Introduzione
Che cosa vuol dire tradurre? Dire la stessa cosa in un’altra lingua, ma bisogna stabilire che cosa significa “dire la stessa cosa” perché davanti a un testo da tradurre, non sappiamo quale sia la cosa e a volte è persino in dubbio cosa voglia dire “dire”. È difficile anche dire che cosa un testo vuole trasmettere e come.
In realtà il problema è cercare di capire come si possa dire quasi la stessa cosa e non l'idea della stessa cosa, dato che traducendo si sa che non si dice mai la stessa cosa. Per Eco quindi dire quasi la stessa cosa, ovvero tradurre, è un procedimento basato sulla negoziazione.
Dalla prima metà del secolo scorso in poi, sono state elaborate teorie concernenti la struttura di una lingua o la dinamica dei linguaggi che evidenziavano l'impossibilità della traduzione e gli stessi teorici che avevano elaborato queste teorie le definivano contraddittorie dal momento che di fatto la gente traduce.
La traduzione si fonda su dei processi di negoziazione in base ai quali per ottenere qualcosa si rinuncia a qualcos’altro e le parti in gioco ne escono reciprocamente soddisfatte per il principio secondo cui non si può avere tutto. Le parti in gioco in questo processo di negoziazione sono:
- Da una parte: il testo fonte/l'originale (TO), la figura dell'autore empirico e tutta la cultura in cui il testo nasce;
- Dall'altra: il testo di arrivo/meta (TM) e la relativa cultura costituita dalle aspettative dei probabili lettori e talvolta persino dall'industria editoriale che prevede diversi criteri di traduzione in base al pubblico, ad esempio vi sono differenze tra un testo d’arrivo concepito per una collana filologica o per dei volumi di intrattenimento.
Nel libro Eco utilizza un tono colloquiale per analizzare la teoria della traduzione attraverso esperienze concrete poiché sostiene che i problemi teorici sono sempre sollecitati da problemi personali. Spesso egli ha notato che alcuni testi di traduttologia sono ricchi di argomenti teorici, ma carenti di esempi pratici e questo l'ha portato a sospettare che il teorico della traduzione non avesse mai tradotto e che quindi parlasse di qualcosa di cui non aveva esperienza diretta, poiché egli ritiene che per fare osservazioni sul tradurre è utile averne avuta esperienza attiva o passiva. Per questo motivo nel suo libro Eco decide di parlare di traduzione partendo dai problemi concreti per arrivare a delle soluzioni teoriche e non viceversa come fanno invece i teorici, ma allo stesso momento non scrive un libro di teoria della traduzione poiché lascia irrisolti molti problemi traduttologici.
Un autore che segue i propri traduttori ha implicita esigenza di fedeltà, ma il concetto di fedeltà si basa sulla convinzione che la traduzione sia una delle forme dell'interpretazione che deve sempre mirare a ritrovare l'intenzione del testo, ossia quello che il testo dice o suggerisce in rapporto alla lingua in cui è espresso e al contesto culturale in cui è nato.
Mentre tradurre vuol dire capire il sistema interno di una lingua e la struttura di un testo dato in quella lingua per costruire un doppio del sistema testuale che possa produrre effetti analoghi nel lettore sia sul piano semantico e sintattico che su quello stilistico, metrico e fonosillabico a cui il testo fonte tendeva. Sebbene ogni traduzione presenta dei margini di infedeltà più o meno ampi che dipendono dai fini che il traduttore si pone.
Negli ultimi decenni molti sono stati gli scritti di teoria della traduzione, le ragioni di questa crescita di interessi derivano:
- Da fenomeni di globalizzazione che mettono sempre più in contatto gruppi e individui di lingue diverse,
- Dallo svilupparsi degli interessi semiotici per i quali il concetto di traduzione diventa centrale anche quando non viene esplicitato,
- Dall'espansione dell'informatica che spinge ad affinare i modelli di traduzione artificiale.
Partendo da esperienze personali, l'argomento che interessa Eco è dunque la traduzione propriamente detta, ovvero la traduzione da una lingua naturale all'altra, che egli distingue dalla traduzione intersemiotica mostrandone affinità e differenze.
Eco precisa inoltre che per quanto un teorico affermi che non vi sono regole in base alle quali si possa stabilire che una traduzione sia migliore di un’altra, la pratica editoriale insegna che in casi di errori palesi è facile stabilire se una traduzione è errata e va corretta poiché ci si basa sul senso comune.
