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Storia letteraria di Roma

Le origini

Quadro storico di riferimento

Struttura politica e sociale: Roma sorse in un ambiente con popolazioni indoeuropee del ceppo latino-sabino. Tra Roma e le città limitrofe c'era un rapporto di alleanza: le città del Lazio costituivano la lega latina e si riunivano annualmente presso un santuario per celebrare dei riti religiosi comuni. La forma statale delle origini è la monarchia. I primi 4 re hanno nomi latini, mentre gli altri 3 sono di origine etrusca (dato confermato dai reperti archeologici). Roma infatti conobbe anche l'egemonia etrusca. Sia mondo latino che mondo etrusco influirono profondamente sulla composizione sociale e strutture politiche della Roma delle origini.

Struttura società romana delle origini

(analoga a quella nel mondo etrusco):

  • Patriziato: organizzato per gentes (cioè gruppi che si richiamavano a un antenato comune) e a cui spettava la proprietà della terra.
  • Clientes: vincolati a una serie di obblighi verso i patrizi, da cui ricevevano in cambio protezioni.
  • Plebei: nessuna organizzazione gentilizia e non avevano accesso alla proprietà terriera.

Struttura politica: Roma era retta da una monarchia elettiva a cui si affiancavano due organi puramente consultivi:

  • Senato: consiglio degli anziani formato solo dai capi patrizi.
  • Assemblea delle curie: in cui il resto del popolo era diviso.

La monarchia aveva una funzione mediatrice fra le classi. La contrapposizione tra patrizi e plebei era forte. Sotto il re Servio Tullio fu aperto ai plebei l'accesso all'esercito. Con la riforma serviana la città ebbe un nuovo ordinamento basato sul censo. Inoltre, ci fu una nuova organizzazione territoriale basata sulle unità militari (le centurie). I comizi centuriati erano saldamente nelle mani dei patrizi, ma i plebei vi erano rappresentati. Lo storico Livio accusa Servio Tullio di aver difeso la plebe.

Successivamente l'etrusco Porsenna, nel quadro delle lotte tra le varie città etrusche, occupò militarmente Roma e scalzò la monarchia. Porsenna e gli etruschi vennero poi sconfitti dai Greci ad Ariccia, e tale sconfitta segnò la fine della potenza etrusca. A Roma venne introdotto un tipo di stato fondato su magistrature collegiali, limitate nel tempo e inizialmente accessibili solo ai patrizi. Con la repubblica il problema sociale si pone in modo drastico: nel V-IV sec. a.C. si assiste parallelamente alle conquiste romane nel Lazio (e poi nel Sannio e nella Magna Grecia) e alle lotte tra i patrizi e i plebei. Questi ultimi avevano tre obiettivi fondamentali: l'uguaglianza dei diritti politici, la legislazione sui debiti e la distribuzione delle terre conquistate in occasione delle guerre. Usarono soprattutto l'arma della secessione (ritiro dei loro contingenti dall'esercito). Con tali lotte alla fine i plebei ottennero: accesso alle magistrature e al senato, una legislazione scritta, la parità dei diritti politici, parte delle terre conquistate in Italia e una legislazione sui debiti. Seguì poi tra i plebei un processo di differenziazione sociale interna, portando alla creazione di un'aristocrazia ricca di origine plebea.

Economia e cultura

L'economia della Roma arcaica era basata sull'agricoltura, il problema della terra fu e restò fondamentale nella storia della repubblica. Roma era posta sulle rive di un fiume e anche in punto di transito, diventando fin dalle origini un centro commerciale che sfruttava il passaggio del fiume e la via che portava alle saline (alla foce del Tevere). Il commercio assunse carattere sacro: il termine pontifex deriva infatti da pons. Era un sacerdote a occuparsi del ponte sul Tevere (l'antico pons Sublicius) ed erano i pontefici a stabilire i giorni di mercato. Posizione di contatto commerciale e anche culturale, soprattutto con Etruschi e Magna Grecia (attestate relazioni anche senza la mediazione etrusca). L'origine della civiltà romana è un fenomeno complesso frutto di apporti delle diverse culture limitrofe. Ciò è ben visibile nell'arte e nella religione.

