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Il settecento: razionalismo e illuminismo

L'età dei lumi

L’Illuminismo è un movimento che nasce in Francia per opera di un gruppo di filosofi che avverte la necessità di un rinnovamento politico e culturale. Il movimento si ispira agli sviluppi della nuova scienza (Newton, Locke, Galileo con il metodo sperimentale) e individua nella ragione “la capacità di indagare la realtà con un metodo che passa attraverso l’esperienza” e non è a prescindere basato sul razionalismo.

Monarchia parlamentare inglese

La monarchia parlamentare inglese rappresenta un nuovo modello istituzionale: il potere condiviso tra la monarchia e il Parlamento (volontà popolare); questo modello viene tradotto da Montesquieu e Voltaire nella base teorica del nuovo movimento: nessun individuo è superiore agli altri, al di là delle classi. I temi principali dei philosophes sono la libertà e l’uguaglianza. Rousseau denuncia la proprietà privata come ingiustizia sociale. Si ha un’aperta critica contro i dogmi cristiani che, secondo gli illuministi, sono fonte di superstizione e da qui si sviluppa la libertà di pensiero. L’Illuminismo prevede uno stato laico, nel quale ogni cittadino è libero di professare la propria religione e dove vige la tolleranza.

Cosmopolitismo e tolleranza

Un altro tema molto caro agli illuministi è il cosmopolitismo: l’uomo illuminato è colui che viaggia e tollera diversi usi e costumi, facendoli propri, senza mai abbandonare il proprio essere. Gli illuministi si schierano contro il ceto ecclesiastico, che detiene il controllo sull’educazione, e denunciano i pregiudizi e le superstizioni. L’opinione pubblica è la nuova forma di pensiero, che influenza la politica e la società.

L'Encyclopédie (1751-1772)

L’opera fondamentale dell’Illuminismo è diretta da Denis Diderot; sono, inoltre, molto diffusi i pamphlet, i tascabili, i giornali e i periodici (in Inghilterra nasce il ‘The Spectator’ a cura di Addison). I nuovi centri di cultura sono i salotti (gestiti da donne aristocratiche), le accademie (interessi più scientifici, tranne quella dell’Arcadia) e i caffè (luoghi pubblici dove gli intellettuali, in particolare borghesi, si riuniscono per discutere di temi politici e filosofici, senza essere giudicati) da cui nasce il “Caffè” di Verri e Beccaria, un periodico milanese (1764-66).

I generi letterari del 1700

La storiografia

La storia aveva un ruolo fondamentale secondo il pensiero illuminista, poiché, attraverso lo studio di fonti antiche e di documenti, si sarebbe raccolto e narrato materiale sulle esperienze umane, che avrebbe fatto da modello per l’uomo. (Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, 1723-1751, 28 volumi)

La trattistica

Terreno fertile per il genere economico, politico, storico-filosofico.

Il romanzo

In Italia non ebbe molto successo, ma in Europa divenne il mezzo di educazione di massa, da qui si sviluppa il romanzo di formazione.

L'autobiografia

Memoires di Goldoni e la Vita di Alfieri.

Il teatro

È un luogo in cui si ritrovano aristocratici e borghesi e con la riforma goldoniana subisce una rivoluzione. Si ha uno scopo di intrattenimento ma allo stesso tempo pedagogico. Il melodramma subisce una riforma con Metastasio.

La poesia

Metastasio scrive poesie per musica alla corte di Vienna.

I temi

  • Memoria storica e autobiografica.
  • Progresso: tematiche politiche, economiche e scientifiche possono contribuire al progresso umano (giornali).
  • Tolleranza: l’intellettuale illuminista è cosmopolita e tollerante.
  • Società: denuncia dell'aristocrazia, rappresentazione della borghesia nei suoi aspetti positivi (buon senso e modestia) e negativi (sete di guadagno).
  • La nuova morale sessuale: morale sessuale disinibita e aperta. I nuovi eroi della letteratura sono il libertino e l’avventuriera (donna che per salvarsi conta solo su di sé).

L'Arcadia

Fu fondata a Roma nel 1690 e si propose di rinnovare la cultura in opposizione al Barocco. Nel 1654 Cristina, la regina di Svezia, abdicò e si trasferì a Roma, dando vita ad un’Accademia Reale (rifiuto per il marinismo e ripresa degli studi classici). Nel 1687 furono pubblicati i dialoghi di Bouhours, che rivendicava la superiorità della Francia, ma gli intellettuali italiani, in particolare Orsi, risposero con una serie di dialoghi critici. Il nome Arcadia prende ispirazione dall’opera di Sannazaro, che era ambientata in un’antica regione della Grecia in un contesto pastorale ed idilliaco.

