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Riassunto esame Letteratura Latina Medievale, prof. Di Marco, libro consigliato Nostalgia del paradiso: il giardino medievale, F. Cardini e M. Miglio

Riassunto per l'esame di Letteratura latina medievale, basato sullo studio autonomo del testo consigliato dal docente Di Marco: Nostalgia del paradiso: il giardino medievale, Franco Cardini e Massimo Miglio, dell'università degli Studi di Roma Tre - Uniroma3, Facoltà di Lettere e filosofia.

Esame di Letteratura latina medievale docente Prof. M. Di Marco

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dell’Eden associato anche alla muraglia, quindi il giardino ha una bipolarità perché dolce all’interno ma inviolabile

all’esterno. La Bibbia ricorda tre grandi episodi di recinzione: l’Eden il cui ingresso è vietato ai Progenitori, la reggia e

Tempio di Salomone a Gerusalemme perché lo separa dal resto del popolo (anche se è quello Eletto), infine la

Gerusalemme Celeste nella visione apocalittica ha le mura di pietre preziose. Il giardino monastico si ricollega anche al

giardino del Cantico dei Cantici (opera più commentata nella letteratura monastica), un cercarsi e nascondersi fra amante

e amato, ricerca di Dio . Per Pier Damiani non c’è salvezza fuori dal monastero, invece per Bernardo di Clairvaux il

monastero è la vera Gerusalemme.

Alcuni vocaboli simbolici come l’albero al centro del giardino o la fonte ridisegnata come peschiera rimarranno nel

giardino “laico” dal Trecento(come nelle descrizioni dei giardini di Boccaccio), ovviamente cambieranno i valori simbolici,

ma i giardini europei anche moderni non possono essere considerati prescindendo dai precedenti monastici.

2. Alberi e fiori d’Oriente

Nei secoli centrali del medioevo (XI-XIII sec) vi è un intenso miglioramento per i giardini e gli orti occidentali, perché era

aumentata la temperatura, erano aumentati il livello demografico e la qualità della vita, era aumentata la domanda e

offerta di generi alimentari, vi era un’attenzione e cura maggiore nei confronti della natura dovuti agli insegnamenti di

teologia e neoplatonismo della scuola di Chartres e della sensibilità di Francesco d’Assisi e una conoscenza di nuovi

modelli portati dalla tradizione islamica (in Spagna, Sicilia, Egitto, Siria-Plestina) proveniente dai Persiani. Tantoché arabi

e persiani erano abilissimi nelle tecniche di irrigazione, coltivazioni specialistiche e innesti, proprio per dominare la natura

arida dei luoghi di origine. Il Corano promette giardini e vergini per i fedeli. L’Islam aveva ereditato dalla cultura persiana

la struttura tipica dei giardini-paradiso di Ciro e di Cosroe, che hanno influenzato anche l’Eden biblico: immensi parchi-

giardino distinti in quattro parti da due canali perpendicolari che s’incrociano e all’incrocio un’isola artificiale considerata

Montagna Sacra centro dell’universo (ripreso dall’Islam). Il modello primario è il “giardino quadruplo” tchahar bag in

persiano. Al centro del parco-giardino si ergeva un padiglione che riparava un trono, da questa struttura quadrata

partivano quattro grandi bacini disposti a cruciforme verso i punti cardinali, gli spazi delimitati erano tagliati da una rete di

canali minori che si alternavano ad aiuole fiorite. Con l’Islam i canali, i sentieri e le aree destinate alla coltivazione era

soggetti alla matematica e geometria, infatti nel X-XI il matematico al-Biruni nella sua Cronologia insegnava ad

apprezzare la geometria e il contrasto cromatico come aspetti dell’ordine cosmico. Ma anche per i musulmani e i cristiani

il paradiso era il giardino e specchio della terra.

