di lavoro è uguale alla

quantità aggiuntiva di prodotto per unità aggiuntiva di lavoro (il prodotto marginale del

lavoro) moltiplicata per il numero di unità di lavoro aggiunte: P' L)

(∆

L

Aumento della produzione dovuto alla maggior quantità di lavoro = )

¿

La diminuzione della produzione determinata dalla riduzione del capitale è uguale alla

perdita di produzione per riduzione unitaria del capitale (il prodotto marginale del capitale)

moltiplicata per il numero di unità di capitale in meno: '

P ∆ K

( )( )

Riduzione della produzione dovuta alla minor quantità di capitale = K

Dato che si muove lungo un isoquanto e quindi il livello di produzione rimane costante, la

P' L)

L (∆

variazione complessiva della produzione deve essere zero, quindi: ) +

¿

'

P ∆ K

( )( ) = 0

K P' '

P

L ¿

¿( )

Riformulando si ottiene: ) K

¿

∆ K L) = SMST

−( ) /(∆

Il saggio marginale di sostituzione tecnica tra due fattori è

uguale al rapporto tra i prodotti marginali dei fattori.

Due casi estremi di funzione di produzione illustrano le

differenze tra i processi produttivi per quanto riguarda la

sostituibilità tra i fattori. Nel primo caso, i fattori di

produzione sono perfettamente sostituibili l’uno con

l’altro. L’SMST è costante in tutti i punti di un isoquanto,

quindi un determinato livello di produzione (ad esempio

q ) può essere ottenuto utilizzando principalmente

3

capitale (in A) principalmente lavoro (in C) oppure una combinazione bilanciata dei due

fattoi (in B).

Nella funzione di produzione a proporzioni fisse, chiamata anche funzione di

produzione di Leontief, è impossibile qualsiasi sostituzione tra fattori. Ogni livello di

produzione richiede una specifica combinazione di lavoro e capitale: per ottenere un

aumento della produzione è necessario aggiungere lavoro e capitale in specifiche

proporzioni, di conseguenza gli isoquanti hanno una

forma ad angolo retto. I punti A e C rappresentano

combinazioni tecnicamente efficienti di fattori. Per

q

produrre la quantità , per esempio, è possibile

1 L

utilizzare una quantità di lavoro e una di capitale

1

K K

, come in A. Se il capitale è fisso in ,

1 1

l’aggiunta di lavoro non modifica la produzione, così

come l’aggiunta di capitale quando il lavoro è fisso al

L

livello . Sui segmenti verticali e orizzontali degli

1

isoquanti, il prodotto marginale del capitale, o quello del

lavoro è uguale a zero.

6.4 – Quando tutti i fattori sono variabili, ovvero nel lungo periodo, l’impresa deve

considerare anche il modo migliore per incrementare la produzione. Un modo per farlo

consiste nel cambiare la scala della produzione incrementando tutti i fattori di produzione

in modo proporzionale. I rendimenti di scala sono il tasso al quale la produzione aumenta

quando aumentano proporzionalmente tutti i fattori produttivi. Questi possono essere:

Rendimenti di scala crescenti: se la produzione PIU’ che raddoppia quando i fattori

raddoppiano

Rendimenti di scala costanti: se la produzione raddoppia quando i fattori i livelli dei fattori

Rendimenti di scala decrescenti: la produzione aumenta diventando MENO che doppia

quando tutti i fattori produttivi vengono raddoppiati.

I rendimenti di scala non sono necessariamente

uniformi al variare del livello di produzione. Essi

possono essere individuati graficamente: la

semiretta OA descrive un processo di

produzione nel quale il lavoro e il capitale

vengono utilizzati nelle proporzioni di 5 ore di

lavoro per 2 ore-macchina. Nella figura A la

funzione di produzione è caratterizzata da

rendimenti di scala costanti: con 5 ore-uomo e 2

ore-macchina vengono prodotte 10 unità, se i

fattori raddoppiano, la produzione raddoppia a

sua volta passando da 10 e 20 unità. Nella

figura B la funzione di produzione è

caratterizzata da rendimenti di scala crescenti:

gli isoquanti sono sempre più vicini tra loro

quando ci si allontana dall’origine lungo la

semiretta OA. Occorre una quantità meno che

doppia dei fattori produttivi per incrementare la

produzione da 10 a 20. Se la funzione di

produzione presentasse rendimenti di scala

decrescenti verrebbe l’opposto: gli isoquanti

sarebbero sempre più distanti l’uno dall’altro. A

parità di altri fattori, maggiori sono i rendimenti

di scala e più grandi saranno le imprese nel

settore considerato.

7 – I costi di produzione

7.1 – Il costo contabile , misurato dai contabili, può includere voci che un economista non

considererebbe e può non includerne altri che gli economisti di solito considerano, come

ad esempio le spese effettive più quelle relative al deprezzamento dei beni capitali, che

sono determinate in base alle normative fiscali.