La religione romana era di tipo animistico: attribuiva a ogni fenomeno una divinità e ne venerava la forza di intervento sulla realtà (chiamata numen). Primitive concezioni animistiche arricchite poi dai influssi di altre culture (soprattutto greca ed etrusca). Già il "calendario di Numa" però presenta un panorama religioso più complesso, con divinità chiaramente derivate dagli Etruschi (es. La triade capitolina: Giove Ottimo Massimo, Giunone e Minerva) e divinità greche (es. Libero e Cerere). I romani assorbono l'etrusca arte divinatoria (che consiste nell'interpretazione del volere degli dei a partire dall'osservazione del volo degli uccelli o dalle viscere degli animali sacrificati). Il culto degli antenati praticato all'interno della casa è comune sia all'area etrusca che latina e greca. Con la fine dell'egemonia etrusca aumentò l'influenza greca, rendendo più consistente la presenza di divinità e riti greci. La tecnica etrusca fu usata per l'architettura civile, militare e religiosa (es. Tempio dedicato alla triade capitolina e i resti delle terracotte che l'ornavano).

Contatti commerciali con la Grecia portarono all'affluenza a Roma di manufatti e artigiani, soprattutto per quanto riguarda gli oggetti di lusso, come i vasi e le cistae. A Roma lavoravano dunque artigiani greci ed etruschi (bisogna attendere il IV sec per avere opere "romane"). Sia Etruria che Magna Grecia erano portatrici della cultura ellenistica, e in ambiente italico, dato il contatto con le civiltà indigene, se ne crearono delle forme peculiari. Roma dunque si sviluppò fin dall'inizio grazie al commercio e agli scambi, risultando aperta agli influssi più diversi. Ha poco senso discutere sull'originalità o meno della cultura latina perché ciascun popolo elabora delle proprie forme culturali a partire dalle proprie esigenze ma non è mai immune agli influssi con cui viene a contatto.

Letteratura delle origini

La cultura delle origini era essenzialmente orale e strettamente legata alle occasioni, sociali o religiose, in cui essa veniva prodotta. Produzione anonima (non esisteva il letterato come figura sociale autonoma) e legata alle diverse realtà sociali che producevano forme letterarie di rispettiva pertinenza.

Letteratura gentilizia

  • Carmina convivalia: genere di epopea primitiva, erede della tradizione etrusca di recitare, durante i banchetti, poemi storico-leggendari accompagnati dalla tibia (il flauto). Si tratta di poesia che esalta le gesta valorose di eroi (antenati o personaggi leggendari, connazionali o entrati a far parte del patrimonio tradizionale). Abbiamo due titoli (Carmen Priami e Carmen Nelei) e pochi frammenti: il primo è in saturni ed è incentrato sul racconto del mito troiano noto a Roma sin da età molto antica; il secondo è in senari giambici e riguarda un mito prettamente greco: Neleo e Pelia sono due gemelli figli di Poseidone e della mortale Tiro. Alla nascita vengono messi in una cesta su una barca in balia delle acque, poi vengono allevati da una famiglia di pastori. Da adulti scoprono la loro vera origine e liberano la madre dalle angherie cui era soggetta. Mito da cui deriva quello di Romolo e Remo. Le conoscenze di cultura greca presenti anche in epoca molto antica. Questi carmina sono importanti perché il loro patrimonio storico e leggendario confluirà poi nelle cronache degli annalisti e nella produzione epica.
  • Nenie e laudationes funebri: lamentazioni che le donne di casa (in seguito donne prezzolate) cantavano nei funerali accompagnandosi con la tibia, per esprimere dolore comune ed esaltare le virtù dell'estinto. Veri e propri discorsi pronunciati da un congiunto del defunto che rendevano il funerale momento di compianto ma soprattutto momento di esaltazione solenne della gens e della sua gloria. Nel corteo funebre sfilavano anche le maschere degli antenati. Discorsi poi trascritti e conservati negli archivi delle famiglie della nobilitas.
  • Elogia: forse derivanti dal termine greco elegheion (lamento). Erano iscrizioni poste sui sepolcri di defunti aristocratici che celebravano le loro virtù. Carattere romano visibile dal contenuto (esaltazione virtus e nobilitas) e dall'uso del saturnio (metro romano). È un verso di cui abbiamo scarsi esempi. Non è chiara l'origine del saturnio: o un verso "indigeno" oppure risultato dell'unione di kola (membri) di versi greci. Si tende di più a considerarlo di natura quantitativa (verso formato su moduli greci), attestata dai grammatici antichi, ma non è da tutti esclusa la natura accentativa (cioè verso con successione di sillabe toniche ed atone, tipicamente italico). È un verso ritmico accompagnato spesso da musica e danza. Assurge a dignità letteraria con L. Andronico e Nevio e poi scompare subito dopo (forse significa che era il punto di arrivo di una lunga tradizione).

