Virgilio (Mantova 70 - Brindisi 19)
Nasce a Mantova, ma la sua formazione avviene tra Napoli e Roma. In una poesiola dell’Appendix Virgiliana si allude alla frequentazione della scuola epicurea di Sirone: questa poesia potrebbe essere un falso, ma le Bucoliche hanno certamente ispirazione epicurea. In esse si allude più volte alle confische di terreni del 41, e una notizia largamente attestata anche in età classica vuole che Virgilio stesso avesse perso i suoi terreni per poi riacquistarli grazie all’intervento forse di Ottaviano. Nelle Bucoliche non c’è traccia di Mecenate, che entrerà a far parte della vita di Virgilio poco dopo la pubblicazione dell’opera. Inserito nella sua cerchia, lavorerà alle Georgiche. Nel 29 Ottaviano si fa leggere quest’opera appena terminata e sembra spingerlo verso la stesura dell’Eneide, a cui lavorerà fino alla morte avvenuta nel 19. Il poema manca della revisione finale ed è stato pubblicato per volere dell’amico Vario Rufo. Esistono varie biografie di Virgilio, tra cui la più nota è la Vita di Elio Donato.
Bucoliche
Il titolo significa “canti dei bovari” e evoca al meglio il genere letterario, che rievoca uno sfondo rurale in cui i pastori stessi compaiono come creatori di poesia. Virgilio è il primo poeta latino ad ispirarsi direttamente agli Idilli di Teocrito, poeta che ai latini doveva sembrare troppo delicato e artificioso. Il richiamo al poeta greco è palese, ma Virgilio enfatizza gli elementi di stilizzazione e idealizzazione conferendo al genere dell’Idillio l’atmosfera sentimentale malinconico-contemplativa che in Teocrito era pressoché assente: le vicende della città e della storia appaiono lontane, misteriose e spaventose.
- I ecloga: dialogo tra i pastori Titiro e Melibeo, a cui hanno confiscato le terre
- II ecloga: lamento d’amore di Coridone per Alessi
- III ecloga: tenzone poetica tra due pastori
- IV ecloga: canto profetico per il puer che vedrà la nascita dell’età dell’oro
- V ecloga: lamento per l’eroe pastorale Dafni
- VI ecloga: il vecchio Sileno canta l’origine del mondo e una serie di miti
- VII ecloga: tenzone poetica tra due pastori
- VIII ecloga: altra gara di canto dedicata ad Asinio Pollione
- IX ecloga: simile alla prima
- X ecloga: Virgilio cerca di confortare Cornelio Gallo per le sue sofferenze amorose
Georgiche
Costarono a Virgilio quasi 10 anni, e forse sono state spinte dalla diffusione dell’opera di Varrone sull’agricoltura. Secondo una notizia antica, il finale dell’opera inizialmente conteneva le lodi di Cornelio Gallo, poi sostituite con l’epillio di Aristeo. Forse in realtà la notizia di un rifacimento è fasulla, perché la vicenda di Aristeo si inserisce bene nel quadro dell’opera: è il modello di vita che Virgilio vorrebbe insegnare ai suoi lettori, quello di un uomo che lotta pazientemente contro la natura. In un certo senso, il poema didascalico di Virgilio dialoga con quello di Lucrezio: la saggezza del contadino che sa conciliare la fatica del lavoro e la generosità della terra conduce all’autarchia, che Lucrezio proponeva come ideale di felicità. In realtà però, contrariamente da Lucrezio, Virgilio non cerca di spiegare i grandi fenomeni cosmici, ma si limita ad ancorarsi ai piccoli ritmi della vita quotidiana.
Le Georgiche presentano Augusto come salvatore: grazie alla sua opera di pacificazione, i contadini possono riprendere la loro vita e i loro ritmi. Il substrato storico è notevole: l’opera è solo programmaticamente dedicata agli uomini dei campi, ma in realtà presuppone un lettore colto che conosce anche la vita politica delle città. È difficile pensare che sia una vera e propria opera di propaganda, perché non accenna minimamente ai grandi cambiamenti in corso, ma di certo rivaluta le tradizioni dell’Italia contadina e quindi del mos maiorum.