Il costo economico è quello di cui si preoccupano gli economisti, ed è dovuto all’utilizzo

di risorse nella produzione. Il termine economico ci indica di distinguere tra i costi che

l’impresa è in grado di controllare o meno, e di considerare tutti i costi relativi alla

produzione. Capitale, lavoro e materie prime sono evidentemente risorse i cui costi vanno

inclusi nel costo economico.

Il costo di opportunità è il costo associato alle opportunità cui si rinuncia quando non si

impiegano le risorse dell’impresa nel più proficuo dei modi possibili. Consideriamo

un’impresa che possiede un edificio e che quindi non paga affitti per i propri uffici,

l’economista noterebbe che l’impresa avrebbe potuto guadagnare affittando l’edificio ad

un’altra impresa, questo costo di opportunità va considerato anche come un costo

economico dell’attività d’impresa. Il costo economico e il costo di opportunità sono quindi

la stessa cosa, se si considerano e si misurano correttamente tutte le risorse dell’impresa.

Sebbene il costo economico e il costo di opportunità descrivano la stessa cosa, il concetto

di costo di opportunità è particolarmente utile nelle situazioni in cui le alternative di rinuncia

non riflettono esborsi monetari. Consideriamo un venditore al dettaglio di giocattoli che

lavora nel proprio negozio e che non paga uno stipendio a sé stesso. Se avesse scelto di

fare un altro lavoro, il proprietario del negozio avrebbe potuto percepire una retribuzione di

60.000 euro l’anno svolgendo un lavoro che comporta lo stesso livello di impegno, il costo

di opportunità del tempo speso lavorando nel negozio è quindi di 60.000 euro.

Benché un costo di opportunità sia spesso nascosto, è necessario tenerne conto quando

si prendono decisioni economiche. Vale il contrario per un costo sommerso (o

irrecuperabile), ovvero una spesa che è stata effettuata e non può essere recuperata. Un

costo sommerso è generalmente visibile, ma una volta sostenuto, dovrebbe essere

sempre ignorato quando si prendono decisioni economiche future. (es. l’acquisto di

un’apparecchiatura specializzata per un impianto). La spesa sostenuta per questa

apparecchiatura è un costo sommerso, perché il bene non ha un uso alternativo, il suo

costo di opportunità è zero. Se invece, potesse essere convertito ad un altro uso, il suo

uso comporterebbe un costo economico, ovvero il costo opportunità di utilizzarla. Il costo

sommerso potenziale: supponiamo che un’impresa non abbia ancora acquistato

l’apparecchiatura specializzata, ma stia semplicemente valutando se procedere

all’acquisto o meno. Un costo sommerso potenziale è un investimento, in questo caso

l’impresa deve decidere se l’investimento nell’apparecchiatura specializzata è

conveniente.

Altri costi variano al variare della produzione, mentre altri rimangono invariati finché

l’impresa produce qualcosa. Perciò suddividiamo il costo totale (CT o C), il costo

economico totale della produzione, in due componenti:

Il costo fisso (CF), un costo che non varia con il libello di produzione e può essere

eliminato solamente cessando l’attività

Il costo variabile (CV), un costo che varia al variare del livello di produzione.

I costi fissi possono comprendere spese per la manutenzione degli impianti, riscaldamento

ed energia elettrica, costi che rimangono invariati indipendentemente dal livello di

produzione dell’impresa. I costi variabili, che comprendono le spese per i salari, le

retribuzioni varie e materie prime utilizzate per la produzione, aumentano all’aumentare

del livello di produzione, mentre il costo fisso deve essere pagato anche se non viene

prodotto nulla.

Cessare l’attività non significa necessariamente chiudere l’impresa, ad esempio

un’impresa con numerose sedi potrebbe decidere di chiudere fisicamente gli ingressi,

disattivare la fornitura di energia elettrica ed eventualmente vendere o rottamare i

macchinari di una sola sede, cessandone l’attività, ma rimanendo comunque attiva grazie

alle sue altre sedi.


PAGINE

45

PESO

2.83 MB

AUTORE

Uranus75

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Uranus75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pittiglio Rosanna.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Fondamenti di economia politica

Riassunto esame Fondamenti di Economia Politica, prof. Reganati, libro consigliato Microeconomia, Amendola, Boccella, Imbriani
Appunto
Economia politica, prof Reganati, microeconomia Amendola
Appunto
Riassunto esame Microeconomia,prof. Pittiglio, libro consigliato Microeconomia, Pearson
Appunto
Riassunto esame Fondamenti di Economia Politica, prof. Reganati, libro consigliato Microeconomia, Amendola, Boccella, Imbriani
Appunto