Lezioni americane
Calvino aveva preso un impegno con l’Università di Harvard: ad Harvard c’era l’abitudine di chiamare uno scrittore, uno scienziato o un personaggio notevole per alcune lezioni. Calvino doveva tenere sei lezioni, svolte una a settimana: il titolo vero di queste lezioni era Sei proposte per il nuovo millennio, che è oggi il sottotitolo del libro, ma sono poi state chiamate Sei lezioni americane. Il titolo Lezioni americane è stato scelto perché le stava preparando in Toscana, dove la sua famiglia possedeva una casa al mare, e gli amici che passavano a salutarlo gli chiedevano “come vanno le lezioni americane”, quindi è stato chiamato così. Calvino le stava scrivendo poco prima di morire, e non ha potuto portarle a termine né tenerle, perché è morto prima di arrivare ad Harvard.
Il volume è composto da 6 temi che Calvino ha scelto come 6 valori da proporre al nuovo millennio, quello del XXI secolo in cui non è potuto entrare.
- Lezione sulla leggerezza
- Lezione sulla rapidità
- Lezione sull’esattezza
- Lezione sulla visibilità
- Lezione sulla molteplicità
- Cominciare e finire (questa lezione inizialmente non era stata inclusa, è stata trovata tra gli appunti di Calvino ma non si sapeva se lui avrebbe poi voluto inserirla, probabilmente no)
C’è inoltre una lezione che non esiste, che Calvino aveva pensato di scrivere in America, ed è una lezione sulla coerenza o consistenza (in inglese il termine è ambiguo e contiene entrambi questi significati).
Tutte queste lezioni contengono un discorso di poetica: Calvino ha spiegato in esse non solo i valori generali, ma ha spiegato questi valori anche in rapporto alla sua poetica, alla sua attività di scrittore. È tornato indietro nel tempo, ha citato le opere che aveva scritto anche in anni giovanili, e ha spiegato da dove sorgono, e che ci sono rapporti stretti tra questi valori e la sua opera. Tuttavia non sono lezioni sulla sua poetica, ma lezioni sul valore che Calvino ha scelto, e questo valore è visto attraverso anche le sue opere.
Introduzione
Il tema è la letteratura: Calvino non propone solo esempi letterari, ma la letteratura è comunque al centro delle Lezioni americane. Il millennio che sta per chiudersi ha visto nascere ed espandersi le lingue moderne dell’Occidente e le letterature che di queste lingue hanno esplorato le possibilità espressive e cognitive e immaginative.
- Possibilità espressive: la letteratura è una forma di espressione, in cui si esprimono sentimenti e idee.
- Possibilità cognitive: la letteratura attiene alla conoscenza in senso mentale (la mente è uno degli elementi che interessano a Calvino).
- Possibilità immaginative: il tema dell’immaginazione è il più importante per Calvino. Calvino ha una capacità di immaginazione come autore, e ha anche la capacità di suscitare immagini nel lettore.
Calvino parla di questo millennio come il millennio del libro, poiché il libro è stato l’oggetto con cui il sapere si è diffuso; la letteratura è legata al libro, è legata agli strumenti che noi usiamo per leggerla e per diffonderla. La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici. La letteratura, dice Calvino, esisterà, anche se il libro dovesse sparire, poiché ci sono alcune cose che solo la letteratura riesce a dire. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore.
Utilizza tre termini che dicono tre cose differenti:
- Valori: un valore è una cosa ritenuta valida.
- Qualità: sono delle specificità che possiede solo una cosa.
- Specificità: ci sono cose specifiche, possibili solo in un certo contesto.
Lezione sulla visibilità
C’è un verso di Dante nel Purgatorio (XVII, 25) che dice: “Poi piovve dentro a l’alta fantasia”. La mia conferenza di stasera partirà da questa constatazione: la fantasia è un posto dove ci piove dentro. Dante, nel Purgatorio, si pone il problema di capire da dove vengono le immagini, non solo le immagini che lui vede, ovvero le immagini dei dannati, ma anche quelle mentali: egli non sa da dove vengano le immagini e pensa che piovano dal cielo, cioè che vengano da Dio stesso. Dante nel suo viaggio si trova davanti a una sorta di cinema mentale: Calvino fa una distinzione tra le immagini che Dante vede (i dannati, il paesaggio..), e le immagini mentali che Dante ha (immagini delle rappresentazioni dei peccati e delle virtù).
