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compiere imprese inutili e spericolate con l'unico scopo di venderle, quindi dove l'aspetto

economico è prevalente.

Anche per Amaldi l'avventura si divide in due tipi: quella scientifica, che culmina nel

momento della scoperta, e l'avventura intesa come superamento continuo di se stessi.

Avventura ed educazione

Nell'ambito educativo il concetto dell'avventura ha una rilevanza molto importante.

L'avventura è da considerare come capacità e necessità dell'uomo di superare

l'esistente, gli ostacoli che si oppongono alla sua affermazione. L'avventura diventa per

l’uomo un qualcosa che lo può qualificare, che rafforza il suo essere uomo.

Anche il quotidiano è da tenere in considerazione in quanto anche questo deve essere

considerata avventura in senso molto ampio, almeno per tre considerazioni.

1) il quotidiano deve essere considerato l'insieme di tutto ciò che l'uomo fa da solo o

insieme ad altri, giornalmente. È in questo trascorrere che l'uomo ritrova se stesso e

percepisce la propria identità.

2) ogni nuova acquisizione, ogni nuova scoperta in fatto di sapere si collega con il sapere

precedente e diventa il nostro patrimonio; non si parte mai da zero.

3) gran parte del materiale di cui si avvale ogni azione espressione di avventura è

senz’altro contenuta, e quindi può emergere, nel presente che si vuole superare. Non si

crea dal nulla ma c'è sempre un punto di partenza che può essere in nostro possesso o

provenire da altri.

La quotidianità dunque è molto importante, e l'avventura che non ne volesse tener conto

e non si rifacesse a questa, difficilmente potrebbe evitare di tradursi in “illusione”.

Grande importanza assume anche l'ambiente. Nell'ambiente c'è tutto e perciò si ha

anche la possibilità di “avventurarsi” nell'ambiente per cogliere il nuovo, per scoprire il

nascosto, per scavare nel fondo e trovare il tesoro.

L'avventura è rivolta in particolar modo alla fascia di età della preadolescenza (10-12 anni)

e dell’adolescenza(13-18 anni).

La preadolescenza si caratterizza per:

1) lo sviluppo di tutta la persona, il desiderio di fare esperienze nuove e di avere

un’intensa attività. Questa è l'origine del cosiddetto spirito d’avventura.

2) L'avvio verso l'autonomia, che poi diventerà fondamentale in tutto il corso

dell'adolescenza.

È necessario che queste fasi di sviluppo siano vissute correttamente, senza forzature

verso l'autonomia, cosicché il bambino potrà sviluppare una reale autonomia nella fase

adolescenziale.

La fase adolescenziale si caratterizza per:

1) rifiuto del ristretto ambiente familiare il distacco dei genitori che vengono spesso

criticati ma che restano comunque un punto di riferimento;

2) l'autonomia che si afferma sul piano psicologico e morale;

3) esaltazione del legame con i coetanei e della vita di gruppo;

4) si passa ad una immaginazione più concreta, basata sull'avventura, dove si sviluppa la

capacità di confronto critico tra la realtà e i suoi sviluppi possibili;

5) il raggiungimento della maturità sessuale con le modifiche somatiche e psichiche.

Esiste veramente una predisposizione innata dell'adolescente per l’avventura?

Tutto dipende dagli adulti, dei genitori degli insegnanti, per cercare di capire come, dove

e quando i ragazzi sono in grado di correre la loro avventura, e sperimentare quella libertà

d'azione che, in un certo senso, dovranno contrapporre agli adulti stessi. (R. Massa)

Il giovane deve affrontare in prima persona le piccole e grandi decisioni quotidiane; tutto

dipende dal rapporto che è stato stabilito con lui dagli adulti e dall'ambiente in cui è

vissuto.

Ma lo stimolo a trovare una propria via rimane prepotentemente presente, ma

incamminarsi senza un aiuto, senza uno scudo protettivo significa inseguire i propri sogni

e andare allo sbaraglio.

