Pedagogia della letteratura giovanile
Capitolo 1. Le ragioni dell'approccio (psico)-pedagogico
1. La letteratura giovanile, disciplina di confine
La letteratura per l'infanzia, secondo Paruolo, si pone al crocevia abbracciando un territorio di frontiera, vastissimo e in continuo mutamento. Vi è la necessità di un approccio integrato ai problemi, che si avvalga dell’apporto solidale di più discipline, e la legittima presenza nei suoi orizzonti critici di più anime e di una molteplicità di prospettive di studio e di ricerca. Valeria afferma che uno studio della letteratura per fanciulli, per essere veramente esauriente, dovrebbe rappresentare l’opera di un’equipe di studiosi.
2. Quale pedagogia
Ci si riferisce a una pedagogia generale che nelle sue varie articolazioni e specificazioni, vale a dire con l'apporto degli ambienti pedagogici che hanno ormai acquisito una propria autonomia e fisionomia specialistica, si collochi, in un’ottica di osmosi e di reciproca interazione, all’interno di una pluralità di saperi disciplinari tra loro dialoganti. Non quindi una pedagogia normativa che abbia la pretesa di ergersi ad unica depositaria della riflessione educativa, ma come riflessione critica sui bisogni psicologici e sulle urgenze educative del giovane destinatario della comunicazione narrativa.
Pedagogia come orientamento generale su aspetti cruciali dell’educazione, e all’occorrenza a vocazione empirico-sperimentale, attenta alla riflessione sui fini o ideali educativi da perseguire e di conseguenza ai bisogni formativi da privilegiare e soddisfare prioritariamente, attraverso congrue modalità e strategie. Una pedagogia che si configura come scienza debole, che orienta, asseconda, suggerisce, accompagna, schiude, addita ma non impone orizzonti di senso.
Applicandosi al libro per ragazzi, una pedagogia che accerta la congruenza delle letture con le finalità educativo-formative dalla stessa individuate e delineate, anche in rapporto alle più vive e urgenti stanze educative del contingente momento storico-culturale. Tra le quali sono primariamente da collocare la formazione di una salda coscienza morale e civile, educazione alla legalità e il perseguimento del bene comune, in risposta all’odierno depauperamento dell’ethos civile, l’apertura all’alterità e insieme l’ambito all’accoglienza e alla solidarietà, con il connesso concetto di cittadinanza inclusiva.
Parimenti urgente sviluppare capacità riflessive, analitiche sintetiche, contro l’odierna cultura della dispersione, e la provvisorietà, dell’effimero del pagamento.
3. Pedagogia e letteratura giovanile
Una pedagogia che introduce con il decisivo apporto e superamento della psicologia le categorie dell’adatto e del conveniente per l’armonica formazione della personalità infantile e giovanile, in costante riferimento alla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in una società ad un tempo liquida e tecnologica, che presenta i caratteri della sovrabbondanza dell’informazione, dell’anomia, del disorientamento valoriale.
L’approccio pedagogico si addentra nella riflessione sulle potenzialità, positive come negative, del libro per ragazzi in ordine alle finalità precisate, valutando anche i suoi eventuali rischi di conformazione e di condizionamento psichico e ideologico in veste di autorità anonima nei confronti di un lettore ancora incompiuto, sprovvisto di adeguati strumenti di difesa critica, in quanto tale manipolabile e suggestionabile. Nel mentre le attenzioni psicologiche ci vengono suggerite dalla ricerca della psicologia dell’età evolutiva, cognitiva e sociale. La stretta alleanza con la psicologia nelle sue varie articolazioni consente da un lato di verificare quelli che Cedolini definiva requisiti di leggibilità di un testo, in riferimento all’età e alla maturità complessiva del suo fruitore, dall’altro la sua incidenza sulla personalità del giovane lettore.
Libri che, nell’assicurare la dimensione del piacere della lettura attraverso un intenso coinvolgimento emotivo, forniscano anche sicuri orientamenti valoriali, di ordine etico e civico, sostituendosi alla frequente latitanza della famiglia. In questo senso la pedagogia può legittimamente operare in un’ottica riequilibratrice e compensatoria rispetto a quanto di negativo avviene nel sociale, e il libro rendersi complice di questa operazione immergendo il giovane lettore in un’atmosfera valoriale oltre che ricreativa.