Da dove vengono le nostre immagini mentali? Dante ha una propria teoria dell’immaginazione, che Calvino traduce in modo bellissimo: La fantasia è un posto dove ci piove dentro. Quando si dipinge, si scrive, si monta un video, si hanno delle immagini in mente, immagini di quello che si vuole trattare: le immagini che si hanno in mente, da dove vengono? Queste visioni insomma si vanno progressivamente interiorizzando, come se Dante si rendesse conto che è inutile inventare a ogni girone una nuova forma di metarappresentazione, e tanto vale situare le visioni nella mente, senza farli passare attraverso i sensi. Noi conosciamo il mondo attraverso i sensi; noi, però, abbiamo delle immagini che si formano nella nostra mente, immagini che non passano per i sensi.
Dante allora, che non ha una teoria delle immagini mentali come noi abbiamo adesso, si rivolge a Dio: le immagini mentali vengono date da Dio. Nel Medioevo, Dio era la spiegazione di ogni cosa, anche degli aspetti scientifici: la peste, ad esempio, era ritenuta una punizione di Dio. Segue poi una terzina di Dante dove egli si pone il problema dell’immaginazione, che cos’è l’immaginazione. Egli distingue tra:
- Immaginazione corporea: si manifesta ad esempio nel caos dei sogni. Nel mondo classico, i sogni anticipano quello che accadrà: gli antichi pensavano che le immagini provenienti dal sogno fossero immagini del futuro. La psicoanalisi di Freud, invece, riguarda il passato: si raccontano dei sogni che non raccontano il futuro ma quello che è accaduto nel passato.
- Immaginazione più elevata
Dante nel suo viaggio ha due identità: da un lato l’identità di Dante, che è l’autore, ma c’è anche il Dante personaggio, c’è una doppia figura che compie questo viaggio, figure che a volte si identificano e a volte no. “Cinema mentale”: Dante si sta facendo dei film, ma un film che gli è stato dato da Dio. Calvino vuole arrivare a spiegare da dove viene sia l’immagine mentale sia quella visiva. Non dà una risposta in termini di neuroscienze, ma una risposta in termini da scrittore: è una poetica, non una spiegazione scientifica.
Possiamo distinguere due tipi di processi immaginativi: quello che parte dalla parola e arriva all’immagine visiva e quello che parte dall’immagine visiva e arriva all’espressione verbale.
- Primo processo (dalla parola all’immagine visiva): è la scrittura letteraria, ma non solo, può anche essere una semplice descrizione di un oggetto che non c’è, che può essere un oggetto immaginario.
- Secondo processo (dall’immagine visiva all’espressione verbale)
Il discorso sull’immaginario, in Calvino, è anche un discorso che riguarda il cinema: si passa da immagini mentali a immagini cinematografiche. Egli parla di cinema mentale e dice che noi siamo arrivati a produrre il cinema perché avevamo la capacità di immaginare le cose. Esiste una vista esteriore, degli occhi, ma anche una vista interiore, che è fondamentale. Calvino in queste lezioni cita Sant’Ignazio de Loyola, santo fondatore dell’ordine dei gesuiti: egli aveva scritto un volume riguardo gli esercizi spirituali. Gli esercizi spirituali sono esercizi che si fanno guidati da un sacerdote o una guida spirituale. Nel Cristianesimo, gli esercizi spirituali sono esercizi mentali. I Gesuiti, e in generale la Chiesa Cattolica, hanno sviluppato molto la comunicazione visiva: essa, infatti, era nata nell’ambito della Controriforma Cattolica, perché per istruire le persone negli esercizi spirituali si doveva sviluppare una capacità immaginativa nelle persone. Loyola dà quindi le istruzioni per immaginare delle scene sacre.
Il primo punto è vedere le persone, ossia vedere Nostra Signora e Giuseppe e l’ancella e il Bambino Gesù appena nato, facendo di me stesso un poveretto, un infimo indegno schiavo, guardandoli, contemplandoli e servendoli nelle loro necessità, come mi trovassi lì presente, con tutta la devozione e riverenza possibile; e poi riflettere su me stesso, per ricavarne qualche profitto. Le pitture nelle Chiese, nel Medioevo, erano un sistema immaginativo: le persone vedevano la natività, quindi quando si distaccavano dal luogo continuavano ad avere l’immagine mentale della scena.