L'avventura nei testi di letteratura per l’infanzia

“L’avventuroso" si è incarnato in una molteplicità di temi, luoghi, ambienti, situazioni

narrative anche se raramente approda a siti artisticamente validi e pedagogicamente

rassicuranti, in fumetti come Gordon, Tex…

Si può sostenere che l'avventuroso è presente già nella fiaba, perché il fantastico si è

trasformato in avventura incredibile e le storie contengono termini precisi di confronto con

la realtà. La fiaba tanto più piace quanto più si sente vera; le fiabe e le storie in generale

sono modi molto utili per riattivare nel giovane lettore la fantasia.

Il desiderio di evasione (dalla famiglia e degli adulti in generale) è in conformità con le

caratteristiche psicologiche proprie dell'età nella quale si sviluppa l'interesse per quel

genere narrativo chi viene definito “avventuroso".

La narrativa avventurosa è tale non tanto per le intenzioni artistiche o consumistiche di chi

la produce e la diffonde, quanto per come il tutto viene fruito e quanto vale soprattutto

per i giovani lettori. L’elemento prevalente di gradimento di una narrazione avventurosa

non esclude che vengono assorbiti altri aspetti che sono il fondo ideologico del racconto.

Il rischio di sorbire tutto rimane sempre presente quando ci si riferisce alla lettura di

avventura. Alcuni autori sostengono che la letteratura avventurosa non ha una funzione

educativa… Nei racconti è spesso presente la differenza tra buoni e cattivi e può

diventare rifugio di intolleranza. Al contrario però bisogna apprezzare e valorizzare questa

letteratura infantile che viene designata come avventura, come letteratura

dell'avventuroso. Sia i ragazzi che le ragazze cercano nell'avventura emozioni e vicende

fuori dall'ordinario, come evasione dalla quotidianità; esse rimangono affascinati dalle

vicende del personaggio-eroe.

Perciò educare all'avventura, attraverso l'avventura, è educare alla vita.

La fiaba

R. Eynard e F. Aglì sostengono che esistano moltissime altre fiabe oltre quelle classiche,

che sono meno valide secondo una certa morale ma ben più significative per una

educazione positiva e critica. Essi riportano i principali temi delle fiabe: la rottura del

legame materno, la madre snaturata, il bene e il male, l’idea della felicità e il tema della

morte.

Secondo Propp, che ha analizzato la fiaba popolare ( e russa ) esistono 31 funzioni per

descrivere la forma delle fiabe. Alcune funzioni sono: allontanamento, divieto, compito

difficile per l’eroe, partenza dell’eroe…

Naturalmente in ogni fiaba non sono presenti tutti le 31 funzioni, ma solo alcune. Esse

hanno un ordine di apparizione ( e difficilmente le fiabe tornano indietro, soprattutto quelle

antiche ) ma possono avvenire dei salti.

Cibaldi presta la fiaba nelle sue caratteristiche fondamentali: il mondo animale, che si

spartisce in bene-male e buono-cattivo.

I valori non sono espliciti ma si illustrano intuitivamente per il fatto che le cose finiscono

bene per il buono e male per il cattivo.

L’utilità di una fiaba che offra immagini di nuovi moderni eroi, insieme quali il bambino

possa vivere quelle reali iniziazioni che, aiutandolo a conoscersi, favoriscono lo sviluppo

della sua personalità e gli fanno prendere più fiduciosamente coscienza della società in

cui vive.

La fiaba nutre e arricchisce la fantasia, dilata il mondo dell'esperienza infantile, favorisce e

accelera il processo di maturazione globale della personalità, potenzia il patrimonio

linguistico e i mezzi espressivi, soddisfa i bisogni profondi di natura affettiva, a fine senso

estetico, è l'iniziazione al culto del buono, del bello e del vero.

La fiaba mentre intrattiene il bambino gli permette di conoscersi e favorisce lo sviluppo

della sua personalità.

Privare il bambino della fiaba significherebbe impoverire e inaridire l’esperienza il

bambino.

È difficile datare la nascita della produzione della fiaba poiché sono scarsi i dati relativi

alla sua comparsa. Ci sono diverse teorie: secondo Benfey le fiabe si sarebbero diffuse

dall'India in tutto il mondo, rese note dei viaggiatori mercanti che raggiungevano l'oriente;

Grimm affermava che la fiaba è la sopravvivenza di antichissime leggende epiche e

mitologiche. Queste sono le ipotesi monogenetiche cioè quelle che affermano che la fiaba

provenga da un solo luogo. Un’altra ipotesi è quella poligenetica, che afferma che le

rassomiglianze fra i racconti sono dovute a invenzioni indipendenti in luoghi diversi.

