Letteratura e arte: Marcello Ciccuto
Decadentismo
L’obiettivo del Decadentismo è rinnovare la scrittura, narrativa e poetica, facendola incontrare con le altre espressioni estetiche (soprattutto pittura e musica). L’arte figurativa è più ricca, immediata e comunicativa rispetto alla sola parola. Nasce il “romanzo d’artista”, che spiega la giusta maniera per osservare il mondo attraverso la figura dell’artista (personaggio-protagonista). A fine XIX secolo però, a causa dell’insufficienza rappresentativa di questo genere, la nascita della figura dell’esteta va di pari passo con la “morte” dell’artista, che in letteratura viene rappresentato in situazioni di sconfitta e maestro del fallimento.
Balzac in “Capolavoro sconosciuto” (1831) segue una corrente di pensiero antinaturalistica e moderna, sulla scia di Baudelaire. Lo scrittore non crede nei criteri imitativi della forma, esaltando il pittore Delacroix per le sue riconosciute possibilità di interpretare il mondo secondo una visione personale. Con questo romanzo Balzac vuole mettere in luce la crisi dell’artista classicizzante, perché ancora si propone di imitare la realtà e riprodurre un modello così com’è. Le sue posizioni rimangono quindi vicine a quelle della “scrittura d’artista”, cioè a quelle decadenti.
Naturalismo
Anche gli esponenti del Naturalismo cominciano allora a riflettere sui rapporti tra l’invenzione figurativa e la scrittura. Zola si contrappone a queste proposte idealizzanti di metà secolo, in modo però controverso e contraddittorio. Rifiuta il Bello Assoluto e il Bello Universale e mette in risalto il fatto che l’opera d’arte è produzione umana e materiale, non metafisica e ideale, e quindi l’artista deve rappresentare ciò che vede. Il maestro Médan aggiunge che non si deve seguire il Bello assoluto, ma il bello naturale, quindi la realtà visibile, concreta e osservabile. La realtà pittorica è puramente materiale, perché costituita da materia, e deve essere trattata come tale.
Zola però contraddice queste teorie nel suo ragionamento, dicendo che alla fine l’interpretazione guida l’osservatore, perché la realtà è mutevole e complessa e mai “data una volta per tutte”. Bisogna fare attenzione ai fenomeni sensibili, psicologici e spirituali della realtà.
Questa contraddizione di Zola ispira il genere del romanzo d’artista, ad esempio “À rebours” di Huysmans (1884) e “Ritratto di signora” di Henry James (1881). Si riconosce in queste opere come la materia d’arte metta in luce la sfiducia dell’uomo nei confronti della realtà, rifiutando quindi l’imitazione del Naturalismo. Oscar Wilde (“Il ritratto di Dorian Gray” - 1891) spiega da un punto di vista psicologico come la realtà sia invece il rapporto uomo-mondo. È la Natura ora a imitare l’Arte, perché la realtà più autentica è quella rappresentata dall’arte, e quindi dall’interpretazione dell’uomo stesso.
D'Annunzio
D'Annunzio è condizionato da un forte idealismo e dalla tendenza a cancellare le differenze tra soggetto e oggetto. Assorbendo queste inclinazioni idealizzanti, segue una direzione antinaturalistica e simbolistica.
- “Piacere” (1889). Qui definisce la rappresentazione come “trasposizione figurale di fenomeni che già di per sé coincidono poco con la realtà del fatti”. Le immagini finiscono per sostituire la realtà e questo è il centro della scrittura d’artista. La struttura è costruita su catene di infinite possibilità, stabilite dall’immaginazione. Avviene una trasposizione d’arte della natura e della situazione narrata e per questo con lo spettacolo ideale si è attratti da ciò che devia dall’ordine naturale. D’Annunzio trasfigura la realtà su livelli iconici per poter arricchire le parole che usa.
- “Trionfo della morte”. Tutte le immagini sparse nella memoria sono collegate tra loro e creano uno spettacolo ideale.
- Opere successive (Laudi e Notturno). D’Annunzio non cerca più di costruire l’immagine di un personaggio con oggetti o metafore (come aveva fatto per Andrea Sperelli e per gli esempi di superuomo). Ora si interessa per gli oggetti, così come sono, e per la Natura misteriosa. Tutto diventa enigmatico e misterioso e D’Annunzio vuole scoprire cosa la Natura vuole dire e trasmettere.
Crepuscolarismo
Guido Gozzano e il Crepuscolarismo non davano valore alle figure stesse dei pittori, riducendo quasi a oggetti i nomi di artisti, scrittori, filosofi e altre personalità illustri, inserendoli in contesti stranianti. Si accostano “artistico” e “artificioso”, proprio per sottolineare l’importanza delle cose quotidiane.
Svevo
Anche Svevo nelle “Confessioni del vegliardo” mostra gli effetti che l’arte moderna ha su Zeno Cosini. Il figlio di Zeno, Alfio, una volta tornato dalla guerra, si mostra prima sostenitore di un ideale di giustizia sociale, in opposizione ai genitori, e poi interessato all’arte e alla pittura. Zeno vede la pittura come la musica di Debussy, ovvero portatrice di disordine e caos, però sente la necessità di provare ad avvicinarsi al figlio in qualche modo. Per il protagonista, commerciante ormai ultrasettantenne, l’unico approccio plausibile è l’acquisto: dice al figlio che avrebbe pagato qualsiasi cifra per avvicinarsi a lui e alla sua arte, che avrebbe appeso il quadro nel suo studio e che avrebbe imparato a capire la sua arte. Il figlio però lo avverte che si tratta di un’arte nuova, non per tutti, un’arte di segni, e infatti Zeno inizialmente chiama il quadro “sgorbio”. Con il tempo, però, comincia ad abituarsi alle forme, inizia a “normalizzare” gli elementi concentrati in quel “quadratino di carta” e riesce, nel disordine, a dare ordine e unità ai segni. Al quadro viene imposto un ordine narrativo, perché si può intendere un quadro solo nel momento in cui viene a comporsi una storia. Per Zeno, quindi, comprendere significa tradurre il mondo caotico dei figli in un ordine narrativo. Zeno si impadronisce del quadro di Alfio perché solo così può comprendere davvero questa arte nuova e non sentirsi più estraneo.
Svevo in questo episodio evidenzia lo stato di smarrimento dell’uomo contemporaneo di fronte a “segni nuovi”. Il letterato del Novecento, per confrontarsi con la nuova arte figurativa, doveva prima di tutto mettersi in gioco, perché era necessario valutare se i propri strumenti di conoscenza fossero adeguati.
Campana
Dino Campana scrive: “ad ogni poesia fare il quadro”. Il poeta, nella sua poesia “Fantasia su un quadro d’Ardengo Soffici” della raccolta “Canti Orfici”, utilizza un linguaggio che riproduce il dinamismo del dipinto, attraverso gli accostamenti, la tendenza alla...
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