Lettura e formazione umana
Capitolo terzo: itinerari di educazione alla lettura
Il problema della genesi dell'amore per la lettura
Interesse per la lettura, geneticamente determinato?
La lettura è un optional, attinente alla sfera del superfluo, o, al pari dell’attività ludica, va considerata un bisogno primario? La risposta può essere affermativa, purché si precisi che, a differenza del gioco, lettura non è un bisogno istituzionale, fondato antropologicamente, ma un’esigenza da scoprire, un’opportunità da vivere, una dimensione dell’esistenza da risvegliare e da portare alla luce.
Inserendosi nel contesto della polemica tra genetisti e ambientalisti, recenti ricerche sperimentali condotte su gemelli monozigoti, sarebbero giunti alla conclusione dell’incidenza determinante del patrimonio genetico sullo sviluppo dell’intelligenza. Dovremmo dedurne che anche l’insorgenza dell’amore per la lettura è soggetta ad una sorta di eterismo genetico, o si tratta di una indebita generalizzazione? Finiremo un giorno per scoprire il gene della lettura? Sembrano propendere per una siffatta ipotesi sia autori come Jackson, che parla di “lettore nato” che legge in qualunque situazione e in qualunque momento, sia i più recenti sviluppi della neuroscienza.
In ogni caso, non convince, a giustificazione del disinteresse del bambino, il ricorso a motivazioni generiche e scontate, rappresentando le stesse una semplicistica spiegazione di fenomeni complessi e al tempo stesso nascondendo il tentativo di tacitare la nostra cattiva coscienza, individuale e collettiva, che trascura di attivare, con pazienza e costanza, le impegnative iniziative riconosciute propedeutiche e motivanti alla lettura, e di approntare le strutture più idonee a tale scopo. Tra l’altro, si tratta di tesi pericolose, perché condannano a una filosofia di rassegnazione e all’aperta inazione, anziché sollecitare a un impegno attivo e operante.
In realtà, l’adulto non può, secondo le indicazioni di Husén, non operare con ottimistica fiducia nella potenza dell’educazione e quindi sottrarsi al dovere di un’intelligente mediazione tra il bambino non ancora capace di lettura autonoma e il libro e, nelle età successive, ad un’azione guida, di incoraggiamento e di rinforzo alle libere letture.
Opinioni sulla genesi dell'amore per la lettura
Tutt’altro che univoche le opinioni circa la genesi, del folgorante amore (o della pervicace refrattarietà) per la lettura.
- Gianni Rodari afferma “con il gusto della lettura non si nasce, poiché non è un istinto”.
- Conferma McShane: “leggere è un’abilità che deve essere insegnata in quanto la lettura è un prodotto dell’evoluzione culturale e non dell’evoluzione biologica”.
- Anche Ferreri nega che la trasmissione della lettura sia ereditaria e che si diventi lettori per via dinastica.
- Per Gabriella Armando la passione per la pagina scritta è frutto di una trasmissione affettiva, scaturirebbe dalla disponibilità adulta a porsi come mediatore tra il bambino, l’immagine, la parola scritta e il libro.
- Secondo Carla Ida Salviati, l'amore per la lettura non si insegna, ma è piuttosto frutto di personalissimo itinerari nel mondo della letteratura.
- A giudizio di Bianca Pitzorno il piacere della lettura in una certa percentuale viene appreso grazie a un corretto insegnamento, ma in un’altra percentuale è innato.
- Dalle riflessioni sviluppate da Faeti, sembra di poter dedurre che la genesi della passione per la lettura assurge a criterio supremo dell’agire, o meglio del non agire, adulto: “Fate in modo che ci siano sempre molti libri intorno ai ragazzi che volete far diventare lettori. E devono usare i libri che vi stanno a cuore, libri che amate, libri con cui avete stabilito un durevole rapporto”.
Siamo in una logica rousseauiana, giacché in questa prospettiva si potrebbe asserire che il piccolo dell'uomo nasce potenzialmente lettore amante dei libri, se lasciati alla sua sensibilità selezionatrice, se non impedito nelle sue libere scelte. Sarebbe l'intervento adulto, che frusta, inibisce e devia questa naturale propensione.