Cap. I – I sinonimi di Altavista
Non è facile definire la traduzione, sui vocabolari se ne trovano varie definizioni di cui Eco ne cita alcune:
- Treccani: traduzione = azione, operazione o attività di tradurre da una lingua a un’altra un testo scritto o anche orale, definizione che appare tautologica anche in riferimento al verbo tradurre che viene spiegato come il volgere in un’altra lingua, diversa da quella originaria un testo scritto o orale, dato che il termine volgere contiene tutte le accezioni possibili tranne quella concernente la traduzione;
- Zingarelli: tradurre = voltare, trasportare da una lingua in un’altra, dare l'equivalente di un testo, una locuzione una parola e da questa affermazione traspare il problema di tutta la traduttologia, ossia stabilire che cosa significhi dare l'equivalente;
- La definizione inglese invece appare più scientifica in quanto il verbo to translate viene definito come trasferire o volgere da un insieme di simboli all'altro.
Da queste definizioni Eco evidenzia come i vocabolari parlino del passaggio da una lingua a un’altra e di come una lingua sia costituita da un insieme di simboli che veicolano dei significati. Il problema è che ogni teoria della traduzione dovrebbe partire da una nozione comprensibile di equivalenza di significato mentre spesso il significato viene definito come ciò che rimane immutato nei processi di traduzione.
Equivalenza di significato e sinonimia
Secondo i dizionari i sinonimi sono equivalenti per significato, mentre in realtà la sinonimia pone molti problemi ai traduttori. Ad esempio nelle varie lingue vi sono molti termini sinonimi, come father, père, padre e persino daddy e papà sono sinonimi, ma in determinate situazioni non si possono usare in quanto tali poiché l'equivalenza referenziale non coincide con l'equivalenza connotativa che riguarda il modo in cui le parole stimolano nella mente degli ascoltatori o dei lettori le stesse associazioni e reazioni emotive.
Per dimostrare quanto affermato Eco ricorre ad un esempio di traduzione effettuata tramite il sistema di traduzione automatica di Altavista, Babelfish, in cui ha inserito l'espressione inglese: “The works of Shakespeare” e ne ha richiesta la traduzione in italiano che poi ritraduce in inglese ottenendo: in italiano “Gli impianti di S” e in inglese “The systems of S”.
Dall'analisi di queste traduzioni Eco deduce che Altavista si basa su definizioni dizionariali in quanto traduce works con impianti e successivamente impianti con systems rendendo la traduzione una semplice translitterazione tra alfabeti invece di un trasferimento di simboli da una lingua a un’altra poiché in realtà una parola di una determinata lingua ha più di un termine corrispondente in un’altra lingua. Infatti work nella lingua inglese ha vari significati: può essere un’attività, un compito, un obbligo, o il risultato di tale attività, un luogo dove si svolge un lavoro industriale, ecc...
Quindi quando una parola esprime due o più significati diversi si ha omonimia e non sinonimia: si ha sinonimia quando due diverse parole esprimono la stessa cosa e omonimia quando la stessa parola esprime 2 cose diverse.
Se nel lessico di una lingua esistessero solo sinonimi sarebbe ricchissima e faciliterebbe la traduzione poiché permetterebbe diverse formulazioni per lo stesso concetto, come ad esempio l'inglese, in tal caso la traduzione sarebbe possibile anche per Altavista. Invece una lingua caratterizzata da troppi omonimi è povera poiché utilizzerebbe lo stesso termine per vari oggetti differenti, ad esempio cosa.
Da ciò emerge che per individuare 2 termini sinonimi nel confronto tra una lingua e l'altra, bisogna prima disambiguare gli omonimi all'interno della lingua in cui si traduce, come fa il parlante nativo, dal momento che le parole assumono significati diversi a seconda del contesto che il parlante possiede a differenza di Altavista che ne è privo.
Capire i contesti
Il significato di una parola corrisponde a tutto ciò che in un dizionario è scritto in corrispondenza di una determinata voce, tutto ciò che definisce quella voce rappresenta il contenuto che quella parola esprime. Leggendo le definizioni della voce ci si rende conto che essa include varie accezioni o sensi della parola stessa, che queste spesso non possono essere espressa da un sinonimo ma da una definizione, da una parafrasi o da un esempio concreto in modo da disambiguarne il contesto ed aiutare il traduttore a decidere il termine equivalente in un’altra lingua naturale.