Le immagini si producono mentalmente passando dalla parola all’immagine stessa: c’è bisogno di una spinta per immaginare ciò che non c’è, c’è bisogno di creare un’immaginazione nelle persone. La rappresentazione è la presentazione di qualcosa che non c’è. A Calvino interessa il tema immaginativo, in particolare l’aspetto dell’immaginazione letteraria. Le immagini prima appartenevano alla tradizione: Sant’Ignazio, nell’esercizio spirituale, dice di immaginare qualcosa, la nascita di Gesù ad esempio. Questo è produrre un’immagine in assenza, mentre la pittura è il contrario.
Il grande cambiamento che avviene nel corso del Medioevo e poi nell’epoca moderna si può vedere ad esempio con le icone: nelle icone per secoli le immagini sono sempre le stesse, non si modificano, perché provengono dalla tradizione. Il Rinascimento, invece, ha portato ad un grande cambiamento: in esso le immagini giocano con un elemento nuovo, cioè la novità e l’originalità, mentre la tradizione non è più il punto di riferimento nella narrazione delle immagini. Raffaello e Leonardo, ad esempio, introducono delle novità, quindi anche l’immaginazione artistica e letteraria è legata all’aspetto di creare sempre qualcosa di nuovo.
Uno scrittore usa l’immaginazione verbale, legata alle parole: l’importanza per uno scrittore della parola è notevole, ma Calvino sottolinea che l’immaginazione visuale è più importante ancora. Gli scrittori più vicini a noi, (tranne qualche raro caso di vocazione profetica) stabiliscono collegamenti con emittenti terrene, come l’inconscio individuale o collettivo, il tempo ritrovato nelle sensazioni che riaffiorano dal tempo perduto, le epifanie o concentrazioni dell’essere in un singolo punto o istante. Calvino allude ad alcuni scrittori: l’epifania (apparizione) è un tema di Joyce, il tempo perduto e ritrovato di Proust. Sono degli esempi di immagini che vengono agli scrittori. Noi non abbiamo un controllo sull’immaginazione, non controlliamo le immagini: Freud ha cercato di spiegare tutto questo, soprattutto legato al tema del sonno.
Douglas Hofstadter nel suo famoso volume Gödel, Escher, Bach, dice che il vero problema è quello della scelta delle immagini piovute nella fantasia: il problema è quello di scoprire quali immagini sono quelle buone. Calvino ricostruisce alcune linee interpretative del tema dell’immaginazione a partire dal mondo classico fino ai giorni nostri.
Dalla magia rinascimentale d’origine neoplatonica parte l’idea dell’immaginazione come comunicazione con l’anima del mondo, idea che poi sarà del Romanticismo e del Surrealismo. Parte da un’idea di origine neoplatonica che vive nel Rinascimento, l’idea di immaginazione come comunicazione con l’anima del mondo.
L'anima del mondo è un'espressione che indica quello che è comune e fondamentale per tutti: con mondo si intende tutto ciò che vive, e c’è questa idea platonica e poi neoplatonica che l’immaginazione è una comunicazione con questa anima del mondo, come mettersi in sintonia con qualcosa di più profondo. Questa idea trapassa anche poi nel Romanticismo, che definisce molte delle nostre categorie, quelle mentali, conoscitive, gnoseologiche. Anima del mondo che dà ai singoli il nutrimento, che è l’immaginazione: questa è un’idea che si è sviluppata soprattutto nel Rinascimento.
Tutto questo è in contrasto con un’altra idea di immaginazione basata sulla conoscenza scientifica, la linea del razionalismo moderno che è conflittuale con l’idea dell’anima mundi. Le teorie dell’immaginazione come depositaria della verità dell’universo possono andare d’accordo con una Naturphilosophie o con un tipo di conoscenza teosofica, ma sono incompatibili con la conoscenza scientifica.
Calvino non si pone più il problema di dove nascono le immagini, ma lui dice di avere queste immagini, e appena esse diventano nette nella sua mente, si mette a svilupparle in una storia, o meglio sono le immagini stesse che sviluppano le loro potenzialità implicite. Questa immagine permette poi uno sviluppo narrativo. Inventare una storia scaturisce da un fatto immaginativo: lui non sa da dove venga questa immagine, ma inizia a ragionare per mettere insieme una storia.
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