Letteratura popolare

Le prime forme si identificano con le prime manifestazioni drammatiche a Roma. Legate a una società agricola, frutto di improvvisazione e connesse al rituale:

  • Atellana: si rappresentava in ambiente osco (infatti atellana deriva da Atella, città vicino Capua). Recitata da attori professionisti che improvvisavano a partire da un canovaccio (trica), fondata su maschere fisse: Maccus (il balordo), Pappus (il vecchio rimbambito), Buccus (il cialtrone), Dossenus (il gobbo furbo). La vis comica era basata su individuazione di difetti umani elementari (sensualità, ghiottoneria, furbizia eccessiva), facile presa su ambiente agricolo e società poco colta. A noi giungono solo frammenti dell'atellana letteraria (inizi I sec a.C). Influenza il teatro plautino (per maschere fisse) ed è un antecedente del teatro in maschera italiano (es. Arlecchino, Pulcinella etc) e della commedia dell'arte.
  • Fescennini: dialoghi con linguaggio scurrile recitati da attori camuffati da contadini durante le feste campestri. Origine molto antica, in occasione delle feste in onore del raccolto (dove si portavano in processione simboli della fertilità e i partecipanti si scambiavano lazzi osceni). Erano in origine espressioni tipiche di una società contadina. Due teorie sull'origine del nome: da Fescennio, città Etruria meridionale, probabilmente ipotesi giusta; da fascinum, possibile allusione ai riti con cui si teneva lontano il malocchio.
  • Ludi scenici: Tito Livio parla delle prime rappresentazioni di giocolieri etruschi (ludiones) a Roma in occasione di una pestilenza (364 a.C.), le mette in relazione coi fescennini per designare spettacoli con danza e musica divisi da recitazione. In seguito canto e azione scenica furono uniti in uno spettacolo, detto satura. Con L. Andronico si giunge al dramma vero e proprio con una trama precisa. Ma il racconto liviano non è del tutto attendibile: i fescennini sono molto più antici del 364, e i drammi di L. Andronico dipendono da originali greci, non derivano dalla satira drammatica.

Produzioni preletterarie

  • Antichi canti liturgici: produzioni preletterarie pronunciate da alcuni collegi sacerdotali durante riti e feste, risalenti al VI-V sec a.C. Il Carmen Saliare (ne abbiamo pochissimi frammenti) era cantato dai sacerdoti Salii (salire= saltare, danzare. Sacerdoti di Marte) durante le loro danze, tenute a Roma nel mese di marzo, e avevano un fine propiziatorio per il raccolto e la prosperità della patria. I sacerdoti avanzavano danzando e scandivano il ritmo battendo l'asta sullo scudo. Il Carmen Arvale era cantato in primavera dai fratres Arvales, durante le danze destinante alla purificazione dei campi. Si invocano i Lari (divinità protettrici del focolare domestico), i Semoni (divinità dei campi) e Marte, dio della guerra ritenuto una continua minaccia per la sicurezza della casa e la prosperità dei campi. Caratteristiche formali: rime, allitterazioni, omoteleuti, ricerca di dittologie sinonimiche.
  • Carmi trionfali: cantati durante la celebrazione di vittorie militari. Si tessevano le lodi del generale vittorioso ma lo si apostrofava anche con assoluta libertà (si potevano persino ricordare particolari piccanti della sua vita).

Letteratura scritta

Dei primi secoli abbiamo molte testimonianze archeologiche ed epigrafiche:

  • Il cippo del Foro romano (VI sec a.C.) scoperto nel 1899 sotto il lapis niger nel Foro, vicino all'arco di Settimio Severo. Secondo la leggenda in quel punto era sepolto Romolo. Reca un'iscrizione bustrofedica (da sinistra a destra, da destra a sinistra etc) a caratteri greci, probabile contenuto religioso.
  • Vaso di Duenos (VI-V sec): vaso di argilla con iscrizione da destra a sinistra di incerta interpretazione, probabile carattere amoroso.
  • Coppa di Civita Castellana (VI-V sec): con iscrizione contenente un invito a bere.
  • Cista Ficoroni (IV sec): scoperta da Ficoroni. Vaso cilindrico di bronzo trovato a Preneste. Sul coperchio l'iscrizione che dice "Novio Plauzio mi fece a Roma". Da molti è ritenuta un falso.

Forme letterarie scritte delle leggi e degli annali dei pontefici: inizialmente il diritto era competenza delle familiae e delle gentes. Poi se ne appropriò lo stato, l'amministrazione del diritto civile riservato ai pontefici, che favorirono largamente l'aristocrazia, a cui essi stessi appartenevano. Per questo una delle richieste della plebe era una legislazione scritta, che fissasse il diritto con la scrittura impedendo abusi dei patrizi.