Questo ci fa comprendere come una traduzione non dipenda solo dal contesto linguistico, ma anche dal contesto esterno in cui il testo è stato scritto. Altavista dimostra proprio questo, poiché essendo sprovvisto delle selezioni contestuali e non conoscendo le varie sfumature che una parola possiede traduce erroneamente work con impianti. Inoltre dimostra che la sinonimia secca non esiste ad eccezione di casi limite come marito/husband/mari anche se non è sempre così.
Cap. II - Dal sistema al testo
Se la traduzione riguardasse solo i rapporti tra due lingue intese come due sistemi semiotici, allora l'unico esempio di traduzione soddisfacente sarebbe il dizionario bilingue, mentre la traduzione non avviene tra sistemi, ma tra testi.
La presunta incommensurabilità dei sistemi
Se la traduzione riguardasse solo i rapporti tra due sistemi linguistici allora si potrebbe sostenere che una lingua naturale imponga al parlante una propria visione del mondo, incommensurabile e che allo stesso tempo espone a dei problemi inevitabili. Questo equivarrebbe a dire che ogni lingua esprime una diversa visione del mondo (= Humboldt; concetto che si ricollega all'ipotesi di Saphir-Whorf e al principio di indeterminatezza della traduzione di Quine).
Questo concetto si spiega mediante la semiotica di Hjelmslev il quale ritiene che in una lingua possiamo distinguere un piano dell' espressione e un piano del contenuto, che rappresentano l'insieme dei concetti esprimibili da quella lingua. Ciascuno dei 2 piani è caratterizzato da una forma e una sostanza ed entrambi sono il risultato della segmentazione di un continuum o materia pre-linguistica e sono reciprocamente interdipendenti.
- La sostanza del contenuto è oggettiva e non varia da una lingua all'altra, poiché si riferisce a qualità intrinseche;
- La forma del contenuto varia da lingua a lingua, ciò non significa che ci sia una corrispondenza completa tra i campi semantici delle forme di un contenuto simile in lingue diverse, ad esempio non c'è un modo sicuro per tradurre la parola francese bois poiché in inglese potrebbe essere wood (IT legno ma anche bosco), timber (legno da costruzione) e persino woods.
- La sostanza dell'espressione è l'espressione grafica e fonica del contenuto. Se si tratta di una sostanza espressiva grafica ha una sua forma espressiva fonica. Se invece si tratta di una sostanza espressiva fonica ha una sua forma espressiva grafica;
- La forma dell'espressione riguarda il modo in cui viene attualizzata la sostanza dell'espressione: il modo in cui viene pronunciata una forma grafica o in cui viene scritta una forma fonica e perciò è caratterizzato da un sistema fonologico, da un repertorio lessicale e da regole sintattiche.
Dal punto di vista della grammatica la sostanza dell'espressione è irrilevante poiché sono più importanti le differenze di forma; mentre le differenze di sostanza sono importanti quando si traduce da testo a testo. Una lingua quindi associa a diverse forme dell'espressione diverse forme del contenuto.
Il continuum o materia del contenuto è tutto ciò che è pensabile e classificabile che le varie lingue suddividono in modi diversi; per questo due sistemi del contenuto sono reciprocamente incommensurabili e le differenze nell'organizzazione del contenuto rendono la traduzione teoricamente impossibile. Infatti a volte accade che il termine di una lingua rinvii a una unità di contenuto che altre lingue ignorano e questo pone seri problemi al traduttore. Tuttavia incommensurabilità non significa incomparabilità in quanto sistemi di lingue diverse possono essere comparati tra loro come nel caso del termine italiano nipote che racchiude i 3 termini inglesi nephew, niece e grandchild (figlio del fratello/sorella, figlia del fratello/sorella, figlio/a del figlio/a). Sebbene in italiano una sola parola esprime il contenuto di 3 parole inglesi, essi non sono unità di contenuto, ma termini linguistici che rinviano a unità di contenuto che sia gli inglesi sia gli italiani riconoscono anche se gli italiani rappresentano tutte e 3 con un unico termine omonimo.
