Microeconomia: concetti di base
Lo studio dell’economia si compone di due branche principali: la microeconomia e la macroeconomia. La microeconomia si occupa del comportamento dei singoli agenti economici: consumatori, lavoratori, investitori, ogni individuo o entità che abbia un ruolo nel funzionamento della nostra economia. La microeconomia spiega come e perché questi agenti compiono scelte economiche, e studia le interazioni tra gli agenti economici che portano a formare unità più grandi, come i mercati e le industrie.
Studiando questo genere di interazione, la microeconomia rivela il funzionamento e l’evoluzione dei settori produttivi e dei mercati. La macroeconomia si occupa di grandezze economiche aggregate, quali il livello e il tasso di crescita del prodotto interno lordo, dei tassi di interesse, della disoccupazione e dell’inflazione. La macroeconomia richiede l’analisi dei mercati, e per comprendere il funzionamento di questi mercati aggregati bisogna prima comprendere il comportamento delle imprese, interessandosi quindi agli studi microeconomici.
Limiti e risorse scarse
Buona parte della microeconomia ha a che fare con dei limiti: i redditi limitati che i consumatori possono spendere in beni e servizi, i budget e il know-how limitati che le imprese possono utilizzare per produrre, il numero limitato di ore che i lavoratori possono ripartire, ogni settimana, tra lavoro e tempo libero. La microeconomia studia i modi per gestire al meglio questi limiti, ovvero si occupa dell’allocazione di risorse scarse.
Nelle moderne economie di mercato, consumatori, lavoratori e imprese godono di flessibilità e possibilità di scelta molto maggiori nell’allocazione di risorse scarse. La microeconomia descrive i trade-off come scelte o compromessi che occorre compiere tra possibilità che si pongono in contrasto o in alternativa tra di loro, che i consumatori, i lavoratori e le imprese devono affrontare, e mostra come individuare il trade-off ottimale.
I consumatori percepiscono redditi limitati, che possono spendere in un’ampia gamma di beni e servizi. La teoria del consumatore descrive il modo in cui i consumatori, in base alle loro preferenze, massimizzano il proprio benessere mediante un trade-off tra l’acquisto di una maggiore quantità di beni e l’acquisto di una minore quantità di altri. I lavoratori devono affrontare vincoli e trade-off. Essi devono decidere se e quando entrare a far parte della forza lavoro, ognuno deve affrontare un trade-off tra lavorare subito (ottenendo immediatamente un reddito) o proseguire gli studi (nella speranza di ottenere un reddito più alto in futuro).
Le imprese devono affrontare limitazioni relative ai beni che possono produrre e alle risorse disponibili per produrli. La Fiat ad esempio non possiede le competenze per produrre aerei o computer, l’impresa inoltre è vincolata anche in termini di risorse finanziarie e di capacità produttiva dei propri impianti. Dati questi vincoli, Fiat deve decidere quanti veicoli di ciascun tipo produrre, e se assumere altri lavoratori, nuovi impianti o entrambe le cose (la teoria dell’impresa descrive come individuare il trade-off migliore). Tutti i trade-off si basano sui prezzi che consumatori, lavoratori o imprese devono fronteggiare.
La microeconomia descrive il modo in cui vengono determinati i prezzi. In un’economia pianificata i prezzi vengono stabiliti dal governo, in un’economia di mercato, i prezzi sono determinati dalle interazioni tra consumatori, lavoratori e imprese. Queste interazioni hanno luogo nei mercati, che sono insiemi di acquirenti e venditori che determinano il prezzo di un bene.
L’economia è interessata alle spiegazioni dei fenomeni osservati. Spiegazioni e previsioni si basano su teorie che vengono sviluppate per spiegare i fenomeni osservati nei termini di una serie di regole e postulati di base. La teoria dell’impresa per esempio muove da un semplice postulato: le imprese puntano a massimizzare i propri profitti. La teoria, inoltre, spiega come queste scelte dipendano dai prezzi dei fattori produttivi, e dai prezzi ai quali le imprese riescono a vendere i loro prodotti.
Le teorie economiche costituiscono la base per la formulazione di previsioni. Un modello è una rappresentazione matematica basata sulla teoria economica. Si può sviluppare un modello di una particolare impresa e utilizzarlo per prevedere di quanto varierà il suo livello di produzione. La statistica e l’econometria consentono di misurare la precisione delle previsioni.
