Cap. primo - Questioni fondative
La letteratura giovanile: natura e ambiti di competenza
La letteratura per l'infanzia o giovanile è un territorio vastissimo che comprende tutte quelle creazioni letterarie, narrative e non, comprensive dei linguaggi iconico-verbali; rientrano tutte quelle espressioni letterarie ma anche fumettistiche, cartoonistiche e filmiche che in origine non erano rivolte all’infanzia. La letteratura giovanile comprende anche il mondo dell’illustrazione. La “paralettura” è un universo che comprende cartoni, telenovele, soap opera, pubblicità, videogiochi i cui ambiti di competenza sono in continua evoluzione e questa particolare disciplina viene utilizzata per tutti coloro che hanno come interlocutori bambini e ragazzi in una dimensione educativa.
Letteratura per il soggetto in formazione, pedagogia e psicologia
La letteratura giovanile è una materia che intrattiene rapporti di interazione e di arricchimento con le altre discipline, soprattutto con la pedagogia, la psicologia e la sociologia, avendo come obiettivo il miglioramento del singolo e della collettività. Si accerta, avvalendosi dei migliori elementi, di rispondere ai gusti, agli interessi, alle esigenze e alle capacità di comprensione della fascia di età a cui si rivolgono. Al tempo stesso ne analizza l’incidenza sui processi cognitivi, affettivi, sugli atteggiamenti e sulle modalità comportamentali, avvertendo lo scrittore, l’illustratore e l’editore dei possibili esiti, positivi o negativi, che personaggi o situazioni possono avere su vari aspetti della personalità.
Il problema della denominazione della disciplina
Letteratura per l’infanzia, infantile o dell’adolescenza, ancora ad oggi questa disciplina è in attesa di una denominazione univoca in ambito nazionale e internazionale. Anche se viene definita per l’infanzia, non sempre questi libri sono stati scritti per i fanciulli, ad esempio “Robinson Crusoe” o “I viaggi di Gulliver” erano delle opere letterarie divenute geloso patrimonio dell’umanità fanciulla perché sono state fatte proprie nel tempo dai piccoli. Ed è proprio a ciò che si riferisce Croce: la letteratura per i fanciulli non è mai quella che gli scrittori scrivono, ma quella che i fanciulli nel leggerla accettano e fanno propria, scelgono e prescelgono.
La figura del critico: profilo e competenze
Per valutare un libro per bambini sono necessarie molte più competenze di quante ne servono per valutare un libro per adulti: si delinea la figura di uno studioso della formazione letteraria socio-psico-pedagogico-didattica, tutte qualità e requisiti difficilmente concentrati in una sola persona, per cui sembrerebbero opportuni frequenti momenti di incontro, di dialogo, di scambi di idee, di informazioni tra gli studiosi della disciplina per lo più di varia e diversa formazione.
Cap. secondo - La letteratura per l'infanzia: dalle origini al 1970
Le “origini classiche” della letteratura per l’infanzia tra mito e fiaba
La nascita di una specifica letteratura per il soggetto in formazione è una conquista dell’età moderna in quanto, nel corso delle varie epoche storiche, non c’erano opere dedicate all’infanzia, tuttavia hanno riscosso tra i giovanissimi un certo interesse e inoltre venivano considerati strumenti idonei per formare i fanciulli e prepararli alla vita. La definizione di “mito” deriva dal greco e significa “insieme di storie”, antiche storie greche riguardanti gli dei e gli uomini. Altro componimento letterario di origine greca è la favola che non era rivolta all’infanzia; tuttavia la sua brevità e la sua semplicità nel ridurre concetti complessi l’hanno resa gradita anche ai più giovani.
Nell’antichità classica non si riconosceva al fanciullo una propria autonoma personalità e perciò si riteneva che le narrazioni scritte per gli adulti potessero essere comprese anche dai più piccoli. Soltanto il prevalere dello spirito religioso fece sì che la figura del bambino si elevasse rispetto al passato fino a diventare il simbolo della vita cristiana. Comparvero i libri scolastici scritti appositamente per i fanciulli le cui finalità si traducevano in un insopportabile moralismo.
Nel Medioevo vennero composti per lo più romanzi cavallereschi e novelle, mentre le fiabe venivano considerate cose di poco conto. L’origine della fiaba si confonde nella stessa antichità del mito a cui è accomunata per la tradizione orale e per i significati di carattere culturale; anche se entrambi incarnano il desiderio di sognare un mondo diverso da quello esistente.
L’età moderna: fortuna di fiaba e favola
La fiaba dell’epoca moderna presenta legami con i testi classici, ad esempio i poemi omerici o l’Eneide, in cui troviamo degli elementi comuni alle fiabe moderne: le principesse e i re sono belli come le regine delle città greche. Possiamo affermare che la fiaba stessa è classica per la sua struttura universale e sovra-culturale. Nonostante le fiabe all’epoca non fossero composte per i più giovani, gli studiosi ritengono che debbano comunque rientrare nella letteratura per l’infanzia giacché nacquero dalla fantasia del popolo, vicina a quella del fanciullo.
