L'età del basso impero
Processo di esaurimento della civiltà pagana
L'età del basso impero è caratterizzata da un processo di esaurimento della civiltà pagana dal suo interno. La patristica greca mette al centro il problema trinitario, mentre quella latina si concentra sulla colpa e la redenzione. Vi è difficoltà di conciliazione tra latino classico e cristiano: la saldatura è nel linguaggio.
Minucio Felice
Apologetica latina fine II secolo: "Octavius" di M. Felice e orazioni "Ad nationes" e "Apologeticum" di Tertulliano. Nel primo si nota un'aspra e violenta polemica antipagana, intesa a colpire con slancio. La fede per lui è di stampo intellettualistico con un lucido misticismo espresso in una inesausta sete di assoluto, contrariamente a Tertulliano, in cui permane l'aspetto terreno con particolare attenzione al corpo e alla reincarnazione. Duplice originalità, quindi, nella posizione spirituale e nello stile.
Tertulliano
Tertulliano getta le basi della patristica occidentale: affronta il problema trinitario, cristologico e il problema del male. Si utilizzava il sermo plebeius per le modeste origini sociali dei nuovi credenti, abbassando così il livello a cui era la cultura pagana. Formulò per primo con esattezza le linee principali del dogma della trinità ma negò l'esistenza del Figlio ab aeterno e pose nel Padre la preminenza assoluta. Abbracciò poi l'eresia montanista, pose l'accento sulla diretta illuminazione dello Spirito Santo e negò la verginità di Maria (si mostrò anche crudelmente misogino).
- Ad nationes: concepita come un discorso ai pagani persecutori e immorali, pone in ridicolo tutta la loro tradizione religiosa.
- Apologeticum: opera più organica che testimonia gli studi di retorica e la pratica dell'avvocatura dell'autore. Il fascino è costituito dalla convinzione che la curia Christianorum è il fermento destinato a svegliare la società pagana sprofondata nel suo risibile orgoglio e nei suoi vizi. Viene data notevole importanza al tema del martirio; grido di vittoria di una società nuova che non teme la morte, ma anela a versare il suo sangue per fecondare il mondo.
- Adversus Marcionem: 5 libri. Marcione negava a Cristo di aver posseduto un corpo effettivo e ripudiava alcuni libri del nuovo testamento sottolineando la contraddizione tra antico e nuovo testamento.
- De ieiunio adversus psychicos: si scaglia contro i cattolici distinguendo sé e i suoi compagni (pneumatici, seguaci del Pneuma "spirito") da quelli che vegetano in una vita di carnalità animale, schiavi della disciplina ortodossa (psychici). Il distacco vero e proprio dall'ortodossia cattolica avviene nel "De pudicitia" in cui nega la remissione dei peccati alla chiesa episcopale riconoscendola solo agli apostoli ed ai profeti loro successori.
San Cipriano
San Cipriano fu dapprima maestro di retorica; frutto immediato della sua conversione sembra essere il trattatello "Quod idola dii non sint". Scrisse per l'amico Quirino, che gli aveva chiesto una dimostrazione della verità della dottrina cristiana, i 3 libri del Testimonia ad Quirinum. Poi scrisse "De habitu virginum" per la guida morale delle vergini consacrate a Dio. L'epistolario ci mostra che da vescovo dovette affrontare tutti i problemi legati alle persecuzioni. Questo riguarda gli scritti "De catholicae ecclesiae unitate" in cui propugna il dovere di sottomissione dei fedeli ai loro pastori; e "De lapsis" (i "lapsis" erano coloro che avevano comprato la dichiarazione di abiura e avevano ceduto ai persecutori). Problema di come accogliere nella comunità quelli battezzati da eretici: San Cipriano risponde che hanno bisogno di un nuovo battesimo, ne nacque un urto con la Chiesa di Roma in cui Stefano I era più indulgente. Fu vittima della persecuzione dell'imperatore Valeriano - se ne trova precisa testimonianza negli Acta consolatoria Cypriani - fu martirizzato.
Letteratura pagana del III secolo
Poeta M. Aurelio Olimpo Nemesiano; storiografi Mario Massimo, Lollio Urbico, Elio Giunio Cordo, Giulio Valerio Polemio.
Arnobio
Arnobio era un maestro di retorica che si convertì al Cristianesimo, al tempo di Diocleziano, spinto da un sogno. Scrisse i 7 libri Adversus nationes per dimostrare al vescovo l'autenticità della sua fede. La sua particolarità consiste nel servirsi di pensatori pagani per demolire il mondo della civiltà pagana. Nelle sue opere non è affatto dimostrato che egli conoscesse il Vecchio Testamento; vi sono contenute delle proposizioni definibili ereticali: non è esclusa l'esistenza di dei pagani, considerati inferiori rispetto a Dio Padre, alla pari di Cristo considerato anche lui una divinità di secondo grado. Questo autore è il prodotto del sincretismo della civiltà pagana e le correnti mistiche del tempo.
Lattanzio
Fu per molti anni un retore, imbevuto di cultura tradizionale. Problema del "De ave phoenice": chi lo attribuì?
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