Breve storia della lingua italiana
Ottocento e purismo
Di fronte a ogni innovazione, il purismo rappresenta un forte antimodernismo, con un culto dell’epoca d’oro, caratterizzato da intolleranza per il Trecento. Il pensiero è inattuale e rigidamente normativo. Antonio Cesari fu il capofila del purismo italiano e la sua "Dissertazione sopra lo stato presente della lingua italiana" è considerata il manifesto del conservatorismo purista.
L'oro della lingua si trova nella letteratura e anche nelle umili scritture quotidiane, come le note contabili e i libri dei mercanti fiorentini. I puristi imitano la letteratura antica e scrivono come Boccaccio. Altre figure di spicco includono Basilio Puoti, che fondò una scuola libera basata su una concezione puristica, Carlo Botta e Luigi Angeloni.
Critica antipurista
- Monti: Colpisce il vocabolario della Crusca scrivendo la "Proposta di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della Crusca".
- Stendhal: Scrive un'opera che condanna il purismo e mette in luce la situazione linguistica italiana, evidenziando la presenza dei dialetti.
Manzoni
Le idee linguistiche di Manzoni maturarono nei "Promessi Sposi", dove affrontò la questione della lingua a partire dalle esigenze del romanziere. Nel 1974 scrisse il "Trattato della lingua italiana". Si preoccupò del problema della prosa italiana fin dal 1821 con "Fermo e Lucia" e cercò di raggiungere uno stile moderno, usando il linguaggio letterario ma non come i puristi. Accettò francesismi e milanesismi e usò molto l’analogia.
L'edizione del 1825 rappresenta una fase tosco-milanese. Durante la stesura dei "Promessi Sposi", Manzoni intraprese la cosiddetta "riasciacquatura di panni in Arno". Nel 1827 si recò a Firenze per rendere il suo linguaggio più adeguato all'ideale di una lingua d’uso. L'edizione dei "Promessi Sposi" del 1840-1842 risultò scorrevole, piana e purificata da latinismi, dialettismi ed espressioni arcaiche, avvicinandosi al linguaggio fiorentino dell’uso colto.
Nel 1868, nella "Relazione al ministro Broglio", Manzoni spiegò che il fiorentino dovesse essere diffuso attraverso la scuola e propose di realizzare un vocabolario della lingua italiana. Questo avvenne tra gli anni dell’unità d’Italia e la presa di Roma. Si ispirò al dizionario dell'Accademia Francese, abolendo gli esempi d’autore ed eliminando le voci arcaiche.
La posizione di Manzoni è centrale nella storia della prosa ottocentesca anche per l’influenza che esercitò su autori come Collodi, autore di "Pinocchio", e De Amicis, meridionale che adottò il toscano, autore di "Cuore".
Antimanzoniani
Gli antimanzoniani sollevano dubbi sul primato assoluto del dialetto fiorentino. Il modello manzoniano, ispirato all’uso vivo, si può imparare in realtà solo attraverso l’imitazione di un modello scritto. Un esempio è Carducci, critico del popolanesimo toscaneggiante.
Dibattito lessicografico dell'Ottocento
- Tra XVI e XVIII secolo, il protagonista è il "Vocabolario della Crusca".
- Cesari propose un "Vocabolario della Crusca Veronese" con una serie di aggiunte per esplorare la lingua trecentesca.
- Tra 1833 e 1842, Giuseppe Manuzzi pubblicò il "Vocabolario della lingua italiana", mantenendo una visione purista come Cesari.
- Due dizionari della lingua italiana furono pubblicati a Bologna (1819) e a Padova (1830), integrando la proposta di Monti e la Crusca veronese di Cesari.
- Tra 1829 e 1840, la società tipografica napoletana Tramater pubblicò il "Vocabolario universale italiano" con un taglio enciclopedico e definizioni scientifiche precise.
- Tommaseo, noto come lessicografo per il "Dizionario dei sinonimi", creò un dizionario che illustrava idee morali, civili e letterarie, seguendo un ordine e una logica nella strutturazione delle voci, pur lasciando spazio alla soggettività di Tommaseo.
Gli effetti linguistici dell'Unità d'Italia
Nel 1861, l'Italia non aveva ancora raggiunto un'unità culturale e linguistica. L'unico modello letterario comune era quello elaborato dall'élite. Secondo De Mauro, l'80% della popolazione era analfabeta e solo il 20% conosceva l'italiano, ma non necessariamente bene. Toscani e romani con istruzione elementare avevano una buona padronanza della lingua.
La scuola elementare divenne obbligatoria e gratuita con la legge Casati del 1859, ma nel 1861 metà della popolazione infantile non frequentava la scuola. Nel 1906, il 47% continuava a evadere l’obbligo scolastico.
Le scuole ebbero un ruolo fondamentale, ma talvolta gli insegnanti usavano il dialetto o seguivano modelli manzoniani, puristi e classicisti. L'unificazione linguistica fu facilitata da vari fattori:
- Azione unificante della burocrazia e dell’esercito
- Azione della stampa periodica e quotidiana
- Emigrazione
- Aggregazione attorno ai poli urbani grazie all’industrializzazione
Classicismo
Il classicismo, esemplificato da Carducci, si opponeva a ogni atteggiamento manzoniano e purista. Il percorso classicista si basava su un sentimento di rispetto per il classico della lingua letteraria. I classicisti si ispiravano alla grande tradizione del Rinascimento, rifiutando gli arcaismi medievali e puristi.
Ascoli
Ascoli contestò le proposte manzoniane, diventando il fondatore della linguistica e della dialettologia italiana. Nel proemio dell' "Archivio Glottologico Italiano", Ascoli polemizzò contro il Giorgini-Broglio ed escludeva che si potesse identificare l’italiano nel fiorentino vivente. Sosteneva che la lingua non esistesse di per sé isolata, ma fosse conseguenza di fattori extralinguistici.
Criticava anche l'applicazione del modello centralistico francese in Italia, un paese policentrico. Ascoli fu severo con la Toscana, considerata una terra fertile di analfabeti, e guardava a Roma come nuova capitale del Regno.
Linguaggio giornalistico
All'inizio dell’Ottocento, il giornale era un prodotto d’élite, ma ci fu un aumento delle stampe e la prosa dei giornali iniziò a modernizzarsi. Nella seconda metà del secolo, il giornalismo divenne un fenomeno di massa, con edicole che divennero punti di vendita della stampa periodica, inizialmente diffusa attraverso abbonamenti.
Nei giornali si alternavano voci libresche, popolari e regionali. Vi era una tendenza verso periodi brevi e frasi nominali. La lingua della cronaca si differenziava da quella degli articoli politici, letterari o economici. Sui fogli periodici cominciò a comparire la pubblicità.
La prosa letteraria
Nell’Ottocento si fonda la moderna letteratura narrativa attraverso Manzoni e Verga. Manzoni rinnova il linguaggio, che ancora nella prima metà del secolo era strettamente legato alle convenzioni del passato.
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