Se il secolo dei lumi, il ‘700, mise al bando il regno della fantasia, tipico della fiaba, l’illuminismo delibera il declino della fiaba per affermare la prevalenza della favola; quindi se la fiaba rappresentò il fiore della fantasia dell’uomo-fanciullo, la favola appariva il frutto della sua ragione. La favola ha lo scopo di ammaestrare, si conclude sempre con una morale, ha il fine di aiutare l’uomo ad affrontare le difficoltà e ad offrirgli comportamenti consoni ad ogni circostanza, per questo si avvale di piante e cose parlanti, si popola di bestie e dell’animismo.
Gli arbori della letteratura per l’infanzia
Tra ‘700 e ‘800 si ha una nuova visione del bambino: ora non è più privo di una personalità.
L’infanzia viene così rivalutata, si andò a delineare una nuova sensibilità per l’educazione e per il mondo infantile e si dispone di una letteratura adatta all’infanzia; dato lo stretto legame tra letteratura e formazione umana, nel ‘700 prese così corpo la letteratura per l’infanzia: favola, fiaba e racconti morali furono i generi più diffusi. Si diffusero così i piccoli libri economici in cui erano contenuti consigli morali.
La nascita della letteratura per l’infanzia in Italia può risalire precisamente al 1775 quando in Lombardia, il conte Carlo Bettoni di Brescia volle bandire un concorso tra letterari con l’intento di incoraggiare la composizione di novelle morali ed istruttive rivolte alla gioventù; ma anche se il concorso rimase privo di vincitori, questa data è ritenuta indicativa per la nascita di tale genere.
Il romanticismo ottocentesco: sentimento religioso e idealità civili e patriottiche
Ivanhoe, I tre moschettieri, Vent’anni dopo, I promessi sposi, La battaglia di Benevento, Il brutto anatroccolo, La Sirenetta, Il Re e la Regina di cuori, Peter Pan, Pippi Calzelunghe. La prima metà dell’ottocento è ricca di capolavori, ma se durante questo periodo il mondo del fanciullo viene presentato in modo edulcorato, nella seconda metà del secolo la letteratura si ispira alle sventure dell’infanzia abbandonata e sfruttata (ad esempio “Senza famiglia” o “Incompreso” o “Pel di carota”).
Il ritardo dell’Italia
La letteratura per l’infanzia è una letteratura popolare. Nasce perché l’educazione era un’esigenza decisamente sentita nell’Italia postunitaria e come ci recitava d’Azeglio, “l’Italia è fatta, ora occorre fare gli italiani”. Uno degli strumenti che aiutò a sviluppare questa nuova letteratura sono letture per ragazzi, che consigliavano degli esempi di integrità morale, forza di carattere, rispetto della famiglia, delle istruzioni, della religione, il cui fine non era soltanto quello di alfabetizzare il popolo ma anche di acculturare l’infanzia borghese.
In Italia, l’evento memorabile nello sviluppo della letteratura infantile è il libro di Luigi Alessandro Parravicini, il “Giannetto” (romanzo che racconta le vicende di un bambino modello, Dio Patria e Famiglia), che, grazie all’enorme successo ottenuto, fu adottato come libro di testo per molto tempo.
Il caso di Pinocchio: tra fiaba, favola e romanzo d’avventura
Grazie all’unificazione dell’Italia si ha lo sviluppo dell’editoria con Carlo Collodi che nel 1876 creava la figura di Giannettino, un bambino vero e birichino, diverso da quelli che la letteratura pedagogica ci aveva descritto, seri e studiosi. Lo scrittore seppe conciliare intenti educativi e puro divertimento in quello che divenne il capolavoro dei capolavori: “Le avventure di Pinocchio”. Con Pinocchio nasce in Italia la vera letteratura infantile.
Il capolavoro Collodi uscì a puntate, decisione azzeccata, il 7 luglio 1881, con un titolo diverso da quello che noi oggi conosciamo, Storia di un burattino, modificato nel 1883. Pinocchio riscosse un tale successo da essere stampato senza interruzione in Italia e arricchito con disegni; venne inoltre stampato in più di cento lingue.
Nel capolavoro collodiano è l’arte che convoglia la morale nel suo fluire, così che le fasi evolutive sono qui tratteggiate attraverso l’arte. È un libro innovativo diverso dai testi scolastici; è una fiaba per la presenza di elementi fantastici e per i suoi voli nella fantasia; è una favola per i significati simbolici che racchiude e per la presenza di animali parlanti in funzione sentenziosa; è un romanzo d’avventura per la tensione narrativa che lo percorre e i continui colpi di scena; è un’avventura per la sua direzione formativa.
In Pinocchio, i ragazzi modello e i piccoli eroi si sostituisce un bambino reale, vivace, allegro, spensierato e bugiardo, ma anche credulone e svogliato, che cresce imparando attraverso prove, errori e provvedimenti. Rappresenta la storia della formazione spirituale di uomo in quanto ognuno vede nel burattino il proprio percorso di crescita e di maturazione interiore.