L’utilità e la validità di una teoria dipendono dalla sua capacità di spiegare e prevedere i fenomeni che intende spiegare e prevedere. Il processo di verifica e perfezionamento delle teorie è centrale nello sviluppo dell’economia come scienza. La microeconomia affronta questioni di natura positiva e di natura normativa. Le prime riguardano spiegazioni e previsioni, ovvero l’analisi che descrive le relazioni di causa ed effetto, centrale nella microeconomia, l’analisi normativa invece è volta a individuare le scelte migliori.
Il ruolo dei mercati
L’economia pone i mercati al centro della sua analisi. Gli agenti economici del mercato vengono divisi in due grandi gruppi in base al loro ruolo: gli acquirenti ed i venditori. Il gruppo degli acquirenti comprende i consumatori che acquistano beni e servizi, e le imprese che acquistano il lavoro, il capitale e le materie prime utilizzate per produrre beni e servizi. Il gruppo dei venditori comprende le imprese, che vendono i loro prodotti e servizi, i lavoratori, che vendono le loro prestazioni lavorative e i proprietari di risorse, che affittano terreni o vendono risorse minerarie alle imprese.
Acquirenti e venditori interagiscono tra di loro, dando luogo ai mercati. Un mercato è l’insieme degli acquirenti e dei venditori, che attraverso le loro interazioni effettive o potenziali, determinano il prezzo di un prodotto o di un gruppo di prodotti. Un mercato ha un confine più ampio di un’industria, la quale è un insieme di imprese che vendono lo stesso prodotto, o prodotti strettamente correlati, che costituisce in effetti il lato dell’offerta di un mercato.
Gli economisti si occupano spesso della definizione del mercato, ovvero l’individuazione degli acquirenti, dei venditori e della gamma di prodotti da includere in un particolare mercato. Differenze significative nel prezzo di una merce creano opportunità di arbitraggio (pratica che consiste nell’acquistare a prezzo basso in un luogo per poi vendere a prezzo maggiore altrove). In un mercato perfettamente concorrenziale gli acquirenti e i venditori sono talmente numerosi che nessuno di essi ha, singolarmente, un’influenza significativa sul prezzo. Nella maggior parte dei casi, i mercati agricoli o il mercato mondiale del rame sono perfettamente concorrenziali.
Alcuni mercati comprendono molti produttori ma sono non concorrenziali in quanto le singole imprese sono in grado, accordandosi tra loro, di influenzare il prezzo. Un esempio è il mercato mondiale del petrolio. I mercati rendono possibili le transazioni tra acquirenti e venditori. Determinate quantità di un bene vengono vendute a determinati prezzi. In un mercato perfettamente concorrenziale si impone normalmente un unico prezzo, il prezzo di mercato. Nei mercati non perfettamente concorrenziali le diverse imprese potrebbero praticare prezzi differenti per lo stesso prodotto, questo accade se uno dei produttori cerca di sottrarre clienti ai concorrenti, oppure perché i consumatori sono fedeli a determinate marche. Quando si parla di prezzo di mercato si intende la media dei prezzi delle diverse marche.
I prezzi di mercato della maggior parte dei beni fluttuano nel tempo, un esempio è il mercato azionario, che è altamente concorrenziale perché comprende molti acquirenti e molti venditori di ciascun titolo. Il prezzo di un’azione varia di minuto in minuto e può aumentare o diminuire in misura significativa nell’arco di un solo giorno.
Prima di poter stabilire quali acquirenti e venditori includere nella definizione di mercato, occorre determinare l’estensione del mercato, ovvero i suoi confini, intesi sia in termini geografici, sia in termini della gamma di beni prodotti e venduti. La definizione del mercato è importante per due ragioni: le imprese devono capire quali sono i loro concorrenti effettivi e potenziali per i vari prodotti che essi vendono o potrebbero vendere in futuro. Devono conoscere i confini di prodotto e geografici dei loro mercati per fissare i prezzi, determinare i budget pubblicitari e prendere le decisioni di investimento.
