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Il segnale, il senso, il processo semiotico

Sempre più spesso per noi umani sta diventando abituale delegare alle macchine o apparecchi il compito di produrre segnali per avvertire altri esseri umani di qualcosa. Cos’è il segnale? Per le macchine è una sorta di avvertimento ad un essere umano. Per gli animali i segnali sono di richiamo o di territorio. Le parole che noi scriviamo, diciamo e ascoltiamo sono anche espressioni dei nostri affetti, anche segreti e non coscienti, e del nostro pensiero. Le parole per l’essere umano sono la dimostrazione più efficiente di segnale. Non c’è immagine, cosa percepibile che non possa essere segnale, come non c’è organo sensoriale degli esseri viventi che non possa essere impegnato nel riceverli.

Ogni sorta di evento, stato fisico, entità può essere segnale, ciò dipende dal compito che gli viene assegnato, cioè dalla funzione che è chiamato ad assolvere. In definitiva, un segnale è quando un utente lo usa per collegarsi ad un semainein, altro in un rapporto detto ossia ‘indicare’ in greco. Consideriamo senso ciò che da questo utente viene indicato con un segnale. Il rapporto tra senso e segnale è stato chiamato da Charles Morris rapporto di semiosi. L’azione o la serie di azioni che un utente compie per stabilire tale rapporto è chiamato atto semico, anche se è preferibile denominarlo processo semico. Tale processo si svolge in due direzioni. Nel primo caso l’utente può produrre un segnale a partire da un senso, in questo caso il rapporto semiotico è emerso dall’utente, e il processo semico è produttivo. Nel secondo caso all’utente può essere presente un segnale, e a partire da esso attribuisce un senso al segnale, diventando così ricevente, in tal caso il processo semiotico è ricettivo.

Si può affermare che mittente e destinatario possono convergere in un unico punto verso lo stesso rapporto di semiosi, comunicando. In generale un tipo di comunicazione, ossia un linguaggio, è un insieme di accorgimenti che vogliono rendere più facile l’incontro della fonte e del destinatario. Gli utenti possono scegliere il tipo di linguaggio da usare entro dei limiti. Essi sono di due tipi: quelli materiali e quelli formali. I primi dipendono dalla qualità fisica, biologica sia delle fonti, sia dei destinatari, che dei segnali stessi. I secondi sono costrizioni entro cui allo stato attuale delle nostre conoscenze deve muoversi qualsiasi tipo di destinatario o di fonte.

Quindi, tra gli utenti vi è un rapporto semiotico. In termini grafici, un simbolo se racchiuso in parentesi quadre sta ad indicare che funziona da segnale; se racchiuso tra doppi apici e scritto in minuscolo sta ad indicare che funziona da senso.

L’arbitrarietà semiotica materiale

Principio di ogni semiosi: assumere un’entità alla funzione di segnale o di senso dipende dalla scelta degli utenti interessati a stabilire un determinato rapporto semiotico. Un’entità può fungere tanto da segnale quanto da senso, può essere ciò con cui segnaliamo altro o ciò che vogliamo comunicare con altro segnale. X può essere sia segnale che senso, e la stessa cosa vale per Y.

Esempio: negli USA e anche in Italia quando tocchiamo pollice e indice e alziamo il resto delle dita, compiamo un gesto che agisce come segnale per indicare che qualcosa sia OK, dunque buono, perfetto. La parola OK è il senso del gesto, ma a chi non conosce la parola inglese ma ne conosca il valore, la parola scritta OK ha come senso il gesto prima descritto. Ciò dimostra che un’entità può fungere tanto da segnale e allo stesso tempo da senso, e quindi si afferma che così ci si imbatte in una forma di arbitrarietà semiotica: l’arbitrarietà materiale, che consiste nella libertà di scelta dei materiali cui viene di volta in volta assegnato il ruolo di segnale o senso. L’arbitrarietà semiotica materiale può presentare anche dei limiti che stanno nel rapporto tra le entità e la natura e la qualità degli utenti. Un limite può essere rappresentato dalle difficoltà di produzione e ricezione di questo o quel tipo di entità.