  • Legge delle XII Tavole: leggi redatte dal collegio dei decemviri incaricati di redigere leggi per tutti i cittadini (collegio creato nel 452 a seguito dell'acuirsi del conflitto di classe e della sospensione delle magistrature ordinarie). Tali leggi non colmarono gli squilibri. Norme severissime per i debitori (che potevano essere ridotti in schiavitù), potere illimitato del padre sui figli, alla donna nessun diritto riconosciuto, vietati matrimoni tra patrizi e plebei. Ma fu imposto il divieto di violare la legge anche ai cittadini che prima godevano di privilegi straordinari. Inoltre fu sancito il divieto di condannare a morte cittadini romani senza interpellare i comizi centuriati. Il testo delle 12 tavole a noi noto comprende probabilmente norme appartenenti a periodi diversi della storia romana (infatti ci sono disposizioni anacronistiche come legge del taglione. Poi divieto del padre di vendere un figlio più di 3 volte o sanzioni contro le eccessive manifestazioni di dolore nei funerali).
  • Annali dei pontefici: prima forma di composizione storica. Redazione riservata ai pontefici. Lo scopo originario era creare un calendario che distingueva i dies fasti (consentito svolgimento attività pubbliche) dai nefasti (vietata qualsiasi attività). Il Pontefice Massimo compilava anche elenchi (commentarii) coi nomi dei magistrati, conservati nella sua residenza ufficiale e redatti nella tabula dealbata, cioè una tavola bianca riempita coi nomi dei consoli e con l'elenco dei fatti più importanti che veniva esposta a fine di ogni anno davanti alla residenza del pontefice. Tutto questo materiale confluì negli Annales Maximi (così detti perché compilati dal Pontefice Massimo), una raccolta unica in 80 volumi operata dal pontefice Muzio Scevola a fine II sec a.C. Gli annales avevano valore politico: i pontefici (aristocrazia) selezionavano attentamente i fatti da ricordare. Sugli annales si baseranno gli storici romani successivi.
  • Archivi famiglie patrizie: sorta di storiografia privata. Conservazione delle cronache familiari e delle laudationes, sia per conservare le memorie delle singole gentes sia per ammaestrare le generazioni future al culto degli ideali aristocratici (virtus, rispetto delle tradizioni, culto della famiglia e degli illustri antenati).

Appio Claudio (350-271 a.C.)

Prima personalità della letteratura latina, non è un letterato nel senso moderno del termine. Membro dell'aristocrazia protagonista delle lotte di classe del IV sec. Fu censore, console per due volte, dittatore (intorno al 290), guidò più volte l'esercito romano contro i nemici. Durante la censura rivide la lista dei senatori e inserisce anche i figli dei liberti: novità audace dovuta al cresciuto peso dei nuovi ricchi provenienti dall'artigianato e dal commercio. Tentò di modificare gli ordinamenti: autorizzò ogni cittadino a iscriversi alla tribù che voleva, causando un aumento del peso delle tribù cittadine a discapito di quelle rurali (rimaste in mano ai ceti più conservatori). Inoltre, un suo segretario rese pubbliche le forme del diritto civile e il calendario con i dies fasti e dies nefasti: entrambe le cose erano prima di competenza esclusiva dei sacerdoti, portando alla caduta del monopolio patrizio in materia religiosa.

Notizie frammentarie su Appio Claudio: figura poco definita, a volte ricordato per le sue tendenze avanzate, a volte per alcune sue prese di posizione intransigenti in difesa dell'aristocrazia.

Opere:

  • De Pyrrho rege: discorso (che circolava al tempo di Cicerone) pronunciato da Appio vecchio e cieco nel 280 per mettere in guardia il senato dal concludere la pace con Pirro.
  • Sententiae: raccolta di massime morali di matrice pitagorica. Pochi frammenti. Famoso quello in cui l'uomo è definito artefice assoluto del proprio destino.

Si occupò anche di questioni grammaticali e linguistiche: introduce il rotacismo, cioè s intervocalica diventa r (Lases diventa Lares).

Il periodo arcaico

Quadro storico-culturale

Guerre puniche e conseguenze

Dopo la sconfitta di Pirro nella guerra tarantina e successiva conquista della Magna Grecia, si affaccia la possibilità di un espansionismo nel Mediterraneo che aveva come scopo immediato l'occupazione della Sicilia, portando a un sicuro scontro con Cartagine, rilevante potenza commerciale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bacchae2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Latino e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Marchetta Antonio.
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