4. L’ostilità al “pedagogico”
L’elogio dell’esperienza momentanea e l’esaltazione della pluralità senza coerenza hanno preso il posto di quella che pedagogisti definiscono il progetto di vita personale: l’educazione fai da te non ha bisogno della pedagogia che orienta esperienze di lunga durata perché si affida a emozioni tanto forti nella loro immediatezza quanto perlopiù leggeri. Anche all’interno della critica del libro per ragazzi è da tempo in atto un’offensiva contro la pedagogia, equivocamente e riduttivamente intesa come sinonimo di moralismo deteriore, di prevaricante prevalenza di preoccupazioni didascaliche impegnative, con conseguente mortificazione di carattere di lucidità, di gioiosità, di riverenza tra aggressività che si riconoscono oggi come requisiti prioritari se non esclusivi del libro per ragazzi.
Alla pedagogia vengono anche ascritte pesanti responsabilità nel ritardo o nella incompleta evoluzione della disciplina. Ad esempio, La Placa è dell’avviso che la sola lettura pedagogica axiologicamente fondata non coglie tutte le potenzialità testuali e lamenta che la tutela pedagogica ha fatto da sbarramento all’utilizzazione di più ricchi e appropriati strumenti interpretativi dei testi, compromettendo la promozione di una pedagogia della forma letteraria con le sue particolari, insostituibili valenze formative. Un’altra polemica è arrivata dall’angolo visuale di una critica trasgressiva impegnata nella difesa dell’infanzia al femminile, incarnata dalla Pitzorno, che accusa la pedagogia di servirsi del libro per trasmettere un messaggio moralistico, usando la storia come pretesto per indorare la pillola, nell’intento di modificare il lettore senza il suo consenso consapevole.
La pedagogia correttamente intesa non persegue alcuna finalità di sleale manipolazione del bambino per condurlo nelle direzioni volute, ma gli fornisce un aiuto, gli dedica le dovute attenzioni e gli assicura all’occorrenza adeguata tutela, in vista dell’obiettivo ultimo dell’armonica strutturazione della sua personalità e del suo costruttivo inserimento nel tessuto sociale. Risolvere la critica del libro per ragazzi in un’incessante polemica contro il pedagogico ha scisso il termine letteratura da per l’infanzia o giovanile, orientato la scrittura per ragazzi nella direzione del crossover, vale a dire di una logica che prescinde dall’attenzione all’età cronologica del destinatario della comunicazione letteraria, e aperto la strada alle crescenti tesi proposta di una letteratura senza aggettivi.
All’interno della critica del libro per ragazzi il tramonto della pedagogia nelle sue molte articolazioni, ridotta presenza marginale e a sapere residuale, è andata di pari passo con la negazione del ruolo di filtro e l’intermediazione dell’adulto, in nome di più o meno dichiarate logiche spontaneistiche e libertarie. In assenza di guida, se l’adulto abdica ai suoi compiti alle sue responsabilità educative, il bambino finisce per venire lasciato in balia degli incontrollati influssi della scuola parallela e anche alle offerte narrative non sempre esteticamente qualificate e non sempre congrue sotto una molteplicità di profili, e che in ogni caso andrebbero avvicinate dal minore nel momento psicologicamente più adatto in riferimento all’età mentale, al vissuto e ad altre situazioni soggettive.
5. Un “mostro sacro”: il piacere del testo
Per anni mostro sacro e idolo intoccabile è stato il piacere del testo, l’approccio ludico all’opera narrativa, con ostracismo per qualsivoglia messaggio pedagogico. Posizione gradita a molta editoria e agli stessi scrittori illustratori e persino ai bibliotecari meno coscienziosi, rispetto a una critica pedagogica fatta di distinguo, di puntualizzazioni, di attenzione critica linguaggio, stile contenuti, di richiamo rispetto della personalità del minore, al suo vissuto, alle sue fragilità, alla sua suggestionabilità e vulnerabilità, alle sue esigenze formative. Agli uni pone dei vincoli, impone delle attenzioni e richiama delle responsabilità; ai secondi ricorda il dovere di una vigilanza sui libri che immettono negli scaffali e possibilmente di una loro letteratura preventiva.