È utile anche per le decisioni di politica pubblica, il governo dovrebbe consentire una fusione o un’acquisizione tra imprese che producono beni simili o dovrebbe osteggiarla? La risposta dipende dall’impatto di tale fusione o acquisizione sulla concorrenza e sui prezzi: spesso una simile valutazione può essere effettuata solo definendo un mercato.
Domanda e offerta: concetti di base
L’analisi domanda-offerta è uno strumento fondamentale applicabile a un’ampia varietà di problemi interessanti e importanti, tra cui per esempio: comprendere e prevedere come le variazioni delle condizioni economiche mondiali influiscono sul prezzo di mercato e sulla produzione, o valutare l’impatto degli interventi pubblici come la regolamentazione dei prezzi e i salari minimi.
La curva di domanda e di offerta sono utilizzate per descrivere il meccanismo di mercato. In assenza di interventi pubblici (come l’imposizione di prezzi massimi) la domanda e l’offerta raggiungono un equilibrio che determina il prezzo di mercato di un bene e la quantità totale prodotta. Il prezzo e la quantità dipenderanno dalle particolari caratteristiche della domanda e dell’offerta, mentre le variazioni nel tempo del prezzo e della quantità dipendono dal modo in cui domanda e offerta reagiscono ad altre variabili economiche, quali l’andamento complessivo dell’economia e il costo del lavoro.
Il modello di domanda e offerta
Il modello di domanda e offerta è lo strumento fondamentale della microeconomia: ci aiuta a comprendere perché e come i prezzi variano, e che cosa accade quando il governo interviene in un mercato. Questo modello unisce due importanti concetti: la curva di domanda e la curva di offerta.
La curva di offerta
La curva di offerta mostra la quantità di un bene che i produttori sono disposti a vendere a dato prezzo, tenendo costante ogni altro fattore che possa influire sulla quantità offerta. È la curva indicata con O nella figura, sull’asse verticale del grafico è rappresentato il prezzo P di un bene, misurato in euro per unità, si tratta del prezzo unitario che i venditori ricevono in corrispondenza di una determinata quantità offerta del bene. Sull’asse orizzontale è rappresentata la quantità totale offerta Q, misurata in numero di unità per periodo.
La curva di offerta rappresenta una relazione tra la quantità offerta e il prezzo, che può essere espressa dall’equazione:
Q = Qo(P)
- La curva di offerta si sposta a destra verso O’
- Per P1, produce Q2
- Per P2, produce Q1
La curva è inclinata positivamente: maggiore è il prezzo, più le imprese possono e desiderano produrre e vendere. La quantità offerta può dipendere da altre variabili oltre al prezzo, come i costi di produzione, che comprendono salari, gli interessi passivi e il costo delle materie prime. Una variazione di uno o più di questi fattori si traduce in uno spostamento della curva di offerta. La curva di offerta O indica infatti che al prezzo P la quantità prodotta e venduta è Q1. Supponiamo che il costo delle materie prime diminuisca, in che modo ciò influisce sulla curva di offerta? Il minor costo delle materie prime (come qualsiasi riduzione di costi) rende la produzione più redditizia.
Se contemporaneamente il prezzo di mercato rimanesse stabile in P, ci aspetteremmo di osservare una maggiore quantità offerta. Vi sarà allora un incremento da Q1 a Q2. Quando i costi di produzione diminuiscono, la produzione aumenta indipendentemente dal prezzo di mercato, e l’intera curva di domanda si sposta verso destra. La reazione della quantità offerta alle variazioni del prezzo può essere rappresentata da spostamenti lungo la curva di offerta. La reazione dell’offerta alle fluttuazioni di altre variabili che influiscono su di essa, invece, è rappresentabile graficamente con uno spostamento della curva di offerta stessa. Gli economisti spesso parlano di variazione della quantità offerta in riferimento ai movimenti lungo la curva di offerta, e di variazione dell’offerta in relazione agli spostamenti della curva di offerta.
La curva di domanda
La curva di domanda, indicata con D, mostra come la quantità di un bene domandata dai consumatori dipende dal prezzo. Questa relazione viene espressa dall’equazione:
Q = Qd(P)
Questa curva è inclinata negativamente: mantenendo costanti gli altri fattori, i consumatori saranno disposti ad acquistare maggiori quantità di un bene quando il prezzo di quest’ultimo diminuisce. La quantità di un bene che i consumatori sono disposti ad acquistare può dipendere anche da altri fattori, oltre al prezzo. Tra questi è particolarmente importante il reddito. Disponendo di redditi maggiori, i consumatori possono spendere più denaro in beni di qualsiasi tipo.