Gli arcadi

Gli arcadi (pastori/poeti) chiamano “Bosco Parrasio” il luogo e lo pseudonimo pastorale mostra un carattere democratico: ogni pastore (poeta) è ammesso in questo luogo. Lo scopo dell’Accademia è un recupero dei modelli classici e l’eliminazione del cattivo gusto barocco (abbandonare la sensualità a favore di una cantabilità sentimentale e controllata); la poesia (ripresa del petrarchismo), in forme di sonetti, odi pindariche e canzonette, si stacca dalla realtà. Nasce un sentimento ‘proto-nazionalista’ contro i francesi e si sviluppano una serie di colonie accademiche a Bologna, Siena e Pisa.

Conflitti interni

All’interno dell’Accademia si ha un conflitto tra Crescimbeni e Gravina, quest’ultimo coltiva la poesia di Dante e Omero (non amata all’epoca) e proprio per le sue idee è costretto ad abbandonare l’istituzione. Crescimbeni, invece, con la sua impronta religiosa e il suo debole razionalismo ottiene molti consensi. Le caratteristiche di questi intellettuali sono la ricerca del buon gusto e del tono medio, la ricerca della tradizione classica (ripresa di miti e argomenti pastorali) e un approccio razionalistico alla creazione poetica. Crescimbeni tenta di ricostruire la tradizione poetica italiana con la pubblicazione dell’Istoria della volgar poetica, ma non riesce bene nel suo intento. La poesia promossa dall’Accademia, basata sulla razionalità, la cantabilità e la misura, permette un legame anche con la Chiesa, che potrà vantare un controllo sulla cultura del tempo.

Papa Benedetto XIV

Papa Benedetto XIV tenta un governo illuminato. Con l’arrivo, nel 1775, dell’intellettuale Winckelmann si ha la definizione e la riscoperta del gusto classico e dell’archeologia.

Pietro Metastasio

Nacque nel 1698 e Gavina lo prese sotto la sua protezione. La sua formazione iniziò all’interno dell’Arcadia romana, per poi completarsi a Napoli e in Calabria. Nel 1717 divenne abate e nel 1718 entrò a far parte dell’Arcadia. Iniziò la composizione di melodrammi, sulla scia di Apostolo Zeno, basati sui modelli classici, con una predilezione per il razionalismo.

Il melodramma di Metastasio

Secondo il poeta, nel melodramma la musica deve essere subordinata alla parola: gli artisti devono contenere le proprie doti canore per esaltare il libretto (equilibrio tra arie e recitativi) e non bisogna eccedere nella rappresentazione delle passioni umane. Egli non ammette sulla scena drammi insanabili, ma predilige temi classici (amore e virtù; amicizia e invidia; amore e potere) che terminano con un lieto fine (carattere elegiaco). Metastasio dà priorità alla parola del libretto rispetto alla musica; la poesia del libretto segue la tradizione lirica italiana, ma viene semplificata acquistando un tono medio, misurato e cantabile. Il linguaggio è allo stesso tempo ripetitivo e monotono, ma accessibile a tutti. Nel 1730 Metastasio viene chiamato da Carlo VI alla corte di Vienna dove rimarrà fino alla sua morte nel 1782; qui svolge il ruolo di poeta di corte, allontanandosi, però, dal pensiero illuminista. Le sue opere più importanti sono: La Didone Abbandonata (1724); L’Olimpiade e Il Demofoonte (1733); Demetrio (1731).

Il melodramma

Il melodramma nacque tra il XVI e il XVII secolo grazie alla ripresa del modello della tragedia greca. La Camerata dei Bardi, un gruppo fiorentino d’intellettuali, si riuniva per discutere di poesia, musica e cultura. Proprio questi artisti diedero vita a un teatro per la musica: il melodramma. La parola deve adattarsi alla musica e proprio per questo i temi proposti sono comuni e stereotipati (amante tradito, amicizia perduta, sete di potere); il libretto si divide in “recitativi”, ovvero le parti recitate, e le “arie”, ovvero le parti cantate. L’Arcadia tenta di ripulire il melodramma dagli eccessi del Seicento e una prima riforma ci fu con Apostolo Zeno (autore di drammi e intellettuale della corte di Vienna). Egli tenta di ristabilire la distinzione tra commedia e tragedia e di riequilibrare arie e recitativi. Metastasio porta avanti questa riforma, sostenendo l’importanza razionalistica all’interno dei drammi: la fantasia e l’espressione musicale devono essere legate alla razionalità dell’espressione per essere comprese dal pubblico. Inoltre evidenzia l’importanza dei libretti sulla musica e riesce a comporre versi perfettamente cantabili e armonici.