Non a caso Denti, indica come condizione perché i bambini si appassionino alla lettura la massima disponibilità di libri e un’assoluta autonomia della scelta. È una prospettiva che esclude qualsiasi intervento adulto, al quale si demanda una sorta di compito negativo, che richiama il metodo inattivo rousseauiano: affinché il fanciullo possa di spiegare le sue spontanee inclinazioni è sufficiente limitarsi a predisporre l'ambiente più favorevole alla spontanea germinazione dell'interesse per il libro.
Nobile, è propenso a ritenere che, se non la schietta insorgenza, certamente la maturazione di interessi di lettura nel corso dell'età evolutiva sia da porre in relazione con i tratti temperamentali (più legati a fattori ereditari), col profilo di personalità e con la struttura caratterologica del soggetto, plasmata dalla incidenza delle disposizioni native e degli influssi ambientali. Secondo questa tesi:
- Il fanciullo chiuso a esperienze sociali, con difficoltà nei rapporti interpersonali, tenderà specie se motivato nell'età precedenti, a rifugiarsi nella lettura anche in funzione consolatorio - compensatoria di sentimenti di inferiorità e di inadeguatezza e quale fuga da una condizione di solitudine esistenziale. Tendenza da emendare attraverso la creazione di opportunità di autorealizzazione e di interazione con i coetanei, prioritariamente attraverso il gioco, veicolo della socializzazione.
- Il fanciullo più estroverso, con alto coefficiente di espansione sociale, ricco di interessi concreti, tutto rivolto all'esplorazione del mondo circostante, tenderà probabilmente a mostrarsi poco interessato alla lettura e a relegarla nella sfera dello scolastico e del tempio obbligato. Tendenza da correggere con mirate strategie educative volte a guadagnare il soggetto alla dimensione dell'interiorità, all'abitudine dell'introspezione, e con essa alla scoperta del piacere della lettura libera e disinteressata, da condurre individualmente nel silenzio e nella concentrazione.
Condizione per il successo di un siffatto impegno educativo, considerata la vocazione imitativo-emulativa presente nel bambino, rimane comunque l’efficacia dell’esempio, vale a dire il modello dell’adulto che legge, nella condizione capponaia che “per teoria non si educa” e che “le cose udite, non le insegnate, formano l’animo de’ fanciulli”.
Auspicabile quindi un ambiente familiare ricco di interessi culturali, dove il libro sia una presenza costante e la lettura libera e non strumentale un rito e una consuetudine quotidiana.
Ancora una volta, il discorso sull’educazione alla lettura rimanda alla famiglia e alla scuola, alla loro azione guida e di promozione, e ne richiama la responsabilità. Anche se, allo stato attuale della ricerca non è da escludere che in qualche modo fattori genetici ed ereditari, magari agendo per via indiretta, attraverso la struttura temperamentale-caratterologica, possano orientare il soggetto verso una dimensione interiore nella quale trova spazio e sintonia la lettura, o al contrario indirizzarlo verso il mondo esterno, con possibile refrattarietà per quell’atto intimistico, sposato col silenzio e la solitudine, che chiamano lettura.
Risposta a divieti e proibizioni adulte?
Per l’accensione dell’interesse per la lettura, il ricorso alle strategie più elaborate, potrebbero rivelarsi non sufficienti, né risolutivi. In questa complessa dinamica, anche a prescindere dall’ipotetico ruolo di fattori innati di ordine genetico ed ereditario, è possibile interferiscono altre variabili, disomogenee da soggetto a soggetto. Tra esse, una caratteristica costante dell’animo umano, particolarmente pronunciata nel bambino: la tendenza trasgressione, l’irresistibile richiamo al gusto del proibito.
Difficile negare che la passione per la lettura si alimenta della trasgressione, dell’infrazione a divieti immotivati e ingiusti o vissuti soggettivamente come tali, ed anche della concomitante ansia di crescere, di imitare l'invidiato un modello adulto, percorrendo i tempi con desiderio impaziente.
Forse un bambino coartato nei suoi interessi di lettura da un genitore ostinatamente e patologicamente oppositivo e nemico della pagina scritta, magari con la motivazione che leggere è un lusso da vagabondi sognatori, contrae o sviluppa, per una sorta di formazione reattiva, un viscerale e incoercibile amore per la lettura, come avviene al giovane protagonista de L'Orgoglio Della Casa Rossa.