Se il prezzo di mercato si mantiene costante in P1, ci aspettiamo che la quantità domandata aumenti, da Q1 a Q2, per effetto dei maggiori redditi dei consumatori. Dato che questo incremento avviene indipendentemente dal prezzo di mercato, il risultato è uno spostamento verso destra dell’intera curva di domanda. Con un reddito maggiore dovrebbero essere disposti a pagare un prezzo P2, invece del prezzo P1. Anche in questo caso la curva di domanda si sposta verso destra. Parleremo allora di variazione della domanda per riferirci a spostamenti della curva di domanda e di variazione della quantità domandata per riferirci agli spostamenti lungo la curva di domanda.
La domanda è influenzata anche dalle variazioni dei prezzi di beni affini. Due beni si dicono sostituti quando l’aumento del prezzo dell’uno conduce all’aumento della quantità domandata dell’altro (il rame e l’alluminio sono beni sostituti, poiché la quantità di rame domandata aumenta se il prezzo dell’alluminio cresce). Due beni si dicono invece complementari quando l’aumento del prezzo dell’uno determina la diminuzione della quantità domandata dell’altro (le automobili e la benzina, alla diminuzione del prezzo della benzina incrementa la quantità domandata di automobili).
Equilibrio di mercato
Si possono combinare la curva di offerta e la curva di domanda: sull’asse verticale viene rappresentato il prezzo di un bene P, misurato in euro per unità. È il prezzo che attualmente i venditori percepiscono per una data quantità offerta, e che gli acquirenti pagano per una data quantità domandata. Sull’asse orizzontale è rappresentata la quantità totale domandata e offerta Q, misurata in numero di unità per periodo.
Viene quindi definito prezzo di equilibrio il prezzo al quale la quantità domandata e la quantità offerta si equivalgono. Le due curve si intersecano in corrispondenza del prezzo P2 e della quantità di equilibrio Q0. A questo prezzo la quantità domandata e la quantità offerta si equivalgono (al livello Q0).
Il meccanismo di mercato (nei mercati liberi) è quindi la tendenza del prezzo a variare fino a quando quantità domandata e quantità richiesta si equivalgono. Domanda e offerta non sono sempre in equilibrio, vi è però una tendenza del mercato verso l’equilibrio. Per comprendere il motivo per cui i mercati tendono all’equilibrio, supponiamo che il prezzo sia inizialmente pari a P1, quindi superiore al prezzo di equilibrio. I produttori tentano di produrre e vendere più di quanto i consumatori siano disposti ad acquistare. Il risultato è un’eccedenza, situazione in cui la quantità offerta supera la quantità domandata. Per vendere tale quantità in eccesso, o almeno evitare che cresca, i produttori inizieranno a ridurre i prezzi.
Al diminuire del prezzo la quantità domandata aumenterà e la quantità offerta diminuirà, fino al raggiungimento del prezzo di equilibrio P2. La situazione opposta si verifica quando inizialmente il prezzo è P3, inferiore a P2, si determina una situazione di scarsità in cui la quantità domandata supera la quantità offerta e i consumatori non hanno la possibilità di acquistare quanto vorrebbero. Ciò spinge il prezzo a salire, e anche in questo caso, il prezzo raggiungerà P2.
Quando si lavora con curve di domanda e di offerta ci si riferisce implicitamente ad un mercato (approssimativamente) concorrenziale (tanto i venditori quanto gli acquirenti hanno scarso potere di mercato, ovvero hanno individualmente scarse possibilità di influire sul prezzo di mercato).
Le curve di domanda e di offerta si spostano in risposta alle variazioni di fattori come il livello salariale, per questo il meccanismo di mercato produce un equilibrio in cui la quantità offerta uguaglia la quantità domandata, tuttavia l’equilibrio cambia in risposta agli spostamenti delle curve di domanda e di offerta. Spostamento della curva di offerta: la curva di offerta di sposta da O a O’.
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