Differenza fra favola e fiaba

La fiaba è tutta rivolta alla fantasia del fanciullo, la favola è "frutto della sua ragione" cioè

un atto di riflessione dell'uomo su se stessi e sugli altri uomini. I protagonisti sono animali,

piante, cose che raffigurano gli uomini e parlano il loro linguaggio, hanno le loro abitudini,

i loro pregiudizi. La favola ha una finalità ben precisa, quella di ammaestrare a tutti costi,

con quella morale finale racchiusa in poche battute. Alcuni sostengono che la favola

presupponga una mente già formata pronta alla riflessione e alla sintesi. I caratteri

essenziali della fiaba sono: un notevole sviluppo narrativo, nessuno significato allegorico.

La favola presenta una struttura sintattica stringata che presenta alla fine la morale.

Molti autori affermano che la favola non può essere data ai bambini e che neanche gli

alunni di prima elementare siano in grado di comprendere il sottinteso, la morale della

favola.

La polemica sulla fantasia sulla realtà viene da lontano. Nel 700 i pedagogisti

sconsigliavano di raccontare Ie fiabe ai bambini: sarebbero dannose perché favorirebbero

il nascere nel loro cuore di desideri e bramosie che non si possono realizzare nella vita

reale. Nello stesso periodo però si trovano giudizi che si pongono decisamente questo

rifiuto della fiaba. La controversia continua ancora oggi.

Per fiaba si intende una storia epico - magica a lieto fine, tramandate oralmente in cui il

meraviglioso e il reale convivono serenamente ed anche gli avvenimenti più incredibili

trovano pacificazione. In genere la fiaba incomincia con il "c'era una volta…”, l’imperfetto

è il tempo della memoria; infatti i racconti si riallacciano al passato, ma per il bambino che

ascolta è presente, perché i bambini vivono immersi nella realtà dell'oggi e non riescono a

trasferirsi nei millenni. La fiaba è una storia a lieto fine e spesso si conclude con il "vissero

felici e contenti”.

Il fumetto

Oggi I fumetti sono porte del consumo quotidiano da parte di numerosi lettori, pertanto

possono essere liberamente inclusi nella lettura contemporanea.

Stranzulla afferma che i fumetti sono dei fenomeni vistosi e caratteristici della società e

hanno un peso rilevante nella vita culturale del nostro tempo, capaci di fornire all'uomo

modelli, suggestioni, reazioni emotive sulla quale egli costruisce una propria immagine

della società in cui vive.

I fumetti, almeno in Italia, non hanno avuto una vita facile. A essi furono attribuiti tutti i

mali che potessero affliggere i giovani lettori: pigrizia mentale, invito la violenza per i loro

contenuti, disinnamoramento per la lettura…

Negli anni 50 si succedono molte accuse. Si afferma che il fumetto spingerebbe

gradualmente il lettore ad una posizione passiva, diminuendo l'arricchimento linguistico,

intellettuale, culturale, spirituale. Sempre nello stesso periodo vi è un'accusa piuttosto

singolare: il fumetto disabitua alla lettura del libro poiché è di facile lettura e la parola è un

seguito dell'immagine. Le polemiche si sono via via smorzate e negli anni 60 la situazione

comincia a cambiare. È in questo periodo che ci si accorge della situazione che oggi

appare piuttosto ovvia: che esistono anche fumetti per adulti, ed anche fumetti adulti. È

stato il successo di personaggi come Satanik, Diabolick…

Grazie a questi fumetti e alle polemiche che suscitarono si insegnò anche agli inesperti

che sotto l’etichetta di fumetto non c'era unicamente Topolino o Superman. Questa non è

una novità… ma pensare insieme fumetti e ragazzi era diventato ormai un luogo comune:

ci vollero degli eroi malvagi per distruggerlo.

Esistono anche fumetti adulti, cioè ricchi di contenuti raffinati nella forma, intessuti di

cultura e che affrontano certe problematiche alquanto impegnative: degni insomma di

essere presi in seria considerazione e posti accanto alla buona letteratura.