Nella circostanza, sembra aver agito in profondità, in forma motivante al leggere, proprio l'ansia di crescere, il richiamo del “maggiore in età”, presente in ogni piccolo uomo. Tuttavia, l’attuale contaminazione tra la vita del bambino e quella dell’adulto, ad opera dei media, potrebbe anche avere indebolito l’incentivo a leggere dettato dal desiderio di capirne i segreti del mondo adulto custoditi nella pagina scritta. Così come, in questo senso, l'ormai diffusa presenza di volumi in ogni ambiente di vita del bambino, la loro facilità di accesso, la minore cura dell’adulto nel custodirli e nel vigilarli per poi proporli il lettura alla giusta età, può avere smorzato curiosità, interesse e motivazione impadronirsi del loro contenuto.
La preistoria dell'interesse per la lettura
Sollecitazioni nella prima infanzia
La formazione del lettore comporta precisi itinerari educativi e didattici, che affondano le radici nell’età prescolastica, nel periodo pre-lettura. Fin dal momento della venuta al mondo la voce materna famigliarizza il piccolo con la musicalità della lingua, sollecitandone lo sviluppo linguistico e assicurando momenti di intensa gratificazione emotiva, preludio allo schiudersi di ampi e duraturi interessi narrativi. Evidente la funzione affettiva, ma anche remotamente preparatoria alla futura lettura autonoma, svolta dalla voce materna, l’interazione diadica che si realizza nel corso della narrazione e che costituisce un ulteriore motivo di preminenza pedagogica della lettura verticale, al pari del racconto orale “faccia a faccia”.
Il momento dell’ascolto, oltre a costruire una lontana motivazione-iniziazione alla lettura, crea un particolarissimo clima di intimità, ricco di risonanze affettive, tra l’adulto che legge e il bambino che ascolta, rappresentando una preziosa occasione di contatto, di dialogo, di confidenza tra i due. Nel mentre (nell’eventualità di ascolto di un racconto contenuto drammatico-conflittuale) la rassicurante presenza di una figura significativa offre al piccolo quella protezione di cui necessita nel momento in cui affronta, attraverso una diretta partecipazione emotiva alla vicenda e magari attraverso l'identificazione col protagonista, i suoi primissimi cimenti con le forze del male. Sia il racconto, sia la lettura a viva voce dell’adulto favoriscono inoltre un’abitudine o attitudine ad ascoltare, di cui si avverte oggi sempre più l'esigenza.
Queste modalità di trasmissione di contenuti narrativi sottraggono il bambino ad una audizione disimpegnata, frammentaria e intermittente, quale si esercita spesso dinanzi ai media elettrici e elettronici e, nel favorire il superamento del monologo egocentrico, recuperando l'abitudine all'attenzione, alla concentrazione, all'ascolto attivo e dialogante.
Anche filastrocche, cantilene, ninna nanne e canzoncine ad andamento ripetitivo e cadenzato, assecondano il senso del ritmo già presente nel bambino, costituiscono una lontanissima preparazione all’apprezzamento della narrativa nelle sue forme più mature e complesse. Al tempo stesso conferiscono al piccolo quella “competenza orale” (intesa sia come ricchezza lessicale e complessità sintattica, sia come strumento per l'organizzazione del proprio mondo cognitivo, affettivo e relazionale) essenziale per una futura acquisizione ed evoluzione della competenza di lettura.
Parallelamente, semplici e accessibili contenuti narrativi, via via più articolati, arricchiranno il patrimonio lessicale e i mezzi espressivi, nutriranno fantasia e immaginazione, stimoleranno intelligenza e criticità, dilateranno il limitato mondo esperienziale infantile, sollecitando interesse e curiosità, e introdurranno, specie se accompagnati e seguiti da tempestivi colloqui con l'adulto, ad una prima definizione dei concetti di bene di male. Nel contempo, svilupperanno un’attitudine positiva nei confronti del libro, che spetterà alle future esperienze narrative non deludere né vanificare nella categoria dell'episodicità e dell’effimericità.
Il bisogno di ascoltare e di raccontare storie, di evadere dall’orizzonte chiuso della quotidianità per entrare in un magico mondo di fantasia e di sogno, è connaturale alla più intima essenza dell'uomo, perdendosi nella notte dei tempi, e non sollecita di per sé riserve di ordine pedagogico, purché non esasperato o eccessivo, né degenerante nella fantasticheria e nel delirio vero e proprio, ma piuttosto invoca una sua soddisfazione, con ritmo quotidiano e comunque con tempi e cadenze adeguati, sia in famiglia e nell’ambiente dell’asilo nido, sia in quello della scuola materna e delle prime classi della scuola primaria.