Paradisi giardini -> mentre i persiani rendevano i giardini dei paradisi in terra, in seguito gli arabi renderanno l’idea del

paradiso un giardino con fiumi di miele, latte, vino, acqua dolce, dove le donne sono sempre vergini e gli alberi danno cibi

già pronti, dove fioriscono gemme e profumi. L’antico modello musulmano cambiava in base alle zone, dalla Spagna alla

Sicilia, in base agli incontri col modello cristiano. Tramite Costantinopoli si rinnovò la botanica medica nella Spagna

araba, rileggendo il trattato di botanica in greco di Dioscoride tradotto in arabo. Nacquero gli orti botanici in Spagna.

Anche l’Egitto fu un altro grande centro di elaborazione dell’arte dei giardini, destinato a influenzare gli occidentali. Poco

resta di questi giardini, ma all’epoca vennero diffusi dai visitatori e pellegrini. Stessa sorte hanno subito quelli persiani dei

quali rimangono pochissime tracce da Baghdad a Samarcanda, furono danneggiati dall’ondata dei mongoli di Gengis

Khan a metà XIII sec, ma vennero ricostruiti dagli stessi il khan tartaro-persiani tra XIV-XV sec.

Simboli e ricchezze dei giardini. Palermo -> tra X-XII (musulmani, normanno-svevi) è un luogo di incontro di culture

diverse che esaltano i giardini. Al-Idrisi (geografo e naturalista arabo) descrive Palermo con: ovunque corsi d’acqua e

canali, pozzi, mulini, verzieri e giardini di piacere, portici, cortili e logge fiorite. Attorno alla città si riescono a controllare le

zone umide e paludose attraverso una rete di canali, quindi anche all’esterno vi sono giardini dove si coltiva la canna da

zucchero, datteri, agrumi, portando ricchezza. I sovrani normanni e Federico II trasformeranno i palazzi in simboli del

potere. Alla fine del XII sec è il testo di Pietro da Eboli il Libro in onore di Augusto (dove Augusto è Enrico IV di Svevia) nel

quale viene descritto il Viridarium Genoard realizzato dal re normanno Guglielmo II, alla morte di questo gli abitanti dei

quartieri piangono nel Viridarium perché idealmente rimanda al potere del re, quindi lo inseriscono nel contesto urbano e

gli affidano una valenza simbolica e politica. Palermo diviene una città-giardino, per la bellezza del verde e l’abbondanza

delle acque, i giardini riempiono ogni spazio e vederli è un piacere per gli occhi.

I solatia palermitani sono complessi solenni ed eleganti residenze, specchi d’acqua, parchi, giardini ordinati per fornire al

sovrano un sollievo dalle cure di governo che riprendono un modello persiano giunta in Sicilia tramite gli arabi e sul quale

i siculo-normanni esercitarono tra XI-XII un effettivo dominio. I normanni ereditano dagli arabi e trasmettono agli svevi

l’idea del paradiso in terra : quindi costruiscono nei palazzi dei bacini d’acqua a specchio e dei giardini, oppure riprendono

l’idea dell’Eden e creano un giardino quadrato (4 elementi quindi terra quindi Creazione) con al centro una fontana o

palma che richiamava il Cristo in quanto Albero della vita o Sorgente di vita. Il giardino palermitano XIV-XV sec è recintato

e difeso, con al suo interno una capanna abitabile, il centro dell’orto-giardino è ordinato in aiuole rettangolari a bordi

rialzati, mentre ai margini si coltivano gli ortaggi, attorno al coltivato vi erano le piante da frutto.

3. Il giardino cortese e il giardino incantato

Il fascino del giardino orientale si coglie nella descrizione che il cronista francescano Salimbene de Adam da Parma

propone per il cortile-giardino di Pisa, c’è un rinvio ai romanzi cavallereschi, dove c’è un cortile, le fiere, i colori, il canto e

il ballo. Nel XIII col Milione di Marco Polo si descrive il giardino di un signore musulmano sciita nel quale erano presenti

tutti i frutti, oro, bestie e uccelli, fanciulli bellissimi che cantavano e suonavano.