Bisogna quindi far riferimento al contesto per comprendere il significato di un termine poiché a nessun traduttore capiterà di tradurre la parola nipote al di fuori di un qualsiasi contesto.
La traduzione riguarda mondi possibili
Per capire un testo e per tradurlo bisogna fare un’ipotesi sul mondo possibile che esso rappresenta e in mancanza di tracce adeguate, una traduzione deve appoggiarsi su congetture plausibili e solo dopo averle elaborate il traduttore può procedere a volgere un testo da una lingua all'altra.
Questo significa che dato l'intero contenuto messo a disposizione da una voce del dizionario il traduttore deve scegliere l'accezione o il senso più probabile, ragionevole e rilevante in quel contesto e in quel mondo possibile. Linguisticamente e culturalmente un testo è simile ad una giungla in cui un parlante assegna per la prima volta un senso ai termini che usa e questo senso potrebbe non corrispondere al senso che i termini potrebbero assumere in un altro contesto.
Noi attribuiamo alle parole un significato nella misura in cui gli autori di dizionari ne han stabilito definizioni accettabili, ma queste definizioni riguardano molti possibili sensi di un termine prima che esso venga inserito in un contesto e parli di un mondo. Per errata che sia una traduzione è possibile riconoscere il testo che essa pretende tradurre; questo significa che un interprete può dedurre dalla traduzione di un originale ignoto che cosa quel testo probabilmente diceva davvero.
Questo è possibile perché si possono fare delle ipotesi sul mondo possibile descritto dai 2 testi (un mondo possibilmente affine o identico al mondo in cui viviamo) cercando di immaginare la situazione reale che viene descritta dal testo. A tal proposito Eco riporta l'esempio di una sua traduzione di un testo di psicologia in cui si affermava che “l'ape riuscì a prendere la banana posta fuori dalla sua gabbia aiutandosi con un bastone”,
- La prima reazione è stata in termini di conoscenza del mondo poiché le api non sono capaci di afferrare una banana;
- La seconda reazione è stata in termini di conoscenza linguistica poiché il testo faceva riferimento ad una scimmia e in base alla conoscenza del mondo Eco deduce che sono le scimmie che afferrano e mangiano le banane.
Questo vale non solo per le osservazioni narrative in quanto ogni testo descrive o presuppone un mondo possibile. I sistemi linguistici sono comparabili e le eventuali ambiguità possono essere risolte traducendo i testi in base ai contesti e in riferimento al mondo di cui quel dato testo parla.
I testi come sostanze
La comparazione tra sistemi mette in evidenza i vari concetti di forma, sostanza, continuum o materia e al tempo stesso dà l'impressione che si tratti di una classificazione omogenea quando in realtà non lo è.
Infatti data una stessa materia sonora, due lingue Alfa e Beta la segmentano diversamente, producendo due diverse forme dell'espressione. Una combinazione di elementi di forma dell'espressione viene correlata a elementi di forma del contenuto, ma questa è una possibilità astratta che ogni lingua offre e ha a che fare con la struttura di un sistema linguistico. Una volta che si sono disegnate sia la forma dell'espressione che la forma del contenuto la materia o continuum è formata. Questo dimostra come il linguista considera solo i rapporti tra forme.
Quando sfruttando le possibilità offerte da un sistema linguistico viene prodotta un qualsiasi emissione non abbiamo più a che fare col sistema, ma con un processo che ha portato alla formazione di un testo di cui la forma dell'espressione ci dice quale sia la fonologia, la morfologia, il lessico, la sintassi della lingua del testo mentre la sostanza del contenuto rappresenta il senso che assume un dato elemento di forma del contenuto nel processo di enunciazione.
Un testo, che è già sostanza attuata, è costituito da una manifestazione lineare (quello che si percepisce attraverso la lettura o l'ascolto) e dai sensi. Per interpretare la manifestazione lineare il traduttore ricorre a tutto le conoscenze linguistiche mentre per individuare il senso di ciò che non viene detto deve operare un processo più complicato:
- Comprendere il senso letterale, se non è ambiguo, e correlarlo a mondi possibili. Ad esempio leggendo la frase “Biancaneve mangia una mela” comprendiamo che si sta parlando di un individuo di sesso femminile che sta mordendo, masticando e inghiottendo un frutto e si fa un’ipotesi sul mondo possibile dove si sta svolgendo quella scena.
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