Crisi del racconto orale "faccia a faccia" nella società dei consumi
Purtroppo, nell’attuale società dei consumi, la pratica del racconto orale “faccia a faccia“, così come della parallela lettura “per procura“ o “verticale“, in cui l’adulto funge da intermediario tra il libro e il bambino non ancora capace di lettura autonoma, è caduta in disuso. I repentini mutamenti che hanno interessato la struttura familiare, il tessuto sociale e lo stesso costume educativo, la frequente condizione lavorativa della donna, il frenetico ritmo di vita, hanno diradato anche all’interno della famiglia le occasioni di scambio verbale adulto-bambino, essendo il genitore solitamente indaffarato e distratto, non sempre disponibile per momenti di interazione affettiva con la prole. D’altra parte, come al ormai consumata scomparsa della famiglia multigenerazionale, si va sempre più rarefacendo, la presenza dei nonni, figure tradizionalmente fabulatrici.
Tra le cause della declinante fortuna del racconto orale va poi annoverata la barriera di incomunicabilità determinatasi in molte famiglie e sfociante in situazioni di "divorzio emotivo", complice l’azione dei mezzi audiovisivi, che finiscono per fagocitare i momenti e le occasioni di dialogo in troppe famiglie. Da parte sua il bambino è sempre più assorbito da altre opportunità di ricreazione e di svago, dalla tv ai computer, e impegnato nelle molte attività extra scolastiche proposte dal territorio.
Oggi diverse ragioni di ordine sociale culturale tendono, con l’emarginazione del racconto orale e la trascuratezza della lettura “per procura“, a deprivare l’infanzia, proprio in ambito familiare, di una essenziale funzione preparatoria emotivante a leggere, oltre che di una preziosa occasione di scambio verbale, di confidenza e di consolidamento del rapporto affettivo con le figure parentali. Né risulta che la narrazione sia particolarmente in auge nella scuola materna, dove si tende spesso ad accordare la preferenza ad attività espressive, figurative, manipolative, ludico-ricreative e motorie, quando non anticipatorie sul piano apprenditivo-strumentale, trascuravano l’incontro con la narrativa, sia pure da proporre nei modi, nelle forme e nei tempi adatti all’età.
Non migliore fortuna il racconto orale e la lettura effettuata dall’adulto sembrano incontrare nella scuola elementare e media, dove solitamente si privilegiano le attività che hanno un immediato riscontro sul piano dell’apprendimento di contenuti e di specifiche abilità. Siamo insomma, anche nel campo dell’educazione alla lettura, pure in un’età di crescente benessere (ci si riferisce alle società tecnologicamente avanzate) in presenza di nuove povertà dell’infanzia, che spesso si celano dietro apparenze seducenti e allettanti (costo di giocattoli, computer, videoregistratori eccetera), e che non di rado assumono il volto angosciante della solitudine esistenziale. Mentre vengono sistematicamente elude le insopprimibili esigenze infantili di gioco, di movimento, di interazione-socializzazione con i coetanei, di scambio affettivo con l’adulto.
In questo contesto, una soluzione di felice compromesso, per non privare il bambino della possibilità di ascoltare avvincenti storie dalle figure adulte di riferimento, potrebbe consistere nel lasciare a disposizione del piccolo, audiocassette di fiabe e racconti registrate dalla viva voce del genitore. È quindi essenziale che l’adulto, dopo aver trascelto racconti che prevede appassionino quel particolare bambino o quel ben individuato uditorio e rispondono ai suoi gusti, aspettative ed esigenze profonde, si impegni per una dizione il più possibile accurata, al fine di assicurare efficacia comunicativa e fascino alla sua lettura e narrazione: esercitandosi preventivamente nella lettura ad alta voce e registrando la propria voce e riascoltandosi. La capacità di narrare si affina con l’esercizio, e che condizione irrinunciabile e lievito capaci di assicurare verve e fascino a un qualsiasi contenuto narrativo, sono la passione e l’entusiasmo di chi racconta.
Preminente valore pedagogico del racconto "faccia a faccia" sulla narrativa audiovisiva
Nella narrazione “in presenza...
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