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Semiotica del testo

Capitolo 1: Che cos'è la "semiotica del testo"

Per semiotica del testo si intende una teoria semiotica articolata i cui concetti operativi vengono usati per descrivere l’organizzazione dei testi. Ma l’applicazione degli strumenti metodologici ai testi oggetto non è affatto automatica e quindi, all’analizzare semioticamente un testo, bisogna ricorrere anche a doti di intuizione, sagacia interpretativa, sensibilità.

Ogni testo ha una sua irriducibile singolarità che è difficile ricondurre a strumenti teorici temprati su altri testi, tuttavia gli strumenti approntati negli ultimi 30 anni dalla semiotica del testo hanno raggiunto un buon livello di elaborazione e di possibilità di generalizzazione. Possono pertanto essere applicati a tanti tipi diversi di testo.

Anche se l’insieme è diverso, alcuni elementi compaiono in più testi e si può comunque cercare di capire in che rapporto sono gli uni con gli altri o comparare i diversi testi.

È tempo di superare due pregiudizi:

  • “La semiotica rende uguali tutti i testi usando gli stessi strumenti descrittivi”: In realtà la semiotica testuale ha cercato, soprattutto nell’ultimo decennio, di mettere a punto strumenti differenziati per testi di natura diversa.
  • “La semiotica del testo è una semiotica applicata, con ruolo ancillare rispetto alla semiotica generale”: In realtà la semiotica del testo costituisce un ambito disciplinare a sé, di ispirazione fondamentalmente antropologica, e ritaglia un punto di vista proprio su come gli esseri umani significano e comunicano.

Semiotica testuale come teoria in progress: Il rapporto fra teoria e analisi è strettissimo. I risultati di analisi precedenti raccolti in delle teorie permettono un confronto e una verifica dei risultati in continua evoluzione.

Con il tempo è avvenuto un allargamento dell’oggetto di indagine, che ha superato i confini dell’etnoletteratura, ciò ha comportato per la semiotica del testo varie conseguenze, fra cui la necessità di integrare la Teoria dell’Azione, un apparato descrittivo per la componente cognitiva e passionale dei testi.

Capitolo 2: Il modello di Vladimir Propp e la sua rielaborazione ad opera di Algirdas Greimas

1910-1920, Russia, Vladimir Propp conduce uno studio su un corpus di quasi 400 fiabe dette “di magia” e lo pubblica con il titolo di Morfologia della Fiaba. Lo scopo dello studioso è quello di individuare gli elementi costanti che, al di sotto della superficie della fiaba, ricorrono in tutto il corpus testuale.

Studio che presenta perciò delle analogie con il metodo strutturale (Saussure → indagine sincronica della lingua in cui gli elementi vengono studiati in base alle loro relazioni reciproche; la relazione fra i termini viene prima dei termini stessi; è solo all’interno del sistema che ogni suono e concetto acquistano un valore).

I capisaldi dello strutturalismo

  • Identificazione di elementi portanti;
  • Interdipendenza degli elementi;
  • Rappresentazione astratta o modello;
  • Carattere di astrazione o pertinenza (opzione metodologica importante da cui dipende la definizione stessa di testo: qualsiasi porzione di realtà significante che può venir studiata dalla metodologia semiotica).

Per astrarre gli elementi pertinenti e costruire un modello del genere “fiaba di magia”, Propp ha operato in due diverse direzioni: Comparazione e Astrazione. Così ha individuati dei Tipi di Azione e dei Tipi di Personaggi.

Propp sancisce per la prima volta la differenza tra Azione Concreta e Funzione, questo è un passo fondamentale perché afferma per la prima volta un principio che sarà alla base di tutte le teorie strutturali della narratività: la descrizione di una storia deve prevedere livelli più o meno astratti, più o meno “costruiti” dall’interprete-descrittore.

Tipi di Azione = Funzioni Narrative

Sono 31: Allontanamento, Divieto, Infrazione, Investigazione, Delazione, Tranello, Connivenza, Danneggiamento o Mancanza, Mediazione, Inizio della Reazione, Partenza, Prima funzione del donatore, Reazione dell’eroe, Conseguimento del mezzo magico… Lotta, Marchiatura, Vittoria… Smascheramento, Trasfigurazione, Punizione, Nozze.