Il rapporto fascismo-fumetti merita una particolare attenzione. A partire dalla

pubblicazione in Italia de “L’avventuroso", primo giornale per ragazzi che si basa su

fumetti, sul suo esempio nascono e si trasformano diverse altre riviste. Il Regime fascista

non considerando l'importanza del nuovo linguaggio del fumetto, permise che tale mezzo

attecchisse e si diffondesse in Italia sfuggendo nei primi tempi alla relazione censoria

della cultura di Stato. Questo disinteresse si aggancia la tradizione antifumetto tipico della

cultura italiana: si crede sia nella parola sia nell’immagine.

Ma gli addetti alla propaganda fascista non trascurarono affatto i "comics" come veicoli

per loro messaggi e così gli eroi dei fumetti indossarono presto una camicia nera: per

esempio Mandrake viene spedito, dai traduttori, a Berlino a seminare un gruppo di spine

inglesi, mentre in realtà si trova Londra per scoprire le spie tedesche.

Sul finire del secolo scorso comparvero due grandi invenzioni: il cinematografo e il

fumetto. Gli storici considerano l'antenato del fumetto Yellow kid. Il 17 luglio 1895

comparve sul giornale New York World una pagina a colori che raffigurava un vicolo dei

bassifondi pieno di personaggi curiosi e pittoreschi e fra di essi spiccava un ragazzino

calvo, con la testa cinese e le orecchie a sventola che indossava una camicia da notte

gialla lunga fino ai piedi: Yellow kid. Quello di Yellow kid, tuttavia non era ancora una

striscia vera e propria, ma si può considerare un precedente immediato del genere.

Esistono disparità di opinioni sulla nascita del comics: per alcuni esso nasce in Germania

alla fine secolo scorso; si tratta del classico dei comics intitolato Max und Moritz.

Esiste questa disparità di opinioni poiché per alcuni la nascita del fumetto è tale solo

quando compare quella nuvoletta che racchiude la parola pronuncia dei personaggi, per

altri la caratteristica è quella di narrare un episodio attraverso una serie, dove i testi e i

disegni si integrano.

Il termine fumetto sta a indicare la scritta racchiusa dentro una nuvoletta che ha la

funzione di rappresentare graficamente un loro discorso: il balloon.

In genere però col termine fumetto si intende più semplicemente tutto il racconto,

costituito da una serie di vignette che sono disposte una dopo l’altra.

Fumetto nero, fumetto dell'orrore, fumetto intellettuale

Il fumetto intellettuale rappresenta un modo di tornare alle origini riproponendolo in una

forma più articolata e più meditativa. Negli anni 60 è apparso un nuovo genere di fumetto:

si tratta del fumetto nero.

Mentre il fumetto dell'orrore nasce negli anni 90.

Il fumetto nero compare negli Stati Uniti come fumetto per adulti in contrasto con la

nostra tradizione, cioè di un fumetto che era rivolto esclusivamente ad un pubblico

infantile. Il capostipite del fumetto nero italiano è Diabolik (1962) e molto è stato scritto e

si continua a scrivere sull'influenza negativa sui giovani lettori del fumetto nero nel quale il

cattivo vince quasi sempre. Le caratteristiche nel fumetto nero sono: la vittoria del cattivo,

violenza, sesso, tecnica e ingenerosità, umorismo.

Anche i valori morali tradizionali vengono interamente capovolti in questi fumetti: la

violenza diventa un valore.

La strada del fumetto horror lo apre Dylan Dog, anche se poi prenderà una strada a parte.

Contro il fumetto horror si sono scagliati un po’ tutti, anche in parlamento dove fu

decretato l’obbligo di dicitura “vietato ai minori di 16 anni” nei fumetti splatter. Non è

vietando i fumetti splatter che si eliminerà la violenza; piuttosto ci dovremmo concentrare

sul perché i giovani leggano questi fumetti. Bisogna rendersi conto che i fumetti horror

rispecchiano ( anche se in modo drammatizzato e simbolico ) una certa realtà, che una

parte di bambini si ritrova a vivere nel mondo adulto.