Magici verzieri -> nel XII sec il giardino esce fuori dal monastero e si fa laico, perde dei simboli religiosi e le virtù delle

piante per acquisire un piacere sia estetico che erotico. La rinnovata visione della natura della scuola di Chartres

influenza (forse) la visione francescana e la scuola scientifico-filosofica di Oxford (i cui esponenti erano francescani come

Ruggero Bacone): nella ricca biblioteca della cattedrale di Chartres si studiò Platone, l’universo veniva considerato un

grande essere animato con forza vitale e tramite tra Dio e materia. I maestri di Chartres sono alla base della proposta

ideologica trasmessa dal Roman de la Rose opera di riferimento della “filosofia del giardino” nel XIII sec, da qui nasce la

cultura cortese che ha nel giardino uno dei luoghi privilegiati. Chretien de Troyes propone la forma archetipica

dell’inviolabile “giardino incantato”, magico verziere che somiglia all’Eden: inviolabilità, eterna primavera, abbondanza di

erbe salutari, canto degli uccelli; ma vi sono anche possibili radici celtiche (le “isole occidentali” dei beati affini ai Campi

Elisi). Precedente a Chretien de Troyes è il Conte attribuito a Robert d’Orbigny a metà XII sec dedicato a Floire et

Blanchefleur, si narra l’amore di due giovani allevati insieme, musulmano lui e cristiana lei, che si innamorano in un

giardino da bambini, ma per far distogliere il pensiero da lui i genitori dedicano un cenotafio a Biancofiore e lo mettono nel

giardino di casa, infine è presente un terzo giardino che è quello magico dell’emiro a cui è destinata la ragazza (si avverte

la suggestione dei giardini orientali, alimentata dai crociati).

Giardini d’amore e giardini d’automi -> nel XII-XIII sec la cultura cortese fa del giardino (prato o verziere) il luogo per gli

incontri poetici e amorosi e per discutere sull’amore (influenzata dalla rinascita platonica e ovidiana). La cultura erotico-

filosofica trova maggiore espressione nel libro di Andrea Cappellano De Amore e nel Roman de la Rose di Guillaume de

Lorris e di Jean de Meun. La poesia trobadorica celebra l’esplosione della natura risvegliata a primavera, la rosa fiore per

eccellenza (sacra alla Vergine Maria, alla quale si tributa un culto mistico e cavalleresco al tempo stesso). L’influenza

dell’Oriente fa mutare il paesaggio. Gran parte della cultura medievale è orale, ma nei giardini si riflette al memoria delle

mani. Tra XII-XIII sec i giardini signorili tra Francia e Inghilterra risentivano del periodo prospero (che declina alla fine del

Duecento). Le foreste vengono recintate e convertite in riserve di caccia o serragli per animali esotici. Quando i romanzi

parlano di giardini incantati con automi forse è un rimando reale, infatti nel parco di Hesdin realizzato dal conte Roberto

d’Artois vi erano labirinto, getti d’acque nascosti, automi e macchine in grado di stupire e sorprendere gli ospiti del

giardino, tutte tecniche orientali. Tra XIV-XV sec l’arte dei giardini si sposta in Italia.

4. Il verziere, l’amore e la morte. Il giardino borghese e la crisi del Trecento

Nel tardo medioevo è frequente la visio, il sogno che unisce caratteri onirici a quelli profetici: partendo dal modello del

Sogno di Scipione di Cicerone viene influenzato dalla tradizione cortese e gli studi di Chartres sulla natura. In Francia la

visio viene utilizzata per discorsi filosofici, politici e giuridici. In Italia la visio viene utilizzata nella Divina Commedia: la via

che porta al giardino è un cammino iniziatico e catartico, dalla selva oscura al Paradiso terrestre dal quale Dante potrà

ascendere al Paradiso vero e proprio, dove l’idea di giardino e fiore tornerà spesso (es candida rosa). La divina

Commedia teorizza la visio di Macrobio, che divideva il sogno in 5 tipi: sogno/somnium, visione/visio, oracolo/oraculum,

incubo/insomnium e apparizione fantastica/visium. Nel Paradiso terrestre dantesco si ritrovano gli elementi medievali del

giardino: prato alberato, fontana, albero centrale, barriera tutt’intorno; viene influenzato dal modello del Genesi (lo stesso

modello che aveva il chiostro monastico). L’Eden biblico e dantesco ha pianta circolare, forma perfetta perché divino. Il

quadrato contrapposto al cerchio è una immagine apocalittica (quadrata la Gerusalemme celeste). A differenza di quello

divino il giardino dell’uomo è misurato e calcolato. Se il Paradiso terrestre è dalla parte della natura, il giardino dell’uomo

è dalla parte della cultura.