Eros Miari afferma di scegliere di proporre libri diversi da quelli continuamente reclamizzati. È una questione di scelta: non siamo obbligati ad assecondare sempre e comunque i gusti del lettore. È una questione di scelta: non siamo obbligati ad assecondare sempre e comunque i gusti dei lettori. Abbiamo un ruolo educativo e dobbiamo esercitarlo.
Focalizzare l’attenzione, oltre che sul testo, sul destinatario della comunicazione letteraria, e quindi sulle possibili ricadute o effetti delle letture su una personalità in formazione.
6. Tra letterario e pedagogico
Le sole qualità letterarie, testuali di un libro, non sembrano sufficienti a garantire la proponibilità a un soggetto impegnato nel suo processo di crescita e di progressiva maturazione cognitiva, linguistica, etico-civica, emotivo-affettiva.
Marc Soriano: una delle caratteristiche della letteratura per la gioventù è che essa stessa costituisce una curiosa eccezione delle regole dell’arte e della critica, per cui i libri per bambini, per dirsi riusciti, non possono accontentarsi di una perfezione estetica, ma devono rispondere anche ad altri requisiti che sono analizzati da una serie di discipline. I requisiti estetici non esauriscono ogni altra problematica educativo-formativa, né conferiscono all’albo, racconto, romanzo l’attestato di eccellenza il riferimento al suo particolare pubblico.
Stephens e McGillis puntualizzano: ciò che distingue lo studio della letteratura per l’infanzia da ciò che non è letteratura per l’infanzia è l’attenzione posta al lettore, anche se le caratteristiche formali della testualità sono al centro dello studio.
Il pericolo è quello di iper connotare indiscriminatamente il potere fascination della comunicazione letteraria e iper valutarne le intrinseche e automatiche potenzialità formative, ludiche e liberatorie, prescindendo dalla realtà psicologica e dei bisogni formativi del suo destinatario. Occorre accanto ad un’approfondita conoscenza del mondo dell’editoria, attrezzarsi di un bagaglio di conoscenze e competenze inter e multidisciplinari, nel quale la pedagogia e la psicologia rappresentano presenza irrinunciabili e imprescindibile, proprio in considerazione della particolarità e peculiarità del soggetto cui le letture si rivolgono.
7. Puntualizzazioni, impegni e auspici
Alla critica del libro per ragazzi, oltre a valutare i pregi estetici di un libro e la sua portata innovativa, si richiede di essere attenta alla nuova realtà dell’infanzia-adolescenza, alle priorità educative emergenti nel contingente momento storico-culturale, ai requisiti di leggibilità di un testo, e non di rivendicare ulteriori spazi di autonomia, di libertà e di lucidità, esasperando situazioni che già invocano una loro riflessione critica. La Svezia si comincia interrogare a fare un bilancio critico sulle conseguenze cui vanno incontro ragazzini liberi, autonomi e indipendenti come quelli delineati da tanta letteratura.
Si tratta di focalizzare l’attenzione con viva sensibilità pedagogiche psicologica sull’odierna scrittura per ragazzi, non soltanto sotto il profilo estetico-letterario, ma anche sotto quello formativo, al fine di incoraggiare e valorizzare la migliore di questa letteratura, segnalando i non rari limiti e inadeguatezze riscontrabili al suo interno.
L’impegno e l’auspicio è quello di una sapiente e non facile armonizzazione tra l’Islanda estetico-letteraria e quella pedagogica, tra piacere del testo e più ampie finalità formative.
L’obiettivo cui tendere rimane quello di un intelligente equilibrio tra vigilanza-controllo e nuove modalità tematiche ed espressive, avendo sempre presente il bambino lettore, i suoi diritti e le sue esigenze.
Capitolo secondo: incidenza delle letture sulla personalità
1. Tra consapevolezza e negazione
Profondo significato delle letture nella nostra storia personale. Storicamente il libro è stato spesso utilizzato come un potente mezzo e strumento di nutrimento, di conformazione, di adeguamento a modelli di desiderabilità sociale. E quindi anche come strategia di manipolazione, di cattura del consenso e di proselitismo, per conquistare precocemente il piccolo le proprie tesi e le proprie convinzioni. Tramite il libro si forniscono insegnamenti e modelli che vengono interiorizzati attraverso processi di medesima azione e di identificazioni, fino ad acquistarne alcune caratteristiche e tratti della personalità. Un po’ di ciascuno di noi è anche frutto ed esito delle letture che abbiamo effettuato, dei racconti che abbiamo ascoltato, dei personaggi che abbiamo amato e nei quali ci siamo immedesimati. Quello che leggiamo da bambini crea il nostro immaginario, ci influenza, ci guida, ci offre modelli di comportamento, esattamente come accade per la televisione o il cinema, con la differenza che durante l’infanzia l’effetto della parola scritta è ancora 1000 volte più potente.