Il linguaggio dei fumetti

Il linguaggio dei fumetti è tutto particolare in quanto risulta dall'integrazione I due tipi di

linguaggio molto diversi tra loro: quelle iconico e quello verbale ma perfettamente fusi

all’interno di ogni singola vignetta. In un fumetto il linguaggio verbale senza un linguaggio

iconico non ha senso, quell'iconico senza linguaggio verbale è monco.

Le onomatopee, derivanti dalla lingua inglese, divengono una caratteristica e un modo

essenziale per rendere le dimensioni del reale nel fumetto, che sarebbero altrimenti

inesprimibili.

Detti scrive: “La lettura dei fumetti, come quello di altri generi narrativi arricchisce la

fantasia allargando così il ventaglio delle soluzioni possibili di fronte ad un medesimo

problema. Chiunque si accingesse alla compilazione di un'antologia destinata la nostra

scuola non potrebbe ignorare il fumetto.”

Il fumetto ha raggiunto manifestazioni di vasta portata ed è inserito totalmente nella

nostra civiltà che sarebbe un grande errore trascurarlo o metterlo da parte; bisogna

considerarlo come una presenza sociale di notevole peso o addirittura di un sistema di

informazione.

La paraletteratura

La nozione di paraletteratura risulta molto confusa: il "para" si intende in diversi modi, può

significare ”vicino a" e "contro","opposto a","vicinissimo a”.

La letteratura prende in prestito dalla letteratura l’ aspetto: il suo sistema generale di

espressione, di scrittura, la sua forma materiale, il libro e tutti i sui generi: racconti,

romanzi, teatro, componimenti in versi, saggi.

Utilizzano i procedimenti retorici, della figurazione verbale e di figure di esagerazione:

invocazione, esclamazione, antitesi, iperbole…

Questo termine quindi comprende il romanzo popolare o di intrattenimento, il romanzo

poliziesco, di fantascienza, il fotoromanzo e il fumetto.

Per moltissimo tempo si è affermato che le pubblicazioni che rientrano nella

paraletteratura sono da considerare meno importanti, stanno accanto alla letteratura, le

somigliano molto, ma non sono letteratura.

La situazione di recente però è migliorata notevolmente poiché questi libri hanno avuto

una critica alquanto favorevole e un riconoscimento positivo e sono stati riconosciutai

come un genere al pari della letteratura. Per questo importante cambiamento si devono

ringraziare i grandi mezzi di comunicazione di massa, radio e televisione.

Il romanzo popolare e d’appendice

Per lungo tempo il romanzo è stato considerato un genere letterario inferiore, almeno fino

al 18º secolo.

Per giungere al romanzo d'appendice dobbiamo accennare al romanzo gotico, almeno

per il contenuto: intrecci complicati tra parentela, collegamenti, relazioni, riconoscimenti

in ambienti storicamente indeterminati.

Castelli, conventi, significati simbolici, storie lugubri di fatti di sangue, fantasmi, vendette,

morti e paura.

Il primo capolavoro di questo genere è “Il castello d’Otranto” di Walpole.

Il romanzo gotico, il romanzo storico e quella della letteratura realistica confluiscono in un

nuovo genere, cioè il romanzo d'appendice. Esso nasce per rispondere alle esigenze di

un nuovo pubblico e nasce dall'incontro tra letteratura e giornalismo, quando nel 1836

Emilie Girardin cerca di assicurarsi, per il proprio giornale, famosi scrittori disposti a

pubblicare romanzi inediti a puntate. Il pubblico reagisce favorevolmente e questa moda

viene seguita anche da altri giornali.

Il romanzo d'appendice però riceve un duro colpo: nel 1850 a causa della legge Rancey

che prevede una tassa di € 0,05 per ogni copia di giornale che pubblica l’appendice.

Inizia a comparire un romanzo popolare di tipo diverso che mette in scena grandi famiglie

con le loro crisi, i loro crimini, le loro eredità scomparse. Si tratta di un romanzo popolare

di stampo conservatore, aristocratico. La terza fase del romanzo popolare, a partire dalla

fine del secolo fino all'inizio del novecento, è la fase reazionaria e nazionalistica.

La letteratura popolare in Italia

Italia si trova in una situazione in cui è molto diffuso l'analfabetismo quindi anche la

letteratura popolare si trova ostacolata da essa.