I temi dei 4 libri sono lavoro dei campi, arboricoltura, allevamento del bestiame e apicoltura: man mano che si procede l’apporto della fatica umana diviene meno accentuato e la natura prende il sopravvento. Ogni libro è dotato di una digressione conclusiva: guerre civili, lode della vita agreste, peste degli animali, epillio di Aristeo: c’è polarità tra i libri I e III, negativi, e II e IV, positivi: sono un’opera di contrasto e di conflitto, perché la fatica viene inviata dalla provvidenza divina, ma l’ideale vagheggiato è quello dell’età dell’oro quando il lavoro non era necessario.
L’Eneide
Secondo i commentatori antichi, Virgilio non si riproponeva di continuare Ennio quanto piuttosto di sostituirlo, confrontandosi direttamente con Omero. La struttura dell’opera richiama il modello omerico invertendolo, presentando nei primi 6 libri una sequenza di viaggi che rievoca l’Odissea e negli altri 6 delle battaglie che rievocano l’Iliade: l’Eneide risulta quindi essere una contaminazione dei due principali poemi epici; e Enea sintetizza in sé le doti di Achille e di Odisseo. Si manifesta quindi l’intenzione di lodare Augusto partendo dai suoi antenati: il poema si immerge in un mondo omerico, alla distanza di anni luce dal mondo augusteo, e questo distacco permette di elogiarlo e di conferirgli valore profetico.
Non sembra che Enea sia mai stato considerato il fondatore di Roma, ma la sua figura aveva acquisito fortuna perché rivendicare un celebre eroe Troiano come capostipite permetteva ai Romani di compararsi direttamente con i Greci nel momento in cui Roma si avviava ad acquisire l’egemonia sul mediterraneo. Virgilio rivoluziona completamente lo stile epico: come evidenziò Klingner, seppe conciliare il massimo della libertà con il massimo di ordine, cosa che si riflette anche nell’esametro che diventa più regolare ma anche più flessibile: la struttura ritmica si basa su un ristretto numero di cesure principali affiancate da un gran numero di cesure accessorie, e il periodare può scavalcare o rispettare la coincidenza con le unità metriche. Anche il linguaggio si modifica: è alleggerito dagli arcaismi e dai poetismi tipici dell’epica tradizionale, e preferisce utilizzare parole comuni sperimentando nuovi inediti accostamenti.
Orazio (Venosa 65 - Roma 8 a.C.)
Era originario di una famiglia modesta di Venosa, che in seguito si trasferirà a Roma. Studiò con il grammatico Orbilio e poi si recò in Grecia ad approfondire la sua preparazione filosofica finché, attratto dalla libertas, si arruolò nell’armata di Bruto. Dopo la sconfitta di Filippi poté tornare a Roma grazie ad un’amnistia, ma il suo fondo era stato sequestrato e dovette lavorare come scriba quaestorius per guadagnarsi da vivere. Nel 38, Virgilio e Vario lo presentano a Mecenate, che lo accolse nel suo circolo e qualche anno dopo gli donò un podere nella campagna sabina. Si avvicinò molto anche ad Augusto, ma declinò l’offerta di diventare suo segretario personale.
Gli Epodi
Sono 17 componimenti scritti tra il 41 e il 30, in distici (epodo indica il verso più corto di un distico). Costituiscono la fase giovanile della sua attività poetica, a cui è mosso dalla povertà dopo Filippi (“paupertas impulit audax ut versus facerem”). Ciò comporta toni molto spesso polemici, carichi e violenti, diversi dall’ideale di buon gusto e affabilità tipici della maturità del poeta. In ogni caso, questi toni sono dovuti anche ai modelli di Orazio, che dichiara esplicitamente di rifarsi ad Archiloco: dice di aver mutuato i metri (numeri) e l’aggressività (animi), ma non i contenuti (res): l’aggressività di Orazio, infatti, non può rivolgersi che contro bersagli minori e fittizi (usuraio, arricchito).
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