Ad esempio: ci sono esseri umani con limitazioni dell’udito e della fonazione che non possono produrre o percepire segnali fonici, l’esistenza di tali limiti ha dato origine allo studio di procedimenti per ottimizzare le interazioni comunicative, così si sono sviluppati alfabeti per sordità. Il tipo di struttura degli utenti rappresenta dunque una condizione delle loro scelte in fatto di segnali e di sensi. L’arbitrarietà semiotica trova un limite nell’esistenza di tali condizioni.

L’arbitrarietà semiotica formale

Un problema di identità si pone per quanto riguarda l’identità del senso trasmesso da un emittente e riconosciuto da un ricevente, cioè in che modo una mente può sperare di riconoscere il senso comunicato da un’altra. Determinare l’identità di un’entità comporta determinarne le caratteristiche che la rendono particolare, non confondibile con altre entità. Chiamiamo caratteristica intrinseca d’una entità ogni rapporto tra un’entità e un’altra.

In un universo popolato da un numero finito di entità, l’identificazione di un’entità avviene attraverso un numero finito di atti, ma in un universo che sia invece popolato da un numero infinito di entità, ogni entità di conseguenza avrà un numero infinito di caratteristiche intrinseche. Ad esempio, una persona ha un’infinità di caratteristiche intrinseche: ai fini della sua identificazione anagrafica è sufficiente un numero finito di elementi, enumerati nella carta d’identità.

Si può ipotizzare che si identifichi un’entità determinandone solo le caratteristiche sufficienti a distinguerle da quelle rispetto a cui si ritiene utile per alcune ragioni distinguerla. L’identificazione è sempre l’arte dell’approssimazione a una buona identificazione. Le caratteristiche intrinseche che permettono di distinguere un’entità vengono definite pertinenti e chiameremo operazione di pertinentizzazione la scelta di una o più caratteristiche pertinenti. La pertinentizzazione è condizionata dalla capacità di chi identifica e dai fini che si intendono raggiungere. Entro questo doppio limite, la pertinentizzazione di una o più caratteristiche è arbitraria, in quanto non è imposta dalle qualità delle caratteristiche intrinseche dell’entità da identificare.

All’arbitrarietà di pertinentizzazione viene dato il nome di arbitrarietà semiotica formale. Ogni operazione di pertinentizzazione divide l’universo in due classi: la classe delle entità che hanno o possono avere tra loro caratteristiche intrinseche pertinenti, e quella delle entità che non hanno tali caratteristiche. Le caratteristiche pertinenti devono rispettare tre condizioni: devono raggrupparsi in un numero finito per ciascuna entità da identificare; costruire per ogni sistema un numero complessivamente finito; infine, le caratteristiche pertinenti devono essere ognuna identificabile con un numero finito di operazioni, ossia ciascuna deve essere assunta:

  • A come elemento che si definisce come non ulteriormente analizzabile;
  • B come elemento che si analizza e si pone come articolato in un subsistema di tratti pertinenti di secondo ordine a loro volta non analizzabile.

Secondo l’uso di Saussure e Hjelmslev chiamiamo forma l’insieme delle caratteristiche pertinenti che con la loro presenza o assenza definiscono la classe di un sistema e ogni entità che presenti certe caratteristiche (detta replica) la chiameremo realizzazione della forma. La descrizione di una forma e l’insieme delle caratteristiche pertinenti di un sistema è detta descrizione strutturale della forma.

Diciamo codice ogni accoppiamento di due sistemi che serva a mettere in rapporto almeno due entità identificate all’interno di essi. Se tale messa in rapporto è un rapporto semiotico, tale codice viene definito codice semiologico. Ogni rapporto semiotico per quanto semplice, non è mai immediato, ma implica la mediazione della connessione di due forme. Diciamo significante la classe a cui appartiene un segnale e significato quella a cui appartiene un senso, ed essi creano il rapporto semiotico.

Il segno e la sua descrizione

Il segno è una congiunzione fra la forma del significante e quella del significato. Il segno preesiste al rapporto semiotico in un tipo di codice molto semplice come...

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laurasurace25 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Fadda Emanuele.
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