La produzione italiana è diversa da quella francese per i contenuti che investono perlopiù

temi amorosi e familiari. Gli autori più significativi in questo periodo sono Mastriani, Guido

da Verona, Carolina Invernizzi, Liala e Matilde Serao.

Il romanzo rosa

Il romanzo rosa è un romanzo sentimentale a lieto fine dove però le modalità narrative

stilistiche divergono da quelle opere che possono definirsi letterarie.

La differenza fra il romanzo popolare e il romanzo rosa si può stabilire considerando due

elementi tra i più importanti: il romanzo popolare si basava essenzialmente sul

ristabilimento della giustizia, il rosa tende a non considerare affatto il conflitto; l'altra

differenza consiste in una diversità delle fantasie che susciterebbero nel lettore. Secondo

Gramsci il romanzo d'appendice può essere definito come “il fantasticare dell'uomo del

popolo” e di conseguenza il romanzo rosa sarebbe il fantasticare della donna, che si

oppone al romanzo popolare.

Il finale è scontato: i romanzi rosa presentano il lieto fine e si sa sempre come la vicenda

andrà a finire.

Questo genere non prende in considerazione il tempo ne riferimenti ad avvenimenti

storici; al contrario la descrizione dei luoghi, degli interni e degli abiti femminili è molto

dettagliata.

Tra le caratteristiche del rosa, in particolar modo quello tradizionale, ne emerge uno

fondamentale: l'intento didattico. Questo perché all'interno del racconto compare un

insegnamento, una finalità educativa che vuol dimostrare alle giovani lettrici il

comportamento corretto secondo varie situazioni.

Il fotoromanzo

Il fotoromanzo nasce in Italia nel 1947 su una nuova rivista Mondadori,"Bolero Film"

anche se l'idea risale all'anno prima con la presenza in edicola di “Confidenze di Liala”.

Il primo numero di "Bolero film" era costituito da 16 pagine ed erano presenti due

fotoromanzi a puntate e una rubrica sullo spettacolo.

Esso ebbe un enorme successo e fu seguito da un altro settimanale di fotoromanzi a

puntate.

Una prima distinzione si può fare tra fumetto e fotoromanzo. Entrambi i linguaggi sono

basati sulla loro integrazione ma sono funzioni diverse nella pratica sociale. Aspetto più

interessante del fotoromanzo è il contenuto ed esso ha fatto la fortuna del genere. Il

genere trattato quello sentimentale anche se successivamente si sono sviluppati altri due

filoni: i fotoromanzi sexy e i fotoromanzi-verità della rivista “Bolero”.

Nei fotoromanzi compaiono delle donne scaltre, decise che usano come armi la

seduzione e la fragilità. Esse sono delle ragazze stupende, con una bellezza semplice e

dove il loro amore è sempre un amore romantico, puro e vittorioso.

Le ambientazioni sono scenari tipici della società moderna (fabbriche, uffici, scuole,

discoteche, Palestre…) ma le vicende sono ancora quelle delle favole e delle fiabe.

L'origine del romanzo poliziesco

L’inventore

Il romanzo poliziesco nasce ufficialmente nel 1841 con la pubblicazione de “I delitti della

via Morgue” di Edgar Allan Poe.

In questo romanzo breve nascono i personaggi e le situazioni principali del giallo:

l’investigatore dilettante, il biografo-assistente, il delitto della camera chiusa.

Il contenuto del racconto, in breve: due donne, madre e figlia, sono state barbaramente

uccise nella loro casa di Parigi. La polizia brancola nel buio ma appare il cavaliere

Augusto Dupin e il suo assistente; essi si recano nella casa del delitto e controllano tutto

trovando presto la prova decisiva.

In questo racconto sono riassunti tutti i temi e i personaggi che fanno la fortuna del

romanzo poliziesco. Dupin è un detective eccentrico, filosofico, instancabile e padre di

tutti gli altri detective nati dopo di lui. Ognuno di questi personaggi avrà un assistente

fisso, che narra la vicenda: Watson di Sherlock Holmes e Archie Goodwin di Nero Wolfe.

Dupin risolve ancora due casi: “La lettera rubata” e “Il mistero di Marie Roget”.