Principi che reggono il genere di “Fiaba di Magia”

  • Le funzioni dei personaggi non dipendono dall’identità dell’esecutore o dal modo di esecuzione (es. innumerevoli modi di concretizzare la funzione “divieto”).
  • Il numero delle funzioni che compaiono in una fiaba di magia è limitato.
  • La successione delle funzioni è sempre identica.
  • Tutte le fiabe di magia sono Monotipiche (in alcune fiabe può mancare qualcuna delle funzioni, ma non esistono funzioni che ne escludono altre, quindi non ci sono varianti, ma solo sottotipi).

La distribuzione delle azioni secondo i personaggi si può descrivere in termini di sfere di azione, che secondo Propp nella fiaba di magia sono 7:

  • Sfera d’azione dell’Antagonista
  • Sfera d’azione del Donatore
  • Sfera d’azione dell’Aiutante
  • Sfera d’azione della Principessa e del Re suo padre
  • Sfera d’azione del Mandante
  • Sfera d’azione dell’Eroe
  • Sfera d’azione del Falso Eroe

Nel caso del rapporto personaggi-sfere d’azioni avremo:

  • Un determinato personaggio che si identifica con una sfera d’azione;
  • Un personaggio che ricopre più sfere d’azione;
  • Più personaggi che ricoprono una stessa sfera d’azione.

Questo principio è importante perché enuncia una distribuzione variabile degli elementi su due piani diversi, quello più astratto e profondo (funzioni narrative, sfere d’azioni) e quello più concreto e superficiale (azioni, personaggi).

Movimento: ogni sviluppo da una mancanza a uno scioglimento. In una stessa favola si possono avere più movimenti che possono stare fra loro in vari modi (uno inizia dove l’altro finisce, uno interrompe l’altro…). Questa considerazione sui movimenti verrà riformulata da Greimas nei termini di Gerarchia dei Programmi Narrativi.

Semantica strutturale

In Semantica Strutturale (1966), Greimas procede a una vera e propria rielaborazione del modello Proppiano. Osserva che:

  • Non può essere generalizzato, ma vale soltanto per il genere specifico che intende descrivere, cioè quello della fiaba di magia russa.
  • Riguardo l’eterogeneità delle funzioni, Greimas osserva che queste a volte sono concrete a volte astratte a volte dinamiche, altre statiche.

Greimas tenta di riordinare la materia e andare verso una generalizzazione. Lo fa in due direzioni:

  • Ulteriore raggruppamento delle funzioni in macro-insiemi.
  • Strutturazione logica delle relazioni fra funzioni.

Rielaborazione delle funzioni

Il risultato è una catalogazione delle funzioni in 5 gruppi:

  • Contratto: Divieto/Infrazione/Mediazione = contratti tra personaggi
  • Scontro: Lotta/Vittoria/Reazione dell’eroe = scontro tra personaggi
  • Comunicazione: Investigazione/Tranello/Nozze = comunicazione tra Pp
  • Presenza: Partenza/Arrivo = inizio o fine dello spostamento
  • Spostamento: Trasferimento/Inseguimento = spostamenti dei Pp

Rielaborazione delle sfere d'azione

Struttura di Attanti, ovvero di tipi di Personaggi Agenti (non corrispondono per forza a tipi di personaggi diversi):

  • Destinante/Oggetto/Destinatario; Aiutante/Soggetto/Oppositore

L’Oggetto non è necessariamente concreto, ma può essere anche astratto. Destinatario e Soggetto non sono due personaggi, ma dei Ruoli Narrativi.

Rielaborazione dei movimenti

Individua in ogni fiaba 3 Prove, all’interno di ciascuna delle quali ricorrono le funzioni A, F, C e una struttura attanziale più astratta rispetto alle S.d’A.

  1. Prova qualificante, in cui il S si dota di ciò che serve per il compito successivo
    • A) Contratto fra donatore e eroe
    • F) Reazione dell’eroe
    • C) Acquisizione del mezzo magico
  2. Prova Principale, in cui avviene
    • A) Contratto fra Destinante ed eroe-Destinante
    • F) Lotta-Vittoria
    • C) Rimozione della Mancanza
  3. Prova Glorificante, in cui abbiamo
    • A) Imposizione del compito difficile
    • F) Adempimento
    • C) Identificazione

Infine la struttura generale della fiaba viene schematizzata come: Rottura dell’ordine/Prove/Restaurazione dell’ordine. Siamo quindi arrivati alle soglie del Modello Narrativo Canonico che verrà ideato da Greimas e che sarà generalizzabile a qualsiasi tipo di testo narrativo.

