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Capitolo primo: Materia della linguistica

La materia di studio della linguistica è il nostro parlare, cioè usare e sapere usare le parole e le frasi. Utilizziamo queste parole e frasi per: conversare, scrivere, ascoltare, leggere.

Gli studiosi della didattica delle lingue o glottodidattica (disciplina che si occupa di come si insegnano o apprendono le lingue) sottolineano l’opportunità di stimolare in chi sta apprendendo una lingua quattro diverse abilità (verbal skills): parlare (usando le parole con la voce), scrivere, ascoltare, leggere. Quindi si chiamerà uso produttivo delle parole e delle frasi il dire o parlare e lo scrivere; ed uso ricettivo delle parole e delle frasi ascoltare e leggere.

Accanto agli usi produttivi e ricettivi c’è un uso interiore, chiamato anche discorso interiore o endofasia. Quest’uso fiancheggia ogni momento della nostra giornata. Un esempio è la lettura muta o la recitazione muta di preghiere.

Usi produttivi e ricettivi → usi esofasici o esofasia
Uso interiore → endofasia

Quindi si può dire che: materia di studio della linguistica è l’insieme degli usi endofasici e esofasici delle parole. Questi usi sono attività verbali, quindi materia di studio della linguistica è: l’attività verbale degli esseri umani.

La linguistica però non può studiare tutta l’attività verbale di tutti gli esseri umani, il linguista deve trovare il modo di non perdersi nell'analisi di ogni singolo esemplare, contenuto nella massa degli usi linguistici di tutti gli esseri umani.

Capitolo secondo: Obiettivo della linguistica: le lingue

In ogni nostro comportamento linguistico ci sono piccole differenze. Se guardiamo le espressioni utilizzate tutti i giorni come: Buon giorno o Come va? ci può risultare difficile percepirle. Ma se facciamo bene attenzione, gli usi linguistici individuali, ci appaiono come il regno della perpetua diversità.

Gli individui capaci di intendere e farsi intendere gli uni agli altri costituiscono una comunità linguistica. La possibilità di intendere e intendersi si chiama mutua comprensione o intercomprensione. Ma la comunità linguistica non deve necessariamente coincidere con un'entità politica definita. Vi sono comunità linguistiche che superano i confini degli stati, un esempio è l’inglese.

Possiamo dire che una lingua è: un repertorio di parole e costrutti propri di una particolare comunità linguistica. Che consente ai suoi componenti, chiamati parlanti o locutori, l’intercomprensione. Alcune lingue sono di grande risonanza, altre hanno minor prestigio. Alcune lingue coesistono in una stessa comunità con lingue di maggior prestigio: i dialetti.

Lingue diverse possono avere tratti o elementi simili, questo può dipendere dalle affinità genetiche o dalle affinità di contratto. Quando in aree linguistiche diverse si presenta un tratto comune, la zona interessata è detta isoglossa. Oggi nel mondo le lingue in uso sono circa 6800, poco più di un terzo non sono parlate.

Capitolo terzo: La linguistica di fronte alle lingue: un po' di storia (e di geografia)

In Europa dal Due e Trecento si andarono affermando sempre più rapidamente i volgari cioè le lingue del popolo, distinte dal latino ritenuta lingua delle classi colte per tutto il medioevo. I volgari erano numerosi:

  • Neolatini o romanzi: volgari derivati direttamente dal latino (portoghese, castigliano, francese, toscano → italiano dal 500)
  • Dialetti italo romanzi settentrionali
  • Dialetti italo romanzi centromeridionali

Il greco, che con il latino, era stata l’altra lingua dell’impero romano e si era espanso molto durante il medioevo, ma poi il suo dominio fu ristretto dall’espansione dell’arabo e del turco.

L’affermazione dei volgari andò di pari passo con il delinearsi delle maggiori nazionalità europee e con la formazione dei primi stati nazionali. Con la crescita e lo sviluppo delle società europee, i traffici e i commerci erano sempre più in espansione, così vi fu la necessità di una più diffusa alfabetizzazione. Anche i fattori religiosi influirono sul determinare il bisogno di una più larga e sistematica istruzione elementare popolare, che fin dal cinquecento fu obbligatoria e gratuita (in Italia bisognò aspettare la legge Casati del 1859).

Estienne e suo figlio pubblicarono, rispettivamente nel 1531 e nel 1572, due trattazioni lessicografiche dove ogni parola veniva documentata nelle sue varie accezioni. L’affermazione dei volgari fece sentire il bisogno di elaborare anche per essi delle trattazioni: il vocabolario degli accademici della Crusca (1612).

Fra fine cinque e settecento per gli intellettuali più colti fu un obbligo conoscere anche l’ebraico, una lingua affine all’aramaico e all’arabo. Queste lingue, insieme all’accadico babilonese, all’ugaritico, all’eblaitico, costituiscono l’insieme della famiglia semitica (hanno un’estesa flessione interna → diverso dal latino e dal greco).

Dopo la scoperta dell’America (1492) i missionari scrissero grammatiche e vocabolari delle lingue amerindiane. Negli stessi secoli i rapporti con l’oriente asiatico fecero scoprire il cinese e il giapponese. In India il sanscrito. Ogni lingua, quindi, è diversa da ogni altra, ma la loro comparazione rivelò delle affinità. I linguisti cercarono di capire se queste affinità erano occasionali o meno, nacque così la linguistica.

Capitolo quarto: Come è fatta una lingua: la fonologia segmentale, i fonemi

Le parole, le frasi sono segni linguistici → entità a due facce: significante (regola le possibili realizzazioni foniche) e significato (regola i possibili usi). Enunciazioni → atti di concrete realizzazioni individuali d’una parola o d’una frase; espressioni → realizzazioni del significante e possono essere fonico-uditive e grafico-visive. Sensi → particolari usi di un significato (usi referenziali: parola o frase si riferiscono a una cosa o una situazione referente). I segni linguistici si articolano in successione di sintagmi (Combinazione di due o più elementi linguistici che co...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lola878 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Thornton Anna Maria.
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