L’autore attraverso quest’opera vuole comunicare all’infanzia importanti messaggi, il burattino è un percorso di autoeducazione e si compie tra buoni propositi e continue ricadute, è una pedagogia sagacemente dolceamara. Pinocchio è quindi un eroe spavaldo e credulone con aspetti caratteriali negativi che vanno però ad aggiungersi a quelli positivi, come il non arrendersi di fronte alle avversità, la ricchezza dei sentimenti, la capacità di ammettere i propri torti, l’onestà.
Cuore: un romanzo sociale
Altro romanzo di eguale importanza di Pinocchio è certamente “Cuore”, di Edmondo De Amicis; scritto nel 1886 nasce come libro scolastico e riscosse molto successo da parte del pubblico infantile sia per la sua formula di diario (scritto da un bambino), sia per la sua narrazione corale, formata da vari episodi che permettevano una rapida lettura.
È un romanzo che occupa l’intera scansione di un anno scolastico, sono annotate le cose notevoli accadute dentro e fuori la scuola sotto forma di episodi. All’interno del romanzo, con carattere episodico, sono inseriti 9 racconti mensili, alcune lettere dei genitori e una lettera della sorella del protagonista; queste componenti permettono di strutturare la narrazione secondo 3 punti di vista: quello del ragazzo-protagonista, quello del maestro e quello dei familiari.
È un romanzo pedagogico ed educativo attraverso cui l’autore, puntando direttamente al cuore presentando storie patetiche e dolorose, si propone di parlare ai ragazzi e agli adulti prospettandogli un possibile modello educativo per formare i futuri italiani, secondo gli ideali della borghesia dell’Italia post-unitaria. Cuore è infatti un documento storico, in quanto l’autore non si avvale della fantasia ma si attiene solamente alle esperienze dei fatti osservati.
Tra il XIX e il XX secolo si assiste ad una vera e propria rivoluzione riguardo i diritti dell’infanzia; si affida alle istituzioni, quali la famiglia e la scuola, il difficile compito di inserire il bambino nella vita sociale, insegnandogli il rispetto per la Norma Comune, socialmente riconosciuta e condivisa. La famiglia, definita come agenzia educativa primaria, era affiancata dalla scuola, la quale diveniva il luogo primario deputato all’educazione giovanile, il cui compito quindi non era solo quello di formare, ma anche di trasmettere cultura e iscrizione in modo da orientare lo sviluppo politico ed economico del Paese.
L’autore utilizza le storie di sofferenza, di malattia, di morte di cui i bambini sono protagonisti, come temi educativi per evitare che le generazioni future possano incorrere in trasgressioni ed infrazioni. Ai fanciulli, infatti, l’autore riconosce una coscienza sentimentale legata all’autenticità di valori quali la fraternità, la solidarietà, la generosità e il senso della giustizia. Cuore è il libro italiano più popolare di Pinocchio.
L’opera filantropico-umanitaria della letteratura per i fanciulli in Italia
Grazie ai capolavori di De Amicis e Collodi la letteratura per l’infanzia si arricchisce e numerosi furono coloro che si ispirarono: al De Amicis, Emma Perodi e Ida Finzi Haidée, mentre al Collodi Alberto Cioci, Tommaso Catani, Augusto Piccioni ecc. Mentre, un romanziere positivista d’origine siciliana, Capuana, intende rappresentare la vita nella sua verità, in quanto considerava uno sbaglio presentare ai giovani lettori un mondo ideale, perciò le novelle, i racconti, i romanzi portano in scena personaggi umili e diseredati: orfani e mendicanti; quella più significativa è “Scurpiddu” il cui personaggio è un povero ragazzo orfano. Capuana era tra gli autori veristi, in quanto il Verismo si sforzava di ritrarre la realtà oggettiva, mirava quindi ad educare la gioventù alla vita ardimentosa e alla libertà personale. Infine, anche Emilio Salgari era uno scrittore di avventure, dalla vita molto travagliata e difficile, crea favolosi romanzi ed incredibili atmosfere.
In Italia nella seconda metà dell’Ottocento si delineano quindi 3 tendenze:
- Pinocchiesca, trasgressiva e fantastica;
- Salgarina, che si libra sulle ali dell’avventura esotica;
- Demicisina, moralistica, che intende educare i giovani ai valori borghesi allora dominanti.
L’avventura restava però quella più amata dai giovani.
Il romanzo d’appendice
Nel XIX secolo i giornalini per l’infanzia, che avevano lo scopo di avvicinare i giovani alla lettura, riuscirono ad acquisire grande importanza tanto che grazie ad essi nacque il genere “feuilleton” o romanzo d’appendice, un genere letterario, non rivolto esclusivamente alla gioventù. Tra i padri di questo genere ricordiamo Dumas con “I tre moschettieri” e Poe con “Manoscritto trovato in una bottiglia”. Grazie alla sua importanza molti autori pubblicarono le loro opere sui giornali per ragazzi prima che esse diventassero dei volumi.
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