L'Illuminismo francese

L’Illuminismo è un movimento sorto nel 1700 del quale non è possibile fissare un arco cronologico definito. È un complesso di maturazione di idee (Locke, Newton, Galileo) da cui si sviluppa la natura antimetafisica e antidogmatica del nuovo pensiero, dove l’esperienza e la conoscenza sono requisiti fondamentali. I più importanti esponenti dell’Illuminismo francese sono Voltaire (borghese) e Montesquieu (aristocratico). Il testo fondamentale della cultura illuminista è l’Encyclopédie, 28 volumi pubblicati tra il 1751 e il 1772. Altri importantissimi testi sono i Pensieri filosofici di Diderot, il Trattato delle sensazioni di Codillac e il saggio Sull’origine della disuguaglianza tra gli uomini di Rousseau.

Contratto sociale (1762)

A quest’ultimo si deve anche il Contratto sociale nel quale il filosofo si ispira al sistema di democrazia diretta, sostenendo che la natura umana sia buona (concezione utopica). In Inghilterra, in cui è assente un movimento filosofico simile a quello francese, emergono la figura di Hume (Trattato sulla natura umana del 1740 che ribadisce la centralità dell’esperienza nel processo di conoscenza e caratterizzato da un atteggiamento antidogmatico) e quella dello scozzese Smith (La ricchezza delle nazioni del 1776 che analizza i meccanismi sociali ed economici, ponendosi anche il rapporto tra individuo e società).

Federico II di Prussia e Lessing

In Germania emergono le figure di Federico II di Prussia e di Lessing, autore di Nathan il saggio, un’opera di ispirazione shakespeariana, che si concentra sul concetto di tolleranza religiosa. Sul piano filosofico Kant opera una rivalutazione del rapporto tra ragione ed esperienza e pone l’uomo come soggetto dell’universo. Tra Illuminismo e Rivoluzione non esiste alcuna connessione meccanica, ma le nuove idee che vengono rifiutate dalle istituzioni portano ad uno scontro politico (Rivoluzione).

L'Encyclopédie: il sapere divulgato

È l’opera più importante dell’Illuminismo, pubblicata tra il 1751 e il 1772 a Parigi da parte di Diderot. Il titolo completo è Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, a cura di una società di uomini di cultura; l’opera è il mezzo degli uomini di cultura per diffondere nozioni di scienza, filosofia e tecnica. D’Alembert compose il Discorso Preliminare, a titolo introduttivo, nel quale venivano illustrati i principi del razionalismo da Cartesio a Locke (la conoscenza come esperienza che passa attraverso la riflessione e la sensazione): la prima parte esaltava l’importanza delle scienze e della ragione, la seconda celebrava la vittoria dei lumi sulla superstizione e sull’ignoranza. Quando la direzione dell’opera passò a Diderot, egli dovette affrontare diversi problemi (opposizione del governo e della stampa), ma grazie alla protezione di Madame de Pompadour e dell’anti-gesuitismo del direttore della censura, riuscì a pubblicare l’opera. Nel 1759 l’opera venne condannata dalla Chiesa e inserita nell’Indice dei libri proibiti, ma non ne fermò la diffusione. Il successo dell’Enciclopedia è dovuto all’affermazione di una nuova cultura, all’esaltazione della scienza e dei mestieri, alle idee di libertà, di tolleranza, dell’opinione pubblica...

Collaboratori e struttura

Collaborarono alla creazione dell’opera uomini dei più disparati campi (avvocati, economisti, medici, intellettuali, ecclesiastici); l’Enciclopedia è strutturata come un Dizionario, ma arricchita da rimandi che consentono di avere una lettura completa. Alcune voci del dizionario furono coniate da Rousseau, Montesquieu, Voltaire.

Montesquieu

Nacque a La Brède e divenne barone di Montesquieu alla morte dello zio. È un importante personaggio dell’illuminismo francese. Il suo primo successo è Le lettere Persiane (romanzo epistolare, pubblicato ad Amsterdam anonimo). La sua opera più importante è Lo spirito delle leggi (1784), un trattato sistematico scritto sotto forma di aforisma. Nell’opera compara i vari sistemi giuridici e istituzionali, sostenendo la Repubblica come forma di governo legittima; egli definisce anche la teoria dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario).