I precursori

Emile Gaboriau, Charles Dickens e Wilkie Collins sono da considerare i precursori del

romanzo giallo.

Parigi può essere riconosciuta come città fertile per il genere e alcuni racconti gialli furono

pubblicati a puntate sui giornali francesi (il romanzo d’appendice), come il grande

successo “I misteri di Parigi” di Eugene Sue.

Il vero erede di Edgar Allan Poe è Emile Gaboriau, che scrive “L’affare Leronge”

pubblicato a puntate nel 1863 su “Le Pays”. Il romanzo non riscuote successo ma la sua

riedizione due anni più tardi su “Le Soleil” riesce ad avere un clamoroso successo.

Il merito di Gaboriau è che nei suoi romanzi polizieschi tende a sottolineare il lato

inquietante e angoscioso che sta alla base del crimine.

Mentre il poliziotto di Poe è tutto intuizione, quello di Gaboriau è tutto esperienza,

saggezza, pratiche e mestiere. Hanno il merito di aver inventato i due importanti

personaggi del romanzo poliziesco: il detective dilettante e il commissario di polizia.

Dando così origine a due scuole nettamente differenziate: quella americana e quella

francese.

Anche Charles Dickens introduce temi criminali ed elementi polizieschi. Ne “Le avventure

di Oliver Twist", che si svolgono in buona parte dell'ambiente della malavita, si nota un

notevole passaggio di “detection”.

Nei suoi racconti compare l’ispettore Bucket, un signore di mezza età, lavoratore

instancabile che la straordinaria capacità di comparire sempre nel posto giusto al

momento giusto. Egli può essere considerato il prototipo dei funzionari di polizia della

narrativa inglese e forma la prima delle numerosi coppie della letteratura poliziesca

insieme a sua moglie.

Il vero padre del giallo inglese è comunque un amico di Dickens, Wilkie Collins.

Egli scrive una serie di articoli a sfondo poliziesco i cui temi sono tratti in gran parte della

raccolta di casi giudiziari. Fra i suoi romanzi polizieschi il più importanti è “La pietra di

luna”.

Indicazioni sulle più importanti scuole nazionali. Il romanzo poliziesco inglese

Il poliziesco inglese più che all'azione tende all'intreccio enigmatico, al rompicapo

all'impossibile, ma alla fine si risolve in bene. Il più importante è Arthur Conan Doyle che

utilizza nei suoi romanzi il metodo deduttivo: da vari fatti, dedurre la soluzione del caso.

Vengono così creati Sherlock Holmes e John Watson. La prima grande avventura di

Sherlock Holmes fu “Uno studio in rosso”. L'accoglienza del pubblico fu entusiasta e

Sherlock Holmes diventa il grande investigatore, colui che opera non tanto per la causa

del bene, quanto per l'affermazione e la creazione della propria superiorità.

Quando Doyle decide di uccidere Sherlock Holmes in “The final problem” contro il

professor Moriarty, il pubblico reagì unanimemente e violentemente: l'autore si arrese e

pubblicò una serie di 12 racconti ambientati prima della morte dell’eroe.

Successivamente Doyle fu costretto a rivelare che Sherlock Holmes era vivo e vegeto.

L'ultimo romanzo fu “Il taccuino di Sherlock Holmes” nel 1930 e in tutto uscirono quattro

romanzi e 56 racconti del celebre detective.

Le qualità necessarie, secondo Holmes, che deve possedere il perfetto detective

Sherlock Holmes ha elaborato un suo metodo di indagine infallibile, la scienza della

deduzione.

Le qualità:

1) essere beninformati sono a vostra gamma di notizie; egli padroneggia mirabilmente le

materie che interessano la sua professione, quali chimica, diritto, anatomia, botanica

e geologia ma non sapeva nulla o quasi di letteratura, filosofia, astronomia e politica.

Indirizzava le limitate risorse di ognuno al fine più utile: non tutta la conoscenza è

ugualmente utile, un punto di vista che ancora oggi è dominante nell'educazione

odierna.

2) L’esigenza dell'osservazione acuta perché nel lavoro del detective è importante

osservare quello che gli altri solamente “vedono". Holmes osserva non solo i fatti e gli

elementi visibili ma anche la loro assenza.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Thomas Shape di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Marini Carlo.

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