Capitolo 3: Il contributo delle analisi mitologiche di Claude Lévi-Strauss alla grammatica narrativa di Algirdas Greimas

Claude Lévi-Strauss critica il modello di Propp per l’eccessivo formalismo. Ritiene che il formalismo annienta il suo oggetto. Se il livello di astrazione è troppo alto, la proposta dell’antropologo è quindi quella di tenere conto anche delle figure di superficie delle fiabe (azioni specifiche, personaggi, particolari concreti) in quanto esse non sarebbero affatto irrilevanti. Questa convinzione gli deriva dall’analisi dei miti.

Mito: funziona in base a una “logica del concreto” che spinge le società tradizionali a cercare nel mondo naturale dei significanti. Lévi-Strauss individua le chiavi per aprire il significato profondo dei miti proprio nel concreto.

Da questa obiezione Greimas è quindi potuto arrivare a formulare l’idea che nell’analisi del testo non si deve prendere in considerazione soltanto il livello più astratto e profondo, ma tutti i livelli, perché il senso complessivo del testo nasce solo dalla loro reciproca determinazione.

L’influenza di Lévi-Strauss va anche nell’integrazione della dimensione sintattica del modello Proppiano con una dimensione semantica. Il modello di Propp infatti è di natura morfo-sintattica perché indica le forme e le regole di concatenazione degli elementi narrativi senza azzardare ipotesi sul significato del corpus di fiabe. Propp non sembra infatti interessarsene, forse per la natura poco riflessiva e psicologica della fiaba stessa.

Il carattere meno coeso del racconto mitico invece richiede all’interprete un surplus di lavoro, affinché possa coglierne il significato. L’astrazione effettuata da Lévi-Strauss è quindi di ordine semantico, cioè ricercare quali sono i valori che generano il mito. Analizzando miti tebani, l’autore conclude che questi miti mettono in relazione fra loro due diverse concezioni dell’uomo, evidentemente coesistenti in quel periodo presso i greci: in base alla prima ipotesi gli esseri umani avevano origine ctonia, per la seconda nacquero da progenitori umani. Questo porta quindi da una parte a una sopravvalutazione dei rapporti familiari e dall’altra a una sottovalutazione. Il mito non risolve la contraddizione ma si limita ad enunciarla.

Tutto questo influenza Greimas con l’idea di una tematica profonda, in relazione di contrarietà, che porterà poi allo sviluppo del quadrato semiotico.

Capitolo 4: La grammatica narrativa di Greimas (prima parte)

Greimas elabora una propria teoria della narratività dopo aver preso spunti da Propp e Lévi-Strauss. Le principali caratteristiche della teoria di Greimas sono:

  • Formalismo (ripreso dalla glossematica di Hjelmslev)
  • Metalinguaggio (termini Univoci e Interdefiniti), importantissimo perché ha permesso di sviluppare una Koinè semiotica

Nel 1979 pubblica quindi il Dizionario, nel quale elenca per voci i principali concetti della teoria, con un rimando continuo gli uni agli altri. Una specie di summa teologica della semiotica greimasiana (con anche dichiarazioni di dubbio e campi di ricerca ancora da studiare).

Nella sua Grammatica Narrativa, Greimas distingue innanzitutto:

  • Stati: in cui i soggetti “S” si trovano in congiunzione o in disgiunzione con il proprio oggetto “O” (o scopo).
  • Trasformazioni: in cui i soggetti “S” da congiunti diventano disgiunti dell’oggetto “O” e viceversa.

Per Programma Narrativo "PN” si intende la successione di stati e trasformazioni. Più intuitivamente si definisce come quello che un soggetto intende fare.

I PN in genere sono molteplici e hanno fra loro relazioni gerarchiche, possiamo distinguere ad esempio:

  • Programma narrativo d’uso, PN funzionale affinché i programmi successivi vadano a buon fine. (Il loro insieme è chiamato Percorso Narrativo)
  • Programma narrativo principale. Il loro insieme è definito Percorso Narrativo.

Definisce poi le Performanze come i momenti trasformativi. Queste presuppongono un Agente, ovvero un Soggetto Operatore (diverso dal Soggetto di Stato). La relazione tra il S operatore con il proprio operato definisce l’Enunciato di Fare.