Il giardino del potere laico -> nel XII sec troviamo giardini nelle corti europee tramite la cultura cortese e influenzato

dall’Oriente e dagli horti romani della tarda Repubblica e Impero. In Sicilia e in Spagna il giardino arabo-musulmano

penetra come simbolo di potere. Nelle visioni tardo medievali diventa un percorso iniziatico. Nella Firenze del XIV-XV sec

il giardino iniziatico viene sostiutiuto dalla catarsi filosofica ottenuta attraverso la narrazione di novelle collegate tra loro

(Decameron), oppure è luogo di narrazioni e discussioni (Il Paradiso degli Alberti) o di dibattito politico (gli Orti Oricellari),

quindi viene desacralizzato e laicizzato. Ricordiamo che secondo Salimbene il giardino cortese era bello e dolce ma

anche tentazione e peccato. Alla fine del Quattrocento Giovanni di Gherardo da Prato scrive il romanzo Il Paradiso degli

Alberti nel quale ricorda con nostalgia i giardini di Federico II, simboli della felice situazione durante il regno svevo,

simbolo del buon governo, ma per i contemporanei di Gherardo è indice del mezzo attraverso il quale il potere del

principe è presentato ai sudditi, con o senza la mediazione degli intellettuali di corte. Quindi alla fine del XV sec si esalta il

modo in cui l’uomo domina e plasma la natura, città e giardino stanno dalla stessa parte contro una natura ostile, quindi

l’uomo non è solo sovrano della natura dominata, ma ne è anche il creatore.

Il giardino delle tecniche-> l’arte dei giardini matura nel XIV sec: il giardino diventa risultato di sapienza agricola. Del XIV

sec è il bolognese Pietro de’ Crescenzi che scrisse i Piaceri della campagna (Ruralia commoda) nel quale riprende

Varrone, Rutilio Palladio, Alberto Magno (I vegetali) e Burgundio da Pisa (Geoponica) per ciò che riguarda gli aspetti di

vita agricola, l’allevamento, la caccia e la pesca; per i giardini ha come modello Palladio dove l’orto raccoglie ciò che è

destinato all’alimentazione e virtù terapeutiche, ma tratta anche dei giardini ornamentali; secondo de’ Crescenzi vi sono

tre tipi di giardino: il giardino deve essere grande o piccolo a seconda della nobiltà e ricchezza dei proprietari, quello

semplice deve essere vicino la casa, quadrato e con al centro una fonte d’acqua, aperto a N e E , ma chiuso a S e O; il

verziere per le persone di mezzo stato è un prato grande recintato da fossati o siepi e ricco di alberi da frutto; nel giardino

dei signori e re c’è la pergola-padiglione, è un prato molto grande delimitato da una muraglia, una fonte, frutteti, alberi con

innesti diversi, vivai, piscine, voliere. Nei manoscritti che trasmettono la tradizione latina gli alberi sono rari e piantati

senza ordine, in quella francese ha molti alberi piantati a distanza regolare. La fontana è Fonte della giovinezza.

Il giardino del Petrarca -> il poeta ha effettivamente lavorato nel suo giardino di Valchiusa, lo aveva ripulito dai sassi e vi

aveva fatto portare della terra, distrutto però dal fiume vicino, di nuovo venne risistemato. Petrarca esalta il paesaggio di

Valchiusa come luogo di pace e riposo, tranquillità e solitudine, il suo giardino è diverso da tutti gli altri del mondo.

Petrarca lavora il suo orto e lascia indicazioni precise al riguardo, non sono ricordi, ma annotazioni tecniche dei lavori


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AUTORE

Shrewa

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'archeologia e metodologia della ricerca storica-archeologica
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shrewa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Di Marco Michele.

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