Voltaire

Nacque a Parigi da una famiglia borghese. Studiò in un istituto di gesuiti e poi si dedicò alla letteratura. Fu costretto a lasciare la Francia per un litigio con un aristocratico e visse in Inghilterra. Tornato in patria pubblicò le “Lettere filosofiche o Lettere inglesi” (esaltazione della civiltà giuridica e politica inglese e dei suoi principi di tolleranza). Fu membro dell’Accademia Francese e scrisse molte tragedie e discorsi contro il fanatismo religioso. Con il trattato filosofico Elementi della filosofia di Newton rivendica la libertà della scienza dalla religione. L’opera Trattato sulla tolleranza è totalmente dedicata a combattere oscurantismo e superstizioni.

Jean-Jacques Rousseau

Rousseau nacque a Ginevra da padre calvinista. Compose il Discorso sulle scienze e sulle arti nel 1749, sostenendo che lo sviluppo delle scienze e delle arti abbia prodotto una corruzione, ovvero il conformismo. La disuguaglianza tra gli uomini sta nella proprietà privata e affermando che nello stato di natura prima della società non esistevano differenze fra uomini. Rousseau afferma anche che i filosofi moderni non sono in grado di giudicare poiché sono troppo integrati e corrotti dalla società, perciò non in grado di una critica costruttiva. Nel Contratto sociale (1762) egli mostra come il patto che dà origine alla società non sia fondato su una scelta non individuale. Nell’Emilio esprime le sue idee pedagogiche e il passaggio dallo stato di natura a quello di civiltà.

L'Illuminismo italiano

A Napoli, nel 1713, con il sopraggiungere degli Asburgo si ha un freno del potere ecclesiastico e la città, insieme a Milano, diviene capitale dell’Illuminismo Italiano. Si hanno un interesse e innovazioni in campo storico-politico, filosofico ed economico. Uno dei temi fondamentali è l’espansione e la differenziazione istituzionale; si propone una riforma dell’Università.

Le scienze umane

Giovan Battista Vico nella sua opera Principi di una nuova scienza (1725) tenta di estendere i principi del metodo scientifico alla storia umana e al diritto: costruisce una prima antropologia e individua i caratteri del sapere umano, dove erano di fondamentale importanza il diritto, l’arte, le scienze e la filosofia. La filosofia vichiana si fonda sulla retorica come scienza del linguaggio e sulla filologia come metodo scientifico.

Pietro Giannone

Pietro Giannone pone al centro della sua analisi storiografica le istituzioni civili e individua un’opposizione tra potere spirituale e temporale. Nell’opera “Storia civile del Regno di Napoli” (1721-23) discute circa le pretese di potere da parte della Chiesa.

Genovesi

Genovesi si concentra su temi economico-politici. Secondo l’intellettuale l’economia politica ha il fine di favorire l’aumento della popolazione e di garantirne il benessere. È importante che l’intellettuale trovi un rapporto con il potere politico per operare nella realtà. (Opera: Lezioni di commercio o sia di economia civile).

Galiani

Galiani crede alle riforme dei sovrani illuminati e nell’opera Della moneta (1751) fornisce una storia della civiltà dal punto di vista dei problemi monetari.

Filangieri

Filangieri è uno dei pochi intellettuali a non aver preso gli ordini sacerdotali. È autore di un’importantissima opera “Scienza della legislazione” (1780). È fermamente convinto che si debba operare una riforma del corpus giuridico del Regno. La maggior parte di questi intellettuali sfruttano le proprie vicende autobiografiche come forma di narrazione che si lega fortemente con il nuovo romanzo del 700 (v. autobiografia del 700 pagg. 270-3).

L'Illuminismo lombardo

Milano è il centro di cultura dove si formano intellettuali come Parini, i Verri e Beccaria; è inoltre centro di cultura e dei caffè letterari. L’Accademia milanese dei Trasformati (istituita nel 1546 e poi decaduta) viene istituita nuovamente nel 1753 e apre il dibattito ai temi d’attualità. Ne fa parte Verri e proprio lì incontra Beccaria, insieme a Parini. Verri insieme ad altri intellettuali nel 1761 dà vita all’Accademia dei Pugni, un’‘anti-accademia’ che si pone contro municipalismo e vecchia cultura.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elenapagano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Sapegno Maria Serena.
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