Il punto di partenza del programma narrativo è dato dalla Mancanza, cioè da una disgiunzione che richiede di essere trasformati in stati di congiunzione con oggetti, intesi generalmente come scopi finali dell’azione. Qualsiasi intreccio narrativo può dunque essere schematizzato come Calcolo di Programmi Narrativi.

La congiunzione per un S implica sempre la disgiunzione per un altro S. In questo modo la teoria narrativa postula uno sdoppiamento dei Programmi Narrativi, ovvero il PN inverso detto Anti-Programma, in cui un Anti-Soggetto perseguita uno scopo che è l’esatto contrario dello scopo del primo Soggetto. Alla base della narratività c’è infatti una Struttura Polemica, infatti se non ci fosse lotta o competizione non ci sarebbe nessuna trasformazione e quindi nessuna narratività in senso stretto. (Per Greimas narratività e trasformazione sono in sostanza sinonimi.)

Modi di circolazione degli oggetti

Gli oggetti circolano fra i vari soggetti secondo modalità diverse.

  • In particolare vi sono 4 modi di base:
    • Due Transitivi:
      • Attribuzione, quando gli O sono conferiti al S da un altro S
      • Spoliazione, quando il S viene privato dell’O da un altro S
    • Due Riflessivi:
      • Appropriazione, in cui il S cerca di acquisire gli O da sé.
      • Rinuncia, quando è il S stesso che decide di separarsi dagli O.

Attribuzione e Rinuncia non implicano una lotta e possono essere definite Performanze di Dono. Vi sono infine casi in cui, nonostante l’oggetto circoli fra S diversi, nessuno alla fine ne viene veramente privato o vi rinuncia, si tratta della cosiddetta Comunicazione Partecipativa (es. passaggio di una conoscenza).

Nella grammatica Greimasiana il termine completo è Oggetto di Valore (OV). È una sorta di luogo di accoglimento dei valori che il S vi investe. Solo in virtù dei valori investiti da esiste un S in relazione a un O. Non conte dunque l’O in sé o le sue caratteristiche intrinseche, ma quello che il S cerca in quell’OV.

Greimas dice che qualsiasi categoria semantica rappresentata sul quadrato semiotico è suscettibile di essere Assiologizzata, cioè investita di valore mediante una categoria specifica che l’autore chiama Timica.

La Timìa è l’umore, la disposizione affettiva di base (attrazione/repulsione), in altri termini la relazione primitiva dell’essere vivente con le persone e le cose con cui viene a contatto.

Queste attrazione e repulsione possono essere ricondotte anche alla categoria di Forìa che si articola in:

  • Eu-foria (attrazione, movimento verso)
  • Dis-foria (repulsione, movimento di allontanamento).

Quindi attraverso la categoria Timica avviene la valorizzazione positiva (euforica) o negativa (disforica) di ciascuno dei termini di una struttura elementare della significazione. Qualsiasi categoria semantica, astratta o concreta, è suscettibile di un’ulteriore specificazione: la sua caratterizzazione in senso assiologico, che dipende dal singolo contesto.

Tuttavia a volte Greimas sembra proporre un’idea universalistica, per esempio articolazioni elementari di universi semantici, ovvero dei modelli costruiti che non corrispondono a priori a nessuna realtà sociologica o psicologica (es. vita/morte). Questi modelli possono fungere da Strutture Assiologiche elementari, suscettibili di articolare in senso valoriale qualsiasi universo di discorso.

Se i valori sono in sistema sono detti Assiologia; se sono visti in chiave narrativa sono detti Ideologia.

C’è bisogno di tenere distinti i sistemi semantici dal loro investimento assiologico dato che qualsiasi categoria, anche la più comunemente euforica, può assumere talvolta una valorizzazione disforica.

Capitolo 5: La grammatica narrativa di Greimas (seconda parte)

Ulteriore modifica al modello Proppiano: sostituzione delle 3 prove con qualcosa di più generale, che potesse essere applicato a diversi universi narrativi da quello della fiaba.

Si è giunti così allo Schema Narrativo Canonico (SNC), che è articolato in 4 fasi:

Manipolazione

La Manipolazione (corrispondente alle funzioni contrattuali): In cui il Destinante convince i...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/05 Filologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gabri.m di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie di analisi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pozzato Maria Pia.
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