2. Gli esiti di alcune ricerche psicologiche
Varie ricerche psicologiche confermano l’assunto dell’incidenza delle letture sulla personalità del minore, sui suoi comportamenti atteggiamenti, essendo l’infanzia un periodo influenzabile in cui il bambino apprende e si acclimata ai valori, le norme e agli atteggiamenti della propria cultura. La ricerca condotta da Vezzali, Stati, Giovannini ha accertato come la lettura di libri a tematica interculturale produca un miglioramento negli atteggiamenti intergruppi, una riduzione del processo di stereotipizzazione e il desiderio di intraprendere contatti futuri.
Alcuni autori concludono nella loro ricerca che molti testi presentano modelli pericolosi che, aggiunti a quelli proposti da altri media, possono avere un impatto deleterio nei confronti di ragazzi in fase di crescita. Altri ricercatori giungono alla conclusione che leggere i contenuti aggressivi nei libri è positivamente correlato con un analogo comportamento, che si può esplicitare sia sul piano fisico, sia sul piano verbale e relazionale. Nei libri è riscontrabile una violenza soprattutto relazionale. Tali libri sortirebbero l’effetto di modello a spirale verso il basso, innescando un circolo non virtuoso: usufruire di contenuti violenti accresce l’aggressività, e le persone con questi tratti di personalità vanno sempre più alla ricerca di contenuti aggressivi.
Ulteriori ricerche hanno dimostrato che l’esposizione a programmi televisivi ha raddoppiato la probabilità di una gravidanza indesiderata tra i 15 e i 20 anni in soggetti di ambo i sessi. La condizione di teledipendenza, con una continua esposizione al video, sarebbe in positiva correlazione con l’assunzione di atteggiamenti bullistici nell’età della fanciullezza. Entrano in gioco la teoria del modellamento di Bandura e gli studi sui neuroni specchio. Le letture lasciano una qualche impronta sul soggetto che tutta una letteratura riconosce particolarmente recettivo a insegnamenti ed esempi, sottolineandone anche la vocazione imitativo-riproduttiva nei confronti delle occupazioni, dei comportamenti e delle espressioni verbali degli adulti.
3. Si legittima una letteratura esemplaristica?
Non appare tentativo di individuare e perseguire alcune finalità educative in termini di valori condivisi o condivisibili, volti alla formazione dell’uomo e del cittadino, nella direzione del bene comune, secondo l’ideale educativo deweyano. Merita plauso la coraggiosa iniziativa di Gabriella Armando di pubblicare una selezione delle Vite parallele di Plutarco: narrazioni che nell’appassionare alla lettura attivano i processi di identificazione e additano congrui modelli di comportamento, senza tacerne altri negativi, da cui il giovane lettore prenderà istintivamente le distanze.
Sono da preferire modelli tratti dalla cronaca e dalla storia, più che dalla finzione letteraria, perché reali e quindi vicende non romanzate di grandi uomini o di persone comuni che hanno deciso di dare un altro significato alla propria esistenza, proposte alla lettura appassionata e all’ammirazione del bambino e specialmente all’adolescente, sempre alla ricerca di ideali da seguire, di fulgidi esempi cui riferirsi, di grandi uomini senza macchia e senza paura nei quali identificarsi.
4. Sulla pretesa neutralità dei contenuti narrativi
Non è sostenibile la tesi dell’assoluta neutralità dei testi narrativi. Nessuna comunicazione narrativa è neutra: anche il narratore puro che racconta con l’unica preoccupazione dello charme, dell’incanto della storia e della parola comunica comunque al di là delle intenzioni la sua visione del mondo. Lo scrittore trasfonde un po’ di sé, della sua personalità, delle sue interiorità e del suo sistema di valori. Un qualche messaggio di insegnamento o orientamento per la vita è sempre coglibile e quando non è esplicitato si ricava dai comportamenti dei personaggi o dallo svolgimento della trama.
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